Lentini

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Lentini
comune
Lentini – Stemma Lentini – Bandiera
Lentini – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Siracusa-Stemma.png Siracusa
Amministrazione
Sindaco Saverio Bosco (lista civica) dal 20-6-2016
Territorio
Coordinate 37°17′N 15°00′E / 37.283333°N 15°E37.283333; 15 (Lentini)Coordinate: 37°17′N 15°00′E / 37.283333°N 15°E37.283333; 15 (Lentini)
Altitudine 53 m s.l.m.
Superficie 216,78 km²
Abitanti 24 183[1] (30-6-2014)
Densità 111,56 ab./km²
Comuni confinanti Carlentini (SR), Francofonte (SR), Militello in Val di Catania (CT), Palagonia (CT), Ramacca (CT), Scordia (CT), Catania (CT)
Altre informazioni
Cod. postale 96016
Prefisso 095
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 089011
Cod. catastale E532
Targa SR
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 915 GG[2]
Nome abitanti lentinesi
Patrono sant'Alfio Martire
Giorno festivo 10 maggio, 2 settembre
Soprannome "Città delle arance"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lentini
Lentini
Lentini – Mappa
Posizione del comune di Lentini all'interno della provincia di Siracusa
Sito istituzionale

Lentini (Lintini in siciliano) è un comune italiano di 24 183 abitanti[1] della provincia di Siracusa in Sicilia. Cittadina barocca di origine greca (l'antica Leontinoi) di cui conserva ingenti resti archeologici, fu un importantissimo centro culturale e agricolo durante il dominio romano e una delle più influenti città dell'isola nel periodo bizantino, islamico e svevo.

Situata nella Piana di Catania, alle pendici dei Monti Iblei e in vicinanza del Lago di Lentini, è rinomata per la produzione dell'Arancia Rossa di Sicilia (IGP), insieme con le città di Carlentini e Francofonte, nonché per il Pane di Lentini.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Lentini è un comune di 215,84 km², situato a 52 km a nordovest del capoluogo di provincia, Siracusa, che sorge a 53 m s.l.m., sulle prime propaggini collinari al margine meridionale della piana di Catania.

È l'antica Leontinoi, una delle prime colonie greche in Sicilia, ed ha notevoli resti archeologici. Poco lontano dall'abitato, a Nord-Ovest, si estende la conca dell'antico lago di Lentini (Biviere), un tempo interamente prosciugato e oggi ricostruito nel vecchio sito. Il mare (golfo di Agnone Bagni) dista 12 km dal centro abitato.

L'ambiente del territorio di Lentini è caratterizzato principalmente dai numerosi agrumeti che la circondano, difatti è denominata la "Città delle arance", per l'elevata produzione di Arancia Rossa di Sicilia (IGP).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Lentini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lentini.

Lentini ha una storia che risale all'VIII secolo a.C., quando venne fondato il nucleo abitato di Leontinoi ad opera di alcuni coloni calcidesi provenienti dalla Grecia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Ex cattedrale Santa Maria la Cava e Sant'Alfio, Filadelfo e Cirino (XVIII sec.)[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa madre, in stile barocco, edificata nel 1693, attribuita all'architetto Vella da Malta, ha un impianto basilicale a tre navate, con facciata settecentesca a tre ordini. La porta centrale in legno con i simboli della passione dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino e gli stemmi del papa, del viceré, del vescovo Trigona e della città di Lentini. All'interno sono di particolare interesse: l'icona bizantina della Madonna Odigitria, detta "del Castello" del XII secolo, nell'abside di sinistra; il fercolo in argento di Sant'Alfio del XIX secolo e tre arcosoli paleocristiani, i sepolcri dei martiri Alfio, Filadelfo e Cirino nella navata di destra; tele del XVII e XVIII secolo lungo le navate. In sagrestia si trova un armadio ligneo intarsiato di considerevole valore raffiguranti le sante lentinesi Tecla e Giustina.

Chiesa Santissima Trinità e San Marziano[modifica | modifica wikitesto]

Monumento nazionale, fu costruita sulle rovine del cinquecentesco palazzo La Palumba. Conserva all'interno il pavimento in ceramica di Caltagirone del XVIII secolo, gli affreschi della volta di Sebastiano Lo Monaco, un polittico della scuola di Antonello da Messina ed il tabernacolo dell'altare maggiore in lapislazzuli.

