Ibla

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Ibla (italianizzazione di Hybla) è il toponimo dato ad almeno tre[1] colonie fondate in epoca arcaica dai Greci in Sicilia. Ad esse, seguendo la tradizione cluveriana, se ne aggiunge una collocata - si sostiene - presso il ragusano. Secondo lo storico Pausania, l'origine del nome Hybla si riferisce all'omonima divinità sicula[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico di Megara Hyblaea

L'ubicazione delle Ible è stata da sempre oggetto di discussione e, dal punto di vista archeologico, Megara Iblea è la sola riconosciuta.

La più antica fonte pervenutaci è La guerra del Peloponneso di Tucidide[3]. Lo storico ateniese descrive tre cittadelle col nome Hybla: una generica Ibla (forse la Hybla Major descritta da Pausania nel III secolo); Megara Hyblaea, colonia megarese; Hybla Geleate, sulla origine del nome tuttavia non si sofferma (forse prese il nome dal fiume Gela sulla quale si affacciava, o dalla città Rodio-Cretese di Gela[4]).

Erodoto (VII/155) riporta una Ibla che si difese fortemente dall'avanzata Rodio-Cretese nell'entroterra gelese, capitanata da Ippocrate, tiranno geloo. Alle mura della città il tiranno perse la vita in combattimento. Per essere conquistata i Geloi passarono agevolmente dal Salso, ma "lenta e faticosa fu la conquista dei centri sicani" a nord di Gela[5].

Diodoro Siculo (XI, 88) ricorda la Sicana Ibla che non aderì alla lega Pansicula di Ducezio. Egli ricorda anche che gli Akragantinoi di Finzia furono sconfitti nel 280 a.C. presso il fiume Ibleo dai Syracusioi di Iceta (XXII, 2). L'Hybleum o Ibleo è da identificarsi con il Gela. Probabilmente la Ibla diodorea fu la Geleate di Tucidide, giacché Gela non esisteva più dal 282 a.C. e l'appellativo dovette perdersi[6].

Tito Livio (XXVI/21) riporta una Ibla, priva di appellativi, che insieme alle altre città - quali Enna, Morgantina, Ergezio - si ribellò all'ordinamento imposto con l'occupazione romana del 220 a.C. dell'Isola. Nel 213 a.C. Roma inviò un nuovo esercito capitanato dal console Marcello che distrusse Megara Hyblaea (da cui poi non risorse più). In età Repubblicana (198 a.C.) compare ancora una Ibla (la stessa menzionata da Livio?) nell'itinerario dei Theoroi del tempio di Artemide Leucofriene di Delfi[7].

Di Ibla nel I secolo se ne elogiava la qualità del buon miele prodotto. Così Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (XI/13, 1), Marziale negli Epigrammi[8] e Columella nel De res rustica (X, 170).

Claudio Tolomeo nella Geografia ricorda una Ibla a sud di Enna, presso l'agro piazzese, identificando l'ubicazione della città del miele.

Pausania ricorda due diverse Ible: una Major, non ben localizzata, forse presso Paternò; e una Gereate, sede di un tempio molto venerato di una dea indigena, detta pure "villaggio dei Catanesi". Quest'ultima parrebbe una errata trascrizione della Geleate di Tucidide, o forse dell'appellativo Hereate, cioè di Hera, dea cui fu consacrato un tempio e che diede il nome ai monti intorno (gli Erei appunto)[9]

Nel V secolo Stefano Bizantino riporta le seguenti Ible: Major; dei Galeoti o Ibla Piccola; Ibla Era detta pure Minor; una di queste fu chiamata Stiela. Quest'ultima riconosciuta dagli archeologi come ubicata sul monte Naone presso Piazza Armerina[10] e la cui presenza era nota già a Filisto nel V secolo a.C.[11]. Lo stesso termine Naone significherebbe "tempio".

Nell'860 una Ibla si associa alle rivolte contro le occupazioni Musulmane, ricordata da 'Ibn 'al 'Atir[12] e da 'Ibn 'Idris, che specifica come fosse bagnata dal fiume "Nahr' al' asl - fiume di miele - (oggi Gela)"[13], localizzata presso la contrada Casale di Piazza Armerina.

Nel Seicento Filippo Cluverio[14] sostenne erroneamente che la sola rimasta ancora in piedi delle tre Ible fosse da identificarsi con Ragusa, mal interpretando la statio Nible riportata sulla Tabula Peutingeriana come Hibla. Tuttavia il territorio ragusano nel III secolo risultava fortemente ellenizzato, già dal VI secolo a.C.; diversamente quindi da quanto si testimoniava per l'antica Hybla, infatti Pausania in quel periodo appella la Mayor come Hybla città sicana[15]. Inoltre in epoca bizantina[16] e in epoca islamica[17] Ragusa aveva già assunto il suo attuale nome. Tuttavia l'errore di Cluverio fu perpetuato ed oggi è convinzione popolare che Ragusa fosse in origine la Hybla Heraia di cui fece menzione lo scrittore secentesco.

