Duomo di Messina

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Basilica cattedrale metropolitana della Madonna della Lettera
Messina duomo 2.JPG
La facciata e il campanile
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Messina-Stemma.png Messina
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Consacrazione 1197, post 1908, 1947
Stile architettonico gotico, barocco, neogotico
Sito web Dal sito dell'arcidiocesi

Coordinate: 38°11′31.85″N 15°33′19.4″E / 38.192181°N 15.555389°E38.192181; 15.555389

Il duomo di Messina, intitolato a S. Maria, è la cattedrale dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Sorge in pieno centro storico di Messina, dove prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia piazza del Duomo. Nel giugno del 1947 papa Pio XII l'ha elevato alla dignità di basilica minore.[1][2]

Piazza Duomo
Fontana di Orione
Fontana di Orione
Nomi precedenti Lo plano di la majuri Ecclesia (Giovanni Angelo Montorsoli)
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Messina-Stemma.png Messina
Collegamenti
Intersezioni
  • Via Cavour
  • Via I Settembre
Luoghi d'interesse

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il duomo prima del terremoto del 1783
Il duomo dopo il terremoto del 1783
Interni del duomo. L'apostolato del Montorsoli prima dei bombardamenti anglo-americani del 1943
Lapide di Costanza d'Altavilla (1198).

Il Tempio è dedicato a Dio col titolo di Nostra Signora Assunta in cielo altrimenti noto fino al Cinquecento come «Chiesa di Santa Maria la Nuova».[3][4][5]

Periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio protometropolitano è edificato durante l'Impero di Giustiniano I, sotto il pontificato di Papa Bonifacio II per opera di Belisario nell'anno 530. Anno determinato dal rinvenimento di alcune monete d'oro sepolte alla base di una delle torri del tempio.[6][4] Esiodo all'inizio del VII secolo a.C. documenta il Tempio di Nettuno sulla «Riviera del Faro» . Il riutilizzo del materiale di risulta e le colonne, trasferiti nell'attuale sito, costituirono le basi per l'edificazione del tempio cristiano.[7]

Periodo arabo[modifica | modifica wikitesto]

Durante i circa due secoli di dominazione araba la costruzione è miseramente devastata, verosimilmente per essere trasformata in moschea, così come accade per la cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Palermo.[3]

La recrudescenza dei ripetuti assalti saraceni, le restrizioni culminate nelle limitazioni delle forme di culto cristiano, imposero alla stessa stregua della corte vescovile palermitana rifugiatasi a Monreale, il trasferimento della sede vescovile messinese che si insediò presso l'interna diocesi di Troina. Il contesto storico vede il Val Demone già privato in epoca bizantina delle diocesi soppresse di Mylae[8] e Tyndaris; Hyccara, Thermae, Tauromenion e Leontinoi, soppresse durante l'invasioni saracene in epoca araba e non più ripristinate in epoca normanna.

Un'ampia porzione di territorio costituito dal litorale settentrionale dell'isola rimase soggetto alla sola sede di Panormus temporaneamente trasferita presso l'Aghia Kiriaki di Monreale. Le diocesi di Cephaloedium e Lipari sono soppresse per poi essere ripristinate solo dopo la costituzione del Regno normanno di Sicilia, le diocesi di Patti e quella di Santa Lucia del Mela saranno istituite rispettivamente in epoca normanna la prima, in epoca sveva la seconda. La definitiva cacciata degli arabi comporta il reinsediamento della curia diocesana in città, il titolo e la cattedra vescovile sono trasferiti alla chiesa di San Nicolò all'Arcivescovado, status che passerà alla restaurata chiesa di Santa Maria La Nova alla riconsacrazione del 1197.

Periodo normanno[modifica | modifica wikitesto]

Dopo svariati tentativi successivi al 1060, nel 1072 il normanno gran conte Ruggero conquista la città e restituisce la chiesa al culto cristiano avviando di fatto l'inizio della completa riconquista Normanna della Sicilia sottraendola al dominio arabo. La chiesa è sommariamente ricostruita dal «miserabile stato» in cui versava dopo la profanazione e i guasti apportati dai Saraceni, come risulta da privilegio reale di rifondazione del 1096.[3][4]

Il ritorno alla sovranità di matrice cattolica costituisce l'impulso per l'edificazione e il potenziamento di una serie di splendide cattedrali normanne in Sicilia, successivamente e ripetutamente rimaneggiate, rimodulate per eventi posteriori, prevalentemente di carattere sismico.

Periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

La solenne riconsacrazione avviene il 22 settembre 1197 sotto il pontificato di Papa Celestino III, presieduta dall'arcivescovo Bernardo di Masio, presenti l'imperatore Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, e la regina Costanza d'Altavilla ultima principessa normanna, a lui andata in sposa portando in dote il Regno di Sicilia.[9][4]

In questo tempio Sant'Angelo da Gerusalemme nel 1220 impartì il battesimo a numerosi barbari saccheggiatori convertiti al cristianesimo, nel 1307 di un altro grande esponente dell'Ordine carmelitano furono celebrate le solenni esequie: Alberto degli Abati.[5]

Le strutture originarie del sacro edificio, lungo il corso dei secoli, sono state oggetto di frequentissime trasformazioni, talora con l'aggiunta di elementi architettonici e decorativi che indulgevano al gusto del tempo. Ciò fu dovuto quasi sempre alle ferite inflitte da disastrosi eventi, soprattutto da terremoti, e alla conseguente necessità di ricostruire in tutto o in parte. Una successiva distruzione avviene nel 1254, provocata da un furioso incendio durante i funerali di Corrado IV di Svevia.[9] Re Manfredi s'impegna a ripristinare l'edificio nel 1260,[9][10] con l'arcivescovo Guidotto de Abbiate ha inizio un periodo di lento ma, continuo arricchimento che durò sino a tutto il '500.

