Cattedrale di San Vigilio

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Cattedrale Metropolitana di San Vigilio
Facciata duomo trento.JPG
Facciata occidentale. Sulla destra si notano i segni del campanile meridionale, non ultimato.
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
LocalitàTrento-Stemma.png Trento
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareVigilio di Trento
Arcidiocesi Trento
Consacrazione1321
ArchitettoAdamo d'Arogno
Stile architettonicoRomanico
Inizio costruzione1212
Completamento1321

Coordinate: 46°04′01.26″N 11°07′16.99″E / 46.067017°N 11.121385°E46.067017; 11.121385

Lato settentrionale della cattedrale, con la fontana del Nettuno
Lato orientale della cattedrale. Da sinistra: il transetto meridionale, l'abside, il Castelletto del Vescovo con il campanile di san Romedio e, a destra, la Torre Civica
Il campanile di san Romedio ed il Castelletto del Vescovo sul lato orientale

La cattedrale di San Vigilio è situata in piazza del Duomo a Trento. Nel marzo del 1913 papa Pio X la elevò al rango di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica paleocristiana di San Vigilio.

È la principale chiesa cittadina ed è stata edificata sull'area in cui era originariamente presente un antico tempio dedicato a san Vigilio, da cui prende il nome e che è il patrono della città[2]. Alla morte di san Vigilio si rese necessaria la costruzione di una basilica sulla sua tomba, scavi recenti hanno evidenziato la presenza di un'antica costruzione ad un'unica navata di 14 × 45 m. È comunque da ricordare che molto probabilmente, prima della morte del santo, fosse presente una chiesa, costruita secondo i modelli padani, ossia con aula unica e abside semicircolare rivolta verso est. Questa antica basilica era stata costruita fuori dalle mura perché fungeva da chiesa cimiteriale, infatti qui sono stati sepolti san Vigilio ed i tre martiri anaunensi Sisinnio, Martirio ed Alessandro.

Il principe vescovo Uldarico II (1022-1055) iniziò la costruzione del palazzo vescovile e la riedificazione della cattedrale. Quest'ultima aveva tre navate, con pilastri impostati su blocchi di base provenienti da resti romani ed è romana e semi greca, inoltre si iniziò anche la costruzione di una cripta. Altemanno (1124-1149) proseguì la costruzione della cripta (che esiste tuttora) che verrà consacrata nel 1145. Ma se con Uldarico II la costruzione procedeva riadattando e utilizzando i resti romani, con Altemanno vennero aperte nuove cave, facendo così cessare la dipendenza dai resti classici.

Il vescovo Federico Vanga (1207-1218) decise di ricostruire interamente il duomo dalle fondamenta, affidando il progetto alle maestranze comacine guidate da Adamo d'Arogno, come attesta una lapide murata nel basamento dell'abside, che recita in latino come nell'anno 1212, alla presenza del Vescovo Federico Vanga, il maestro della diocesi di Como Adamo d'Arogno, incominciò e fabbricò questa chiesa poi conclusa dai suoi figli e nipoti. La costruzione iniziò nel 1212, ma alla morte del Vanga in Terrasanta i lavori andarono in crisi. Il progetto di Federico Vanga venne comunque sostanzialmente rispettato dai suoi successori che ne proseguirono la costruzione, mantenendone i caratteri principali stabiliti nel progetto, ovvero:

  • Tre navate scompartite da colonne a fascio
  • Transetto sporgente munito di tiburio
  • Navata maggiore terminante ad est della crociera con un presbiterio molto profondo e con un'abside semicircolare
  • Due campanili in facciata, ne fu ultimato solo uno. Questo si può notare dalla facciata, che risulta incompleta dove doveva sorgere il secondo campanile, e dall'interno con una scala che si ferma alle mura; ciò dà alla facciata un aspetto asimmetrico (nella chiesa della SS. Trinità in via S.Trinità, è visibile un'incisione di entrambi i campanili, ai piedi di un altare laterale).
  • Porta laterale a nord dotata di protiro
  • Capitelli a forma di bocciolo

Nel 1236 morì il maestro Adamo d'Arogno a cui successe il figlio Enrico di Fono d'Arogno, nel frattempo i fondi cominciarono a mancare e quindi il cantiere procedette a rilento.

Alla fine del Duecento il transetto settentrionale venne ornato con un rosone detto ruota della fortuna per il motivo iconografico rappresentato. Il tema è un topos dell'arte medioevale, rappresentato anche sui rosoni di San Zeno a Verona e della cattedrale di Ruvo di Puglia. Fra le sue celebri rappresentazioni miniate si ricorda l'Hortus deliciarum di Herrard von Landsberg del 1175. L'intero rosone rappresenta una ruota con dodici raggi, costituiti dalle esili colonnine che terminano con capitelli vegetali, che terminano con archi che intersecandosi suddividono l'apertura in dodici petali. Al centro, sul fulcro della ruota, è rappresentata una figura coronata e vestita con una lunga tunica: la fortuna, che poggia le mani su un cerchio decorato a motivi vegetali, probabilmente la vite simbolo della Vita. Al di sopra, un re, riconoscibile dalla corona, leva al cielo due coppe, mentre lungo tutta la ruota, che gira in senso antiorario, sono rappresentate le dodici figure che scendono e risalgono a seconda del girare della sorte benigna o avversa.