Chiesa dei 3 Santi, comunemente chiamata della Fontana[modifica | modifica wikitesto]

Sorta sul luogo del martirio dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, fu ricostruita nel 1805 sopra un pozzo in cui, secondo la leggenda, fu gettata la lingua sant'Alfio. Di pregevole fattura le tele , fra cui una che raffigura il martirio dei Santi, che abbelliscono gli altari laterali e le statue in gesso seicentesche dei Tre Santi Martiri nell'altare centrale.

Chiesa dedicata a San Francesco all'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel XVIII secolo, conserva all'interno un leone crinito di epoca romanica, un Cristo alla colonna, la lapide sepolcrale della regina Maria del 1402 e un artistico simulacro della Beata Vergine Maria Immacolata, che viene portato in processione l'8 dicembre di ogni anno.

Chiesa dedicata a San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata nel XVIII secolo. Di un certo valore, sono conservati all'interno: una Crocifissione della seconda metà del '500 della scuola del Tintoretto dalle grande dimensioni, precedentemente collocata presso la chiesa del convento dei Frati Minori Cappuccini, un San Francesco orante di scuola del Bassano, la Nascita della Vergine del Gramignani del 1760.

Chiesa dedicata a San Francesco da Paola[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel XVIII secolo, di architettura settecentesca,con un impianto a croce greca. Conserva un antico e raro organo a mantice alla sommità di una scala ed opere raccolte da chiese distrutte dal terremoto del 1693, fra cui una bellissima statua seicentesca raffigurante San Sebastiano. A sinistra dell'altare maggiore vi è una roccia con delle impronte, secondo la leggenda lasciate dai santi Alfio Filadelfo e Cirino, quando Lentini fu liberata dalla peste per loro intercessione.

Chiesa Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa della Santa Croce dedicata a Maria Santissima delle Grazie del Battifolle: distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel 1705 e dedicata alla Santa Croce. A pianta rettangolare, senza abside, fu ristrutturata negli anni cinquanta del XX secolo. Al suo interno si conserva una bellissima statua della Madonna Addolorata e un crocifisso che ha incastonato delle reliquie della S.Croce.

Chiesa di Cristo Re[modifica | modifica wikitesto]

Costruita con uno stile moderno, sorge in via Termini, nella zona vicino al campo sportivo comunale. In questa chiesa si venera anche la Madonna delle Grazie, la cui festa ricade ogni anno l'ultima domenica di aprile.

Chiesa di Sant'Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata al Santo di Padova è la chiesa più recente costruita a Lentini. All'interno si conserva un pregevole simulacro ligneo di S.Antonio del maestro scultore Hussner G. Vincenzo di Ortisei. Viene festeggiato e portato in processione per il quartiere e città il 13 Giugno.

Chiesa della campana[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta fu edificata alla fine del XVIII secolo nel luogo dove anticamente era presente l'antica Cattedrale di Lentini consacrata alla Beata Vergine Maria sotto il titolo di "Santa Maria La Cava" (Piazza Alemagna). Oggi viene utilizzata come oratorio della Chiesa di Sant'Alfio. Durante i festeggiamenti in onore dei 3 Santi, il 9 Maggio pomeriggio, fino ad inizio della sua processione, viene esposta la "Reliquia": un busto reliquiario di San Cirino che porta sul petto la reliquia del cuore di Sant'Alfio in processione.

Chiesa di San Giovanni della Commenda di Malta (San Giovanni dei Bagni)[modifica | modifica wikitesto]

In Piazza San Giovanni. Costruita dopo il terremoto del 1693 sul sito della vecchia chiesa di San Giovanni Battista. Danneggiata dai bombardamento della seconda guerra mondiale attualmente sconsacrata.

Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel XVIII secolo ad un'unica navata, fa parte di un unico e antico complesso monastico insieme al convento attaccato ad essa. Oggi il convento è sede di uffici comunali, ma la chiesetta è tuttora rimasta. Essa si presenta molto semplice, alle pareti dei quadri antichi di pregevole fattura, una fonte a colonna, creata utilizzando un vecchio capitello, una bellissima fonte battesimale in marmo del XVI secolo (incisa su di essa la data 1589), un crocifisso di pregevole mano e la statua della Madonna del Carmine, nella nicchia sopra l'altare, decorata nel '900.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata al Santo Patriarca, la Chiesa di San Giuseppe, quasi adiacente alla Chiesa Madre, venne costruita proprio durante la costruzione della stessa matrice. Al suo interno, oltre a degli antichi quadri, un pregevole simulacro di San Giuseppe che fino agli anni 90 veniva portato in processione nel giorno della sua festa.

Chiesa di Gesù e Maria (comunemente conosciuta come Santa Lucia)[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel XVIII secolo, conserva all'interno pregevoli tele del '700. Nell'altare centrale spicca il pregevole simulacro di Santa Lucia,la cui festa (il 13 dicembre) richiama molti fedeli che accorrono in questa chiesa per le funzioni.

Carcere dei Tre Santi[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di chiesa rupestre lentinese, di forma quadrata, secondo la tradizione fu il carcere in cui vennero rinchiusi i Santi Patroni Alfio Filadelfo e Cirino e altri martiri. All'interno si conservano i simulacri dei tre santi in catene e di Santa Tecla.

Chiesa di Santa Maria degli Archi (o Santa Maria Bambina)[modifica | modifica wikitesto]

Ristrutturata di recente, è situata in via Niccolini, a pochi metri dalla Chiesa della Santissima Trinità. Al suo interno purtroppo non resta nulla, tranne un arco un pietra dove doveva esserci l'altare come la statua della Madonna. Viene comunemente chiamata dai lentinesi Santa Mariula.

Chiesa di San Giovanni di Dio[modifica | modifica wikitesto]

L'ospedale antico, con annesso il Monte di Pietà, fu fondato nel 1551, sotto il titolo di San Giacomo della Spada o San Giacomo apostolo. Accanto fu costruita una chiesa dedicata all'Immacolata Concezione (1552). Distrutto dal terremoto del 1693, il complesso ospedaliero e la chiesa furono ricostruiti, sicché nel 1715 vi erano alloggiati sei religiosi e 12 ammalati. Nel sito dell'antico ospedale (in via dei Vespri), i cui locali sono passati in mano a privati, rimane oggi la piccola chiesa dedicata appunto a S.Giovanni di Dio.

Convento dei Frati Minori Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Lentini, posto sulla sommità del colle San Francesco, risale circa al 1550. Distrutto dal terremoto del 1693, fu ricostruito, più a valle, e ultimato nel 1704, come testimonia la lapide posta in cima al prospetto della chiesa.

Con l’unificazione d’Italia il Convento fu chiuso e un atto, conservato all'archivio storico di Lentini, datato 27 giugno 1867, testimonia il passaggio a favore del Comune di Lentini dell’intero complesso e del terreno annesso.

Nel corso degli anni, il Convento fu destinato a vari usi e il terreno circostante servì per ospitare il nuovo cimitero.

È uno dei più grandi e antichi conventi della Sicilia Orientale.

Chiesa rupestre di San Giuseppe il Giusto[modifica | modifica wikitesto]

Si trova presso il colle San Mauro, a poca distanza dalle rovine dell'antica città di Leontinoi e vicino alle città di Lentini e Carlentini. Probabilmente si tratta di una chiesa medievale, ma non si hanno notizie a quale ordine appartenesse. Leggende invece dicono che fu edificata da cavalieri templari. All'interno della chiesa possiamo ammirare i resti degli affreschi che adornavano la chiesetta in tutti i suoi spazi; l'altare in pietra è la parte dove rimangono maggiormente affreschi,raffiguranti la Madonna con bambino e san Giuseppe, attorniati da santi e angeli musicanti.

Chiesa rupestre del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa delle grotte Crocifisso rappresenta quella tipologia ecclesiastica cosiddetta “rupestre” (grotte o cavità naturali usate come abitazione o luogo di culto), oltre che essere un calzante esempio di convivenza di due culti: quello greco e quello latino.

