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Agatocle

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Agatocle
Agatocle re di Siracusa. 18 sec.png
Tiranno di Siracusa
In carica 316 a.C. –
289 a.C.
Predecessore Oligarchia guidata da Sosistrato
Erede Popolo di Siracusa[1]
Successore Anarchia
Basileus di Sicilia
In carica 307 a.C. –
289 a.C.
Nascita Thermai Himeraìai, 361 a.C.
Morte Siracusa, 289 a.C.
Coniugi Alcea
Teossena
Figli Lanassa
Arcagato
Teossena d'Egitto
Arcagato di Libia

Agàtocle (in greco antico: Ἀγαθοκλῆς, in latino: Agathŏcles; Terme, 361 a.C.Siracusa, 289 a.C.) è stato tiranno di Siracusa dal 316 a.C., e re di Sicilia dal 307 a.C. o dal 304 a.C. alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Agatocle, quando seppe che i diadochi - Antigono, Demetrio, Seleuco, Tolomeo, Lisimaco e Cassandro - avevano deciso di fregiarsi del diadema, si proclamò egli pure basiléus, ritenendo di non essere per nulla a loro inferiore né quanto ad armamenti né quanto a possesso del territorio né quanto a imprese compiute. »
(Diodoro Siculo, XX, 54, 1.[2])

La biografia di Agatocle è burrascosa e complessa; egli, divenuto famoso e considerato uno degli uomini più influenti del suo tempo, viene descritto dagli storici come colui che diede un prosieguo importante alla storia del Mediterraneo dopo la morte di Alessandro Magno.

Origini e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Resti del Tempio della Vittoria di Himera, fatto erigere da Gelone I e distrutto dai Cartaginesi nel 409 a.C.

Agatocle nacque a Terme, figlio di un vasaio (kerameus) esule di Reghion emigrato in Sicilia, il cui nome era Carcino, e di una donna imerese.[3] Terme (in seguito detta Thermai Himeraìai), situata nella Sicilia occidentale, fu una polis fondata per concessione dei Cartaginesi con i superstiti di Himera (distrutta nel 409 a.C.), per cui tenuta sotto l'influenza punica. Agatocle nacque nell'epicrazia cartaginese.[4]

Presagi e arrivo a Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

La sua nascita è stata tramandata dagli antichi con particolari che si connotano nella leggenda; come del resto è consuetudine che avvenga per i condottieri divenuti celebri (la vicenda della sua nascita ricalca quella edificata per Cipselo tiranno di Corinto e per il persiano Ciro il Grande[5]). Narra Diodoro Siculo che il padre di Agatocle, tormentato da oscuri presagi sulla futura nascita di questo bambino, affidò a dei theoroi (ambasciatori sacri) cartaginesi il compito di recarsi presso l'oracolo di Delfi per sapere a cosa fosse dovuto questo suo senso di tormento; i theoroi, di ritorno da Delfi, gli comunicarono il responso che condannava il nascituro, poiché egli avrebbe rappresentato crescendo la sventura di Cartagine e della Sicilia punica.[6] Il padre, spaventato da ciò, decise quindi di esporre pubblicamente il neonato e di affidarlo alle guardie cartaginesi, le quali dovevano verificare che morisse. La madre, tuttavia, colta da pietà, riuscì a sottrarre il bambino e a metterlo in salvo, facendolo crescere nella casa di un suo parente di nome Eraclide.[6] Tempo dopo, Carcino rivide suo figlio e pentito lo accettò. Secondo la versione diodorea, la famiglia di Agatocle sarebbe giunta a Siracusa per scappare da Thermai, avendo il padre timore delle ripercursioni dei Cartaginesi nei loro confronti, colpevoli di non aver ucciso il bambino Agatocle.[6] Diodoro afferma che Agatocle giunse a Siracusa quando aveva sette anni.[7]

Alcuni storici fanno risalire la sua nascita al 360/359 a.C.; per questa datazione tarda si è proposto anche un più tardo arrivo di Agatocle a Siracusa, che risalirebbe al 342/341 a.C., ovvero a diciotto anni, stando a quanto afferma Polibio.[8] Il 342 a.C. è anche l'anno del bando emesso dal generale corinzio Timoleonte, con il quale si invitavano i Sicelioti, i Greci della Magna Grecia e quelli dell'Ellade a ripopolare Siracusa; fortemente provata dopo la caduta della tirannide dionisiana. Timeo informa, tramite Polibio, che fu questo bando che permise a Carcino e la sua famiglia di giungere nella polis aretusea.[9]

