Palazzo della Loggia

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo palazzo a Capodistria, vedi Palazzo della Loggia (Capodistria).
Palazzo della Loggia
Palazzo della Loggia piazza Brescia.jpg
La facciata del palazzo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBrescia
IndirizzoPiazza della Loggia
Coordinate45°32′23.39″N 10°13′10.2″E / 45.53983°N 10.2195°E45.53983; 10.2195Coordinate: 45°32′23.39″N 10°13′10.2″E / 45.53983°N 10.2195°E45.53983; 10.2195
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1492 - 1574
Stilerinascimentale
Usosede della giunta comunale di Brescia

Palazzo della Loggia, o più semplicemente la Loggia, è un palazzo rinascimentale sito nell'omonima piazza, oggi sede della giunta comunale di Brescia.

Questa voce riguarda la zona di:
Piazza della Loggia
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Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un nuovo edificio civile[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fu progettato nel 1484, quando le autorità cittadine decisero di donare alla cittadinanza un nuovo edificio, spostandosi da casa del Carmagnola capace di rappresentare quello che voleva essere il "buon governo";[1] si sostituì così la loggia originaria e la stessa solennità di piazza della Loggia, che all'epoca stava appunto sorgendo, ne trasse dunque beneficio.

L'antico ingresso con il portale dello scalone

La funzione del palazzo, durante la dominazione veneziana su Brescia, era quella di ospitare le udienze del podestà veneziano, oltre che il cosiddetto "Consiglio Cittadino" e il "Collegio dei Notai", a dimostrazione della centralità che questo edificio ha da sempre rivestito nella vita cittadina, da un punto di vista sia geografico sia politico.

La progettazione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo progetto, consistente in un modellino in legno, venne presentato da Tomaso Formenton, architetto vicentino; tuttavia si pensa, senza però trovare riscontri storici, che il primo a pensare la realizzazione del palazzo fu l'architetto Donato Bramante. Il progetto di Formentone prevedeva la realizzazione di un palazzo interamente in legno, opzione che venne subito abbandonata, optando per una schiera di lapicidi veneziani e lombardi e alla pietra bianca di Botticino.

La prima pietra venne posata nel 1492 e il cantiere viene inizialmente diretto, tra il 1495 e il 1510 circa, da Filippo Grassi, tagliapietre già attivo in città da più di un decennio e personale artefice di una vera e propria carriera, culminata appunto in questo incarico. La fabbrica viene interrotta dagli eventi bellici a partire dal 1510 e, in particolare, dal sacco di Brescia del 1512, per riprendere solo alla metà del secolo. Viene infine ultimato nel 1574 dopo numerosi interventi da parte degli architetti più famosi dell'epoca quali Jacopo Sansovino e Andrea Palladio, nonché il bresciano Lodovico Beretta.[2]

È proprio a quest'ultimo che si deve la trasformazione delle grandi finestre poste al secondo piano: dal progetto iniziale, secondo cui furono ideate in quanto trifore, come del resto tutte le costruzioni dell'epoca veneziana, a rettangolari.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata di marmo bianco di Botticino[3] verticalmente si compone di due sezioni architettoniche distinte. Nella sezione inferiore, ultimata nel 1501[1], sono presenti una serie di colonne e pilastri, intervallati da pennacchi che ospitano a loro volta l'importante ciclo dei trenta Cesari, ventiquattro dei quali scolpiti da Gasparo Cairano, importante esponente della scultura rinascimentale bresciana, e sei dal Tamagnino.[4] Inoltre le grandi arcate del loggiato di pianta quadrata sono aperte su tre lati dell'edificio. Il secondo livello, corrispondente alla fase tardo cinquecentesca del cantiere, ospita grandi lesene adornate che inquadrano finestroni disposti in serie, in corrispondenza di ogni arco del loggiato sottostante, e che ricoprono tutte e quattro le facciate del palazzo.

La copertura è in legno rivestita da lastre di piombo, a forma di carena, aggiunta nel 1914 al posto del soffitto provvisorio ideato nel 1769 dall'architetto Luigi Vanvitelli, per rievocare il soffitto originale; quest'ultimo in origine conteneva, tra l'altro, tre dipinti del Tiziano,[5] bruciati nell'incendio nel 1575 che aveva appunto portato alla distruzione del primo tetto.[3]

Lo scalone[modifica | modifica wikitesto]

Al palazzo è stato inoltre aggiunto, negli anni tra il 1503 e il 1508, un edificio posto sul lato settentrionale della costruzione, contenente l'originario scalone per il salone superiore della Loggia. Il portale sulla strada, altra opera di Gasparo Cairano,[6] presenta in sommità una lapide del 1177, proveniente dall'antica basilica di San Pietro de Dom, e che ricorda una condanna per tradimento e spergiuro.[3] Oggi[Indicazione temporale vaga] questa costruzione, utilizzata solo per particolari esigenze, si affaccia su largo Formentone, noto come piazza Rovetta.

Il portico[modifica | modifica wikitesto]

Il portico del palazzo con in piena vista l'ingresso ottocentesco

Il portico alla base del palazzo è coperto da volte a crociera, ornate a loro volta da un ciclo di chiavi di volta eseguito da Gasparo Cairano e aiuti tra il 1497 circa e il 1502.[7] Entrando nell'ingresso si nota chiaramente il portale progettato da Stefano Lamberti nel 1552 affiancato da colonne e da due fontanelle in marmo di Botticino per opera di Nicolò da Grado, che introduce alla scala rinascimentale progettata da Antonio Tagliaferri nel 1876, che venne poi adornata nei primi del Novecento[3] da pittori come Arturo Castelli che dipinse la Brescia armata nel soffitto sopra lo scalone, Cesare Bertolotti che dipinse Mercurio e Venere sulla lunetta sulla parete sinistra dello scalone, e Gaetano Cresseri a cui si deve la Roma vincitrice nel soffitto dell'atrio.

Sotto il porticato, dal novembre 2011 è nuovamente esposta la Lodoiga, antica "statua parlante" di Brescia dalla storia singolare e controversa.

Il salone Vanvitelliano[modifica | modifica wikitesto]

Al piano superiore si accede al vasto salone ottagonale progettato da Luigi Vanvitelli, e per questo chiamato anche "Salone Vanvitelliano": la sala presenta un soffitto in legno sorretto da otto colonne in mattoni poste rispettivamente ai quattro angoli dell'ambiente, poggianti su altrettanti basamenti marmorei. Il salone presenta al suo ingresso una lunetta contenente l'affresco della cosiddetta Officina di Vulcano, opera del Cresseri, così come altri dipinti al primo piano come il Ritrovamento della Vittoria Alata, e Fanciulli danzanti, quest'ultimo posto nella segreteria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Porticato di Palazzo Loggia, su markcomsrl.it. URL consultato il 3 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  2. ^ Palazzo della Loggia in 3D, su sketchup.google.com. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  3. ^ a b c d Palazzo della Loggia su bresciaonline.it, su bresciaonline.it. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  4. ^ Zani, p. 122.
  5. ^ Palazzo della Loggia su bresciainvetrina.it, su bresciainvetrina.it. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  6. ^ Zani, pp. 128-129.
  7. ^ Zani, p. 121.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]