Si tratta di un complesso abbastanza articolato, formato in origine da due vani quadrati simmetrici ed affiancati (VII sec. a.C.) che col tempo ha subito ampliamenti e modifiche. Allo stato attuale, si entra da un portale datato 1746, ma l’ingresso originario era quello che oggi si presenta come una finestra e che immetteva nel “nartece” (area destinata ai catecumeni e penitenti), che precede l’ingresso alla navata; nell’ambiente si può vedere un nicchione ad arco con altare, due ossari (XV sec. circa), mentre, al di sotto di una grata sul pavimento, troviamo una cripta con 16 sedili sepolcrali con purificatori (XVI – XVII sec.).

Interno Grotte del Crocifisso

Un breve “ambulacro” (disimpegno che univa i due ambienti) immetteva il fedele alla navata; nella parete destra dell’ambulacro vi è una conca scavata nella roccia che conteneva il “Chantharus” (una sorta di acquasantiera).

L’ambiente della navata è quello che sicuramente affascina di più del luogo, potendo ammirare al suo interno, ancora, pareti quasi del tutto ricoperte con cicli di affreschi a palinsesto che ripercorrono 500 anni di culto e stile.

Ciò che più colpisce è sicuramente l’altare di Est (secondo il culto orientale), dove possiamo ammirare uno splendido affresco del Cristo Pantocratore, databile intorno al XIII sec., oltre che la suggestiva parete delle “Mater Domini”, dove i differenti stili e periodi si intrecciano, le pareti Nord e Sud, con i loro cicli di affreschi di Santi, databili tra il XIV e XV sec. e la parete Ovest, la quale conserva un San Cristoforo del XV sec. ed un Cristo viandante del XVII sec.

Chiesa dedicata alla Madonna della Catena (Bedda Matri a Catina)[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa e l'attuale convento delle Carmelitane sorgono sull'area occupata una volta dal convento dei Minori Osservanti, eretto nel 1470.

La chiesa annessa all'antico convento fu dedicata a Santa Maria di Gesu' dal vescovo di Malta, Antonio Alagona. Il nome di Maria Santissima della Catena si deve ad una statua di alabastro che il Barone Sebastiano Sgalambro compro' a Venezia e fece trasportare a Lentini, facendone dono alla chiesa. In questa chiesa venivano seppelliti i nobili della città di Lentini, in sontuosi monumenti funebri. Tra questi ricordiamo Eleonora Branciforti, che venne tumulata in un mausoleo di marmo bianco di notevole bellezza e pregio artistico, attualmente esposto nel museo di Palazzo Bellomo a Siracusa.

Distrutti dal terremoto del 1693, la chiesa e il convento furono ricostruiti nello stesso luogo.

Con la soppressione degli ordini conventuali nel 1866, l'antico convento venne abbattuto, rimase solo l'attuale chiesetta, ristrutturata di recente.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Area archeologica del Castellaccio[modifica | modifica wikitesto]

Panorama dall'ingresso del parco

Poco distante dal centro abitato possiamo ammirare i ruderi del castellaccio( castrum vetus), costruito seguendo in qualche modo il disegno della sommità piatta della rupe su cui poggia. Le prime informazioni riguardanti il castello medievale risalgono all'epoca normanna.

Il sito, durante il corso dei tempi, ha subito delle modifiche e riparazioni che noi siamo in grado di ricostruire grazie a preziosissime fonti riscontrabili poi nel sito stesso: fra le più importanti da ricordare le testimanianze di Ugo Falcando che ci parla del terremoto del 1169 che devastò il paese e quelle di Edrisi, dalle quali emergono notizie riguardo ad una roccaforte di epoca normanna che con molta probabilità sorgeva dove oggi possiamo vedere i resti dell'esteso complesso edilizio che venne restaurato poi da Federico II di Svezia durante la prima metà del XII° secolo. Dopo Federico il castello è stato nel tempo roccaforte e prigione di personaggi famosi ed è stato sottoposto a continue ristrutturazioni e ampliamenti per riparare ai danni dovuti alle battaglie militari e soprattutto ai cataclismi a cui è stato sottoposto(secondo storici Lentini venne colpita da un altro terremoto nel 1542). Il 1693 è la data del gravissimo terremoto che rase al suolo intere città come Catania e colpì anche Lentini: il Castellaccio ne uscì devastato e nonostante i vari restauri il castello era troppo danneggiato e quindi venne abbandonato, fino ai giorni nostri.