La madre di Agatocle, della quale non si conosce il nome, nel prosieguo della sua vita a Siracusa, ebbe un presagio sul figlio: sognò la statua che lo raffigurava, da lei stessa fatta erigere, avvolta da uno sciame d'api; chiaro simbolo di fama e potere (le api sono notoriamente un presagio positivo; si vedano le similitudini con le api che avvolgono la mano di Dionisio I e il responso dei Galeoti di Ibla).[10] Dalle fonti risulta anche che Agatocle ebbe un fratello di nome Antandro, il quale sarà al suo fianco con ruoli di elevato livello durante gli eventi postumi.

Cittadinanza e ingresso nell'alta società[modifica | modifica wikitesto]

Timoleonte e il governo di Siracusa in un dipinto di Jean-Joseph Taillasson (Parigi, XVIII sec.)

L'arrivo in città non coincide con l'assegnazione della cittadinanza siracusana, infatti in Diodoro le due cose sono ben separate tra loro. Agatocle e suo padre si iscrissero per ottenerla quando il giovane compì gli anni necessari, ovvero diciotto anni (a prescindere dalla dubbia data di arrivo di Agatocle a Siracusa), e ciò non avvenne che dopo i fatti del Crimiso (la battaglia tra i Siracusani guidati da Timoleonte e i Cartaginesi di Amilcare e Asdrubale).[11] La sua gioventù venne molto discussa:

« Sia in Timeo che in Giustino (XXII 1, 2-3) Agatocle pais, comunque prima di uscire dalla pubertà, si abbandona al piacere altrui, fidando su quella bellezza e forza fisica che doveva attrarre l'attenzione di smodati amanti (forma et corporis pulchritudine egregius diu vita stupri patientia exhibuit).[12] »
Efebi raffigurati su un vaso siracusano dell'epoca dionisiana; l'efebo sostituì la figura giovanile più arcaica rappresentata dal kouros

La versione di Diodoro appare in questo caso quella più accreditata e cioè: Agatocle venne presto notato per la sua bellezza da una delle più influenti cariche dell'esercito siracusano, il generale Damas, che lo portò con sé offrendogli la sua protezione e togliendolo dal mestiere del vasaio, che egli praticava con umiltà insieme al padre.[13] (la figura di Damas è nota anche a Polibio, tramite Timeo)[14]

Tuttavia dalla cronaca successiva sulle vicende di Agatocle, si apprende che egli non lasciò il mestiere di vasaio se non dopo che ne apprese alla perfezione tutte le tecniche (in tal senso, un aneddoto curioso racconta di come l'Agatocle già al potere si fabbricasse egli stesso, da solo, le sontuose coppe d'oro nelle quali beveva, grazie alle sue doti artistiche apprese durante l'umile giovinezza).[15]

Damas, divenuto suo tutore, fece di lui un buon militare e rappresentò per Agatocle la porta d'accesso per l'alta società di Siracusa. I due avrebbero praticato quello che gli antichi Greci chiamavano pederastia, ovvero l'amore maschile tra un ragazzo e un amante (erastès), ma poiché non si è certi dell'età di Agatocle durante il rapporto con Damas, la loro relazione potrebbe non rientrare nella pederastia, dato che il giovane sarebbe stato sui vent'anni.[16] Il duraturo legame tra i due sembrerebbe essere provato dal fatto che Agatocle quando Damas morì, era abbastanza maturo da poterne sposare la vedova; una siracusana, il cui nome sfugge, che gli diede tre figli: il primogenito Arcagato e i più piccoli Eraclide e Agatocle.[17] Trattandosi di una delle donne più ricche di Siracusa, Agatocle unendosi a lei si inserì nei primissimi livelli della società siracusana.

