Corace (retore)

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Corace di Siracusa (in greco antico: Κόραξ, Kòrax; ... – ...) è stato un retore siceliota del V secolo a.C..

Visse a Siracusa all'epoca di Gerone I e viene ritenuto assieme a Tisia uno dei fondatori della retorica dell'antica grecia. Secondo alcuni studiosi, Corace e Tisia sono personaggi di fantasia mentre per altri erano semplicemente la stessa persona, descritti in un frammento come Tisia, il Corvo' (infatti 'corax' in greco antico significa corvo)[senza fonte]. Sebbene l'invenzione della retorica sia da attribuire ad Empedocle secondo Aristotele, sembra tuttavia probabile l'attribuzione a Corace e Tisia[1].

La storia apocrifa su come Tisia cercò di ingannare il suo maestro Corace è stata tramandata nelle introduzioni di vari trattati di retorica[2]. Secondo questa leggenda, Tisia convinse Corace a non pagare la tassa per gli insegnamenti ricevuti finché non avesse vinto la sua prima causa legale: per questo motivo Tisia evitò accuratamente di recarsi in tribunale. A seguito di ciò, Corace citò in giudizio Tisia, argomentando che se Corace avesse vinto la causa sarebbe stato pagato, altrimenti nel caso in cui Tisia avesse avuto ragione, avrebbe dovuto onorare l'accordo originale pagando la tassa in quanto avrebbe così vinto la sua prima causa. Altre versioni di questo racconto aggiungono la risposta di Tisia che, nel caso avesse perso la causa avrebbe comunque potuto evitare di pagare la tassa per l'accordo privato stipulato precedentemente e, nel caso avesse vinto, non sarebbe incorso in nessun pagamento in quanto avrebbe ricevuto il pagamento per la vittoria in tribunale. A questo punto, il giudice cacciò entrambi dal tribunale, sottolineando "κακοῦ κόρακος κακὸν ᾠόν" ("Da una cattiva cornacchia, un uovo cattivo", equivalente di "tale padre, tale figlio")[3].

Si ritiene che il personaggio di Sycorax (Sicorace) ne La tempesta di William Shakespeare sia stato ispirato nel nome da Corace[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Corace governò come capo dello Stato la città di Siracusa dopo la morte di Gerone I (467 a.C. circa)[senza fonte], ma dopo poco tempo si ritirò dalla vita politica per approfondire gli studi di eloquenza. Si occupò principalmente di oratoria giudiziaria[5] e, a quanto riferiscono le fonti (Cicerone e Quintiliano soprattutto), il suo allievo Tisia raccolse la sua dottrina in un manuale, andato perduto[senza fonte].

Durante la sua vita, viene considerato il primo che elaborò una precettistica oratoria e la rese oggetto di insegnamento, dividendo l'orazione giuridica in varie parti: proemio, narrazione, dichiarazione di argomenti, confutazione di argomenti opposti e riepilogo.

Logica[modifica | modifica wikitesto]

Corace è meglio conosciuto per lo sviluppo della "tesi a probabilità inversa", meglio conosciuta come Arte di Corace: se una persona viene accusata di un crimine che difficilmente può aver commesso (per esempio, una persona di bassa statura che attacca fisicamente una persona di grande statura quasi certamente perderà il confronto), la sua difesa sarà basata sull'impossibiltà di aver commesso il crimine. Allo stesso modo, se una persona viene accusata di un crimine che molto probabilmente può aver commesso (nel caso precedente una persona di grande statura che attacca una persona di bassa statura), può sempre difendersi argomentando che è molto improbabile che il crimine sia stato effettivamente commesso, essendo la ricostruzione banale e scontata. Il metodo è basato nell'anticipare le argomentazioni del pubblico, fornendone una controprova. Tutt'oggi questa pratica è largamente diffusa[6].

Ovviamente, contromosse iterate possono essere impiegate (nell'esempio precedente, l'uomo potrebbe aver commesso il crimine proprio per il fatto che lui pensava che sarebbe risultato un sospettato troppo banale). Per questa ragione, l'Arte di Corace è stata etichettata come paradosso logico. Questo metodo di argomentazione è chiamato anche quasi-logico poiché mantiene l'auto-referenzialità logica tipica della mente umana anche se circolare[7]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Corace non ha mai scritto in prima persona: tutti i suoi lavori sono stati scritti e pubblicati dal suo allievo Tisia[8]. È stato congetturato che il trattato che porta il titolo Rhetorica ad Alexandrian, trovato e considerato una delle opere di Aristotele, possa essere il lavoro perduto e attribuito a Corace[senza fonte].

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Cicerone nel Bruto parla di Tisia e Corace:

« Apprendiamo da Aristotele che quando in Sicilia fu abbattuta la tirannide, i cittadini ripresero dopo un lungo intervallo, a far valere loro diritti davanti ai tribunali; e siccome quella gente era per natura ingegnosa e portata ai litigi, i siculi Corace e Tisia scrissero dei manuali sull'arte del dire: cosa che avveniva per la prima volta, perché prima di allora nessuno aveva parlato sulla base di norme teoriche, per quanto parecchi fossero soliti parlare in uno stile chiaro e ordinato. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D. A. G. Hinks, Tisias and Corax and the Invention of Rhetoric, in The Classical Quarterly, vol. 34.1, nº 2, 1940, p. 61.
  2. ^ e.g. R4 in H. Rabe, Prolegomenon Sylloge, Rhetores Graeci, XIV, Teubner, Leipzig 1931
  3. ^ Suda, #171 under "K"
  4. ^ Dan Harder, The Origins of Sycorax, sycoraxcorax.com, 3 giugno 2010. URL consultato il 25 agosto 2010.
  5. ^ Stanley Wilcox, Corax and the Prolegomena, in The American Journal of Philosophy, vol. 64.1, 1943, pp. 1–23.
  6. ^ Manfred Kraus, Perelman's Interpretation of Reverse Probability Arguments as a Dialectical Mise En Abyme, in Philosophy and Rhetoric, vol. 43.4, 2010, pp. 362–382.
  7. ^ George H. Goebel, Probability in the Earliest Rhetorical Theory, in Mnemnsyne, vol. 42, nº 1, 1989, pp. 41–53.
  8. ^ Stanley Wilcox, Corax and the Prolegomena, in The American Journal of Philosophy, vol. 64.1, 1943, pp. 1–23.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Corace, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • Biografia di Corace su LiberLiber
Controllo di autorità VIAF: (EN29091581 · LCCN: (ENno90011325 · GND: (DE102385637