Palazzo della Loggia

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo palazzo a Capodistria, vedi Palazzo della Loggia (Capodistria).
Palazzo della Loggia
Palazzo della Loggia piazza Brescia.jpg
La facciata del palazzo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBrescia
IndirizzoPiazza della Loggia
Coordinate45°32′23.39″N 10°13′10.2″E / 45.53983°N 10.2195°E45.53983; 10.2195
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1492 - 1574
Stilerinascimentale
Usosede della giunta comunale di Brescia

Palazzo della Loggia, più semplicemente conosciuto come la Loggia, è un palazzo rinascimentale sito nell'omonima piazza, oggi sede della giunta comunale di Brescia.

Questa voce riguarda la zona di:
Piazza della Loggia
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Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una prima Loggia nella nuova piazza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Piazza della Loggia.

Dopo aver liberato lo spazio precedentemente occupato, in piazza della loggia, da viuzze e casupole, le autorità cittadine vollero dotare la stessa piazza di nuovi edifici,[1] tra i quali sarebbe stato primario per importanza una loggia, su modello di altre città italiane. Una prima struttura loggiata fu eretta per l'appunto nel 1436, su disegno dell'architetto ducale Niccolò Lupo.[2][3] Questo primo palazzo era dotato di affreschi esterni raffiguranti i vescovi bresciani Filastrio ed Apollonio, realizzati dal pittore Alessandro d'Ardesio. La struttura, inoltre, era coronata da una statua raffigurante san Marco, evidente omaggio alla signoria della Serenissima.[2][3]

Già a partire dagli anni '60 del Quattrocento si era manifestata la necessità, per le autorità cittadine, di riunirsi in un ambiente sufficientemente grande e che fosse conforme, per decoro e sfarzo, alle cariche che avrebbe dovuto ospitare.[4][5] Per questo motivo, dunque, fu deliberato il 8 luglio 1467 affinché fosse costruita una sala sopra la preesistente loggia e sopra il corso del fiume Garza: questo ambiente, utilizzato dai vari Consigli del caso una volta riunitisi, ospitò appunto gli uffici della Cancelleria, della Ragionateria e della Masseria.[6]

Le fondamenta sul fiume Garza[modifica | modifica wikitesto]

Furono poi cominciati i lavori che, sulla base dei progetti dell'allora ingegnere ducale e di altri tecnici ed architetti, avrebbero portato in seguito alla posa di alcune pietre sul letto del fiume Garza, in modo da potervi erigere, al di sopra, un'eventuale fabbrica molto più grande e stabilizzarla. il 15 dicembre 1477, a tal proposito, fu posta la prima pietra sul letto del fiume Garza;[7] lo stesso Baldassare Zamboni, tra l'altro, testimonia che:

Allegoria del fiume Garza con cornucopia, facente parte del gruppo scultoreo della fontana di torre della Pallata. Il vaso del fiume scorreva anticamente dove sono state poi erette le fondamenta del moderno palazzo della Loggia; ad onor del vero, il vaso è stato solo interrato e ancora vi scorre.

«fosse posta nel vaso del Garza cinque braccia sotto al fondo del letto del medesimo Fiume, avendo assunto di far questo fondamento Mastro Perino di Caravaggio, e Mastro Simone da Borno sotto alla direzione di Giovanni Borella Ingegner Ducale;»

(Baldassare Zamboni, ibidem.)

In ogni caso, le pietre poste in questa occasione sarebbero servite solamente come supporto, come già chiarito precedentemente. Infatti, sempre basandosi sulla testimonianza fornita dallo Zamboni, così viene detto:

«ma v'ha ragionevol motivo di credere, che questa non fosse la prima pietra fondamentale del Palazzo, ma della Volta soltanto sopra al Garza, sul quale poscia è stato eretto il Palazzo»

(Baldassare Zamboni, ibidem.)

