Duomo di Messina

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Coordinate: 38°11′31.416″N 15°33′18″E / 38.19206°N 15.555°E38.19206; 15.555

Basilica cattedrale protometropolitana di Santa Maria Assunta
Messina duomo 2.JPG
La facciata e il campanile
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Messina-Stemma.png Messina
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Consacrazione 1197, 1908, 1947
Stile architettonico gotico, barocco, neogotico
Sito web Dal Sito della Diocesi

Il duomo di Messina, intitolato alla Madonna Assunta, è la basilica cattedrale protometropolitana dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Sorge in pieno centro storico di Messina, dove prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia piazza del Duomo. Nel giugno del 1947 papa Pio XII l'ha elevato alla dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il duomo prima del terremoto del 1783
Il duomo dopo il terremoto del 1783
Interni del duomo. L'apostolato del Montorsoli prima dei bombardamenti anglo-americani del 1943
Lapide di Costanza d'Altavilla (1198).

Il Tempio è dedicato a Dio col titolo di Nostra Signora Assunta in cielo altrimenti noto fino al Cinquecento come «Chiesa di Santa Maria la Nuova».

Periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio protometropolitano è edificato durante l'Impero di Giustiniano I per opera di Belisario nell'anno 535.

Periodo arabo[modifica | modifica wikitesto]

Durante i circa due secoli di dominazione araba la costruzione è miseramente devastata, verosimilmente per essere trasformata in moschea, così come accade per la Cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Palermo. Il titolo e la cattedra vescovile, in questo lungo frangente temporale, sono trasferiti alla Chiesa di San Nicolò all'Arcivescovado e condivisi sino alla riconsacrazione del 1197.

Periodo normanno[modifica | modifica wikitesto]

Dopo svariati tentativi successivi al 1060, nel 1072 il normanno gran conte Ruggero conquista la città e restituisce la chiesa al culto cristiano avviando di fatto l'inizio della completa riconquista Normanna della Sicilia sottraendola al dominio arabo. La chiesa è sommariamente ricostruita dal «miserabile stato» in cui versava dopo la profanazione e i guasti apportati dai Saraceni, come risulta da privilegio reale di rifondazione del 1096.

Il ritorno alla sovranità di matrice cattolica costituisce l'impulso per l'edificazione e il potenziamento di una serie di splendide cattedrali normanne in Sicilia, successivamente e ripetutamente rimaneggiate, rimodulate per eventi posteriori, prevalentemente di carattere sismico.

Periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

La solenne riconsacrazione avviene il 22 settembre 1197, operata dall'arcivescovo Bernardo di Masio, presenti l'imperatore Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, e la regina Costanza d'Altavilla ultima principessa normanna, a lui andata in sposa portando in dote il Regno di Sicilia. Le strutture originarie del sacro edificio, lungo il corso dei secoli, sono state oggetto di frequentissime trasformazioni, talora con l'aggiunta di elementi architettonici e decorativi che indulgevano al gusto del tempo. Ciò fu dovuto quasi sempre alle ferite inflitte da disastrosi eventi, soprattutto da terremoti, e alla conseguente necessità di ricostruire in tutto o in parte. Una successiva distruzione avviene nel 1254, provocata da un furioso incendio durante i funerali di Corrado IV di Svevia. Con l'arcivescovo Guidotto de Abbiate ha inizio un periodo di lento ma, continuo arricchimento che durò sino a tutto il '500.

Periodo aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Sono introdotti elementi decorativi di grande rilievo, quali i mosaici, le decorazioni del soffitto, gli splendidi portali, il rivestimento marmoreo della facciata, l'imponente complesso dell'apostolato, il cui autore, Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti, costruì contemporaneamente alla splendida fontana di Orione che si ammira in piazza del Duomo.

Periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Il fiorire del barocco determina la sovrapposizione di elementi che deturpano la nobiltà e semplicità delle linee: stucchi, cornici, putti, festoni, un'infinità di altari, giungendo persino a trasformare gli archi ogivali in arcate romaniche.