Periodo aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Nella fabbrica sono introdotti elementi decorativi di grande rilievo, quali ventisei colonne di granito, mosaici policromi, una profusione di marmi mischi, le decorazioni del soffitto, gli splendidi portali, il rivestimento marmoreo a fasce bicrome della facciata, una selva di altari e altarini addossati alle colonne e alle superfici parietali. Mense, steli, cappelle, tombe e sepolcri furono numericamente ridimensionati a partire dalla realizzazione dell'imponente complesso dell'apostolato, il cui autore, Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti, costruì contemporaneamente alla splendida fontana di Orione che si ammira in piazza del Duomo.

Periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Primitiva giurisdizione parrocchiale di San Giacomo Apostolo
fino al 1783
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Messina-Stemma.png Messina
Collegamenti
Intersezioni
  • Calata delle Quattro Fontane, tratto della

Ruga Amalfitania o
Via Austria o
Strada Nuova o
Primo Settembre

  • Piano della Cattedrale
    • Piano del Duomo
    • Piano e contrada di San Giacomo Apostolo
Luoghi d'interesse
  • Chiesa di San Giacomo Apostolo
  • Chiesa di Santa Maria La Nova
  • Confraternita di Santa Maria dell'Indirizzo
  • Confraternita di San Bartolomeo
  • Confraternita di Maria Santissima della Sacra Lettera
  • Chiesa di Gesù e Maria del Selciato
Primitiva giurisdizione parrocchiale di San Lorenzo
fino al 1783
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Messina-Stemma.png Messina
Collegamenti
Intersezioni
  • Piano del Duomo
  • Calata di San Lorenzo o Strada dei Pianellari o Calzolari
  • Piazza e strada dell'Uccellatore o strada della Correria
  • Via dei Monasteri
Luoghi d'interesse

Il campanile fu danneggiato da un fulmine nel 1558 e ricostruito nel 1564 su disegno di Andrea Calamech. Il terremoto della Calabria del 27 marzo 1638 con tre scosse principali nello spazio temporale a cavallo tra vigilia e la Domenica delle Palme del marzo 1638, causa il crollo delle merlature, lo sfondamento del tetto, danni alla Cappella del Santissimo Sacramento, alla navata corrispondente e la morte di alcune persone. Scosse di pari intensità provocano ulteriori danni col sisma verificatosi appena tre mesi dopo.[11]

Con la rivolta antispagnola il ricco patrimonio librario e documentale custodito nella torre campanaria, comprendente numerosi codici e pergamene con i privilegi della cattedrale e la biblioteca di Costantino Lascaris, fu requisito e trafugato in Spagna. La cella campanaria fu privata delle campane, restituite solo nel 1716 da Vittorio Amedeo di Savoia. Altri danni furono apportati al campanile dai due terremoti del Val di Noto del gennaio 1693 che interessarono l'intera Sicilia orientale.

Il fiorire del barocco determina la sovrapposizione di elementi che deturpano la nobiltà e semplicità delle linee: stucchi, cornici, putti, festoni, un'infinità di altari, giungendo persino a trasformare gli archi ogivali in arcate romaniche.

Breve sunto estratto dalla relazione circa la sacra regia visita di monsignor Giovanni Angelo de Ciocchis a Messina. Tra il 1741 e il 1743 l'incaricato regio compie per conto del sovrano di Sicilia Carlo III di Spagna una ricognizione generale di benefici e beni religiosi soggetti a patronato regio, all'interno dell'intero territorio siciliano e contemplati nella raccolta di atti e documenti denominati "Acta e Monumenta".[12] Il condensato permette di riscoprire particolari dimenticati, quali sepolture, opere e manufatti, disposizioni di altari e patrocinio di santi, dei quali si è persa la memoria.

«La fabbrica quasi nel centro della città distaccata da tutti i lati, forma un'isola con una spaziosa piazza lastricata di marmi e con un campanile anch'esso isolato di altezza considerevole. Il tempio si estende in forma di croce, guarda quasi l'oriente giusto l'uso della primitiva chiesa, si accede mediate sette ampie porte, tre nella facciata e quattro nei prospetti laterali. Il pavimento è costituito da marmi con motivi d'arabeschi, le navate sono divise da due file di colonne di granito d'Egitto, verosimilmente provenienti da un preesistente tempio pagano.[13]

All'interno si contano ventitré altari, il maggiore è dedicato alla Vergine della Sacra Lettera Patrona principale della città e della diocesi con una cappella tutta di rame dorato e con pietre preziose incastonate. L'altare maggiore costituisce la sontuosa macchina che s'innalza con la sacra immagine di Nostra Signora della Lettera.

Il coro con due ordini: il superiore per i dignitari e i canonici, l'inferiore per i ministri e officiali di minor gerarchia, autore Georgius Venetus del 1540.[14][15] Nel coro sono presenti tre sepolcri reali, uno è dell'Imperatore Corrado IV di Svevia Re di Sicilia morto nell'anno 1254. Uno della regina Antonia del Balzo moglie di Federico IV di Sicilia, il terzo è d'Alfonso II Re di Napoli.

Absidi minori del transetto:

Nel titolo: a destra la "Cappella di nostra Signora Addolorata" sotto titolo della Pace comunemente detta della Pietà. A sinistra la "Cappella di nostro Signore Crocifisso". A seguire:

Sotto la tribuna vi è una cripta sostenuta con buone colonne, il tetto ornato con gusto. Vi sono in esso tre altari: il maggiore è dedicato a Dio col titolo di Nostra Signora della Sacra Lettera, a destra l'altare di Gesù Crocifisso, a sinistra l'altare di San Paolo apostolo.

