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Guerra del Peloponneso (Tucidide)

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Guerra del Peloponneso
Titolo originale Περὶ τοῦ Πελοποννησίου πoλέμου
Altri titoli Storie
Thucydides Manuscript.jpg
Una pagina di un manoscritto dell'Ottocento
Autore Tucidide
1ª ed. originale V secolo a.C.
1ª ed. italiana 1545
Genere saggio
Sottogenere storico
Lingua originale greco antico
Ambientazione Grecia, Sicilia

La Guerra del Peloponneso (in greco antico Περὶ τοῦ Πελοποννησίου πoλέμου, traslitterato in Perí toû Peloponnēsíou polémou) è un'opera di Tucidide sulla guerra del Peloponneso, scritta dallo storico greco nel periodo di permanenza ad Atene.

Il titolo dell'opera e la divisione in otto libri, realizzate dai bibliotecari alessandrini, sono entrambe posteriori. Infatti all'opera viene attribuito anche il titolo di Storie, come quelle di Erodoto.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è un profondo e analitico resoconto cronologico del conflitto che oppose fra il 431 a.C. e il 404 a.C. Sparta ed Atene per il predominio sulla Grecia.

I libri comprendono tre fasi precise del conflitto (e il I libro comprende un excursus sul cinquantennio di pace -Pentecontaetia- che precedette il conflitto diretto): lo scontro tra i due colossi Atene e Sparta dal 431 a.C. al 421 a.C. (anno della pace stipulata dall'uomo politico e generale ateniese Nicia); la sventurata spedizione ateniese in Sicilia iniziata nel 415 a.C. e conclusa nel 413 a.C. con la distruzione della flotta nel porto di Siracusa da parte delle truppe del comandante spartano Gilippo; ed infine la prosecuzione del conflitto fino al 411 a.C.

Nelle intenzioni di Tucidide la narrazione sarebbe dovuta proseguire fino alla fine della guerra (404 a.C.).

Contenuto in breve[modifica | modifica wikitesto]

  • I Libro: si apre con una sintesi della storia della Grecia a partire dai primi abitanti fino all'età di Tucidide. Segue una promessa metodologica utile per comprendere l'opera, in quanto l'autore chiarisce il fine che si è proposto e il metodo di indagine utilizzato. Si passa poi agli antefatti che portarono all'ostilità tra Atene e Sparta.
  • II Libro: descrive i primi tre anni di guerra peloponnesiaca (431-429 a.C.). Qui si narra di Pericle e, di notevole importanza è l'orazione funebre tenuta dal medesimo,per commemorare i caduti del primo anno di guerra.
  • III Libro: copre il periodo dal 428 al 426 a.C., durante il quale gli spartani invasero per la terza volta l'Attica e rasero al suolo Platea, dopo aver massacrato la popolazione locale. Importanti sono anche i fatti di Corcira che spinsero Tucidide a riflettere sul sovvertimento di tutti i valori umani a causa della guerra.
  • IV Libro: protagonista è il triennio 425-423 a.C., l'Attica viene invasa nuovamente dagli spartani, la guerra in Sicilia viene momentaneamente conclusa, e gli Ateniesi ottengono alcuni successi.
  • V Libro: esso si spinge fino al 416 a.C. La tregua tra Sparta e Atene durò meno di sette anni, provocata da violazioni da parte di entrambe. Fatto peculiare di questo libro, è che esso dà l'impressione di essere stato solamente abbozzato.
  • VI-VII Libro: sono dedicati alla narrazione dell'impresa in Sicilia con una breve introduzione sulla storia dell'isola.
  • VIII Libro: l'ultimo libro narra degli avvenimenti compresi tra il 413-411 a.C. La narrazione si sofferma inoltre sul colpo di Stato dei Quattrocento che rovesciò la democrazia Ateniese e impose l'oligarchia.