Breve sunto estratto dalla relazione circa la sacra regia visita di monsignor Giovanni Angelo de Ciocchis a Messina. Tra il 1741 e il 1743 l'incaricato regio compie per conto del sovrano di Sicilia Carlo III di Spagna una ricognizione generale di benefici e beni religiosi soggetti a patronato regio, all'interno dell'intero territorio siciliano e contemplati nella raccolta di atti e documenti denominati "Acta e Monumenta".[2] Il condensato permette di riscoprire particolari dimenticati, quali sepolture, opere e manufatti, disposizioni di altari e patrocinio di santi, dei quali si è persa la memoria.

«La fabbrica quasi nel centro della città distaccata da tutti i lati, forma un'isola con una spaziosa piazza lastricata di marmi e con un campanile anche esso isolato di altezza considerevole. Il tempio si estende in forma di croce, guarda quasi l'oriente giusto l'uso della primitiva chiesa, si accede mediate sette ampie porte, tre nella facciata e quattro nei prospetti laterali. Il pavimento è costituito da marmi con motivi d'arabeschi, le navate sono divise da due file di colonne di granito d'Egitto.

All'interno si contano ventitré altari, il maggiore è dedicato alla Vergine della Sacra Lettera Patrona principale della città e della diocesi con una cappella tutta di rame dorato e con pietre preziose incastonate. L'altare maggiore costituisce la sontuosa macchina che s'innalza con la sacra immagine di Nostra Signora della Lettera.

Il coro con due ordini: il superiore per i dignitari e i canonici, l'inferiore per i ministri e officiali di minor gerarchia. Nel coro sono presenti tre sepolcri reali, uno è dell'Imperatore Corrado IV di Svevia Re di Sicilia morto nell'anno 1254. Uno della regina Antonia del Balzo moglie di Federico IV di Sicilia, il terzo è d'Alfonso II Re di Napoli.

Absidi minori del transetto:

Nel titolo: a destra la "Cappella di nostra Signora Addolorata" sotto titolo della Pace comunemente detta della Pietà. A sinistra la "Cappella di nostro Signore Crocifisso". A seguire:

Sotto la tribuna vi è una cripta sostenuta con buone colonne, il tetto ornato con gusto. Vi sono in esso tre altari: il maggiore è dedicato a Dio col titolo di Nostra Signora della Sacra Lettera, a destra l'altare di Gesù Crocifisso, a sinistra l'altare di San Paolo apostolo.

Sacrestie:

  • Al lato destro vi è una gran sacrestia fabbricata dall'arcivescovo Francesco Alvarez, segue l'altra sacrestia capitolare in cui vi è un piccolo altare con la rappresentazione dell'Adorazione dei Santi Re Magi.
  • Al lato sinistro vi è l'antica sacrestia con la "Cappella di Santa Lucia vergine e martire" adibita alla custodia di quanto prezioso esista in chiesa, per questo denominata del "Tesoro"».

Dopo il terremoto della Calabria meridionale del 1783 fu persino modificata la struttura per il gusto di sovrapporre una cupola lignea all'incrocio della navata col transetto. Fu demolito il campanile e furono affiancate due torri neogotiche alle absidi.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

All'alba del 28 dicembre 1908, alle prime scosse del terremoto di Messina, l'edificio crollò quasi completamente. La ricostruzione, operata negli anni venti, riportò il tempio alle linee originarie. Grazie a pazienti opere di restauro fu possibile recuperare quasi tutte le opere d'arte.

Una nuova distruzione e per certi aspetti più grave, la causarono gli eventi bellici. La notte del 13 giugno 1943 due spezzoni incendiari sganciati nel corso di un'incursione aerea alleata trasformarono in un rogo la cattedrale, inaugurata appena 13 anni prima: restarono solo le strutture perimetrali, mentre ciò che era stato recuperato dopo il terremoto fu quasi del tutto ridotto in cenere. Toccò all'Arcivescovo monsignore Angelo Paino, che aveva già fatto risorgere il tempio dalle macerie del terremoto, provvedere alla nuova ricostruzione. Il 13 agosto 1947 la Cattedrale è riaperta al culto e da papa Pio XII per essere insignita del titolo di basilica. Le statue, i marmi ed i mosaici sono quasi tutti pregevoli copie degli originali perduti. Nei cassettoni sono presenti dei dipinti opera di Salvatore Contino.

