Adria

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Adria
comune
Adria – Stemma Adria – Bandiera
Adria – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Rovigo-Stemma.png Rovigo
Amministrazione
SindacoCarmine Fruncillo (Commissario prefettizio) dal 23-02-2018
Territorio
Coordinate45°03′N 12°03′E / 45.05°N 12.05°E45.05; 12.05 (Adria)Coordinate: 45°03′N 12°03′E / 45.05°N 12.05°E45.05; 12.05 (Adria)
Altitudinem s.l.m.
Superficie113,39 km²
Abitanti19 543[1] (30-4-2017)
Densità172,35 ab./km²
FrazioniBaricetta, Bellombra, Bottrighe, Ca' Emo, Cavanella Po, Fasana, Mazzorno, Valliera
Comuni confinantiCavarzere (VE), Ceregnano, Corbola, Gavello, Loreo, Papozze, Pettorazza Grimani, San Martino di Venezze, Taglio di Po, Villadose, Villanova Marchesana
Altre informazioni
Cod. postale45011
Prefisso0426
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT029001
Cod. catastaleA059
TargaRO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 466 GG[2]
Nome abitantiadriesi
Patronosan Bellino
Giorno festivo26 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Adria
Adria
Adria – Mappa
Posizione del comune di Adria nella provincia di Rovigo
Sito istituzionale

Adria è un comune italiano di 19 543 abitanti della provincia di Rovigo nel Veneto.

È il secondo comune più popolato della provincia, e si trova a 20 chilometri ad est del capoluogo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce di un insediamento nella zona dell'attuale città di Adria, risalgono al periodo tra il X ed il VI secolo a.C., quando i Veneti costruirono palafitte sul terreno paludoso che, all'epoca, si affacciava sul mare.

All'inizio del VI secolo a.C. Adria era un insediamento etrusco posto sul fiume Adrias (Atriano in lingua latina), che all'epoca sfociava nel mare e seguiva quello che oggi è il corso del Canal Bianco, ed era retta da un sovrano probabilmente scelto tra la nobiltà[senza fonte].

Il nome Adria deriverebbe dall'etrusco atrium, giorno/luce/est, ad indicare la posizione ad oriente del mare e della città di Adria, abitata dagli Atriates Tusci (etruschi orientali - civiltà post-villanoviana con centro a Felsina), rispetto all'Etruria.[3] Il nome fu poi utilizzato dai greci per denominare la parte superiore del mare Adriatico Adrias Kolpos (golfo di Adria); il nome venne poi esteso all'intero mare Adriatico[4] Altre etimologie - tra cui l'origine da Atri re dei Pelasgi, dal greco Adria padre di Jone, dal greco aetria (serena) o dal latino ater (oscuro) sono da considerarsi di tipo leggendario e non attendibili.[5]

Colonie greche in Adriatico (in rosso quelle siracusane)

Per la sua posizione strategica, Adria venne rifondata con il nome di "Adrìa" nel 385 a.C. come colonia della potente Siracusa, nel quadro dell'espansione commerciale in Adriatico promossa dal tiranno siracusano Dionisio il Vecchio. Insieme ad Adria vennero fondate Ankón (l'attuale Ancona), Issa (l'attuale Lissa) e Lissos (l'attuale Alessio); si veda la carta a fianco[6].

Adria era allora terminale di importanti vie carovaniere che scendevano dal Baltico, attraverso il Brennero, e dal Mar Nero attraverso il Danubio e la Drava, mettendo in comunicazione commerciale l'area mediterranea con tali regioni e permettendo gli scambi di ambra, stagno e argento. Un canale artificiale (la Filistina) collegava già allora Adria con la serie di lagune presenti anticamente lungo tutta la costa settentrionale, dalle foci del Po fino a Grado, e da lì permetteva di risalire tramite protetta navigazione endo-lagunare fino alle risorgive del Timavo (caput Adriae)[4] In tal modo Adria era terminale commerciale tra l'Europa centrale e il Mediterraneo, incluso l'oriente ellenistico e Alessandria d'Egitto; di tali relazioni commerciali permangono resti di ceramiche e vetri lavorati.[7]

