Marziano di Siracusa

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San Marziano di Siracusa
Statua di San Marciano sul Duomo di Siracusa
Statua di San Marciano sul Duomo di Siracusa
Nascita I sec.
Morte 68
Venerato da Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa
Ricorrenza 30 ottobre
Patrono di arcidiocesi di Siracusa

Marziano o Marciano (Antiochia, I secoloSiracusa, 68) è stato un vescovo e santo romano, viene considerato il primo vescovo di Siracusa ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa.

La tradizione agiografica, nata in epoca bizantina, lo designa come discepolo di Pietro, mandato dall'apostolo ad evangelizzare Siracusa nel 39/40, e martirizzato nella città siciliana il 68.

Tuttavia le fonti originarie in questo caso risultano estremamente incerte, poiché nelle prime attestazioni scritte su Marciano si allude ad un suo martirio durante l'epoca di Valeriano e Gallieno, il che appare, per la grande distanza di tempo, impossibile. Si è giunti per cui alla conclusione che l'encomiasta bizantino, il primo in cui compare tale episodio, abbia unito le vite di due vescovi dal nome Marciano, vissuti in epoche differenti, divenendo per questo motivo fonte poco attendibile.

Fonti agiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La più antica notizia su Marciano, vescovo e martire, legato a Siracusa, risale alla seconda metà del VII secolo e si tratta di un Kontakion — composto da un'omelia poetica e un inno liturgico, come l'Akathistos in uso nel VI secolo[1] —, attribuito all’innografo Gregorio,[2] anche se il gesuita Gaetani, in epoca medievale, lo aveva erroneamente attribuito al siciliano Giuseppe l'Innografo.[3] Nel Contacio Marciano viene presentato come:

« la prima stella… che dall’Oriente venne ad illuminare i popoli di Occidente[4] »
Statua di Marciano, scolpita da Ignazio Marabitti nel 1757, collocata sulla parte superiore del Duomo siracusano

Segue un Encomio, databile alla fine del VII secolo e inizi dell'VIII secolo, scritto in greco e conservato in Vaticano, intitolato l'L'encomio di San Marciano (BHG 1030), che riprende ed amplia le notizie fornite dal Kontakion.[1] L'encomiasta bizantino afferma che per scrivere il suo testo si servì della tradizione orale e dello scritto di un Peregrino (o Pellegrino), dal quale apprese i passaggi su una Passio — non pervenuta — che questo Peregrino, discepolo di Marciano, scrisse sul suo mentore.[5]

La precedenza del Kontakion sull' Encomio non è però accettata in maniera unanime: mentre, ad esempio, il filologo e paleografo Mioni ritiene che il Kontakion sia più antico, e lo data egli nei primi anni dell'introduzione del rito greco a Siracusa (663-VIII secolo),[6] lo studioso Amore ritiene invece che ad essere più antico sia l' Encomio, in virtù del suo contenuto e facendone un confronto, oltre che con il Kontakion, con un'opera di poco anteriore (metà del VII secolo); la Vita di San Zosimo (monaco, iniziatore nel 648 della serie episcopale greca[7]). In tutti e tre i documenti la chiesa siracusana risulta di fondazione petrina, attribuzione che secondo Amore avrebbe trovato la sua prima attestazione nell'Encomio.[8]

Sempre nel VII secolo va collocata la menzione di Marciano da parte del patriarca di Gerusalemme, Sofronio. Il vescovo Gerosolimitano nel De laboribus certaminibus et peregrinationibus SS. Petri et Pauli, ad egli attribuito, ricorda il mandato petrino di Marciano vescovo di Siracusa.[9]

Redatta nell'VIII secolo, e già diffusa al IX,[10] la Vita Sancti Pancratii di Taormina (BHG3 1410)[11], contiene le biografie di Marciano, Pancrazio di Taormina e Cirillo (o Berillo) di Catania. Questa Vita viene definita «favolistica» dalla critica agiografica[12], essa è certamente posteriore all'Encomio, composta piuttosto durante la controversia dell'Iconoclastia.[13] Il Lanzoni ha supposto che proprio questo documento sia stato utilizzato come fonte per redarre il Sinassario di Costantinopoli.[14]

