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Agatocle

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Agatocle
Agatocle re di Siracusa. 18 sec.png
Tiranno di Siracusa
In carica 316 a.C. –
289 a.C.
Predecessore Oligarchia guidata da Sosistrato
Erede Popolo di Siracusa[1]
Successore Anarchia
Basileus di Sicilia
In carica 307 a.C. –
289 a.C.
Nascita Thermai Himeraìai, 361 a.C.
Morte Siracusa, 289 a.C.
Coniugi Alcea
Teossena
Figli Lanassa
Arcagato
Teossena d'Egitto
Arcagato di Libia

Agàtocle (in greco antico: Ἀγαθοκλῆς, in latino: Agathŏcles; Terme, 361 a.C.Siracusa, 289 a.C.) è stato tiranno di Siracusa dal 316 a.C., e re di Sicilia dal 307 a.C. o dal 304 a.C. alla morte.

Indice

Fonti bibliografiche su Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

Le principali fonti storiche su Agatocle provengono da antichi testi dell'età classica (greco-romana), scritti da Diodoro Siculo, storico di Agira noto per avere composto la Bibliotheca historica, contentente una monumentale storia universale; da Marco Giuniano Giustino, lo storico romano autore dell'epitome sull'opera del narbonese Pompeo Trogo che scrisse l'Historiae Philippicae, dedicata principalmente alla dinastia macedone; da Polibio, lo storico di Megalopoli autore delle Storie, che raccontano gli eventi nel Mediterraneo. Questi tre storici, che vissero tra la fine del II secolo avanti Cristo e il II secolo dopo Cristo, trassero a loro volta le fonti su Agatocle da autori dell'epoca ellenistica, contemporanei al tiranno siracusano: Callia di Siracusa; Duride di Samo e Timeo di Tauromenio furono coloro che fornirono le maggiori testimonianze basilari; ad essi si aggiungono altri autori locali, tra i quali alcuni filo-agrigentini e filo-messenici.[2]

Statua raffigurante Polibio posta al parlamento di Vienna (alle sue spalle una raffigurazione della dea Atena)

Callia fu uno storico della corte di Agatocle; Diodoro (che è di gran lunga la fonte più dettagliata su Agatocle[3]) lo accusa di aver scritto una biografia con troppe lodi a favore del tiranno, probabilmente perché esso era ricompensato da Agatocle stesso, suggerisce lo storico di Agira.[4] Duride, figura complessa in quanto da storiografo divenne tiranno dell'isola egea di Samo, scrisse con passione (da alcuni giudicata eccessiva[5] e da altri apprezzata[6]) gli eventi del suo tempo, concentrandosi quindi maggiormente sulla storia della Macedonia e su quella di Agatocle.[7] Timeo rappresenta la fonte primaria più controversa: figlio di Andromaco di Tauromenio, venne esiliato da Agatocle quando la città del padre passò sotto il dominio dei Siracusani; vissuto per un cinquantennio ad Atene, maturò un profondo disprezzo nei confronti della tirannide siracusana e soprattutto nei confronti di Agatocle, che ha descritto in termini assolutamente negativi.[8][N 1]

Polibio, che percorre a tratti brevi la storia di Agatocle e si concentra sulla fortuna (la tyche) che accompagnò il suo regno, ha criticato aspramente lo scritto di Timeo nei riguardi di Agatocle, definendolo fazioso e inaccettabile.[N 2] Anche Diodoro, pur stimando in generale l'opera di Timeo, prende le distanze da quanto emerge negli ultimi libri del Tauromenita, definendoli caratterizzati da odio personale verso Agatocle.[10] Tuttavia, come giustamente osservano gli storici moderni, né Polibio né Diodoro si sono astenuti dall'includere il testo timaico nella loro biografia su Agatocle, raccontando, con dovizia di particolari, tutto quanto riferito da Timeo; comprese le parti non strettamente necessarie ai fini del compendio biografico (anche Trogo-Giustino lo riporta per intero, ma questa fonte non esterna un parere negativo su quanto tramandato).[11]

La popolarità delle fonti primarie di Agatocle, come ad esempio la storia mimetica di Duride che riscontrò molto successo al tempo della repubblica romana (Duride era probabilmente l'autore più letto a Roma e in Sicilia durante le guerre romano-puniche, poiché trattava dei Diadochi e dell'Africa[2] ), fece sì che le vicende agatoclee venissero diffuse su larga scala e tramandate per lungo tempo. Del resto lo testimonia Polibio quando riporta il giudizio lusinghiero degli Scipioni (Scipione l'Africano e Scipione l'Emiliano) sul coraggio mostrato da Agatocle in terra africana (costoro dovevano aver letto delle campagne di Agatocle nei libri di Duride).[12]

Alle tre fonti principali d'epoca greco-romana, si uniscono numerosi altri nomi di storici noti dell'antichità (ad esempio Polieno, Plutarco, Cicerone ecc...) che hanno tramandato diversi appunti significativi, se pur in minore quantità, sulla vita di Agatocle.

Aspetto fisico e caratteriale[modifica | modifica wikitesto]

« Il ritratto di Agatocle è dominato da un'irruenza che è la caratteristica del suo comportamento in battaglia; egli fu un flagello, e la sua natura spericolata, aggressiva, la sua loquacità irrefrenabile nelle assemblee, disegnano la fisionomia di un avventuriero, certo intelligente e capace di sottrarsi al pericolo, ma estremamente pericoloso per i suoi e i nemici.[13] »

Su Agatocle possediamo molte testimonianze che hanno permesso di delineare una figura ben precisa; l'immagine di uno dei tiranni più carismatici, ma anche uno dei più crudeli, che governarono l'antica Siracusa e lo scenario mediterraneo del III secolo avanti Cristo.

Moneta d'oro di Agatocle con il suo nome inciso e il titolo di basilèus. L'Atena con grifone sull'elmo è una pregiata riproduzione agatoclea dello statere di Alessandro Magno[14]

Le fonti lo descrivono come un giovane dal bellissimo aspetto fisico; caratteristica che gli permise, secondo la versione di Trogo-Timeo, di scalare la vetta del successo, affiancandosi alle figure più influenti della pentapolis aretusea.[15] Anche nella narrazione diodorea Agatocle spicca per il suo aspetto esteriore, formando un mix vincente con il suo carattere volitivo e combattiero: Diodoro lo delinea «bello e forte»;[16] egli è il soldato dominante capace di combattere con armi pesantissime addosso.[16] Il suo aspetto gradevole non mitiga il timore e la sensazione di pericolo che egli infonde negli altri.[17] Per certi versi la figura giovanile di Agatocle va accomunata a quella del giovane Dionisio I di Siracusa - eccetto che per l'accusa di porneia così accanita nei confronti di Agatocle.[17] Anche Dionisio mostrava un impeto indomabile, pericoloso;[17] celebre è l'episodio nel quale si narra che Dionisio apparve in sogno ad una nobile siracusana di nome Himera: la donna vedendo un giovane biondo e lentigginoso che si dimenava attaccato a delle catene, domandò chi egli fosse e le venne risposto che aveva davanti a sé il cattivo fato, il flagello della Sicilia e dell'Italia.[18]

Diademi aurei del III sec. a.C. provenienti da Tindari (polis fondata dai Siracusani e Messinesi sotto il comando di Dionisio)

L'Agatocle capo del governo ci è presentato come un uomo estremamente carismatico che sa cambiarsi d'abito a seconda delle situazioni: esemplare la scena del suo disarmo e del cambio del mantello (da quello militare a quello popolare) durante l'assemblea che lo consacra unico uomo al comando;[19] o ancora l'Agatocle che sfoggia lunghe vesti purpuree davanti ai soldati che lo applaudono e illumina la sua figura tenendo in mano una fiaccola e sul capo porta la corona, durante la consacrazione della sua spedizione in Africa alle divinità ctonie Demetra e Kore[20]. Proprio la corona è al centro di un pettegolezzo tramandato da Diodoro, e con più esaltazione da Eliano, che riguarda un altro aspetto fisico del tiranno: quando si incorona re di Sicilia, Agatocle si rifiuta di portare il diadema come invece facevano già gli altri sovrani ellenistici, volendo piuttosto continuare a indossare la corona che si era posto quando aveva preso il titolo di tiranno, poiché essa gli permetteva di nascondere la calvizia comparsa con gli anni[21] (l'aneddoto ricorda molto da vicino quel che si diceva anche su Giulio Cesare: ovvero che il generale romano nascondeva la sua calvizia portando sempre sul capo una corona di lauro[22]); e questo rivelerebbe la grande attenzione che aveva Agatocle nel curare il proprio aspetto e la sua vanità; anche se più verosimilmente egli rifiutò il diadema perché, come informa lo stesso Diodoro, esso era visto dai Greci come il simbolo odioso della tirannide.[23]

L'elegante Agatocle descritto da Polieno di Macedonia, vittorioso sui Cartaginesi, vestito di color zafferano (il colore del sacro e il più bel colore dopo la porpora[24]), mostra tutta la sua crudeltà quando apparecchia sontuosamente un banchetto al quale invita cinquecento siracusani che egli ritiene l'abbiano tradito, e quando la lucidità di costoro viene offuscata dal vino ed egli stesso è tra loro banchettando, cantando, suonando la cetra e danzando, d'improvviso dà l'ordine e li fa trucidare tutti, senza pietà.[25]

L'esibizione di Agatocle durante il banchetto rivela un altro aspetto del tiranno: il suo lato artistico; egli era una persona molto talentuosa. Duride, tramite Diodoro, lo paragona ad un attore mimico, capace di imitare, grazie al suo essere istrionico, le movenze dei suoi interlocutori durante le assemblee, portando al riso l'intera platea e rendendo le riunioni una sorta di spettacolo dove egli doveva essere l'indiscusso protagonista.[26] La sua sfrenata loquacia (egli è abile oratore ma è spregiudicato) è un'altra caratteristica di Agatocle ben documentata.[17]

Nel complesso il giudizio caratteriale su Agatocle lasciato ai posteri è durissimo; molto severo:[27] egli è il principe «senza fede, senza pietà, senza religione» dell'opera di Macchiavelli, il quale lo descrive servendosi delle antiche fonti (prediligendo la versione timaica di Trogo-Giustino);[28] egli è l'uomo dai natali oscuri, che visse la giovinezza in dissolutezze e salito al potere portò guerra, distruzione e lacerazione: «niente di simile si era visto prima da parte di un tiranno che causò le più grandi sventure non solo alla città di Siracusa, ma a tutta quanta la Sicilia e all'Africa».[29]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Agatocle, quando seppe che i diadochi - Antigono, Demetrio, Seleuco, Tolomeo, Lisimaco e Cassandro - avevano deciso di fregiarsi del diadema, si proclamò egli pure basiléus, ritenendo di non essere per nulla a loro inferiore né quanto ad armamenti né quanto a possesso del territorio né quanto a imprese compiute. »
(Diodoro Siculo, XX, 54, 1.[30])

La biografia di Agatocle è burrascosa e complessa; egli, divenuto famoso e considerato uno degli uomini più influenti del suo tempo, viene descritto dagli storici come colui che diede un prosieguo importante alla storia del Mediterraneo dopo la morte di Alessandro Magno.