Dal III secolo a.C. Adria fu occupata dai Galli, come testimoniato dalle tombe a inumazione galliche. Inglobata nell'Impero romano, nei secoli successivi Adria andò perdendo importanza, per via dell'interramento del porto, e dell'allontanamento dal mare. Già nel I secolo d.C. era necessario percorrere un canale artificiale per raggiungerla. Dal V secolo Adria fu sede di giurisdizione ecclesiastica.[7]

Il progressivo interramento del delta del Po dalla Rotta di Sermide (VIII secolo a.C.), che modificò il corso del Po che allora arrivava fino all'attuale Ficarolo e poi piegava verso sud, allontanò la città dal mare rendendo sempre più problematica la prosecuzione dell'attività portuale.

Medioevo e periodo veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Al passaggio delle invasioni barbariche, il porto di Adria aveva già perso la gran parte della sua importanza, ma assunse il nuovo ruolo di importante bastione militare, difeso dalla laguna e dai fiumi Adige e Po, all'interno dei territori amministrati dalla Chiesa di Roma. Il definitivo declino del porto di Adria avvenne in seguito alla rotta della Cucca del 589, che sconvolse l'intera idrografia del territorio circostante, isolando Adria tra paludi malsane. Anche la trama delle strade romane si andò presto perdendo; l'unica a sopravvivere fu la via Popilia, presto ribattezzata Romea in quanto percorsa dai pellegrini diretti a Roma.[7]

Tra il VII e l'VIII secolo Adria divenne un feudo vescovile indipendente da quello di Ravenna, ma l'autorità del vescovo fu lentamente soppiantata da quella del Comune, che mantenne l'autonomia locale fino a circa il 1250, quando la signoria degli Estensi installarono ad Adria un proprio rappresentante ("giudice" e poi "visconte"). La visconteria di Adria rimase indipendente rispetto all'espansione dello stato da tera veneziano, fino a concedersi spontaneamente a Venezia all'inizio del '500, quando Adria era ormai declinata ad un piccolo villaggio in mezzo a una palude malarica.[7]

Quando nel Seicento iniziò l'opera di bonifica della valle polesana da parte dei veneziani, incluso il taglio di Porto Viro, Adria cominciò ad assumere nuovamente importanza.[7]

Periodo napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

L'invasione di Napoleone Bonaparte del 1796 portò tra l'altro Adria a far parte del Distretto di Padova. Il 13 maggio 1797 il generale Gianbattista Rusca, designato al comando del territorio polesano ed adriese, si impadroniva con la forza del potere municipale; veniva istituita una guardia civica ed eletta una nuova municipalità. Gli adriesi restarono comunque ostili alle idee rivoluzionarie, per timore delle principali famiglie cittadine di perder quei titoli nobiliari recentemente ottenuti da Venezia. Gli stessi accolsero invece con favore l'assegnazione di Adria all'Impero austriaco con il trattato di Campoformio del 1797. Con un decreto del 27 febbraio 1798 gli austriaci restituirono i diritti in precedenza avuti dalla Serenissima e istituirono la Provincia di Adria, indipendente da Padova.[7]

Dopo la vittoria di Marengo del 14 giugno 1800 i francesi tornarono nel Polesine. La città fu inclusa nel governo provvisorio e poi nella Repubblica Cisalpina, quindi della Repubblica Italiana (1802-1805), trasformata nel 1805 in Regno d'Italia, amministrativamente incorporata come vice-prefettura nel Dipartimento dell'Adriatico con capoluogo Venezia.[7]

Nel 1809 anche Adria partecipò agli atti di brigantaggio contro i francesi che scoppiarono in tutto il veneto. La rivolta fu capeggiata dal sacerdote Carolo Giocoli, con base a Bellombra. Nella notte tra l'8 e il 9 luglio numerosi rivoltosi aprirono le carceri, si impadronirono delle armi della guardia nazionale ed operarono incendi e saccheggi. La repressione francese non si fece attendere, coinvolgendo anche molti innocenti, vittime di odii privati. Giocoli, catturato presso Ferrara, venne condannato ai ferri a vita.[7]

Il periodo napoleonico introdusse anche ad Adria importanti e positive novità: scuole popolari pubbliche e gratuite, soppressione di istituzioni confessionali pagate dal bilancio pubblico, emanazione di provvedimenti umanitari ed igienici, introduzione del nuovo codice civile.[7]