Libro I[modifica | modifica wikitesto]

Tucidide esordisce con un breve "prologo", in cui racconta la storia della Grecia dall'invasione dei Dori alle guerre persiane, dall'avvento della democrazia di Pericle, fino all'attuale inizio della guerra del Peloponneso, specificandone le cause. Il libro dunque inizia, e si concentra particolarmente sulla presa di Sesto nel 478 a.C., e l'inizio della guerra vera e propria nel 431 a.C.. La parte finale del libro, dopo la presentazione dei fatti precedenti alla guerra, riguarda le nuove modifiche di governo della Lega peloponnesiaca (Sparta), e della situazione di travaglio ad Atene, dove Pericle dichiara guerra a Sparta. Le ultime parti riguardano alcuni punti oscuri della storia greca, come la morte di Temistocle, generale dell'armata greca contro la Persia, e di Pausania, re spartano.

Libro II[modifica | modifica wikitesto]

Le prime operazioni di guerra, descritte nel libro, prevedono l'attacco a Platea da parte di Tebe, dacché la città è in accordo con gli ateniesi. Anche Sparta mobilita le forze alleate, ma Atene le respinge sulle coste del Peloponneso. I soldati ateniesi dunque si ritirano nella roccaforte, e Pericle celebra i caduti con un insolito discorso, elogiando e celebrando la superpotenza di Atene, dichiarando che la città è l'esempio stesso della perfezione sotto cui tutta la Grecia ed i suoi nemici devono sottostare. Il politico dunque esorta i combattenti ateniesi a sconfiggere Sparta, mentre prepara un nuovo attacco, ma improvvisamente scoppia un'epidemia di peste che decima la popolazione e le truppe della città, uccidendo Pericle stesso.

Successivamente Atene decide di rimandare lo scontro con Sparta, andando a ricacciare i ribelli nella Tracia e nella Macedonia.

Libro III[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio ateniese dell'Attica viene nel frattempo invaso dagli alleati "Peloponnesiaci", sebbene nell'alleata Mitilene scoppi una rivolta, sedata subito da Atene. Il politico anziano Cleone vorrebbe che Atene dia una punizione esemplare, radendo al suolo la città, scontrandosi con l'opposizione di Diodofo. Atene punisce ugualmente gli abitanti di Mitile, e Sparta risponde attaccando Platea. Atene allora decide di riunire i politici nell'isola di Corcira, sia della città che della nemica Sparta. Il dibattito acceso mette a nudo l'impossibilità di collaborazione dei democratici e degli oligarchici.

Libri IV-V[modifica | modifica wikitesto]

Sparta tenta un nuovo assalto nell'Attica, venendo fermato da Demostene a Pilo: infatti un contingente spartano viene catturato dagli ateniesi per ricevere informazioni, tuttavia presso Calcidica il capitano spartano Brasida sconfigge in un duro scontro gli ateniesi, costretti a ripiegare. Nel libro V, Tucidide narra la disfatta di Anfipoli, nella Calcidica, dove muoiono entrambi i generali delle due armate nemiche. L'anno è il 421 a.C., e così Atene e Sparta, stremate, decidono di stabilire una tregua: la pace di Nicia. Nel frattempo gli ambasciatori ateniesi si recano nell'isola di Melo, assai vicina strategicamente alle isola del dodecaneso, sebbene sia stata fondata da Sparta. Il celebra dialogo tra i Meli e gli Ateniesi mostra la spregiudicatezza e la spocchia di questi ultimi, che con la giustificazione di valori della democrazia, tentano di assoggettare tra i loro alleati gli abitanti dell'isola, impedendo a questi di opporsi o di discutere. In questo dialogo Tucidide evidenzia l'ipocrisia e l'ideale di imperialismo presente nella mentalità democratica ateniese.