La mattina del 24 giugno 2011, in seguito ad una breve ma sentita cerimonia, l'antica lapide dell'imperatrice Costanza d'Altavilla, datata 1198 e conservata fino al 1908 nello stesso Duomo di Messina, è stata restituita alla Basilica Cattedrale ed esposta nei pressi del Trono Arcivescovile. Il suddetto monumento è realizzato in marmo di Paros ed è stato restaurato (2010) dal Prof. Ernesto Geraci del Museo regionale di Messina. L'antico marmo ha ritrovato una giusta riqualificazione in seguito alla sua riscoperta, avvenuta nel 2007 per opera di tre cultori di storia patria messinese, Daniele Espro, Daniele Rizzo ed Aurora Smeriglio.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della cattedrale è a salienti, sormontata da una merlatura. La parte inferiore è decorata a liste orizzontali di marmi policromi a tarsie, mentre la parte superiore è tutta in pietra, con tre monofore gotiche e un rosone, arricchiti da eleganti transenne. In corrispondenza delle tre navate si aprono altrettanti portali gotici. Il portale centrale del 1412 c. opera di Antonio Baboccio da Piperno è caratterizzato da una solida ed armonica impostazione di eleganti colonnine tortili con intrecci di motivi ornamentali e figure di santi, con ai due lati serie di edicole sovrapposte con statue di santi. Nell'architrave Cristo tra i quattro Evangelisti. Nella lunetta ogivale affrescata da Letterio Subba nel 1840 è posta una statua della "Vergine col Bambino" di Giovan Battista Mazzolo del 1534, sormontata dalla ricca cuspide decorata da un medaglione raffigurante l'"Incoronazione della Vergine", opera di Pietro de Bonitate del 1268. Le lunette dei portali laterali, invece, raffigurano San Placido e la Vergine Maria. I fianchi della cattedrale sono scanditi da una doppia fila di finestre a conci bicromi, mentre la merlatura e la leggera cornice, sostenuta da mensolette, conferiscono ritmo e coerenza a tutto l'insieme. Le strutture sono in cemento armato, con tamponamenti in mattoni.

Campanile ed orologio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campanile del duomo di Messina e Orologio astronomico di Messina.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale del duomo

Il sacro edificio ha pianta basilicale a tre navate, con transetto e tre absidi. Le dimensioni interne sono:

Lunghezza massima esterna : 92 m
Altezza navata centrale : 25 m
Altezza del transetto : 30 m
Altezza del campanile : 60 m
Altezza massima transetto : 39,60 m
Larghezza : 30,50 m

Le tre navate sono divise da due file di tredici colonne ciascuna[3], che sorreggono ampi archi a sesto acuto; i capitelli in cemento hanno varietà di stile e di forma e sono copia fedele di quelli che, per la maggior parte, andarono distrutti, mentre alcuni sono conservati nella spianata del Museo regionale di Messina.

Navate[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale è coperta da tetto realizzato con capriate lignee dipinte e decorate con figure geometriche e raffigurazioni di alcuni santi ripristinando il primitivo esempio altomedievale. A metà della sua lunghezza, sotto il colonnato di destra, è collocato il pulpito rifacimento dell'originale di fine '500 attribuito ad Andrea Calamech, la scultura è decorata da ricchi arabeschi alla base, sul pilastro e sul capitello vi sono realizzati i volti di eresiarchi, mentre nel riquadro della coppa sono presenti delle figure in rilievo.

