Lentini
| Lentini comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Vincenzo Pupillo (indipendente di centro-sinistra) dal 29-5-2026 |
| Data di istituzione | 729 a.C. |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°17′N 15°00′E |
| Altitudine | 53 m s.l.m. |
| Superficie | 216,78 km² |
| Abitanti | 20 946[1] (31-5-2026) |
| Densità | 96,62 ab./km² |
| Comuni confinanti | Belpasso (CT), Carlentini, Francofonte, Militello in Val di Catania (CT), Palagonia (CT), Ramacca (CT), Scordia (CT), Catania (CT) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 96016 |
| Prefisso | 095 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 089011 |
| Cod. catastale | E532 |
| Targa | SR |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[2] |
| Cl. climatica | zona C, 915 GG[3] |
| Nome abitanti | lentinesi o leontini |
| Patrono | Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino Maria Santissima del Castello (Compatrona) |
| Giorno festivo | 10 maggio 2 settembre (traslazione delle reliquie dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino) |
| Soprannome | Città delle arance |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Lentini è un comune italiano di 20 946 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Siracusa, in Sicilia.
Cittadina barocca di fondazione sicana, in antichità fu colonia greca e romana (Leontinoi, di cui conserva ancora ingenti resti archeologici), ed è stata annoverata un tempo come uno dei più importanti centri culturali, religiosi (essendo stata anche sede del vescovato) e agricoli (soprattutto per la rinomata produzione di grano in età antica e di arancia rossa in tempi più recenti) dell’isola, distinguendosi durante il periodo antico - fino al dominio romano - rimanendo una delle più influenti città dell'isola anche nei periodi bizantini e svevi, per poi avere un periodo di declino protrattosi fino ai giorni nostri.
Situata nella Piana di Catania, alle pendici dei Monti Iblei e in vicinanza del Lago di Lentini, è rinomata per la produzione dell'Arancia Rossa di Sicilia (IGP) (insieme ai comuni limitrofi di Carlentini e Francofonte), nonché per il tipico pane di Lentini (u pani ri Lintini in siciliano), generalmente costituito da un impasto di acqua e farina di grano duro.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale di Lentini si estende per 215,84 km² ed è situato a circa 52 km a nord-ovest di Siracusa. Il centro abitato sorge a 53 m s.l.m., sulle prime propaggini collinari poste al margine meridionale della piana di Catania.
Lentini corrisponde all'antica Leontinoi, una delle prime colonie greche della Sicilia, della quale conserva notevoli resti archeologici. Poco a nord-ovest dell'abitato si estende la conca dell'antico lago di Lentini, meglio noto come Biviere di Lentini e citato anche da Giovanni Verga nella novella La roba. Il bacino, un tempo interamente prosciugato, è stato successivamente ricostituito nel sito originario. Il mare, in corrispondenza del golfo di Agnone Bagni, dista circa 12 km dal centro abitato.
Il paesaggio del territorio lentinese è caratterizzato soprattutto dalla presenza di numerosi agrumeti, elemento che ha contribuito alla diffusione dell'appellativo di «Città delle arance», legato all'elevata produzione di Arancia Rossa di Sicilia (IGP).
Il territorio comunale è inoltre attraversato dal 15º meridiano est, assunto come linea di riferimento per il fuso orario dell'Europa centrale (UTC+1).
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Lentini presenta un clima mediterraneo semi-arido, molto vicino ai climi delle coste nordafricane e della California meridionale. Gli inverni sono particolarmente miti, con temperature che superano frequentemente i 20 °C. La stagione estiva, estesa indicativamente da aprile a ottobre, è lunga e torrida, mentre autunno e primavera presentano temperature elevate ma una maggiore frequenza di precipitazioni. Il clima è inoltre caratterizzato da un'elevata insolazione durante tutto l'anno, condizione che rende il territorio particolarmente soleggiato anche nella stagione invernale.