Sacrestie:

  • Al lato destro vi è una gran sacrestia fabbricata dall'arcivescovo Francesco Alvarez, segue l'altra sacrestia capitolare in cui vi è un piccolo altare con la rappresentazione dell'Adorazione dei Santi Re Magi.
  • Al lato sinistro vi è l'antica sacrestia con la "Cappella di Santa Lucia vergine e martire" adibita alla custodia di quanto prezioso esista in chiesa, per questo denominata del "Tesoro"».

Nel terremoto della Calabria meridionale del 1783 una disastrosa scossa tellurica fece collassare gli ordini sommitali della torre. Durante i lavori di ricostruzione fu persino modificata la struttura per il gusto di sovrapporre una cupola lignea all'incrocio della navata col transetto, le funzioni di cattedrale furono svolte dalla sede temporanea, costruita provvisoriamente presso la villa dell'Arcipescheria, causa la distruzione del Palazzo Arcivescovile e della chiesa di San Nicolò all'Arcivescovado, causate dallo stesso evento. Il tozzo campanile fu distrutto nel 1863 e in sua vece furono innalzate due torri neogotiche sopra le absidi laterali.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

All'alba del 28 dicembre 1908, alle prime scosse del terremoto di Messina, l'edificio crollò quasi completamente. La ricostruzione, operata negli anni venti, riportò il tempio alle linee originarie. Grazie a pazienti opere di restauro fu possibile recuperare quasi tutte le opere d'arte.

Una nuova distruzione e per certi aspetti più grave, la causarono gli eventi bellici. La notte del 13 giugno 1943 due spezzoni incendiari sganciati nel corso di un'incursione aerea alleata trasformarono in un rogo la cattedrale, inaugurata appena 13 anni prima: restarono solo le strutture perimetrali, mentre ciò che era stato recuperato dopo il terremoto fu quasi del tutto ridotto in cenere. Toccò all'Arcivescovo monsignore Angelo Paino, che aveva già fatto risorgere il tempio dalle macerie del terremoto, provvedere alla nuova ricostruzione. Il 13 agosto 1947 la Cattedrale è riaperta al culto e da papa Pio XII per essere insignita del titolo di basilica. Le statue, i marmi ed i mosaici sono quasi tutti pregevoli copie degli originali perduti. Nei cassettoni sono presenti dei dipinti opera di Salvatore Contino.

La mattina del 24 giugno 2011, in seguito ad una breve ma sentita cerimonia, l'antica lapide dell'imperatrice Costanza d'Altavilla, datata 1198 e conservata fino al 1908 nello stesso Duomo di Messina, è stata restituita alla Basilica Cattedrale ed esposta nei pressi del Trono Arcivescovile. Il suddetto monumento è realizzato in marmo di Paros ed è stato restaurato (2010) dal Prof. Ernesto Geraci del Museo regionale di Messina. L'antico marmo ha ritrovato una giusta riqualificazione in seguito alla sua riscoperta, avvenuta nel 2007 per opera di tre cultori di storia patria messinese, Daniele Espro, Daniele Rizzo ed Aurora Smeriglio.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata[16] della cattedrale è a salienti, sormontata da una merlatura. La parte inferiore è decorata a liste orizzontali di marmi policromi a tarsie, mentre la parte superiore è tutta in pietra, con tre monofore gotiche e un rosone, arricchiti da eleganti transenne. In corrispondenza delle tre navate si aprono altrettanti portali gotici, le cui primitive porte disegnate e scolpite da Polidoro Caldara da Caravaggio.[17] Il portale centrale del 1412 c. opera di Antonio Baboccio da Piperno è caratterizzato da una solida ed armonica impostazione di eleganti colonnine tortili con intrecci di motivi ornamentali e figure di santi, con ai due lati serie di edicole sovrapposte con statue di santi. Nell'architrave Cristo tra i quattro Evangelisti. Nella lunetta ogivale affrescata da Letterio Subba nel 1840 è posta una statua della "Vergine col Bambino" di Giovan Battista Mazzolo del 1534,[18] sormontata dalla ricca cuspide decorata da un medaglione raffigurante l'"Incoronazione della Vergine", opera di Pietro de Bonitate del 1268. Le lunette dei portali laterali, invece, raffigurano san Placido e la Vergine Maria. I fianchi della cattedrale sono scanditi da una doppia fila di finestre a conci bicromi, mentre la merlatura e la leggera cornice, sostenuta da mensolette, conferiscono ritmo e coerenza a tutto l'insieme. Le strutture sono in cemento armato, con tamponamenti in mattoni.

Campanile e orologio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campanile del duomo di Messina e Orologio astronomico di Messina.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale del duomo

Il sacro edificio ha pianta basilicale a tre navate, con transetto e tre absidi rivolte ad oriente secondo l'uso greco.[10] Le dimensioni interne sono:

Lunghezza massima esterna: 92 mt.
Altezza navata centrale: 25 mt.
Altezza del transetto: 30 mt.
Altezza del campanile: 60 mt.
Altezza massima transetto: 39,60 mt.
Larghezza: 30,50 mt.

Le tre navate sono divise da due file di tredici colonne ciascuna,[19][18] che sorreggono ampi archi a sesto acuto; i capitelli in cemento hanno varietà di stile e di forma e sono copia fedele di quelli che, per la maggior parte, andarono distrutti, mentre alcuni sono conservati nella spianata del Museo regionale di Messina.

Navate[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale è coperta da tetto realizzato con capriate lignee dipinte e decorate con figure geometriche e raffigurazioni di alcuni santi ripristinando il primitivo esempio altomedievale. A metà della sua lunghezza, sotto il colonnato di destra, è collocato il pulpito o pergamo rifacimento dell'originale di fine '500 attribuito ad Andrea Calamech,[20] la scultura è decorata da ricchi arabeschi alla base, sul pilastro e sul capitello vi sono realizzati i volti di eresiarchi (nella primitiva realizzazione Maometto, Giovanni Calvino, Martin Lutero, Zuinglio),[20] mentre nel riquadro della coppa sono presenti delle figure in rilievo.

