Castello di Montechiaro (Rivergaro)

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Castello di Montechiaro
Castello Montechiaro2.jpg
Castello di Montechiaro visto da Rallio
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
CittàRivergaro
Coordinate44°52′43″N 9°33′58″E / 44.878611°N 9.566111°E44.878611; 9.566111Coordinate: 44°52′43″N 9°33′58″E / 44.878611°N 9.566111°E44.878611; 9.566111
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Montechiaro (Rivergaro)
Informazioni generali
CostruzioneXI secolo-XIV secolo
Primo proprietarioFamiglia Malaspina
Condizione attualerestaurato
Proprietario attualePrivato
Visitabileno
  • Il castello di Montechiaro
  • G. Casati Il castello di Montechiaro nel piacentino Piacenza 1960
  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967
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Il castello di Montechiaro è un imponente complesso fortificato che si trova nel comune di Rivergaro in località Montechiaro, in provincia di Piacenza.

Posto sui primi rilievi collinari dell'Appennino ligure domina la val Trebbia. Con lo scomparso castello di Rivergaro, che si trovava poco più a valle, e con i castelli di Statto e di Rivalta, posti sull'altro lato del fiume, formava un quadrilatero difensivo che controllava il caminus Genue la strada che da Piacenza portava a Genova mettendo in comunicazione la pianura padana con il mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Citato come castrum Raglii negli annali piacentini col nome dalla vicina frazione Rallio. La parte più antica della costruzione, la torre, come testimoniano particolari architettonici, sembra risalire all'XI secolo quando era caposaldo, verso la pianura, della famiglia Malaspina. Fu distrutto nel 1234 dai polari piacentini che lo assaltarono, come quelli di Rivergaro e Pigazzano, poiché vi si erano rifugiati i nobili fuggiti dalla città di Piacenza.[1] Rimase sicuro rifugio dei Ghibellini dal 1312 passando dai Malaspina ai Quattrocchi, da loro agli Anguissola, che resistendo agli assalti dei Fulgosio che volevano impadronirsene. Gli Anguissola, che ne mantennero il possesso per tre secoli, lo cedettero nel 1652 al letterato Bernardo Morando, che cercò di avviare nei primi anni del Settecento lo sfruttamento dell'olio di sasso, affioramento di una vena petrolifera nei pressi di Rallio. Venne ampliato nel XIV secolo e rimaneggiato per adattarlo alle esigenze di una residenza signorile nel corso del 1770. Passò poi ai Casati, agli Schippisi e dal 1990 è di proprietà di Salomone Gattegno che lo ha restaurato.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La sua struttura si discosta da quella tradizionale degli altri castelli della provincia di Piacenza che vede le costruzioni organizzarsi intorno ad un cortile. In questo caso il cuore del castello è il mastio, un torrione a base quadrata coronato da merli ghibellini posto al centro del complesso. Il torrione è strettamente circondato da una cinta muraria che ha forma di esagono irregolare, alta una quindicina di metri e coronata dal cammino di ronda, a cui si addossano gli edifici. Vi è una seconda cinta muraria più bassa, di forma ellittica, che racchiude da vicino la prima, dotata di un unico ingresso sul lato sud-ovest un tempo dotato di ponte levatoio. La terza cinta, molto più bassa e ben distanziata dalla seconda, è parzialmente diroccata e si snoda con perimetro poligonale che segue la forma della cima della collina.

Alcuni particolari costruttivi rimandano a maestranze della Lunigiana, che era il cuore dei domini dei Malaspina. Nei saloni vi sono tracce di affreschi con gli stemmi della famiglia Anguissola e un camino con lo stemma dei Morandi. La prigione, in un sotterraneo, porta ancora sulle pareti graffiti con disegni e un Ave Regina incisi dai prigionieri.

Benvegnu[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione del benvegnù

Su un bassorilievo, noto come il benvegnu, si vedono i proprietari del castello che accolgono gli ospiti con questa dicitura:

«Signori vu sie tuti gi ben vegnù e zesscun ghe verà serà ben vegnù e ben recevù»

Oggi è custodito al museo civico di Piacenza, la scritta è un'importante testimonianza in lingua volgare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annali piacentini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Andrea Corna, Castelli e rocche del Piacentino, Unione Tip. Piacentina, Piacenza, 1913
  • G. Casati Il castello di Montechiaro nel piacentino Piacenza 1960
  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967

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