Discorso a parte risulta essere il Martyrium sancti Libertini episcopi Agrigenti et s. Peregrini, testo latino,[15], per via della sua controversa data d'origine. Alcuni studiosi fanno risalire il suo autore alla seconda metà del V secolo[16], mentre secondo altri egli non sarebbe antecedente all'età dell'encomiasta bizantino.[N 1] Il testo di questa opera fu reso edito per la prima volta dal Gaetani (Vitae Sanctorum Sic.), in epoca medievale.[N 2] Nel Martirio in questione, Marciano viene riconosciuto vescovo — Syracusanae ecclesiae Martianus episcopus —, ma non si accenna ad un suo ordinamento petrino. Proprio l'assenza della legganda sull'origine della chiesa siracusana, legata all'età apostolica, è l'elemento che spinge studiosi come il Rizzo e il Lanzoni a datare l'agiografo, autore dell'opera, al V secolo.[17]

Il Rizzo afferma inoltre che se l'agiografo va collocato realmente in età vandalica, i martiri di cui parla, con memoria già approssimata, sono da considerarsi di età precostantiniana.[16]

Nella tradizione orientale[modifica | modifica wikitesto]

I Santi siciliani nel Menologio di Basilio II: Marciano (o Marcello) di Siracusa; Pancrazio di Taormina e Filagrio di Cipro

Il nome di Marciano martire di Siracusa appare nei libri liturgici orientali. Egli vi compare sotto la data del 30 o 31 ottobre e del 9 febbraio.

Come dipendente dalla liturgia orientale figura il calendario marmoreo di Napoli, redatto nel IX secolo, che lo ricorda al 30 di ottobre.[18] Figura anche nel Codice Capuano del 991, nei Menei di Grottaferrata e nel Typicon di S. Bartolomeo.[19]

Marciano è inoltre presente nel Menologio dell'imperatore bizantino Basilio II, composto da Simeone Metafraste, intorno al secolo X, alla data 9 febbraio con i vescovi Filagrio di Cipro e Pancrazio di Taormina.[20][N 3] L'attestazione del nome Marcello, o Marco, riferito a Marciano, e la sua collocazione al 9 febbrario, la si ebbe con il Sinassario di Costantinopoli.[21]

« Marciano, in questa memoria collettiva del 9 febbraio - che passa al secondo posto -, si duplica in Marco e Marcello [...] »
(Salvatore Pricoco, Sicilia e Italia suburbicaria tra IV e VIII secolo, 1991, p. 146.)

Nel maggiore documento per la Chiesa ortodossa, redatto sempre intorno al secolo X, Marciano vi figura con due diverse date e due diversi nomi: al 9 febbraio si ha la celebrazione di Marcello di Siracusa, consacrato vescovo dall'apostolo Pietro, ricordato con Pancrazio di Taormina;[N 4] e figura poi da solo alla data del 31 ottobre.[21]

Nei martirologi occidentali[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi non sono concordi nello stabilire se Marciano viene menzionato nel più antico martirologio occidentale, ovvero nel Martyrologium Hieronymianum, il cui testo latino risale al IV secolo. Qui appare una coppia di martiri, Rufini et Marciae, attribuita alla città di Siracusa, sotto la data del 21 giugno. Tuttavia non si è certi che quel Marciae possa corrispondere al Marciano vescovo e martire di Siracusa.[N 5]

La coppia Rufini et Marciae, collocata sempre nella civitate di Siracusa, appare in altri quattro Martirologi storici al 21 giugno: in quello di Floro,[22] Adone,[23] Usuardo[24] e Notkero.[25]

« Apud Siciliam civitate Syracusis, natale sanctorum Rufini et Marciae »
(Dal martirologio di Floro.)