Origini e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Resti del Tempio della Vittoria di Himera, fatto erigere da Gelone I e distrutto dai Cartaginesi nel 409 a.C.

Agatocle nacque a Terme, figlio di un vasaio (kerameus) esule di Reghion emigrato in Sicilia, il cui nome era Carcino, e di una donna del luogo.[31] Terme (in seguito detta Thermai Himeraìai), situata nella Sicilia occidentale (che ha rappresentato la parte punica dell'isola), fu una polis fondata per concessione dei Cartaginesi con coloni Libici[32] e con i superstiti di Himera[33] (distrutta da Cartagine nel 409 a.C.), per cui tenuta saldamente sotto l'influenza dei Punici. Agatocle nacque nell'epicrazia cartaginese.[34]

Presagio sulla nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Apollo a Delfi, dove si recarono i theoroi cartaginesi

La sua nascita è stata tramandata dagli antichi con particolari che si connotano nella leggenda; come del resto è consuetudine che avvenga per i condottieri divenuti celebri (la vicenda della sua nascita ricalca quella edificata per Cipselo tiranno di Corinto e per il persiano Ciro il Grande[35]). Narra Diodoro Siculo che il padre di Agatocle, tormentato da oscuri presagi sulla futura nascita di questo bambino, affidò a dei theoroi (ambasciatori sacri) cartaginesi il compito di recarsi presso l'oracolo di Delfi per sapere a cosa fosse dovuto questo suo senso di tormento; i theoroi, di ritorno da Delfi, gli comunicarono il responso che condannava il nascituro, poiché egli avrebbe rappresentato crescendo la sventura di Cartagine e della Sicilia.[36] Il padre, spaventato, decise di esporre pubblicamente il neonato e di affidarlo alle guardie cartaginesi, affinché queste ne potessero verificare la morte. La madre, tuttavia, colta da pietà, riuscì a sottrarre il bambino e a metterlo in salvo, facendolo crescere nella casa di un suo parente di nome Eraclide.[36] Tempo dopo, Carcino rivide suo figlio e pentito lo accettò.

Arrivo a Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

Siracusa: l'isola di Ortigia, il golfo del porto Grande e la penisola della Maddalena viste dall'alto

Secondo la versione diodorea, la famiglia di Agatocle sarebbe giunta a Siracusa per scappare da Thermai, avendo il padre timore delle ripercursioni dei Cartaginesi nei loro confronti, colpevoli di non aver ucciso l'Agatocle bambino.[36]

Diodoro afferma che Agatocle giunse a Siracusa quando aveva sette anni.[37] Alcuni storici fanno risalire la sua nascita al 360/359 a.C.; per questa datazione tarda si è proposto anche un più tardo arrivo di Agatocle a Siracusa, che risalirebbe al 342/341 a.C., ovvero a diciotto anni, stando a quanto afferma Polibio.[38] Il 342 a.C. è anche l'anno del bando emesso dal generale corinzio Timoleonte, con il quale si invitavano i Sicelioti, i Greci della Magna Grecia e quelli dell'Ellade a ripopolare Siracusa; fortemente provata dopo la caduta della tirannide dionisiana. Timeo informa, tramite Polibio, che fu questo bando che permise a Carcino e la sua famiglia di giungere nella polis aretusea.[39]

La madre di Agatocle, della quale non si conosce il nome, nel prosieguo della sua vita a Siracusa, ebbe un presagio sul figlio: sognò la statua che lo raffigurava, da lei stessa fatta erigere, avvolta da uno sciame d'api; chiaro simbolo di fama e potere (le api sono notoriamente un presagio positivo; si vedano le similitudini con le api che avvolgono la mano di Dionisio I e il responso dei Galeoti di Ibla).[40] Dalle fonti risulta anche che Agatocle ebbe un fratello di nome Antandro, il quale sarà al suo fianco con ruoli di elevato livello durante gli eventi postumi.

Cittadinanza e ingresso nell'alta società[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo in città non coincide con l'assegnazione della cittadinanza siracusana, infatti in Diodoro le due cose sono ben separate; Agatocle e suo padre si iscrissero alla lista per ottenere la cittadinanza quando il giovane compì gli anni necessari, ovvero diciotto anni (a prescindere dalla dubbia data di arrivo di Agatocle a Siracusa), e ciò non avvenne che dopo i fatti del Crimiso (la battaglia tra i Siracusani guidati da Timoleonte e i Cartaginesi di Amilcare e Asdrubale).[41] La sua gioventù venne molto discussa:

« Sia in Timeo che in Giustino (XXII 1, 2-3) Agatocle pais, comunque prima di uscire dalla pubertà, si abbandona al piacere altrui, fidando su quella bellezza e forza fisica che doveva attrarre l'attenzione di smodati amanti (forma et corporis pulchritudine egregius diu vita stupri patientia exhibuit).[42] »

La versione di Diodoro appare in questo caso quella più accreditata e cioè: Agatocle venne presto notato per la sua bellezza da una delle più influenti cariche dell'esercito siracusano, il generale Damas, che lo portò con sé offrendogli la sua protezione e togliendolo dal mestiere del vasaio, che egli praticava con umiltà insieme al padre.[43] (la figura di Damas è nota anche a Polibio, tramite Timeo[44] )

Tuttavia dalla cronaca successiva sulle vicende di Agatocle, si apprende che egli non lasciò il mestiere di vasaio se non dopo che ne apprese alla perfezione tutte le tecniche (in tal senso, un aneddoto curioso racconta di come l'Agatocle già al potere si fabbricasse egli stesso, da solo, le sontuose coppe d'oro nelle quali beveva, grazie alle sue doti artistiche apprese durante l'umile giovinezza).[45]

L'amore tra due uomini, dipinto nella tomba del tuffatore (Paestum, V secolo a.C.)

Damas, divenuto suo tutore, fece di lui un buon militare e rappresentò per Agatocle la porta d'accesso per l'alta società di Siracusa. I due avrebbero praticato quello che gli antichi Greci chiamavano pederastia, ovvero l'amore maschile tra un ragazzo (eròmenos) e un amante (erastès), ma poiché non si è certi dell'età di Agatocle durante il rapporto con Damas, la loro relazione potrebbe non rientrare nella pederastia, dato che il giovane sarebbe stato già sui vent'anni.[46]

Il duraturo legame tra i due sembrerebbe essere provato dal fatto che Agatocle quando Damas morì, era abbastanza maturo da poterne sposare la vedova; una siracusana, il cui nome sfugge, che gli diede tre figli: il primogenito Arcagato e i più piccoli Eraclide e Agatarco.[47] Trattandosi di una delle donne più ricche di Siracusa, Agatocle unendosi a lei si inserì nei primissimi livelli della società siracusana.

Timeo invece afferma senza mezzi termini che Agatocle era un prostituto, che faceva ciò spinto dal desiderio di «abbandonare la ruota, il fumo, l’argilla».[48] Nel prendere come valida, ovviamente, anche la fonte di Polibio (ripresa poi alla lettera da Giustino[N 3]), bisogna però considerare che Timeo era noto per la cocente avversione che nutriva nei confronti della tirannide siracusana, per cui non risparmiava, ed anzi enfatizzava o esagerava, le critiche (va ricordato che proprio Agatocle fu il tiranno che conquistando la città di origine dello scrittore, Tauromenion, lo costrinse all'esilio, facendolo giungere ad Atene). Timeo asserisce che Agatocle andò con molti uomini per ottenere i propri scopi, uomini dei quali non ricordava nemmeno l'origine.[44]

Secondo diversi studiosi, la figura del giovane Agatocle è vittima della «deformazione da teatro» (ovvero dell'eccessiva aggiunta di particolari falsi che colpiscono il lettore), orchestrata ai suoi danni principalmente da Timeo, riportato in fonti d'epoca più tarda.[N 4]

Ascesa al potere e guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile di Siracusa (316 a.C.).

Le prime battaglie[modifica | modifica wikitesto]

Akragas, la valle dei templi

Quando era ancora in salute, Damas inserì Agatocle all'interno di una chiliarchia; al suo fianco, secondo Diodoro, Agatocle fece il suo ingresso in campo militare, combattendo per la prima volta in una guerra tra Siracusa e Agrigento, della quale però si ignora il casus belli. Siracusa e Agrigento erano comunque due poleis che andavano spesso in conflitto tra loro;[50] probabilmente i Siracusani volevano tenere sotto controllo le mosse degli Agrigentini, che a loro volta ambivano a sostituirsi al ruolo egemone ricoperto dalla polis aretusea, dando vita a dei veri e propri conflitti bellici (Agatocle infatti si riscontrerà con Agrigento qualche decennio più avanti).[51]

Giustino, che non menziona Agrigento nella sua narrazione (ma in Giustino si sente la mancanza di altri particolari rilevanti della biografia di Agatocle), ricorda tuttavia un altro importante evento che va collocato sul finire dell'età timoleontea o poco tempo dopo la morte del generale corinzio: lo storico romano rende note le lotte dei Siracusani contro la polis di Etna (fondazione del primo Gerone) e i mercenari Campani (situazione che va inquadrata nella volontà di pacificare il territorio etneo dopo la cacciata del tiranno di Katane, Mamerco); ciò accadde verso il 339 a.C. e il giovane Agatocle era in quell'occasione tra le fila dell'esercito siracusano.[52]

Agatocle e Antandro: ruoli influenti nell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

I sontuosi funerali di Timoleonte ai quali accorsero gente proveniente da tutta la Sicilia

Con la morte di Timoleonte, avvenuta nel 335 a.C., finisce quel periodo di pace, e soprattutto prosperità, che aveva permeato Siracusa e in particolar modo la Sicilia orientale.[53] Sotto la guida di Timoleonte - che era stata non priva di ingerenza della madrepatria, Corinto (a sua volta influenzata dalla Macedonia[54]), la quale aveva comunque cercato di limitare, dove possibile, la sovranità di Siracusa[55] - non vi erano più stati tiranni in Sicilia. Le poleis si reggevano in maniera democratica, o comunque con una moderata oligarchia, riconoscendo un ruolo egemone a Siracusa, sede del corinzio,[56] ma senza dipendere da questa; in sostanza erano città libere. Tuttavia, con la morte di Timoleonte e un nuovo ricambio generazionale, nacquero nuove insofferenze e all'interno del partito democratico di Siracusa, il partito del popolo, vi era chi rimpiangeva i tempi passati della potente tirannide dei Dionisii.[57] Costoro, alla ricerca di un capo forte che potesse guidarli contro l'oligarchia dominante, videro in Agatcole l'uomo di cui avevano bisogno.[57]

