Lusia

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Lusia
comune
Lusia – Stemma Lusia – Bandiera
Lusia – Veduta
Il municipio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Rovigo-Stemma.png Rovigo
Amministrazione
SindacoLuca Prando (lista civica) dal 2012
Territorio
Coordinate45°06′N 11°40′E / 45.1°N 11.666667°E45.1; 11.666667 (Lusia)Coordinate: 45°06′N 11°40′E / 45.1°N 11.666667°E45.1; 11.666667 (Lusia)
Altitudine10 m s.l.m.
Superficie17,68 km²
Abitanti3 337[2] (31-5-2021)
Densità188,74 ab./km²
FrazioniBornio, Ca' Morosini, Ca' Zen, Cavazzana[1]
Comuni confinantiBarbona (PD), Lendinara, Rovigo, Sant'Urbano (PD), Villanova del Ghebbo
Altre informazioni
Cod. postale45020
Prefisso0425
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT029031
Cod. catastaleE761
TargaRO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[3]
Cl. climaticazona E, 2 410 GG[4]
Nome abitantilusiani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lusia
Lusia
Lusia – Mappa
Posizione del comune di Lusia nella provincia di Rovigo
Sito istituzionale

Lusia (Lusia in veneto) è un comune italiano di 3 337 abitanti della provincia di Rovigo in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lusia è situata nella parte medio-occidentale del Polesine ed è lambita a nord dal fiume Adige che divide il suo territorio dalla provincia di Padova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lusia prende il nome dalla Gens Luxia, strettamente imparentata con Caio Mario, il console vittorioso sui Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii. La stessa figlia del console, Maria Terzia, visse nei possedimenti di famiglia nell'odierna Lusia, territori che vennero distribuiti ai veterani e in parte occupati da Mario, che fece installare qui fattorie per lo sfruttamento agricolo della fertile regione. I ritrovamenti archeologici confermano che il territorio fosse già colonizzato in età romana i cui insediamenti sono ricordati nel gonfalone, conferito alla cittadina polesana nel 1953, il quale raffigura l'ossuario, ovvero il contenitore dei resti, di Quinto Bebio Cardilliaco marito di Maria Terzia.

Con la fine dell'Impero Romano seguì un periodo di forte instabilità idraulica e di spopolamento.

Il mattino del 20 aprile 1945 Lusia fu sottoposta ad uno dei più terribili bombardamenti d'Italia e la città venne praticamente rasa al suolo: il municipio, gli uffici pubblici, la chiesa arcipretale, la villa Morosini vennero distrutti. Ebbe in seguito luogo un'opera di ricostruzione che vide risorgere Lusia a circa 300 metri dall’Adige[5].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Uno stemma civico venne approvato con regio decreto del 2 giugno 1889. L'emblema attualmente in uso dal Comune di Lusia è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 24 marzo 2000.[6]

«Troncato: nel primo, di azzurro, alla fenice d'oro, sulla sua immortalità di rosso; nel secondo, d'oro, al cippo cilindrico di marmo bianco-grigio al naturale, caricato della scritta in quattro righe in lettere maiuscole di nero, la prima riga, Q. BAEBI C.F., la seconda riga, CARDILIACI, la terza riga, MARIA C.F., la quarta riga, TERTIA UXOR. Ornamenti esteriori da Comune.»

Vi è raffigurata una fenice a simboleggiare la rinascita del paese dalle ceneri della vecchia Lusia. Nella parte inferiore dello scudo è rappresentato il sepolcro di Quinto Bebio Cardilliaco.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Base del campanile della vecchia Chiesa parrocchiale dei Santi Vito e Modesto.
  • Chiesa dei Santi Vito e Modesto (XX secolo), inaugurata nel 1958, dell'architetto Orlando Veronese.[7]
  • Ruderi della Chiesa dei Santi Vito e Modesto. Della chiesa, che venne abbattuta dal bombardamento che subì la cittadina durante la seconda guerra mondiale, rimangono le fondamenta e la base del campanile trasformato in cappella votiva, integrati nel parco in via 25 aprile.
  • Chiesa di San Lorenzo, sita nella frazione di Cavazzana.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Torre Morosini.
  • Torre Morosini. Unica parte rimasta della Villa Morosini, anch'essa abbattuta dal bombardamento che subì durante la seconda guerra mondiale, era la torre di sinistra.
  • Colonna annodata a quattro fusti, posta davanti alla nuova parrocchiale ma originariamente sita, secondo la tradizione popolare, davanti alla Villa Morosini.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato ortofrutticolo.

L'economia del territorio è basata principalmente sull'agricoltura e sui prodotti tipici come l'"insalata di Lusia IGP" e l'"Aglio Bianco Polesano DOP"[9].

Il comune è sede di un mercato ortofrutticolo all'ingrosso, realizzato nel 1955 su iniziativa della Camera di Commercio di Rovigo con il nome di Centrale Ortofrutticola. Il mercato, che oggi copre una superficie di 45.000 metri quadri e tratta i prodotti del territorio, prevalentemente orticoli, dal 1972 è parte dell'Azienda Speciale per i Mercati Ortofrutticoli di Lusia e Rosolina.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato è raggiungibile a sud dall'incrocio con la strada regionale SR 88, che attraversa il territorio a sud attraverso Via Marasso e che prende il nome dall'omonima località, congiungendola a nord con Barbona attraverso il ponte sul fiume Adige.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema del trasporto pubblico della cittadina è servito da una linea extraurbana gestita da Busitalia che la collega con il capoluogo Rovigo e con le principali località sulla direttiva ovest-est, da una parte verso Lendinara, Badia Polesine e la bassa veronese, dall'altra verso Adria ed il delta del Po.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Lusia - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2021 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ Comune di Lusia, Storia del Comune, su comune.lusia.ro.it. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  6. ^ Lusia, concessione di stemma e gonfalone, su dati.acs.beniculturali.it, Archivio Centrale dello Stato, Ufficio araldico, Fascicoli comunali, busta 011, fascicolo 1722.
  7. ^ Lusia, Chiese e luoghi di culto, su ilpolesine.com.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ L'insalata di Lusia igp Archiviato il 26 settembre 2013 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sito ufficiale, su comune.lusia.ro.it. Modifica su Wikidata
  • Lusia, su Portale Ufficiale del Turismo della Provincia di Rovigo, polesineterratraduefiumi.it. URL consultato il 22 settembre 2013.
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