Scorcio della navata destra con il complesso dell'Apostolato del Montorsoli

Le pareti delle navate laterali sono arricchite dalle Cappelle dell'Apostolato, una serie di dodici nicchie (sei per navata) contenenti altrettante statue raffiguranti gli Apostoli. Il complesso è ideato e in parte eseguito da Giovanni Angelo Montorsoli tra il XVI e il XVIII secolo.[21][22]

Dopo l'intervento di restauro in seguito al rovinoso Terremoto di Messina del 1908, è totalmente distrutto dall'incendio causato dal devastante bombardamento angloamericano del giugno 1943 durante il secondo conflitto mondiale. Ricostruito negli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960, le statue sopra gli altari sono tutte di artisti contemporanei eccetto il "San Giovanni Battista".

La lunga teoria di pilastri paraste scanalati con capitelli corinzi sostiene un elaborato cornicione, ogni coppia delimita gli altari addossati alle arcate a tutto sesto corrispondenti a ciascuna luce fra colonne. A parte il personaggio biblico e qualche variazione di forme di tarsie e cromie di marmi, gli altari si presentano pressoché identici: la mensa con penisola e paliotto squadrato centrale, ai lati gli stemmi coronati della città di Messina, basamento sfaccettato con bassorilievi. La sopraelevazione è costituita da colonne scanalate e capitelli corinzi reggenti un architrave finemente scolpito con motivi floreali. Il tutto delimita la nicchia con decorazione a conchiglia simboleggiante il pellegrinaggio. L'architrave è sormontato da timpano spezzato ad arco con volute terminali verso l'interno. Costituisce stele intermedia bassorilievo raffigurante scena biblica, a sua volta sormontata da riccioli, volute e pinnacoli simmetrici con disco solare finale. Incassati sullo sviluppo del semiarco due altorilievi, pietra di volta con modanature e testa di putto alata.

La navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Galleria dell'Apostolato navata destra, visione e ordine dall'abside al prospetto principale:

La navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella del Battistero

A sinistra il busto di Monsignor Giovanni Retana e due putti testimonianza del monumento funebre composto da Rinaldo Bonanno.[32]

Galleria dell'Apostolato navata sinistra, visione e ordine dal prospetto principale all'abside:

Abside e transetto destro[modifica | modifica wikitesto]

Absidiola di San Placido

Nel tratto del transetto in prossimità dell'abside laterale destra si trova il monumento funerario dell'arcivescovo Guidotto de Abbiate, insigne opera del senese Goro di Gregorio del 1333; di particolare interesse sono i quattro pannelli a rilievo con influssi di scuola pisana, da sinistra: "Annunciazione", "Natività", "Flagellazione", "Crocifissione". Di fronte ad esso, dietro la consolle dell'organo è collocato il monumento dell'arcivescovo monsignore Richard Palmer proveniente dalla cattedrale di San Nicolò all'Arcivescovado, la cui lastra tombale, di gusto bizantino, fu scolpita nel 1195.

L'abside, dedicata a san Placido,[33] compatrono della città, contiene l'altare e il ciborio rifatti a imitazione di quelli barocchi, con putti bronzei del fiorentino Innocenzo Mangani del XVII secolo. Nel catino vi è il mosaico restaurato raffigurante san Giovanni evangelista[33] fra i santi Nicola e Mena di Costantinopoli e le figure di re Ludovico d'Aragona e del suo tutore Giovanni d'Aragona duca di Randazzo.[32][33]

Abside e transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

Nella testata del transetto sinistro, sotto la cantoria, vi sono tre monumenti funebri: al centro quello dell'arcivescovo Antonio La Lignamine o Cappella della Pietà, opera di Antonello Gagini e Giovan Battista Mazzolo, realizzato tra il 1504 e il 1530;[34] a destra il moderno monumento dell'arcivescovo Francesco Fasola (XX secolo), con al centro la sua immagine in uno scudo bronzeo; a sinistra quello dell'Arcivescovo monsignor Biagio Proto (XVII secolo). Sul pilastro in prossimità della navata centrale trova collocazione, invece, il monumento funerario dell'arcivescovo mons. Pietro Bellorado (opera di Giovan Battista Mazzolo del 1513), con la raffigurazione delle Virtù teologali in tre nicchie. Di fronte ad esso vi è quello dell'arcivescovo mons. Angelo Paino (morto nel 1967), opera di M. Lucerna e di A. Indelicato.

L'abside maggiore con il Cristo Pantocratore

L'abside assume la funzione di cappella del Santissimo Sacramento e delle Reliquie.[35] Accoglie un ciborio e l'altare rifatti su disegno di quelli barocchi opera di Jacopo Del Duca e un grande mosaico originale del XIV secolo[36] di palese gusto bizantino-senese con le figure della Vergine Theotókos, le sante Agata e Lucia con gli arcangeli Michele e Gabriele, sotto la cui protezione si genuflettono le regine Eleonora d'Angiò ed Elisabetta di Carinzia.[32][33]

È l'unico mosaico del duomo sopravvissuto alle varie distruzioni. Nel sottarco sono raffigurate otto sante vergini. L'abside presenta una ricca decorazione a stucco, realizzata nel XVI secolo su disegno di Jacopo del Duca. Sopra la fascia del basamento angeli a tutto tondo reggono canestri di frutta, al livello superiore tondi marmorei racchiudono busti a rilievo di Profeti e di Evangelisti. Dietro l'altare settecentesco si trova la Cappella delle sante reliquie.