Gli oligarchici misero a capo del partito i siracusani Sosistrato e Eraclide, essi guidarono una spedizione militare siracusana nella Magna Grecia, intervenendo a favore della polis di Crotone contro i Bruzi (in un contesto che vedeva la grecità dell'Italia attaccata dalle popolazioni barbare che la circondavano); tornati alla carica dopo la morte di Alessandro il Molosso (lo zio di Alessandro Magno, dal Macedone mandato a combattere in Italia).[58] Dalle fonti si apprende che Agatocle e il fratello Antandro facevano parte della spedizione con ruoli di primissimo piano: Agatocle era stato eletto capo chiliarca (comandante di mille uomini), occupando il ruolo che fu di Damas, ed aveva acquisito molta popolarità per la sua bravura nel combattimento; anche il fratello si era fatto notare, poiché lo ritroviamo all'interno dell'assemblea militare con poteri decisionali, in quanto era diventato uno degli strateghi dell'esercito. Agatocle pur non facendo parte di quell'assemblea ebbe comunque un ruolo fondamentale nella spedizione.[59]

Esempio di armamento in stile corinzio; il medesimo usato dall'esercito siracusano

Proprio l'alta carica ricoperta dal fratello nell'esercito è l'elemento che fa dubitare della veridicità della narrazione sulle umili condizioni socio-economiche della famiglia di Agatocle; pur non mettendo in dubbio che Agatocle trovò fortuna a Siracusa grazie alla protezione di Damas (tralasciando quello che aggiunge Timeo), è quanto meno curioso che anche il fratello abbia raggiunto, tra l'altro prima di Agatocle,[55] un così elevato ruolo - Diodoro lo nomina insieme ai leader Sosistrato e Eraclide - senza il sostegno di un buon patrimonio economico alle spalle.[55]

Si è quindi avanzata l'ipotesi che la narrazione diodorea - e le altre due condordi: giustiniana e polibiana - abbia risentito di una tradizione antica venutasi a formare intorno alla figura di Agatcole e più precisamente intorno alle sue origini: in quanto straniero e non di origine gentilizia, egli non poteva vantare una nobile discendenza, ecco per cui che, secondo la ricostruzione, si enfatizzarono le precarie condizioni della sua famiglia. A favore di questa tesi vi è l'accordo degli studiosi nel ritenere che il mestiere di ceramista intrapreso dal padre di Agatocle, fosse all'epoca uno dei più redditizi.[55]

Tuttavia va tenuto sempre in grande considerazione il topos sulle umili origini, poiché è uno dei pochi punti che mette d'accordo le tre fonti antiche principali su Agatocle (Diodoro, Polibio, Giustino) e ricorre inoltre per tutta la vita del tiranno: a tal proposito Diodoro tramanda un fatto occorso molto più avanti che racconta di come l'Agatocle sovrano di Siracusa, nonostante fosse divenuto ricco e potente, restava agli occhi del popolo e dei nemici un vasaio-operaio che fece fortuna:

« ...durante un assedio, fu apostrofato dagli assediati, evidentemente a conoscenza delle sue difficoltà economiche, in questi termini: “vasaio e operaio addetto alla fornace, quando pagherai gli stipendi ai soldati? (Kεραμεῦ καὶ καμινεῦ, πότε τοὺς μισθοὺς ἀποδώσεις τοῖς στρατιώταις;)” al che avrebbe argutamente risposto “quando avrò preso questa città” . »
(Diod. Sic., XX, 63, 5 in Anna, p. 158.)

L'esilio e il ruolo di mercenario in Magna Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Era a Capo Colonna, in territorio crotoniate

La vittoria ottenuta a Crotone, segna per Siracusa e per Agatocle una svolta definitiva: il combattente Agatocle qando seppe che il suo ruolo durante la battaglia contro i Bruzi venne non solo sminuito ma quasi taciuto, accusò i capi dell'oligarchia siracusana di ambire al potere assoluto; ovvero di voler instaurare una nuova tirannide. Ma le sue accuse in Siracusa non furono ascoltate ed anzi egli venne tacciato di falsità ed esiliato.[60] Col divieto di far rientro a Siracusa, Agatocle preferì rimanere in Magna Grecia; qui assunse il ruolo di mercenario per svariati eserciti: godendo di ottima fama sul campo di battaglia.

Non vi è una data precisa che possa chiarire quando avvenne la spedizione siracusana in Magna Grecia: si suppone intorno all'anno 330 a.C., poiché coincide con la morte di Alessandro il Molosso (e i due eventi sono certamente collegati tra loro: Siracusa, in quanto polis egemonica del luogo geografico, si assumeva la responsabilità di proseguire l'impegno del parente di Alessandro Magno),[61] tuttavia non vi sono altri elementi che possano aiutare a stabilire quando Agatocle si ritrovò in Calabria, né tanto meno in che anno avvenne il suo esilio.[62]

Nel frattempo, avvenuto l'allontanamento forzato di Agatocle, l'oligarchia moderata di Siracusa divenne dispotica: Sosistrato ed Eraclide smisero di rispettare la politeia lasciata in eredità da Timoleonte e instaurarono nella pentapolis un regime severissimo.[63] I tumulti che si vennero a creare tra oligarchici e democratici, partiti con molta probabilità proprio da Siracusa,[64] interessarono una vasta area del mondo greco occidentale e ciò sarebbe da attribuire alla morte di Alessandro Magno, avvenuta nel 323 a.C., e ai conseguenti disordini che presero vita principalmente nell'area orientale del Mediterraneo (vd. la guerra intrapresa da Atene contro la Macedonia), riversatisi in parte in quella occidentale. Senza più il blocco indiretto del Macedone, anche i Greci d'occidente - confluiti nella figura egemone della Siracusa post-timoleontea - abbandonarono quella calma apparente.[65]

L'area calabra del golfo di Sant'Eufemia, scenario del capitolo agatocleo. Colonizzata in passato dalla Siracusa di Dionisio I

Agatocle diventò capo degli esuli democratici di Crotone. Rimanendo a lungo in territorio calabro egli accolse tra le sue fila esuli democratici anche di altre città poste sotto costante minaccia dei Bruzi: gente di Terina, Hipponia, Sibari con ogni probabilità si affidò alla sua guida.[66] Agatocle con questo suo nuovo esercito di dissidenti attaccò Crotone, per cercare di spodestare l'oligarchia della città; consolidatasi dopo il sostegno dei Siracusani. Il suo assalto tuttavia venne respinto,[67] allora Agatocle trovò riparo presso Taranto, venendo accolto tra le fila dell'esercito della polis apula e posto a capo dei suoi mercenari. La permanenza di Agatocle a Taranto non durò a lungo, poiché la figura carismatica dell'esule cittadino di Siracusa spaventò i tarantini che preferirono allontanarlo dalla propria città, temendo che nutrisse per essa mire egemoniche.[68]

Agatocle ebbe occasione di rivedere l'esercito siracusano durante l'assedio di Reggio: Sositrato ed Eraclide portarono una numerosa armata nella polis calabra, in difesa del governo oligarchico reggino (un'operazione militare, che si sarebbe potuta limitare anche alla sola azione preventiva, resa necessaria dal contesto tumultuoso che perdurava in Magna Grecia)[69], Agatocle venutone a conoscenza si portò anch'egli a Reggio con il suo esercito di esuli calabri e affrontò le truppe siracusane. L'esito fu a favore del mercenario e l'oligarchia di Siracusa ritirò le sue truppe, lasciando Reggio.[70]

Il rientro a Siracusa e l'accusa di pirateria[modifica | modifica wikitesto]

La città di Siracusa vista dal mare
Frammento del Parium

I Siracusani si ribellarono al potere di Sosistrato ed Eraclide (il secondo è messo in ombra dalla figura di Sosistrato[71]) e riuscirono ad esiliarli dalla città. Agatocle poté quindi fare rientro a Siracusa.[72]

Da un frammento del Marmor Parium (cronache sui fatti del III secolo a.C. trascritte su di un grande marmo rinvenuto nell'isola di Paro) si apprende che questo conflitto civile siracusano scoppiato tra gli oligarchici e i democratici, al quale prese parte Agatocole (a questo periodo risale la spedizione agatoclea contro Gela[73]), venne placato quando in Atene era arconte Apollodoro (il marmo ha una visione Atene-centrica), nel 319-318 a.C.; questa testimonianza esclude una datazione troppo alta del principio del conflitto (certamente essa non poteva essere anteriore al 323 a.C.).[74]

La cacciata dei leaders oligarchici non placò la guerra scatenata all'interno della pentapolis e in stato di emergenza venne eletto stratego con poteri straordinari una figura esterna: Acestoride di Corinto (polis nel frattempo ritornata sotto il dominio macedonico[75]), il quale aveva il compito di mediare e fare da pacere tra le due parti in conflitto. Acestoride temendo la figura fortemente demagoga di Agatocle, lo portò davanti a un tribunale accusandolo di essersi macchiato del reato di pirateria ai danni della sua stessa patria. Infatti stando al passo di Giustino (XXII 1, 14), Agatocle durante l'esilio si era dato alla pirateria facendosi ingaggiare da gente del mestiere che lo portò ad infestare le acque di Siracusa.

In un episodio i pirati suoi compagni vennero catturati dai Siracusani e torturati affinché confessassero il nome dei complici sfuggiti; Agatocle si salvò perché costoro non pronunciarono il suo nome. Tuttavia, pur avendo la notizia tramandata da Giustino un fondo di verità (le acque dello Ionio erano all'epoca molto frequentate dai pirati[75]), essa sembra provenire da una fonte decisamente avversa alla figura di Agatocle.[76] L'accusa di pirateria ad ogni modo decadde.

