Castelgrande (castello)

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Castelgrande Bellinzona

Castel Grande[1] è un castello nella città di Bellinzona[2] in Svizzera. È anche chiamato castel vecchio, castello di San Michele o castello d'Uri. I tre castelli assieme alle cinte murarie della città furono dichiarati patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO nel 2000.

L'imponente maniero occupa un promontorio roccioso su una lunghezza di oltre duecento metri in diagonale, con imponenti mura di cinta che dalla rocca si prolungavano in passato fino al fiume Ticino. La parte più antica ancora esistente risale al X secolo. Sul complesso svettano due torrioni, che forse a causa della tonalità leggermente diversa delle pietre che li compongono, prendono il nome di torre bianca e torre nera[3].

Il sito[modifica | modifica sorgente]

Il castello è eretto su un promontorio roccioso posto a metà della valle del Ticino. All'imbocco di importanti valichi che collegano il nord al sud dell'Europa, i tre principali valichi sono il Lucomagno, il San Gottardo e il San Bernardino. I primi insediamenti umani risalgono al neolitico antico (5300-5000 a.C.). Questa posizione strategica ha favorito nel corso dei secoli l'insediamento di opere difensive e di controllo degli accessi ai valichi. Nel suo massimo splendore, a metà del XIV secolo i tre castelli e le relative mura chiudevano completamente il fondovalle.

Storia[modifica | modifica sorgente]