Abside maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside maggiore è introdotta da una bella gradinata marmorea ad intarsio. L'altar maggiore e ciborio,[32] anch'essi riccamente intarsiati, sono sormontati da un baldacchino in rame dorato (iniziato nel 1628 su progetto di Simone Gullì e portato a termine da Guarino Guarini)[37] particolarmente sontuoso per la ricchezza di elementi ornamentali (festoni, volute, raggiere e nimbi), ispirato alla profusione di marmi policromi arricchiti di agate, alabastri, ametiste, avventurine, calcedoni, corniole, diaspri, elitropie, lapislazzuli, quarzi, sardoniche, come nella primitiva realizzazione.[35]. In una elegante cornice al centro vi è l'immagine della Madonna della Lettera[35] (patrona della città) di Adolfo Romano[32] in sostituzione dell'antica e venerata ma, distrutta, icona lignea realizzata secondo tradizione dall'evangelista San Luca, ricoperta da una preziosa "manta" argentea, che viene sostituita da quella preziosissima d'oro e pietre preziose nelle ricorrenze festive opera seicentesca di Innocenzo Mangani.[37]

Il mosaico (l'originale era del XIV secolo) sia per l'impostazione iconografica, sia per il cromatismo riporta allo stile bizantino mediato attraverso la lezione senese; bella e solenne la figura di Cristo in trono fra gli arcangeli Michele e Gabriele,[33] in senso orario da destra: la figura della Vergine Maria,[33] dell'Imperatore Federico III d'Aragona,[33] dell'arcivescovo Guidotto De Abbiate,[33] del re Pietro II di Sicilia[33] e di San Giovanni Battista.[32][33] Il mosaico del "Pantocratore", bozzetto e progetto dell'artista Giulio Aristide Sartorio del 1930. Eseguito alla morte dell'autore dall'artista Plinio Missina è ispirato alla figura del "Salvator Mundi" dipinta da Antonello da Messina nel 1465 - 1475 ed oggi conservata alla National Gallery di Londra.

Nell'altare postconciliare versus populum è inglobato un prezioso paliotto d'argento lavorato a bulino, eseguito nel 1701 da Pietro e Francesco Juvarra, rispettivamente padre e fratello del grande architetto Filippo Juvarra.[32][38] Esso raffigura la Madonna nell'atto di consegnare la Lettera agli Ambasciatori messinesi; ai due lati, fastose figure simboliche della Fede e della Fortezza contornate da fregi, cornici di bronzo dorato e puttini a tutto tondo. L'opera, autentico capolavoro d'oreficeria, testimonia l'alto livello di abilità e di dignità artistica raggiunto dagli argentieri messinesi, fra i più celebrati in Europa a cavallo del XVI e XVII secolo.

Sulla destra, sotto l'arco trionfale, vi è la grande cattedra, preceduta da un'ampia scalinata.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo della cattedrale è il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del duomo di Milano), uno dei più grandi in Europa[39], con 5 tastiere, 170 registri, 16.000 canne.[32] È opera della ditta Tamburini di Crema del 1948 e ne sostituisce un altro, costruito dalla stessa ditta nel 1930, andato perduto durante i bombardamenti del 1943[40]. La ditta "OSL s.n.c." di Messina sta effettuando la manutenzione dell'organo e la pulitura delle canne. Le canne sono collocate in 6 distinti corpi:

  • l'Organo Positivo (I tastiera) nel transetto di sinistra sopra la cantoria di destra;
  • il Grand'Organo e il Recitativo Espressivo (II e III tastiera) sulla cantoria del transetto di destra;
  • l'Organo Corale (II tastiera) dietro l'altar maggiore, nell'abside centrale;
  • l'Organo Solo (IV tastiera) nell'intercapedine sopra l'arco trionfale, con canneti sia sulla navata centrale, sia sul transetto;
  • l'Organo Eco (V tastiera) sopra una cantoria in controfacciata;
  • il Pedale è suddiviso fra il corpo del Grand'Organo e un corpo a parte, sulla cantoria di sinistra del transetto sinistro;

La consolle, con cinque tastiere e pedaliera concavo-radiale è generalmente collocata nel transetto destro, in prossimità dell'altar maggiore post-conciliare[41] Di seguito la disposizione fonica[42]