La comparsa ufficiale sulle fonti occidentali si ha invece solo nel XVI secolo quando il nome di Marciano viene scritto nel Martyrologium Romanum; opera di Cesare Baronio, approvata da papa Gregorio XIII, dove il santo viene commemorato inizialmente il 14 giugno.[26]

(LATINO)

« Syracusis sancti Marciani episcopi, qui a beato Petro ordina-tus episcopus, post evangelii praedicationem a Iudaeis occisus est. »

(IT)

« A Saragozza san Marciano, quale da San Pietro consacrato Vescovo, dopo la predicazione dell'Evangelico fu ammazzato da' Giudei. »

(Martirologio Romano, ed. 1750 (Iglesia católica, Urbano VIII (Papa), Clemente X (Papa), Benedicto XIV (Papa)), Vaticano, p. 122.)

Il particolare sull'uccisione da parte dei Giudei fu tratto dal Sinassario di Costantinopoli.[27] L'ultimo aggiornamento del Martirologio Romano è stato fatto nel 2001; Marciano risulta quindi posto al 30 ottobre con la seguente dicitura:

« A Siracusa, san Marciano, ritenuto primo vescovo di questa città. »
(Martirologio romano: riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Giovanni Paolo II.)

Nel Martirologio Geronimiano[modifica | modifica wikitesto]

Siracusa compare diverse volte nel Geronimiano, il 21 giugno vi compare in tre codici diversi, i più importanti del Geronimiano; si tratta dei codici Epternacensis (= E) dall'Inghilterra; Bernensis da Metz; (= B), Wissemburgensis (= W) dalla Normandia:[28]

San Marciano raffigurato insieme a San'Erasmo, in quanto compatrono di Gaeta (opera di Sebastiano Conca)
  • codice E: …Sicil(ia) civi(tate) Siracussa Rufini et Marciae…
  • codice B: …In Sicilia civit(ate) Siracusa Rufini et Marcie…
  • codice W: …In Sicilia civit(ate) Rufini et Marcie…

Il Lanzoni e il Delehaye hanno negato tuttavia attendibilità a tali registrazioni — essi, di tutti i nomi siciliani citati dal Geronimiano ne accettano, come storicamente fondati, solamente quattro: Agata, Euplo, Lucia e Pancrazio.[N 6]. Il Delehaye, pur escludendo la coppia Rufino/Marciano asserendo che: «de Rufino Syracusano silent monumenta» — per cui si tratterebbe piuttosto del Rufino vescovo di Capua[N 7] — riconosce però in quel Marciae il nome mutilo di Marcianus; il protovescovo siracusano. La sua ricostruzione è stata però oggetto di discussione.[29]

Diversamente il Lanzoni rigetta totalmente qualsiasi accostamento con la città siciliana, asserendo che: «forse i codici del Gerolimiano contengono sbagli di trascrizione, storpiature di nomi o simili errori»[30], poiché, continua lo studioso faentino, di questi due martiri non vi è memoria nelle antiche tradizioni siracusane, egli accosta quindi Rufino ad Alessandria d'Egitto, dove viene celebrato il 22 giugno, e Marcia — che egli predilige nella variante femminile — in Africa, nel latercolo dell'8 giugno.[30] Per il Delehaye, tuttavia, le forme Marciani, Marci, Marcianae, Marciae, accostate all'Egitto o alla Mesia, sono tutte riconducibili al nome Marciano.[31]

La medesima coppia, Rufini et Marciae, viene descritta e attribuita a Siracusa, sempre nel 21 giugno, anche da altri quattro Martirologi storici: Floro, Adone, Usuardo e Notkero.