Periodo austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Sconfitto Napoleone, in conseguenza della restaurazione operata dal Congresso di Vienna, Adria dal 1815 fu inclusa nel Regno Lombardo-Veneto, sotto la Prefettura di Rovigo. Gli austriaci, pur non essendo sempre benvoluti dagli adriesi, migliorarono notevolmente le infrastrutture, lo sviluppo e la qualità della città, ma spesso sostituirono nelle posizioni gestionali di importanza gli italiani con amministratori austriaci. Durante il periodo austriaco vengono eliminate pressoché completamente le abitazioni in canna (erano ancora 200 nel 1817), chiusi alcuni fossati urbani, consolidati i ponti interni, migliorate le comunicazioni stradali. Vengono inoltre aperti il teatro (1816), l'ospedale (1844), la casa di riposo (1852), ed il ginnasio vescovile.[7]

Un'identità polesana si sviluppò in questo estremo lembo sud-orientale dell'impero austriaco, manifestandosi nel desiderio di riunificazione al resto dei territori italiani. Nel gennaio 1819 venne scoperto a Fratta un covo di carbonari, cui partecipavano anche alcuni adriesi. Tutto rimase comunque tranquillo fino al 1848, quando alla rivolta anti-austriaca seguirono alcuni mesi di autonomia amministrativa, fino al 26 maggio, sotto la guida di un Comitato distrettuale composto da un presidente e da una giunta. Al termine della prima guerra d'indipendenza la repressione austriaca si fece sentire in tutto il Polesine con processi e condanne politiche. Anche ad Adria le tendenze politiche del periodo si distinguevano tra il movimento mazziniano, rivoluzionario e repubblicano, e quello cavouriano, che disapprovava i mezzi rivoluzionari facendo affidamento sulle arti della diplomazia. Vari cittadini adriesi attraversarono il Po per unirsi all'esercito piemontese e alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi (furono tre gli adriesi tra i mille). All'indomani dell'annessione del Veneto all'Italia nel 1866 questi assumeranno importanti cariche cittadine.[7]

Periodo italiano[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal Risorgimento, la popolazione di Adria aumenta progressivamente fino agli oltre 34.000 abitanti del 1951, anche per via dell'annessione di comuni circonvicini già autonomi negli anni '20 (Bottrighe e Ca' Emo). Nel novembre 1951 Adria rimase sommersa dalla tracimazione del Po. Molte famiglie persero tutto. Successivamente parte della popolazione si spostò verso le zone più interne del Polesine non colpite dall'alluvione, oppure emigrò nei distretti industriali della Lombardia e del Piemonte. Numerosi adriesi si trasferirono all'esterno, anche in Paesi lontani come il Canada e l'Australia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale Nuova dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della Cattedrale Nuova dei Santi Pietro e Paolo. Particolare dell'intervento in marmo, unico elemento di rivestimento della facciata.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Adria.

L'edificio sacro è da sempre sede della cattedra della diocesi di Adria-Rovigo. Tuttavia il vescovo risiede a Rovigo, dove si trova la concattedrale di Santo Stefano.

Chiesa di Santa Maria Assunta della Tomba[modifica | modifica wikitesto]

La facciata ed il campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta della Tomba.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di Santa Maria Assunta (Adria).

Venne modificata più volte nel tempo fino ad assumere l'attuale aspetto nel 1718 ed il cui nome sembra provenire dalla vicinanza di una tomba romana e citata in antichi documenti ritrovati con ad tumbam (latino vicino alla tomba). La tradizione popolare vuole che il vecchio campanile, abbattuto nel 1928 per far posto a quello odierno, sorgesse su un faro di segnalazione dell'antico porto romano, deducibile dalla presenza della lapide risalente al III secolo murata sullo zoccolo. La lapide reca la seguente iscrizione: Columna haec magna ex parte calce illita rudus anguli nord-ovest est antiqui romani hadriatici phari vulgo de tumba - 1647 (Questa colonna, per buona parte ricoperta da intonaco, è il rudere dell'angolo nord-ovest dell'antico faro romano dell'adriatico, comunemente detto 'della Tomba'). All'interno è conservata una fonte battesimale di forma ottagonale, risalente al VII o VIII secolo, sulla quale è inciso il nome del 3º vescovo, vescovo Bono, il terzo della diocesi di Adria. Oltre a dipinti del XV e XVI secolo, nella cappella è presente un altorilievo in terracotta raffigurante una Dormitio Virginis ed attribuito a Michele da Firenze.

