Bollone

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Bollone
frazione
Bollone – Veduta
Bollone di Valvestino ripreso da Tavagnù
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
ComuneValvestino-Stemma.png Valvestino
Territorio
Coordinate45°46′00″N 10°36′00″E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Bollone)Coordinate: 45°46′00″N 10°36′00″E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Bollone)
Altitudine822 m s.l.m.
Abitanti38 (2007)
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiBollonesi
Patronosan Michele arcangelo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bollone
Bollone

Bollone (Bolù in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Sono molte le ipotesi avanzate dai ricercatori al riguardo dell'origine del toponimo che deriverebbe, per alcuni, da una parola di origine celtica non più decifrabile mentre per altri dal celtico "beola", betulla, con riferimento agli alberi di tale specie che ancora al giorno d'oggi sono presenti in parte sul suo territorio o da "bou-", "bouo-" che significa vacca, bue. Un'altra interpretazione fa invece risalire il toponimo al termine di derivazione latina "bula", pozza d'acqua, con riferimento ad una sorgente risorgiva.

Secondo Natale Bottazzi l'origine del toponimo è altresì da ricercarsi in un gentilizio barbarico, il che significherebbe "terreno di Bollone" dal nome dell'antico proprietario. Il suffisso che in origine era anus ovvero acus si è ridotto alla vocale u. Sempre per lo stesso autore, deriverebbe dal medesimo nome o da nome simile a quello che diede origine a Bollone i villaggi di Bogliaco a Gargnano, Bolano a La Spezia, Bollate a Milano, Bollengo a Torino, Pollone un comune a 622 m di altezza in provincia di Biella[1]. Stessa derivazione hanno i toponimi di Bollone, quartiere-località di Treviglio, Bollone località di Verolengo sempre in Piemonte e Bollone località montana di Teglio in Valtellina sita a 1490 metri di altezza.

Un'ultima ipotesi, avanzata pure per il toponimo del comune di Vobarno, rimanda alla radice celtica "" "By", nel senso di legno o capanna, col significato quindi di riparo in legno. Il toponimo "Bolone" è attestato per la prima volta nella bolla pontificia di papa Urbano III del 7 marzo 1186. Nel 1240 l'abitato è invece menzionato come "Bolono"[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bollone trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.

Fu comunità indipendente fino al 1928, anno in cui fu aggregato a quello di Valvestino. Dal censimento del 1921 risultava avere 235 abitanti ed era amministrato da un podestà.

Il centro è nominato per la prima volta in un documento del 1186[3] ed è il paese natale di Bonifacino, ghibellino e vassallo dell'imperatore, che nel XIII secolo fortificò l'abitato minacciato dalle incursioni dei guelfi bresciani.

Situato sul confine meridionale della Val Vestino, Bollone nei secoli passati, vista la sua posizione strategica tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia, fu luogo di passaggio di banditi e truppe. Nell'ottobre del 1754 il bandito Giovanni Maria Ceschi detto Schiopettino di Vestone e la sua banda assaliva l'abitato imponendo con violenza e insulti la consegna da parte dei "Giurati" del Comune di 2.738 tron e di tre mule per il trasporto della refurtiva[4]. Nell'aprile del 1796 a seguito della guerra della Prima coalizione, il villaggio fu presidiato da reparti austriaci della Brigata del generale austriaco Josef Philipp Vukassovich che avevano il compito di collegamento e supporto degli avamposti istituiti nella Riviera di Salò a Gardola e alla Costa per controllare i movimenti delle truppe rivoluzionarie francesi[5].

La comunità di Bollone unitamente a quelle di Moerna e Magasa, nel novembre del 1844 contribuì con una colletta al sostentamento delle 29 famiglie di Por, frazione di Pieve di Bono, che il giorno 12 ebbero le case distrutte da un furioso incendio[6].

Nel corso della prima guerra di indipendenza il villaggio nel mese di luglio fu occupato dalla Compagnia del maggiore Borra dei Corpi volontari lombardi stabilendo così un collegamento tra i reparti dislocati alla Costa di Gargnano e Capovalle. In quell'occasione vi sostò il patriota milanese Leone Palladini diretto alla Costa di Gargnano. Lo stesso capitano Carlo Pisacane ebbe l'ordine dal generale Giacomo Durando nel mese di giugno, poi revocato, di marciare da Tremosine con la sua 5ª Compagnia cacciatori e raggiungere Bollone per rinforzare lo schieramento minacciato da un'invasione austriaca nella Val Vestino.