Ciononostante anche lo studioso Amore (autore di uno studio sull'Encomio di San Marciano) non accetta la possibile identificazione di Marciano con quel Marciae che il Geronimiano, per primo, colloca a Siracusa. Amore afferma che Marciano non venne mai nominato dai martirologi occidentali, fino alla tarda stesura del Martirologio Romano (XVI), dove vi compare al 14 giugno.[32]

La Campione dà invece credito all'attestazione originaria del Geronimiano, supponendo una perdita progressiva del culto dei due maritiri in ambiente siracusano. L'inserimento di Marciano al 31 di ottobre nel Sinassario di Costantinopoli, avvenuto nel X secolo, ovvero in un periodo in cui le chiese del meridione d'Italia e dell'isola di Sicilia dipendevano dalla Chiesa di Costantinopoli, avrebbe favorito la diffusione della data attestata in ambienti orientali, offuscando quella originale del 21 giugno.

« Ulteriori direttrici di ricerca potrebbero approfondire le motivazioni per le quali, a partire da una certa epoca, si sia verificato per Marciano un meccanismo di “trasferimento” di tradizione cultuale offuscando, fino a dissolverla del tutto, la tradizione del Geronimiano e dei Martirologi storici in riferimento alla data del 21 giugno: di essa non vi è più traccia neanche nel Martirologio Romano che commemora il protovescovo di Siracusa il 14 giugno »

La Campione rivela inoltre la diffusione dell'antroponimo Marcianus in ambiente calabro-siculo, specialmente in ambiente siracusano[N 8], contrastando quindi l'ipotesi di Amore che vede l'origine e la diffusione di tale antroponimo solamente nella tradizione orientale.

Nell'Encomio[modifica | modifica wikitesto]

La cripta di San Marciano il cui ingresso si trova sotto la chiesa di San Giovanni alle catacombe di Siracusa

L'Encomio viene datato non prima della fine del VII secolo perché il suo anonimo autore menziona nel testo il vescovo siracusano Teodosio, e lo ricorda come defunto da qualche tempo. Il vescovo Teodosio, presente al Concilio di Costantinopoli III del 680[33], essendo protagonista dell'opera in questione insieme a Marciano, fu, secondo una recente supposizione, il promotore della “riscoperta” del culto del protovescovo martire Marciano.[N 9]

Nel testo scritto dall'anonimo bizantino si legge:

« E finalmente questo santo uomo risplendendo come sole nella notte, penetrò in alcune speloche, poste nella parte alta della città, chiamate Pelopie nelle quali adesso si conserva il suo venerato sepolcro. »
(Encomio di S. Marciano in Acta Sanctorum Junii, Parigi, 1867, trad. dal greco a cura di A. Amore, S. Marciano di Siracusa, Città del Vaticano, 1958.)

Secondo la tradizione orale, poi divenuta scritta, Marciano fu mandato a Siracusa dall'apostolo Pietro, nell'anno 39/40 circa.[N 10] Qui dimorò in una parte delle spelonche chiamate Pelopie. Il territorio geografico siracusano è notoriamente ricolmo di profonde cavità, sia naturali che artificiali, usate dagli uomini fin dai primissimi tempi. Queste grotte Pelopie si trovavano vicino la sinagoga degli ebrei; poiché in Siracusa dimorava una vasta comunità ebraica, giunta in città fin dall'epoca romana.[34]

Il protovescovo di Siracusa sarebbe stato marterizzato nel 68.

Secondo altri, l'improvvisa diffusione della religione cristiana allarmò le autorità che lo fecero uccidere nel 68 legandolo ad una colonna e facendolo lapidare[35].

Marciano al tempo di Valeriano e Gallieno[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Encomio, l'autore, descrivendo la parte del martirio di Marciano, nomina gli imperatori Valeriano e Gallieno.

Secondo lo storico Rizzo, l'encomiasta li avrebbe nominati per riempire quel vuoto, dovuto alle scarse fonti orali di cui disponeva, e giungere così a compimento della sua opera. Prendendo spunto da un documento — che egli dice redatto in età vandalica — scritto da un Peregrino (o Pellegrino), presunto discepolo di Marciano e suo contemporaneo; una Passio che l'encomiasta avrebbe trovato essenziale per descrivere lo scenario cristiano di III secolo, lo scenario, appunto, in cui sarebbe ambientato il martirio di Marciano.