Timeo invece afferma senza mezzi termini che Agatocle era un prostituto, che faceva ciò spinto dal desiderio di «abbandonare la ruota, il fumo, l’argilla».[18] Nel prendere come valida, ovviamente, anche la fonte di Polibio (ripresa poi alla lettera da Giustino[19]), bisogna però considerare che Timeo era noto per la cocente avversione che nutriva nei confronti della tirannide siracusana, per cui non risparmiava, ed anzi enfatizzava o esagerava, le critiche (va ricordato che proprio Agatocle fu il tiranno che conquistando la città di origine dello scrittore, Tauromenion, lo costrinse all'esilio, facendolo giungere ad Atene). Timeo asserisce che Agatocle andò con molti uomini per ottenere i propri scopi, uomini dei quali non ricordava nemmeno l'origine.[14]

Secondo diversi studiosi, la figura del giovane Agatocle è vittima della «deformazione da teatro» (ovvero dell'eccessiva aggiunta di particolari falsi che colpiscono il lettore), orchestrata ai suoi danni principalmente da Timeo, riportato in fonti d'epoca più tarda.[20]

Ascesa al potere e guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile di Siracusa (316 a.C.).

Le prime battaglie[modifica | modifica wikitesto]

Akragas, la valle dei templi

Quando era ancora in vita, Damas portò Agatocle all'interno di una chiliarchia; al suo fianco, secondo Diodoro, Agatocle fece il suo ingresso in campo militare, combattendo per la prima volta in una guerra tra Siracusa e Agrigento, della quale però si ignora il casus belli. Siracusa e Agrigento erano comunque due poleis che andavano spesso in conflitto tra loro;[21] probabilmente i Siracusani volevano tenere sotto controllo le mosse degli Agrigentini, che a loro volta ambivano a sostituirsi al ruolo egemone ricoperto dalla polis aretusea, dando vita a dei veri e propri conflitti bellici (Agatocle infatti si riscontrerà con Agrigento qualche decennio più avanti).[22]

Giustino, che non menziona Agrigento nella sua narrazione (ma in Giustino si sente la mancanza di altri particolari rilevanti della biografia di Agatocle), ricorda tuttavia un altro importante evento che va collocato sul finire dell'età timoleontea o poco tempo dopo la morte del generale corinzio: lo storico romano rende note le lotte dei Siracusani contro la polis di Etna (fondazione del primo Gerone) e i mercenari Campani (situazione che va inquadrata nella volontà di pacificare il territorio etneo dopo la cacciata del tiranno di Katane, Mamerco); ciò accadde verso il 339 a.C. e il giovane Agatocle era in quell'occasione tra le fila dell'esercito siracusano.[23]

Agatocle e Antandro: ruoli influenti nell'esercito[modifica | modifica wikitesto]

I sontuosi funerali di Timoleonte ai quali accorsero gente proveniente da tutta la Sicilia

Con la morte di Timoleonte, avvenuta nel 335 a.C., finisce quel periodo di pace, e soprattutto prosperità, che aveva permeato Siracusa e in particolar modo la Sicilia orientale.[24] Sotto la guida di Timoleonte - che era stata non priva di ingerenza della madrepatria, Corinto (a sua volta influenzata dalla Macedonia[25]), la quale aveva comunque cercato di limitare, dove possibile, la sovranità di Siracusa[26] - non vi erano più stati tiranni in Sicilia. Le poleis si reggevano in maniera democratica, o comunque con una moderata oligarchia, riconoscendo un ruolo egemone a Siracusa, sede del corinzio,[27] ma senza dipendere da questa; in sostanza erano città libere. Tuttavia, con la morte di Timoleonte e un nuovo ricambio generazionale, nacquero nuove insofferenze e all'interno del partito democratico di Siracusa, il partito del popolo, vi era chi rimpiangeva i tempi passati della potente tirannide dei Dionisii.[28] Costoro, alla ricerca di un capo forte che potesse guidarli contro l'oligarchia dominante, videro in Agatcole l'uomo di cui avevano bisogno.[28]