Libri VI-VII[modifica | modifica wikitesto]

I libri VI-VII narrano la spedizione definitiva di Atene a Siracusa, e la sua successiva e definitiva sconfitta. I Meli vengono umiliati e sconfitti dalla flotta ateniese, che successivamente si sposta sulle coste di Siracusa, cercando di assediare la città. Il nuovo generale è l'integerrimo Alcibiade, personaggio scomodo nella società ateniese. Durante il viaggio, tuttavia, Alcibiade è costretto a tornare in patria per lo scandalo della mutilazione di busti di Hermes, di cui è accusato. Alcibiade fugge così a Sparta, dove si allea con il nemico di Atene. Il comando dell'armata ateniese viene affidato a Nicia e Lamaco, che però hanno la peggio in Sicilia. I soldati vengono sterminati, ed i prigionieri rinchiusi nelle Latomie, dove solo alcuni riescono a salvarsi, recitando i versi delle Troiane di Euripide.

La sconfitta degli ateniesi è dovuta non solo alla strenua ribellione dei siracusani, ma anche grazie alle informazioni che Alcibiade ha fornito agli spartani, giunti in tempo a Siracusa, sotto il comando di Gilippo, che hanno sbaragliato senza preavviso la flotta degli Attici. L'anno è il 413 a.C..

Libro VIII[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo libro parla delle fasi finali della Guerra del Peloponneso. La notizia della disastrosa spedizione a Siracusa genera sgomento ad Atene, perché due satrapi: Tissaferne e Farnabazo, hanno annunciato la minaccia di un nuovo attacco alla Grecia da parte della Persia. Nel 411 a.C., Atene è scossa da un colpo di stato oligarchico, mentre i suoi alleati si rivoltano contro la città, ormai sulla via del tramonto. Gli oligarchici hanno la meglio, e instaurano il governo del "Quattrocento", che deve lottare contro la democratica assemblea dei "Cinquemila". L'anno è il 404 a.C..

Successivamente il resoconto di Tucidide s'interrompe bruscamente, e si presume che il materiale che doveva essere aggiunto per completare l'opera sia stato usato da Senofonte per l'incipit delle sue Elleniche.

Il capitolo 26 del V libro[modifica | modifica wikitesto]

Al capitolo 26 del quinto libro si nota una brusca ripresa del nome dell'autore, seguita poi da una prima persona singolare non spiegabile (il cosiddetto "secondo proemio"): "Anche la narrazione di questi avvenimenti è stata composta dallo stesso Tucidide d'Atene, seguendo l'ordine del loro reale svolgimento, uno dopo l'altro, per estati e inverni, finché gli Spartani con gli alleati a fianco umiliarono la potenza ateniese e invasero le Lunghe Mura con il Pireo. [...] Giacché serbo un ricordo personale, d'aver sentito sempre, dallo scoppio della guerra fino al suo termine, più d'uno asserire che la sua durata doveva essere di tre volte nove anni. L'ho vissuta intera, stagione dopo stagione, maturo d'anni per indagarla e intenderla criticamente, studiandone ogni fase con riflessiva premura, con rigore assoluto di documentazione e di scienza. Mi toccarono inoltre venti anni d'esilio dalla mia patria..."[1]: molti commentatori antichi (ad esempio Marcellino e Timeo di Tauromenio) non si sono curati di questo forte stacco, utilizzando persino l'affermazione sui vent'anni di esilio dal 423 a. C. per stilare le biografie di Tucidide. Eppure l'eventualità dell'esilio porta non pochi problemi nella ricostruzione della vita dell'autore: Aristotele, ad esempio, attesta che Tucidide aveva assistito al processo contro Antifonte nel 411 a. C., ben prima della fine dei supposti vent'anni; bisogna però considerare che dopo il disastro in Sicilia fu concessa un'amnistia generale nel 413, e di questa avrebbe potuto beneficiare anche Tucidide. Per risolvere questo problema, il filologo classico Luciano Canfora ha ipotizzato che a scrivere in V,26 non sia Tucidide, ma il redattore delle sue opere che, dopo la morte dell'autore avrebbe pubblicato i suoi lavori. E secondo la versione riportataci da Diogene Laerzio nelle sue Vite dei filosofi (It is said, also, that he [Senofonte] secretly got possession of the books of Thucydides, which were previously unknown, and himself published them. [...])[2], il redattore in questione sarebbe Senofonte, al quale sarebbe quindi da riferire la notizia dell'esilio; si spiegherebbe così anche l'interruzione nell'VIII libro e la mancanza del racconto degli ultimi anni della guerra, considerando dunque parte delle Elleniche di Senofonte (1-2, 3, 10) come materiale tucidideo, che in effetti mostra delle discrepanze rispetto al resto dell'opera.

