Monastero di Santa Giulia

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Coordinate: 45°32′22.49″N 10°13′45.67″E / 45.539581°N 10.229353°E45.539581; 10.229353

Interno della basilica di San Salvatore con le colonne romane di riutilizzo e la base del campanile con i dipinti di Romanino

Il monastero di Santa Giulia è un complesso conventuale che sorge a Brescia in via dei Musei, inglobando il più antico monastero di San Salvatore edificato in età longobarda. L'aspetto attuale del monastero deriva principalmente dai rifacimenti operati tra XV e XVI secolo. L'insieme fa parte del sito seriale "Longobardi in Italia: i luoghi del potere", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero di San Salvatore venne fondato nel 753 per volere del duca longobardo Desiderio (futuro re dei Longobardi) e di sua moglie Ansa. Era un monastero femminile e la prima badessa fu Anselperga, figlia dello stesso sovrano. Il monastero possedeva beni ingenti che andavano ben oltre il confine bresciano ed era al centro di una intensa attività di scambio commerciale; entrambi questi aspetti trovano giustificazione nel fatto che Santa Giulia ricopriva il ruolo di monastero "regio"[1].

Dopo la sconfitta di Desiderio e la caduta del Regno longobardo (774), i Carolingi confermarono tutti i benefici precedentemente assegnati al luogo di culto, che proseguì la sua crescita economica ampliando i propri possedimenti in tutta Italia[2].

Nella metà del XII secolo il monastero subì un primo importante rifacimento in stile romanico: furono ricostruiti i chiostri, la cripta di San Salvatore venne ampliata e venne edificato l'oratorio di Santa Maria in Solario[2]. La struttura attuale è però da attribuire all’opera di completamento intrapresa alla fine del XV secolo, periodo in cui fu completato il coro delle monache, vennero nuovamente ricostruiti i chiostri[2] ed in cui fu aggiunto l’edificio settentrionale destinato ai dormitori[senza fonte]. Nel XVI secolo (1599[senza fonte]) venne terminata infine la chiesa di Santa Giulia[2].

Il monastero non subì altre radicali trasformazioni fino al 1798, quando la struttura venne soppressa a seguito delle leggi rivoluzionarie giacobine. Fu convertito a caserma di cavalleria e tutti i suoi beni furono confiscati. L’intera struttura subì un degrado lento ma costante fino a che, nel 1882, venne adibita a Museo dell’età Cristiana. Nonostante ciò, la struttura rimase ancora per molto tempo in uno stato di semi-abbandono fino a quando, nel 1966, il comune di Brescia acquistò l’intera proprietà iniziando le opere di recupero architettonico e di creazione del nuovo Museo di Santa Giulia.[senza fonte]

La struttura del monastero nei secoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Salvatore (Brescia).

Il complesso comprende la basilica di San Salvatore, la cui forma attuale non è quella voluta originariamente da re Desiderio, bensì un rifacimento datato intorno al IX secolo[3]. Essa è sovrapposta ad una chiesa preesistente ad una navata e tre absidi[senza fonte]. A sua volta la chiesa sorge su un precedente edificio di epoca romana[4]. Il campanile fu costruito nel XIII-XIV secolo e fu dipinto dal Romanino.[senza fonte] Il sacello di Santa Maria in Solario venne integrato al monastero nella metà del XII secolo[2]. L’edificio ha una pianta quadrata a due piani coronata da un tiburio ottagonale con una piccola loggia ad archi. L’interno è costituito da due piani collegati tra di loro da una scala. Il piano inferiore non presenta particolari decorazioni o motivi particolari, molto probabilmente perché adibito a stanza di custodia del tesoro costituito da oggetti liturgici e preziosi vari; il piano superiore è quasi interamente affrescato con scene tratte dalla vita di Gesù e sono riconducibili all’opera di Floriano Ferramola.[senza fonte]

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione vuole che all'interno del Monastero di Santa Giulia Ermengarda, figlia di re Desiderio e moglie rinnegata di Carlo Magno, abbia vissuto la sua tremenda vicenda umana di donna abbandonata dal marito perché non in grado di dare un erede all'imperatore. La vicenda era più complessa in quanto i Longobardi minacciando di attaccare lo stato della Chiesa e il re dei Franchi, Carlo Magno appunto, era alleato con quest'ultima, dovette rinnegare la sua sposa per motivi politici. [4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 120.
  2. ^ a b c d e Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.). La descrizione dei siti (PDF), beniculturali.it. URL consultato il 03-10-2008.
  3. ^ Pierluigi De Vecchi-Elda Cerchiari, I Longobardi in Italia, pp. 312.
  4. ^ a b Santa Giulia sul sito Brescia Musei, bresciamusei.com. URL consultato il 15 ottobre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]