Le mura

Il Castellaccio è posto al centro di un sistema fortificato non solo artificiale, ma anche naturale: a nord-ovest troviamo il colle Tirone, mentre a sud-est il colle Lastrichello, inoltre questi due colli sono divisi dalla fortezza da due vasti fossati tagliati nella rupe: il primo divide il Castellaccio dal colle Tirone, il secondo divide il Castellaccio dal colle Lastrichello. L'isolamento è più accentuato a nord( la cosiddetta valle del Crocifisso) e a sud( la valle di san Mauro), dove troviamo delle mura a strapiombo che isolano l'intero complesso.

Mura di settentrione del Castellaccio

Dei quattro lati sicuramente quello meridionale è quello che ha conosciuto meno la mano dell'uomo per quanto riguarda il muro difensivo che potremmo definire naturale, a differenza dei rimanenti tre lati dove si nota il lavoro dell'uomo. Probabilmente il Castellaccio era recintato da un cinta muraria che formava una sorta di parallelepipedo; di questa cinta è possibile ancora ammirare ai giorni nostri alcune parti nella parte meridionale, nella parte nord-orientale, dove la parte di muro ad est va a congiungersi ad angolo retto con l'imponente cinta muraria settentrionale; in questa imponente parte di cinta muraria ad angolo retto che si affaccia sul fossato che divide il Castellaccio dal colle Lastrichello doveva esserci la cosiddetta "arx triangularis, un'opera muraria di cui rimane solo una sorta di torre triangolare che, secondo le fonti, è collassata a causa del terremoto del 1542 e ne rimane solo una porzione inferiore; al suo interno è possibile osservare ciò che rimane di un ambiente rettangolare e tracce di una porta larga circa 2 metri.

Nel fronte occidentale non esistono vere e proprie opere di difesa, visto che la rupe è stata tanto intagliata da formare essa stessa una difesa con i nemici; la parete infatti è alta 20 metri ed oltre alla valle naturale sono stati fatti altri 3 grandi fossati. Sempre lungo il fronte occidentale si conservano tracce di un grande muro con un'interruzione mediana che si pensa sia l'ingresso; quest'opera muraria sia pensa si identificabile con una delle tre torri difensive, molto probabilmente la torre ottagonale.

Il fronte settentrionale si presenta in pessime condizioni e poche conservato, anche a causa di diverse frane che hanno danneggiato o abbattuto le cinte murarie, la parte più integra è quella precedentemente analizzate a nord-ovest; però bisogna soffermarsi si di una più recente scoperta, ovvero i resti di un edificio a pianta semicircolare che ricorda un abside, quindi si pensa ad una cappella di cui si parla in alcuni documenti angioini del 1253.

Scala che conduce alla sala ipogea

All'incirca al centro del sito troviamo l'ingresso con delle scale che conduce al sotterraneo del castello, la cosiddetta "sala ipogea": l'entrata è coperta con una volta a botte, mentre la sala, di pianta regolare, è formata da 4 semipilastri che dovrebbero reggere la volta, anche se la sala è troppo in basso e quindi non è sicuro che quei semipilastri abbiano una funzione di reggenza o siano solo di abbellimento, perché si pensa anche che la sala sia stata intagliata nella roccia. I semipilastri poggiano su di un banchinamento perimetrale che ricorda quello del castello maniace e della basilica del Murgo; sfortunatamente il pavimento è andato perduto. Inoltre la camera presenta delle feritoie che si pensa abbia la funzione di far entrare l'aria nella stanza. Si pensa che la sala sia collegata da cunicoli segreti a delle grotte che si trovano alla base del castellaccio, fra cui, la più famosa, "caverna delle palle".

Si possono notare, uno vicino all'ingresso della sala e uno vicino al muro settentrionale, due cisterne per l'approvvigionamento dell'acqua, anche se si pensa che quelle due cisterne siano troppo piccole per un castello di una tale grandezza e quindi si suppone che ci siano altre cisterne ancora sotterrate e quindi non scoperte.