Scorcio della navata destra con il complesso dell'Apostolato del Montorsoli

Le pareti delle navate laterali sono arricchite dalle Cappelle dell'Apostolato, una serie di dodici nicchie (sei per navata) contenenti altrettante statue raffiguranti gli Apostoli. Il complesso è ideato e in parte eseguito da Giovanni Angelo Montorsoli tra il XVI e il XVIII secolo.

Dopo l'intervento di restauro in seguito al rovinoso Terremoto di Messina del 1908, è totalmente distrutto dall'incendio causato dal devastante bombardamento angloamericano del giugno 1943 durante il secondo conflitto mondiale. Ricostruito negli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960, le statue sopra gli altari sono tutte di artisti contemporanei eccetto il "San Giovanni Battista".

La lunga teoria di pilastri paraste scanalati con capitelli corinzi sostiene un elaborato cornicione, ogni coppia delimita gli altari addossati alle arcate a tutto sesto corrispondenti a ciascuna luce fra colonne. A parte il personaggio biblico e qualche variazione di forme di tarsie e cromie di marmi, gli altari si presentano pressoché identici: la mensa con penisola e paliotto squadrato centrale, ai lati gli stemmi coronati della città di Messina, basamento sfaccettato con bassorilievi. La sopraelevazione è costituita da colonne scanalate e capitelli corinzi reggenti un architrave finemente scolpito con motivi floreali. Il tutto delimita la nicchia con decorazione a conchiglia simboleggiante il pellegrinaggio. L'architrave è sormontato da timpano spezzato ad arco con volute terminali verso l'interno. Costituisce stele intermedia bassorilievo raffigurante scena biblica, a sua volta sormontata da riccioli, volute e pinnacoli simmetrici con disco solare finale. Incassati sullo sviluppo del semiarco due altorilievi, pietra di volta con modanature e testa di putto alata.

La navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: vuota.
  • Seconda campata: vuota.
  • Quarta campata: ingresso laterale destro.
  • Undicesima campata: ingresso al vestibolo Museo del Tesoro. Portale della seconda metà del secolo XVI, ai lati due formelle provenienti dall'Apostolato raffiguranti "San Pietro che consegna il Vangelo a San Giacomo" e l'"Incredulità di San Tommaso". Di fronte, altro portale datato 1498, ai lati del quale sono presenti altre due formelle cinquecentesche provenienti dall'Apostolato, raffiguranti rispettivamente la "Caduta di San Paolo" e il "Martirio di San Giuda Taddeo".
  • Dodicesima campata: Ottavo altare dedicato all'"Assunta", statua di N. Richero. Dedicato all'Assunzione di Maria, rifacimento del primitivo altare commissionato dalla famiglia Spatafora, nella nicchia dell'ancona è collocata la statua della Vergine Assunta contornata da un fregio recante una serie di angeli osannanti.
  • Tredicesima campata: Addossato alla parete interna sinistra il "Monumento dei cinque Arcivescovi" del XV secolo, basamento in stile gotico con colonnine, archetti trilobati, capitelli fitoformi e fregi. Sacello eretto per ospitare il corpo dell'arcivescovo Iacopo Tudeschi.


Galleria dell'Apostolato navata destra

Visione e ordine dall'abside al prospetto principale

La navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella del Battistero
  • Prima campata: vuota.
  • Seconda campata: vuota.
  • Undicesima campata: ingresso laterale sinistro e sagrestia. La "Cappella dei Canonici" presenta un altare con bassorilievo marmoreo del 1593 attribuito a Giovan Battista Mazzolo, sulla parete destra, il ritratto di fra' Gregorio, opera di Adolfo Romano.
  • Dodicesima campata: Altare del "Redentore" o del "Cristo Risorto". In posizione speculare rispetto all'altare dell'Assunta vi è quello del Cristo Risorto, ricostruzione di un altare del 1592 dominata dalla statua del "Cristo Benedicente". Sulla sinistra è posizionato un bassorilievo raffigurante "San Girolamo penitente" attribuito a Domenico Gagini.