Il 7 luglio 1866, durante la terza guerra di indipendenza, Giuseppe Garibaldi dal quartier generale della Rocca d'Anfo ordinava a Enrico Guastalla di "far vedere la camicia rossa" a Bollone, Moerna e a Magasa per mezzo della 9ª compagnia del 2º Reggimento Volontari Italiani[7].

Bollone fino alla metà del secolo scorso era noto per la professionalità dei suoi carbonai che operarono sia in Italia che all'estero[8][9].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monte Vesta.

Il contrabbando del 1800[modifica | modifica wikitesto]

L'ex Casello di Dogana, tra Italia e Austria, della Patoàla nella Valle del torrente Toscolano fu edificato nel 1891 e fu in servizio fino al 24 maggio 1915.

Bollone, terra di confine tra il Regno d'Italia e l'Impero d'Austria, nel 1800 fu un crocevia strategico per il contrabbando di merci tra il territorio della Riviera di Salò e il Trentino attraverso la Val Vestino. Lo storico toscolanese Claudio Fossati (1838-1895) scriveva nel 1894 che il contrabbando dei valvestinesi era l'unico stimolo a violare le leggi in quanto era fomentato dalle ingiuste tariffe doganali, dai facili guadagni e dalla povertà degli abitanti[10].

Donato Fossati (1870-1949) raccolse la testimonianza di Giacomo Zucchetti detto "Astrologo" di Gaino, un ex milite della Regia Guardia di Finanza, in servizio nella zona di confine tra il finire dell'Ottocento e l'inizio del Novecento[11], il quale affermava che "i contrabbandieri due volte la settimana in poche ore, sorpassata la montagna di Vesta allora linea di confine coll'Austria e calati a Bollone, ritornavano carichi di tabacco, di zucchero e specialmente di alcool, che rivendevano ai produttori d'acqua di cedro specialmente" della Riviera di Salò.[12].

La chiesa di San Michele arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu riedificata nel 1875 e possiede oggetti di valore artistico. Fu riconsacrata il 14 agosto 1960 dal vescovo ausiliare di Trento mons. Oreste Rauzi. Dal 1863 al 1870 fu curato di Bollone don Pietro Porta.

L'ex Casello di Dogana, tra Italia e Austria, della Patoàla nella Valle del torrente Toscolano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Natale Bottazzi, Valle Sabbia e Riviera: toponomastica e qualche balla, Società editrice Vannini, 1956.
  2. ^ Tommaso Gar, Annali del Principato ecclesiastico di Trento, Trento 1860
  3. ^ Il documento, datato a venerdì 7 marzo 1186, consiste nella bolla di papa Urbano III spedita dalla diocesi di Verona all'arciprete Martino di Tremosine, nunzio ed amministratore di un certo Domenico, arciprete della chiesa di Santa Maria di Tignale, alla quale si confermavano gli antichi diritti entro la sua giurisdizione, che comprendeva anche la Val Vestino. Tra le varie disposizioni era previsto che Bollone, unitamente al villaggio di Cadria, doveva contribuire al pagamento della “seconda decima” con un determinato quantitativo in denaro, prodotti agricoli e capi di bestiame.
  4. ^ Il notariato e gli antichi archivi giudiziari, a cura di Bruno Kessler-Istituto Storico Italo-germanico, pag. 1349, Trento 2013.
  5. ^ (DE) Streffleurs militarische zeitschrift, volume 3, Vienna, 1828.
  6. ^ Antonio Armani, Gli incendi che devastarono i nostri paesi nell'Ottocento, in Pieve di Bono notizie, n. 67, dicembre 2015, pag. 68.
  7. ^ G. Garibaldi, Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, a cura di L. Cappetti, 1932
  8. ^ La Miniera verde, a cura della Società industriali del legno e tecnici dell'economia montana, Società industriali del legno e tecnici dell'economia montana, 1946, pag. 16.
  9. ^ Cesare Battisti, I carbonari di Val Vestino, in "Scritti politici e sociali", La Nuova Italia, 1966, pag. 397.
  10. ^ Claudio Fossati, Peregrinazioni estive -Valle di Vestino-, in "La Sentinella Bresciana", Brescia 1894.
  11. ^ Donato Fossati, Storie e leggende, vol. I, Salò, 1944.
  12. ^ Andrea De Rossi, L'astrologo di Gaino, in "Periodico delle Parrocchie dell'Unità pastorale di Maderno, Monte Maderno, Toscolano", gennaio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Natale Bottazzi, Valle Sabbia e Riviera: toponomastica e qualche balla, Società editrice Vannini, 1956.
  • Francesco De Leonardis, I luoghi e le parole: un editore per il Garda, pubblicato da Grafo, Brescia, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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