Monte Stino

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«...E i Legionarrii al Monte Stino, tutti i vostri messaggeri disperati, aspettavano la gioventù d'Italia rinsanguinando..»

(Gabriele D'Annunzio, Prose di ricerca, a cura di Annamaria Andreoli e Giorgio Zanetti, ed. da A. Mondadori, 2005)
Monte Stino
MonteStino.JPG
La sommità del Monte Stino
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaBrescia Brescia
Altezza1 466 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate45°48′14″N 10°37′43″E / 45.803889°N 10.628611°E45.803889; 10.628611Coordinate: 45°48′14″N 10°37′43″E / 45.803889°N 10.628611°E45.803889; 10.628611
Altri nomi e significatiStì in dialetto bresciano
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Stino
Monte Stino
Mappa di localizzazione: Alpi
Monte Stino
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezionePrealpi Bresciane e Gardesane
SottosezionePrealpi Gardesane
SupergruppoPrealpi Gardesane Sud-occidentali
GruppoGruppo Tombea-Manos
SottogruppoGruppo della Cima Tombea
CodiceII/C-30.II-B.5.a

Il Monte Stino, (Stì in dialetto bresciano) è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane. Situato nel territorio comunale di Capovalle e Valvestino, sovrasta l'abitato di Moerna. Fa parte del gruppo del Tombea-Manos.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni ricercatori il toponimo del monte Stino è da ricercarsi nel nome del popolo degli Stoni, un'antica popolazione preromana che abitava in questi luoghi, difatti deriverebbe da questi lo stesso toponimo di Vestone, ma anche Cablone e Val Vestino.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Per alcuni ricercatori il Monte Stino ha dato il nome alla Val Vestino e nel corso dei secoli, data la sua posizione strategica come frontiera tra l'impero d'Austria e il regno d'Italia, assunse un ruolo importante nel controllo dei passaggi di quelle truppe che scendendo dal Trentino verso la Valle Sabbia o il Lago di Garda erano intenzionate a evitare il presidio della Rocca d'Anfo.

Nel novembre del 1526 fu scalato da circa 20.000 lanzichenecchi al comando di Georg von Frundsberg provenienti dalla Germania e diretti a Roma. Fu presidiato nel 1848 dai Corpi Volontari Lombardi[1] e tra questi vi furono il colonnello Ernest Perrot De Thannberg, il sottotenente Emilio Dandolo e il maggiore Luciano Manara, comandante del I Battaglione dei Volontari Lombardi, che scrivendo da Capovalle il 1º giugno 1848 a Fanny Bonacina Spini affermava di essere: "Sul monte Stino, il più alto della catena, in mezzo alla neve, e guarda un passo del Tirolo pericolosissimo. Intanto che vi scrivo qui nevica. Immaginatevi che cosa sarà sul monte Stino. Sono giunto qui adesso vado subito sullo Stino a vedere quegli altri poveri diavoli[2]. Luciano Manara restò di presidio a Capovalle dal 1° al 5 giugno al comando di due compagnie.

Nel 1859 e nel 1866 si alternarono austriaci e garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani[3] e la brigata del colonnello Hermann Thour von Fernburg.

Nella prima guerra mondiale, e in parte anche nella seconda, fu fortificato con trincee, camminamenti e strade dall'esercito italiano come seconda linea di difesa. Vi è un museo che raccoglie reperti bellici della Grande Guerra e una chiesetta alpina consacrata al Redentore. Il nome del Monte fu pure menzionato dal poeta Gabriele D'Annunzio nel manifesto lanciato in volo su Trento il 20 settembre del 1915: "...Oggi il tricolore sventola in tutte le città sorelle, in cima a tutte le torri e a tutte le virtù. Più si vede e fiammeggia il rosso, riacceso con la passione e con le vene degli eroi novelli. Branche ignobili, violando le nostre case hanno profanato il segno, l'hanno strappato, arso e nascosto? Ebbene, oggi non vi è frode, né violenze di birro imperiale che possa spegnere la luce del tricolore nel nostro cielo. Esso è invincibile. Questi messaggi, chiusi nel drappo della nostra bandiera e muniti di lunghe fiamme vibranti, sono in memoria di quei ventuno volontari presi a Santa Massenza dalla soldataglia austriaca e fucilati nella fossa del Castello il 16 di aprile 1848. Ne cada uno nel cimitero, sopra il loro sepolcro che siamo alfine per vendicare! Bisogna che i precursori si scuotano e risuscitino, per rendere più luminosa la via ai liberatori. E i morti risuscitano. Erano là, fin dal primo giorno di guerra, a Ponte Caffaro, alla gola di Ampola, a Storo, a Lodrone, a Tiarno, a Ledro, a Condino, a Bezzecca, in tutti i luoghi dove rosseggiarono le camicie e le prodezza garibaldine. E i Corpi Franchi in Val di Sole e i Legionari di Monte Stino, tutti i nostri messaggeri disperati aspettavano la gioventù d'Italia risanguinando".

Natura[modifica | modifica wikitesto]

È un sito botanico di importanza scientifica rilevante e la sua flora fu erborizzata dai più noti naturalisti del XIX secolo, tra questi don Pietro Porta che nel 1854 vi raccolse un cirsio glutinoso[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Pagani, Uomini e cose in Milano dal marzo all'agosto 1848, 1906
  2. ^ "Lettere di Luciano Manara a Fanny Bonacina Spini", Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Roma 1939.
  3. ^ Augusto Elia, Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900, pubblicato da Tipo-litografia del genio civile, 1904
  4. ^ Filippo Parlatore e Teodoro Caruel, Flora italiana: ossia, Descrizione delle piante che crescono spontanee o ..., 1858, pagina 257

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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