A sinistra il busto di Monsignor Giovanni Retana e due putti testimonianza del monumento funebre composto da Rinaldo Bonanno.


Galleria dell'Apostolato navata sinistra

Visione e ordine dal prospetto principale all'abside

Abside e transetto destro[modifica | modifica wikitesto]

Absidiola di San Placido

Nel tratto del transetto in prossimità dell'abside laterale destra si trova il monumento funerario dell'arcivescovo Guidotto de Abbiate, insigne opera del senese Goro di Gregorio del 1333; di particolare interesse sono i quattro pannelli a rilievo con influssi di scuola pisana, da sinistra: "Annunciazione", "Natività", "Flagellazione", "Crocifissione". Di fronte ad esso, dietro la consolle dell'organo è collocato il monumento dell'arcivescovo monsignore Richard Palmer proveniente dalla cattedrale di San Nicolò all'Arcivescovado, la cui lastra tombale, di gusto bizantino, fu scolpita nel 1195.

L'abside, dedicata a san Placido, compatrono della città, contiene l'altare e il ciborio rifatti a imitazione di quelli barocchi, con putti bronzei del fiorentino Innocenzo Mangani del XVII secolo. Nel catino vi è il mosaico restaurato raffigurante san Giovanni evangelista fra i santi Nicola e Mena di Costantinopoli e le figure di re Ludovico d'Aragona e del suo tutore Giovanni d'Aragona duca di Randazzo.

Abside e transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

Nella testata del transetto sinistro, sotto la cantoria, vi sono tre monumenti funebri: al centro quello dell'arcivescovo Antonio La Lignamine (XVI secolo), o Cappella della Pietà, opera di Antonello Gagini e Giovan Battista Mazzolo, con scene della Passione; a destra il moderno monumento dell'arcivescovo Francesco Fasola (XX secolo), con al centro la sua immagine in uno scudo bronzeo; a sinistra quello dell'Arcivescovo mons. Biagio Proto (XVII secolo). Sul pilastro in prossimità della navata centrale trova collocazione, invece, il monumento funerario dell'arcivescovo mons. Pietro Bellorado (opera di Giovan Battista Mazzolo del 1513), con la raffigurazione delle Virtù teologali in tre nicchie. Di fronte ad esso vi è quello dell'arcivescovo mons. Angelo Paino (morto nel 1967), opera di M. Lucerna e di A. Indelicato.

L'abside maggiore

L'abside assume la funzione di cappella del Santissimo Sacramento e delle Reliquie. Accoglie un ciborio e l'altare rifatti su disegno di quelli barocchi opera di Jacopo Del Duca e un grande mosaico originale del XIV secolo[4] di palese gusto bizantino-senese con le figure della Vergine Theotókos, le sante Agata e Lucia con gli arcangeli Michele e Gabriele, sotto la cui protezione si genuflettono le regine Eleonora d'Angiò ed Elisabetta di Carinzia.

E' l'unico mosaico del duomo sopravvissuto alle varie distruzioni. Nel sottarco sono raffigurate otto sante vergini. L'abside presenta una ricca decorazione a stucco, realizzata nel XVI secolo su disegno di Jacopo del Duca. Sopra la fascia del basamento angeli a tutto tondo reggono canestri di frutta, al livello superiore tondi marmorei racchiudono busti a rilievo di Profeti e di Evangelisti. Dietro l'altare settecentesco si trova la Cappella delle sante reliquie.

Abside maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside maggiore è introdotta da una bella gradinata marmorea ad intarsio. L'altar maggiore, anch'esso riccamente intarsiato, è sormontato da un baldacchino in rame dorato (iniziato nel 1628 su progetto di Simone Gullì) particolarmente sontuoso per la ricchezza di elementi ornamentali (festoni, volute, raggiere e nimbi). In una elegante cornice al centro vi è l'immagine della Madonna della Lettera (patrona della città) di Adolfo Romano in sostituzione dell'antica e venerata ma, distrutta, icona lignea realizzata secondo tradizione dall'evangelista San Luca, ricoperta da una preziosa "manta" argentea, che viene sostituita da quella preziosissima d'oro e pietre preziose nelle ricorrenze festive opera seicentesca di Innocenzo Mangani.