« Non contemporaneità, bensì affinità spirituale implicava il nesso dichiarato dall'encomista nel paragrafo 6; essere conquistati da un insegnamento si poteva anche a distanza di tempo, e la riflessione proposta a tale riguardo dall'anonimo autore lo sottolineava senza per questo comportare contraddizione o modifiche cronologiche: assai grossolana sarebbe stata da parte di un autore che aveva registrato con chiarezza due date tanto distanti tra loro; »
(Rizzo, 2003, pp. 408-418.)

Prima del Rizzo, già il Lancia di Brolo (o. e., I, 43-45) aveva affermato che il martirio di Marciano non veniva posto sotto l'epoca imperiale di Valeriano e Gallieno, in base alla Passio di Peregrino, utilizzata dall'encomiasta. Di parere opposto fu invece il Lanzoni, il quale, contemporaneo del Brolo, affermò che l'anonimo bizantino espressamente diceva che Marciano ebbe il martirio nel III secolo: (cf. AS, iun., III, 279, num. 7),[36] aggiungendo che essendo la Passio in questione un documento non pervenuto, se non per i passi riportati all'interno del testo dell'encomiasta, non è possibile fare congetture su di esso.[36]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo bizantino, quello in cui visse la principale fonte agiografica di Marciano, fu un contesto caratterizzato dal un forte senso religioso.

Testimonianze archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Catacombe di Santa Lucia: affresco dei Quaranta martiri di Sebaste, VIII secolo.
« Qui Marciano è rappresentato in posizione frontale, a mezzobusto, all’interno di un pannello isolato e di dimensioni maggiori rispetto a quello che contiene gli altri Santi. Il protovescovo viene raffigurato con la tonsura monastica, barba e capelli candidi e il capo circondato da un’aureola dorata perlinata. Indossa una stretta tunica di cui si intravede la manica aderente sotto l’ampia veste liturgica, la clamide rossa o phelonion, e un omophorion bianco segnato da tre croci ad estremità patenti, insegna vescovile »
(Marciano di Siracusa nell’iconografia siciliana cit. Massara, Francesca Paola, 2012, p. 282.)

Nell'Oratorio dei SS. Quaranta Martiri di Sebaste, sito che prende il nome dall'omonimo affresco che lo sovrasta, situato all'interno delle catacombe di Santa Lucia, spicca sulla destra la figura di San Marciano, vestito con paramenti della chiesa orientale; l'omophorion ad esempio era già in uso tra i vescovi orientali nel IV-V secolo. Questa figura di Marciano, che rappresenta la prima riscoperta, la cui didascalia greca venne letta dall'archeologo Paolo Orsi, è stata usata per la datazione complessiva dell'affresco. Il dipinto infatti venne eseguito tra l'VIII e il IX secolo, tale datazione corrisponde con le prime attestazioni letterarie sulla vita di Marciano; testimonianza, quindi, della diffusione del culto del Santo.

L'iconografia di Marciano, l'aspetto maturo conferitogli e la testa canuta, potrebbe rappresentare un richiamo alla figura dell'apostolo Pietro.[37]

Affresco dalla cripta di San Marciano: le due figure di Lucia e Marciano

Si rivelano inoltre delle analogie con gli affreschi della catacomba di Commodilla, a Roma (VI secolo), e con quelli alto-medievali, sempre romani, delle catacombe di Ponziano e Generosa. Affinità risultano ancora con altri siti romani, tradendo un qualche rapporto privilegiato tra le due culture geografiche.[38]

Nella cosiddetta cripta di San Marciano si può notare nella parte absidale un riquadro contenente al suo interno un affresco che raffigura il Santo eponimo, affiancato alla patrona di Siracusa, Lucia.

« La figura di Marciano è affiancata a quella di Santa Lucia, identificata dalla didascalia in latino; entrambi sono entro due riquadri separati e accostati, dipinti sulla irregolare parete dell’abside, impostati inposizione decentrata leggermente a sinistra su una parete palinsesto, i cui strati precedenti sono ormai illeggibili. »
(Marciano di Siracusa nell’iconografia siciliana cit. Massara, Francesca Paola, 2012, p. 288.)

