Vittoria alata di Brescia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Vittoria alata di Brescia
Parco archeologico di Brescia romana Vittoria alata Brescia.jpg
La Vittoria alata nel Capitolium dopo il restauro
Autoresconosciuto
DataI secolo
Materialebronzo
Altezza195 cm
UbicazioneCapitolium, Brescia

La Vittoria alata di Brescia è una statua in bronzo del I secolo, conservata presso il Capitolium di Brescia, presso il quale fu rinvenuta nel 1826 assieme ad altri bronzi romani. Essa è uno dei simboli della città di Brescia.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Creduta in origine un'opera ellenistica eseguita verso la metà del III secolo a.C. da un maestro greco e poi rielaborata in età romana imperiale, in base agli studi condotti all'inizio del XIX secolo la statua fu riconosciuta come un pastiche creato in età romana, probabilmente dopo il 69 d.C., sulla base di una fusione ellenistica precedente[1]. L'originale fu probabilmente realizzato a Rodi o Alessandria d'Egitto attorno al 250 a.C. e rappresentava una Afrodite che si specchiava nello scudo di Ares, sostenuto da entrambe le mani senza entrare in contatto con la gamba. Il modello di riferimento è da identificare nell'Afrodite Urania del "tipo Cirene", ossia con la dea concepita in quella determinata variazione di atteggiamento che si ritrova nella statua omonima rinvenuta a Cirene. Altri dettagli, quali la torsione del busto e l'andamento delle braccia sono egualmente mutuati da opere greche del V-VI secolo a.C.[2]. La figura veste un chitone fermato sulle spalle e un himation che ne avvolge gli arti inferiori. La gamba sinistra risulta lievemente sollevata poiché si ritiene che il piede poggiasse sull'elmo di Marte; a compimento dell'opera, sul capo fu posta un'agemina d'argento e rame a cingerne i capelli. Dopo secoli di oblio, l'opera fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata e accuratamente nascosta nell'intercapedine occidentale del Capitolium tra il tempio e il Cidneo, assieme a moltissimi altri pezzi bronzei tra cui la famosa serie di ritratti, probabilmente per far sì che durante le invasioni delle genti barbariche (Goti e Unni) non venisse fusa al fine di ricavarne delle armi[3]. Questo spiega l'eccezionale stato di conservazione.

Con l'avvento della prima guerra mondiale la Vittoria, così come numerose altre opere del patrimonio artistico e culturale, fu trasferita a Roma su ordine del governo affinché, a titolo cautelativo, fossero preservate lontano dalle linee del fronte. Terminato il conflitto, il senatore Pompeo Gherardo Molmenti fu designato sottosegretario per le antichità e le belle arti con l'incarico di vegliare e assicurare che i capolavori richiamati a Roma tornassero nelle rispettive sedi d'origine; Molmenti in persona si fece carico del trasporto e del rientro della Vittoria a Brescia, avvenuto con una celebrazione solenne nel mese di aprile del 1920[4][5].

La statua fu concessa in prestito ed esposta, da novembre 1948 a marzo 1949, al museo Kunsthaus di Zurigo in occasione dell'esposizione-evento intitolata Kunstschätze der Lombardei. 500 vor Christus, 1800 nach Christus[6][7][8].

Prima ipotesi

Secondo i primi studi, venne formulata un'ipotesi su come la statua fosse giunta a Brescia. Secondo tale ipotesi, la statua sarebbe stata trasportata a Roma per volontà di Augusto dopo la morte di Cleopatra nel 29 a.C. e quindi da lui donata direttamente a Brixia in segno di benevolenza politica, forse in occasione del conferimento alla città del titolo di Colonia Augusta. L'opera, infine, sarebbe stata trasformata in Nike dopo la seconda battaglia di Bedriaco che aveva segnato l'affermazione di Marco Antonio Primo, luogotenente di Vespasiano, su Vitellio. Era stato proprio Vespasiano, dopo la battaglia che gli aveva consentito la salita al trono, a volere il monumentale rifacimento del foro e del tempio capitolino della città, e si era supposto che la rielaborazione della statua da Afrodite a Vittoria era da collocare in questa occasione. L'atteggiamento della dea sarebbe mutato quindi dalla vanità dello specchiarsi all'atto di scrivere con uno stilo un'iscrizione dedicatoria sullo scudo di Ares, andato poi perduto, mentre sulla schiena le sarebbero state montante le due grandi ali piumate[9].