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome Lentini deriva dall'antica denominazione della città, attestata in greco come Λεοντῖνοι (Leontînoi) e successivamente in latino come Leontini, forma dalla quale si è sviluppato il toponimo moderno.[6] Il sito era abitato dai Siculi prima dell'arrivo dei coloni calcidesi, i quali, secondo la ricostruzione riportata dall'Enciclopedia dell'Arte Antica, ne grecizzarono il nome in Leontînoi; dalla nuova denominazione fu quindi ricavata l'immagine del leone, adottata come parasemon, ossia emblema distintivo della polis, e raffigurata nella monetazione cittadina.[6]
L'etimologia più remota del nome non è tuttavia indicata univocamente. Nella documentazione del Comune di Lentini il toponimo greco Leontinoi è messo, «con molta probabilità», in relazione con Léon, nome attribuito in greco a una baia situata a nord di Siracusa.[7]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini di Lentini sono legate all'antica Leontinoi (in greco antico Λεοντῖνοι?, Leontînoi), il cui sito era già occupato da una comunità sicula prima dell'arrivo dei Greci.[8] Secondo la tradizione riportata da Tucidide, nel 729 a.C., sei anni dopo la fondazione di Naxos, un gruppo di coloni calcidesi guidati da Teocle si insediò nel luogo, espellendo i Siculi e dando origine alla polis greca di Leontinoi.[8][9] La fondazione rientrava nell'espansione coloniale di Naxos nella fertile pianura della Sicilia orientale, che nello stesso periodo portò anche alla fondazione di Katane.[10]
La posizione nella fertile pianura e il controllo di un territorio agricolo particolarmente produttivo favorirono lo sviluppo della città, che dovette tuttavia confrontarsi ripetutamente con le altre potenze della Sicilia orientale. Agli inizi del V secolo a.C. Leontinoi fu assoggettata da Ippocrate di Gela e successivamente dai Dinomenidi di Siracusa; nel 476 a.C. Gerone I vi trasferì gli abitanti di Katane e Naxos.[11][9] Recuperata l'indipendenza nel corso del V secolo a.C., la città cercò nell'alleanza con Atene una protezione dall'espansionismo siracusano. Nel 427 a.C. il retore leontino Gorgia fu inviato come ambasciatore ad Atene per chiedere aiuti militari contro Siracusa, episodio che contribuì alla fama dell'oratore nel mondo greco.[8]
Dopo ulteriori periodi di autonomia e di soggezione a Siracusa, alla fine del V secolo a.C. Dionisio I occupò e fortificò Leontinoi, utilizzandola anche come centro di raccolta dei cereali prodotti nel suo territorio.[9] La città entrò successivamente nell'orbita del regno siracusano di Gerone II; vi fu ucciso Geronimo, ultimo sovrano della dinastia, durante le convulse vicende che accompagnarono la seconda guerra punica. Nel 214 a.C. Leontinoi fu conquistata dai Romani, iniziando da allora un progressivo declino politico, mentre il territorio agricolo dei cosiddetti Campi Leontini conservò la propria rilevanza produttiva.[9]
In età tardoantica e medievale l'insediamento continuò a essere abitato. Durante il dominio bizantino Lentini fu sede vescovile; nell'848 venne occupata dai musulmani e passò successivamente sotto il dominio normanno. Nel XII secolo fu restituita al demanio regio.[12]
La città conobbe una fase di decadenza nel corso del XVI secolo, aggravata dalle epidemie e dal terremoto della Val di Noto del 1542.[12] Una distruzione assai più grave fu provocata dal terremoto del Val di Noto del 1693, che devastò Lentini insieme a numerosi centri della Sicilia sud-orientale. A differenza di altri abitati ricostruiti in nuovi siti, Lentini fu riedificata per volontà della popolazione nello stesso luogo.[12]
Nel corso del XX secolo l'espansione urbana si sviluppò progressivamente verso nord rispetto al nucleo storico, mentre l'area dell'antica Leontinoi, immediatamente a sud dell'abitato moderno, mantenne la propria rilevanza archeologica.[12] Le aree archeologiche di Leontinoi, Monte San Basilio e Megara Hyblaea sono oggi comprese nel Parco archeologico di Leontinoi e Megara, istituito dalla Regione Siciliana nel 2019.[9] Il 16 gennaio 1900 nacque a Lentini il matematico Giuseppe Giuga, noto in particolare per la congettura di Agoh-Giuga. Nel 1965 Giovanni Falcone, da poco entrato in magistratura, fu nominato pretore di Lentini, ricoprendo nella città uno dei suoi primi incarichi giudiziari.
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]- Stemma
Lo stemma presenta uno scudo sannitico di azzurro nel quale sono raffigurati una torre merlata e, ai suoi piedi, un leone d'oro. Lo scudo è timbrato dalla corona propria delle città e accompagnato esteriormente da un ramo d'alloro e da spighe di grano, legati da un nastro tricolore.
La presenza del leone nella simbologia cittadina ha origini antiche. Già nella monetazione della greca Leontinoi l'animale costituiva il parasemon (in greco antico παράσημον?, parásēmon), ossia l'emblema distintivo della polis; secondo la ricostruzione archeologica, il motivo fu associato al nome grecizzato della città e compare sulle monete leontine.[8] La documentazione del Comune ricorda analogamente il leone quale simbolo dell'antica città e la sua presenza sulle dracme coniate a Leontinoi.[12]
- Gonfalone
Il gonfalone consiste in un drappo di colore azzurrino-verde recante al centro lo stemma civico. Lo scudo, di azzurro più intenso rispetto al drappo, è sormontato dalla corona turrita; gli ornamenti esterni e gli elementi metallici dell'asta sono dorati.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa madre di Santa Maria la Cava e dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, già cattedrale, edificata nel XVIII secolo in stile barocco. Costruita dopo il terremoto del 1693 e attribuita all'architetto Vella da Malta, presenta un impianto basilicale a tre navate e una facciata settecentesca articolata su tre ordini. La porta centrale, in legno, reca i simboli della passione dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino e gli stemmi del papa, del viceré, del vescovo Trigona e della città di Lentini. Nell'abside sinistra è conservata un'icona bizantina della Madonna Odigitria, detta «del Castello», risalente al XII secolo; nella navata destra si trovano tre arcosoli paleocristiani identificati come i sepolcri dei martiri Alfio, Filadelfo e Cirino. La chiesa conserva inoltre il fercolo argenteo ottocentesco di sant'Alfio e tele del XVII e XVIII secolo. Nella sagrestia si trova un armadio ligneo intarsiato raffigurante le sante lentinesi Tecla e Giustina.

- Chiesa della Santissima Trinità e San Marziano, dichiarata monumento nazionale e costruita sulle rovine del cinquecentesco palazzo La Palumba. Conserva un pavimento settecentesco in ceramica di Caltagirone e gli affreschi della volta di Sebastiano Lo Monaco, tra cui la Gloria della Santissima Trinità, con le raffigurazioni di San Marziano[non chiaro], Santa Chiara, San Benedetto da Norcia e San Francesco d'Assisi. Vi si trovano inoltre tre dipinti di Giuseppe Velasco, la Santissima Trinità e San Marziano, la Gloria di Santa Chiara e la Crocifissione, nonché un polittico della scuola di Antonello da Messina, con pannelli raffiguranti San Benedetto da Norcia, la Trasfigurazione, Santa Scolastica, la Natività, San Pietro Apostolo e San Paolo Apostolo. Il tabernacolo dell'altare maggiore è realizzato in lapislazzuli.