La tradizione attesta in questo luogo sotterraneo la tomba del protovescovo Marciano, ma i dati archeologici non confermano l'antichità del sito al I secolo, bensì stabiliscono elementi a partire dal IV-V secolo. Il sito nacque come ipogeo paleocristiano. In seguito venne restaurato con la venuta dei Bizantini — l'Orsi descrive la cripta come una piccola basilica bizantina[39]. Con la dominazione araba il sito fu probabilmente saccheggiato e abbandonato. Ebbe una trasformazione infine con l'arrivo dei Normanni; i suoi sepolcri divengono dei loca sancta.[40]

L'archeologo Biagio Pace entrando nella cripta vi riconosce il luogo narrato dall'agiografo bizantino, autore del noto Encomio. Gli «antri pelopii» il cui significato vorrebbe dire «costruzione greca».[41] Paolo Orsi, pur riconoscendo la presenza di varie sepolture venerate all'interno della cavità, dubita che in essa potesse trovare collocazione una sepoltura martiriale così antica.[41]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Alcune reliquie di san Marziano si trovano a Gaeta, dove viene festeggiato come compatrono insieme a sant'Erasmo il 2 giugno.[42] San Marziano è inoltre patrono principale dell'arcidiocesi di Siracusa.

Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 30 ottobre (in precedenza era il 14 giugno), mentre la Chiesa ortodossa lo celebra il 9 febbraio.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note esplicative
  1. ^ Per la data tardiva vd. ad esempio Biagio Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica: Barbari i bizantini, 1949, il quale a p. 18 afferma:
    « La leggenda di un Pellegrino, discepolo di Marciano di Siracusa [...] è contenuta in un documento agiografico di incerta ma non antica data. Non è certo più antico dell'encomio greco di Marciano, opera del sec. VII, VIII [...] »
  2. ^ Il Gaetani lo ricevette dal fratello, Costantino, il quale a sua volta lo aveva trovato in un'Abbazia di Farfa. Il testo recentemente è stato reso edito dall'agiografo Scorza Barcellona. Vd. per approfondire Rizzo, 2003, pp. 399-427.
  3. ^ Dal Menologio di Basilio II, estratto dal libro di Giovanni di Giovanni, Storia ecclesiastica di Taormina, ed. 1870, pp. 39-40:
    « Commemorazione di S. Marciano Vescovo di Sicilia, di Filagrio Vescovo di Cipro, e di Pancrazio Vescovo di Taormina. Questi furono discepoli di S. Pietro Apostolo. »
    .
  4. ^ Per approfondire la discussione sul Synax. e la data del 9 luglio riferita al solo Pancrazio o anche a Marciano, vd. la critica del Lanzoni (Lanzoni, 1927, p. 618) e la spiegazione di Rizzo (Sicilia cristiana dal I al V secolo, 2006, p. 87) e di Pricoco (Sicilia e Italia suburbicaria tra IV e VIII secolo, 1991, p. 146), il quale afferma che:
    « Le uniche varianti documentate nel Sinassario sono la consacrazione congiunta di Marciano e di Pancrazio ad opera di Pietro e di Paolo - limitata alla notizia dedicata il 9 luglio al solo vescovo di Taormina - [...] »
  5. ^ Massara, Francesca Paola, 2012, p. 276:
    « Tuttavia, è probabilmente da recepire la proposta di ricostruzione del nome Marcianus nel Martirologium Hyeronimianum (sec. IV), che sarebbe così la più antica menzione del Santo insieme alla Passio del martire Pellegrino [...] »