Gli oligarchici misero a capo del partito i siracusani Sosistrato e Eraclide, essi guidarono una spedizione militare siracusana nella Magna Grecia, intervenendo a favore della polis di Crotone contro i Bruzi (in un contesto che vedeva la grecità dell'Italia attaccata dalle popolazioni barbare che la circondavano); tornati alla carica dopo la morte di Alessandro il Molosso (lo zio di Alessandro Magno, dal Macedone mandato a combattere in Italia).[29] Dalle fonti si apprende che Agatocle e il fratello Antandro facevano parte della spedizione con ruoli di primissimo piano: Agatocle era stato eletto capo chiliarca (comandante di mille uomini), occupando il ruolo che fu di Damas, ed aveva acquisito molta popolarità per la sua bravura nel combattimento; anche il fratello si era fatto notare, poiché lo ritroviamo all'interno dell'assemblea militare con poteri decisionali, in quanto era diventato uno degli strateghi dell'esercito. Agatocle pur non facendo parte di quell'assemblea ebbe comunque un ruolo fondamentale nella spedizione.[30]

Esempio di armamento in stile corinzio; il medesimo usato dall'esercito siracusano

Proprio l'alta carica ricoperta dal fratello nell'esercito è l'elemento che fa dubitare della veridicità della narrazione sulle umili condizioni socio-economiche della famiglia di Agatocle; pur non mettendo in dubbio che Agatocle trovò fortuna a Siracusa grazie alla protezione di Damas (tralasciando quello che aggiunge Timeo), è quanto meno curioso che anche il fratello abbia raggiunto, tra l'altro prima di Agatocle,[26] un così elevato ruolo - Diodoro lo nomina insieme ai leader Sosistrato e Eraclide - senza il sostegno di un buon patrimonio economico alle spalle.[26]

Si è quindi avanzata l'ipotesi che la narrazione diodorea - e le altre due condordi: giustiniana e polibiana - abbia risentito di una tradizione antica venutasi a formare intorno alla figura di Agatcole e più precisamente intorno alle sue origini: in quanto straniero e non di origine gentilizia, egli non poteva vantare una nobile discendenza, ecco per cui che, secondo la ricostruzione, si enfatizzarono le precarie condizioni della sua famiglia. A favore di questa tesi vi è l'accordo degli studiosi nel ritenere che il mestiere di ceramista intrapreso dal padre di Agatocle, fosse all'epoca uno dei più redditizi.[26]

Tuttavia va tenuto sempre in grande considerazione il topos sulle umili origini, poiché è uno dei pochi punti che mette d'accordo le tre fonti antiche principali su Agatocle (Diodoro, Polibio, Giustino) e ricorre inoltre per tutta la vita del tiranno: a tal proposito Diodoro tramanda un fatto occorso molto più avanti che racconta di come l'Agatocle sovrano di Siracusa, nonostante fosse divenuto ricco e potente, restava agli occhi del popolo e dei nemici un vasaio-operaio che fece fortuna:

« ...durante un assedio, fu apostrofato dagli assediati, evidentemente a conoscenza delle sue difficoltà economiche, in questi termini: “vasaio e operaio addetto alla fornace, quando pagherai gli stipendi ai soldati? (Kεραμεῦ καὶ καμινεῦ, πότε τοὺς μισθοὺς ἀποδώσεις τοῖς στρατιώταις;)” al che avrebbe argutamente risposto “quando avrò preso questa città” . »
(Diod. Sic., XX, 63, 5 in Anna, p. 158.)

L'esilio e il ruolo di mercenario in Magna Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Era a Capo Colonna, in territorio crotoniate

La vittoria ottenuta a Crotone, segna per Siracusa e per Agatocle una svolta definitiva: il combattente Agatocle qando seppe che il suo ruolo durante la battaglia contro i Bruzi venne non solo sminuito ma quasi taciuto, accusò i capi dell'oligarchia siracusana di ambire al potere assoluto; ovvero di voler instaurare una nuova tirannide. Ma le sue accuse in Siracusa non furono ascoltate ed anzi egli venne tacciato di falsità ed esiliato.[31] Col divieto di far rientro a Siracusa, Agatocle preferì rimanere in Magna Grecia; qui assunse il ruolo di mercenario per svariati eserciti: godendo di ottima fama sul campo di battaglia.