- Santuario diocesano dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, comunemente noto come chiesa della Fontana. Sorge nel luogo tradizionalmente identificato con il martirio dei santi Alfio, Filadelfo e Cirino e fu ricostruito nel 1805 sopra un pozzo nel quale, secondo la leggenda, sarebbe stata gettata la lingua di sant'Alfio. Conserva tele negli altari laterali, tra cui una raffigurante il martirio dei tre santi, e statue seicentesche in gesso dei martiri nell'altare maggiore.
- Chiesa di San Francesco all'Immacolata, costruita nel XVIII secolo. Conserva un leone crinito di epoca romanica, un Cristo alla colonna, la lapide sepolcrale della regina Maria del 1402 e un simulacro della Beata Vergine Maria Immacolata, portato in processione l'8 dicembre.

- Chiesa di San Luca, edificata nel XVIII secolo. Conserva una grande Crocifissione della seconda metà del XVI secolo, attribuita alla scuola del Tintoretto e precedentemente collocata nella chiesa del convento dei Frati Minori Cappuccini; un San Francesco orante della scuola di Bassano e la Nascita della Vergine del Gramignani, datata 1760.
- Chiesa della Santa Croce, dedicata a Maria Santissima delle Grazie del Battifolle. Distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel 1705 e dedicata alla Santa Croce. Presenta una pianta rettangolare priva di abside e fu ristrutturata negli anni cinquanta del XX secolo. All'interno sono conservati una statua della Madonna Addolorata e un crocifisso nel quale sono incastonate alcune reliquie della Santa Croce.

- Chiesa di San Francesco di Paola, edificata nel XVIII secolo con pianta a croce greca. Conserva un antico organo a mantice, posto alla sommità di una scala, e opere provenienti da chiese distrutte dal terremoto del 1693, tra cui una statua seicentesca di san Sebastiano. A sinistra dell'altare maggiore si trova una roccia recante alcune impronte che, secondo la tradizione, sarebbero state lasciate dai santi Alfio, Filadelfo e Cirino quando Lentini fu liberata dalla peste per loro intercessione.
- Chiesa di Cristo Re, costruita in stile moderno e situata in via Termini, nei pressi del campo sportivo comunale. Vi si venera anche la Madonna delle Grazie, festeggiata l'ultima domenica di aprile.
- Chiesa di Sant'Antonio, dedicata a sant'Antonio di Padova e indicata come la chiesa di più recente costruzione della città. Conserva un simulacro ligneo di sant'Antonio realizzato dallo scultore G. Vincenzo Hussner di Ortisei, portato in processione il 13 giugno.

- Chiesa della Campana, edificata alla fine del XVIII secolo nel luogo nel quale sorgeva l'antica cattedrale di Lentini, consacrata alla Beata Vergine Maria con il titolo di Santa Maria La Cava, nell'attuale piazza Alemagna. È utilizzata come oratorio della chiesa di Sant'Alfio. Durante i festeggiamenti dei tre santi, il pomeriggio del 9 maggio vi viene esposto un busto reliquiario di san Cirino, recante sul petto la reliquia del cuore di sant'Alfio, prima dell'inizio della processione.
- Chiesa di San Giovanni della Commenda di Malta, detta anche San Giovanni dei Bagni, situata in piazza San Giovanni. Fu costruita dopo il terremoto del 1693 sul sito della precedente chiesa di San Giovanni Battista. Danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è attualmente sconsacrata.
- Chiesa della Madonna del Carmine, costruita nel XVIII secolo a navata unica e appartenente a un antico complesso monastico insieme all'adiacente convento, oggi sede di uffici comunali. Conserva dipinti antichi, una fonte ricavata da un capitello, un fonte battesimale marmoreo del XVI secolo recante la data 1589, un crocifisso e la statua della Madonna del Carmine, collocata nella nicchia sopra l'altare e decorata nel XX secolo.
- Chiesa di San Giuseppe, quasi adiacente alla chiesa madre e costruita durante l'edificazione di quest'ultima. Conserva dipinti antichi e un simulacro di san Giuseppe che, fino agli anni novanta, veniva portato in processione nel giorno della sua festa.
- Chiesa di Gesù e Maria, comunemente nota come chiesa di Santa Lucia, edificata nel XVIII secolo. Conserva tele settecentesche e, nell'altare maggiore, il simulacro di santa Lucia, venerato in occasione della festa del 13 dicembre.

- Carcere dei Tre Santi, esempio di architettura religiosa rupestre lentinese, costituito da un ambiente di forma quadrata. Secondo la tradizione vi furono imprigionati i santi patroni Alfio, Filadelfo e Cirino insieme ad altri martiri. Conserva i simulacri dei tre santi in catene e di santa Tecla.
- Chiesa di Santa Maria degli Archi, detta anche Santa Maria Bambina e comunemente chiamata dai lentinesi «Santa Mariula». Situata in via Niccolini, a breve distanza dalla chiesa della Santissima Trinità, è stata recentemente ristrutturata. Dell'arredo originario rimane un arco in pietra in corrispondenza dell'antico altare.