Acestoride quindi cercò di far assassinare il demagoga: scrive Diodoro che dei sicari, spediti segretamente dallo stratego, dovevano eliminare Agatocle cogliendolo di sorpresa, ma egli avendo previsto le mosse del Corinzio, ingannò gli assassini mandando in giro al suo posto uno schiavo a lui simile per statura ed aspetto. Agatocle gli diede un cavallo e le sue armi, dopodiché fuggì da Siracusa e si andò a rifugiare nell'entroterra siciliano.[77] Lo schiavo venne infine ucciso. Ufficialmente Acestoride bandì per una seconda volta Agatocle dalla polis aretusea, accusandolo apertamente di ambire alla tirannide.[78]

L'intervento di Cartagine e Agatocle esule tra i Siculi[modifica | modifica wikitesto]

Sosistrato, estromesso dal governo ed esiliato dalla sua città, andò dai Cartaginesi siti nella Sicilia occidentale per coinvolgerli nella causa dell'oligarchia siracusana. Costoro si dimostrarono subito disponibili a intervenire nel conflitto civile siracusano, ma poiché Diodoro e altri storici non danno sufficienti notizie su questo primo approccio cartaginese (a differenza di altre guerre tra Cartagine e Siracusa che sono invece ricche di dettagli), si suppone che esso non debba avere avuto effetti importanti nella fase iniziale del conflitto interno.[73] È pur vero che dalla narrazione diodorea si percepisce una maggiore concentrazione sui fatti che riguardano le gesta di Agatocle e di contro appare trascurata la situazione esterna (in questo caso le prime mosse di Cartagine nel conflitto e le sue immediate conseguenze).[73] Certamente la gravità del momento connotato da forte instabilità politica, nel quale si insidiarono anche i Cartaginesi, è collegato con la chiamata urgente del corinzio Acestoride (Siracusa in sostanza chiedeva aiuto).[79]

Acestoride ottenne il secondo allontanamento del potenziale tiranno e siglò la pace con Cartagine, facendo rientrare gli oligarchici precedentemente esiliati.[80] Il rientro di Sosistrato fece acuire maggiormente il conflitto: egli ordinò a mille soldati della pentapolis di uccidere tutti i compagni di Agatocle e le loro famiglie che non avevano abbandonato Siracusa. Dopodiché ingrossò le fila del suo esercito liberando gli schiavi dalle latomie e armandoli.[81]

Nel frattempo Agatocle, come informano Giustino e Diodoro, andò a rifugiarsi nell'entroterra ennese, presso Morgantina; qui trovò l'appoggio dei Siculi e di altre città-satellite di Siracusa; popolazioni desiderose di una rivalsa nei confronti del governo aretuseo[82] (va ad esempio ricordato che i Sikeloi, in base ad un trattato stipulato nel 392 a.C. e non più messo in discussione, appartenevano a Siracusa ed erano privi di autonomia[83]). Con questo suo nuovo esercito, Agatocle si avventò su Leontini (polis che faceva parte della chora siracusana[84]) e la prese, portandosi conseguentemente ad assediare Siracusa, ma la trovò difesa dalle truppe cartaginesi poste ai comandi di Amilcare.

In uno scenario che si delineava logorante, con possibili aperture davvero temibili (come una Siracusa governata da Cartagine), Agatocle decise di non proseguire oltre con l'assedio, piuttosto preferì scendere a patti segreti con il nemico punico. I due comandati delle rispettive parti stipularono un accordo secondo il quale Agatocle riceveva l'aiuto dei Cartaginesi per entrare a Siracusa e in cambio si sarebbe impegnato ad aiutare Amilcare a prendere il potere a Cartagine; figura desiderosa di mettersi al comando del suo popolo.[85]

La fine del governo dei 600 e l'incoronazione di Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile di Siracusa (316 a.C.) § La strage.

In quel momento tutti i fuoriusciti della pentapolis erano nuovamente rientrati: oligarchici e democratici; compreso ovviamente Agatocle. Cartagine, dopo essersi schierata per due volte accanto al governo oligarchico (una prima volta al fianco di Sosistrato e una seconda volta la fianco del pacificatore Acestoride[86]), adesso si mostrava alleata dei democratici, assecondando le mosse di Agatocle.

La situazione non era certamente rilassata: Sosistrato aveva riposto le sue speranze in Cartagine, supponendo che la potenza africana avrebbe fatto di tutto per impedire a una nuova figura carismatica, come lo era quella di Agatocle, di prendere il posto che fu di Dionisio I e riportare una tirannide insidiosa nel Mediterraneo centrale; certamente non si aspettava che i Punici gli aprissero piuttosto le porte della pentapolis.[87]

Non va tuttavia tralasciata la versione diodorea che invece sembra non conoscere questo patto segreto tra Agatocle e Amilcare: lo storico di Agira afferma infatti che furono i Siracusani stessi a richiamare all'interno Agatocle.[88]

Busto di Demetra, di ignota provenienza, situato al museo Ursino di Catania

Al suo rientro egli fu portato al tempio di Demetra (divinità fortemente sentita, della quale i tiranni di Siracusa, a partire dai Dinomenidi, si dicevano ierofanti[89]) e qui gli fecero fare giuramento: egli si impegnava di fronte a Demetra a lasciare libere le città greche minori, a rispettare la democrazia di Siracusa e a mantenere la pace con Cartagine e i suoi confini al di là del fiume siciliano Alico.[90] A seguito del giuramento Agatocle venne eletto dal consiglio dei 600 (una sorta di sinedrio o boulé di Siracusa) «stratego con pieni poteri delle fortezze del territorio»; fino a quando non si sarebbe ristabilita la pace.[91] Tuttavia Agatocle non tenne fede al giuramento e senza preavviso fece arrestare e trucidare i 600 consiglieri, poi, con il supporto delle truppe cartaginesi e dell'esercito morgantino e indigeno, diede il sacco alla città di Siracusa.[92]

Le case vennero date al saccheggio dei soldati, le porte della pentapolis vennero chiuse e solamente pochi riuscirono a sottrarsi all'ira di Agatocle e a trovare rifugio presso Agrigento. Dopo tre giorni di violenze, stupri e uccisioni politiche, Agatocle mise fine a tutto ciò placando l'eccidio che egli stesso aveva provocato.[93]

(FR)

« Et la guerre civile aura, dans ses horreurs, mis ce fils de la terre au faîte des grandeurs. »

(IT)

« E la guerra civile avrà, nei suoi orrori, messo questo figlio della terra alla vetta delle grandezze. »

(Voltaire su Agatocle di Siracusa in Agathocle[94])

Il marmo dell'isola di Paro data la nascita di una tirannide a Siracusa nell'anno 316-315 a.C.;[95] Diodoro tramanda a sua volta il 317-316 a.C. La data coincide anche se la si confronta con la notizia data da Giustino: Agatocle sbarcò in Africa nell'agosto del 310 a.C., sette anni dopo aver preso il potere a Siracusa; quindi ciò avvenne verso la fine del 317 a.C.[96]

La legittimazione del potere durante l'assemblea[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro greco di Siracusa: qui Agatocle tenne la sua prima assemblea da nuovo stratego autocratore e qui svolse tutte le altre, poiché il teatro era al centro della vita sociale della pentapolis siracusana

Agatocle in quei giorni concitati convocò tre assemblee fondamentali:[97] nella prima assemblea egli, forte del ruolo che rivestiva, accusò i suoi avversari di tramare alle sue spalle e quindi ne decretò la condanna a morte; nella seconda avvenne la legittimazione di quanto fatto; enfatizzando gli eventi a suo favore grazie alla sua capacità dialettica e gestuale.

Agatocle ottenne la proclamazione definitiva nella seguente maniera: dopo lo spargimento di sangue, convocò il popolo (dominato dalla sua fazione[98]) e disse di aver salvato la città da un terribile potere dispotico. Dopodiché per dimostrare che egli non aveva tradito il giuramento fatto a Demetra, si tolse la clamide (il manto simbolo dell'autorità), si disarmò e indossò un mantello normale, in uso tra il popolo. Asserì quindi che era pronto a rinunciare al potere e che il suo volere era tornare in mezzo al suo popolo. I Siracusani, colpiti da tanto ardore, lo esortarono a non lasciare il suo posto ed anzi gli affidarono il governo della pentapolis senza limiti né condizioni.[99]

Il gesto di disarmo compiuto da Agatocle è un chiaro richiamo a quello compiuto molto tempo prima da Gelone I: anche il condottiero geloe, prima di essere nominato tiranno della polis, si spogliò del suo potere davanti ai Siracusani radunati in assemblea, che in quell'occasione era armata, e si rimise al loro giudizio; pronto a morire in quel momento se il popolo riteneva che avesse agito male.[100] Allo stesso modo, Agatocle si rimise nelle mani dell'assemblea popolare, creando con i Siracusani una forte empatia.[101]

A sei giorni dalla prima strage, acquisito il potere supremo, Agatocle convocò una terza assemblea nella quale uccise ed esiliò gli ultimi dissidenti: in 5.000 dovettero lasciare la pentapolis.[97] Nei giorni del massacro Timeo annuncia 7.000 vittime, mentre Diodoro 4.000.[102]

Le prime mosse da stratego autocratore[modifica | modifica wikitesto]

Agatocle come prima cosa promise la cancellazione dei debiti e la ridistribuzione della terra.[103] La lotta tra classi sociali sembra fosse la sua priorità; il malcontento che contraddistinse Siracusa nell'ultimo periodo timoleonteo (malcontento generato con ogni probabilità dalla ripopolazione "forzata" dei Corinzi; per cui si ebbero nuovi coloni ricchi e vecchi residenti poveri[104]), poté essere ineffetti la causa che “generò” la necessità della figura di Agatocle.[104]

Alla cruenta presa di potere, seguì un più mite clima nel quale Agatocle esercitò la sua leadership.[105] Diodoro riferisce che il nuovo stratēgos autokratōr andava in giro senza una scorta armata, poiché non temeva per la sua incolumità,[106] ed egli evitava inoltre di portare il diadema, che sapeva non piacere ai Greci - in quanto rappresentava il simbolo della tirranide[106] -, preferendo piuttosto cingersi la testa con una corona di mirto.[107]

Nel contempo Agatocle non mancò di occuparsi del totale controllo della regione interna circostante[106] - tutta l'area iblea e parte dell'ennese - che sapeva essere un importante serbatoio di mezzi e uomini per le sue guerre (lo aveva già sperimentato durante le fasi della guerra civile).[108] Oltre ciò, egli si dedicò a rinforzare nuovamente gli armamenti di Siracusa: nuove armi e navi da guerra vennero costruite.[106]

Localizzazione della Sicilia; l'isola più grande del Mediterraneo

La volontà egemonica di Agatocle fu evidente fin dal principio. Per una serie di fattori, tra i quali spicca l'esigenza di Siracusa di rimanere saldamente ai primissimi livelli del mondo greco-ellenistico, pena la sua decadenza,[109] Agatocle rese chiara l'intenzione di porre sotto la sua obbedienza le poleis di Sicilia, ottenendo da Cartagine il riconoscimento, ancora mancante, dell'egemonia di Siracusa sull'intero territorio greco siciliano,[109] e visti i precedenti in Magna Grecia, non era difficile immaginare che le mire agatoclee non si sarebbero fermate alle sole aree dell'isola dove la parlata era greca.

Se quindi il comandante delle forze puniche in terra siciliana, Amilcare, aveva sperato di rafforzare la posizione di Cartagine, rendendosi mediatore e alleato a nome della potenza africana della scalata al potere di Agatocle, si sarebbe ben presto accorto di aver commesso un grave errore di valutazione[N 5] (rammentando tuttavia che la versione di Diodoro, se pur molto più dettagliata, non conosce alcun intervento di Amilcare nel colpo di Stato attuato da Agatocle[110]).