Studi successivi

Il consenso sulla precedente ipotesi, rimasta a lungo quella predominante, s'affievolì in seguito ad ulteriori indagini eseguite mediante spettrofotometria XRF. Gli esami rivelarono infatti la mancanza di significative difformità tra le ali ed il corpo della statua, omogeneità che verosimilmente indicava che l'opera era nata da un unico processo costruttivo[10]. La scultura fu oggetto d'analisi e studio, a cura di Edilberto Formigli e Andrea Salcuni, nell'ambito di un progetto di ricerca dell'Istituto di scienze archeologiche dell'Università Goethe di Francoforte[11]. Nel luglio del 2018[12] l'opera fu affidata agli esperti dell'Opificio delle pietre dure, coadiuvati da specialisti incaricati dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"; la statua fu sottoposta ad un restauro e fu oggetto di uno studio interdisciplinare congiunto che coinvolse archeologi, consulenti scientifici, ingegneri e restauratori[13][14][15].

Dopo il restauro, presso il Capitolium è stata realizzata una struttura – progettata dall'architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg[16] che ne ha altresì ridisegnato l'allestimento – atta ad accogliere il monumento, dotata anche di un nuovo basamento antisismico[17][18][19].

Dettagli[modifica | modifica wikitesto]

La Vittoria alata di Brescia nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione presso l'escalier Colbert nel Museo del Louvre a Parigi
Riproduzione presso Přestanov in Repubblica Ceca
Riproduzione ad opera di Umberto Marcellini, presso il Castello Hearst in California

Italia Italia

Francia Francia

Germania Germania

Regno Unito Regno Unito

Rep. Ceca Rep. Ceca

Russia Russia

Spagna Spagna

Stati Uniti Stati Uniti

Svizzera Svizzera

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Antoine-Claude Pasquin Valéry le dedica un capitolo nella sua opera Voyages historiques et littéraire en Italie[47][8].

Giosuè Carducci la cantò nell'ode alcaica Alla Vittoria, scritta nel maggio del 1877, inserita nelle Odi barbare, e suggerita da una duplice gita che il poeta fece a Brescia, la prima nell'estate 1871 assieme a Carolina Cristofori, la seconda nell'ottobre 1876.

Gabriele D'Annunzio fu ossequiosamente affascinato dalla Vittoria e la celebrò diffusamente nel corso della sua esistenza: la si trova nel sonetto dedicato a Brescia, raccolto in Elettra, secondo libro delle Laudi, e gli fu d'ispirazione, tanto da rappresentarla, per il romanzo Forse che sì forse che no[48][49][50].

La rivista Topolino le ha dedicato una storia a fumetti all'interno dell'albo numero 3391[51][52].

Filatelia[modifica | modifica wikitesto]

La Vittoria di Brescia fu soggetto d'una serie di francobolli del Regno d'Italia, a opera di Alberto Repettati, per il terzo anniversario della vittoria nella battaglia di Vittorio Veneto[53][54][55][56][57]. La serie[58], stampata dall'officina carte valori di Torino, fu emessa dalle Poste italiane il 1º novembre 1921 e parimenti nelle colonie italiane[59] di Eritrea, Libia e Somalia italiana[60][61][62].

In occasione del restauro, il 21 novembre 2020 il Ministero dello sviluppo economico ha emesso un nuovo francobollo, stampato dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che rappresenta la statua in grafica stilizzata ad opera di Paolo Tassinari[63][64].