  • La prima fortificazione venne eretta sotto l'imperatore Augusto nel 15 a.C. Fortezza abbandonata nel I secolo.
    Castelgrande, Bellinzona
  • Nel IV secolo vengono di nuovo erette delle mura da parte dei romani.
  • Le dominazioni gota e bizantina, seguite al crollo dell'impero romano, non hanno lasciato tracce, la presenza longobarda è invece attestata da documenti letterari. Gregorio di Tours scrive che nel 590 una invasione franca incontrò una forte resistenza longobarda a Bilitionem. Un gruppo di Arimanni controllava e sorvegliava da Bellinzona l'accesso ai vari valichi alpini che trovano la via di sbocco meridionale appunto a Bellinzona.
  • Con il dominio franco 774 il Castel Grande subì varie trasformazioni, vennero eretti all'interno delle mura oratori, abitazioni, torri e depositi. Questi interventi proseguirono in età ottoniana e diedero alla collina la fisionomia di una cittadella fortificata.
  • Alla fine del XI secolo il controllo della città e del maniero passano dall'imperatore al vescovo di Como (1002 - 1004).
  • Nel XII secolo vengono apportati ulteriori miglioramenti all'insieme della fortezza. Bellinzona diventa oggetto di molte contese ma nel 1192 torna di nuovo sotto il controllo di Como e della sua nobiltà.
  • Agli inizi del secolo XIV venne eretta la Torre Nera collegata sul versante orientale alla più slanciata Torre bianca eretta nel XIII secolo e in questo secolo Bellinzona e il castello assunse maggiore importanza grazie all'apertura del Passo del San Gottardo. Conquistati da Milano nel 1242, tornano sotto controllo comasco nel 1249. In questo periodo la regione entra in un intricato gioco di forze che si contendono il controllo degli accessi alpini, tra tali forze spicca la famiglia ghibellina comasca dei Rusca[4] a cui viene attribuita la costruzione del secondo maniero Montebello della città a oriente del Castel Grande.
  • La riconquista milanese nel 1340, voluta per contenere le ambizioni dei Rusca, impresse una svolta alla storia del borgo e delle sue fortezze. Bellinzona sotto il dominio visconteo divenne capoluogo dei territori alpini e in particolare delle Tre valli ambrosiane. I manieri vennero ulteriormente rafforzati e nella seconda metà del XIV secolo venne eretta la lunga muraglia a sbarramento dell'intera valle del Ticino, che permetteva un maggiore controllo dei flussi commerciali e la repressione del contrabbando di sale e di altre derrate alimentari.
  • All'inizio del XV secolo e con la morte di Gian Galeazzo Visconti 1402, Bellinzona e i suoi castelli conoscono un nuovo periodo di grande confusione. Nel 1403 il maniero e la città sono occupati dai de Sacco signori di Mesolcina. Nel 1419 vennero ceduti ai cantoni di Uri e di Obvaldo, ma nello stesso anno furono di nuovo conquistate da Milano e di nuovo difesi il 30 giugno 1422 con la vittoria milanese contro le truppe dei cantoni confederati svizzeri nella battaglia di Arbedo[5].
    Facciata
  • Alla morte del duca Filippo Maria Visconti 1447, Franchino Rusca, signore di Locarno, Enrico de Sacco, signore della Mesolcina con l'appoggio dei cantoni svizzeri, tentò di riprendere il controllo di Bellinzona. Nel 1449 con la battaglia di Castione, Milano ne riprende il controllo sotto Francesco Sforza. Fino alla sua morte 1466 la regione visse un periodo di stabilità. Le vittorie Confederate contro Carlo il Temerario ne rafforzano notevolmente le capacità offensive, nel 1478 l'assedio alla città da parte dei confederati, reca gravi danni. Milano intraprende ampi lavori di rafforzamento delle strutture difensive, in tutta fretta venne costruito il terzo castello di Sasso Corbaro, le mura vennero consolidate e venne costruito un ponte, pure fortificato, sul fiume Ticino, che Ludovico il Moro inaugurò nel 1487. Nel 1494 Carlo VIII invade il Ducato di Milano e occupa per un breve periodo anche Bellinzona. Infine, un'insurrezione popolare scaccia i francesi e il 14 aprile 1500 la popolazione di Bellinzona si sottomette alla Lega Svizzera.
  • Dal 1500 al 1798, Bellinzona e i suo castelli passano sotto il controllo della confederazione dei XIII cantoni svizzeri. Fu in quel periodo che il maniero prese il nome di castello d'Uri.
  • 1803 nasce il Canton Ticino. Il castello diventa proprietà dello Stato del Canton Ticino.
  • Nel 1820 il Castel Grande viene adibito in parte a prigione e in parte a arsenale militare.
  • Dal 1920 al 1955 vengono eseguiti dei lavori di consolidamento e di manutenzione.
  • Tra il 1983 e il 1989 viene fornito di un accesso con ascensore e l'intero complesso è rinnovato e reso accessibile alla popolazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di C. Salvioni, Bellinzona 1894, 30-36.
  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità. Il distretto di Bellinzona, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1955.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 3-6.
  • Mirko Zardini, “Aurelio Galfetti - Opere recenti a Bellinzona”, in Casabella n. 518, novembre 1985, 54-55.
  • AA.VV. “Nella città e sulla rocca. Due progetti Aurelio Galfetti per Bellinzona”, in Lotus International n. 48/49, 1985-1986, 46-49.
  • AA.VV. “Castelgrande a Bellinzona”, in Abitare n. 252, marzo 1987, 164-173.
  • Giuseppe Chiesi, Bellinzona ducale. Ceto dirigente e politica finanziaria nel Quattrocento, Bellinzona 1988.
  • Giuseppe Chiesi, Verio Pini, Bellinzona nella storia e nell'arte, Bellinzona 1991.
  • Luigi Cavadini, Castelgrande a Bellinzona, Fidia Edizioni d'Arte, Lugano 1993, 7-13, pubblicato su Progetto Castelgrande, il divenire di un restauro, Milano, Skira, 2006.
  • Cesare De Seta, “Un interno lieve e sensibile”, in Ottagono, n. 115 giugno-agosto 1995, pp. 88–93
  • Luca Gazzanica, “Aurelio Galfetti. Restauro di Castelgrande, Bellinzona”, in Domus, n. 750 giugno 1993; 34-41.
  • Alessandro Massarente (a cura di), Castelgrande a Bellinzona: Aurelio Galfetti, Firenze, Alinea, 1997.
  • Mario Botta, Castelgrande a Bellinzona, in Quasi un diario. Frammenti intorno all'architettura, Le Lettere, Firenze, 2003, 47-53.
  • Angela Pini-Legobbe, Verio Pini (a cura di), Progetto Castelgrande, il divenire di un restauro, Milano, Skira, 2006.
  • AA.VV, Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 22.
  • Werner Meyer, Patricia Cavadini-Bielander, I castelli di Bellinzona, Società di storia dell'arte in Svizzera, Bern 2010.
  • Paolo Ostinelli, Bellinzona. Castelli (Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro), in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari», Officina Libraria, Milano 2010.

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