- Chiesa di San Giovanni di Dio. L'antico ospedale, con annesso il Monte di Pietà, fu fondato nel 1551 con il titolo di San Giacomo della Spada o San Giacomo Apostolo; accanto a esso fu costruita nel 1552 una chiesa dedicata all'Immacolata Concezione. Il complesso fu distrutto dal terremoto del 1693 e successivamente ricostruito; nel 1715 ospitava sei religiosi e dodici ammalati. Nel sito dell'antico ospedale, in via dei Vespri, rimane la piccola chiesa dedicata a san Giovanni di Dio.

- Convento dei Frati Minori Cappuccini, originariamente edificato intorno al 1550 sulla sommità del colle San Francesco. Distrutto dal terremoto del 1693, fu ricostruito più a valle e ultimato nel 1704, come attestato dalla lapide posta sulla sommità del prospetto della chiesa. In seguito all'Unità d'Italia il convento fu chiuso; un atto del 27 giugno 1867, conservato nell'archivio storico di Lentini, documenta il passaggio dell'intero complesso e del terreno annesso al Comune. Successivamente l'edificio fu destinato a diversi usi e il terreno circostante venne utilizzato per la realizzazione del nuovo cimitero. È indicato come uno dei più grandi e antichi conventi della Sicilia orientale.
- Chiesa rupestre di San Giuseppe il Giusto, situata presso il colle San Mauro, nei pressi delle rovine dell'antica Leontinoi e tra gli abitati di Lentini e Carlentini. È probabilmente di origine medievale, sebbene non sia noto l'ordine religioso al quale appartenesse; una tradizione ne attribuisce invece l'edificazione ai cavalieri templari. All'interno rimangono tracce del ciclo di affreschi che originariamente decorava l'edificio; la parte meglio conservata è quella dell'altare in pietra, con raffigurazioni della Madonna con il Bambino e san Giuseppe circondati da santi e angeli musicanti.

- Chiesa rupestre del Crocifisso, chiesa rupestre del VII secolo, caratterizzata dalla presenza di un ciclo di affreschi.

- Chiesa della Madonna della Catena, detta localmente Bedda Matri a Catina. La chiesa e l'attuale convento delle Carmelitane sorgono nell'area precedentemente occupata dal convento dei Minori Osservanti, eretto nel 1470. La chiesa annessa all'antico convento fu dedicata a Santa Maria di Gesù dal vescovo di Malta Antonio Alagona. La successiva intitolazione a Maria Santissima della Catena è legata a una statua in alabastro acquistata a Venezia dal barone Sebastiano Sgalambro e donata alla chiesa. Nell'edificio furono sepolti esponenti della nobiltà lentinese, tra cui Eleonora Branciforti, il cui mausoleo in marmo bianco è oggi conservato nel Museo regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa. La chiesa e il convento, distrutti dal terremoto del 1693, furono ricostruiti nello stesso luogo. In seguito alla soppressione degli ordini conventuali nel 1866 il convento fu demolito, mentre la chiesa venne conservata e successivamente ristrutturata.
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]- Palazzo Scammacca, sede del municipio di Lentini.
- Palazzo Beneventano.
Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Area archeologica del Castellaccio
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Poco distante dal centro abitato sorgono i ruderi del Castellaccio, o castrum vetus, complesso fortificato costruito adattandosi alla sommità pianeggiante della rupe sulla quale sorge. Le prime testimonianze relative al castello medievale risalgono all'epoca normanna.
Nel corso dei secoli il complesso subì numerose modifiche e riparazioni. Tra le testimonianze più importanti figurano quelle di Ugo Falcando, che riferì del terremoto del 1169 che devastò l'abitato, e di Edrisi, dalle quali emergono notizie relative a una roccaforte di epoca normanna. Quest'ultima sorgeva probabilmente nel sito dell'attuale complesso, successivamente restaurato da Federico II di Svevia nella prima metà del XIII secolo. Nei secoli successivi il castello fu utilizzato come roccaforte e prigione e fu più volte ristrutturato e ampliato per riparare i danni provocati dagli eventi bellici e dai terremoti, tra cui quello del 1542. Il terremoto del 1693 danneggiò gravemente il Castellaccio che, nonostante alcuni interventi di restauro, venne successivamente abbandonato.

Il Castellaccio occupa il centro di un sistema difensivo costituito sia da opere artificiali sia dalla conformazione naturale del terreno. A nord-ovest si trova il colle Tirone, mentre a sud-est sorge il colle Lastrichello; entrambi sono separati dalla fortezza mediante ampi fossati scavati nella roccia. L'isolamento del complesso è ulteriormente accentuato dalla valle del Crocifisso a nord e dalla valle di San Mauro a sud, caratterizzate da pareti a strapiombo.
Il fronte meridionale sfrutta maggiormente le difese naturali della rupe, mentre sugli altri lati sono più evidenti gli interventi artificiali. Il complesso era probabilmente delimitato da una cinta muraria di forma approssimativamente parallelepipeda, della quale rimangono tratti sul lato meridionale e su quello nord-orientale. In quest'ultimo settore la cortina orientale si congiunge ad angolo retto con quella settentrionale. In corrispondenza del fossato che separa il Castellaccio dal colle Lastrichello sorgeva la cosiddetta arx triangularis, della quale rimane la parte inferiore di una struttura triangolare, crollata secondo le fonti in seguito al terremoto del 1542. Al suo interno sono riconoscibili i resti di un ambiente rettangolare e di una porta larga circa due metri.
