Cima Rest

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Cima Rest
Caplone.JPG
Cima Rest e sullo sfondo il monte Caplone
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaBrescia Brescia
Altezza1 257 m s.l.m.
CatenaAlpi
Coordinate45°48′07.48″N 10°38′28.59″E / 45.802077°N 10.641274°E45.802077; 10.641274Coordinate: 45°48′07.48″N 10°38′28.59″E / 45.802077°N 10.641274°E45.802077; 10.641274
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Cima Rest
Cima Rest
Mappa di localizzazione: Alpi
Cima Rest
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezionePrealpi Bresciane e Gardesane
SottosezionePrealpi Gardesane
SupergruppoPrealpi Gardesane Sud-occidentali
GruppoGruppo del Caplone
CodiceII/C-30.II-B.4

Cima Rest è un altipiano delle Prealpi Bresciane e Gardesane. Situato nel territorio comunale di Magasa fa parte del Parco Alto Garda Bresciano e del gruppo del Tombea-Manos ed è raggiungibile da Magasa.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Cima Rest, come l'omonimo monte Rest (1780 m.s.l.m.) sito in Friuli Venezia Giulia precisamente nel comune di Tramonti di Sopra, secondo alcuni, potrebbe derivare dal termine latino "arista", con riferimento a piante, erbe, quindi sarebbe uno di tanti riferimenti alla vegetazione locale, difatti il luogo è ancor oggi zona d'alpeggio e coltivazione del foraggio, area dedicata alla produzione del formaggio Tombea.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Cima Rest compare la prima volta negli Statuti comunali di Magasa del 1589 quando viene citato in un articolo che prevedeva il divieto a chiunque di falciare il foraggio nelle pertinenze dell'alpeggio comunale, mentre disposizioni comunitarie successive prevedevano che si dovesse effettuare la funzione religiosa delle rogazioni da Magasa a Cadria, con sosta al fienile della Pieve di Cima Rest per la recita del rosario, obbligatoria la partecipazione di tutta la popolazione[1].

Nei secoli passati l'altipiano di Cima Rest è stato una luogo strategico nei periodi di guerra, da qui difatti si poteva controllare agevolmente ogni movimento nemico lungo la Val Vestino, tra il monte Tombea e Bollone, e l'ampio pianoro consentiva l'accampamento ad una truppa numerosa. Così nel febbraio del 1799, a seguito dell'invasione napoleonica dell'Italia, il Magistrato Consolare di Trento incaricò il capitano Giuseppe de Betta di portarsi con una compagnia di 120 bersaglieri tirolesi a Magasa e via Cima Rest a Cadria a presidio dei confini meridionali del Principato vescovile di Trento minacciati dai francesi[2].

Nel luglio del 1866 durante la terza guerra di indipendenza fu scalato dai garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani del colonnello Pietro Spinazzi intenti all'assedio del Forte d'Ampola, mentre nel 1915, nella prima guerra mondiale, fu dapprima scalato e occupato dal 7º Reggimento bersaglieri e poi fortificato dal Regio esercito italiano con la costruzione della carrozzabile Tombea-Val Lorina, trincee e posti di osservazione.

Nel giugno del 1997, a causa del sequestro Soffiantini, tutta la zona di Magasa e in special modo i fienili di Cima Rest, fu ispezionata dal Battaglione Carabinieri di Brescia in quanto fu ritenuta un possibile luogo di costrizione dell'imprenditore manerbiese.

I fienili di Cima Rest[modifica | modifica wikitesto]

I fienili di Cima Rest sono dei fabbricati rurali situati sull'altipiano ad un'altitudine di circa 1300 m.

Sono collocati al medio alpeggio e strutturati in modo da contenere in un solo edificio le funzioni fondamentali per la vita del malghese: al piano inferiore la stalla per il bestiame, l'abitazione per il contadino, a quello superiore il deposito per il foraggio e all'esterno la legnaia.

Ricerche storiche, iniziate nel secondo dopoguerra, datano questa tipologia di costruzione al VII secolo attribuendola alle tradizioni dei Goti o dei Longobardi[3].

Questa tipologia costruttiva è ancora riscontrabile oltre in Val Vestino anche in Piemonte nel Parco delle Alpi Marittime, tra la conca delle Gùie e la Valle Gesso, precisamente a Sant'Anna di Valdieri, posta al confine con la Francia. Questa zona infatti conserva caratteristiche paesaggistiche rurali arcaiche grazie ad alcune baite costruite con tetti in paglia di segale poste ai piedi di grandi spuntoni di rocce.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fienili di Cima Rest.