Il mosaico (l'originale era del XIV secolo) sia per l'impostazione iconografica, sia per il cromatismo riporta allo stile bizantino mediato attraverso la lezione senese; bella e solenne la figura di Cristo in trono fra gli arcangeli Michele e Gabriele, in senso orario da destra: la figura della Vergine Maria, dell'Imperatore Federico III d'Aragona, dell'arcivescovo Guidotto De Abbiate, del re Pietro II di Sicilia e di San Giovanni Battista. Il Mosaico del "Pantocratore", bozzetto e progetto dell'artista Giulio Aristide Sartorio del 1930. Eseguito alla morte dell'autore dall'artista Plinio Missina è ispirata alla figura del "Salvator Mundi" dipinta da Antonello da Messina nel 1465 - 1475 ed oggi conservata alla National Gallery di Londra.

Nell'altare "coram populo" è inglobato un prezioso paliotto d'argento lavorato a bulino, eseguito nel 1701 da Pietro e Francesco Juvarra, rispettivamente padre e fratello del grande architetto Filippo Juvarra. Esso raffigura la Madonna nell'atto di consegnare la Lettera agli Ambasciatori messinesi; ai due lati, fastose figure simboliche della Fede e della Fortezza contornate da fregi, cornici di bronzo dorato e puttini a tutto tondo. L'opera, autentico capolavoro d'oreficeria, testimonia l'alto livello di abilità e di dignità artistica raggiunto dagli argentieri messinesi, fra i più celebrati in Europa a cavallo del XVI e XVII secolo.

Sulla destra, sotto l'arco trionfale, vi è la grande cattedra, preceduta da un'ampia scalinata.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo della cattedrale è il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del duomo di Milano), uno dei più grandi in Europa[5], con 5 tastiere, 170 registri, 16.000 canne. È opera della ditta Tamburini di Crema del 1948 e ne sostituisce un altro, costruito dalla stessa ditta nel 1930, andato perduto durante i bombardamenti del 1943[6]. La ditta "OSL s.n.c." di Messina sta effettuando la manutenzione dell'organo e la pulitura delle canne. Le canne sono collocate in 6 distinti corpi:

  • l'Organo Positivo (I tastiera) nel transetto di sinistra sopra la cantoria di destra;
  • il Grand'Organo e il Recitativo Espressivo (II e III tastiera) sulla cantoria del transetto di destra;
  • l'Organo Corale (II tastiera) dietro l'altar maggiore, nell'abside centrale;
  • l'Organo Solo (IV tastiera) nell'intercapedine sopra l'arco trionfale, con canneti sia sulla navata centrale, sia sul transetto;
  • l'Organo Eco (V tastiera) sopra una cantoria in controfacciata;
  • il Pedale è suddiviso fra il corpo del Grand'Organo e un corpo a parte, sulla cantoria di sinistra del transetto sinistro;

La consolle, con cinque tastiere e pedaliera concavo-radiale è generalmente collocata nel transetto destro, in prossimità dell'altar maggiore post-conciliare[7] Di seguito la disposizione fonica[8]