Oratorio di Santa Lucia al Tirone[modifica | modifica wikitesto]

Particolare affresco Cristo Pantocratore

All'interno del parco archeologico del Castellaccio è possible ammirare anche il cosiddetto "Oratorio di santa Lucia", una grotta usata dalle suore tra il XII° ed il XIV° secolo come luogo di culto.

Sul sito è ancora possibile osservare ed ammirare i resti degli scalini d'entrata dell' epoca, una sepoltura scavata nel pavimento ed un preziosissimo ciclo di affreschi, datati intorno al XIV° secolo: tra di essi quello che da il nome al all'oratorio, ovvero quello di Santa Lucia,in abiti sontuosi, insieme ad una persona in ginocchio sulla sua sinistra (probabilmente colui che ha commissionato gli affreschi),un Cristo Pantocratore sulla sinistra, alla sua destra un santo barbuto (si pensa san Nicola), una mater Domini (Madonna che tiene in braccio Gesù) e i resti di un affresco raffigurante un santo a cavallo (probabilmente san Giorgio).

Questi affreschi sono di grande importanza per il territorio, perché insieme ad altri esempi, come quelli delle grotte del crocifisso (nei paraggi), sono un calzante esempio della ricchezza e proliferazione di questo genere di pitture rupestri nel paese.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Museo archeologico di Lentini[modifica | modifica wikitesto]

Museo archeologico di Lentini

Il museo archeologico si trova in piazza degli studi (di recente battezzata anche piazza Sebastiano Addamo, in onore allo scrittore lentinese), di fronte il Liceo classico Gorgia e nelle vicinanze della chiesa dedicata alla Madonna della Catena (in dialetto chiamata Bedda Matri a Catina) e all'istituto Manzitto.

Illustra la storia di Lentini e del suo territorio a partire dalla preistoria fino all'età medievale, attraverso l'esposizione di materiali provenienti dall'antica città e dai principali siti archeologici del comprensorio.

Il primo nucleo della collezione proviene dall'antico museo civico, integralmente confluito nell'attuale museo, ed è costituito da un complesso di materiali di varia origine, per lo più di incerta contestualizzazione.

Una gran parte dei reperti proviene dagli scavi effettuati negli anni Cinquanta nella valle San Mauro, in corrispondenza della porta urbica meridionale, di una delle necropoli e sul colle della Metapiccola, nell'ambito dell'insediamento indigeno dell'età del ferro; l'ultima parte, infine, è relativa alle indagini ed alle scoperte effettuate, negli anni più recenti dalla Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa nel territorio e nel sito urbano della città odierna.

Vaso a figure rosse su fondo nero

L'ordinamento è insieme cronologico e topografico; dalle più antiche attestazioni di frequentazione umana nel territorio durante la preistoria, si passa alla colonizzazione ed alla successiva illustrazione della città greca (abitato, fortificazioni, necropoli, architettura templare); infine, si espongono i dati finora acquisiti in ordine alla storia del centro urbano e del territorio durante l'età tardo romana, bizantina, araba e medioevale.

All'ingresso è esposto uno degli affreschi delle Grotte del Crocifisso, rappresentante la Deposizione di Gesù, il quale è stato asportato da una ditta di esperti, viste le sue precarie condizioni in loco e quindi per salvaguardarlo, consolidarlo su un supporto e restaurarlo.

Nel 2016 il museo è stato oggetti di alcuni lavori di ristrutturazione che hanno ridato vita all'esterno della struttura e hanno portato all'apertura di un'altra sala espositiva al primo piano, dove troviamo molti reperti e anfore rivenute in località Castelluccio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Festa di Sant'Alfio a Lentini.

La festa dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino si celebra in onore dei tre santi patroni del comune, si svolge annualmente, in maggio e settembre.

La memoria della traslazione delle reliquie dei santi martiri, il 2 settembre, fa rivivere in piena estate i giorni della festa patronale di maggio, nel ricordo del rientro delle reliquie avvenuto nel 1517 dal monastero di Fragalà, in provincia di Messina. Le celebrazioni si svolgono in Chiesa Madre, i simulacri dei Tre Santi Patroni vengono esposti davanti il portone centrale, all'interno della chiesa. Da qualche anno in questo giorno di festa, il Sacro Fercolo di Sant'Alfio viene esposto solennemente alla venerazione dei fedeli all'interno della sua cappella.[5]

Persone legate a Lentini[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il centro urbano visto da Francofonte.