Non vi è una data precisa che possa chiarire quando avvenne la spedizione siracusana in Magna Grecia: si suppone intorno all'anno 330 a.C., poiché coincide con la morte di Alessandro il Molosso (e i due eventi sono certamente collegati tra loro: Siracusa, in quanto polis egemonica del luogo geografico, si assumeva la responsabilità di proseguire l'impegno del parente di Alessandro Magno),[32] tuttavia non vi sono altri elementi che possano aiutare a stabilire quando Agatocle si ritrovò in Calabria, né tanto meno in che anno avvenne il suo esilio.[33]

Nel frattempo, avvenuto l'allontanamento forzato di Agatocle, l'oligarchia moderata di Siracusa divenne dispotica: Sosistrato ed Eraclide smisero di rispettare la politeia lasciata in eredità da Timoleonte e instaurarono nella pentapolis un regime severissimo.[34] I tumulti che si vennero a creare tra oligarchici e democratici, partiti con molta probabilità proprio da Siracusa,[35] interessarono una vasta area del mondo greco occidentale e ciò sarebbe da attribuire alla morte di Alessandro Magno, avvenuta nel 323 a.C., e ai conseguenti disordini che presero vita principalmente nell'area orientale del Mediterraneo (vd. la guerra intrapresa da Atene contro la Macedonia), riversatisi in parte in quella occidentale. Senza più il blocco indiretto del Macedone, anche i Greci d'occidente - confluiti nella figura egemone della Siracusa post-timoleontea - abbandonarono quella calma apparente.[36]

L'area calabra del golfo di Sant'Eufemia, scenario del capitolo agatocleo. Colonizzata in passato dalla Siracusa di Dionisio I

Agatocle diventò capo degli esuli democratici di Crotone. Rimanendo a lungo in territorio calabro egli accolse tra le sue fila esuli democratici anche di altre città poste sotto costante minaccia dei Bruzi: gente di Terina, Hipponia, Sibari con ogni probabilità si affidò alla sua guida.[37] Agatocle con questo suo nuovo esercito di dissidenti attaccò Crotone, per cercare di spodestare l'oligarchia della città; consolidatasi dopo il sostegno dei Siracusani. Il suo assalto tuttavia venne respinto,[38] allora Agatocle trovò riparo presso Taranto, venendo accolto tra le fila dell'esercito della polis apula e posto a capo dei suoi mercenari. La permanenza di Agatocle a Taranto non durò a lungo, poiché la figura carismatica dell'esule cittadino di Siracusa spaventò i tarantini che preferirono allontanarlo dalla propria città, temendo che nutrisse per essa mire egemoniche.[39]

Agatocle ebbe occasione di rivedere l'esercito siracusano durante l'assedio di Reggio: Sositrato ed Eraclide portarono una numerosa armata nella polis calabra, in difesa del governo oligarchico reggino (un'operazione militare, che si sarebbe potuta limitare anche alla sola azione preventiva, resa necessaria dal contesto tumultuoso che perdurava in Magna Grecia)[40], Agatocle venutone a conoscenza si portò anch'egli a Reggio con il suo esercito di esuli calabri e affrontò le truppe siracusane. L'esito fu a favore del mercenario e l'oligarchia di Siracusa ritirò le sue truppe, lasciando Reggio.[41]

Il rientro a Siracusa e l'accusa di pirateria[modifica | modifica wikitesto]

La città di Siracusa vista dal mare
Frammento del Parium

I Siracusani si ribellarono al potere di Sosistrato ed Eraclide (il secondo è messo in ombra dalla figura di Sosistrato[42]) e riuscirono ad esiliarli dalla città. Agatocle poté quindi fare rientro a Siracusa.[43]

Da un frammento del Marmor Parium (cronache sui fatti del III secolo a.C. trascritte su di un grande marmo rinvenuto nell'isola di Paro) si apprende che questo conflitto civile siracusano scoppiato tra gli oligarchici e i democratici, al quale prese parte Agatocole, venne placato quando in Atene era arconte Apollodoro (il marmo ha una visione Atene-centrica), nel 319-318 a.C.; questa testimonianza esclude una datazione troppo alta del principio del conflitto (certamente essa non poteva essere anteriore al 323 a.C.).[44]

La cacciata dei leaders oligarchici non placò la guerra scatenata all'interno della pentapolis e in stato di emergenza venne eletto stratego con poteri straordinari una figura esterna: Acestoride di Corinto (polis nel frattempo ritornata sotto il dominio macedonico[45]), il quale aveva il compito di mediare e fare da pacere tra le due parti in conflitto. Acestoride temendo la figura fortemente demagoga di Agatocle, lo portò davanti a un tribunale accusandolo di essersi macchiato del reato di pirateria ai danni della sua stessa patria. Infatti stando al passo di Giustino (XXII 1, 14), Agatocle durante l'esilio si era dato alla pirateria facendosi ingaggiare da gente del mestiere che lo portò ad infestare le acque di Siracusa.