Ha la dignità di basilica minore[8].

Cattedrale Vecchia di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Risale all'XI secolo ca. e si eleva a destra dell'edificio della nuova Cattedrale. Il suo attuale orientamento con abside ad ovest, risulta capovolto rispetto all'originale, in seguito alla costruzione al suo ridosso dell'edificio della Cattedrale nuova, dal cui interno sulla destra vi si accede. Sul lato sud si apre verso Piazzetta Campanile, mentre sulla zona retrostante fu edificata negli anni 30 c.a una pregevole e suggestiva riproduzione della Grotta di Lourdes. All'interno della vecchia Cattedrale si ritrova un bassorilievo in gesso riproducente il battesimo di Gesù e i medaglioni degli evangelisti, tutti realizzati del Samoggia. Interessante è la serie dei nomi (cronotassi) dei Vescovi di Adria, con i rispettivi stemmi, disposti longo il perimetro interno delle mura laterali. Sotto la Cattedrale Vecchia di San Giovanni, l'alto Medioevo ha lasciato un significativo segno della presenza cristiana in città, con i resti ancora visibili di ad una cripta di forma semicircolare, per alcuni risalente al V-VI sec., con affreschi pittorici di chiaro stile bizantino, che rappresentano gli apostoli. L'area circostante nasconde sicuramente ulteriori tracce del passato paleocristiano, risultando nel contempo di non agevole indagine, in quanto nel tempo numerosi sono gli edifici costruiti in zona, tali così da averla coperta quasi integralmente.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Brusemini-Colognesi-Marotto
  • Villa Emo, Cavallari
  • Villa Grassi, Baroni
  • Villa Tretti
  • Villa Papadopoli
  • Villa Mecenati (sede del Conservatorio "A.Buzzolla")
  • Palazzo Bocchi (sede della Fondazione Scolastica "Dr. Nob. Carlo Bocchi")
  • Palazzo Casellati
  • Palazzo del Vescovado
  • Palazzo Tassoni (Sede municipale)

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del Teatro Comunale del Popolo di Adria
  • Teatro Politeama (inaugurato nel 1878 e distrutto da un incendio nel 1921). Tra i Direttori d'orchestra più celebri dell'800 che hanno diretto al Politeama di Adria, si annovera il M° Antonino Palminteri, presente sul podio nella stagione teatrale agosto-settembre del 1908, portando in scena Opere quali: I puritani di Vincenzo Bellini e Il trovatore, di Giuseppe Verdi. Gli esiti delle rappresentazioni furono eccellenti e apprezzatissimi.[9]
  • Teatro Comunale del Popolo (già "del Littorio"): sorge prospiciente il ramo cittadino del Canalbianco, in linea con i canoni della scuola architettonica degli anni trenta, e tuttora molto attivo, realizzato su progetto dell'architetto G.B. Scarpari, ed inaugurato il 24 settembre 1935 con Mefistofele di Arrigo Boito, diretto da Tullio Serafin (Interpreti furono per l'occasione Tancredi Pasero, Giovanni Malipiero, Rosetta Pampanini, Giulietta Simionato, Lamberto Bergamini, Sara Scuderi e Serafina Di Leo.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

La pietra miliare conservata nel Museo archeologico nazionale di Adria.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Adria è il secondo comune più popolato della provincia. Come si può notare dal grafico, la città contava sino al 1951 oltre 34000 abitanti, poi, dopo l'alluvione nel novembre di quell'anno, parte della popolazione si spostò verso le zone più interne del Polesine non colpite dall'alluvione, oppure emigrò prevalentemente nei distretti industriali della Lombardia e del Piemonte. Numerosi furono anche gli adriesi che scelsero Paesi stranieri, come il Canada e l'Australia. È però da evidenziare che l'aumento del numero anagrafico dei residenti, molto evidente nella prima metà del Novecento, dev'essere letto alla luce delle soppressioni e degli accorpamenti amministrativi degli anni '20 (ex Comuni di Bottrighe e Ca' Emo, mentre Bellombra fu Comune autonomo solo per circa due anni).