Lentini conta 46 quartieri storici e toponimi[6]:

Badduzza, Badia, Bedda Matri a Catina, Biviratura, Buffetti, Cacciri, Calata 'e Signureddu, Campana, Carrubbazza, Cuddaria, Gghianata a' Matri Ddiu, Ghianata de Pupazzi, Gghianata do Canonicu Finucchiaru, Gghianata do Spitali vecchiu, Lavatoriu, Machina o Ghiacciu, Maronna o Casteddu, Ortu 'aranci, Ponti, Potta iaci, Purrazzitu, Puttazza, Quattarari, Quatteri cinisi, Roggiu, Rua ranni, San Cristofuru, San Giulianu, San Giuvanni, San Paulu, Santa Cruci, Santa Mara vecchia, Santa Mariula, Santuzzi, Scala, Scala o Suretu, Scanneria, Sibba, Supra a fera, Tririci vaneddi, Urfaneddi, Villa Badda, Vutata o Santu, Vutata do scupitteri.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del territorio dipende in buona parte dalla coltivazione degli agrumi, soprattutto dell'arancia rossa che, con la varietà '"moro" e "tarocco", raggiunge in questa zona livelli d'eccellenza. Sono anche presenti piccole realtà manifatturiere legate alla produzione di calzature e abbigliamento sportivo. In anni recenti lo sviluppo di attività ricettive e della ristorazione ha mostrato una propensione a sviluppare un sistema d'accoglienza legato alle risorse archeologiche, paesaggistiche e alle tradizioni gastronomiche. In questo senso è esemplare lo sforzo di salvaguardare e promuovere il pane di Lentini, fra i pochi in Sicilia a essere cotto nei forni a legna secondo la tradizione.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita da due stazioni ferroviarie, la stazione di Lentini (la principale) e la stazione di Lentini Diramazione, poste sulla linea Messina-Siracusa della rete ferroviaria della Sicilia.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
13 maggio 1946 17 giugno 1947 Filadelfo Castro Partito Socialista dei Lavoratori Italiani Sindaco [7]
18 giugno 1947 5 maggio 1948 Giovanni Pattavina Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
6 maggio 1948 2 luglio 1951 Filadelfo Castro Partito Socialista dei Lavoratori Italiani Sindaco [7]
2 luglio 1951 7 giugno 1952 Mario Vaccaro Comm. regionale [7]
8 giugno 1952 17 giugno 1956 Giuseppe Ferrauto Partito Socialista Italiano Sindaco [7]
18 giugno 1956 15 ottobre 1957 Otello Marilli Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
16 ottobre 1957 12 dicembre 1960 Vitale Martello Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
13 dicembre 1960 21 gennaio 1962 Sebastiano Arena Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
22 gennaio 1962 20 novembre 1962 Mario Ferrauto Partito Socialista Italiano Sindaco [7]
21 novembre 1962 1 dicembre 1963 Alessandro Tribulato Democrazia Cristiana Sindaco [7]
2 dicembre 1963 9 dicembre 1964 Vincenzo Pisano Comm. regionale [7]
10 dicembre 1964 2 gennaio 1973 Otello Marilli Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
3 gennaio 1973 3 agosto 1975 Michelangelo Cassarino Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
4 agosto 1975 15 ottobre 1976 Sebastiano Centamore Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
15 ottobre 1976 10 marzo 1978 Francesco Fisicaro Democrazia Cristiana Sindaco [7]
11 marzo 1978 26 luglio 1978 Andrea Amore Democrazia Cristiana Sindaco [7]
27 luglio 1978 3 gennaio 1979 Vincenzo Bombaci Democrazia Cristiana Sindaco [7]
4 gennaio 1979 23 luglio 1980 Riccardo Insolia Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
24 luglio 1980 9 giugno 1982 Giacomo Capizzi Democrazia Cristiana Sindaco [7]
10 giugno 1982 19 febbraio 1984 Gianni Cannone Democrazia Cristiana Sindaco [7]
20 febbraio 1984 10 ottobre 1988 Mario Bosco Partito Comunista Italiano Sindaco [7]
11 ottobre 1988 31 luglio 1989 Santo Ragazzi Partito Socialista Italiano Sindaco [7]
8 agosto 1989 25 giugno 1990 Davide Battiato Democrazia Cristiana Sindaco [7]
25 giugno 1990 14 ottobre 1991 Giuseppe La Rocca Democrazia Cristiana Sindaco [7]
10 dicembre 1991 21 maggio 1992 Filadelfo Elio Magnano Partito Democratico della Sinistra Sindaco [7]
13 luglio 1992 27 ottobre 1992 Antonino Mazzone Democrazia Cristiana Sindaco [7]
24 dicembre 1992 6 febbraio 1993 Alessandro Migliaccio Comm. straordinario [7]
6 febbraio 1993 8 dicembre 1993 Antonino Vella Comm. straordinario [7]
8 dicembre 1993 15 dicembre 1997 Salvatore Raiti Partito Democratico della Sinistra Sindaco [7]
15 dicembre 1997 28 maggio 2002 Salvatore Raiti Partito Democratico della Sinistra Sindaco [7]
28 maggio 2002 11 agosto 2003 Francesco Rossitto centro-destra Sindaco [7]
19 settembre 2003 28 giugno 2004 Antonino Piccione Comm. regionale [7]
29 giugno 2004 13 giugno 2006 Sebastiano Neri lista civica Sindaco [7]
13 giugno 2006 23 giugno 2011 Alfio Mangiameli centro-sinistra Sindaco [7]
20 giugno 2011 23 giugno 2016 Alfio Mangiameli Sindaco [7]
23 giugno 2016 --- Saverio Bosco Sindaco [7]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nel comune la società di calcio Sicula Leonzio.

