Fontana di Orione

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La fontana di Orione con il Duomo sullo sfondo

La fontana di Orione è una fontana monumentale di Messina realizzata da Frà Giovanni Angelo Montorsoli[1] (1507-1563) discepolo di Michelangelo, risalente al 1553 ed eseguita in collaborazione con Domenico Vanello, è collocata in piazza Duomo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Conche coassiali.
Statua.

La più bella fontana del Cinquecento europeo”, è stata definita dallo storico d'arte Bernard Berenson, ed infatti è una opera di una bellezza non comune, di grande significato e di forte impatto emozionale.Coordinate: 38°11′32.17″N 15°33′15.42″E / 38.192269°N 15.554283°E38.192269; 15.554283

Fu voluta dal Senato messinese nel 1547[1] a scopo celebrativo, con l'idea di fissare nella memoria la realizzazione del primo acquedotto cittadino che sfruttava convogliando le acque dei torrenti Camaro e Bordonaro, iniziato nel 1530 ed ultimato nel 1547 su progetto dell'architetto taorminese Francesco La Cameola.

Con il permesso di Papa Paolo III fu demolita la medievale chiesa di San Lorenzo Martire per essere riedificata in posizione lievemente traslata la rinascimentale chiesa di San Lorenzo Martire, progetto affidato al medesimo Montorsoli.[1] La fontana fronteggiava il prospetto del nuovo luogo di culto, edificio che rovinò col terremoto della Calabria meridionale del 1783.[1]

Lo scultore fiorentino Montorsoli accettò l'incarico, e giunse a Messina insieme all'allievo Martino Montanini. Venne nominato capomastro scultore di fontane e incaricato di erigere in piazza del Duomo una fontana che rappresentasse Orione: mitico fondatore della città di Messina, gigante dalla sua triplice paternità generato dall'orina di Giove, Nettuno e Mercurio. Per la realizzazione, Montorsoli chiese che giungessero marmi da Carrara e impiegò numerosi scultori locali che collaborarono attivamente, realizzando in poco tempo - a detta del Vasari - la fontana.

La fontana presenta una struttura piramidale su progetto iconografico di Francesco Maurolico: in alto Orione con ai suoi piedi suo cane Sirio. Sotto 4 puttini che cavalcano delfini dalle cui bocche esce acqua che si riversa nella tazza sottostante. Seguono 4 naiadi e 4 tritoni in vasche sempre più grandi. Poi una grande vasca dodecagonale con 4 statue raffiguranti i fiumi Nilo, Tevere, Ebro, Camaro (quest'ultimo in realtà è il piccolo torrente che alimenta la fontana). Si finisce con 4 piccole vasche e 8 mostri acquatici in pietra nera. Il Maurolico è autore dei distici latini incisi sull'orlo della vasca maggiore, in corrispondenza delle quattro figure. Questa complessa iconografia non è ancora stata del tutto chiarita.

L'opera fu apprezzata al punto che il Senato messinese decise di commisionare allo scultore una seconda fontana, oggi conosciuta come fontana del Nettuno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Caio Domenico Gallo, pp. 159

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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