Paolo Orsi

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Paolo Orsi
Orsi-Portrait.jpg

Senatore del Regno d’Italia
Legislature dalla XXVII (nomina 18 settembre 1924)
Tipo nomina 18

Dati generali
Titolo di studio Laurea in Lettere
Università Università degli Studi di Padova, Università di Vienna e Università “La Sapienza”
Professione Archeologo

Pietro Paolo Giorgio Orsi (Rovereto, 17 ottobre 1859Rovereto, 8 novembre 1935) è stato un archeologo italiano. Si dedicò prevalentemente all'esplorazione e all'illustrazione archeologica della Calabria e, soprattutto, della Sicilia.

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

La formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Rovereto, città al tempo facente parte dell'Impero austro-ungarico, e questo favorì i suoi legami culturali con la Mitteleuropa. Fratello di Osvaldo, tra il 1869 e il 1877 frequentò l'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto. Nel 1875, ancora sedicenne, come assistente di archeologia ed entomologia, diviene socio del Museo Civico della sua città, mentre nel 1880 diverrà conservatore per la Sezione Archeologica e Numismatica, carica mantenuta sino alla sua morte.

Monumento a Paolo Orsi nel portico di palazzo Alberti Poja a Rovereto.

Nel 1877 intraprese gli studi umanistici presso l'Università di Padova, alla Facoltà di Lettere. Fra il 1878 e il 1879 si trasferì a Vienna per seguire corsi di storia antica e archeologia. Nel 1881 frequenta anche il corso di paleontologia all'Università di Roma, seguendo le lezioni di Luigi Pigorini. Nel 1882 si laurea in lettere a Padova.

Le sue prime ricerche[modifica | modifica wikitesto]

Le sue prime ricerche si svolsero tra il 1881 e il 1883 nella sua terra d'origine, luogo che aveva esplorato in precedenza annotando sui suoi taccuini i punti di interesse. Eseguì degli scavi presso il Colombo a Mori, la Busa dell'Adamo a Lizzana e Castel Tierno nel Trentino, i cui risultati furono pubblicati nel 1878.

Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti di Roma e, tra il 1885 e il 1888, alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

I lavori in Sicilia e in Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Area del Castellaccio presso Lentini: nel gruppo, Orsi, R. Carta e R. Santapaola

Non avendo superato il concorso per la cattedra di archeologia all'Università di Roma, rimase nei ruoli della pubblica amministrazione, vincendo poi il concorso di ispettore di III classe degli scavi e dei Musei a Siracusa, dove venne inviato nel 1888 sotto la direzione dell'ormai anziano Francesco Saverio Cavallari. Qui, il territorio era sostanzialmente inesplorato e Orsi, forte delle esperienze acquisite, iniziò le sue indagini archeologiche fin dal 1889. Si dedicò allo studio della preistoria con attenzione ai luoghi e alle origini dei Sicani, dei Siculi e degli Itali nonché ai centri dell'età del Bronzo, fra cui Thapsos, e delle colonie greche, quali Naxos e Megara Hyblaea sulle quali uscì una sua monografia nel 1890 edita dalla Reale Accademia dei Lincei. Nello stesso anno eseguì delle ricerche in Calabria, in particolare a Locri, affiancando il direttore dell'Istituto Germanico di Roma Eugene Petersen.

Nel 1891 subentrò al Cavallari nella direzione del Museo archeologico di Siracusa, dove si dedicò ad ampliare le sale e a incrementare le collezioni, oltre che all'inventario dei materiali posseduti.

Nel lavoro sui monti Iblei e la relativa valle che porta al mare, nel ragusano, scoprì (assieme al suo assistente Biagio Pace) templi, necropoli, mura, palazzi, monete presso Pantalica, Melilli, Stentinello, Castelluccio, Plemmirio, Cozzo Pantano, Thapsos e Cassibile. Proseguì inoltre lo studio di Megara Hyblaea e le ricerche a Naxos. Esplorò quindi i vari complessi catacombali e le chiese bizantine, cristiane e giudaiche, fornendo una particolare interpretazione dell'architettura della Basilica di San Foca di Priolo. Nel 1896 avviò lo scavo di Camarina, nel 1889 avviò le indagini su Akrai, identificando Eloro, indi riportò alla luce l'antica città di Casmene. Si interessò anche di Terravecchia presso Grammichele (1890) e Ibla (1892).

Fu Commissario del Museo Nazionale di Napoli per un breve periodo (1900 - 1901), lasciando però un'impronta indelebile. Infatti, gettò le basi per il riordinamento globale dell'Istituto (realizzato poi dal successivo direttore Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali. Proseguì quindi le ricerche su Camarina, poi Gela, pubblicando relativi saggi fra il 1904 e il 1906. Individuò il centro indigeno di Monte San Mauro a Caltagirone, quindi compì ulteriori scavi su Monte Bubbonia a Mazzarino, presso Centuripe e Licodia Eubea.