  6. ^ Vd. Campione, 2005, p. 17, la quale ritiene forse eccessiva la sfoltitura fatta dai due studiosi, pur riconoscendo valore ai criteri di rigore scientifico da essi utilizzati.
  7. ^ Va però sottolineato che nei martirologi di Floro, Adone, Usuardo, Notkero viene fatta una netta distinzione tra il Rufino di Siracusa, posto al 21 giungo, e quello di Capua posto al 27 agosto. Vd. Campione, 2005, p. 21.
  8. ^ Cita gli esempi del Marcianuscorrispondente di Gregorio Magno per la Sicilia; il tabularius della chiesa siracusana; un monaco del monastero di San Vito sull’Etna e diversi alrri. Cfr. Campione, 2005, pp. 25-26.
  9. ^ Cit. Campione, 2005, p. 27 e Rivista di studi bizantini e neoellenici. Vol. 37, 2001, p. 38. Fu Teodosio, nel racconto dell'encomiasta, a consacrare, dinanzi a tutta la cittadinanza, un altare nella grotta delle Pelopie: che fu abitazione di Marciano.
  10. ^ L'apostolo Pietro, dopo aver costituito la Cattedra Pontificia in Antiochia, a capo allora non solo della Siria ma di tutto l'Oriente, nel 39 mandò l'antiocheo Marciano a Siracusa, per divenirne primo vescovo (cfr. Eusebio Cron. e Baronio, Ann. Eccl. I, a. 39). Secondo la tradizione di Ottavio Gaetani invece, era l'anno 40 quando Pietro mandò i suoi due discepoli; Marciano a Siracusa e Pancrazio a Taormina (O. Gaetani, Inno di S. Marciano, Vitae Sanctor., Siculor, 1. I.).
Note bibliografiche
  1. ^ a b Vd. Massara, Francesca Paola, 2012, p. 277.
  2. ^ E. Mioni, I kontakia di Gregorio di Siracusa, Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata 1, 1947, 204-206; sull’attribuzione del kontakion a Gregorio cfr. Pricoco, Un esempio di agiografia regionale cit., 347, nota 66. Vd. per approfondire Campione, 2005, pp. 23-35.
  3. ^ Rizzo, Sicilia Cristiana dal I al V secolo, 2006, p. 80.
  4. ^ Vd. Amore, Marciano vescovo, col. 693; Rizzo, Sicilia Cristiana dal I al V secolo, 2006, p. 80.
  5. ^ Vd. Rizzo, 2003, pp. 400-427.
  6. ^ Vd. ììI Kontakia di Gregorio di Siracusa, in «Bollettino della Badia greca di Grottaferrata», n.s., 1 (1947), pp. 1-8. e cfr. Rivista di storia della chiesa in Italia, 1982, p. 64.
  7. ^ vd. Koinōnia. Vol. 15, 1991, p. 80.
  8. ^ Vd. Massara, Francesca Paola, 2012, p. 277, n. 5; Rivista di storia della chiesa in Italia, 1982, p. 64. Per la definizione petrina della chiesa siracusana nei documenti citati vd. Koinōnia. Vol. 15, 1991, p. 80.
  9. ^ PG 87, 3, 4013.
  10. ^ Vd. Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1978, p. 417.
  11. ^ Vd. Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1978, p. 417.
  12. ^ Vd. ad esempio le menzioni della Vita Pancratii in M. Capaldo, Un insediamento slavo presso Siracusa nel primo millennio d.C.. URL consultato il 30 agosto 2015.; Massara, Francesca Paola, 2012, p. 277; Lanzoni, 1927, p. 617 e Stephanos Efthymiadis, The Ashgate Research Companion to Byzantine Hagiography, ed. 2013, che definisce il suo contenuto come A hagiographical romance good and proper, p. 231.