Immagine civica[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del "Primo Circuito Aereo Internazionale"[65][66][67][68], ovverosia la prima manifestazione aviatoria italiana, svoltasi dall'8 al 20 settembre 1909 tra Montichiari e Ghedi, la Vittoria alata di Brescia fu impiegata quale simbolo cittadino nelle produzioni informative e divulgative relative all'evento[69][70][71]. Un esempio analogo fu l'impiego dell'immagine della statua nelle illustrazioni di promozione turistica della città di Brescia[72] ad opera dell'ente nazionale industrie turistiche (ENIT).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clara Stella, Brixia. Scoperte e riscoperte, p. 70.
  2. ^ Clara Stella, Brixia. Scoperte e riscoperte, p. 71.
  3. ^ Clara Stella, Brixia. Scoperte e riscoperte, p. 56.
  4. ^ Maria Paola Pasini, Accademia Olimpica, Salvate la «Vittoria»! Arte in guerra: il caso bresciano (1915-1920), in Emilio Franzina e Mariano Nardello (a cura di), A due passi dal fronte. Città di retrovia e cultura urbana nel prisma della Grande Guerra, Convegno internazionale "A due passi dal fronte. Città di retrovia e culture urbane nel prisma della grande guerra fra esperienza bellica e propaganda", Odeo del Teatro Olimpico, Vicenza, 19-20 maggio 2015, Mantova, Tre Lune Edizioni, 2018, pp. 621-644, ISBN 978-88-89832-79-0.
  5. ^ Maria Paola Pasini, Capolavori in guerra. Il salvataggio dell'arte bresciana durante i conflitti del Novecento, Brescia, Morcelliana, 2016, ISBN 9788837230548.
  6. ^ Francesca Morandini e Piera Tabaglio, Società friulana di archeologia e Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell'Università degli Studi di Udine, L'archivio fotografico dei Musei Civici di Brescia e la valorizzazione del patrimonio archeologico (PDF), in Incontro di studio "Archeologia e documentazione fotografica d'archivio. Dal dagherrotipo all'avvento della fotografia digitale", Aquileia, 28-29 aprile 2016, Quaderni friulani di archeologia, anno XXVI, n. 1, Udine-Trieste, Società friulana di archeologia – Editreg, dicembre 2016, pp. 103-112, ISSN 1122-7133 (WC · ACNP).
  7. ^ a b Maria Paola Pasini, La Vittoria viaggiatrice. Le trasferte a Roma, Zurigo e nella Bassa, in Corriere della Sera, Brescia, 6 settembre 2014, p. 13.
  8. ^ a b Maria Paola Pasini, La vittoria della Vittoria alata, in Brescia 1945, San Zeno Naviglio, Grafo Edizioni, 2015, ISBN 9788873859356, SBN IT\ICCU\PMI\0032334.
  9. ^ Clara Stella, Brixia. Scoperte e riscoperte, p. 77.
  10. ^ Marco Taddia, Arnaudon e la Vittoria Alata di Brescia.
  11. ^ Alberto Ottaviano, Statua simbolo di Brescia: la Vittoria alata parlava latino e non greco antico (PDF) (abstract), in "Notiziario", n. 4, Brescia, C.E.R. ANCE Brescia, aprile 2012, pp. 238-241. URL consultato il 20 dicembre 2017.
  12. ^ Vittoria alata, a Firenze sotto i ferri: il punto sul restauro, in Giornale di Brescia, 26 maggio 2019. URL consultato il 27 maggio 2020.
  13. ^ Il restauro della Vittoria Alata di Brescia, su opificiodellepietredure.it, Opificio delle pietre dure, aprile 2020. URL consultato il 27 giugno 2020.
  14. ^ Giorgio Bonsanti, Bronzi antichi: la Vittoria Alata di Brescia, in Il Giornale dell'Arte, n. 399, agosto 2019. URL consultato il 27 giugno 2020.
  15. ^ Helga Marsala, Tre aziende sostengono i restauri della magnifica Vittoria Alata di Brescia. Grazie all'Art Bonus, in Artribune, 15 aprile 2017. URL consultato il 27 giugno 2020.
  16. ^ La Vittoria Alata musa ispiratrice dell'archistar Baldeweg, in Giornale di Brescia, 16 aprile 2019. URL consultato il 27 maggio 2020.
  17. ^ Marcello Barbanera, La Vittoria di Brescia, che scrive sull'invisibile scudo, in il manifesto, 17 maggio 2020. URL consultato il 27 maggio 2020.
  18. ^ Francesca Grego, Sulle ali della Vittoria: a Brescia il 2020 è nel segno dell'archeologia, in ARTE.it, Roma, 14 gennaio 2020. URL consultato il 27 giugno 2020.