L'assoggettamento delle poleis di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

La lega di Agrigento, Gela e Messana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lega di Agrigento, Gela e Messana.
La rocca di Mile presa da Agatocle

Il governo di Agatocle non venne riconosciuto dalle poleis più forti che attorniavano Siracusa: Agrigento, Gela e Messana, alle quali si aggiunse la polis d'origine di Timeo: Tauromenio. Queste poleis, che mal digerivano la prospettiva di una nuova egemonia totalitaria come ai tempi dei Dionisii, si schierarono al fianco dei fuoriusciti oligarchici siracusani e li ospitarono entro le loro mura, offrendo così ad Agatocle il pretesto per attaccarle e conquistarle.[111]

Il dinasta siracusano tra il 315 e il 314 a.C. svolse due campagne contro Messana - importante per il controllo dello Stretto (Reggio, governata dai democratici, gli era amica[112]) e per essere un luogo ricolmo di esuli oligarchici siracusani.[113] Nella prima fase dell'offensiva si limitò a dei movimenti bellici in territorio messanico, in seguito navigò fino a Mile e a prenderne la rocca (oltrepassando quindi Messana);[114] due mesi dopo pose un vero e proprio assedio alle mure messaniche, ma ad interromperlo giunse un'ambasceria dei Cartaginesi guidati da Amilcare i quali gli ricordarono il giuramento che aveva prestato tempo addietro (rispettare la eleutheria - libertà - delle minori poleis di Sicilia), esortandolo a togliere l'assedio.[115] In questa occasione Agatocle, di ritorno verso Siracusa, devastò la città sicula di Abaceno (odierna Tripi).[116] La pace tuttavia si rivelò effimera: Sosistrato, rifugiatosi con altre migliaia di siracusani dentro le mura di Agrigento, fomentò la rivolta dell'oligarchia in questa polis - già di suo desiderosa di prendere il comando dell'isola - e con i suoi abitanti si misero a capo di una lega che comprendeva le altre poleis dalla forte oligarchia, il cui obiettivo era rovesciare la tirannide popolare di Agatocle.[117]

L'intervento di Sparta[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di un oplita spartano

Non potendo contare sul sostegno dei Cartaginesi (poiché questi avevano riconosciuto ufficialmente il governo di Agatocle[118]) nel 314 a.C. si rivolsero alle poleis dell'Ellade, in quel momento poste sotto pressione dalle guerre dei Macedoni,[119] e fu infine Sparta a offrire il proprio aiuto e i propri soldati contro il governo agatocleo, mandandoli in Sicilia sotto il comando del principe Acrotato, figlio di Cleomene III.[120] Questo principe, che riuscì a coinvolgere anche Taranto nella lotta contro Agatocle,[121] giunse ad Agrigento con poche navi (poiché gli Efori non lo avevano appoggiato); la sua vicenda ci è narrata in modo superficiale;[122] egli entrò in contrasto con Sosistrato e infine lo uccise. L'uccisione del Siracusano gli inimicò Agrigento e lo costrinse all'abbandono della missione.[123] Rimasti senza alleati potenti, gli oligarchici dovettero arrendersi e la lega venne sciolta. Cartagine decise di rinnovare la pace con Siracusa nel 313 a.C.,[124] riconoscendole il primato egemonico su tutte le poleis di Sicilia: nessuna lega sarebbe più potuta sorgere senza il consenso siracusano. Agatocle in cambio si impegnava “ufficialmente” a lasciare loro l'autonomia; principio basilare di ogni polis.[125]

Gli armamenti di Agatocle e sue intenzioni[modifica | modifica wikitesto]

Corazza in bronzo, punte di frecce e spada ellenistica provenienti da Siracusa

Sciolta la lega agrigentina, Agatocle non perse tempo e si dedicò ad ampliare le sue forze militari: arruolò 13.500 mercenari e li unì ai contingenti provenienti dalle città sue alleate, inoltre attuò la coscrizione militare per i cittadini di Siracusa (per legge poteva farlo) e si dedicò all'acquisto di grandi quantità di armi e dardi. In questo modo si mise al comando di un notevole esercito la cui costituzione non passò inosservata ai suoi nemici.[126] Diodoro, riportando probabilmente una fonte dei circoli agatoclei, afferma che tali armamenti erano a scopo preventivo, poiché Agatocle temeva dopo la pace con Amilcare - la quale non era troppo conveniente per Cartagine - un improvviso attacco dei Punici.[127]

Va detto che quello di Agatocle era considerato nel panorama ellenistico, occidentale e orientale, uno dei migliori eserciti in circolazione.[128] Il mercenariato era una pratica già abbondantemente sperimentata dai dinasti siracusani; fu Dionisio il primo a trasformare radicalmente il volto dell'esercito siracusano, capendo che là dove la guerra era di conquista il soldato di professione rendeva di più del cittadino obbligato a prendere le armi. Senza tralasciare oltre a ciò le truppe speciali, o truppe scelte (gli λογάδες); un tempo provenienti esclusicamente dalla forza civica della polis[129] e adesso scelti tra i mercenari che si arruolavano nell'esercito siracusano.[130] Agatocle, ritrovandosi questa eredità, ne fece largo utilizzo.[128]

Agatocle sembrava intenzionato a far risorgere l'imperialismo siracusano dell'epoca dei Dionisii (che fu oggetto di aspre critiche da parte di Platone, ma non solo), assoggentando sempre più territorio, ma il suo governo passava la cosa come una questione puramente politica: si trattava di sconfiggere i governi oligarchici, alleati dei fuoriusciti siracusani, e di imporre alle città governi democratici, che però erano estremamente radicali e scelti da Agatocle.[126]

L'avanzata di Agatocle e l'organizzazione della resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Messina (313 a.C.).

Gli oligarchici siracusani, cacciati dopo la cruenta presa di potere da parte di Agatocle, non smisero mai di tentare di rovesciare il governo agatocleo, appoggiandosi ai vari governi delle poleis che li ospitavano. Dal canto suo Agatocle non smise mai di dar loro la caccia, estromettendoli dalle città che andava conquistando. Messana in tal senso era divenuta un posto estremamente pericoloso per Agatocle, poiché gli esuli cacciati da Agrigento, dopo lo scioglimento della lega, si erano riuniti in grande quantità e Messana e la vicinanza di questa polis con la regione geografica dell'Italia rendeva il tutto ancora più rischioso per Agatocle (anche se dall'altro lato la polis di Reggio era sua alleata). Il dinasta aretuseo decise quindi di assediare Messana e di obbligarla a cacciare dalle sue mura tutti gli esuli siracusani, pena la sua totale conquista e perdita di autonomia (nel frattempo si era già impossessato di Taormina).[131]

Agatocle riuscì nel suo intento e sistemato con le armi a Messana un suo governo di stampo democratico-radicale, si diresse ad assediare Agrigento; probabilmente perché qui stava avvenendo un'allenaza tra Agrigentini e Punici, nella quale erano immischiati gli esuli siracusani che si ritrovano tra le fila dell'esercito della polis rodio-cretese.[132] Infatti, informa Diodoro, il nuovo capo degli oligarchici esiliati da Agatocle, Dinocrate di Siracusa (amico d'infanzia del tiranno e per questo graziato da lui durante il massacro del golpe[133]), aveva chiesto aiuti a Cartagine per sconfiggere il dinasta.[134]

L'abbandono della politica di non-intervento attuata da Cartagine è visibile da due importanti fattori: la comparsa di una flotta di ben 60 navi cartaginesi spedite nella rada di Agrigento, evidentemente rivolte contro le operazioni di Agatocle,[135] e dall'improvviso cambiamento militare degi esuli oligarchici siracusani; essi sono stati armati e dispongono di una propria forza bellica (finanziata con ogni probabilità da Cartagine).[136]

L'ambasceria al senato di Cartagine e il processo ad Amilcare[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono due tradizioni differenti sulle mosse di Agatocle dopo la presa di potere: la tradizione diodorea, come visto, conosce tutta una serie di eventi che sono invece ignorati dalla tradizione timaica, confluita in Trogo-Giustino; in questa altra versione si dice solamente che Agatocle aggredì i “soci” di Cartagine (senza chiarire chi essi fossero[137]) e che questi mandarono un'ambasceria nella capitale africana raccontando quanto accaduto.[138]

A questo punto viene narrato il processo segreto ai danni di Amilacare (evento sconosciuto alla versione diodorea, il quale rende nota solo la perplessità di Cartagine per la gestione della situazione siciliana da parte di Amilcare[139]), poiché il senato di Cartagine lo accusò, a sua insaputa, di essere responsabile dell'avanzata di Agatocle, non avendolo fermato all'inizio quando ne aveva avuto l'occasione (coerentemente con quanto narrato per il golpe). Morto misteriosamente Amilcare[140] (si sospetta un delitto di Stato[141]), si ordinò la partenza del nuovo generale punico di Sicilia: Amilcare figlio di Gisgone.[142]

Fine della pace tra Cartagine e Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

Giustino afferma che Agatocle appena seppe della morte di Amilcare volle aprire le ostilità con Cartagine.[143] Diodoro fornisce invece una differente sequenza dei fatti: lo storico di Agira informa che Agatocle reagì ad una violazione degli accordi verificatasi nel 312 a.C. da parte di Cartagine, la quale incurante dei confini stabiliti prima dal trattato timoleonteo e poi da quello recentissimo del 313 a.C., aveva dispiegato la sua flotta nella rada di Agrigento, per ostacolare i movimenti di Agatocle, tradendo quindi la riconosciuta egemonia di Siracusa sulle poleis siceliote. Da qui la reazione di Agatocle che, conscio di non potere affrontare l'impero cartaginese sul mare (in quel momento Agatocle non disponeva del denaro necessario per costruire una grande flotta[144]), decise di provocarlo sfruttando la superiorità terrestre della quale disponeva; tolse l'assedio ad Agrigento e portò i suoi soldati all'interno della provincia cartaginese di Sicilia, espugnandone le piazzeforti.[145]

Appariva ormai evidente che l'equilibrio che aveva stabilito la pace per oltre un ventennio tra Siracusa e Cartagine si era rotto. Indubbiamente le due versioni appartengono alle due opposte fazioni: una filo-cartaginese (Cartagine deve reagire in difesa dei suoi socii e si vede aggredita da Agatocle)[146] e una filo-agatoclea (è Cartagine ad aggredire per prima Agatocle, intromettendosi nelle questioni egemoniche di Siracusa, Agatocle non vuole tollerarlo oltre).[147]

Scontri nella Sicilia interna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Centuripe e Galaria.
Vaso ellenistico da Centuripe
Il vulcano Etna visto dal territorio di Centuripe; non distante da Galaria

Dinocrate approfittando del blocco che la flotta cartaginese impose all'esercito siracusano, prese parte delle sue truppe e si diresse nella zona interna dell'isola, nei pressi dell'Etna, a Galaria, mentre spedì il suo lungotenente Ninfodoro con le restanti truppe a Centuripe. Questa azione combinata aveva lo scopo di sottrarre al dominio di Agatocle le città dei Siculi.[148]

Le popolazioni indigene aprirono le porte agli esuli armati di Siracusa, sostenendoli contro Agatocle (va infatti ricordato che dopo un iniziale accordo con il dinasta, questi aveva dimostrato ostilità nei confronti dei siculi di Abaceno, alienandosi probabilmente l'intero ethnos). L'assalto di Centuripe fallì e Agatocle punì tutti coloro che gli si erano ribellati.[149]

« La punizione dei Centuripini è presentata in Diodoro con tono distaccato: non c'è nè sdegno verso Agatocle nè pietà verso i ribelli siculi che pure lottavano per l'autonomia.[150] »

