Giampaolo Baglioni

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Giampaolo Baglioni
GiampaoloBaglioni.jpg
Ritratto di Giampaolo Baglioni
(Serie gioviana).
Signore di Perugia
Stemma
In carica 1500-1520,
nei primi 2 anni con Adriano I il Morgante
Predecessore Grifonetto Baglioni
e Carlo I il Barciglia
Successore Gentile I Baglioni
Conte di Spello e di Bettona
Predecessore Stato Pontificio
Successore Malatesta IV Baglioni
Nascita Perugia, 1470 circa
Morte Roma, 11 giugno 1520
Sepoltura Chiesa di Santa Maria in Traspontina, Roma
Dinastia Baglioni
Padre Rodolfo I Baglioni
Madre Francesca Baglioni di Castel di Piero
Coniuge Ippolita Conti
Figli
Religione Cattolicesimo
Giampaolo Baglioni
Giampaolo Baglioni (Luca Signorelli, Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto)
1470 circa - 11 giugno 1520
Nato a Perugia
Morto a Roma
Cause della morte Decapitazione
Luogo di sepoltura Roma: chiesa di Santa Maria in Traspontina
Religione Cattolica
Dati militari
Paese servito
Anni di servizio 1493-1516
Grado Capitano
Guerre Venezia, Pisa
Battaglie Montepulciano, Acquapendente, Verona, Vicenza, Bergamo, Brescia
Altro lavoro Signore di Perugia,
Conte di Spello e di Bettona

[senza fonte]

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Giampaolo Baglioni (Perugia, 1470 circa – Roma, 11 giugno 1520) è stato un condottiero italiano, signore di Perugia, conte di Spello e di Bettona.

Le case di Giampaolo nella rocca Paolina, a Perugia

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Baglioni (famiglia).
(LA)

« Unguibus et rostro atque aliis armatus in hostem »

(IT)

« Armato contro il nemico con gli artigli,il becco e le ali »

(Il motto di Giampaolo Baglioni[1])

Figlio di Rodolfo I Baglioni e di Francesca di Simonetto Baglioni di Castel di Piero,[2] nacque intorno al 1470, a Perugia. Il giovane fu subito utilizzato, al fianco di Camillo Vitelli e Paolo Orsini, contro i fuoriusciti perugini, che cercavano di impossessarsi della città a danno proprio dei Baglioni; tra questi, vi era Bernardino Ranieri, che venne affrontato a Schifanoia, l'8 giugno 1491, dove Giampaolo e gli altri batterono il nemico e bruciarono l'abitato[3]. Dopo essere transitato per Ripa e Resena, il 10 giugno il Baglioni, sempre con la stessa compagnia, assalì nuovamente il Ranieri, dando alle fiamme Civitella Benazzone[4].

Militò, a partire dal 1493, al servizio della repubblica di Firenze durante la campagna contro Montepulciano, ribellatasi e confederatasi con la repubblica di Siena, nonché nella guerra contro i veneziani e i pisani nel 1498. Partecipò, inoltre, al sostegno della fazione degli Atti a Todi (1494 e 1497) e all'operazione in opposizione dei conti di Sterpeto e i chiaravallesi.[5]

In occasione della strage dei suoi fratelli e cugini, organizzata nella notte fra il 14 e il 15 luglio 1500 da Carlo I il Barciglia, Grifonetto Baglioni e da Gerolamo della Penna (le cosiddette "nozze di sangue"), riuscì a salvarsi con l'aiuto di alcuni studenti dello Studium perugino, che lo nascosero e lo fecero uscire dalla città travestito.

Raggiunto a Marsciano Vitellozzo Vitelli, ottenne le milizie necessarie per recuperare Perugia, dove il governo era stato assunto da Carlo Baglioni e da Gerolamo della Penna, i quali fuggirono senza opporre resistenza. Giampaolo, con il padre Rodolfo e con il cugino Adriano, s'impadronì del potere con l'appellativo di "difensore dell'ecclesiastico Stato di Perugia". Nel 1500, si pose a servizio della repubblica di Siena e di Alessandro VI, combattendo nella guerra voluta dal Papa contro i Colonna, espugnando Acquapendente, dove si era rifugiato Altobello da Canale, e, successivamente, Viterbo. Fu impegnato, altresì, nel conflitto ai danni del principato di Piombino, ma, quando Cesare Borgia aggredì il ducato di Urbino, temendo le mire pontificie su Perugia, patrocinò, con Pandolfo Petrucci, la dieta nel castello di Magione (tenutasi il 9 ottobre 1502), nella quale si unirono anche i Bentivoglio di Bologna e i Vitelli di Città di Castello. Il mese successivo, tuttavia, gli Orsini e i Bentivoglio dichiararono al convegno di Chianciano di preferire un accordo con Cesare Borgia, egli, sostenuto dai Vitelli e da Pandolfo Petrucci, cercò di dissuaderli. Nel momento in cui il duca Valentino, dopo la strage di Senigallia in cui furono assassinati Vitellozzo Vitelli e alcuni membri della famiglia Orsini, si diresse verso Perugia, nella quale entrò nel gennaio 1503, Giampaolo, dapprima, si ritirò a Siena, quindi, a Lucca e Pisa. Morto Alessandro VI, rientrò in Perugia con il sostegno della repubblica di Siena e, presso Bracciano, sconfisse Cesare Borgia fuggito da Roma, costringendolo a ritornare presso papa Giulio II, suo dichiarato nemico.[6]