  19. ^ Federica Pacella, Brescia, il compleanno della Vittoria Alata, in Il Giorno, 21 luglio 2019. URL consultato il 27 maggio 2020.
  20. ^ Raffaella Bruti, Il monumento di Bolsena e i suoi caduti (PDF), in Raffaella Bruti (a cura di), Dal solco alla trincea. La Grande Guerra nel territorio del lago di Bolsena attraverso i suoi protagonisti, vol. 1, Acquapendente, Sistema Bibliotecario "Lago di Bolsena", 2017, pp. 10-37, ISBN 978-88-95034-21-8.
  21. ^ Maria Paola Pasini, E Brescia ne offrì una copia al presidente Usa, in Corriere della Sera, Brescia, 6 settembre 2014, p. 13.
  22. ^ Antonio Fappani (a cura di), Ferrari Roberto, in Enciclopedia bresciana, vol. 4, Brescia, La Voce del Popolo, 1981, p. 130, ISBN non esistente, OCLC 163181951.
  23. ^ Comunicato stampa: "Riscoprire il Chiostro della Memoria. Un monumento della città per non dimenticare" (PDF), p. 6. URL consultato il 24 aprile 2019. Ospitato su turismobrescia.it.
  24. ^ Antonio Fappani (a cura di), Istituzione della Memoria, in Enciclopedia bresciana, vol. 6, Brescia, La Voce del Popolo, 1985, p. 361, ISBN non esistente, OCLC 163181975.
  25. ^ Angela Dessì, Il Rotary? A Brescia 16 circoli e 796 soci, in Bresciaoggi, 23 maggio 2010. URL consultato il 22 aprile 2019.
  26. ^ Monumento ai caduti della prima guerra mondiale, su catalogo.beniculturali.it, MiBACICCD. URL consultato il 4 maggio 2019.
  27. ^ Lorenzo Bonoldi, Nachleben e vittorie postume della Venus Victrix di Brescia.
  28. ^ Antonio Fappani (a cura di), Isorella 2, in Enciclopedia bresciana, vol. 6, Brescia, La Voce del Popolo, 1985, p. 305, ISBN non esistente, OCLC 163181975.
  29. ^ Timo Bortolotti - Presentazione, su timobortolotti.it. URL consultato il 21 agosto 2018.
  30. ^ Statua bronzea di Vittoria Alata (seconda metà del I sec. d.C), su museociviltaromana.it. URL consultato il 30 aprile 2019.
  31. ^ Palazzo Chigi - Radiomessaggio celebrativo letto dal ministro degli esteri Ciano nell'annuale della stipulazione del patto anticomunista italo-tedesco-nipponico, su senato.archivioluce.it. URL consultato il 22 aprile 2019.
  32. ^ Roma Il ministro Ciano, ripreso nel salone della Vittoria, sfoglia il testo della dichiarazione italo-britannica affiancato da un segretario, su europeana.eu. URL consultato il 22 aprile 2019.
  33. ^ Mussolini riceve a Palazzo Chigi studenti universitari bulgari e ungheresi, su patrimonio.archivioluce.com. URL consultato il 22 aprile 2019.
  34. ^ Palazzo Chigi – Radiomessaggio celebrativo letto dal ministro degli esteri Ciano nell'annuale della stipulazione del patto anticomunista italo-tedesco-nipponico, su fondoluce.archivioluce.com. URL consultato il 22 aprile 2019.
  35. ^ Antonio Fappani (a cura di), Santicolo, in Enciclopedia bresciana, vol. 16, Brescia, La Voce del Popolo, 2000, p. 266, ISBN non esistente, OCLC 955451555.
  36. ^ La Vittoria Alata, su turismobrescia.it. URL consultato il 23 aprile 2019.
  37. ^ (FR) Louise Colet, L'Italie des italiens, vol. 1, Parigi, E. Dentu, éditeur, 1862, p. 342.
    «2 Deux copies en plâtre de cette statue de la Victoire ont été offertes par la ville de Brescia à l'empereur des Français et au prince Napoléon. Celle du prince a été placée dans un cadre digne d'elle ; elle décore l'atrium de la belle villa antique de l'avenue Montaigne.».
  38. ^ (DE) Kopf der Victoria von Brescia, su iDAI.objects arachne, Istituto archeologico germanico e Istituto archeologico dell'Università di Colonia. URL consultato il 24 aprile 2019.
  39. ^ (DE) Victoria von Brescia, su iDAI.objects arachne, Istituto archeologico germanico e Istituto archeologico dell'Università di Colonia. URL consultato il 24 aprile 2019.
  40. ^ (FR) Louis Fagan (1845-1903), su Bnf – Bibliothèque nationale de France. URL consultato il 24 aprile 2019.