Per quanto riguarda l'Ibla localizzata presso l'attuale città di Paternò, alcuni studiosi ritengono che essa si trovasse sull'acropoli, dove nel 1759 è stata scoperta un'ara con la scritta "Veneri Victrici Hyblensi", attestante il culto d'una Venere che aveva assimilato quello della preesistente dea iblea o Iblea di cui parla Pausania; altri invece ritengono che il tempio-santuario frequentato da popolazioni di diversa provenienza si trovasse nella contrada Salinelle, dove sono state trovate delle monete iblee. In età moderna, poi, si è supposto che gli abitanti dell'Ibla-Paternò si fossero spostati nella zona di Avola, dando origine alla vecchia Avola poi distrutta da un terremoto[senza fonte].

Diffusione del mito di Ibla[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al suo leggendario miele, il mito d'Ibla (fiori, api, miele) ha attraversato i millenni, divenendo un topos letterario e artistico presente in moltissimi autori greci, latini, italiani, anglosassoni, del vecchio e del nuovo Continente. L'anonimo autore del Pervigilium Veneris, poemetto databile fra i secoli I e IV d.C., ai versi 49-52 invita Ibla a versare tutti i fiori prodotti dall'anno e ad indossare una veste di fiori grande quanto la piana etnea. Secondo Carmelo Ciccia la Primavera di Sandro Botticelli (che frequentava il circolo dei Medici, dove eranoto il mito d'Ibla)sarebbe l'Ibla di questi versi essendo la figura del famoso dipintoinghirlandata e vestita di fiori, e versa fiori per terra, proprio come nel Pervigilium[18].

Citazioni del termine Ibla[modifica | modifica wikitesto]

Nelle sue ricerche il Ciccia[19] ha trovato circa 150 citazioni di Ibla e/o termini derivati - presenti una o più volte nelle loro opere - fatte da parte dei seguenti autori greci, latini, italiani e anglosassoni.

  • Autori greci: Eschilo, Erodoto, Tucidide, Filisto, Eforo, Diodoro Siculo, Strabone, Dioscoride, Plutarco, Pausania, Ateneo, Erodiano, Esichio, Stefano Bizantino, anonimo dell’Appendice all'Antologia Greca; Esiodo (in le Opere e i Giorni)
  • Autori latini: Cicerone, Virgilio, Livio, Ovidio, Plinio il Vecchio, Columella, Calpurnio Siculo, Seneca, Lucano, Petronio, Silio Italico, Stazio, Marziale, Pomponio Mela, Sereno Sammonico, Servio Onorato, Claudiano, Simmaco, l'anonimo dei Tetrastici inclusi nell’Antologia Latina, l'anonimo del Pervigilium Veneris incluso nella stessa Antologia e un anonimo dei Carmina Burana;
  • Autori italiani: Decembrio, Ficino, Ariosto, Bandello, Firenzuola, Tasso, Guarini, Marino, Brignole Sale, Carlo de' Dottori, prevosto Celestino, Vico, Metastasio, Parini, Monti, Foscolo, Tommaseo, D'Annunzio, De Roberto, Govoni, Quasimodo;
  • Autori anglosassoni: Shakespeare, Collins, Darby Robinson, Fenno Hoffman, MacDonald, Ingersoll, Sharp, Benet, Barclay;

A queste citazioni si devono aggiungere quelle del toponimo palestinese Ibleam/Bileam (in latino Ieblaam) presenti nella Bibbia, e precisamente nei libri di Giosuè, Giudici, II Re, I Cronache.[senza fonte]