Il rosone con la Ruota della Fortuna

Tra il 1305 e il 1307, Egidio da Campione diresse i lavori realizzando il fianco meridionale del duomo e la parte inferiore dei campanili. Nel 1321 il figlio di Egidio, Bonino da Campione, realizzò il rosone sulla facciata e aggiunse elementi ormai gotici.

Al di sotto del rosone si allunga il protiro della Porta del Vescovo, mentre a sinistra, una nicchia ospita la Madonna degli Annegati, copia dell'originale duecentesco spostato all'interno della chiesa, così chiamata per l'antica usanza di porre ai suoi piedi i cadaveri recuperati dalle acque dei fiumi. Nella lunetta del portale, il Cristo pantocratore con i simboli degli evangelisti, duecentesco, mostra ancora tracce dell'originaria decorazione policroma. Il portale fu restaurato all'epoca del Principe Vescovo Bernardo Clesio, che vi fece aggiungere il proprio stemma, le sette verghe legate in un fascio. Sempre sotto Bernardo Clesio, Lucio da Como innalzò la cupola. Il 4 febbraio 1508 venne incoronato al Duomo l'imperatore Massimiliano d'Asburgo che trasferì ad Innsbruck la sua residenza ufficiale nel Tirolo.[3]

La chiesa dal 1545 al 1563 ospitò il Concilio di Trento.

Nel 1682 ad opera di Giuseppe Alberti venne realizzata la Cappella del Crocefisso, una struttura barocca inserita nelle forme quasi totalmente romaniche, mentre nel 1739 venne realizzato il baldacchino dell'altare maggiore d'inspirazione berniniana, demolendo il precedente altare romanico.

Campane[modifica | modifica wikitesto]

Sul campanile è installato un pregevole concerto di 8 campane in Lab2 che copre l'intera ottava della scala diatonica maggiore. Sei di queste furono fuse nel 1920 dalla fonderia Luigi Colbacchini di Trento e donate dalla città di Mantova, sono precisamente le attuali prima, seconda, terza, quinta, sesta ed ottava campana (Lab2-Sib2-Do3-Mib3-Fa3-Lab3).

A queste furono aggiunte altre due campane nel 1955 fuse dalla fonderia di Luigi Cavadini di Verona. Queste campane furono realizzate per inserire il quarto ed il settimo grado "mancanti" per il completamento della scala diatonica maggiore.

Le campane della vicina chiesa di S.Maria Maggiore furono costruite un anno dopo le campane della cattedrale ed infatti i due concerti, realizzati anche dalla stessa fonderia, sono fatti per suonare assieme in armonia.

Il "plenum" ovvero il suono di tutte le campane è riservato solamente nelle festività maggiori.

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Una colonna annodata, ofitica, fa bella mostra di sé nel protiro meridionale nel transetto del Duomo, la cui strana foggia potrebbe indicare la teologia della trinità (Padre e Figlio legati dallo Spirito).[4] Da notare che alla base della colonnina di destra vi sono due fanciulli, che secondo la leggenda sarebbero i figli dell'architetto Adamo d'Arogno, i figli di Adamo, che continuarono la costruzione dopo la morte del padre.

Sulla parete nord del duomo, nei pressi della Sacrestia, è affrescata la leggenda di S.Giuliano laddove si erge un pulpito, lasciato vuoto apposta, a mezz'aria per enfatizzare la presenza del Padre (Gv 1,18; Gv 6,46; 1Gv4,12) che nessuno può vedere ma che tutti possono percepire. San Giuliano, il patrono della Val Rendena, si sarebbe fatto eremita per espiare una pena di parricidio dopo che aveva confuso i propri genitori con dei ladri. L'affresco è opera di Monte di Bologna.

Alle spalle del Duomo (el drio del dom) c'è una statua di S. Vigilio di Eraldo Fozzer che originariamente era stata prevista per il Palazzo delle Poste e che all'ultimo istante fu sostituita da quella di S. Cristoforo. La statua, curiosamente, non rispetta l'iconografica degli zoccoli (sgalmere) tramite i quali il santo subì il martirio.

Il Duomo sarebbe collegato al Palazzo delle Albere tramite un condotto sotterraneo, per permettere al cardinale Madruzzo di sfuggire alle lamentazioni del popolo di fedeli.[5]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catholic.org – Basilicas in Italy
  2. ^ Vigilio (387 - 400) è stato uno dei primi vescovi cittadini di cui si abbia notizia. All'epoca la diocesi trentina dipendeva da quella di Aquileia, ma è da notare che Vigilio strinse rapporti di amicizia e collaborazione con sant'Ambrogio, vescovo di Milano, uno dei padri della Chiesa. Con Vigilio ebbe inizio l'evangelizzazione delle valli trentine.
  3. ^ "Cosi s'incoronò Massimiliano" Il Trentino online del 3 febbraio 2008
  4. ^ Cfr. un'analoga colonna nel pulpito della Pieve di San Pietro a Gropina.
  5. ^ Mauro Neri, Passaggi segreti, in Mille leggende del Trentino. Secondo volume: valle dell'Adige e Trentino meridionale., Trento, Panorama, ottobre 1996, pp. 53-54.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Trento. Città del Concilio. Ambiente, storia e arte di Trento e dintorni, Aldo Gorfer, 2003, Editore Arca

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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