Museo etnografico della Valvestino[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo etnografico della Valvestino è situato a Cima Rest e raccoglie attrezzi agricoli, utensili, arredi legati alla vita contadina.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo etnografico della Valvestino.

Osservatorio astronomico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Osservatorio astronomico di Cima Rest.

Sull'altopiano è presente anche un osservatorio astronomic, attivo dal 1997.

Natura[modifica | modifica wikitesto]

Paralepidotus

La zona dell'altipiano di Cima Rest data la sua importanza scientifica fu erborizzata a partire dalla metà dell'Ottocento.

Non meno suggestive sono le sue risorse naturali costituite da boschi che ricoprono tutti i versanti.

Il Paralepidotus ornatus di malga Alvezza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 fu scoperto in località Alvezza nei pressi della malga un giacimento fossile di una certa rilevanza scientifica. Tra i vari rinvenimenti, spicca il ritrovamento nei sedimenti di età norica di un Paralepidotus ornatus, un esemplare di pesce fossile della lunghezza di 600 millimetri oggi conservato presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia e risalente appunto al piano del Norico, ossia al periodo Triassico compreso tra i 226 e i 210 milioni di anni fa.

Il Paralepidotus era un pesce lento nel movimento, dotato di robuste scaglie ganoidi per difendersi dagli aggressori e di denti, viveva nei pressi del fondo marino e si nutriva prettamente di molluschi[4][5].

Panorama[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni sereni si gode un panorama eccezionale; a nord della Val Vestino l'altipiano di Denai, il Monte Tombea e il Caplone, la vetta più alta delle prealpi gardesane occidentali, a ovest il monte Manos, il monte Stino, il monte Cingla, le montagne della Valle Sabbia e gli abitati di Magasa, Moerna, Turano; a sud il monte Camiolo con la sua omonima cima, il monte Vesta e il monte Carzen con l'abitato di Bollone e più giù lo sguardo coglie il mone Denervo e il monte Pizzocolo; ad est è invece possibile osservare le montagne della Puria, l'abitato di Cadria e il monte Baldo con il monte Altissimo di Nago.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianpaolo Zeni, Gli statuti di Magasa del 1589, in Passato Presente, Gruppo culturale "Il Chiese" di Storo, Trento, 1997.
  2. ^ Alberto Pattini, La liberazione del popolo della Valli di Non e di Sole contro Napoleone nel 1796-1797, ed. Temi, 1997.
  3. ^ Alwin Seifert, Langobardisches und gotisches Hausgut in den Sudalpen, pp. 303-309, presso Biblioteca del Museo Ferdinandeo di Innsbruck.
  4. ^ A. D'Aversa, Forme biologiche non sicuramente identificabili e strutture inorganiche secondarie non comuni ai Prati di Rest nell'Alta Valvestino, in "Natura Bresciana", Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia, vol. 10, pp. 76-90, tavv. I - V, Brescia, 1973.
  5. ^ A. Tintori e L. Olivetti, Paralepidotus ornatus nel Norico della Val Vestino (Magasa, Brescia), in "Natura Bresciana", Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia, 1988.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. D'Aversa, Forme biologiche non sicuramente identificabili e strutture inorganiche secondarie non comuni ai Prati di Rest nell'Alta Valvestino, Natura Bresciana, vol. 10, pp. 76–90, tavv. I - V, Brescia, 1973.
  • Parchi e aree protette in Italia, 2003.
  • Beppe e Giuseppina Bigazzi, 365 Giorni di Buona Tavola.
  • Informatore botanico italiano, a cura della Società botanica italiana, 1998.
  • (DE) Franz Hauleitner, Dolomiten- Höhenwege 8- 10, 2005.
  • (DE) W. Kaul, Wandelgids Gardameer, 2001.
  • Jakob Jud e Arnald Steiger, Vox romanica, 2004.
  • L'Espresso, 2005.
  • Fausto Camerini, Prealpi Bresciane, 2004.
  • Lombardia: eccetto Milano e laghi, a cura del Touring club italiano, 1970.
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Le tre Venézie, 1925.
  • Studi trentini di scienze naturali: Acta geologica, a cura del Museo tridentino di scienze naturali, 1982.