  13. ^ Vd. Lanzoni, 1927, p. 619 e Stephanos Efthymiadis, The Ashgate Research Companion to Byzantine Hagiography, 2013, p. 232, che data l'opera dopo la fine della prima persecuzione iconoclastia.
  14. ^ Lanzoni, 1927, pp. 618-619.
  15. ^ Bibl. hag. latina, n. 4909. Cfr. Acta Sanctorum, nov. I, p. 607.
  16. ^ a b Vd. Rizzo, 2003, pp. 402-407.
  17. ^ Lanzoni, 1927, pp. 619-620, il quale rimanda al V-VI secolo, rimanendo comunque scettico sull'esistenza stessa di un Pellegrino, quale fonte per l'ancomiasta.
  18. ^ Delehaye, Hagiographie Napolitaine cit., 36. 38.
  19. ^ Cfr. Amore, s.v. Marciano, vescovo di Siracusa cit., 694.
  20. ^ Cod. Vat. Gr. 1613, fol. 388; Menologio di Basilio II, a cura di P. Franchi De’ Cavalieri, Torino-Roma 1907; Menologio di Basilio II, a cura di F. Lollini, Milano 1994.
  21. ^ a b Vd. Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1976, p. 71 e 417. Cfr. anche Massara, Francesca Paola, 2012, p. 276; Massara, Francesca Paola, 2012, p. 276.
  22. ^ J. Dubois, G. Re-naud, Édition pratique des Martyrologes de Béde, de l’Anonyme Lyonnais et de Florus, Paris 1976, 111.
  23. ^ J. Du-bois, G. Renaud, Le martyrologe d’Adon. Ses deux familles, ses trois recensions. Texte et com-mentaire, Paris 1984, 200.
  24. ^ J. Dubois, Le martyrologe d’Usuard, Bruxelles 1965, 251.
  25. ^ PL 131,1106.
  26. ^ Vd. ampia bibliografia in Massara, Francesca Paola, 2012, p. 276.
  27. ^ Cfr. Campione, 2005, p. 26, n. 68.
  28. ^ Campione, 2005, p. 18, n. 17 e cfr. Dubois, Les martyrologes cit., 30-31; Philippart, Martirologi e leggendari cit., 607-610; vd. anche La Civiltà cattolica, vol. 6, cap. le origini, p. 668-669. 1893.
  29. ^ Vd. Campione, 2005, p. 19, n. 25 e Rizzo, Sicilia cristiana dal I al V secolo, 2006, p. 8.
  30. ^ a b Cit. Lanzoni, 1927, p. 633.
  31. ^ H. Delehaye, Problemi di metodo agiografico: le coordinate agiografiche e le narrazioni, in Agiografia Altomedievale, a cura di S. Boesch Gajano, Bologna 1976, pp. 49-56.
  32. ^ A. Amore, s.v. Marciano, vescovo di Siracusa, in Bibliotheca Sanctorum, VIII, Roma 1967, 964, e cfr. Campione, 2005, p. 23.
  33. ^ Vd. Faenza, 1918, p. 71.
  34. ^ Vd. Angela Scandaliato,Nuccio Mulè, La sinagoga e il bagno rituale degli ebrei di Siracusa, 2002.
  35. ^ Sito santi e beati
  36. ^ a b Cit. Lanzoni, 1927, p. 619.
  37. ^ Massara, Francesca Paola, 2012, p. 283 che rimanda a P. Testini, Gli apostoli Pietro e Paolo nella più antica iconografia cristiana, in Studi Petriani , a cura di S. Garofalo, M. Maccarrone, J. Ruysschart, P. Testini, Roma 1968, pp.103-130;F. Bisconti, Pietro, in Temi di Iconografia Paleocristiana, a cura di F. Bisconti,Città del Vaticano 2000, pp. 258-259.
  38. ^ Massara, Francesca Paola, 2012, pp. 284-285.
  39. ^ P. Orsi, Esplorazioni nella Cripta di S. Marziano, in Notizie degli scavi di antichità, 1905/11, pp. 391-402, in part. pp. 401-402.
  40. ^ Massara, Francesca Paola, 2012, pp. 286-287.
  41. ^ a b Massara, Francesca Paola, 2012, p. 287; B. Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica, pp. 320-324; P. Orsi, Esplorazioni nella Cripta di S. Marziano, pp. 391-402.
  42. ^ Sito Santi e Beati

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]