Sul fronte occidentale la rupe, profondamente intagliata, costituisce essa stessa una struttura difensiva. La parete raggiunge un'altezza di circa venti metri ed è ulteriormente protetta da tre grandi fossati artificiali. Nello stesso settore rimangono tracce di una struttura muraria interrotta nella parte mediana, identificata come possibile accesso al complesso e forse riconducibile a una delle tre torri difensive, probabilmente quella ottagonale.
Il fronte settentrionale si presenta in condizioni di conservazione peggiori, anche a causa delle frane che hanno interessato le cortine murarie. La parte meglio conservata è quella nord-occidentale. In questo settore sono stati inoltre individuati i resti di un edificio a pianta semicircolare, simile a un'abside e interpretato come possibile cappella, ricordata in alcuni documenti angioini del 1253.

Nella parte centrale del sito una scala conduce alla cosiddetta «sala ipogea». L'accesso è coperto da una volta a botte, mentre l'ambiente sotterraneo, di pianta regolare, presenta quattro semipilastri. Questi poggiano su un banchinamento perimetrale paragonato a quelli del Castello Maniace e della basilica del Murgo. Il pavimento originario non si è conservato. La camera presenta inoltre alcune feritoie, probabilmente destinate all'aerazione. Secondo alcune ipotesi, la sala sarebbe collegata mediante cunicoli ad alcune cavità poste alla base del Castellaccio, tra cui quella nota come «caverna delle palle».
Nel complesso sono inoltre presenti due cisterne destinate all'approvvigionamento idrico, una nei pressi dell'ingresso della sala ipogea e l'altra vicino al muro settentrionale. Le loro dimensioni hanno fatto ipotizzare la possibile presenza di ulteriori cisterne non ancora individuate.
Oratorio di Santa Lucia al Tirone
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All'interno dell'area archeologica del Castellaccio si trova l'oratorio di Santa Lucia, una cavità rupestre utilizzata tra il XII e il XIV secolo come luogo di culto da una comunità di religiose.
Nel sito sono ancora visibili i resti della scala d'accesso, una sepoltura scavata nel pavimento e un ciclo di affreschi datato intorno al XIV secolo. Tra le pitture si distinguono una raffigurazione di santa Lucia in abiti sontuosi, accompagnata sulla sinistra da una figura inginocchiata, probabilmente il committente; un Cristo Pantocratore; un santo barbuto, identificato ipoteticamente con san Nicola; una Mater Domini, con la Madonna e il Bambino; e i resti di un santo a cavallo, identificato ipoteticamente con san Giorgio.
Il ciclo costituisce, insieme agli affreschi della vicina chiesa rupestre del Crocifisso, una testimonianza della diffusione della pittura rupestre religiosa nel territorio lentinese.
Leontinoi
[modifica | modifica wikitesto]- Leontinoi, area archeologica corrispondente all'antica città greca.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 31 dicembre 2024 i cittadini stranieri residenti a Lentini erano 614, pari al 2,89% della popolazione residente.[14]
Tradizioni e folclore
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La principale ricorrenza religiosa cittadina è la festa dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, patroni di Lentini, celebrata annualmente nel mese di maggio e nuovamente a settembre.
Il 2 settembre si commemora la traslazione delle reliquie dei santi martiri, avvenuta nel 1517 dal monastero di Fragalà, in provincia di Messina. La ricorrenza ripropone alcuni degli elementi delle celebrazioni patronali di maggio: le funzioni religiose si svolgono nella chiesa madre e i simulacri dei tre santi patroni vengono esposti presso il portone centrale, all'interno dell'edificio. In occasione della festa viene inoltre esposto alla venerazione dei fedeli il sacro fercolo di sant'Alfio nella relativa cappella.[15]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Biblioteche
[modifica | modifica wikitesto]La biblioteca civica «Riccardo da Lentini» fu istituita nel 1957 ed è situata in via Aspromonte. Il patrimonio è destinato alla consultazione e al prestito e comprende, oltre ai volumi, periodici e quotidiani; la biblioteca cura inoltre la catalogazione dei propri fondi nell'ambito del Servizio bibliotecario nazionale e consente l'accesso ai servizi digitali della piattaforma MediaLibraryOnLine. Svolge attività didattiche in collaborazione con le scuole, organizza iniziative culturali e ospita tirocini formativi in convenzione con le università.[16][17]
Alla biblioteca è collegato l'archivio storico comunale, situato in via Teocle.[16]
Musei
[modifica | modifica wikitesto]Il principale istituto museale della città è il Museo archeologico regionale di Lentini, situato in via del Museo e dipendente dal Parco archeologico di Leontinoi e Megara.[18]
Il percorso espositivo, articolato su tre livelli, documenta la storia del territorio lentinese dalla preistoria al Medioevo. Le sezioni più antiche comprendono reperti preistorici e protostorici e i corredi provenienti dalle necropoli di Cava Ruccia e Sant'Eligio; seguono le testimonianze dei rapporti tra le popolazioni indigene e i primi coloni greci e i materiali provenienti dall'abitato dell'antica Leontinoi, in particolare dalle contrade Caracausi e Crocifisso.[18]