In un episodio i pirati suoi compagni vennero catturati dai Siracusani e torturati affinché confessassero il nome dei complici sfuggiti; Agatocle si salvò perché costoro non pronunciarono il suo nome. Tuttavia, pur avendo la notizia tramandata da Giustino un fondo di verità (le acque dello Ionio erano all'epoca molto frequentate dai pirati[45]), essa sembra provenire da una fonte decisamente avversa alla figura di Agatocle.[46] L'accusa di pirateria ad ogni modo decadde.

Acestoride quindi cercò di far assassinare il demagoga: scrive Diodoro che dei sicari, spediti segretamente dallo stratego, dovevano eliminare Agatocle cogliendolo di sorpresa, ma egli avendo previsto le mosse del Corinzio, ingannò gli assassini mandando in giro al suo posto uno schiavo a lui simile per statura ed aspetto. Agatocle gli diede un cavallo e le sue armi, dopodiché fuggì da Siracusa e si andò a rifugiare nell'entroterra siciliano.[47] Lo schiavo venne infine ucciso. Ufficialmente Acestoride bandì per una seconda volta Agatocle dalla polis aretusea.[48]

Agatocle esule tra i Siculi e l'intervento di Cartagine[modifica | modifica wikitesto]

La fine del governo dei 600 e l'inconorazione di Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

(FR)

« "Et la guerre civile aura, dans ses horreurs, mis ce fils de la terre au faîte des grandeurs. »

(IT)

« E la guerra civile avrà, nei suoi orrori, messo questo figlio della terra alla vetta delle grandezze. »

(Voltaire su Agatocle di Siracusa in Agathocle[49])

Principio dell'unificazione della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca greca: dal 316 al 288 a.C..

Nel tentativo di espandere il proprio potere e unificare la Sicilia, intraprese una lunga guerra contro i Greci di Sicilia e i Cartaginesi.

Attaccò i possedimenti cartaginesi in Sicilia, espugnando Messina, per poi passare alla devastazione delle campagne di Agrigento (entrando così in piena epicrazia cartaginese) ma fu costretto alla resa da Amilcare nella battaglia di Ecnomo e la stessa Siracusa fu assediata (311 a.C.).

La spedizione agatoclea in Africa[modifica | modifica wikitesto]

Fuggito fortunosamente dalla città, Agatocle decise di attaccare i Cartaginesi direttamente in Africa, alleandosi nel 310 a.C. con Ofella re della Cirenaica, che disponeva di un esercito di 10.000 fanti, 600 cavalieri e 100 carri, e riuscendo quasi a espugnare la stessa Cartagine, dove sbarcò con un esercito di 13.500 uomini trasportato a bordo di 60 navi. I cartaginesi potevano invece mettere in campo 40.000 uomini, compresi 1.000 cavalieri, e 2.000 carri da battaglia. Nel primo scontro combattuto sul suolo africano le forze siracusane sconfissero quelle puniche, subendo 200 vittime contro 1.000. Nel frattempo, l'assedio a Siracusa si concludeva con un fallimento (309 a.C.); nel medesimo anno Agatocle dovette rientrare in Sicilia per fronteggiare una coalizione delle città greche capeggiata da Agrigento (308/307 a.C.), lasciando parte delle truppe in Africa al comando dei figli Arcagato ed Eraclide[50]. Lo richiamarono in Africa le difficili condizioni dell'esercito, che gli si ribellò, dopo averne uccisi i figli.

Definitivo rientro e ultima fase dell'unificazione della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Agatocle riuscì a fare ritorno in Sicilia, dove sconfisse nuovamente gli oligarchici ristabilendo il suo predominio su tutte le città greche ad eccezione di Agrigento (304 a.C.). Con i Cartaginesi pervenne infine a un accordo.

