Iberi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Iberici" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Iberico.
Guerriero ibero (IIIII secolo a.C.)

Gli Iberi erano un gruppo di popoli, imparentati linguisticamente fra di loro, che abitavano la parte orientale e meridionale della penisola iberica durante il I millennio a.C.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Taluni ritenevano fossero originari dell'Africa settentrionale. In realtà oggigiorno tale teoria è stata ampiamente superata sia dalla storiografia spagnola che internazionale. Con ogni probabilità infatti, i popoli iberici sono in massima parte di origine autoctona e il loro sviluppo culturale e politico si deve al contatto con gruppi etnici, portatori di civiltà più avanzate, presenti nella penisola. Ricordiamo, a questo proposito, i Fenici e i Greci, stanziati con proprie colonie in terra ispanica fin dall'VIII secolo a.C. Ciò non esclude che, in epoca preistorica, ci possano essere stati degli apporti umani provenienti dall'Africa, che abbiano contribuito alla formazione delle etnie iberiche.

Gruppi iberici si diressero inoltre nell'attuale Francia. Il geografo greco Strabone affermava che parte della Gallia meridionale era abitata da genti di origine iberica, come testimoniavano la lingua e i tratti somatici dei popoli ivi stanziati, diversi da quelli dei Galli. Secondo taluni, nuclei di Iberi raggiunsero, in epoca protostorica (cultura del vaso campaniforme), anche la Sicilia, la Sardegna, l'Europa centrale e le isole britanniche.

Espansione[modifica | modifica wikitesto]

La loro civiltà iniziò a svilupparsi solo alla fine del VI secolo a.C., subito dopo la caduta di Tartessos, in Andalusia, per poi diffondersi, nel secolo successivo, in tutto il levante spagnolo e, nel corso del IV e del III secolo a.C. anche nelle valli del Segura, dell'Ebro (assorbendo le precedenti popolazioni protoceltiche dei campi di urne) e in parte delle regioni pirenaiche. La zona propriamente "iberica" della futura Hispania romana finì in tal modo con l'estendersi dai Pirenei alle foci del Guadalquivir ed oltre, comprendendo, attorno al 240 a.C., alla vigilia dell'invasione punica, oltre un terzo dell'attuale Stato spagnolo.

L'influenza degli Iberi andò ben oltre le proprie zone di stanziamento. Alcune popolazioni celtiche, già presenti da lungo tempo nell'altopiano (meseta) castigliano-aragonese (e per questo chiamate anche celtibere) adottarono dagli Iberi il sistema di scrittura e in primo luogo l'alfabeto, e in taluni casi si fusero con essi. Monete e oggetti artistici iberici sono state rinvenuti persino nell'attuale Portogallo e in alcune zone della Francia meridionale.

Conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conquista romana della Spagna.

Gli Iberi furono assorbiti nello stato romano, dopo strenua resistenza, fra la fine del III secolo a.C. e la fine del secolo successivo. Nonostante l'intensa latinizzazione cui furono sottoposti fin dai primi decenni della dominazione romana, conservarono la propria lingua, il proprio alfabeto, alcune delle divinità del proprio Pantheon e molti dei loro usi e costumi fino all'età augustea.

Popoli Iberici[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione militare[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Organizzazione militare degli Iberi.

Il personaggio del guerriero iberico fu descritto dai Greci, che rimasero affascinati dai soldati che si lanciavano in battaglia senza paura e senza andare in ritirata nemmeno quando la battaglia era ormai persa. I guerrieri a cui si riferivano erano i mercenari iberici reclutati dai greci per le loro guerre.

Anche i Romani successivamente ribadirono il carattere bellicoso degli Iberi, quando, dopo la rimozione della minaccia cartaginese, si lanciarono alla conquista della Spagna, trovandosi d'accordo con i greci a proposito del coraggio e del disprezzo della morte in battaglia che mostravano gli Iberi, per il quale sia Roma che Cartagine li assumevano come mercenari. Roma si riferisce anche all'iberico come a un soldato molto leale.

Il "devotio", un giuramento che consacravano a qualche dio, al quale offrivano senza paura la loro vita e che li legava indissolubilmente al loro capo. Diventavano guardie del corpo estremamente leali: se il capo moriva in battaglia, loro o combattevano fino a morire o, se sopravvivevano alla battaglia, si suicidavano. La cosa che approvarono alcuni imperatori romani era che, attraverso questo rituale sacro, si potevano servire degli iberi perché sapevano di avere assicurata la loro lealtà e che il valore e il coraggio di questi guerrieri li avrebbe protetti nelle circostanze più avverse e sfavorevoli.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La religione è un tema poco conosciuto della cultura iberica, tuttavia negli ultimi tempi sono stati fatti passi avanti per quanto riguarda la sua conoscenza e la sua interpretazione. Le fonti più importanti sono costituite dai rinvenimenti archeologici e i testi scritti. I rinvenimenti principali sono costituiti dagli ex voto, oggetti votivi in bronzo, terracotta, pietra o ceramica.

Usanze funebri[modifica | modifica wikitesto]

Gli Iberi cremavano i loro morti (tradizione introdotta dai popoli dei campi di urne) e le loro ceneri venivano riposte in urne cinerarie che venivano successivamente interrate accompagnate da un corredo funerario.

Principali aree linguistiche e popoli dell'Antica Iberia nel 300 a.C. circa. Il territorio occupato dagli Iberi è evidenziato in arancio

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Pur esistendo una notevole quantità di iscrizioni iberiche (oltre milleottocento) che ha permesso la decifrazione dell'alfabeto relativo, la lingua (o le lingue) iberica (iberiche), continua ad essere poco conosciuta. Quel che si può asserire con sicurezza è che non aveva né un'origine semiticaindoeuropea. Alcuni studiosi considerano tale idioma antenato del basco, con cui presenta non poche affinità.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfonso Moure Romanillo, Juan Santos Yanguas, José Manel Roldán, Vol. I del Manual de Historia de España, Prehistoria e Historia Antigua, Madrid, Historia 16 Ed., 1991, ISBN 84-7679-193-3
  • Jesús Bermejo Tirado, Breve historia de los Íberos, Madrid, Ediciones Nowtilus S.L., 2007, ISBN 978-84-9763-353-6
  • José R. Pellón Íberos [de A a la Z], La vida en Iberia durante el primer milenio antes de Cristo, Madrid, Espasa Calpe, 2006
  • Arturo Ruiz y Manuel Molinos, Los Iberos, Análisis arquologico de un proceso histórico, Barcelona, Crítica Grijalbo Mondadori, 1995 (reimpresión de la ed. de 1993), ISBN 84-7423-566-9
  • Antonio Arribas Gli Iberi ; traduzione di Elena Lattanzi, Milano, : Il Saggiatore, 1967, 265 p. : ill. ; 21 cm

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]