Nel comune presente anche l'A.S.D. Leontinoi Calcio a 5 iscritta al campionato di C1 girone B con colori sociali bianco-neri.

Nel comune ha sede una società di pallacanestro chiamata Basket Lions Lentini.

Ha sede, inoltre, una società di atletica leggera l'A.S.D. Atletica Scuola Lentini.[sono tutte enciclopediche? Le fonti?]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Clima Sicilia [collegamento interrotto], Confedelizia.it. URL consultato il 13 luglio 2011.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Lentini | 360 GRADI, su www.360-gradi.it. URL consultato il 19 giugno 2016.
  6. ^ I quartieri storici e i toponimi di Lentini, lentinionline.it. URL consultato il 21-10-2009.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sebastiano Pisano Baudo, Storia di Lentini antica e moderna, 1969.
  • Giuseppe Di Pietro, Itinerari siciliani. Lentini, Parisi, 2005. ISBN 88-88602-50-X
  • Antonella Battaglia, Siracusa e provincia. Augusta, Brucoli, Lentini, Carlentini, APED - Angelo Parisi Editore, Carlentini, 2004. ISBN 88-88602-20-8
  • Melinda Miceli, Itinerari siciliani. Il Lago di Lentini, APED - Angelo Parisi Editore, Carlentini, 2007. ISBN 88-88602-95-X
  • Melinda Miceli, Attraversando la nostra storia, APED - Angelo Parisi Editore, Carlentini, 2007. ISBN 88-88602-96-8
  • Francesco Valenti, La città dimenticata. Lentini (1693-1696), CUECM, 1993.
  • Francesco Valenti, Leontinoi. Storia della città dalla preistoria alla fine dell'impero romano, Publisicula, 2007. ISBN 978-88-89783-10-8
  • Francesco Valenti, Et Nomine Et Armis, Leontini dai bizantini al terremoto del 1963, Publisicula, Palermo, 2008.
  • Matteo Gaudioso, Per la storia del territorio di Lentini nel secondo Medioevo. Le baronie di Chadra e Francofonte, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1992. ISBN 88-7751-059-5
  • Massimo Frasca, Leontinoi. Archeologia di una colonia greca, Bretschneider Giorgio, 2009. ISBN 88-7689-239-7
  • Lorenzo Daniele, "Leontinoi, memorie da una città dimenticata", Documentario in DVD, Fine Art Produzioni e Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania, 2009, SIAE 0000528060

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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