Armo (Valvestino)

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Armo
frazione
Armo – Veduta
Armo di Valvestino
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
ComuneValvestino-Stemma.png Valvestino
Territorio
Coordinate45°46′N 10°36′E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Armo)Coordinate: 45°46′N 10°36′E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Armo)
Altitudine828 m s.l.m.
Abitanti68[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleA417
Nome abitantiArmensi
Patronosanti Simone e Giuda
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Armo
Armo

Armo (Árem in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Fu comune indipendente del Trentino fino al 1928, anno in cui fu aggregato a quello di Turano. Dal censimento del 1921 risultava avere 305 abitanti.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sono le ipotesi avanzate sull'origine del nome e secondo il linguista Carlo Battisti che studiò il dialetto della Val Vestino e di Armo agli inizi del XX secolo, il toponimo del villaggio è di probabile origine retica, analogamente a quello di Dermulo, un antico comune della Val di Non oggi frazione di Taio, che nel 1218, era chiamato "Armulo"[2] mentre per lo storico Luigi Dalrì[3] la voce deriverebbe da un antico idioma tedesco e sarebbe riconducibile al dominio longobardo con il significato di ala dell'esercito.

Altri ricercatori invece sostengono che il nome Armo derivi dalla parola prelatina "barma" che indica una sommità rocciosa o una grotta[4], ovvero ipotizzano una derivazione dal nome personale celtico "Aramo" o dal germanico "Armo" col significato quindi di "terreno di Aramo o Armo", così come è stato ipotizzato per il borgo di Armo in provincia di Imperia, per Armarolo una località di Godiasco in provincia di Pavia o per la frazione di Armio di Veddasca in provincia di Varese[5]. Un'ultima ipotesi si rifà alla parola latina "armentum" col significato di "luogo ove salgono gli armenti" al pascolo.

Il ritrovamento di tombe definite "etrusche" alla fine del XIX secolo, i cui materiali sono in seguito andati dispersi, ha permesso di ipotizzare una origine retico-etrusca per l'insediamento[6].

Il toponimo Armo è attestato il 25 aprile del 1480 in una pergamena del comune di Tignale. Questo documento, rogato nella frazione di Piovere dal notaio Bartolomeo del fu Dolcibene da Muslone, consiste in una concessione annuale fatta dai rappresentanti della comunità a "Pietro Baldassare da Moerna" e ai soci Pietro di Grecino da Armo e Pietro Domenichino da Moerna per lo sfruttamento di un monte in Val Vestino nella Valle del Droanello. Nella stessa pergamena è citato pure un certo Pietro da Armo, consigliere del comune di Tignale[7].

La chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale è dedicata al culto dei santi Simone e Giuda che si festeggiano il 28 ottobre. La chiesa è stata rimaneggiata più volte e il presbiterio, che è la parte più antica dell'edificio, reca sull'avvolto la data del 1117. Fu consacrata da monsignor Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, principe vescovo di Trento, il 12 agosto del 1837[8].

Legata fortemente alle proprie tradizioni religiose, la popolazione di Armo non mancò mai di venerare la propria chiesa e i propri santi ai quali era devota, così si recò l'11 gennaio 1712 in pellegrinaggio presso il santuario della Madonna di Valverde a Rezzato, luogo celebrato per l'apparizione mariana avvenuta nel 1399 e, l'anno precedente, nell'ottobre 1711[9].

La famiglia industriale degli Andreoli: da contadini a cartai[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Andreoli, secondo lo storico madernese Donato Fossati, era originaria di Armo e, di professione allevatori di bestiame, si sarebbero poi trasferiti nel corso del XVI secolo nella Riviera di Salò facendo una lunga sosta a Navazzo di Gargnano in località Campiglio e nella frazione di Santa Maria[10].

Difatti gli Andreoli iniziarono qui le loro molteplici attività occupandosi dell'allevamento del bestiame per poi vendere i prodotti del caseificio e con i guadagni ottenuti, nel 1580, acquistarono pascoli e boschi dei dintorni come la malga di Campiglio di Cima, con le annesse Campiglio di Mezzo e di Fondo site nel comune di Toscolano Maderno. A Campiglio di Cima, nel 1602, visto che vi abitavano stabilmente circa 36 persone, gli Andreoli edificarono una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Neve.