A Galaria lo scontrò durò più a lungo: Dinocrate mise sul campo un esercito di 3.000 fanti e 2.000 cavalieri, i quali si scontrarono con le forze agatoclee, pari per numero e valore.[151] Dopo aver lasciato molti morti sul campo, Galaria, inizialmente conquistata dagli oligarchici, passò nuovamente sotto il comando di Agatocle.[152]

Durante questi assalti si verificò inoltre il primo vero atto di ostilità cartaginese nei confronti della Siracusa di Agatocle: 50 delle 60 navi giunte ad Agrigento fecero il loro ingresso nel porto grande di Siracusa e dopo aver fatto prigioniere due navi alla fonda, mozzarono le mani all'equipaggio di quella proveniente da Atene. Agatocle, informa Diodoro, non concesse perdono ai Cartaginesi: anch'egli, catturate le navi di Cartagine che erano giunte nel Bruzio, fece amputare le mani all'equipaggio.[153][N 6]

La battaglia di colle Ecnomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del monte Ecnomo.
I fertili campi geloi (piana di Gela)

Giustino ricorda brevemente e succintamente due battaglie combattute da Agatocle prima che questi decidesse di trasferire il conflitto bellico in Africa.[155] La prima di queste battaglie si è ipotizzata essere la scorreria che compì Agatocle nella provincia cartaginese di Sicilia per provocazione; la seconda è invece generalmente riconosciuta nella battaglia dell'Ecnomo (il colle Scellerarto del toro di Falaride[156]), avvenuta nella chora geloa (nei pressi dell'odierna Licata).[157]

Ma è Diodoro ad aver conservato le testimonianze sull'Ecnomo: egli narra che Cartagine spedì in Sicilia una forza poderosa composta da 130 trireme, numerosissime navi da cargo, 45.000 fanti e 5.000 cavalieri (tra cui figure molto influenti: cittadini e proprietari terrieri cartaginesi, soldati provenienti dal territorio libico, dall'Etruria e i rinomanti frombolieri delle isole Baleari). L'esercito di Amilcare gisgonio approdò nella chora geloa dopo aver perso molti uomini e mezzi in mare (vicenda che portò Cartagine ad appendere il drappo nero in segno di lutto nelle sue mura), ma riuscì ugualmente a incutere timore nel dinasta eretuseo e nel suo esercito.[158] Dopo aver preso Gela con la violenza (4.000 cittadini geloi vennero trucidati dai Siracusani, colpevoli di non aver voluto accettare il presidio armato di Agatocle),[159] fondamentale per la sua posizione strategica ai fini della battaglia, Agatocle si accampò con i suoi uomini di fronte all'Ecnomo, presso le colline di Falaride, nel Phalarion; nel mezzo tra i due eserciti, come un baluardo naturale, vi era il fiume Himera.[160]

Per due volte Agatocle tentò di sconfiggere i Cartaginesi sull'Ecnomo, e in entrambi gli scontri sembrava stesse pre trionfare definitivamente, ma i nuovi rinforzi giunti dal mare a favore di Cartagine, furono decisivi per decretare la sconfitta del tiranno e il trionfo di Amilcare. L'esercito siracusano lasciò sul campo 7.000 dei suoi soldati.[161] Agatocle cercò quindi rifugio all'interno di Gela, sperando con la sua presenza di trattenere nella chora geloa i Cartaginesi, in modo da dare a Siracusa il tempo di compiere il raccolto del grano senza trascinarsi dietro l'intero esercito dell'Ecnomo.[162] (la battaglia si svolse durante la canicola, a giugno, il tempo della raccolta per la Sicilia[163]). Amilcare gisgonio vedendo che Gela resisteva benissimo al suo assedio (i soldati di Agatocle erano colmi di viveri), la oltrepassò e si portò ad insidiare la chora siracusana.[164]

L'assedio di Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Siracusa (311 a.C.).
Grano nei campi di Siracusa

Amilcare gisgonio non si portò subito sotto le mura di Siracusa, prima volle accerchiarla, sottraendole le città della sua chora; potenziali bacini di riarmo per Agatocle: Camarina, Leontinoi, Catane, la già precedentemente citata Taormina (alle ribelli si aggiunse anche Messana) e numerose altre piccole città che mal sopportavano da sempre il dominio siracusano su di esse[165] e che quindi accolsero volentieri Amilcare e la sua promessa di «eleutheria ed autonomia».[166]

Agatocle nel frattempo portò i sopravvissuti della battaglia dell'Ecnomo all'interno di Siracusa, fece riparare le parti delle mura rovinate e fece portare dentro la pentapolis la raccolta di grano, in modo da essere abbastanza fortificati e forniti di cibo per resistere all'assedio dei Punici.[167]

La decisione di portare il conflitto sul suolo africano[modifica | modifica wikitesto]

Agatocle all'Ecnomo non aveva solo subito una sconfitta miliatare, ma anche una grave sconfitta politica, poiché la sua lotta all'oligarchia si basava proprio sulla sua supremazia bellica; con essa era riuscito fino a quel momento a sopraffare i governi delle città che gli si erano opposte. Amilcare con il suo esercito aveva sconfessato questa sua verità[168] ed Agatocle, essendo un tipo molto orgoglioso e combattivo, non glielo avrebbe perdonato né sarebbe rimasto a guardare passivamente il suo assedio. Ecco qundi che sorprese tutti prendendo una decisione che nessun esercito greco di Sicilia e dell'Ellade aveva ancora osato prendere: attaccare l'impero cartaginese direttamente in casa sua, sul suolo d'Africa (va ricordato che nemmeno i Macedoni di Alessandro si erano rivolti contro Cartagine, poiché diedero la precedenza alla lotta contro i Persiani[169]).

« Se gli storici discordano sulle finalità dell'impresa, quasi tutti mostrano di ritenere che essa fosse l'unica possibilità di salvezza che si offriva ad Agatocle, abbandonato dagli alleati ed assediato in Siracusa dalle ingenti forze nemiche (Diod. XX 3,2).[168] »
Posizione geografica di Siracusa e Cartagine; il viaggio di Agatocle dalla Sicilia all'Africa durò 6 notti e 7 giorni

Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che Agatocle volesse distruggere Cartagine e che nutrisse delle mire imperialistiche persino superiori a quelle dionisiane (il quale va ricordato si spinse a fondare colonie con la sua flotta sia nell'alto adriatico che nell'alto tirrenico e compì grandi battaglie contro i Cartaginesi, tuttavia non si spinse fino all'Africa[170]), ma Agatocle ribadirà egli stesso con i suoi gesti (es. il suo rifiuto di colonizzare la Libia,[171] o la conquista e poi la concessione delle isole Ionie all'Epiro quando invece poteva tenerle per sé[172]) che il suo sbarco in Africa non era il preludio di una sua volontà imperialistica sul Mediterraneo.

Per cui le ragioni che lo spinsero a prendere la decisione di spostare il conflitto sul suolo africano vanno ricercate altrove: ad esempio nella sua strategia bellica - Agatocle era soprattutto uno stratega militare - ed egli voleva quindi alleggerire il peso dell'assedio su Siracusa, distrarre il grosso delle truppe di Cartagine che in quel momento erano riversate sulla pentapolis aretusea. In sostanza, il suo obiettivo era quello di indebolire Cartagine, riportarla entro i suoi confini, affinché non si intromettesse oltre negli affari siciliani. Ciò era possibile attuarlo solo se fosse riuscito a imporre a Cartagine un governo moderato, non-interventista, come quello rappresentato da Amilacare I.[173]

Preparativi per la partenza[modifica | modifica wikitesto]

Certamente non era il momento più felice per organizzare una partenza, poiché Siracusa era assediata per mare e per terra, ogni attività commerciale era quindi momentaneamente cessata. Ad Agatocle serviva denaro e se lo procurò con estreme misure d'emergenza, ovviamente impopolari: prestiti forzati del denaro dei templi, delle finanze sociali, dei gioielli.[174] Riuscì ad allestire 60 navi e disse all'esercito di tenersi pronto ed armato. La preparazione alla partenza avvenne nel segreto più assoluto, favorito dal generale stato di agitazione per l'assedio.[175] Per sopperire alla mancanza di uomini, periti all'Ecnomo, Agatocle diede l'ordine di liberare tutti gli schiavi della città che fossero in età militare, poi li fece giurare e li integrò tra i soldati.[176] Arruolò anche molti mercenari, tra cui numerosi gruppi di Sanniti, Etruschi e Celti.[177] Infine nel redigere le liste della leva per i cittadini si premurò di separare i componenti familiari (il fratello dal fratello, il padre dal figlio, ecc...), in modo che chi fosse rimasto in città si sarebbe guardato bene dall'attuare una qualsiasi ribellione che avrebbe portato a gravi ritorsioni contro il soldato membro della famiglia in Africa tra le fila di Agatocle.[178]

Il comando della pentapolis venne affidato a suo fratello Antandro, al quale affiancò un suo fedelissimo: l'etolo Erimnone; costoro con un sufficiente numero di guardie, avevano il compito di difendere Siracusa da Amilcare gisgonio durante la sua assenza.[179]

La spedizione agatoclea in Africa[modifica | modifica wikitesto]

Fuggito fortunosamente dalla città, Agatocle decise di attaccare i Cartaginesi direttamente in Africa, alleandosi nel 310 a.C. con Ofella re della Cirenaica, che disponeva di un esercito di 10.000 fanti, 600 cavalieri e 100 carri, e riuscendo quasi a espugnare la stessa Cartagine, dove sbarcò con un esercito di 13.500 uomini trasportato a bordo di 60 navi. I cartaginesi potevano invece mettere in campo 40.000 uomini, compresi 1.000 cavalieri, e 2.000 carri da battaglia. Nel primo scontro combattuto sul suolo africano le forze siracusane sconfissero quelle puniche, subendo 200 vittime contro 1.000. Nel frattempo, l'assedio a Siracusa si concludeva con un fallimento (309 a.C.); nel medesimo anno Agatocle dovette rientrare in Sicilia per fronteggiare una coalizione delle città greche capeggiata da Agrigento (308/307 a.C.), lasciando parte delle truppe in Africa al comando dei figli Arcagato ed Eraclide[180]. Lo richiamarono in Africa le difficili condizioni dell'esercito, che gli si ribellò, dopo averne uccisi i figli.

Definitivo rientro e ultima fase dell'unificazione della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Agatocle riuscì a fare ritorno in Sicilia, dove sconfisse nuovamente gli oligarchici ristabilendo il suo predominio su tutte le città greche ad eccezione di Agrigento (304 a.C.). Con i Cartaginesi pervenne infine a un accordo.

