Pedemonte

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Pedemonte
comune
Pedemonte – Stemma Pedemonte – Bandiera
Pedemonte – Veduta
Pedemonte visto da Forte Belvedere (Werk Gschwendt)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
SindacoRoberto Carotta (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate45°55′N 11°19′E / 45.916667°N 11.316667°E45.916667; 11.316667 (Pedemonte)Coordinate: 45°55′N 11°19′E / 45.916667°N 11.316667°E45.916667; 11.316667 (Pedemonte)
Altitudine446 m s.l.m.
Superficie12,6 km²
Abitanti774[1] (31-12-2015)
Densità61,43 ab./km²
FrazioniCasotto
Comuni confinantiLastebasse, Lavarone (TN), Luserna (TN), Valdastico
Altre informazioni
Cod. postale36040
Prefisso0445
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT024076
Cod. catastaleG406
TargaVI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantipedemontani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pedemonte
Pedemonte
Pedemonte – Mappa
Posizione del comune di Pedemonte all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Pedemonte (Pedemonte in cimbro[2] e Hastachtal in tedesco desueto) è un comune italiano di 774 abitanti[1] della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Con una superficie di poco più di 1200 ha, Pedemonte è uno dei più piccoli comuni del Vicentino. È posto sulla riva sinistra dell'Astico, che lo divide dal territorio di Lastebasse, ai piedi di scoscesi e boscosi pendii che risalgono verso gli altipiani di Lavarone e di Luserna. Solo nel fondovalle e su qualche terrazzo vi sono tratti piani, un tempo coltivati.

Nella fascia inferiore i boschi sono prevalentemente di carpino nero e di roverella, nella parte superiore di faggio, di abete bianco e rosso; in basso, lungo il torrente tra Giaconi e Carotte, vi sono soprattutto arbusti di salice[3].

Origine dei nomi[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo "Pedemonte" - termine generico che indica un'estensione comunale, non un abitato - deriva evidentemente dalla posizione dell'abitato, posto al di sotto degli altipiani di Lavarone e Luserna.

Quello della frazione "Casotto" può derivare dai "casotti", le baracche del fondovalle usate dai contadini che, per ragioni di sicurezza, vivevano sulle pendici del monte; oppure - altra interpretazione ma che conduce ad un significato simile - da "Ca' Sotto", in contrapposizione con le case di sopra[4].

La frazione "Carotte" trae il nome da "case rotte".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del territorio vicentino e Val d'Astico § Storia.
Eventuale posizione del comune di Pedemonte nella provincia autonoma di Trento

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda - registrata in una pergamena custodita nell’archivio Trapp - ma che non ha alcuna fondatezza storica, attribuisce l'erezione della chiesa di Brancafora a papa Bonifacio IV, vissuto nel VII secolo, il quale l'avrebbe arricchita di molte indulgenze.

La prima menzione storica in questo luogo si riferisce all'ospizio per i pellegrini e i viandanti a Brancafora, dove la strada della valle dell'Astico - che collegava il territorio vicentino al Trentino e alla Germania - si biforcava con una deviazione verso la conca di Caldonazzo e Levico nell'alta Valsugana[5].

Quanto alla data di fondazione dell'ospizio vi sono solo ipotesi. La prima ritiene che, dopo la donazione di Berengario del 917 al vescovo di Padova, questi abbia fatto costruire su questo territorio gli ospizi di San Pietro di Valdastico e di Brancafora, necessari per l'assistenza ai numerosi pellegrini che transitavano per la valle. Una seconda ipotesi attribuisce l'erezione dell'ospizio ai monaci benedettini dell'abbazia di San Felice di Vicenza, molto attivi nel territorio vicentino fin dal secolo VIII e che avevano dei consistenti possedimenti nella zona di Caltrano, l'antica pieve alla quale convergevano tutte le chiese dell'alto Vicentino.

Accanto all'ospizio fu presto eretta una chiesa dedicata a "Santa Maria di Brancafora", la denominazione che ha indicato sia la chiesa che la località fino a tutto il 1700. Di fatto, fin dall'inizio del millennio si sviluppò una notevole devozione alla Madonna di Brancafora: testimonianze scritte di essa risalgono al 1300 e registrano l'arrivo di pellegrini provenienti sia dall'Alto Vicentino che dal Trentino.

Le citazioni più antiche di Brancafora sono del 1154, un documento con il quale il papa Adriano IV confermava al vescovo di Padova una serie di possedimenti tra i quali Brancafora, e del 1199, in cui si registra una donazione di L. 10 all'ospizio da parte di Speronella, moglie di Ezzelino II.