La famiglia rappresentata dal capostipite Donato, trovò nel corso del Settecento fortuna e ricchezza a Toscolano, ove si era stabilita, nella produzione della carta presso la cartiera di loro proprietà a Maina Superiore nella Valle delle Cartiere lungo il corso del torrente Toscolano[10][11]. Le cartiere di Toscolano iniziarono la loro attività nel 1780 utilizzando gli stracci quale materia prima per la fabbricazione della carta. Questo opificio degli Andreoli passò successivamente di proprietà alla famiglia dei Maffizzoli assieme ai Bianchi e infine fu acquisita dalla famiglia dei Fossati, già proprietaria di quella in località Garde[12].

L'opera del cartaio Donato fu poi proseguita dai figli Giacomo (1753-1821), Giovanni e Pietro (1763-1847) e si protrasse fino ai primi decenni del Novecento.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

I mercatini dell'Impero[modifica | modifica wikitesto]

I "Mercatini dell'Impero" sono una manifestazione commerciale pubblica, che si svolge nella penultima domenica del mese di novembre, lungo le strade del villaggio, sotto gli antichi volti, ove viene esposto tutto ciò che concerne il Natale. Vi si trovano dei piccoli stand, nei quali vengono messe in vendita le decorazioni natalizie, i prodotti locali gastronomici o dell'artigianato, souvenir, piccoli oggetti regalo. Si effettua un servizio di ristorazione veloce che propone spesso il vin brulé, panini, salsicce, würstel caldi e strudel. La decorazione del luogo risulta suggestiva: si compone di una notevole illuminazione, fatta di luminarie, arredi floreali e spesso di fuochi di ceppi. Il paesaggio sonoro è allietato da cori e musiche natalizie.

La manifestazione è stata istituita nel 2014 e intitolata all'Impero asburgico per rinsaldare l'antico legame storico-culturale esistente tra la Val Vestino, il Tirolo e Vienna. Ospite dell'evento il 22 novembre 2015 è stato il campione olimpico di Montréal sui 400 e 800 piani del 1976, il cubano Alberto Juantorena. In molte città dell'Italia settentrionale, e in generale di tutto l'arco alpino, l'avvento viene solitamente introdotto con l'apertura del Mercatino di Natale, in Germania meridionale e Austria spesso chiamato Christkindlmarkt (che letteralmente in tedesco significa il mercato del Bambino Gesù).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Censimento ISTAT 2001
  2. ^ Carlo Battisti, Filoni toponomastici prelatini nel bacino del Noce, in Studi Trentini, annata IX, 1928.
  3. ^ Luigi Dalrì, Il ducato longobardo di Trento, in Studi trentini di scienze storiche, n. 4, Trento 1973.
  4. ^ Tra i vari esempi si possono citare sia l'appellativo personale di origine celtica "Aramo" sia quello della divinità topica nel Gard, "Aramon" (cit. Andrea Gandolfo, La provincia di Imperia: storia, arti, tradizioni, volume 1, 2005).
  5. ^ Andrea Gandolfo, La provincia di Imperia: storia, arte, tradizioni, volume 1, 2005.
  6. ^ Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
  7. ^ Giuseppe Cinquepalmi, Un documento inedito di storia patria, in Misinta, Rivista dell'Associazione Bibliofili Bresciani "Bernardino Misinta", n. 42, Brescia, dicembre 2014.
  8. ^ Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
  9. ^ Baldassarre Camillo Zamboni, Memorie storiche del santuario di Valverde di Rezzato, 1821.
  10. ^ a b Donato Fossati, Distinte famiglie di Riviera, tip. Devoti, Salò 1941.
  11. ^ Donato Fossati, La Valle di Vestino, tip. Bortolotti, Salò 1931.
  12. ^ Giovanni Perani, Uomini illustri della mia famiglia, Milano 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
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