Capitolium (Brescia)

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Coordinate: 45°32′23.82″N 10°13′32.53″E / 45.539949°N 10.225702°E45.539949; 10.225702

Il tempio capitolino a Brescia.

Il Capitolium o Tempio Capitolino è un tempio romano situato a Brescia in Piazza del Foro, lungo via dei Musei, il nucleo dell'antica Brixia romana. Insieme al teatro e ai resti del foro cittadino costituisce il più importante complesso di rovine e resti di edifici pubblici d'età romana presenti nell'Italia settentrionale[1].

Nel 2011 è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità e fa parte del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568 - 774 d.C).

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Piazza del Foro

Via dei Musei
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Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Foro romano di Brescia.

La costruzione dell'edificio è da attribuire a Vespasiano, nel 73 d.C.. La sua "paternità" è confermata dalla scritta originale riportata sul frontone: IMP. CAESAR.VESPASIANUS.AUGUSTUS. / PONT. MAX. TR. POTEST. IIII. EMP. X. P. P. CAS. IIII / CENSOR

Il tempio fu realizzato sopra un precedente tempio repubblicano e la sua edificazione si deve alla vittoria dell'Imperatore sul generale Vitellio, nella pianura tra Goito e Cremona. Distrutto da un incendio durante le incursioni barbariche che afflissero l'Europa nel IV secolo d.C. e mai più ricostruito, venne sepolto da uno smottamento del colle Cidneo durante il medioevo. Il tempio fu riportato alla luce solamente nel 1823 grazie all'appoggio del Comune di Brescia e dell'Ateneo, che demolirono le case popolari e il piccolo parco (Giardino Luzzaghi) realizzati anni prima sul terreno ormai spianato al di sopra della costruzione, riportando alla luce l'antico centro della Brixia romana.

Nel 1826, oltretutto, nell'intercapedine del muraglione che isola il tempio dal Colle Cidneo il gruppo dei bronzi romani, comprendente i quattro ritratti di epoca tardo-imperiale e la famosa Vittoria Alata, più altri oggetti, il tutto probabilmente seppellito per nasconderlo alla sistematica distruzione degli idoli pagani da parte dei cristiani. Il complesso fu parzialmente ricostruito fra il 1935 e il 1938 attraverso l'utilizzo di laterizi, i quali permisero la ricomposizione delle colonne corinzie, di parte del pronao e delle tre celle posteriori alla facciata. Il progetto avrebbe dovuto essere più ampio: si sarebbero infatti dovuti demolire praticamente tutti gli edifici che occupavano lo spazio del foro (tranne il Palazzo Martinengo e la chiesa di San Zeno al Foro) fino all'antica basilica in Piazza Labus, scavare fino all'originario livello del terreno e restaurare o ricostruire la maggior parte delle colonne del porticato attorno alla piazza. Sarebbero quindi stati posizionati dei ponti di collegamento per permettere una panoramica delle rovine dall'alto (la stessa Via Musei sarebbe diventata, in quel tratto, niente più che un ponte) con delle scale che vi scendevano in più punti. Il progetto non fu mai totalmente messo in pratica e ci si limitò a mettere a nudo e ristrutturare l'unica colonna del foro ancora integra, ancora oggi ben visibile in Piazza del Foro.

Alcuni elementi strutturali che affioravano dal terreno furono riutilizzati come materiale da costruzione, ad esempio le formelle che probabilmente decoravano il soffitto del pronao, reimpiegate nella facciata della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo.

Le rovine[modifica | modifica wikitesto]

L'unica colonna del porticato che racchiudeva il foro sopravvissuta.