Nel 1907 ricevette l'incarico di organizzare la Soprintendenza alle antichità della Calabria con sede a Reggio Calabria nonché contribuì alla nascita del grande Museo Nazionale della Magna Grecia; in particolare, lavorò a Reggio, a Locri, a Crotone, a Sibari, a San Giorgio Morgeto e a Rosarno, dove continuò lo studio sulla Magna Grecia. Scoprì città, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma, Krimisa e Kaulon. Scavò per diversi anni a Monteleone di Calabria (l'attuale Vibo Valentia). Nel 1908 individuò il Persephoreion a Locri, dove eseguì ulteriori indagini nei dintorni. Promosse anche l'apertura di un locale museo civico nel 1914. Tra il 1917 e il 1921 scavò a Megara Hyblaea e in quegli anni identificò Morgantina.

Fu tra i fondatori della Società Italiana di Archeologia nel 1909. Nel 1920 fondò, con Umberto Zanotti Bianco, la "Società Magna Grecia" destinata a raccogliere fondi per gli scavi, e grazie ai quali poté scoprire un tempio ionico a Hipponion ed esplorare una necropoli a Torre Galli. Nel 1931, Orsi e Zanotti Bianco fondarono la rivista «Archivio storico per la Calabria e la Lucania».

Taccuino di lavoro N. 149 di Paolo Orsi, datato 1º giugno 1931 (scavi di Sant'Angelo Muxaro)

Nel 1923 con Regio Decreto gli venne affidata la direzione della Sovrintendenza alle antichità di Siracusa; mantenne il doppio incarico anche in Calabria fino alla nomina di un nuovo Soprintendente per la Calabria nel 1924, indi si concentrò nell'attività in Sicilia, rifiutando anche la nomina ad una cattedra universitaria. Sempre nel 1924 fu nominato, su proposta di Ettore Tolomei[1], senatore del Regno d'Italia[2] adoperandosi in favore dell'archeologia e della ricerca di fondi.

Tomba di Paolo Orsi, fra quelle di altri uomini illustri di Rovereto

Scrisse oltre 300 lavori di fondamentale importanza, che lo portarono a vincere il Gran Premio di Archeologia dell'Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu ricca di opere e di temi, dalla preistoria all'età medievale, con grande attenzione alla Sicilia Orientale e alla Calabria, oltreché al territorio di Rovereto, delle Alpi e dell'Alto Adige.

Restò anche dopo il pensionamento a lavorare a Siracusa, per l'ordinamento del museo aretuseo che oggi porta il suo nome, fin quando, nel 1932, l'incarico alla Sovrintendenza passò a Giuseppe Cultrera. Lasciò Siracusa nell'autunno del 1934, per tornare a Rovereto dove morì l'8 novembre del 1935.

In suo onore e ricordo[modifica | modifica wikitesto]

Fu socio dell'Accademia nazionale dei Lincei[3]. A lui è dedicata l'annuale Rassegna del cinema archeologico che si svolge, dal 1990, presso il Museo Civico di Rovereto.

Il Museo archeologico di Siracusa, a lui intitolato, e il Museo archeologico nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, contengono tra l'altro una grandissima quantità di reperti risalenti a un periodo che va dalla preistoria sino al periodo greco, provenienti da ritrovamenti di tutto il territorio della Sicilia e della Calabria.

Busto di Paolo Orsi presso la biblioteca della Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Siracusa

Per descrivere la figura di Paolo Orsi, possiamo riportare quanto scrisse di lui, un anno dopo la sua morte, l'amico marchese Enrico Gagliardi, anch'egli archeologo, che ospitò Orsi nei suoi soggiorni a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia):

«Rivedo il maestro: alta, solida la persona, la nobile testa eretta, la fronte spaziosa, pochi capelli lisci modellavano il cranio, la barbetta grigia, il portamento rigido, quasi militare, lo avrebbero fatto scambiare per un ufficiale; ma un solco profondo sulla fronte e lo sguardo penetrante ben rilevavano in lui l'uomo di studio e di scienza, abituato al diuturno travaglio del pensiero. Il parlare lento, misurato, chiaro, traduceva subito il carattere dell'uomo, diritto e preciso, che attraverso il lavoro senza indugi e senza stanchezza, vedeva netta la meta.

La sua vita austera, d'una semplicità francescana, che rifuggiva dagli onori e da ogni teatrale popolarità, gli ha permesso di operare in silenzio in luoghi disagiati. Dovunque Egli è passato, ha lasciato un'orma profonda; perché niente sfuggiva al suo sguardo, alla sua acuta osservazione; i suoi studi si concentravano subito in limpide e fondamentali pubblicazioni che hanno illustrato intere regioni e periodi oscurissimi, mai prima di lui tentati, e da lui fatti rivivere e resi eloquenti dopo millenni di silenzio.»