Il museo conserva inoltre reperti provenienti dall'area sacra di Metapiccola, dalle fortificazioni delle porte settentrionale e meridionale di Leontinoi e dai santuari periurbani delle contrade Alaimo e Scala Portazza. Una parte del percorso è dedicata alle necropoli della colonia greca e alla storia del collezionismo archeologico lentinese.[18]
Tra i reperti conservati figurano due crateri a calice a figure rosse, databili tra il 330 e il 320 a.C. e probabilmente provenienti dalla vallata di Santa Margherita. Già custoditi dal Comune alla fine del XVIII secolo, furono successivamente destinati all'antiquario cittadino e quindi confluirono nelle collezioni del museo archeologico.[19]
Le raccolte documentano anche la continuità dell'insediamento durante il Medioevo, con particolare riferimento alle chiese rupestri e al periodo di Federico II di Svevia. Al piano superiore è ospitata una sezione dedicata ai rinvenimenti subacquei di contrada Castelluccio, accanto alla documentazione archeologica relativa al territorio circostante.[18]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Suddivisioni storiche
[modifica | modifica wikitesto]Nel centro abitato di Lentini sono tradizionalmente individuati 46 quartieri storici e toponimi. Le rispettive denominazioni sono riportate di seguito nella forma in dialetto lentinese e, ove differente, tra parentesi nella corrispondente forma in lingua siciliana:[20]
Baḍḍuzza, Badìa, Beḍḍa Matri 'â Catina, Biviratura, Buffetti, Càcciri (Càrziri), Calata 'i Signureḍḍu, Campana, Carrubbazza, Cuḍḍarìa, Gghianata 'â Matri 'i Diu (Acchianata dâ Matri di Diu), Gghianata dê Pupazzi (Acchianata dî Pupazzi), Gghianata dô Canònicu Finucchiaru (Acchianata dû Canònicu Finucchiaru), Gghianata dô Spitali vecchiu (Acchianata dû Spitali vecchiu), Lavatoru, Màchina 'ô Ghiacciu (Màchina dû Ghiacciu), Maronna 'ô Casteḍḍu (Madonna dû Casteḍḍu), Ortu 'â 'ranci (Ortu di l'aranci), Ponti, Potta Jaci (Porta Aci), Purrazzitu, Puttazza (Purtazza), Cuattarari (Cuartarari), Quatteri cinisi (Quarteri cinisi), Roggiu, Rua 'ranni, Salucciu, San Cristòfuru, San Giulianu, San Giuvanni, San Paulu, Santa Cruci, Santa Mara vecchia, Santa Mariula, Santuzzi, Scala, Scala 'ô Suretu, Scannerìa, Sibba, Supra â fera, Trìrici vaneḍḍi (Trìdici vaneḍḍi), Urfaneḍḍi, Villa Baḍḍa, Vutata 'ô Santu e Vutata dô scupitteri.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Agricoltura
[modifica | modifica wikitesto]L'agricoltura costituisce una delle attività tradizionalmente caratteristiche del territorio lentinese ed è legata soprattutto all'agrumicoltura. Una particolare rilevanza assume la coltivazione dell'Arancia Rossa di Sicilia, nelle varietà Moro e Tarocco; la prima trova nel comprensorio di Lentini una delle proprie aree tradizionali di produzione.[21]
La produzione agrumicola si inserisce nel più ampio comprensorio dell'Arancia Rossa di Sicilia, caratterizzato dalla coltivazione delle varietà pigmentate Moro, Tarocco e Sanguinello.
Prodotti tradizionali
[modifica | modifica wikitesto]Tra le produzioni agroalimentari locali figura il pane di Lentini, inserito nell'Arca del Gusto di Slow Food. La sua produzione, attestata dalla tradizione orale almeno dall'inizio del XX secolo, era originariamente svolta in ambito domestico: le donne preparavano l'impasto e lo portavano nei forni comuni, cedendo al proprietario del forno una parte del pane come compenso per la cottura.[22]
Il pane tradizionale è prodotto con semola di grano duro, acqua, sale marino e lievito madre, localmente denominato criscenti. Dopo la lievitazione, l'impasto viene modellato manualmente nelle caratteristiche forme a esse, a ciambella, detta cuddura, o a galletto, detto jadduzzu, e ricoperto di semi di sesamo. La preparazione si conclude con la cottura a fuoco diretto, elemento caratteristico del procedimento tradizionale.[22]
La salvaguardia della produzione è stata promossa dalla condotta locale di Slow Food, che ha operato per preservare le tecniche artigianali legate all'impiego del lievito madre e alla cottura tradizionale.[22] A Lentini è inoltre attivo un Mercato della Terra collegato alla rete Slow Food, destinato alla valorizzazione delle produzioni locali e stagionali.[23]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Lentini costituisce un nodo viario della Sicilia sud-orientale, posto lungo gli assi di collegamento tra le aree di Catania, Siracusa e Ragusa. I principali collegamenti stradali sono costituiti da:
- l'Autostrada Catania-Siracusa, che collega il territorio con Catania e Siracusa e, verso nord, con l'Autostrada A18 Messina-Catania;
- la strada statale 194 Ragusana, principale collegamento in direzione di Ragusa, connessa alla strada statale 114 Orientale Sicula;
- la strada statale 385 di Palagonia, che collega l'area lentinese con Palagonia e con i centri dell'entroterra della Sicilia orientale.
Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale è attraversato dalla rete ferroviaria della Sicilia orientale ed è servito dalla stazione di Lentini e dalla stazione di Lentini Diramazione.
La stazione di Lentini, posta sulla ferrovia Messina-Siracusa, costituisce lo scalo ferroviario a servizio del centro abitato ed è servita dai collegamenti regionali lungo la direttrice ionica siciliana.[24] La stazione di Lentini Diramazione è invece situata nel punto di diramazione della ferrovia Catania-Caltagirone-Gela dalla direttrice Catania-Siracusa.
