Chiesa di Santo Stefano (Venezia)

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Chiesa di Santo Stefano
Campo Santo Stefano (Venice).jpg
La chiesa e il campanile.
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVenezia-Stemma.pngVenezia
ReligioneCristiana Cattolica di rito romano
TitolareStefano protomartire
Stile architettonicoGotico

Coordinate: 45°25′59.44″N 12°19′48.68″E / 45.433178°N 12.330189°E45.433178; 12.330189

La chiesa di Santo Stefano è un luogo di culto cattolico della città di Venezia, situato nel campo omonimo nel sestiere di San Marco, non lontano dal Ponte dell'Accademia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa venne edificata tra la fine del XIII secolo e e l'inizio del XIV secolo dai frati eremitani di Sant'Agostino, che si erano stabiliti a Venezia verso la fine del Duecento. Venne riedificata nel XIV secolo e subì consistenti ampliamenti nel corso del XV secolo[1]. Nel 1810 con la soppressione degli ordini religiosi fu separata dal convento e divenne parrocchiale.[2]

La chiesa fu spesso teatro di episodi di violenza, tanto che per questo motivo nel corso dei secoli venne sconsacrata per ben sei volte[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Portale, opera di Bartolomeo Bono

La chiesa di Santo Stefano si affaccia su Campo Santo Stefano con il fianco destro. In esso si aprono varie monofore ogivali e, nella campata centrale delle tre visibili da fuori, anche un portale laterale con cornicione marmoreo scolpito.

La facciata appare molto più imponente di quanto lo sia poiché si affaccia su una strada molto angusta. Nella fascia superiore vi sono un rosone al centro e due bifore gotiche ai lati. In quella inferiore, in asse con la finestra centrale, si trova l'imponente portale, opera di Bartolomeo Bon che lo realizzò nel 1442 e caratterizzato da una lunetta in stile gotico fiorito, il cui perimetro è decorato con esterno con ampi elementi vegetali e l'interno con archetti pensili trilobati. Ai due lati della lunetta, vuota al centro, si trovano due snelle gugliette a pianta ottagonale, mentre alla sommità dell'arco, sopra l'altorilievo di un angelo porta cartiglio, vi è una piccola statua marmorea raffigurante Cristo Pantocratore.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è a pianta basilicale, curiosamente trapezoidale con un deciso restringimento verso l'abside, divisa in tre navate da colonne sorreggenti sei archi ogivali per lato. Le colonne sono alternatamente in marmo bianco greco e rosso di Verona e dai capitelli dipinti e dorati nello stile trecentesco anch'essi di disegno alternato seguendo il colore dei fusti.

La navata centrale, illuminata, oltre che dalle finestre della facciata, anche da finestre a lunetta aperte nel Settecento, è coperta da un soffitto, tipicamente veneto, a carena di nave a profilo pentalobato[4] e cucito da travi rinforzate da barbacani a circa otto metri da terra.

All'interno della chiesa si nota la grande lastra tombale che copre le spoglie del doge Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, opera del 1694 di Antonio Gaspari e Filippo Parodi.

Sopra il portale in controfacciata si trova il maestoso Cenotafio di Domenico Contarini, generale veneziano morto dopo il 1533, che fu eretto dai discendenti solo nel 1650. Esso, situato tra il portale ed il rosone, si può suddividere in tre fasce orizzontali:

  • fascia inferiore: epitaffio del condottiero;
  • fascia mediana: all'interno di una nicchia con arco a tutto sesto si trova la statua equestre bronzea del Contarini (al lato, invece, il busto del fratello Angelo, Procuratore di San Marco, come si legge nella lapide.);
  • fascia superiore: timpano.

Sul lato sinistro della porta d'ingresso il monumento funerario del senatore veneziano Antonio Zorzi, morto nel 1588. Il busto è della scuola di Alessandro Vittoria.

L'abside poligonale, che è anche un ponte sotto al quale scorre un rio navigabile, è chiusa da una transenna marmorea sotto la quale si trova l'altar maggiore.

Nella navata di sinistra è collocato il monumento funebre del celebre condottiero Bartolomeo d'Alviano[5], morto a Ghedi nel 1515 e qui trasportato dai suoi soldati.

La sagrestia ospita quattro tele di Jacopo Tintoretto: Resurrezione, l'Ultima Cena, Cristo lava i piedi agli apostoli e l'Orazione nell'orto. Altro grande artista presente in questo stesso spazio è Antonio Vivarini con due notevoli opere: San Nicola di Bari e San Lorenzo martire. È presente anche la tela di Pomponio Amalteo con la raffigurazione del Battesimo di Cristo.

Nel chiostro delle sculture spicca la stele funeraria a ricordo di Giovanni Falier opera del 1808 di Antonio Canova.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della chiesa, alto 66 m, di impianto tardorinascimentale con cella a tre archi e sovrastato da un tamburo ottagonale, è caratterizzato da un'accentuata pendenza, che, pur non presentando particolari rischi, viene comunque continuamente monitorata. Nel 1904 venne consolidato dall'ingegnere Crescentino Caselli.

Campane[modifica | modifica wikitesto]

Il pendente campanile ospita un concerto di 4 campane elettrificate, di cui le 3 maggiori a battaglio cadente fuse dalla De Poli negli anni 20-30 (la mezzana è stata rifusa intorno agli anni 90, e la vecchia è conservata in chiesa, assieme a quella della vicina ex Chiesa di San Vidal, fusa da Salvatore da Venezia nel 1417); e il campanello a slancio, fuso nel 1753 dal fonditore locale Alberghetti Sigismondo: I: Re3 II: Mi3 III: Fa#3 IV: (campanello) Re#4 calante

Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Si conserva il corpo di santo Stefano protomartire.

Particolarità:

Sotto l'altare della chiesa passa un canale, navigabile solo con bassa marea.

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Dalla porta della navata di sinistra si accede al chiostro, risalente al 1529 e progettato dallo Scarpagnino dopo un precedente incendio.

Al centro vi è una vera da pozzo ed è cinto tutto intorno da un portico con colonne ioniche architravate; le facciate erano state affrescate dal Pordenone con scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Tre di questi, staccati dalla parete ovest, sono ora conservati alla Galleria Giorgio Franchetti presso la Ca' d'Oro e sono:

  • Cacciata di Adamo ed Eva;
  • Cristo e la Samaritana;
  • Cristo e la Maddalena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guide d'Italia (serie Guide Rosse) - Venezia - Touring Club Italiano - pp. 318–321 - ISBN 978-88-365-4347-2
  • Gli agostiniani a Venezia e la chiesa di S.Stefano: Atti della giornata di studio nel V centenario della dedicazione della chiesa di Santo Stefano, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1997, ISBN 88-86166-45-1.1
  • Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, Filippi, 1979.
  • Gino Bortolan, Le chiese del Patriarcato di Venezia, Venezia, 1975.
  • Ennio Concina e Elisabetta Molteni, Le chiese di Venezia: l'arte e la storia, Udine, Magnus, 1995.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.
  • Guido Perocco e Antonio Salvadori, Civiltà di Venezia, Venezia, Stamperia di Venezia, 1976.

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