Alberto Mario

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« Lo abbiamo sepolto, al raggio velato del sole di giugno, lo abbiamo sepolto tra i fiori e il verde e i profumi della superba vegetazione del suo Polesine, presso la casa degli avi suoi, nel suo giardino.
Ora non ho più ritrovi da dargli; ora non mi resta che raggiungerlo nel riposo senza fine.
 »
(Dall'epitaffio per Alberto Mario scritto da Giosuè Carducci il 5 giugno 1883)
Monumento dedicato ad Alberto Mario a Lendinara
Adria, Lapide commemorativa dedicata ad Alberto Mario

Alberto Mario (Lendinara, 4 giugno 1825Lendinara, 2 giugno 1883) è stato un patriota, politico e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all'Università di Padova, l'8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni, tanto da essere costretto a riparare a Bologna, dove si unisce agli studenti volontari aggregati alle truppe di Pio IX.

Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna ripara a Milano dove conosce Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini.

Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant'Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del London Daily News.[1] Con la moglie intraprese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale.

La moglie Jessie White

Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Carlo Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell'organo mazziniano Pensiero e azione. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici.

Convinto federalista, Mario teorizzava la necessità di abbattere le "satrapie burocratiche" del centralismo italiano, allo scopo di realizzare una legislazione articolata, adatta a garantire l'autogoverno di istituzioni decentrate come regioni e comuni.[2]

Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse La camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana.

Compiutasi l'unità d'Italia, si dedicò a tempo pieno al giornalismo: diresse «La Provincia di Mantova» (1872-74), la «Rivista Repubblicana» (1878-79), la «Lega della Democrazia» (1880-83) sempre su posizione federaliste, seguace di quel Cattaneo che aveva celebrato nel 1870, a un anno dalla morte, con un libro dal titolo significativo, "La mente di Carlo Cattaneo"

Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l'annessione del Veneto, si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. Sulla sua tomba, ora nel cimitero di Lendinara, la vedova Jessie White volle fosse riportato il seguente brano dell'orazione funebre che Giosuè Carducci tenne di fronte alla salma:

L'ultima residenza di Alberto Mario a Lendinara
« Da Giuseppe Mazzini

la tenace unità dei propositi
Da Carlo Cattaneo
la feconda varietà degli svolgimenti
Da Giuseppe Garibaldi
l'ardenza pratica dell'azione
Dalla storia d'Italia
la tradizione del governo a popolo
Da se stesso ebbe
la serena intelligenza della vita
dedicata a un ideale superiore
nella dignità del dovere e del sacrificio
Da quando la rivoluzione italiana abbracciatolo
giovinetto oppugnatore di tirannia
lo gittò per diversi esigli
a oggi che la morte lo congeda
dal combattimento di tutti i giorni sulla terra
propugnatore di libertà
non mai sostò né esitò
non mai si volse indietro o inchinò
egli guardava in alto al passato e all'avvenire
Atene senza servi
Venezia senza dieci
Firenze senza frati
erano per Alberto Mario
la patria ideale
Tutta la libertà con tutta la civiltà
la sua repubblica
Egli passa all'avvenire
come il più naturalmente repubblicano degli italiani
come il più artisticamente italiano dei repubblicani »

(Giosuè Carducci[3])

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Italia e Francia (1859)
  • La schiavitù e il pensiero (1860)
  • I nostri filosofi contemporanei (1862)
  • La questione religiosa di ieri e di oggi (1867)
  • La mente di Carlo Cattaneo (1870)
  • La camicia rossa (1870)
  • I Mille (1876)
  • Teste e figure (1877)
  • Garibaldi (1879)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The letters of William Cullen Bryant, vol. IV, Fordham University Press, p. 111.
  2. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994, p. 65
  3. ^ Alberto Mario, Scritti politici, A cura e con proemio di Giosuè Carducci, Bologna, Zanichelli, 1901

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Mario, Scritti letterari e artistici, scelti e curati da G. Carducci, con biografia a cura di J. White Mario, Bologna, Zanichelli, 1884.
  • Alberto Mario, Scritti politici, scelti e curati da G. Carducci, Bologna, Zanichelli, 1901
  • Cosimo Ceccuti, Alberto Mario e Giosue Carducci, in «Nuova Antologia», CXVIII, luglio-settembre 1983, pp. 329–362.
  • La Repubblica e l'Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984.
  • Letterio Briguglio, Il federalismo repubblicano di Alberto Mario, Ist. Storia del Risorgimento, Padova, 1994
  • Antonello Nave, Monumenti garibaldini nel Polesine di fine ‘800, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine tra Alberto Mario, Jessie White e Giosue Carducci, atti del XXX convegno di studi storici, Lendinara e Rovigo, 26-27 ottobre 2007, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. ivi, pp. 56-65
  • Pier Luigi Bagatin, Le camicie della libertà. La campagna garibaldina del 1860 secondo Alberto Mario, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine tra Alberto Mario, Jessie White e Giosue Carducci, atti del XXX convegno di studi storici, Lendinara e Rovigo, 26-27 ottobre 2007, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. ivi, pp. 81-98.
  • Antonello Nave, Per Alberto Mario. Il tributo del Polesine all'autore di “Camicia rossa”, in «Camicia Rossa», XXXI, 1, febbraio-maggio 2011, pp. 25–27.

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