  41. ^ (CS) Pamětihodnosti – Památník bitvy u Přestanova z roku 1836, su prestanov.cz. URL consultato il 22 aprile 2019.
  42. ^ (CS) Bitva u Chlumce a Přestanova, su prestanov.cz. URL consultato il 22 aprile 2019.
  43. ^ (CS) Pomník bitvy u Přestanova, su vets.cz. URL consultato il 22 aprile 2019.
  44. ^ (ES) Daniel Casado Rigalt, José Ramón Mélida (1856-1833) y la Arqueología española, 1ª ed., Madrid, Real Academia de la Historia, 2006, p. 307, fig. 60, ISBN 978-84-95983-72-5.
  45. ^ (ES) El Museo Nacional de Escultura recupera su nombre e incorpora nuevos fondos, in El Mundo, Madrid, 18 novembre 2011. URL consultato il 23 aprile 2019.
  46. ^ (ES) Roger Salas, La memoria de los escultores, in El País, Madrid, 16 agosto 2014. URL consultato il 23 aprile 2019.
  47. ^ (FR) Antoine-Claude Pasquin Valéry, Voyages historiques et littéraire en Italie ou l'Indicateur italien. Pendant les années 1826, 1827 et 1828, tome I, livre V, Paris, Imprimerie de Crapelet – chez Le Normant, libraire, 1831, pp. 239-240, SBN IT\ICCU\UFI\0350950.
    «Dans la grande salle du Gymnase l'on voyait exposées seize figures découvertes il y avait peu de jours, et parmi lesquelles était une superbe statue de la Victoire, la plus grande et la plus belle de toutes les statues de bronze; statue qui, l'année suivante, était devenue la Renommée [...] Enterrée depuis plus de dix-sept siècles, cette statue semblait plus animée et plus vivante que le factionnaire autrichien qui la gardait».
  48. ^ Marina Candiani, D'Annunzio nel Settantesimo della morte (PDF), in Ateneo di Brescia (a cura di), Incontro di Studio nel settantesimo anniversario della morte di Gabriele d'Annunzio, Brescia, 30 maggio 2008, Commentari dell'Ateneo di Brescia, per l'anno 2008, Brescia, Fratelli Geroldi, 2013, pp. 129-138, ISSN 0375-6181 (WC · ACNP).
  49. ^ Raffaella Castagnola, Dalle carceri del Museo all'aria aperta. D'Annunzio e l'immaginario simbolico della "Vittoria" di Brescia, in Marcello Ciccuto e Alexandra Zingone (a cura di), I segni incrociati. Letteratura italiana del '900 e Arte figurativa, Viareggio, Mauro Baroni Editore, 1998, pp. 55-74, OCLC 807208753, SBN IT\ICCU\PIS\0000397.
  50. ^ Antonio Fappani (a cura di), D'Annunzio Gabriele, in Enciclopedia bresciana, vol. 3, Brescia, La Voce del Popolo, 1978, ISBN non esistente, OCLC 163181930.
  51. ^ Roberto Gagnor, Topolino e l'avventura della Minni Alata, in Topolino, La storia dell'arte di Topolino, illustrazioni di Valerio Held, n. 3391, Modena, Panini, 2020, ISSN 1120-611X (WC · ACNP).
  52. ^ Il grande ritorno di Minni Alata, su topolino.it. URL consultato il 17 novembre 2020.
  53. ^ Lorenzo Bonoldi, Nachleben e vittorie postume della Venus Victrix di Brescia.
    «[...] il bronzo di Brescia venne scelto come soggetto per una serie di quattro francobolli emessa nel novembre del 1921 in occasione del terzo anniversario della battaglia di Vittorio Veneto [...]»
    .
  54. ^ Valentina Santoro, Il recupero dei modelli classici nei monumenti ai caduti: l'iconografia della Vittoria alata. La Victoria in clipeo scribens.
    «[...] L'immagine ebbe successivamente una grande diffusione in Italia con l'emissione di una serie di francobolli che dovevano celebrare il terzo anniversario della battaglia di Vittorio Veneto [...]»
    .
  55. ^ Federico Zeri, I francobolli italiani. Grafica e ideologia dalle origini al 1948, Genova, Il Melangolo, 1993, p. 27, ISBN 978-88-7018-213-2.
    «[...] Fu la vittoria ad essere celebrata, nel 1921, nel terzo anniversario di Vittorio Veneto, con una serie di quattro valori, tutti di eccellente incisione (dovuta ad A. Repettati), e basati sull'immagine della statua in bronzo della Vittoria conservata in Brescia [...]».
  56. ^ Rivista marittima, Roma, Ministero della marina, 1952, p. 214.