Basileus di Sicilia e guerre in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 307-306[51] o dal 304 a.C.[senza fonte] governò la Sicilia con il titolo di re (basileus), mantenendo la pace all'interno e difendendo i Greci d'Italia con varie operazioni militari (il suo esercito, formato da 30.000 fanti e 3.000 cavalieri, passò lo stretto nel 299 a.C. per contrastare l'offensiva dei Lucani contro Taranto; in seguito si oppose ai Bruzi (297/293 a.C.). A causa della propria salute fu costretto a tornare in Sicilia; nel 288 a.C. il figlio Agatocle - probabile successore - fu ucciso dal nipote Arcagato; nel medesimo anno la morte[52] gli impedì di realizzare l'impresa di una nuova spedizione in Africa, per la quale aveva provveduto ad arruolare mercenari mamertini.

Crudeli discordie tra i membri della sua famiglia lo avevano indotto a rinunciare a un successore dinastico: designò come suo erede il popolo di Siracusa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Quando si trattò di raggiungere i propri scopi, Agatocle fu spietato, ma fu considerato un tiranno popolare. Sposò Teossena, figlia del faraone Tolomeo I, e la figlia Lanassa sposò Pirro, re dell'Epiro. Negli ultimi anni la sua salute peggiorò: è probabile che sia morto di vecchiaia, ma alcune fonti indicano che fu avvelenato da Arcagato e Menone, con una penna d'oca che il tiranno utilizzava come stecchino. Durante la tremenda agonia, avrebbe restaurato la democrazia estromettendo il nipote dal potere.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Plauto[modifica | modifica wikitesto]

Viene nominato nella commedia Pseudolus di Plauto. Simone, padre del protagonista Calidoro, dice a Pseudolo, suo servo:

« Se davvero, come vai proclamando, tu le compirai (riuscire ad affrancare l'amante di Calidoro, Fenicia, con le sue dracme), avrai superato quanto a valore il re Agatocle. »

Machiavelli[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò Machiavelli lo prese a modello per l'VIII capitolo de Il Principe, dove parla di coloro che presero il potere attraverso i propri crimini.