(Enrico Gagliardi, Quaderno della rivista "Trentino", Trento, Anno 1936, Volume XIV, Fascicolo 8.)

Elenco degli scavi e delle scoperte[modifica | modifica wikitesto]

  • 1881-1883 - Colombo a Mori, la Busa dell'Adamo e Castel Tierno nel Trentino;
  • 1889 - Akrai e Eloro
  • 1890 - Terravecchia di Grammichele
  • 1892 - Ibla
  • 1893 - Naxos
  • 1896 - Camarina
  • 1899-1903 - Camarina
  • 1900-1905 - Gela
  • 1902 - Licodia Eubea
  • 1903-1905 - Monte San Mauro (Caltagirone)
  • 1904-1906 - Monte Bubbonia (Mazzarino)
  • 1906-1908 - Camarina (necropoli di Passo Marinaro)
  • 1908 - Locri (Persephoreion)
  • 1910 - Crotone
  • 1910-1915 - Messina
  • 1912 - Identificazione di Hipponion e Medma (Calabria)
  • 1913-1915 - Kaulonia
  • 1916-1917 - Catania
  • 1917-1921 - Megara Hyblaea
  • 1928 - Lipari, necropoli di contrada Diana
  • 1928-1930 - Monte Casale (Casmene)
  • 1929 - Piazza Armerina
  • 1930 - Leontinoi
  • 1931-1932 - Sant'Angelo Muxaro

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 21 dicembre 1890[2]
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 29 gennaio 1902[2]
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 28 agosto 1909[2]
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 18 agosto 1925[2]
Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
— 29 maggio 1913[2]
Ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
— 30 dicembre 1917[2]
Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
— 1º giugno 1930[2]
Grande ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
— 15 febbraio 1934[2]
Cavaliere dell'Ordine del Leone di Zähringen (Baden) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Leone di Zähringen (Baden)
— [2]
Cavaliere dell'Ordine della Corona di Prussia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona di Prussia
— [2]
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila rossa di Prussia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila rossa di Prussia
— [2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eugenio Maria Beranger, La figura di Paolo Orsi nel carteggio esistente nel fondo Presidenza dei ministri conservato presso l'Archivio centrale dello Stato, in Annali dei musei civici di Rovereto. Scienze naturali, Suppl. 6 (1990/91) pp. 167-188; in particolare, cfr. pp. 176-177.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Scheda senatore ORSI Paolo, su notes9.senato.it. URL consultato il 2 giugno 2019.
  3. ^ Órsi, Paolo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Atti del Convegno "Paolo Orsi e l'archeologia del '900", Rovereto, 12-13 maggio 1990, Supplemento agli Annali del Museo Civico di Rovereto, Vol. VI, Anno 1990.
  • ORSI, Paolo, in Enciclopedia Italiana, I appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938. URL consultato il 20 ottobre 2013.Modifica su Wikidata
  • Irene Calloud, ORSI, Paolo (Pietro Paolo Giorgio), in Dizionario biografico degli italiani, LXXIX volume, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  • Barbara Maurina (a cura di), Orsi, Halbherr, Gerola. L'archeologia italiana nel Mediterraneo, Catalogo della mostra, curata da Barbara Maurina e Franco Finotti, tenutasi a Rovereto (TN), Palazzo Alberti, 2 ottobre 2009 – 30 giugno 2010, Osiride edizioni, Rovereto (TN), 2010.
  • Vincenzo La Rosa, "Paolo Orsi: una storia accademica", Archivio Storico per la Sicilia Orientale, LXXIV (1978) pp. 465-571.
  • Umberto Zanotti Bianco, Paolo Orsi, Pubblicazione a cura dell'Accademia roveretana degli Agiati e del Comune di Rovereto, Rovereto (TN), 1950.
  • Giovanni Di Stefano, Paolo Orsi, Cava d’Ispica e il paesaggio siciliano, Utopia Edizioni, Ragusa, 1996.
  • Paolo Enrico Arias, Quattro archeologi del nostro secolo: Paolo Orsi, Biagio Pace, Alessandro Della Seta, Ranuccio Bianchi-Bandinelli, Giardini Editori e Stampatori, Pisa, 1976.
  • Vincenzo La Rosa (a cura di), L'archeologia italiana nel Mediterraneo fino alla Seconda Guerra Mondiale, Atti del Convegno-Studi tenutosi a Catania, 4-5 novembre 1985, presso il Centro di Studi per l'Archeologia Greca (CNR-Sezione di Catania), Edizioni del CNR, Catania, 1986.

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