Calendario liturgico

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Calendario liturgico in un manoscritto del XIII secolo, Abbazia di Abbotsbury

Il calendario liturgico è uno strumento liturgico-temporale usato nella liturgia della Chiesa cattolica, delle Chiese orientali, e di altre comunità cristiane. Dato che il calendario liturgico è legato all'anno liturgico e quest'ultimo è legato al rito liturgico, e considerato che esistono diversi riti liturgici, ne consegue che per ogni rito liturgico vi è un calendario liturgico.

Scopo del calendario liturgico[modifica | modifica sorgente]

Scopo del calendario liturgico è quello di contenere le norme liturgiche che disciplinano praticamente le ricorrenze e le celebrazioni liturgiche di tutti i giorni dell'anno liturgico di ogni singolo rito liturgico all'interno di ogni confessione cristiana. Il calendario liturgico, essendo legato all'anno liturgico come sopra scritto, nel perseguire il proprio scopo non contrasta la struttura e le norme dell'anno liturgico, anzi ne attua praticamente le disposizioni.

Rapporto tra l'anno ed il calendario liturgici[modifica | modifica sorgente]

In molti riti cristiani la nozione di anno liturgico è generalmente distinta anche se non separata da quella di calendario liturgico: la mancata percezione di tale distinzione nell'opinione comune si deve certamente alla tenuità o all'inesistenza della distinzione presso alcune Confessioni cristiane ma soprattutto alla sottigliezza dottrinale. Infatti, per quanto le nozioni di anno e calendario liturgici possano essere precise, specialmente in alcuni riti cattolici ed ortodossi, è innegabile che esse si possono comprendere solo alla luce delle nozioni di anno e di calendario, dalle quali rispettivamente si sono formate. Va, però, ricordato che le nozioni di anno e di calendario sono nozioni complesse in quanto contengono diverse accezioni di significato: vi sono addirittura ambiti dove anno e calendario sono intesi quali sinonimi.

Per finalità di trattazione, ci si limita ad intendere l'anno come un periodo di tempo. L'anno, in questa accezione, è una misura del tempo.

Per finalità di trattazione, ci si limita ad intendere il calendario come una lista di eventi stabiliti o pianificati in maniera dettagliata. Il calendario, in questa accezione, è qualcosa che dipende dall'anno, è una misura dell'anno. Il calendario liturgico pianifica nel dettaglio gli eventi dell'anno liturgico, per cui il calendario liturgico è la misura dell'anno liturgico. In altre parole, il calendario liturgico è l'ordinamento che scandisce le ricorrenze dell'anno liturgico. Per comprendere meglio, si può affermare che il rapporto tra l'anno liturgico ed il calendario liturgico è simile a quello che esiste tra la legge ed un regolamento attuativo della stessa.

L'errore più diffuso, nel confondere le nozioni di anno e calendario liturgici, si verifica quando si considerano le temporalità liturgiche, quali a solo titolo esemplificativo i tempi liturgici nel rito romano, come componenti il calendario liturgico. Invece, è l'anno liturgico che si suddivide o è composto dai tempi liturgici: in modo elementare si può osservare come le temporalità liturgiche non siano una pianificazione dettagliata degli eventi dell'anno liturgico e quindi non fanno parte del calendario liturgico.

Il rapporto tra anno e calendario liturgici, per la verità, è solo un aspetto della problematica la quale, in realtà, è più complessa poiché in molti passi dei testi liturgici si fa riferimento alle nozioni di anno e di calendario non intendendo l'anno ed il calendario liturgici: addirittura sono diversi i testi liturgici che fanno riferimento ad una diversa accezione del calendario inteso quale sistema adottato per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo. In questa accezione il calendario è qualcosa che determina l'anno, poiché senza il sistema calendario non sarebbe possibile individuare il periodo temporale chiamato anno: è evidente che questa accezione non permette di comprendere la nozione di calendario liturgico.

Le motivazioni, per cui alcuni passi dei testi liturgici riferendosi all'anno ed al calendario non intendono l'anno ed il calendario liturgici, sono valide e a titolo esemplificativo di seguito ne vengono citate alcune: la fissazione della data della Pasqua da cui dipende l'intero anno liturgico; la fissazione del sistema per la successione domenicale nel corso dei vari anni; la determinazione del giorno aggiunto nel calendario liturgico durante gli anni bisestili; la successione del doppio ciclo, uno triennale e l'altro biennale, delle letture nella forma ordinaria del rito romano, ecc. . Si precisa che tali riferimenti all'anno ed al calendario, non intendendo l'anno ed il calendario liturgici, cominciano ad essere tali solo da quando l'inizio dell'anno e del calendario liturgici non corrispose più a quello del capodanno civile: fino a quel momento la nozione di calendario liturgico fu generalmente indistinta da quella di calendario e parimenti accadde per il rapporto tra anno liturgico e anno. Si specifica che, a seguito della distinzione, per diverso tempo in alcuni riti il calendario liturgico fu chiamato calendario ecclesiastico mentre in altri riti le due citate denominazioni non vennero mai intese come equivalenti: parimenti accadde per l'anno liturgico.