Aeroporti
[modifica | modifica wikitesto]Lentini non dispone di un aeroporto civile proprio. Gli scali civili di riferimento sono l'Aeroporto di Catania-Fontanarossa e l'Aeroporto di Comiso, entrambi appartenenti alla rete degli aeroporti di interesse nazionale.[25]
Nel territorio di Lentini, in contrada Sigonella, ricade inoltre parte della Base aerea di Sigonella, infrastruttura aeroportuale militare utilizzata dall'Aeronautica Militare e dalla Naval Air Station Sigonella statunitense.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci e commissari regionali e straordinari
[modifica | modifica wikitesto]Regno d'Italia (17 marzo 1861 – 18 giugno 1946)
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 13 maggio 1946 | 18 giugno 1948 | Filadelfo Castro | Partito Socialista dei Lavoratori Italiani | Sindaco | [26] |
Repubblica Italiana (dal 18 giugno 1946)
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 18 giugno 1946 | 17 giugno 1947 | Filadelfo Castro | Partito Socialista dei Lavoratori Italiani | Sindaco | [26] |
| 18 giugno 1947 | 5 maggio 1948 | Giovanni Pattavina | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 6 maggio 1948 | 2 luglio 1951 | Filadelfo Castro | Partito Socialista dei Lavoratori Italiani | Sindaco | [26] |
| 2 luglio 1951 | 7 giugno 1952 | Mario Vaccaro | Commissario regionale | [26] | |
| 8 giugno 1952 | 17 giugno 1956 | Giuseppe Ferrauto | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [26] |
| 18 giugno 1956 | 15 ottobre 1957 | Otello Marilli | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 16 ottobre 1957 | 12 dicembre 1960 | Vitale Martello | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 13 dicembre 1960 | 21 gennaio 1962 | Sebastiano Arena | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 22 gennaio 1962 | 20 novembre 1962 | Mario Ferrauto | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [26] |
| 21 novembre 1962 | 1 dicembre 1963 | Alessandro Tribulato | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 2 dicembre 1963 | 9 dicembre 1964 | Vincenzo Pisano | Commissario regionale | [26] | |
| 10 dicembre 1964 | 2 gennaio 1973 | Otello Marilli | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 3 gennaio 1973 | 3 agosto 1975 | Michelangelo Cassarino | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 4 agosto 1975 | 15 ottobre 1976 | Sebastiano Centamore | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 15 ottobre 1976 | 10 marzo 1978 | Francesco Fisicaro | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 11 marzo 1978 | 26 luglio 1978 | Andrea Amore | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 27 luglio 1978 | 3 gennaio 1979 | Vincenzo Bombaci | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 4 gennaio 1979 | 23 luglio 1980 | Riccardo Insolia | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 24 luglio 1980 | 9 giugno 1982 | Giacomo Capizzi | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 10 giugno 1982 | 19 febbraio 1984 | Gianni Cannone | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 20 febbraio 1984 | 10 ottobre 1988 | Mario Bosco | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [26] |
| 11 ottobre 1988 | 31 luglio 1989 | Santo Ragazzi | Partito Socialista Italiano | Sindaco | [26] |
| 8 agosto 1989 | 25 giugno 1990 | Davide Battiato | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 25 giugno 1990 | 14 ottobre 1991 | Giuseppe La Rocca | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 10 dicembre 1991 | 21 maggio 1992 | Filadelfo Elio Magnano | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | [26] |
| 13 luglio 1992 | 27 ottobre 1992 | Antonino Mazzone | Democrazia Cristiana | Sindaco | [26] |
| 24 dicembre 1992 | 6 febbraio 1993 | Angelo Politi | Commissario straordinario | [26] | |
| 6 febbraio 1993 | 8 dicembre 1993 | Antonino Vella | Commissario straordinario | [26] | |
| 8 dicembre 1993 | 15 dicembre 1997 | Salvatore Raiti | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | [26] |
| 15 dicembre 1997 | 28 maggio 2002 | Salvatore Raiti | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | [26] |
| 28 maggio 2002 | 11 agosto 2003 | Francesco Rossitto | Indipendente di centro-destra | Sindaco | [26] |
| 19 settembre 2003 | 28 giugno 2004 | Antonino Piccione | Commissario regionale | [26] | |
| 29 giugno 2004 | 13 giugno 2006 | Sebastiano Neri | Alleanza Nazionale | Sindaco | [26] |
| 13 giugno 2006 | 23 giugno 2011 | Alfio Mangiameli | La Margherita | Sindaco | [26] |
| 23 giugno 2011 | 23 giugno 2016 | Alfio Mangiameli | Partito Democratico | Sindaco | [26] |
| 23 giugno 2016 | 25 ottobre 2021 | Saverio Bosco | Italia Viva | Sindaco | [26] |
| 25 ottobre 2021 | 16 marzo 2026 | Rosario Lo Faro | Indipendente di centro-sinistra | Sindaco | [26][27] |
| 26 marzo 2026 | 29 maggio 2026 | Salvatore Marco Puglisi | Commissario straordinario | [26] | |
| 29 maggio 2026 | in carica | Vincenzo Pupillo | Indipendente di centro-sinistra | Sindaco | [28][29] |
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Calcio
[modifica | modifica wikitesto]La principale società calcistica cittadina è la SS Leonzio 1909, fondata originariamente nel 1909 e più volte rifondata nel corso della propria storia. I colori sociali sono il bianco e il nero.[30] La squadra ha disputato complessivamente diverse stagioni nei campionati professionistici nazionali e, nella stagione 2026-2027, milita nel girone B dell'Eccellenza Sicilia.[31]
La Leonzio disputa le proprie partite casalinghe allo stadio Angelino Nobile, impianto comunale intitolato a uno dei fondatori della società.[30][32]
Calcio a 5
[modifica | modifica wikitesto]Nel calcio a 5 opera l'ASD Futsal Lentini, società dilettantistica con sede nel comune e affiliata alla Federazione Italiana Giuoco Calcio.[33]
Pallacanestro
[modifica | modifica wikitesto]Nella pallacanestro è attiva l'ASD Basket Lions Leontinoi, società fondata nel 2010 e con sede a Lentini.[34]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Clima Sicilia, su confedilizia.it, Confedelizia.it. URL consultato il 13 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2010).