Fin dall'inizio alla chiesa di Brancafora facevano riferimento tutti i masi sparsi nella parte terminale della valle dell'Astico e in parte anche sull'altipiano, essendo la chiesa di Brancafora l'unica esistente nella zona[5].

Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di Pedemonte fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Schio e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo[6].

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1461 Jacob Trapp comperò dal duca dei Tirolo Sigismondo l'intera giurisdizione di Caldonazzo, cui Pedemonte e il suo territorio furono sempre soggetti; e nel 1535 le comunità di Pedemonte e Casotto, dopo lunghe diatribe e lotte, furono inserite nel principato di Trento e quindi nell'impero asburgico, rimanendovi fino alla conclusione della prima guerra mondiale. Dal punto di vista ecclesiastico rimasero sotto la diocesi di Padova fino al 1785 quando, per decreto dell'imperatore Giuseppe II, passarono sotto la diocesi di Trento.

La giurisdizione della famiglia Trapp cessò nel 1803, insieme al principato vescovile di Trento, in occasione delle guerre napoleoniche[5].

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, i giovani di Pedemonte furono arruolati nell’Imperial regio Esercito austro-ungarico e inviati a combattere sul fronte orientale; nel maggio 1915, al momento dell'entrata in guerra dell'Italia, la popolazione fu evacuata e portata insieme ad altre comunità trentine nella zona di Braunau am Inn, vicino all'Inn, dove rimase, in un ambiente di baracche, freddo, fame e malattie, fino alla fine delle ostilità[7].

Nel 1920 il territorio fu annesso al Regno d'Italia sotto la giurisdizione della Provincia di Trento; Pedemonte passò dalla provincia di Trento alla provincia di Vicenza per volontà del governo fascista nel 1929, conservando però il sistema catastale tavolare austriaco, con gli uffici del catasto e il libro fondiario con sede a Trento.

Nel 1964, quando la diocesi di Trento rinunciò a Bolzano e i confini ecclesiali furono unificati con quelli civili della provincia, anche la parrocchia di Pedemonte fu staccata dalla diocesi di Trento e unita a quella di Vicenza.

Nel 1980 la frazione di Casotto - che fino al 1940 era stato comune a se stante, ma in quell'anno era stata aggregato agli abitati di Pedescala e San Pietro per formare il nuovo comune di Valdastico - in seguito a referendum e a delibera regionale fu unito a Pedemonte[7].

La popolazione, tramite referendum del 10 marzo 2008, ha espresso la volontà di far ritornare i due paesi parte della provincia autonoma di Trento.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, a Brancafora
Costruita accanto all'ospizio per viandanti, fu per secoli l'unico centro religioso dell'alta Valle dell'Astico. Verso la metà dei Quattrocento o all'inizio dei Cinquecento la chiesa di Brancafora venne eretta a parrocchia, con giurisdizione sui masi di Scalzeri, Longhi, Ciechi, Carotte, Luserna, come pure su quelli di Montepiano, Ponteposta, Giaconi, Snideri, anche se situati sulla destra dell'Astico, territorio soggetto alla diocesi di Vicenza; nel 1752 vi venne aggiunta la comunità di Lastebasse[5].
Chiesa di San Rocco, in frazione Scalzeri
Ex voto per l'epidemia del 1855, distrutta durante la grande guerra e riedificata nel 1920
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in frazione Carotte
Oratorio della Madonna di Lourdes, in frazione Longhi
Ex voto durante la seconda guerra mondiale
Chiesa di San Giovanni Nepomuceno, in frazione Casotto
Costruita nel 1746-48, subì profondi danni durante la prima guerra mondiale e fu ricostruita nel 1920.

Altri luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Tutta la vallata ha un particolare richiamo dal punto di vista paesaggistico, da Casotto Alto (con il cimitero stretto attorno alla chiesa e il bel panorama sulla valle), a Scalzeri (che mantiene una patina di antichità rurale), a Brancafora (centro spirituale del paese, ricco di storia).

Manufatti storici
  • i monumenti ai caduti di Brancafora e di Casotto
  • il vecchio mulino dei Rossato a valle di Scalzeri
  • la vecchia canonica di Casotto. Costruita alla fine del XV secolo dai conti Trapp, recuperata e restaurata negli anni ottanta del Novecento, infine adibita a casa di riposo e soggiorno
Sotto l'aspetto naturalistico
  • le cascate del Gorgo Santo
  • le numerose grotte esistenti in varie parti del territorio (Grotta della Torretta a Casotto, Grotta del Riosolo a Scalzeri, Covolo della Campane a Brancafora e altre) di notevole interesse speleologico
  • le "Marogne", grande slavina sull'Astico, sopra Casotto, generate dal grande terremoto del 1117 e che fino agli inizi del Settecento formarono un lago di sbarramento sul fiume[8].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune di Pedemonte vi sono una scuola dell'infanzia e una scuola primaria statali.