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Conservatorio Statale di Musica "Antonio Buzzolla": tra le istituzioni culturali ricopre un ruolo eminente. È stato diretto ed ha formato illustri musicisti, e promuove con buoni esiti numerose iniziative, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali, italiane ed estere.

Originariamente era collocato presso un edificio donato al Comune dalla famiglia Goffrè, attualmente destinato a Biblioteca Comunale; poi, dal 1977 ad oggi, ha sede in Villa Mecenati, di proprietà dell'omonima Fondazione assieme ad altri beni lasciati alla città di Adria, per lo studio e la valorizzazione delle arti musicali.

Fondazione Bocchi[modifica | modifica wikitesto]

  • Fondazione Scolastica "Carlo Bocchi": Ente non commerciale, fondato nell'anno 1874, eroga contributi alle scuole della città e conferisce borse di studio ai migliori studenti delle scuole superiori.

I numerosi istituti scolastici presenti, inoltre, conferiscono alla città un ruolo di riferimento per gli studenti del medio e basso Polesine.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo archeologico nazionale di Adria: il nucleo originario di quanto attualmente esposto nel Museo di Adria, proviene dal reperti collezionati negli anni da alcuni membri della famiglia Bocchi, a partire a fine 700, ed in particolare da Francesco Girolamo Bocchi. Sono attualmente conservati importanti reperti di epoca etrusca e romana, testimonianza del fiorente commercio portuale che aveva la città situata sul mare e nelle vicinanze di uno dei principali rami del Po. Da segnalare la presenza di numerosi oggetti di vetro provenienti sia dai vicini insediamenti che di importazione orientale, e di particolare interesse risulta una biga in ferro ritrovata insieme agli scheletri di tre cavalli nella tomba di un guerriero celtico del IV secolo a.C.

Il Museo ospita una sezione dedicata ai reperti di epoca etrusca e romana rinvenuti nella località San Basilio in Comune di Ariano nel Polesine. Il Museo Nazionale di Adria è sede di esposizioni e convegni di rilevanza internazionale.

  • Museo della Cattedrale inaugurato nel 2015
  • Biblioteca Comunale: in precedenza ubicata presso il Palazzo donato al Comune dalla Famiglia Cordella, è stata ricollocata recentemente nel Palazzo "Luigi Groto", sito in piazza Bocchi; assicura la possibilità di effettuare valide ricerche in molteplici ambiti, e raccoglie documenti sulla comunità adriese a partire dal X sec. oltre a numerosi lasciti da parte di privati.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune fa parte della zona climatica E.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Bottrighe, Bellombra, Fasana, Ca' Emo, già Comuni autonomi, seppur per brevi stagioni, ed aggregati ad Adria a seguito delle riforme amministrative susseguitesi dall'unità d'Italia agli anni 1920-30;
  • Baricetta, Valliera.
  • Mazzorno Sinistro: si affaccia sul fiume Po; vi è un'antica chiesa recentemente restaurata e valorizzata;
  • Cavanella Po: in anni passati era attivo un importante zuccherificio, del quale però oggi non restano che alcuni fatiscenti residui murali.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Adria è lambita dalla SS 309 Romea, è raggiunta dalla SR 443 per Rovigo, la SR 516 Piovese per Padova, la SP 45 per Rosolina, e la SR 495 per Ariano nel Polesine.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema del trasporto pubblico della città è servito da una linea extraurbana gestita da Busitalia che la collega con il capoluogo Rovigo e con le principali località sulla direttiva ovest-est verso il delta del Po e nord-sud verso la provincia di Venezia e di Ferrara; inoltre vi sono dei collegamenti con Cavarzere gestiti dall'Actv.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Adria, Stazione di Baricetta e Stazione di Cavanella Po.

Ad Adria è presente una stazione ferroviaria a 5 binari collegata alle linee ferroviarie non elettrificate Rovigo-Chioggia e Adria-Mestre, inoltre ci si può recare a Verona e a Schio (Vi).