- ↑ Best Times to Visit Lentini, Italy, su Champion Traveler.
- 1 2 Gino Vinicio Gentili, Lentini, su Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- ↑ Piano industriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (PDF), su comune.lentini.sr.it, Comune di Lentini, 2023.
- 1 2 3 4 Gino Vinicio Gentili, Lentini, su Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- 1 2 3 4 5 Parco archeologico di Leontinoi e Megara, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ I caratteri generali della colonizzazione greca in Occidente, su Il Mondo dell'Archeologia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002.
- ↑ Lentini, su Enciclopedia on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- 1 2 3 4 5 Piano integrato di attività e organizzazione (PDF), su comune.lentini.sr.it, Comune di Lentini, 2025.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Bilancio demografico popolazione straniera e popolazione residente straniera per sesso, su demo.istat.it, Istituto nazionale di statistica (Istat). URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Lentini | 360 GRADI, su www.360-gradi.it. URL consultato il 19 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2016).
- 1 2 Biblioteca comunale, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Servizio Biblioteca, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- 1 2 3 4 Museo archeologico di Lentini, su Parco archeologico di Leontinoi e Megara, Regione Siciliana. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ I due crateri a calice a figure rosse di Lentini, su Parco archeologico di Leontinoi e Megara, Regione Siciliana. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ I quartieri storici e i toponimi di Lentini, su lentinionline.it. URL consultato il 21 ottobre 2009.
- ↑ Slow Food Lentini, su Slow Food Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- 1 2 3 Pane tradizionale di Lentini, su Arca del Gusto, Fondazione Slow Food. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Condotte Sicilia, su Slow Food Italia. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Sicilia Costa Ionica, su Trenitalia. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Aeroporti in Italia, su ENAC, Ente nazionale per l'aviazione civile. URL consultato il 14 settembre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 http://amministratori.interno.it/
- ↑ Delibere Consiglio Comunale – marzo 2026, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Vincenzo Pupillo, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Elezioni Trasparenti Legge n. 3/2019 - Elezioni Amministrative del 24 e 25 Maggio 2026, su Comune di Lentini. URL consultato il 14 settembre 2026.
- 1 2 La storia, su S.S. Leonzio 1909. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ Calcio, ecco il calendario della Leonzio: esordio in casa contro il Giarre, in Leontinoi News, 4 settembre 2026. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ La Leonzio torna a casa, su Comune di Lentini, 4 settembre 2026. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ ASD Futsal Lentini, su Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche, Comitato olimpico nazionale italiano. URL consultato il 14 settembre 2026.
- ↑ ASD Basket Lions Leontinoi, su Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche, Comitato olimpico nazionale italiano. URL consultato il 14 settembre 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Antonella Battaglia, Siracusa e provincia. Augusta, Brucoli, Lentini, Carlentini, Carlentini, APED - Angelo Parisi Editore, 2004, ISBN 88-88602-20-8.
Lorenzo Daniele, Leontinoi, memorie da una città dimenticata (DVD), Fine Art Produzioni e Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania, 2009.- Giuseppe Di Pietro, Itinerari siciliani. Lentini, Parisi, 2005, ISBN 88-88602-50-X.
- Massimo Frasca, Leontinoi. Archeologia di una colonia greca, Giorgio Bretschneider Editore, 2009, ISBN 88-7689-239-7.
- Matteo Gaudioso, Per la storia del territorio di Lentini nel secondo Medioevo. Le baronie di Chadra e Francofonte, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 1992, ISBN 88-7751-059-5.
- Ferdinando Leonzio, Lentini nell'Italia repubblicana, ZeroBook, 2019, ISBN 978-88-6711-162-6.
- Melinda Miceli, Attraversando la nostra storia, Carlentini, APED - Angelo Parisi Editore, 2007, ISBN 88-88602-96-8.
- Melinda Miceli, Itinerari siciliani. Il Lago di Lentini, Carlentini, APED - Angelo Parisi Editore, 2007, ISBN 88-88602-95-X.
- Sebastiano Pisano Baudo, Storia di Lentini antica e moderna, 1969.
- Francesco Valenti, Et Nomine Et Armis. Leontini dai bizantini al terremoto del 1963, Palermo, Publisicula, 2008.
- Francesco Valenti, La città dimenticata. Lentini (1693-1696), CUECM, 1993.
- Francesco Valenti, Leontinoi. Storia della città dalla preistoria alla fine dell'impero romano, Publisicula, 2007, ISBN 978-88-89783-10-8.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni su Lentini
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Lentini»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Lentini
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.lentini.sr.it.
- Lentini, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Lentini, su sapere.it, De Agostini.
- Lentinionline.it.
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