I termini Ibla e Iblea sono stati adoperati anche come nomi di donna, ad indicare leggiadria, gentilezza e dolcezza, mentre nel basso medioevo è esistito il nome d'uomo Ibleto. E secondo questo ed altri studiosi è possibile un collegamento toponomastico fra qualche sicula Ibla e l'antica città siriana Ebla, considerati anche i rapporti fra la Sicilia e l'Asia Minore, nonché i molti toponimi carii in Sicilia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi ad esempio Tucidide (VI/2) e Stefano Bizantino.
  2. ^ Pausania, Viaggio in Grecia V, XXIII §6:
    « καὶ ἱερόν σφισιν Ὑβλαίας ἐστὶ θεοῦ, παρὰ Σικελιωτῶν ἔχον τιμάς. »
  3. ^ Tucidide, La guerra del Peloponneso, traduzione italiana di L. Annibaletto, II, Verona 1952, VI, pp. 77, 118-119.
  4. ^ Vedi per le ipotesi di quest'ultima città: L. Villari, Ibla Geleate, la villa romana di Piazza Armerina, Roma 1985.
  5. ^ P. Orlandini, L'espansione di Gela nella Sicilia centro- meridionale, in «Kokalos» VIII, 1962, p. 114.
  6. ^ L. Villari, Hybla Deinceps Platia, Roma 2000, p. 13.
  7. ^ B. Bravo, Hera dei Siceli, Dea di Hybla e Demeter signora di Enna, in «Annali dell'Istituto Italiano per gli studi storici», XII (1991-1994), p. 143.
  8. ^ Egli scrisse «Florida per varios ut pingitur Hybla colores cum breve Sicanie ver populantur apes»; Marziale, Epigrammi, edizione di Parigi 1961, XI, 8.
  9. ^ Come ricordato da Diodoro (IV, 84); vedi B. Bravo, cit..
  10. ^ Dallo studio delle monete rinvenute in scavi clandestini su cui compare la legenda STI o STIA; cfr. E. Cammarata, Numismatica e Topografia antica, in «Demetra», 7, Palermo 1994, pp. 22 passim.
  11. ^ Stefano Bizantino riporta:
    « Ibla (nome) di tre città di Sicilia. La Maggiore, i cui abitanti si chiamano Iblei; la Piccola, i cui abitanti si chiamano Iblei Galeoti; la Minore si chiama Era. È pure (il nome di) una città d'Italia. Ibla deriva il suo nome dal re Iblone. Per il fatto che più città si chiamano Ibla, gli abitanti di Sicilia solevano chiamare (gli abitanti di una) Megaresi. Una delle Ible si chiama Styela, come afferma Filisto nel IV libro delle Cose Sicule »
    A. M. Meineke (a cura di) S. Bizantinus. Etnika, Berlino 1853 , ristampa di Graz 1958, pp. 664 passim.
  12. ^ M. Amari Ibn' al' Atir, in «Biblioteca Arabo-Sicula», I, Torino 1988, p. 381.
  13. ^ M. Amari, 'Ibn 'Idris, in cit., I, p. 102. Questa è chiamata 'Iblâtasah o 'Iblâtanah, riproducendo il suono di Ibla Elatson o Ibla Elatton (Ibla Minore)
  14. ^ P. Cluver, Sicilia Antiqua, II, Lugduni Batavorum 1619, p. 350.
  15. ^ L. Villari 2000, pp. 9-23.
  16. ^ G. Alessio, L'elemento greco nella toponomastica della Sicilia, in «Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici», III, Palermo 1955, p. 249.
  17. ^ M. Amari, 'Ibn 'Idris, cit.
  18. ^ Ipotesi poi citata da Guido Cornini nel suo inserto sul Botticelli I maestri del passato / Sottile evocatore di fiabe, in “Ars”, De Agostini-Rizzoli, Milano, dicembre 1999.
  19. ^ Vedi elenco in bibliografia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Alessio, L'elemento greco nella toponomastica della Sicilia, in «Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici», III, Palermo 1955.
  • Carmelo Ciccia, Il mito d'Ibla nella letteratura e nell'arte: con testo e traduzione del ‘Pervigilium Veneris' e nuova interpretazione della ‘Primavera' del Botticelli, Pellegrini, Cosenza, 1998. ISBN 88-8101-043-7 [1][2]
  • Carmelo Ciccia, Il Pervigilium Veneris e La Primavera del Botticelli, estratto da “Atti e memorie dell'Ateneo di Treviso”, Zoppelli, Treviso, 1997-98.[3]
  • Carmelo Ciccia, Onomastica iblea, “Ricerche”, Catania, ott.-dic. 2001.
  • Carmelo Ciccia, Il mito d'Ibla nella letteratura e nell'onomastica, “Atti della Dante Alighieri a Treviso”, vol. IV, Zoppelli, Treviso, 2001.
  • Carmelo Ciccia, Il leggendario miele ibleo, “Ricerche”, Catania, genn.-giu. 2009.
  • Gabriella Mauciere, La moneta delle Salinelle / Identità di Avola, Sicilia Illustrata, Catania, 2007
  • P. Orlandini, L'espansione di Gela nella Sicilia centro- meridionale, in «Kokalos» VIII, 1962, pp. 69–121.
  • L. Villari, Hybla Deinceps Platia, Roma 2000.
  • L. Villari, Ibla Geleate, la villa romana di Piazza Armerina, Roma 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]