Prima tastiera - Positivo
Quintante 16'
Principale forte 8'
Principale dolce 8'
Ottava forte 4'
Ottava dolce 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 7 file
Flauto 8'
Corno di notte 8'
Flauto a camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flagioletto 2'
Flauto XVII 1.1/5'
Flautino in XIX 1.1/3'
Piccolo 1'
Flauto celeste 8'
Dulciana 8'
Gamba 8'
Unda maris 8'
Clarinetto 8'
Fagotto 16'
Tromba armonica 8'
Tromba armonica 4'
Arpa
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Bordone 16'
Principale 16'
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Ottava forte 4'
Principale 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava dolce 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno I 5 file
Ripieno II 7 file
Ripieno III 9 file
Terza 1.3/5'
Sesquialtera
Voce umana 8'
Flauto traverso 8'
Bordone 8'
Flauto 4'
Ottavino 2'
Cornetto Combinato
Dolce 8'
Fugara 4'
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Tuba 8'
Tuba 4'
Seconda tastiera - Corale
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Ottava dolce 4'
Ripieno 5 file
Bordone 8'
Salicionale 8'
Bordone 16'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Principale violino 8'
Ottava forte 4'
Bordone 16'
Principale violone 16'
Principale 8'
Eufonio 8'
Ottava dolce 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file
Flauto armonico 8'
Flauto ottaviante 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Flautino 2'
Cornetto 3 file
Salicionale 8'
Viola 8'
Voce celeste 8'
Concerto viole 5 file 8'
Oboe 8'
Tromba armonica 4'
Voce corale 8'
Cromorno 8'
Corno armonico 16'
Tromba armonica 8'
Tuba 8'
Quarta tastiera - Solo
Principale 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Gran ripieno 6 file
Flauto 16'
Flauto a camino 8'
Corno dolce 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Gran cornetto 5 file
Viola d'orchestra 8'
Coro violini 8'
Corno inglese 8'
Corno d'orchestra 8'
Principale stentor 8'
Gamba serafona 8'
Tibia major 8'
Tuba magna 8'
Tuba 16'
Tuba 8'
Tuba 4'
Arpa
Campane
Quinta tastiera - Eco
Principale diapason 8'
Clarabella 8'
Corno camoscio 8'
Flauto d'eco 4'
Nasardo 2.2/3'
Dulciana 8'
Eolina 8'
Eolina 4'
Armonia eterea 5 file
Voce eterea 8'
Concerto violini 5 file 8'
Cornamusa 8'
Voce angelica 8'
Tremolo
Arpa
Campane
Pedale
Gravissima 64'
Contrabbasso 32'
Contrabbasso 16'
Basso 8'
Ottava 4'
Superottava 2'
Contrabbasso forte 16'
Gran quinta 10.2/3'
Basso forte 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava forte 4'
Ottavina 2'
Subbasso 32'
Subbasso 16'
Bordone dolce 16'
Bordone 8'
Bordone dolce 8'
Flauto 8'
Flauto 4'
Flauto 2'
Gran cornetto grave 5 file
Ripieno 4 file
Violone 16'
Armonica 16'
Principale 16'
Viola dolce 8'
Violoncello 8'
Bombarda 32'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Tromba 4'
Tuba profonda 16'
Tuba 8'
Tuba 4'
Fagotto 16'
Fagotto 8'
Bombardino 8'
Campane
Pedale Eco
Bordone d'eco 16'
Bordone d'eco 8'

Tesoro del duomo[modifica | modifica wikitesto]

Particolare degli spazi espositivi del tesoro

Il tesoro del duomo di Messina, custodito ed esposto nel corpo aggiunto sulla fiancata Sud del tempio, è una ricchissima raccolta di preziosi oggetti di culto appartenuti alla cattedrale sin dal Medioevo, in massima parte argenteria opera della rinomata scuola orafa messinese.

Il pezzo più prezioso del tesoro è la cosiddetta "Manta d'oro". Essa si richiama all'uso molto comune in Oriente e in Russia di coprire le immagini sacre con vesti di argento e d'oro, in modo da lasciare scoperti soltanto il viso e le mani. La Manta d'oro, adoperata soltanto nelle grandi feste, è opera dell'orafo fiorentino Innocenzo Mangani, che la eseguì per incarico del Senato messinese completandola nel 1668. È tutta d'oro finemente cesellato con motivi floreali e geometrici. Alla preziosità della materia e del lavoro si sono aggiunti nei secoli numerosi doni di diamanti, rubini, zaffiri e altre pietre preziose, offerti come ex voto da parte di sovrani, vescovi, gentildonne e umili popolani.

