Sasso Corbaro

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Castello di Sasso Corbaro
Bellinzona Montebello SassoCorbaro.jpg
StatoArms of the House of Sforza.svgDucato di Milano
Early Swiss cross.svgConfederazione dei XIII cantoni
Stato attualeSvizzera Svizzera
CittàBellinzona
Coordinate46°11′17″N 9°01′49″E / 46.188056°N 9.030278°E46.188056; 9.030278Coordinate: 46°11′17″N 9°01′49″E / 46.188056°N 9.030278°E46.188056; 9.030278
Mappa di localizzazione: Svizzera
Sasso Corbaro
Informazioni generali
Tipofortezza
Costruzione1478-1482
CostruttoreDanesio Maineri e Benedetto Ferrini
Condizione attualeben conservato e restaurato
Proprietario attualeCanton Ticino
Visitabile
voci di architetture militari presenti su Wikipedia
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
I tre castelli e la cinta muraria di Bellinzona
(EN) Three Castles, Defensive Wall and Ramparts of the Market-Town of Bellinzone
Bellinzona Castello di Sasso Corbaro aussen.jpg
TipoCulturali
Criterio(iv)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2000
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Il castello di Sasso Corbaro[1] è situato sui fianchi della sponda sinistra del fiume Ticino, nei pressi di Bellinzona. Con i castelli di Montebello e di Castelgrande e le mura che attraversano in parte la valle è iscritto dal 2000 come patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO. Il "Castello di Sasso Corbaro" è anche detto castello di Cima, castello di Unterwalden dal 1506, castello di Santa Barbara dal 1818.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

È l'ultimo dei castelli edificati a Bellinzona. Venne costruito in sostituzione di una torre preesistente con lo scopo di ottimizzare la difesa contro i Confederati. Tra il 1478 e il 1482 si cominciarono i lavori, voluti da Ludovico il Moro per evitare l'aggiramento a monte dello sbarramento costituito dai due castelli sottostanti e dalle mura che chiudevano la valle. Il periodo è infatti successivo alla sconfitta del ducato nella Battaglia di Giornico contro i Leventinesi e gli Urani (a quest’ultimi il ducato aveva promesso la valle nel 1966, ma non aveva mantenuto la parola).[2] I lavori vennero affidati all'ingegnere ducale Danesio Maineri (documentato dal 1457 al 1482) e all'architetto ducale Benedetto Ferrini (documentato dal 1453, morto nel 1479), che non riuscì a completare l'opera perché morì di peste. Gli succedette l'architetto bellinzonese Ghiringhelli che in breve tempo portò a termine i lavori. Imponente la torre che si erge ad un'altezza di 14 metri.

A seguito dell’annessione del territorio alla Repubblica elvetica nel 1798, la fortezza fu abbandonata. Con la nascita del Cantone Ticino nel 1803 diventò di sua proprietà, ma nel 1870 il Cantone lo cedette a privati i quali ne fecero una residenza estiva. Nel 1919 tornò al Cantone che restaurò e parzialmente ricostruì il rivellino, i portali d'ingresso, la cappella seicentesca e il pozzo.

Nel 1989 fu collocata la sala lignea del XVII secolo che il Cantone aveva acquistato nel 1944 dagli eredi della famiglia Poglia, chiamata in seguito «Sala Poglia». All’inizio questa sala era stata trasferita a Castelgrande per conto di Giuseppe Weith della Commissione cantonale dei monumenti storici ed artistici. Questo manufatto di noce massiccio, originariamente si trovava a Olivone ed era il vestibolo della casa degli Emma (Hema in origine), importante famiglia di notai dell’epoca. La sala contiene tutt’ora la pigna in sasso utilizzata per riscaldare gli ambienti, recante lo stemma degli Emma. Ulteriori ristrutturazioni interne sono state fatte negli anni 1997-1998, oltre ad un lavoro di restauro negli anni 2001-2006. Attualmente ospita esposizioni temporanee.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di C. Salvioni, Bellinzona 1894, 45-52.
  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità. Il distretto di Bellinzona, Edizioni dello Stato, Bellinzona 1955.
  • Giuseppe Chiesi, Bellinzona ducale. Ceto dirigente e politica finanziaria nel Quattrocento, Bellinzona 1988.
  • Giuseppe Chiesi, Verio Pini, Bellinzona nella storia e nell'arte, Bellinzona 1991.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 7.
  • AA.VV, Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 23.
  • Rossana Cardani Vergani, Presenze longobarde nel Cantone Ticino. Una sintesi dei principali ritrovamenti archeologici, in Bollettino della Società storica locarnese, numero 13, Locarno 2010.
  • Werner Meyer, Patricia Cavadini-Bielander, I castelli di Bellinzona, Società di storia dell'arte in Svizzera, Bern 2010.
  • Paolo Ostinelli, Bellinzona. Castelli (Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro), in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari», Officina Libraria, Milano 2010.
  • Paola Piffaretti La sala Emma-Poglia: Storia e restauro in «Bellinzona – Artore», s.d.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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