Prima tastiera - Positivo
Quintante 16'
Principale forte 8'
Principale dolce 8'
Ottava forte 4'
Ottava dolce 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 7 file
Flauto 8'
Corno di notte 8'
Flauto a camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flagioletto 2'
Flauto XVII 1.1/5'
Flautino in XIX 1.1/3'
Piccolo 1'
Flauto celeste 8'
Dulciana 8'
Gamba 8'
Unda maris 8'
Clarinetto 8'
Fagotto 16'
Tromba armonica 8'
Tromba armonica 4'
Arpa
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Bordone 16'
Principale 16'
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Ottava forte 4'
Principale 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava dolce 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno I 5 file
Ripieno II 7 file
Ripieno III 9 file
Terza 1.3/5'
Sesquialtera
Voce umana 8'
Flauto traverso 8'
Bordone 8'
Flauto 4'
Ottavino 2'
Cornetto Combinato
Dolce 8'
Fugara 4'
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Tuba 8'
Tuba 4'
Seconda tastiera - Corale
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Ottava dolce 4'
Ripieno 5 file
Bordone 8'
Salicionale 8'
Bordone 16'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Principale violino 8'
Ottava forte 4'
Bordone 16'
Principale violone 16'
Principale 8'
Eufonio 8'
Ottava dolce 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file
Flauto armonico 8'
Flauto ottaviante 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Flautino 2'
Cornetto 3 file
Salicionale 8'
Viola 8'
Voce celeste 8'
Concerto viole 5 file 8'
Oboe 8'
Tromba armonica 4'
Voce corale 8'
Cromorno 8'
Corno armonico 16'
Tromba armonica 8'
Tuba 8'
Quarta tastiera - Solo
Principale 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Gran ripieno 6 file
Flauto 16'
Flauto a camino 8'
Corno dolce 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Gran cornetto 5 file
Viola d'orchestra 8'
Coro violini 8'
Corno inglese 8'
Corno d'orchestra 8'
Principale stentor 8'
Gamba serafona 8'
Tibia major 8'
Tuba magna 8'
Tuba 16'
Tuba 8'
Tuba 4'
Arpa
Campane
Quinta tastiera - Eco
Principale diapason 8'
Clarabella 8'
Corno camoscio 8'
Flauto d'eco 4'
Nasardo 2.2/3'
Dulciana 8'
Eolina 8'
Eolina 4'
Armonia eterea 5 file
Voce eterea 8'
Concerto violini 5 file 8'
Cornamusa 8'
Voce angelica 8'
Tremolo
Arpa
Campane
Pedale
Gravissima 64'
Contrabbasso 32'
Contrabbasso 16'
Basso 8'
Ottava 4'
Superottava 2'
Contrabbasso forte 16'
Gran quinta 10.2/3'
Basso forte 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava forte 4'
Ottavina 2'
Subbasso 32'
Subbasso 16'
Bordone dolce 16'
Bordone 8'
Bordone dolce 8'
Flauto 8'
Flauto 4'
Flauto 2'
Gran cornetto grave 5 file
Ripieno 4 file
Violone 16'
Armonica 16'
Principale 16'
Viola dolce 8'
Violoncello 8'
Bombarda 32'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Tromba 4'
Tuba profonda 16'
Tuba 8'
Tuba 4'
Fagotto 16'
Fagotto 8'
Bombardino 8'
Campane
Pedale Eco
Bordone d'eco 16'
Bordone d'eco 8'

Tesoro del duomo[modifica | modifica wikitesto]

Particolare degli spazi espositivi del tesoro.
Altare maggiore.
Abside.
San Giovanni Battista, statua.
Navata centrale e tetto ligneo.
Navata centrale e pavimentazione.
Dettaglio capriate.
Dettaglio capriate.
Capriate lignee.
Portale gotico.

Il tesoro del duomo di Messina è custodito ed esposto nel corpo aggiunto sulla fiancata Sud del tempio, porzione di edificio contraddistinta da sei bellissime bifore contornate dai eleganti rilievi, accanto, il portale laterale d'ingresso che si apre sotto un poderoso arco acuto di ispirazione arabo - normanna.

La ricchissima raccolta consta di preziosi oggetti di culto appartenuti alla cattedrale sin dal Medioevo, in massima parte argenteria, opera della rinomata scuola orafa messinese.

Il pezzo più prezioso del tesoro è la cosiddetta "Manta d'oro". Essa si richiama all'uso molto comune in Oriente e in Russia di coprire le immagini sacre con vesti di argento e d'oro, in modo da lasciare scoperti soltanto il viso e le mani. La Manta d'oro, adoperata soltanto nelle grandi feste, è opera dell'orafo fiorentino Innocenzo Mangani, che la eseguì per incarico del Senato messinese completandola nel 1668. È tutta d'oro finemente cesellato con motivi floreali e geometrici. Alla preziosità della materia e del lavoro si sono aggiunti nei secoli numerosi doni di diamanti, rubini, zaffiri e altre pietre preziose, offerti come ex voto da parte di sovrani, vescovi, gentildonne e umili popolani.

Altri pezzi preziosi sono:

  • Braccio reliquiario di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, donato dal vescovo Richard Palmer nel XII secolo.
  • Reliquiario del Sacro Capello di Maria del XIV secolo, contenente il capello con il quale, secondo la tradizione, la Madonna legò il rotolo della Lettera inviata ai messinesi.
  • Reliquiario di san Nicola, in argento a forma di braccio benedicente, del XV secolo.
  • Reliquiario di san Paolo, in argento, anch'esso a forma di braccio, risalente al XVII secolo.
  • Calice d'argento dorato del XIV secolo.
  • Calice d'argento dorato, dono dell'arcivescovo Filippo Crispo (morto nel 1402).
  • Pigna in cristallo di rocca, lampada d'epoca araba. Serviva per contenere le reliquie della Madonna nelle processioni. È da ricordare che la maggior parte delle reliquie che possiede la città di Messina fino al 1435 furono custodite segretamente nella città di Capizzi.
  • XIV secolo, Madonna del Graffeo, dipinto su tavola raffigurante la Vergine col Bambino e la Lettera, opera donata da Luciano Foti, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Graffeo.[43]

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Nella primitiva sacrestia[29] sono documentati i dipinti raffiguranti l'Assunta di Salvo d'Antonio.[38], le Nozze di Cana,[38] la Parabola del Vangelo,[38] gli Angeli visitano Lot di Alonso Rodriguez,[38] i Re Magi, un bassorilievo marmoreo del 1544.[38]

La meridiana[modifica | modifica wikitesto]

Una grande meridiana costruita da Antonio Maria Jaci[18] sul pavimento della cattedrale di Messina nel 1802 segnalante con assoluta precisione mesi e giorni, ore e minuti, segni zodiacali, movimenti solari, solstizi ed equinozi, il tutto intagliato in marmi policromi.[44] L'installazione rimane danneggiata dal terremoto di Messina del 1908, in seguito restaurata e distrutta dal bombardamento angloamericano nel giugno 1943 durante il secondo conflitto mondiale. L'attuale pavimento del duomo ha coperto tutto ma, il complesso meccanismo dell'orologio astronomico di Messina ubicato nel vicino campanile ha sostituito il tutto con tecnologie indipendenti dal contributo della luce solare.