    «[...] francobolli commemorativi e ciò avvenne nel 1921-22, direi in modo esuberante dopo la lunga astinenza: furono emessi i quattro valori a ricordo della vittoria di Vittorio Veneto, i tre commemorativi del 6º Centenario della morte di Dante Alighieri, e i tre del Cinquantenario della morte di Giuseppe Mazzini. [...]».
  57. ^ Vincenzo De Luca, L'anniversario della prima guerra mondiale e la filatelia (PDF), su anacomi.it, 5 aprile 2019. URL consultato il 6 febbraio 2021. Ospitato su Associazione nazionale commissariato militare.
    «[...] Nei primi anni successivi alla fine della guerra [...] troviamo la prima serie che celebra nel 1921 la Vittoria di Vittorio Veneto con quattro valori da centesimi 5, 10, 15, e 25. [...]».
  58. ^ La serie consta di quattro specie: 5 centesimi in color verde, 10 centesimi in color rosso, 15 centesimi in color bigio e 20 centesimi in colore azzurro.
  59. ^ Per le emissioni coloniali il decreto previde sovrastampe in inchiostro nero riportanti, rispettivamente, i testi: Eritrea, Libia, Somalia italiana. Nel caso specifico della Somalia italiana, fu indicato inoltre il valore convertito nella moneta locale (rupia somala), rispettivamente, da: 3, 6, 9 e 15 besa.
  60. ^ Regio decreto n. 908 del 4 maggio 1922 (PDF), in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 167, 17 luglio 1922, pp. 1687-1688. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  61. ^ Bollettino del Ministero delle Poste e dei Telegrafi (PDF), parte seconda, n. 22, 1º agosto 1922, pp. 772-773. URL consultato il 20 dicembre 2020. Ospitato su issp.po.it – Istituto di studi storici postali "Aldo Cecchi" onlus.
  62. ^ Anniversario Vittoria, su catalogobolaffi.it. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  63. ^ La filatelia omaggia la Vittoria alata di Brescia, su bresciamusei.com, 23 novembre 2020. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  64. ^ Emissione di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato alla statua della Vittoria Alata (PDF), su filatelia.poste.it, 21 novembre 2020. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  65. ^ Primo Circuito Aereo Italiano, in La Sentinella Bresciana, Anno 51, n. 247, 16 settembre 1909, SBN IT\ICCU\UM1\0015725.
  66. ^ Il primo circuito aereo italiano a Brescia – Una gara di aviazione, in La Tribuna illustrata, Anno XVII, n. 38, Roma, 19 settembre 1909, SBN IT\ICCU\RMR\0014133.
  67. ^ (DE) Franz Kafka, Die Aeroplane in Brescia, in Bohemia, edizione mattutina, n. 269, Praga, Andreas Haase, 29 settembre 1909.
  68. ^ Alessandro Arseni, Il circuito Aereo di Brescia (PDF) (abstract), in The Postal Gazette, Anno IV, vol. 21, n. 2, Melano, marzo 2009, pp. 20-21. URL consultato il 27 aprile 2019.
  69. ^ Luigi Barzini, Luca Beltrami, Augusto Guido Bianchi, Pietro Croci, Arnaldo Fraccaroli, Vittorio Gottardi, Ettore Janni, Edgardo Longoni, Renato Simoni e A. Viatore, Il circuito aereo di Brescia. Guida ufficiale (PDF), illustrazioni di Aldo Mazza, Mario Stroppa e Ugo Valeri, settembre 1909. URL consultato il 27 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2016). Ospitato su avia-it.com.
  70. ^ (EN) Peter Demetz, The air show at Brescia, 1ª ed., New York, Farrar, Straus and Giroux, 2002, ISBN 9780374102593.
  71. ^   Aldo Mazza. Manifesto del Primo Circuito Aereo Brescia. 1909. L'immagine è stata tratta da: I° Circuito Aereo-Brescia, su fondazionecirulli.org. URL consultato il 28 aprile 2019.
  72. ^  Brescia. Ente Nazionale Industrie Turistiche. URL consultato il 4 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2015). L'immagine è stata tratta da: La Vittoria alata di Brescia: da Venere a Nike, su italianways.com. URL consultato il 3 maggio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il volo della Vittoria alata, Teletutto, 20 dicembre 2020.
  • Vittoria Alata – Il ritorno di un simbolo, Sky Arte, 15 febbraio 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]