Basileus di Sicilia e guerre in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 307-306[181] o dal 304 a.C.[senza fonte] governò la Sicilia con il titolo di re (basileus), mantenendo la pace all'interno e difendendo i Greci d'Italia con varie operazioni militari (il suo esercito, formato da 30.000 fanti e 3.000 cavalieri, passò lo stretto nel 299 a.C. per contrastare l'offensiva dei Lucani contro Taranto; in seguito si oppose ai Bruzi (297/293 a.C.). A causa della propria salute fu costretto a tornare in Sicilia; nel 288 a.C. il figlio Agatocle - probabile successore - fu ucciso dal nipote Arcagato; nel medesimo anno la morte[182] gli impedì di realizzare l'impresa di una nuova spedizione in Africa, per la quale aveva provveduto ad arruolare mercenari mamertini.

Crudeli discordie tra i membri della sua famiglia lo avevano indotto a rinunciare a un successore dinastico: designò come suo erede il popolo di Siracusa.

Discendenza di Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

La monetazione dell'età agatoclea[modifica | modifica wikitesto]

Agatocle nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Plauto[modifica | modifica wikitesto]

Viene nominato nella commedia Pseudolus di Plauto. Simone, padre del protagonista Calidoro, dice a Pseudolo, suo servo:

« Se davvero, come vai proclamando, tu le compirai (riuscire ad affrancare l'amante di Calidoro, Fenicia, con le sue dracme), avrai superato quanto a valore il re Agatocle. »

Machiavelli[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò Machiavelli lo prese a modello per l'VIII capitolo de Il Principe, dove parla di coloro che presero il potere attraverso i propri crimini.

« Agatocle Siciliano, non solo di privata ma di infima e abietta fortuna, divenne re di Siracusa. Costui, nato di uno figulo, tenne sempre, per li gradi della sua età, vita scellerata: nondimanco, accompagnò le sue scelleratezze con tanta virtù di animo e di corpo, che, voltosi alla milizia, per li gradi di quella pervenne ad essere pretore di Siracusa. [...] Non può chiamare virtù ammazzare è sua cittadini, tradire gli amici, essere sanza fede, sanza pietà, sanza religione; li quali modi possono fare acquistare imperio, ma non gloria. Perché, se si considerassi la virtù di Agatocle nello entrare e nello uscire de' periculi, e la grandezza dello animo suo nel sopportare e superare le cose avversa, non si vede perché egli abbia ad essere iudicato inferiore a qualunque eccellentissimo capitano; nondimanco, la sua efferata crudeltà e inumanità, con infinite scelleratezze, non consentono che sia infra gli eccellentissimi uomini celebrato. »
(Machiavelli, Il Principe cap. VIII)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Quando si trattò di raggiungere i propri scopi, Agatocle fu spietato, ma fu considerato un tiranno popolare. Sposò Teossena, figlia del faraone Tolomeo I, e la figlia Lanassa sposò Pirro, re dell'Epiro. Negli ultimi anni la sua salute peggiorò: è probabile che sia morto di vecchiaia, ma alcune fonti indicano che fu avvelenato da Arcagato e Menone, con una penna d'oca che il tiranno utilizzava come stecchino. Durante la tremenda agonia, avrebbe restaurato la democrazia estromettendo il nipote dal potere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diodoro chiama Timeo "Siracusano" (XXI 16, 5) e questo ha dato adito a molti interrogativi, facendo supporre che egli sia stato o sia morto a Siracusa o che addirittura fosse siracusano dalla nascita. Sulla figura di Timeo, a prescindere da quanto ha scritto su Agatocle, vd.: Atene nel III secolo a.C. e la scoperta di Roma nelle storie di Timeo di Tauromenio in Terzo contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, vol. 1, Arnaldo Momigliano, 1966, da p. 24.
  2. ^ «Non posso nemmeno approvare il male che lo stesso Timeo ha proferito contro Agatocle, per quanto fosse costui scelleratissimo, ed empio quanto altri mai. Parlo di quello che scrisse nel fine di tutta la sua Opera, ove disse, che Agatocle fin dalla sua prima giovinezza pubblicamente si prostituì, dandosi in preda ai più infami eccessi della dissolutezza; oltre le tante altre laide cose che di lui racconta.»[9]
  3. ^ Cfr. Consolo Langher - la quale dfinisce come «ostilità e falsità» le accuse di Timeo mosse ad Agatocle, in Storiografia e potere: Duride, Timeo, Callia e il dibattito su Agatocle, 1998, p. 233.
  4. ^ Cit. Riccardo Vattuone, Sapienza d'occidente: il pensiero storico di Timeo di Tauromenio, 1991, p. 192. Langher definisce l'arte teatrale appresa da Timeo ad Atene come un'arma che lo storico utilizzò per screditare Agatocle.[49]
  5. ^ Approfondimento in Gaetano De Sanctis, pp. 212-213, dove ci si sofferma sulle possibili motivazioni che spinsero Amilcare a scendere a patti con Agatocle. Lo storico moderno fa presente che l'apertura di Cartagine nei confronti di Siracusa era dovuta probabilmente alla voglia di non esporsi dei Cartaginesi; in quel momento ansiosi di scoprire se dopo la caduta di Tiro (loro madrepatria) i Macedoni si sarebbero rivolti contro Cartagine.
  6. ^ La presenza di navi siracusane nel Bruzio non deve stupire, poiché Agatocle aveva solidi rapporti in Magna Grecia e altrettanti interessi, commerciali e territoriali, con le popolazioni barbariche che l'abitavano (saranno rivolte ai Bruzi le sue future operazioni belliche). In tal senso il gesto di Agatocle, oltre che una vendetta, poteva rappresentare un ammonimento per i Cartaginesi a stare lontani dalla sua area di interesse. Altresì appariva ormai evidente che il conflitto siracusano aveva interessato tutta l'area greca, oltrepassando lo Stretto (si veda ad esempio la rivolta di Crotone).[154]