Le porte[modifica | modifica wikitesto]

L'accesso anteriore in basilica è garantito da tre porte, un tempo di legno, che sono state rimpiazzate con portoni di bronzo. Le formelle dell'ingresso principale sono opere di Francesco Bruno di Salerno, Antonello Leone di Napoli, Roberto Joppolo di Viterbo.

Il grande portone bronzeo della navata centrale è stato installato in concomitanza dei festeggiamenti del Giubileo del 2000 dalla Fonderia Salvadori di Pistoia che ha fatto opera di fusione, rivestimento ed applicazione. Gli otto riquadri ritraggono: "Le predicazioni San Paolo" nel ricordo del suo passaggio a Messina e nomina del Vescovo Bacchilo, "La Madonna della Lettera" o "Ambasceria dei Messinesi a Gerusalemme" guidata da San Paolo, "La consacrazione della Cattedrale" al tempo di Re Ruggero II nel XII secolo, "La Madonna delle Vittorie" o "Dama Bianca" in ricordo dell'apparizione della Madonna durante i Vespri siciliani, "Santa Eustochia" e la fondazione del Monastero di Montevergine, "La Battaglia di Lepanto" in ricordo della grande impresa della flotta comandata da don Giovanni d'Austria che nel 1572 in Duomo fece celebrare la solenne cerimonia funebre per onorare i caduti in battaglia, "Il Terremoto del 1908" in ricordo del Duomo e della città distrutti, "Il Giubileo del 2000" celebrante la proiezione e il traghettamento della città e del Popolo Messinese nel Terzo Millennio.

Le tombe[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della cattedrale, dal medioevo ai giorni nostri, hanno trovato degna sepoltura alcuni arcivescovi di Messina:

Opere documentate[modifica | modifica wikitesto]

Le tombe reali[modifica | modifica wikitesto]

Messina, essendo Capitale di Sicilia al pari di Palermo, conservava nella sua Cattedrale alcune tombe reali che, sopravvissute al terremoto, andarono distrutte nell'incendio del 1943. I sepolcri reali erano posti nell'abside maggiore, sopra gli stalli del coro, realizzati in legno rivestito di velluto.

  • Corrado IV di Svevia, nel cui sepolcro era presente la seguente dicitura: "IMPERIO PRAESTANS FORMA, CORRADUS, ET ARMIS, PRO MERITIS CINERES DAT TIBI ZANCLA SUOS".[15]
  • Antonia del Balzo moglie di Federico III d'Aragona morta il 23 gennaio 1374, nel cui sepolcro era presente la seguente dicitura: "HIC REGUM SOBOLES, FRIDERICI ANTONIA CONJUX SICANIAE REGINA JACET, THUS ZANCLA SUPREMO, DAT CINERI ET RAPTAM FLORENTIBUS INGEMIT ANNIS".[15]
  • Alfonso II di Napoli, nel cui sepolcro era presente la seguente dicitura: "ALPHONSUM LABITINA DIU FUGIS ARMA GERENTEM MOX POSITIS, QUAENAM GLORIA, FRAUDES NECAS".[15]

La cripta[modifica | modifica wikitesto]

Custodia, manufatto marmoreo del 1504, attribuzione per stile ad Antonello Gagini, con le raffigurazione di scene della Passione di Gesù, opera scomposta nel rifacimento del XVII secolo della Cappella del Sacramento della Cripta[60][32] affrescata da Antonio Bova.[17]

Nel 1638 gli ambienti sono documentati come sede della Congregazione dei Mercanti, Drappieri e Curiali.

La Maramma o «Fabbrica del Duomo»[modifica | modifica wikitesto]

  • Maramma: fabbrica. Nello specifico «Fabbrica del Duomo» o «Fabbrica della Cattedrale». L'istituzione e il luogo avevano le funzioni di archivio della Cattedrale e delle scritture per il funzionamento della stessa maramma, infatti custodiva l'inventario dei materiali e ospitava i controllori preposti a dirigere la complessa «Fabbrica del Duomo».
  • Marammiere: dall'arabo «Prefetto di Fabbrica». Funzionario preposto al controllo della Maramma.
  • 1678 - 1727, Al Viceré di Sicilia[61] spettava la nomina dei marammieri. Come garanzia dell'imparzialità e per il corretto funzionamento della Fabbrica i responsabili erano due: un Credenziero e un Maestro d'Opera, nominati rispettivamente tra i canonici della cattedrale e i nobili del Senato Messinese.
  • 1727, Il cardinale Joaquín Fernández de Portocarrero, conte di Palma e marchese d'Almenara, Viceré di Sicilia, regolamentò per le Opere o Maramme del Regno un nuovo organigramma che prevedeva l'elezione di tre Deputati o Maestri d'Opera, cioè un nobile, un cittadino, ed un canonico altrimenti definiti Dignità del Capitolo.

In occorrenza di spese straordinarie ed eccessive, circostanze molto frequenti per il susseguirsi di eventi catastrofici, queste venivano supplite dal Senato Messinese, e per lo più dagli arcivescovi in qualità di sposi della Chiesa. Nel lungo elenco si annoverano Antonio La Lignamine, Andrea Mastrillo, Giuseppe Cicala, Francisco Álvarez de Quiñones.

Cronologia dei direttori dei lavori della Fabbrica del Duomo:

...

...

Piano della Cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Piano del Duomo e primitiva chiesa di San Lorenzo Martire[modifica | modifica wikitesto]

La medievale chiesa di San Lorenzo Martire[62] fu riedificata lievemente traslata su disegno di Giovanni Angelo Montorsoli.[62] L'edificio rinascimentale era ubicato presso il sito occupato dalla fontana di Orione,[62] opera dello stesso architetto, nella piazza della cattedrale, ovvero nella porzione d'area antistante il prospetto principale e il campanile. La primitiva costruzione fu demolita con il permesso di Papa Paolo III nel 1547,[62] ricostruita a pubbliche spese, traslata nel cantonale della piazza verso la strada anticamente nominata degli Astari. Realizzata in pietra di Siracusa, la fisionomia dell'edificio era caratterizzata dall'alta cupola centrale con lanternino, delimitata da due calotte minori laterali.[62]

Chiesa distrutta nel 1783. Il titolo parrocchiale fu trasferito presso la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, in seguito presso la chiesa di San Giuseppe e infine alla chiesa di Sant'Anna.