È del tutto evidente che chi non ha una formazione liturgica seria e conserva solo un sentire comune del concetto di anno e calendario, potrà incontrare serie difficoltà nel distinguere le varie citate nozioni e nell'interpretare correttamente i testi liturgici.

Valenza dell'espressione "calendario liturgico"[modifica | modifica sorgente]

Bisogna precisare, però, che con l'espressione calendario liturgico si indicano, in realtà ed al massimo, tre calendarizzazioni ufficiali distinte, comunque connesse e di seguito indicate:

  1. un calendario universale che contiene le norme liturgiche discplinanti l'intero anno liturgico e valide per tutto il rito liturgico;
  2. un calendario particolare che contiene le norme liturgiche disciplinanti l'intero anno liturgico e valide relativamente ad una determinata giurisdizione ecclesiastica, più o meno geografica, nell'ambito del calendario universale, e
  3. un calendario esecutivo che contiene le norme liturgiche disciplinanti un determinato anno liturgico, nell'ambito del calendario particolare.

Non in tutti i singoli riti liturgici si possiede la suddetta triplice calendarizzazione: essa dipende certamente da principi di teologia liturgica ma anche dalla diffusione effettiva del rito liturgico.

Situazione nel rito romano della Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito della Chiesa cattolica e specificatamente della Chiesa latina, il Rito romano, considerata la sua diffusione planetaria, possiede la triplice calendarizzazione. Infatti:

  • il calendario universale è unico ed è denominato calendario romano generale;
  • il calendario particolare non è unico ma vi sono più calendari particolari, variamente denominati, che riguardano l'insieme o le singole Chiese locali o famiglie religiose, ad es. le chiese locali di una nazione, di una regione o di una provincia ecclesiastica o la singola Chiesa locale, e
  • il calendario esecutivo non è unico ma vi sono più calendari esecutivi, spesso singolarmente denominati "calendario liturgico", ad es. il calendario liturgico di una Chiesa locale o di una conferenza episcopale regionale valido per un determinato anno liturgico.

Il calendario romano generale ed i calendari particolari sono stesi come documenti ufficiali, tipograficamente redatti in specifiche pubblicazioni o redatti come inserti di altri libri, ad esempio il Messale. I calendari esecutivi sono stesi come una sorta di prontuario, tipograficamente redatti in specifiche pubblicazioni. È superfluo sottolineare che le disposizioni dei vari calendari, qualunque sia la redazione tipografica degli stessi, sono cogenti sotto il profilo del diritto liturgico.

A motivo della stesura e della redazione delle tre tipologie di calendari, normalmente il calendario romano generale ed i calendari particolari al proprio interno distinguono graficamente, fatte salve diverse eccezioni, fra Temporale e Santorale mentre tale distinzione grafica, normalmente, è inesistente nei calendari esecutivi: in ogni caso tutte e tre le tipologie di calendari disciplinano sia il Temporale che il Santorale.

Il calendario particolare normalmente contiene ricorrenze o celebrazioni proprie di quella determinata Chiesa locale o insieme di chiese che fanno uso del detto calendario particolare. Tali ricorrenze o celebrazioni riguardano per lo più i santi patroni o comunque venerati da quella Chiesa locale o insieme di chiese, nonché l'anniversario della dedicazione delle singole chiese, intese in questo caso nel senso materiale. Il calendario particolare contiene pure ricorrenze presenti nel calendario romano generale ed, in tale caso, la differenza tra i due calendari consiste nel diverso grado liturgico con cui quella ricorrenza viene celebrata dal calendario particolare rispetto al calendario romano generale.

Da quando esistono le conferenze episcopali nazionali, per motivi di semplificazione è invalso l'uso, anche se non sempre accettato, di pubblicare il proprio calendario particolare, ossia il calendario avente carattere nazionale, denominandolo come calendario romano generale: anche se sono lapalissiane le ricadute pratiche di tale scelta, non si può negare che, ai fini della conoscenza della scienza liturgica, ciò costituisca un falso. Basterebbe che alcune conferenze episcopali si limitassero a mutuare l'uso di molte famiglie religiose le quali nel pubblicare il proprio calendario particolare, ossia il calendario che vale per tutta la famiglia religiosa presente in una nazione, lo denominano "calendario romano" ma sostituendo l'aggettivo "generale" con l'aggettivo proprio della famiglia religiosa.

Si chiarisce che quanto steso in ordine al calendario liturgico nel rito romano concerne sia la forma ordinaria sia, limitatamente al calendario romano generale, la forma extra-ordinaria di tale rito: allo stato, infatti, non si può ancora parlare di esistenza stabile di calendari particolari, né tantomeno di calendari esecutivi, nell'ambito della forma extra-ordinaria del rito romano.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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