Bodio

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Bodio
comune
Bodio – Stemma
Bodio – Veduta
Chiesa di Santo Stefano
Localizzazione
StatoSvizzera Svizzera
CantoneFlag of Canton of Tessin.svg Ticino
DistrettoLeventina
Amministrazione
Lingue ufficialiItaliano
Territorio
Coordinate46°23′N 8°55′E / 46.383333°N 8.916667°E46.383333; 8.916667 (Bodio)Coordinate: 46°23′N 8°55′E / 46.383333°N 8.916667°E46.383333; 8.916667 (Bodio)
Altitudine321 e 995 m s.l.m.
Superficie6,4 km²
Abitanti1 037 (2015)
Densità162,03 ab./km²
Comuni confinantiFaido, Giornico, Personico, Pollegio, Serravalle
Altre informazioni
Cod. postale6743
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS5064
TargaTI
Nome abitantibodiesi
CircoloGiornico
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Bodio
Bodio
Bodio – Mappa
Sito istituzionale

Bodio (in dialetto ticinese Béid[senza fonte]) è un comune svizzero di 1 037 abitanti del Canton Ticino, nel distretto di Leventina, parte della Regione Tre Valli.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

È posto nella bassa Val Leventina, sul fondovalle percorso dal fiume Ticino.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Sul significato e l'origine del nome Bodio si affermano due ipotesi. La prima sostiene che derivi da un vocabolo prelatino, Bogitu, che significa 'conca' o 'avvallamento geologico'. La seconda, maggiormente accreditata, sostiene che Bodio provenga da un'antica parola celtica, Bucetum, con il significato di 'pascolo per buoi'.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi sette secoli gli abitanti di Bodio si stabilirono sui Monti Simbra (o Saimola), poiché il fondovalle era parzialmente sommerso da un lago piuttosto basso. Gli abitanti svolgevano principalmente attività pastorizie. Attorno all'anno Mille gli abitanti si spostano sul fondovalle con il progressivo ritirarsi del lago, che permette il passaggio alle attività agricole.[1] Durante questo periodo Bodio fece parte della vicinanza di Giornico, che era gestito da un console e da diversi funzionari. L'appartenenza a Giornico terminò nel 1602, quando grazie al Cardinale Federigo Borromeo, Bodio acquisì lo Statuto di vicianza autonoma. Secondo un martirologio parrocchiale del 1752, attorno al 1459 si verificò uno scoscendimento che causò la distruzioni di buona parte del villaggio, oltre che della Chiesa di Santo Stefano.[1]

Fino al 1798 e fino al Dominio Milanese, la Leventina fu un baliaggio di Uri. Appartenne poi alla Repubblica Elvetica fino al 1803, anno in cui viene concesso alla Svizzera l'Atto di Mediazione e il Ticino guadagna lo statuto di Cantone libero e autonomo.[1] Fino a metà del XIX secolo, il movimento migratorio del comune era diretto soprattutto verso l'Italia e la Francia; ma già nel 1876 circa il 20% della popolazione di Bodio, che allora contava all'incirca 400 abitanti, si trovava negli Stati Uniti, specialmente sulla costa Ovest.[2]

Sul finire del XIX secolo, Bodio divenne un centro industriale per la Leventina, grazie alla nuova ferrovia del Gottardo e allo sfruttamento delle risorse idriche offerte dal fiume Ticino, incominciato nel 1911 con la messa in esercizio dell'impianto della Biaschina che permetteva di generare energia a basso costo.[2] Queste condizioni favorevoli spinsero diverse aziende a insediarsi nella zona, portando Bodio a essere il più importante centro industriale del cantone e impiegando migliaia di persone, soprattutto di origini italiane. Sul territorio di Bodio si insediarono aziende come le officine Diamant, le Officine del Gottardo e le officine chimiche Nitrum. L'inizio del declino di tali aziende cominciò alla fine della prima guerra mondiale, dato che si dovette convertire nuovamente la produzione, che durante il conflitto fu soprattutto di materiale bellico per esplosivi, e all'aumento delle tariffe ferroviarie.[2] Un altro grosso colpo all'industria di Bodio fu la chiusura dello stabilimento dell'acciaieria Monteforno, fondata nel 1946 e chiusa il 31 gennaio 1995 a seguito di un declino durato diversi decenni. [2][3] Sul territorio di Bodio è invece rimasta l'Imerys, azienda leader mondiale della produzione di grafite sintetica e di lubrificanti per alte temperature; originata dall'acquisto da parte dell'azienda Lonza di Basilea delle Officine del Gottardo, alle quali fu cambiato nome dapprima in Lonza G+T, poi in Timcal nel 1995 e infine in Imerys Graphite & Carbon nel 2014.[2][4][5][6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabella[2]:

Abitanti censiti

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale e ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Storia Comune di Bodio, su bodio.ch. URL consultato l'11 giugno 2019 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2019).
  2. ^ a b c d e f g Mario Fransioli, Bodio, in Dizionario storico della Svizzera, 11 maggio 2004. URL consultato l'8 settembre 2017.
  3. ^ Storia della Monteforno, su ocst.com.
  4. ^ Officine del Gottardo, su hls-dhs-dss.ch. URL consultato l'11 giugno 2019.
  5. ^ Lonza, su hls-dhs-dss.ch. URL consultato l'11 giugno 2019.
  6. ^ (EN) Timcal announces change of name to Imerys Graphite & Carbon, su Powder Metallurgy Review, 31 marzo 2014. URL consultato l'11 giugno 2019.
  7. ^ Bernasconi Reusser, 2010, pp. 209, 218 nota, 241.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 69.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 38, 231-232, 299, 476.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 87, 88.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, 56, 190nota, 211, 376nota, 405, 406.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 113, 114, 115, 116, 117, 121.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010.
  • Valeria Farinati, Centrali idroelettriche d'autore, in «Arte&Storia», Il Ticino dell'acqua. Dalla formazione geologica del Cantone alle attività economiche, Edizioni Ticino Management, anno 12, numero 54, aprile-luglio 2012. Lugano 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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