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Gli otto libri di Thucydide atheniese, delle guerre fatte tra popoli della Morea, et gli Atheniesi. Nuouamente dal greco idioma, nella lingua thoscana, con ogni diligenza tradotta, per Francesco di Soldo Strozzi fiorentino, Vincenzo Vaugris (Valgrisi), Venezia, 1545
  • La guerra del Peloponneso, Nuova Collezione di testi greci e latini, 5 voll.( 4 di testo e 1 di Commento), Le Monnier, Firenze, 1902-1906
  • Storia della guerra del Peloponneso, passi scelti commentati da Agostino Silvani, introduzione di Giovanni Roberti, Società Editrice Dante Alighieri, Milano-Roma-Napoli, 1912
  • Delle guerre del Peloponneso, trad. di Pietro Manzi con appunti biografici e critici di Lodovico Corio, pp.325, Sonzogno, Milano, 1927-1930
  • La guerra del Peloponneso. Introduzione e traduzione di Piero Sgroi, Biblioteca Storica, pp.670, ISPI, Milano, 1942
  • Guerra del Peloponneso, introduzione e trad. di Ezio Savino, Collana I grandi libri n.91, Garzanti Libri, Milano, 1974-1989-2013
  • La guerra del Peloponneso, trad. e note di Luigi Annibaletto, 2 voll., Biblioteca Moderna n.300-301, Mondadori, 1952-1961-1971; Collana Oscar Mondadori, Milano, 1971
  • La guerra del Peloponneso, introduzione e trad. a cura di Claudio Moreschini, pp.673, Boringhieri, Torino, 1961-1963
  • La guerra del Peloponneso, introduzione, trad. e note di Ezio Savino, cofanetto di 2 voll., Collana Classici della Fenice, pp.1312, Guanda, Parma, 1979 ISBN 978-88-77-46148-3
  • Le Storie, a cura di Guido Donini, Collana Classici Greci, UTET, 2 voll., pp.1396, Torino, 1982, ISBN 978-88-02-03668-7; UTET, 2007, ISBN 978-88-02-06322-5; UTET, 2005-2014 ISBN 978-88-51-12523-3
  • La guerra del Peloponneso, trad. di M. Moggi, Collana I Classici di Storia, pp.1065, Rusconi, Milano, 1984, ISBN 978-88-18-16970-6
  • La guerra del Peloponneso, trad. di Franco Ferrari, note di Giovanna Daverio Rocchi, 2 voll., Collana Classici, BUR, Milano, 1985 - Introduzione di Moses I. Finley, Collana Classici greci e latini, pp.1536, BUR, Milano, 1996-2008 ISBN 978-88-17-12964-0
  • La guerra del Peloponneso, a cura di Luciano Canfora, Collana Biblioteca Universale, Laterza, Roma-Bari, 1986
  • La guerra del Peloponneso. Edizione con testo greco a fronte a cura di Luciano Canfora, Collana Biblioteca della Plèiade n.20, Einaudi, Torino, 1996; Collana I Classici Collezione, 2 voll., Mondadori, Milano, 2007 ISBN 978-17-217-1833-8
  • La guerra del Peloponneso. Introduzione di Luciano Canfora. Traduzione di Piero Sgroj. Revisione e note di Livio Rossetti in collaborazione con Graziano Ranocchia, Collana Grandi Tascabili Economici, Newton & Compton, Roma, 1996-1997 ISBN 978-88-81-83435-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tucidide > La guerra del Peloponneso 5/1
  2. ^ Diogenes Laertius Lives of the Philosophers: Xenophon, translated by C.D. Yonge

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]