Altri pezzi preziosi sono:

  • Braccio reliquiario di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, donato dal vescovo Richard Palmer nel XII secolo.
  • Reliquiario di san Placido, risalente al XVI secolo, in argento massiccio con bassorilievi rappresentanti scene della vita del compatrono della città.
  • Reliquiario del Sacro Capello di Maria del XIV secolo, contenente il capello con il quale, secondo la tradizione, la Madonna legò il rotolo della Lettera inviata ai messinesi.
  • Reliquiario di san Nicola, in argento a forma di braccio benedicente, del XV secolo.
  • Reliquiario di san Paolo, in argento, anch'esso a forma di braccio, risalente al XVII secolo.
  • Calice d'argento dorato del XIV secolo.
  • Calice d'argento dorato, dono dell'arcivescovo Filippo Crispo (morto nel 1402).
  • Pigna in cristallo di rocca, lampada d'epoca araba. Serviva per contenere le reliquie della Madonna nelle processioni. È da ricordare che la maggior parte delle reliquie che possiede la città di Messina fino al 1435 appartennero alla città di Capizzi.

La meridiana[modifica | modifica wikitesto]

Una grande meridiana costruita da Antonio Maria Jaci sul pavimento della cattedrale di Messina nel 1802 segnalante con assoluta precisione mesi e giorni, ore e minuti, segni zodiacali, movimenti solari, solstizi ed equinozi, il tutto intagliato in marmi policromi. L'installazione rimane danneggiata dal terremoto di Messina del 1908, in seguito restaurata e distrutta dal bombardamento angloamericano nel giugno 1943 durante il secondo conflitto mondiale. L'attuale pavimento del duomo ha coperto tutto ma, il complesso meccanismo dell'orologio astronomico di Messina ubicato nel vicino campanile ha sostituito il tutto con tecnologie indipendenti dal contributo della luce solare.

Le porte[modifica | modifica wikitesto]

L'accesso anteriore in basilica è garantito da tre porte, un tempo di legno, che sono state rimpiazzate con portoni di bronzo. Le formelle dell'ingresso principale sono opere di Francesco Bruno di Salerno, Antonello Leone di Napoli, Roberto Joppolo di Viterbo.

Il grande portone bronzeo della navata centrale è stato installato in concomitanza dei festeggiamenti del Giubileo del 2000 dalla Fonderia Salvadori di Pistoia che ha fatto opera di fusione, rivestimento ed applicazione. Gli otto riquadri ritraggono: "Le predicazioni San Paolo" nel ricordo del suo passaggio a Messina e nomina del Vescovo Bacchilo, "La Madonna della Lettera" o "Ambasceria dei Messinesi a Gerusalemme" guidata da San Paolo, "La consacrazione della Cattedrale" al tempo di Re Ruggero II nel XII secolo, "La Madonna delle Vittorie" o "Dama Bianca" in ricordo dell'apparizione della Madonna durante i Vespri siciliani, "Santa Eustochia" e la fondazione del Monastero di Montevergine, "La Battaglia di Lepanto" in ricordo della grande impresa della flotta comandata da don Giovanni d'Austria che nel 1572 in Duomo fece celebrare la solenne cerimonia funebre per onorare i caduti in battaglia, "Il Terremoto del 1908" in ricordo del Duomo e della città distrutti, "Il Giubileo del 2000" celebrante la proiezione e il traghettamento della città e del Popolo Messinese nel Terzo Millennio.

Le tombe[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della cattedrale, dal medioevo ai giorni nostri, hanno trovato degna sepoltura alcuni arcivescovi di Messina:

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ "Acta e Monumenta", raccolta di atti e documenti parzialmente editi nel 1836, custodita presso l'Archivio di Stato di Palermo.
  3. ^ realizzate in cemento armato e rivestite di marmo
  4. ^ Verosimilmente databile a dopo la morte di Federico III, avvenuta nel 1337.
  5. ^ fonte
  6. ^ Il libretto per l'inaugurazione dell'organo del 1930
  7. ^ Dal sito della Diocesi di Messina
  8. ^ Fonte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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