Nel capoluogo vi è la Biblioteca civica, che fa parte della rete di biblioteche vicentine "Biblioinrete", insieme alla maggior parte della biblioteche appartenenti alla Rete Bibliotecaria Vicentina[10].

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente Pedemonte è formato da otto contrade: Carotte, Ciechi, Quadri, Brancafora, Longhi, Scalzeri, Casotto Alto, Casotto Basso.

Storicamente invece ne erano presenti soltanto 3:

  • Carotte, fino al Rio Torto
  • Longhi, fino al Gorgo Santo
  • Scalzeri, fino alla Val Grossa

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Sono state in gran parte abbandonate la povere coltivazioni del passato, di cui sono ancora testimonianza le terrazze spianate lungo i fianchi della montagna; in esse venivano anche coltivati alberi da frutto e modesti vigneti, che hanno fornito il simbolo allo stemma comunale; sparito quasi del tutto anche l'allevamento del bestiame. Ridotta la produzione sono sparite anche le aziende, come due caseifici, per la trasformazione dei prodotti.

Con il secondo dopoguerra si è conclusa però la forte emigrazione che aveva caratterizzato la prima metà del Novecento. Molti emigrati sono ritornati in paese, dando vita ad un attivo artigianato locale; dopo il 1965 sono state create una ventina di imprese, molte delle quali sono state posizionate in una zona artigianale e industriale creata allo scopo[11].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sponda destra dell'Astico, la valle è percorsa dalla Strada statale 350 di Folgaria e di Val d'Astico che collega Calliano a Schio, assicurando una buona viabilità, con più corse giornaliere garantite dalla Società Vicentina Trasporti (SVT).

Sulla sponda sinistra, la vecchia strada austriaca è stata irreparabilmente distrutta tra Scalzeri e Casotto durante l'alluvione del 1966. Alcuni ponti collegano la SS 350 con gli abitati del comune su questa sponda.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
8 giugno 2009 In carica Roberto Carotta lista civica Sindaco

Variazioni[modifica | modifica wikitesto]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche:

  • nel 1929 con decreto in epoca di governo fascista Pedemonte e Casotto vennero staccati dalla provincia di Trento ed aggregati a quella di Vicenza
  • nel 1980 aggregazione dell'ex comune di Casotto, staccatosi con referendum dal comune di Valdastico[12]
  • Il 9 e il 10 marzo 2008 si è svolto il referendum per il passaggio alla provincia autonoma di Trento. La percentuale dei favorevoli al cambio di regione è del 51,05% sul totale degli aventi diritto, superando il quorum per 8 voti (414/811).

Sistema Catasto - Libro fondiario (Tavolare)[modifica | modifica wikitesto]

Come resto della passata appartenenza al Trentino, il sistema fondiario che regola il trasferimento degli immobili è quello tavolare, vigente un tempo nell'impero asburgico. In applicazione di una norma di attuazione dello Statuto di Autonomia del Trentino, gli organi a ciò preposti in provincia di Trento hanno competenza anche a Pedemonte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Hans Tyroller, Grammatische Beschreibung des Zimbrischen von Lusern, Wiesbaden, Franz Steiner, 2003, p. 222, ISBN 3-515-08038-4.
  3. ^ Antonio Brazzale, Terra di confine …", op. cit., p. 30
  4. ^ Antonio Brazzale, Terra di confine …", op. cit., p. 38
  5. ^ a b c d Bollettino Campane (Parrocchia di Pedemonte)
  6. ^ Canova, 1979, p. 25
  7. ^ a b Antonio Brazzale, Terra di confine …", op. cit., p. 34
  8. ^ Antonio Brazzale, Terra di confine …", op. cit., pp. 47-48
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Biblioinrete
  11. ^ Antonio Brazzale, Terra di confine …", op. cit., p. 42
  12. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Brazzale Dei Paoli, La terra di confine dei Comuni di Lastebasse, Pedemonte, Tonezza del Cimone, Valdastico, La Serenissima, 1990
  • Antonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medievali del vicentino, Vicenza, Accademia Olimpica, 1979.
  • Alberto Carotta, Le nostre radici: Brancafora, notizie storiche sull'ospizio, la parrocchia e le comunità che ne facevano parte, Vicenza, La serenissima, 1997
  • Giancarlo Ciechi, La banca di Credito Cooperativo di Pedemonte dal 1920 al 1995, Vicenza, La serenissima, 1997
  • Luigi Longhi, La casetta della Frau, Pedemonte, 1983

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