Referenze[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AGATOCLE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 aprile 2017.
    «A. diseredò l'omicida e dichiarò suo erede lo stesso popolo siracusano».
  2. ^ a b Consolo Langher (1998), p. 167.
  3. ^ Landucci Gattinoni, p. 136.
  4. ^ Consolo Langher (1998), p. 176.
  5. ^ Plutarco, Vita di Pericle, 28, 3.
  6. ^ Marco Tullio Cicerone, Lettere ad Attico, VI, 1, 18.
  7. ^ Landucci Gattinoni, p. 134. Delle Storie su Agatocle scritte da Duride ne dà testimonianza per tre volte Ateneo di Naucrati (F.16 = Athen. XIV 618 b-c; F.18 = Athen. XIII 605; d-e; F.19 = Athen. XII 542 a).
  8. ^ Cfr. Consolo Langher (1998), p. 165; Landucci Gattinoni, p. 137; Riccardo Vattuone, p. 321.
  9. ^ Polibio, XII 15, 1-12. Cit. in ita. presente in Polibio di Megalopoli, vol. 4, Roma 1811, p. 113.
  10. ^ Diod. Sic., XIX 17, 3. Cfr. Consolo Langher (1998), p. 165; Landucci Gattinoni, p. 137.
  11. ^ Riccardo Vattuone, p. 319, n. 59; Landucci Gattinoni, p. 137.
  12. ^ Consolo Langher (1998), pp. 175-176.
  13. ^ Riccardo Vattuone, p. 320.
  14. ^ Herbert Adolf Cahn, p. 59.
  15. ^ Giustino, XXII 2, 6.
  16. ^ a b Diod. Sic., XIX 2, 6; 3, 2. Cit. Riccardo Vattuone, pp. 320-321.
  17. ^ a b c d Riccardo Vattuone, p. 321.
  18. ^ Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, I, 7, ext. 6.
  19. ^ Diod. Sic., XIX 9.
  20. ^ Consolo Langher (1998), p. 102
  21. ^ Diod. Sic., XX, 54, 1; Claudio Eliano, V. H. XI, cap. 4.
  22. ^ Svetonio, Giulio Cesare, 45, 52.
  23. ^ Diod. Sic., XIX, 9, 7.
  24. ^ Cfr. Storia degli italiani, vol. 2, 1856, p. 202.
  25. ^ Polieno, 5, 3, 3. Cfr. Consolo Langher, p. 115.
  26. ^ Diod. Sic., XX, 63, 2.
  27. ^ Cit. Riccardo Vattuone, p. 315.
  28. ^ Per un maggiore compendio dell'Agatocle del Principe di Machiavelli vd. Raffaele Ruggiero, pp. 213-228
  29. ^ Diod. Sic., XIX 1, 6-8. Cit. Riccardo Vattuone, p. 315.
  30. ^ Trad. in Lorenzo Braccesi, Giovanni Millino, La Sicilia greca, 2000, p. 176.
  31. ^ Diod. Sic., XIX, 1, 6. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 294, n. 21.
  32. ^ Diod. Sic., XIII, 79, 8.
  33. ^ Marco Tullio Cicerone, In Verrem III, 35. Cfr. De Vincenzo, pp. 95-96.
  34. ^ Diod. Sic., XIII, 79. Cfr. Anna, p. 153.
  35. ^ Anna, p. 153.
  36. ^ a b c Diod. Sic., Diod. Sic.
  37. ^ Diod. Sic., XIX, 2, 6.
  38. ^ Polibio, 12, 15, 6 e 15, 35, 2.
  39. ^ Polibio, XII, 15. Cfr. Consolo Langher, pp. 16, 23, 24.
  40. ^ Diod. Sic., XIX, 2, 9. Cfr. Anna, p. 154, n. 6.
  41. ^ Diod. Sic., XIX 2, 8; Plutarco, 34, 2.
  42. ^ Riccardo Vattuone, p. 292, n. 18.
  43. ^ Diod. Sic., XX, 63, 4
  44. ^ a b Polibio, XII, 15 = Timeo, FGrHist F 124b.
  45. ^ Diod. Sic., XX, 63, 1-4. Cfr. Anna, p. 158.
  46. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 292, n. 18.
  47. ^ Diod. Sic., XIX 3,1-2.
  48. ^ Timeo, F. 124c. Cfr. Anna, p. 156.
  49. ^ Cfr. Consolo Langher (2005), p. 165.
  50. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 293, n. 19.
  51. ^ Diod. Sic., XIX, 3, 1. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 295.
  52. ^ Giustino, XXII 1, 11-12. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 293.
  53. ^ Riccardo Vattuone, p. 291.
  54. ^ Cit. Gaetano De Sanctis, pp. 207-208.
  55. ^ a b c d Riccardo Vattuone, p. 294, n. 21.
  56. ^ Gaetano De Sanctis, p. 16.
  57. ^ a b Gaetano De Sanctis, pp. 16-17.
  58. ^ Diod. Sic., XIX, 3, 3.
  59. ^ Riccardo Vattuone, p. 295.
  60. ^ Diod. Sic., XIX, 3, 5 - 4, 1.
  61. ^ Cfr. sulla data Gaetano De Sanctis, p. 207.
  62. ^ Riccardo Vattuone, p. 294.
  63. ^ Diod. Sic., XIX, 4, 3. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 208; Riccardo Vattuone, pp. 297-298.
  64. ^ Siracusa è la prima polis occidentale per la quale sono noti tumulti dopo la morte del Macedone. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 208.
  65. ^ Lo scenario internazionale è reso noto in Gaetano De Sanctis, pp. 205-209.
  66. ^ Giovanna De Sensi Sestito, p. 41.
  67. ^ Diod. Sic., XIX 4,1.
  68. ^ Giovanna De Sensi Sestito, p. 41; Riccardo Vattuone, pp. 297-298; Gaetano De Sanctis, p. 208.
  69. ^ Consolo Langher, p. 34, n. 16.
  70. ^ Diod. Sic., XIX, 4, 2.
  71. ^ Riccardo Vattuone, p. 298.
  72. ^ Diod. Sic., XIX 4, 3.
  73. ^ a b c Diod. Sic., XIX 4, 4. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 304; Gaetano De Sanctis, p. 209.
  74. ^ Gaetano De Sanctis, p. 208, n. 2.
  75. ^ a b Gaetano De Sanctis, p. 210.
  76. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 298; Gaetano De Sanctis, p. 210.
  77. ^ Diod. Sic., XIX 5, 2-3.
  78. ^ Diod. Sic., XIX 5, 1.
  79. ^ Riccardo Vattuone, p. 304.
  80. ^ Diod. Sic., XIX 5, 4.
  81. ^ Polieno, V, 37. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 211.
  82. ^ Diod. Sic., XIX 5, 4 - 6, 2; Giustino, XXII 2, 1. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 305.
  83. ^ Consolo Langher, p. 38, n. 26.
  84. ^ Diod. Sic., XVI 82, 7.
  85. ^ Giustino, XXII 2, 5-6.
  86. ^ Giustino, XXII 4.
  87. ^ Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 212.
  88. ^ Cfr. le due antiche fonti e le loro versioni in Riccardo Vattuone, p. 306 e Raffaele Ruggiero, pp. 217-219.
  89. ^ Walter Burkert, La religione greca di epoca arcaica e classica, p. 214.
  90. ^ Diod. Sic., XIX 5, 4; Giustino, XXII 2, 7-8. Cfr. Consolo Langher (2000), p. 74.
  91. ^ Diod. Sic., XIX 5, 5-6.
  92. ^ Qui anche Diodoro ricorda che l'esercito di Morgantina che affiancò Agatocle aveva nella fase precedente combatutto contro Cartagine: Diod. Sic., XIX 6, 2.
  93. ^ Diod. Sic., XIX 6, 9.
  94. ^ (FR) Pièce Agathocle de Voltaire (Œuvres complètes de Voltaire)
  95. ^ IG XII v 444: 113 3 115 = FGr Hist 239 B 12 e 14.
  96. ^ Giustino, XXII 5, 2. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 214.
  97. ^ a b Consolo Langher (2000), p. 57.
  98. ^ Gaetano De Sanctis, p. 215.
  99. ^ Diod. Sic., XIX 9. Cfr. Anna, p. 157; Riccardo Vattuone (1983), p. 117.
  100. ^ Polieno di Macedonia, 1, 27, 1. Gelone all'assemblea dei Siracusani.
  101. ^ Riccardo Vattuone, Sapienza d'occidente: il pensiero storico di Timeo di Tauromenio, 1991, p. 196.
  102. ^ Cfr. dati storici in Consolo Langher (2000), p. 256.
  103. ^ Diod. Sic., XIX 9, 5.
  104. ^ a b Riccardo Vattuone, p. 310; cfr. anche Giovanna De Sensi Sestito, pp. 42-43.
  105. ^ Consolo Langher (2005), pp. 165-166.
  106. ^ a b c d Diod. Sic., XIX 9, 7.
  107. ^ Diod. Sic., XX, 54; Claudio Eliano, V. H. XI, cap. 4.
  108. ^ Consolo Langher, p. 36.
  109. ^ a b Consolo Langher, pp. 29-35.
  110. ^ Cfr. Consolo Langher, p. 51.
  111. ^ Diod. Sic., XIX 65. Cfr. Consolo Langher, p. 36.
  112. ^ Diod. Sic., XIX 4, 2. Cit. Consolo Langher, p. 38
  113. ^ Consolo Langher, pp. 36-37.
  114. ^ Diod. Sic., XIX 65, 3.
  115. ^ Consolo Langher, p. 37; Gaetano De Sanctis, p. 217.
  116. ^ Diod. Sic., XIX 65,6.
  117. ^ Diod. Sic., XIX 70, 1-3.
  118. ^ Consolo Langher, p. 43.
  119. ^ Gaetano De Sanctis, p. 217; Consolo Langher, p. 45.
  120. ^ Diod. Sic., XIX 70, 1-4.
  121. ^ Diod. Sic., XIX 70, 8.
  122. ^ Consolo Langher, p. 44.
  123. ^ Diod. Sic., XIX 65, 6; 71, 2-5.
  124. ^ Diod. Sic., XIX 71, 7.
  125. ^ Cfr. Consolo Langher, pp. 42, 49.
  126. ^ a b Diod. Sic., XIX 72, 1-2. Cfr. Consolo Langher, p. 50.
  127. ^ Diod. Sic., XIX 72, 2.
  128. ^ a b Cfr. Anthony M. Snodgrass, Arnold M. Snodgrass, Armi ed armature dei Greci, 2004, p. 163.
  129. ^ Per approfondire sull'indentità e il ruolo degli λογάδες siracusani vd. Reclutamento di truppe scelte a Siracusa in età classica (PDF), unipa.it. URL consultato il 7 maggio 2017..
  130. ^ Diod. Sic., XX 11, 1.
  131. ^ Diod. Sic., XIX 102, 1-7; Polieno, V 15.
  132. ^ Consolo Langher, p. 61.
  133. ^ Diod. Sic., XIX 8, 6.
  134. ^ Diod. Sic., XIX 103, 1. Cfr. Consolo Langher, pp. 52, n. 60, 65.
  135. ^ Diod. Sic., XIX 102, 8.
  136. ^ Consolo Langher, pp. 61-62.
  137. ^ Sulla possibile identità dei socii vd: Consolo Langher, p. 52, n. 60.
  138. ^ Giustino, XXII 3, 1-5.
  139. ^ Diod. Sic., XIX 72, 2. Cfr. Consolo Langher, p. 54, n. 66.
  140. ^ Giustino, XXII 3, 6-8.
  141. ^ Rudolf Schubert, Geschichte des Agathokles cit. in Consolo Langher, p. 52, n. 62.
  142. ^ Consolo Langher, p. 52.
  143. ^ Giustino, XXII 3, 8.
  144. ^ Cfr. motivazioni in Gaetano De Sanctis, p. 220.
  145. ^ Diod. Sic., XIX 102, 8.
  146. ^ Giustino, XXII 3, 8. Cfr. Consolo Langher, pp. 54-55.
  147. ^ Diod. Sic., XIX 104, 3. Cfr. Consolo Langher, p. 53.
  148. ^ Diod. Sic., 103-104.
  149. ^ Diod. Sic., XIX 103, 3-4.
  150. ^ Consolo Langher, p. 66, n. 98.
  151. ^ Diod. Sic., XIX 104, 1.
  152. ^ Diod. Sic., XIX 104, 2.
  153. ^ Diod. Sic., XIX 103, 5. Cfr. Consolo Langher, p. 67.
  154. ^ Cfr. Consolo Langher, pp. 67-68, n. 101; Giovanna De Sensi Sestito, pp. 14-15.
  155. ^ Giustino, XXII 3, 8.
  156. ^ Diod. Sic., XIX 108, 1.
  157. ^ Consolo Langher, pp. 81-82.
  158. ^ Diod. Sic., XIX 106, 3-6.
  159. ^ Diod. Sic., XIX 102, 2-5. Cfr. Consolo Langher, p. 73.
  160. ^ Diod. Sic., XIX 108, 2-4.
  161. ^ Diod. Sic., XIX 108-109.
  162. ^ Diod. Sic., XIX 110, 2. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 221.
  163. ^ Diod. Sic., XIX 109, 5. Gaetano De Sanctis, p. 221, n. 2.
  164. ^ Diod. Sic., XIX 110, 3.
  165. ^ Diod. Sic., XIX 110, 3-4.
  166. ^ Cit. Consolo Langher, p. 86.
  167. ^ Diod. Sic., XIX 110, 5.
  168. ^ a b Cfr. Consolo Langher, p. 88.
  169. ^ Il De Sanctis ipotizza che proprio le storie di Alessandro, molto sentite all'epoca, potessero avere influito nella decisione ardimentosa presa da Agatocle. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 222.
  170. ^ Sulle imprese e sull'operato di Dionisio I vd. es.: Lorenzo Braccesi, Mario Luni, I Greci in Adriatico, 2002; Marta Sordi, La dynasteia in occidente. Studi su Dionigi I, Esedra, 1992.
  171. ^ Diod. Sic., XX 40, 2-4.
  172. ^ Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 243.
  173. ^ Cfr. Consolo Langher, p. 88; Gaetano De Sanctis, p. 222.
  174. ^ Diod. Sic., XX 4, 5.
  175. ^ Giustino, XXII 4, 5.
  176. ^ Diod. Sic., XX 4, 8; Giustino, XXII 4, 5.
  177. ^ Diod. Sic., XX 11, 1
  178. ^ Diod. Sic., XX 4, 3.
  179. ^ Diod. Sic., XX 4, 1.
  180. ^ Diodoro Siculo XX, 55,5; Giustino XX, 8,1.
  181. ^ Diodoro Siculo XX, 54, I
  182. ^ Polibio XII, 15,3; Diodoro Siculo XX, 101,3 - XXI, 16,4-6; Giustino XXIII, 2,6-13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Le principali
Altre fonti primarie

Contemporanei di Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

In lingua italiana
In altre lingue
  • (DE) R. Schubert, Geschichte des Agathokles, 1887, ISBN non esistente.
  • (EN) Henry Julius Wetenhall Tillyard, Agathocles, Cambridge, University press, 1908, ISBN non esistente.
  • (FR) Jean-Paul Riffaud, Agathocles de Syracuse, 317-289 avant J.C.: témoignages numismatiques et historiques, Paris--Univ. de Paris IV-Sorbonne, U.E.R. d'hist. de l'art et d'archéol, 1989, ISBN non esistente.
  • (EN) Michael Francis Ierardi, Agathokles of Syracuse and the Greek West: The Coinage, University of California, Berkeley, ISBN non esistente.
  • (DE) Caroline Lehmler, Syrakus unter Agathokles und Hieron II.: die Verbindung von Kultur und Macht in einer hellenistischen Metropole, Verlag Antike, 2005, ISBN 9783938032077.
  • (DE) Günter Pollach, Agathokles - der Tyrann von Syrakus: historischer Roman, Ed. Fischer, 2008, ISBN 9783899504002.
  • (FR) Sandra Péré-Noguès, Les relations diplomatiques sous le règne d’Agathocle (PDF), Université Toulouse, Jean Jaurès.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Tiranno di Siracusa Successore
oligarchia di Sosistrato 316 a.C.-288 a.C. anarchia, poi Iceta
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