« Agatocle Siciliano, non solo di privata ma di infima e abietta fortuna, divenne re di Siracusa. Costui, nato di uno figulo, tenne sempre, per li gradi della sua età, vita scellerata: nondimanco, accompagnò le sue scelleratezze con tanta virtù di animo e di corpo, che, voltosi alla milizia, per li gradi di quella pervenne ad essere pretore di Siracusa. [...] Non può chiamare virtù ammazzare è sua cittadini, tradire gli amici, essere sanza fede, sanza pietà, sanza religione; li quali modi possono fare acquistare imperio, ma non gloria. Perché, se si considerassi la virtù di Agatocle nello entrare e nello uscire de' periculi, e la grandezza dello animo suo nel sopportare e superare le cose avversa, non si vede perché egli abbia ad essere iudicato inferiore a qualunque eccellentissimo capitano; nondimanco, la sua efferata crudeltà e inumanità, con infinite scelleratezze, non consentono che sia infra gli eccellentissimi uomini celebrato. »
(Machiavelli, Il Principe cap. VIII)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AGATOCLE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 aprile 2017.
    «A. diseredò l'omicida e dichiarò suo erede lo stesso popolo siracusano».
  2. ^ Trad. in Lorenzo Braccesi, Giovanni Millino, La Sicilia greca, 2000, p. 176.
  3. ^ Diod. Sic. XIX, 1, 6. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 294, n. 21.
  4. ^ Diod. Sic. XIII, 79. Cfr. Anna, p. 153.
  5. ^ Anna, p. 153.
  6. ^ a b c Diod. Sic. XIX, 2, 2-7.
  7. ^ Diod. Sic. XIX, 2, 6.
  8. ^ Polibio, Storie, 12, 15, 6 e 15, 35, 2.
  9. ^ Polibio, XII, 15. Cfr. Consolo Langher, pp. 16, 23, 24.
  10. ^ Diod. Sic. XIX, 2, 9. Cfr. Anna, p. 154, n. 6.
  11. ^ Diod. Sic. XIX 2, 8; Plut. Timol. 34, 2.
  12. ^ Riccardo Vattuone, p. 292, n. 18.
  13. ^ Diodoro, XX, 63, 4
  14. ^ a b Polibio, XII, 15 = Timeo, FGrHist F 124b. Timeo assume anche l'ipotesi che lo stesso Damas avesse un diretto legame con Agatocle.
  15. ^ Diod. Sic. XX, 63, 1-4. Cfr. Anna, p. 158.
  16. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 292, n. 18.
  17. ^ Diod. Sic. XIX 3,1-2.
  18. ^ Timeo, F. 124c. Cfr. Anna, p. 156.
  19. ^ Cfr. Consolo Langher - la quale dfinisce come «ostilità e falsità» le accuse di Timeo mosse ad Agatocle, in Storiografia e potere: Duride, Timeo, Callia e il dibattito su Agatocle, 1998, p. 233.
  20. ^ Riccardo Vattuone, Sapienza d'occidente: il pensiero storico di Timeo di Tauromenio, 1991, p. 192; Sebastiana Nerina Consolo Langher, Storiografia e potere: Duride, Timeo, Callia e il dibattito su Agatocle, 1998, p. 233 dove definisce l'arte teatrale appresa da Timeo ad Atene come un'arma che lo storico siceliota utilizzò per screditare Agatocle.
  21. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 293, n. 19.
  22. ^ Diod. Sic. XIX, 3, 1. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 295.
  23. ^ Giustino, XXII 1, 11-12. Cfr. Riccardo Vattuone, p. 293.
  24. ^ Riccardo Vattuone, p. 291.
  25. ^ Cit. Gaetano De Sanctis, pp. 207-208.
  26. ^ a b c d Riccardo Vattuone, p. 294, n. 21.
  27. ^ Gaetano De Sanctis, p. 16.
  28. ^ a b Gaetano De Sanctis, pp. 16-17.
  29. ^ Diod. Sic., XIX, 3, 3.
  30. ^ Riccardo Vattuone, p. 295.
  31. ^ Diod. Sic., XIX, 3, 5 - 4, 1.
  32. ^ Cfr. sulla data Gaetano De Sanctis, p. 207.
  33. ^ Riccardo Vattuone, p. 294.
  34. ^ Diod. Sic., XIX, 4, 3. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 208; Riccardo Vattuone, pp. 297-298.
  35. ^ Siracusa è la prima polis occidentale per la quale sono noti tumulti dopo la morte del Macedone. Cfr. Gaetano De Sanctis, p. 208.
  36. ^ Lo scenario internazionale è reso noto in Gaetano De Sanctis, pp. 205-209.
  37. ^ Giovanna De Sensi Sestito, p. 41.
  38. ^ Diod. Sic., XIX 4,1.
  39. ^ Giovanna De Sensi Sestito, p. 41; Riccardo Vattuone, pp. 297-298; Gaetano De Sanctis, p. 208.
  40. ^ Consolo Langher, p. 34, n. 16.
  41. ^ Diod. Sic., XIX, 4, 2.
  42. ^ Riccardo Vattuone, p. 298.
  43. ^ Diod. Sic., XIX 4, 3.
  44. ^ Gaetano De Sanctis, p. 208, n. 2.
  45. ^ a b Gaetano De Sanctis, p. 210.
  46. ^ Cfr. Riccardo Vattuone, p. 298; Gaetano De Sanctis, p. 210.
  47. ^ Diod. Sic., XIX 5, 2-3.
  48. ^ Diod. Sic., XIX 5, 1.
  49. ^ (FR) Pièce Agathocle de Voltaire (Œuvres complètes de Voltaire)
  50. ^ Diodoro Siculo XX, 55,5; Giustino XX, 8,1.
  51. ^ Diodoro Siculo XX, 54, I
  52. ^ Polibio XII, 15,3; Diodoro Siculo XX, 101,3 - XXI, 16,4-6; Giustino XXIII, 2,6-13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Le principali
Altre fonti primarie

Contemporanei di Agatocle[modifica | modifica wikitesto]

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Tiranno di Siracusa Successore
oligarchia di Sosistrato 316 a.C.-288 a.C. anarchia, poi Iceta
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