Piano, contrada e primitiva chiesa di San Giacomo Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

La normanna chiesa di San Giacomo Apostolo era situata dietro le tribune della cattedrale.[64] Giuseppe Buonfiglio e Placido Samperi ne datano la costruzione al periodo normanno per la presenza degli archi a sesto acuto.[64] Caio Domenico Gallo riteneva che la fabbrica in stile gotico fosse stata edificata su un preesistente luogo di culto pagano,[64] ove si venerava l'antica immagine della Madonna dell'Indirizzo.

Nel tempio sono documentati il fonte battesimale e l'altare maggiore marmorei.[64] Sulla sopraelevazione dell'altare maggiore è documentato il dipinto raffigurante la Natività, opera di Polidoro da Caravaggio.[64]

Danneggiata dal terremoto della Calabria meridionale del 1783 fu restaurata ma non riaperta al culto, in seguito utilizzata come sede scolastica. La parrocchia fu trasferita presso la chiesa di Santa Maria dell'Indirizzo, nel 1905 presso la chiesa di Santa Caterina di Valverde. Dopo il terremoto del 1908 fu edificato un nuovo luogo di culto col medesimo titolo con sede in via Buganza.

Piazza Immacolata di Marmo[modifica | modifica wikitesto]

Il prospetto occidentale del tempio si affaccia sul piano denominato piazza Immacolata di Marmo ove, nella rimodulazione post terremoto di Messina del 1908, è stata collocata la statua dell'Immacolata.

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Pagina 332, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", , Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  3. ^ a b c Caio Domenico Gallo, pp. 255
  4. ^ a b c d Giuseppe Bonfiglio, pp. 11
  5. ^ a b Placido Samperi, pp. 46
  6. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 253
  7. ^ Placido Samperi, pp. 43
  8. ^ Pagina 79, Giorgio Otranto, "Italia meridionale e Puglia paleocristiane: saggi storici" , Edipuglia, Bari, 1991.
  9. ^ a b c Caio Domenico Gallo, pp. 257
  10. ^ a b Giuseppe Bonfiglio, pp. 11b
  11. ^ Placido Samperi, pp. 66
  12. ^ "Acta e Monumenta", raccolta di atti e documenti parzialmente editi nel 1836, custodita presso l'Archivio di Stato di Palermo.
  13. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 254
  14. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 683
  15. ^ a b c d Giuseppe Fiumara, pp. 46
  16. ^ Giuseppe La Farina, pp. 83
  17. ^ a b Giuseppe Fiumara, pp. 48
  18. ^ a b c Giuseppe Fiumara, pp. 33
  19. ^ realizzate in cemento armato e rivestite di marmo
  20. ^ a b c d e Giuseppe Fiumara, pp. 38
  21. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 259
  22. ^ a b c d e f Giuseppe Fiumara, pp. 36
  23. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 798
  24. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 798
  25. ^ a b c d e f g h i j Giuseppe Fiumara, pp. 37
  26. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 796
  27. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 782
  28. ^ Giuseppe La Farina, pp. 93
  29. ^ a b c d e f g h i j k l m Touring Club Italiano, pp. 869
  30. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 782
  31. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 787
  32. ^ a b c d e f g h i j k l m Touring Club Italiano, pp. 868
  33. ^ a b c d e f g h i j k l Giuseppe Fiumara, pp. 42
  34. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 193 e 194
  35. ^ a b c Giuseppe Fiumara, pp. 44
  36. ^ Verosimilmente databile a dopo la morte di Federico III, avvenuta nel 1337.
  37. ^ a b Giuseppe Fiumara, pp. 45
  38. ^ a b c d e f g h i Giuseppe Fiumara, pp. 47
  39. ^ fonte
  40. ^ Il libretto per l'inaugurazione dell'organo del 1930
  41. ^ Dal sito della Diocesi di Messina
  42. ^ Fonte
  43. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 191
  44. ^ Giuseppe Fiumara, pp. 34, 35 e 36
  45. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 18
  46. ^ a b c d e Giuseppe Fiumara, pp. 39
  47. ^ a b c Giuseppe Fiumara, pp. 40
  48. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 295
  49. ^ Placido Samperi, pp. 238
  50. ^ a b Giuseppe Fiumara, pp. 41
  51. ^ Caio Domenico Gallo, pp. 192
  52. ^ Grano - Hackert, pp. 72
  53. ^ Grano - Hackert, pp. 31
  54. ^ Grano - Hackert, pp. 162
  55. ^ a b Grano - Hackert, pp. 161
  56. ^ Grano - Hackert, pp. 160
  57. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 335
  58. ^ a b Grano - Hackert, pp. 101
  59. ^ Giuseppe Fiumara, pp. 46 e 47
  60. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 195
  61. ^ Giovanni Angelo De Ciocchis, "Sacrae Regiae Visitationis per Siciliam a Joanne-Ang. De Ciocchis Caroli III regis jussu acta decretaque omnia, voll. 3, Palermo, 1836.
  62. ^ a b c d e f Caio Domenico Gallo, pp. 159
  63. ^ Grano - Hackert, pp. 45
  64. ^ a b c d e Caio Domenico Gallo, pp. 139
  65. ^ Solennità mobile dell'anno liturgico della Chiesa cattolica.
  66. ^ Placido Samperi, pp. 57
  67. ^ Placido Samperi, pp. 47

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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