Sembra che, tuttavia, i lavori per la costruzione della volta sopra al Garza fossero interrotti da una grave epidemia di peste scoppiata nel 1478.[8] A seguito di questo rallentamento dei lavori, quindi, il Consiglio Generale era incerto circa le eventuali soluzioni da adottare per il cantiere del palazzo. È solo dal 1489 in poi che, appunto, fu ribadita la decisione già precedentemente adottata, ossia di costruire la fabbrica sul lato occidentale della piazza e al di sopra dello stesso Garza.[8] A questo punto, dunque, i deputati vollero accuratamente selezionare, tra i vari progetti presentati, il disegno che più fosse ritenuto idoneo per erigere il palazzo:[9] tra le fonti antiche, nondimeno, l'erudito Baldassare Zamboni avanzò l'ipotesi, nel corso del Settecento, per cui il progetto dell'erigenda Loggia sarebbe attribuibile al Bramante.[10][N 1]

La progettazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo della Loggia raffigurato in un quadro ottocentesco del vedutista e pittore Faustino Joli.

Il primo progetto, consistente in un modellino in legno, venne presentato da Tomaso Formenton, architetto vicentino; tuttavia si pensa, senza però trovare riscontri storici, che il primo a pensare la realizzazione del palazzo fu l'architetto Donato Bramante. Il progetto di Formentone prevedeva la realizzazione di un palazzo interamente in legno, opzione che venne subito abbandonata, optando per una schiera di lapicidi veneziani e lombardi e alla pietra bianca di Botticino.

La prima pietra venne posata nel 1492 e il cantiere viene inizialmente diretto, tra il 1495 e il 1510 circa, da Filippo Grassi, tagliapietre già attivo in città da più di un decennio e personale artefice di una vera e propria carriera, culminata appunto in questo incarico.

Alla fine del primo decennio del secolo, il clima politico europeo si sta ormai surriscaldando: i fatti della guerra della Lega di Cambrai sono alle porte e le prime incursioni francesi a Brescia sono sintomo di elementi di instabilità per la città. Entro pochi anni si verifica il terribile sacco di Brescia del 1512 ad opera dei francesi guidati da Gaston de Foix-Nemours che, oltre a gettare in rovina la città, dissolve il mito della Brixia magnipotens,[N 2] mettendo fine, oltre che alla fabbrica del palazzo cittadino, anche a una vivace stagione di imprese e ai sogni umanistici.[11][12] I cantieri stessi riprendono solo alla metà del secolo. Viene infine ultimato nel 1574 dopo numerosi interventi da parte degli architetti più famosi dell'epoca quali Jacopo Sansovino e Andrea Palladio, nonché il bresciano Lodovico Beretta.[13]

È proprio a quest'ultimo che si deve la trasformazione delle grandi finestre poste al secondo piano: dal progetto iniziale, secondo cui furono ideate in quanto trifore, come del resto tutte le costruzioni dell'epoca veneziana, a rettangolari.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata di marmo bianco di Botticino[14] verticalmente si compone di due sezioni architettoniche distinte. Nella sezione inferiore, ultimata nel 1501, sono presenti una serie di colonne e pilastri, intervallati da pennacchi che ospitano a loro volta l'importante ciclo dei trenta Cesari, ventiquattro dei quali scolpiti da Gasparo Cairano, importante esponente della scultura rinascimentale bresciana, e sei dal Tamagnino.[15] Inoltre le grandi arcate del loggiato di pianta quadrata sono aperte su tre lati dell'edificio. Il secondo livello, corrispondente alla fase tardo cinquecentesca del cantiere, ospita grandi lesene adornate che inquadrano finestroni disposti in serie, in corrispondenza di ogni arco del loggiato sottostante, e che ricoprono tutte e quattro le facciate del palazzo.

