Eloro

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Eloro
Rovine della colonia greca di Eloro
Rovine della colonia greca di Eloro
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Noto
Scavi
Archeologo Paolo Orsi
Amministrazione
Ente Regione Sicilia
Visitabile Si

Coordinate: 36°50′32″N 15°06′34″E / 36.842222°N 15.109444°E36.842222; 15.109444

Eloro (Έλωρος in greco ed Helorus in latino) è un sito archeologico ubicato su una collina prospiciente il mare Jonio, nei pressi della città di Noto, in provincia di Siracusa, alla foce del fiume Tellaro (allora con lo stesso nome della città).

Storia[modifica | modifica sorgente]

La città era stata fondata da coloni corinzi nel VIII secolo a.C., sulla direttrice della più tarda "via Elorina", che metteva in comunicazione le colonie greche di Siracusa, Kamarina e Gela.

Nell'alto corso del fiume Tellaro, presso la città Ippocrate, tiranno di Gela, sconfisse in battaglia nel 493 a.C. le forze siracusane, mentre nel corso della guerra del Peloponneso gli Ateniesi furono sconfitti nel 413 a.C. Nel 263 a.C. fece parte dei possessi riconosciuti dai Romani a Gerone II di Siracusa nel 213 a.C. Fu quindi conquistata dai Romani, guidati dal console Claudio Marcello, nel 214 a.C.

La città rimase fiorente anche in epoca bizantina, ma venne quasi completamente distrutta con l'arrivo degli Arabi.

Edifici[modifica | modifica sorgente]

Le mura urbane, datate da Paolo Orsi al V secolo a.C. e successivamente attribuite invece al VI secolo a.C. nella loro fase originaria, furono in seguito ricostruite sopra i resti di quelle più antiche, forse nella seconda metà del IV secolo a.C.. A sud-est, una torre medioevale ("Torre Stampace") venne costruita nel 1353 da Blasco Alagona, agli ordini di Pietro d'Aragona, per la difesa della costa: la torre poggia sui resti di una fortezza, citata da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C..

Il santuario più importante si trovava all'esterno delle mura: era dedicato a Demetra e Kore e riprende forse un più antico culto indigeno siculo. Si trovava all'esterno delle mura ed era costituito da diversi ambienti. Il primo impianto risale al VI secolo a.C., ma venne utilizzato fino al III secolo a.C., come testimoniano gli ex voto conservati nel Museo archeologico di Noto. Successivamente il santuario venne trasferito all'interno della città come piccolo tempio in antis e circondato da un porticato (stoà) a tre bracci, dorico in facciata e a due navate.

Il porticato era connesso anche con l'agorà, di cui restano visibili solo le cisterne scavate nella roccia per raccogliere l'acqua piovana. Dalla piazza una via si dirigeva verso il mare a sud-est: insieme ad un'altra via in senso nord-sud definiva gli assi della struttura urbanistica della città.

Un santuario dedicato al dio Asclepio (Asklepios in greco ed Esculapio - Aesculapius in latino), del IV secolo a.C., era costituito da un cortile circondato da portici, dove gli ammalati sostavano e dormivano in attesa della visita in sogno del dio, che avrebbe portato alla guarigione.

Nei pressi sorgeva un piccolo thesauròs, ossia un edificio a forma di piccolo tempio in antis, destinato ad ospitare le offerte votive e datato alla seconda metà del IV secolo.

Verso sud, sulle pendici della collina, si trova un teatro greco, in parte scavato nella roccia e in parte costruito, risalente alla fine del IV - inizi del III secolo a.C., in parte intaccato da un canale di bonifica realizzato negli trenta.

A nord-ovest si trovava la Colonna Pizzuta, un monumento funerario, costituito da una colossale colonna in rocchi di pietra calcarea (diametro di 3,80 m e altezza ricostruibile in circa 10 m). Nei pressi si trova un ipogeo scavato nella roccia, databile alla seconda metà del III secolo a.C., già visto negli scavi di Paolo Orsi nel 1899 e successivamente reinterrato.

Le quattro necropoli cittadine (distinte dagli studiosi moderni con le prime lettere dell'alfabeto) erano situate sul terrazzo roccioso a nord dell'abitato.

Riserva naturale di Vendicari[modifica | modifica sorgente]

Il sito confina con la riserva naturale di Vendicari dove è possibile anche vedere tracce dell'antica via Elorina proveniente da Siracusa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Eloro, Monumenti Antichi dei Lincei, 47, 1965, cc. 203-340;
  • F. Copani, Alle origini di Eloro. L'espansione meridionale di Siracusa arcaica, ACME, 58, 2, 2005, pp. 245-263;
  • F. Copani, La Nemea IX di Pindaro e lo scontro tra Geloi e Siracusani all'Eloro, MEFRA, 117, 2, 2005, pp. 651-676;
  • F. Copani, Paesaggio ed organizzazione del territorio nella colonia siracusana di Eloro, ASAA 83, 1, 2005, pp. 265-286;
  • M. T Currò, Eloro (Noto-Siracusa). Saggi di scavo nell’area urbana, Bollettino d'Arte, 51, 1966, pp. 97-98;
  • M. T. Currò, Eloro (Noto-Siracusa). Santuario di Demetra e Kore, Bollettino d'Arte, 51, 1966, p. 98;
  • G. V. Gentili, Eloro, Enciclopedia dell'Arte Antica, 1960, III, p. 322;
  • M. T. Lanza – G. Voza, Eloro, Enciclopedia dell'Arte Antica, Secondo Supplemento, 1994, II, pp. 462-463;
  • P. Orsi, Eloro. Ubicazione di questa antica città sulla sinistra del Tellaro nel comune di Noto, Notizie degli Scavi di Antichità, 1899, pp. 241-244;
  • P. Orsi, Noto. Di un ragguardevole monumento funebre nel suburbio dell’antica Eloro, in contrada Ficopala, Notizie degli Scavi di Antichità, 1933, pp. 197-200;
  • G. Voza, Eloro, Enciclopedia dell'Arte Antica, Supplemento, 1970, pp. 297-301;
  • G. Voza, R.Martin, P.Pelagatti, G.Vallet, Eloro, in Storia della Sicilia, Napoli, 1979

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