Situato in Via Musei, nel cuore del centro storico della città di Brescia, si affaccia imponente sull'omonima Piazza del Foro, realizzata in epoca successiva sulla base dell'originale foro romano e rialzata di 4,5 m rispetto al livello delle rovine, poste all'altezza dell'antico decumano massimo, alle quali si può oggi accedere tramite scale appositamente realizzate. L'impianto del tempio è quello del classico capitolium romano a tre celle, cioè prostilo, con il colonnato solamente in zona anteriore e chiuso da un muro ai lati e posteriormente. In questo caso, comunque, l'impianto è un poco più articolato, essendo presente un corpo centrale più sporgente affiancato su entrambi i lati da altri due porticati della medesima altezza. Dietro l'avancorpo della facciata esastila (ovvero con sei colonne sul fronte principale) in stile corinzio, si aprono tre celle separate da intercapedini, ognuna ospitante un altare dedicato a tre rispettive divinità, oggi identificate come Minerva, Giove e Giunone. Pregevole e ben conservata è la soglia della cella centrale, la più ampia, realizzata in marmo di Botticino. Si trova in questa cella anche il più imponente dei tre podi, posti al centro di ognuno dei sacelli, sul quale si osserva uno zoccolo in pietra a due gradini. La cella centrale e quella di sinistra sono tutt'oggi provviste dell'originale pavimentazione, in marmo e breccia africana, ornati da bellissimi mosaici ben conservati e restaurati, mentre è andato perduto quello della cella di destra. La cella centrale del tempio, inoltre, ospita alle pareti un esteso lapidario istituito nel 1830 e ampliato nei decenni successivi, dove sono conservate ed esposte numerose opere romane in pietra tra cui are, iscrizioni onorarie e sepolcrali, stele funerarie, miliari e basi di monumenti.

È quasi accertata la presenza di una quarta cella, situata più a est, probabilmente dedicata a Bergimo, dio di provenienza celtica. È infine presente un'ultima cella, che faceva parte dell'antico tempio repubblicano sul quale venne poi edificato il Capitolium, situata al di sotto della struttura di epoca imperiale, risalente addirittura al I secolo a.C. e oggi chiusa al pubblico per il restauro dei bellissimi affreschi che ancora sono conservati al suo interno.

Formelle esagonali riutilizzate per la facciata della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo a Brescia

Il timpano, largamente ricostruito, era molto probabilmente ornato da alcune statue e la sommità (acroterio) doveva essere composta da un grande gruppo statuario. Delle antiche colonne del tempio, solamente una è ancora presente completamente integra per tutta la sua lunghezza, ovvero la prima a sinistra, ben riconoscibile perché interamente bianca e non completata dai mattoni. Questa colonna era inoltre l'unico resto che affiorava ai primi dell'Ottocento, quando la zona non era ancora stata indagata archeologicamente, tanto che la sua sommità veniva utilizzata come tavolino nel giardino sul retro di un piccolo caffè sorto in quel punto.

Il tempio poteva essere ammirato dalla grande piazza un tempo antistante ad esso (l'omonima Piazza del Foro che oggi si apre davanti al tempio non si discosta di molto dalle originali dimensioni), che al tempo rappresentava sicuramente il centro nevralgico della vita politica e mondana, delle feste e dei mercati e che era delimitata da un porticato, di cui rimane un'unica colonna corinzia della quale si è già parlato. Sul pavimento al disotto di essa, è incisa quella che potrebbe essere una rudimentale scacchiera, probabile passatempo dei mercanti che avevano bottega qui. Al tempio si accedeva attraverso una scalinata che saliva direttamente dal decumano massimo, suddivisa su due o tre rampe, che conduceva alla terrazza circondante l'edificio, forse allora arricchita da due fontane. Sempre dal decumano massimo si poteva invece scendere per un'altra scalinata, in linea con quella che saliva al tempio, arrivando così sul foro e da lì ai portici (il decumano si posizionava perciò a metà altezza fra il foro e il tempio), creando uno sfondo monumentale alla piazza.

Il Teatro[modifica | modifica wikitesto]

È inoltre fondamentale ricordare il grande teatro situato a destra del tempio, dalla caratteristica forma ad emiciclo, in parte occupato dalla presenza di Palazzo Maggi Gambara, una residenza signorile edificata in epoca trecentesca proprio sulle gradinate. Della struttura non rimane molto: esistono tuttora le file più basse delle gradinate, poggianti direttamente sul terreno, mentre tutte quelle in passato sostenute da archi murari sono scomparse a causa del crollo di questi ultimi.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro romano di Brescia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italia langobardorum, la rete dei siti Longobardi italiani iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO - www.beniculturali.it. URL consultato il 23 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filli Rossi (a cura di), Un luogo per gli dei. L’area del Capitolium a Brescia, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, ISBN 978-88-7814-587-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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