L'automotrice FS ALn 663.905 SI, nella vecchia livrea della Sistemi Territoriali, in sosta sul binario 2 del piazzale della stazione di Adria.
L'automotrice ALn 663.908 SI della Sistemi Territoriali in sosta alla stazione di Adria

Trasporto fluviale[modifica | modifica wikitesto]

In città è presente un porto turistico, e ospita il "Cantiere Navale Vittoria S.p.A.", gestita dalla famiglia Duò, un'attività cantieristica di altissimo rilievo, specializzata dal 1927 nella costruzione di navi da carico, draghe, rimorchiatori, motopescherecci, imbarcazioni militari, pattugliatori veloci e imbarcazioni per interventi anti incendio e S.A.R.

Il comune di Adria confina a sud con il fiume Po, ed è attraversato da ovest ad est dal Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, entrambi navigabili. Il Canalbianco è un canale artificiale, tratto intermedio del Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, via navigabile lunga 135 km che collega Mantova con il mare, attraversando tutta la provincia di Rovigo. Il tratto iniziale, della lunghezza di 52 km, è naturale e prende il nome di "Tartaro"; il tratto intermedio, lungo 78 km, è il canale artificiale che prende il nome di "Canalbianco" e arriva fino alla conca di Volta Grimana; il tratto finale, di 17 km, arriva fino alla foce e prende il nome di "Po di Levante". La lunghezza totale del fiume dalle sorgenti al mare è di 147 km. Il Canalbianco, infine, si collega alla linea navigabile "Po-Brondolo", che dalla laguna di Chioggia permette di raggiungere Venezia. Attualmente si sta concludendo l'adeguamento dell'intera asta navigabile, permettendo così il passaggio di bettoline "Classe V Europea". A corredo di questi imponenti lavori è già attivo l'interporto di Rovigo, area di scambio per il trasporto fluviale-gomma-ferro, che si propone in virtù della sua equidistanza tra Padova e Ferrara, l'adiacenza alla S.S. Transpolesana e all'autostrada A13.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Facilmente raggiungibili da Adria, grazie ai treni e alle autostrade sono gli aeroporti di Bologna, Venezia e di Verona.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Le società di calcio con sede nel comune sono: U.S.D. Adriese 1906, A.C. San Vigilio Adria, A.S.D. Baricetta Calcio e A.S.D. Ca' Emo Calcio, che militano in campionati di livello regionale.

Ad Adria si svolge la manifestazione automobilistica storica "Rally città di Adria" e nella frazione di Cavanella Po si trova il complesso multifunzionale Adria International Raceway.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Adria. La Città, le sue vie, la sua storia, Di Aldo Rondina, p. 303
  4. ^ a b Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica, edito da L'Erma di Bretschneider, 2001 (la citazione è consultabile su Google ricerca libri a pagina 12)
  5. ^ Comune di Adria - Origine del nome
  6. ^ Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977.
  7. ^ a b c d e f g h i j k Storia della città di Adria
  8. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  9. ^ [Angela Balistreri,"Antonino Palminteri un artista gentiluomo nel panorama operistico dell'800", Partanna, Produzioni Edivideo, 2010, p. 174]
  10. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il Veneto paese per paese, Firenze, Bonechi, 2000, ISBN 88-476-0006-5.
  • AA.VV. Guida Turistico Stradale del Parco Regionale Veneto del Delta del Po - Lugo (RA), 2006.
  • AAVV, Enciclopedia del Polesine. Il Basso Polesine: Atlante polesano del Delta del Po - Rovigo, 2007.
  • Rondina Aldo, L'ultimo Interdetto (Nel contesto religioso e civile del Polesine fra '800 e '900), Apogeo editore, Adria, 2007, ISBN 978-88-88786-38-4
  • Carlo Silvestri, Istorica e geografica descrizione delle antiche paludi adriane ora chiamate Laguna di Venezia, Bologna, Forni, 1973, ristampa di un più antico volume intitolato Istorica e geografica descrizione delle antiche paludi adriane ora chiamate Laguna di Venezia e del corso di que' fiumi che in varj tempi hanno contribuito al loro interramento, con le principali notizie dell'antichissime città di Adria e Gavello, editore Domenico Occhi, in Venezia, 1736.
  • Gianni Sparapan, Adria Partigiana, Ediz. Minelliana, Rovigo, 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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