La copertura è in legno rivestita da lastre di piombo, a forma di carena, aggiunta nel 1914 al posto del soffitto provvisorio ideato nel 1769 dall'architetto Luigi Vanvitelli, per rievocare il soffitto originale; quest'ultimo in origine conteneva, tra l'altro, tre dipinti del Tiziano,[16] bruciati nell'incendio nel 1575 che aveva appunto portato alla distruzione del primo tetto.[14]

Lo scalone[modifica | modifica wikitesto]

Al palazzo è stato inoltre aggiunto, negli anni tra il 1503 e il 1508, un edificio posto sul lato settentrionale della costruzione, contenente l'originario scalone per il salone superiore della Loggia. Il portale sulla strada, altra opera di Gasparo Cairano,[17] presenta in sommità una lapide del 1177, proveniente dall'antica basilica di San Pietro de Dom, e che ricorda una condanna per tradimento e spergiuro.[14] Oggi[Indicazione temporale vaga] questa costruzione, utilizzata solo per particolari esigenze, si affaccia su largo Formentone, noto come piazza Rovetta.

Il portico[modifica | modifica wikitesto]

Il portico del palazzo con in piena vista l'ingresso ottocentesco

Il portico alla base del palazzo è coperto da volte a crociera, ornate a loro volta da un ciclo di chiavi di volta eseguito da Gasparo Cairano e aiuti tra il 1497 circa e il 1502.[18] Entrando nell'ingresso si nota chiaramente il portale progettato da Stefano Lamberti nel 1552 affiancato da colonne e da due fontanelle in marmo di Botticino per opera di Nicolò da Grado, che introduce alla scala rinascimentale progettata da Antonio Tagliaferri nel 1876, che venne poi adornata nei primi del Novecento[14] da pittori come Arturo Castelli che dipinse la Brescia armata nel soffitto sopra lo scalone, Cesare Bertolotti che dipinse Mercurio e Venere sulla lunetta sulla parete sinistra dello scalone, e Gaetano Cresseri a cui si deve la Roma vincitrice nel soffitto dell'atrio.

Sotto il porticato, dal novembre 2011 è nuovamente esposta la Lodoiga, antica "statua parlante" di Brescia dalla storia singolare e controversa.

Il salone Vanvitelliano[modifica | modifica wikitesto]

Al piano superiore si accede al vasto salone ottagonale progettato da Luigi Vanvitelli, e per questo chiamato anche "Salone Vanvitelliano": la sala presenta un soffitto in legno sorretto da otto colonne in mattoni poste rispettivamente ai quattro angoli dell'ambiente, poggianti su altrettanti basamenti marmorei. Il salone presenta al suo ingresso una lunetta contenente l'affresco della cosiddetta Officina di Vulcano, opera del Cresseri, così come altri dipinti al primo piano come il Ritrovamento della Vittoria Alata, e Fanciulli danzanti, quest'ultimo posto nella segreteria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo
  1. ^ Supportano questa versione anche altri studiosi bresciani, quali Giulio Antonio Averoldi nel Libro delle Scelte Pitture di Brescia.
  2. ^ Sul mito di Brixia magnipotens si veda Zani 2010, pp. 24-25. con relative note al testo, bibliografia e documentazione citate.
Fonti
  1. ^ Zamboni, p. 24.
  2. ^ a b Fè d'Ostiani, p. 356.
  3. ^ a b Zamboni, p. 26.
  4. ^ Zamboni, pp. 40-41.
  5. ^ Antonio Fappani (a cura di), LOGGIA, PalazzoEnciclopedia bresciana
  6. ^ Zamboni, p. 41.
  7. ^ Zamboni, pp. 41-42.
  8. ^ a b Zamboni, p. 42.
  9. ^ Zamboni, p. 43.
  10. ^ Hemsoll, p. 167.
  11. ^ Zani 2010, pp. 35-36, 108.
  12. ^ Zani 2011, p. 76.
  13. ^ Palazzo della Loggia in 3D, su sketchup.google.com. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  14. ^ a b c d Palazzo della Loggia su bresciaonline.it, su bresciaonline.it. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  15. ^ Zani 2010, p. 122.
  16. ^ Palazzo della Loggia su bresciainvetrina.it, su bresciainvetrina.it. URL consultato il 3 ottobre 2009.
  17. ^ Zani 2010, pp. 128-129.
  18. ^ Zani 2010, p. 121.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti moderne


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]