Sotto il pontificato di quest'ultimo fu indotto a cercare la mediazione di Francesco Maria I della Rovere e del cardinale Francesco Alidosi e ad accordarsi col Papa, accettandone le petizioni, relative alla presenza stabile di un legato pontificio con diritto di ratifica delle deliberazioni delle magistrature perugine. A partire dal 1511 fu al soldo veneziano, riconquistando, per la Serenissima. Verona, Vicenza, Bergamo e Brescia.

Scomparso Giulio II, ritornò a Perugia per ristabilire la propria supremazia, ma, già, nella seconda metà del 1513, riprese il servizio presso la repubblica di Venezia. Scaduta la condotta veneziana, aderì alla chiamata pontificia inerente, in quanto vassallo, all'arruolamento nell'esercito, ottenendo in cambio, nel 1516, l'investitura, da parte di Leone X della contea di Spello e di Bettona. Nel 1516, indi, in qualità di consigliere militare, seguì Lorenzo II de' Medici nelle ostilità contro il ducato di Urbino, ma il suo atteggiamento nei confronti della potente famiglia fiorentina divenne ambiguo a partire dall'anno seguente, allorquando Francesco Maria I della Rovere tentò il recupero del suo Stato. Giampaolo, infatti, intravedeva nella politica medicea una continuità ideale con quanto attuato nel decennio precedente dai Borgia. Per questo, il papa Leone X, temendo un'alleanza tra i Baglioni e i Della Rovere, lo fece arrestare nel marzo 1520 e rinchiudere in Castel Sant'Angelo, ove fu decapitato la notte dell'11 giugno successivo.[7]

Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, a Roma, ma la tomba, a causa del rifacimento del tempio - papa Pio IV lo fece demolire per motivi militari -, non esiste più.[8]

Pochi personaggi del Rinascimento italiano hanno lasciato una reputazione così dibattuta quanto Giampaolo Baglioni. Contro di lui si abbatté l'ostilità di molti studiosi del passato che hanno sottolineato i suoi errori e defezioni, senza tener conto delle sue indubbie qualità e capacità. Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini e Scipione Ammirato furono contrari e duramente critici nei confronti della sua avventurosa vita. Soltanto alcuni storici locali evidenziarono alcuni lati positivi di Giampaolo. Tra questi, Luigi Bonazzi (1811-1879), nella sua opera, Storia di Perugia dalle origini al 1860, scrisse che fu sempre umano e gentile, quando non si trattava di interessi perugini o di gravi torti da vendicare.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia di Giampaolo Baglioni
  2. ^ Giubboni, p. 14
  3. ^ Ariodante Fabretti, "Cronaca della Città di Perugia dal 1309 al 1491, Nota col nome di Diario del Graziani", 1850, p. 607
  4. ^ Ariodante Fabretti, op. cit, pp. 607-608
  5. ^ Gurrieri, p. 28
  6. ^ Giubboni, pp. 250-255
  7. ^ Giubboni, pp. 332-334
  8. ^ Giubboni, p. 335
  9. ^ Giubboni, p. 1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Bonazzi, Storia di Perugia, a cura di Giuliano Innamorati, vol. II (1495-1860), Comitato cittadino di Perugia, Perugia 1984.
  • Gaspare De Caro, Gian Paolo Baglioni, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. V, pp. 217-220, Treccani, Roma 1963.
  • Maurizio Gattoni, L'alleanza naturale tra due medie potenze del Rinascimento: Siena e Perugia nelle fonti senesi, perugine, fiorentine e veneziane, in "Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria", XCIV (1997), pp. 103-138, Perugia 1997.
  • Maurizio Gattoni, Pandolfo Petrucci e la politica estera della Repubblica di Siena (1487-1512), Cantagalli, Siena 1997.
  • Maurizio Gattoni, Leone X e la geo-politica dello Stato Pontificio (1513-1521), Collectanea Archivi Vaticani (47), Città del Vaticano 2000.
  • Mario Giubboni, Giampaolo Baglioni condottiero perugino del 1500 e il suo tempo, Edimond, Città di Castello 2007.
  • Ottorino Gurrieri, I Baglioni, Nemi, Firenze 1938.
  • Pompeo Pellini, Dell'historia di Perugia, ristampa anastatica, Forni, Bologna 1968.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore di Perugia Successore Stemma Baglioni.png
Grifonetto Baglioni
Carlo I il Barciglia
1500 - 1520
1500-1502 con Adriano I
Gentile I Baglioni
Predecessore Conte di Spello e di Bettona Successore Stemma Baglioni.png
Stato Pontificio 1516 - 1520 Malatesta IV Baglioni
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