Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta

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Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano
e di Santa Maria Assunta
Gaeta, Basilica Cattedrale - Esterno.jpg
Facciata e campanile
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Gaeta-Stemma.png Gaeta
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Erasmo di Formia, Marziano di Siracusa, Maria Assunta
Diocesi Arcidiocesi di Gaeta
Consacrazione 22 gennaio 1106,
28 maggio 1793,
23 novembre 1950,
27 settembre 2014
Stile architettonico normanno (campanile), neogotico (esterno) barocco, neoclassico (interno)
Inizio costruzione XI-XII secolo
Completamento 1950

Coordinate: 41°12′31.32″N 13°35′12.48″E / 41.2087°N 13.5868°E41.2087; 13.5868

« O Gaeta, se in Sant'Erasmo sei
a pregar pe' tuoi morti, riconosci
il Vessillo di Pio ne' tuoi trofei,
toglilo alla custodia perché scrosci
come al vento di Lepanto tra i dardi
d'Ali [...] »

(Gabriele d'Annunzio, La canzone dei trofei.[1])

La cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta è il luogo di culto cattolico più importante di Gaeta, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi e sede della parrocchia di Maria Santissima Assunta in Cielo.[2]

La cattedrale sorse in luogo della più antica chiesa di Santa Maria del Parco[3] a partire dal IX secolo più volte ampliata. Nel XIII assunse una struttura a sette navate che mantenne inalterata sotto le superfetazioni posteriori; importanti furono gli interventi del XVII secolo, condotti dalla famiglia Lazzari che realizzò l'attuale abside e il succorpo, e della fine del XVIII secolo, quando su progetto di Pietro Paolo Ferrara l'interno assunse l'attuale conformazione.[4] La facciata neogotica venne costruita nel 1903-1904 e completata solo nel 1950.[5]

La cattedrale è stata elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio IX il 10 dicembre 1848.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Interno verso la controfacciata attuale (originariamente parete di fondo) della settima navata, navata laterale sinistra della prima cattedrale.

Anticamente, la città di Gaeta ricadeva sotto la giurisdizione della diocesi di Formia, secondo la tradizione fondata tra la fine del III secolo e gli inizi del IV. A causa delle frequenti incursioni saracene, la sede vescovile venne trasferita nella più sicura città di Gaeta, dapprima saltuariamente (a partire dal 787, col vescovo Campolo), poi definitivamente nell'VIII-IX secolo.[7]

Le reliquie di sant'Erasmo vennero portate a Gaeta nell'842 dal vescovo Giovanni III e collocate nella preesistente chiesa di Santa Maria del Parco,[8] che acquisì tale appellativo (posto ad indicare un'area recintata) dopo la sua inclusione all'interno della seconda cinta muraria della città, edificata tra la fine dell'VIII secolo e gli inizi di quello successivo.[9] A partire dal regno degli ipati Giovanni I (867-933) e Docibile II suo figlio (933-954), la chiesa venne ampliata, e nuovamente dopo il 978, per venire infine consacrata il 22 gennaio 1106 da papa Pasquale II[10] e dedicata a santa Maria Assunta e a sant'Erasmo, e probabilmente anche a san Marciano e san Probo;[11] questa aveva una struttura a tre navate con accesso rivolto verso il mare e fu il luogo in cui venne consacrato papa Gelasio II il 10 marzo 1118.[12][13]

Nel 1148 ebbe inizio la costruzione dell'alta torre campanaria su progetto di Nicolangelo, romano, su un terreno appositamente donato dal monaco Pandolfo Pelagrosio; i lavori vennero completati soltanto nel 1279.[14]

La cattedrale attuale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º giugno 1213, un potente terremoto interessò l'area dei monti Aurunci e causò la distruzione di molti edifici anche nella città di Gaeta; la cattedrale crollò parzialmente e venne successivamente ricostruita entro il 1256 con una più ampia struttura a sette navate e orientamento opposto rispetto a quello originario;[12] la navata laterale sinistra della prima cattedrale, sebbene non in asse con le altre, andò a costituire la prima navata laterale di destra della nuova chiesa. Per tutto il XIII secolo, l'edificio venne arricchito con preziosi manufatti, tra i quali la colonna del cero pasquale e un pulpito; nel 1303, in occasione del millenario della morte di sant'Erasmo, venne fatta realizzare una preziosa statua argentea raffigurante il patrono.[15]

Nei secoli XV e XVI, l'arredamento interno della chiesa subì alcune modifiche: venne modificato l'assetto del presbiterio e installato un coro ligneo intagliato, nonché un primo organo a canne di modeste dimensioni.[16]

L'abside barocca (XVII secolo, terminata nel 1737 con la costruzione della volta) nell'assetto attuale, con l'altare maggiore di Dionisio Lazzari (1683).

A partire dal 1619, venne costruita un'abside a pianta rettangolare in stile barocco, con sottostante cripta denominata succorpo per accogliere le reliquie dei santi patroni.[17] I lavori iniziarono sotto la direzione di Jacopo Lazzari, cui successe nel 1644 il figlio Dionisio, il quale si occupò negli anni ottanta della realizzazione di un nuovo altare maggiore in marmi policromi;[18] quest'ultimo non era collocato a ridosso della parete fondale, ma sotto l'arco absidale, mentre in fondo all'abside vi era un organo a canne su apposita cantoria, probabilmente gemello di quello del santuario della Santissima Annunziata (costruito da Giuseppe de Martino nel 1685-1689 e ampliato nel 1737).[19] A causa della mancanza di fondi, l'abside venne coperta provvisoriamente con una volta ad incannucciata; soltanto nel 1775, venne realizzata la volta a botte in muratura, sebbene più bassa rispetto a quella del progetto originario.[20]

Nel 1725, la cattedrale era anche sede della parrocchia di Santa Maria Assunta (che contava 310 abitanti e che era stata unita nel XVI secolo a quella di San Salvatore dal vescovo cardinale Tommaso De Vio) e dell'unico fonte battesimale presente all'interno delle mura della città di Gaeta (corrispondente all'attuale centro storico medievale) presso il quale i vari parroci venivano per amministrare il sacramento del Battesimo; inoltre, vi era un capitolo costituito da 17 canonici e altri chierici.[21]

Alcune colonne antiche inglobate nella sovrastruttura neoclassica realizzata tra il 1788 e il 1793 da Pietro Paolo Ferrara.

A partire dal 1788, per volere di Ferdinando IV di Borbone, la cattedrale fu interessata da un radicale intervento di restauro su progetto di Pietro Paolo Ferrara: egli non demolì l'antica struttura gotica, ma la inglobò all'interno di una veste in stile neoclassico; la pianta venne ridotta da sette a tre navate con cappelle laterali e la navata centrale fu coperta con volta a botte cassettonata, mentre le due laterali con cupolette. La chiesa, rinnovata, venne riconsacrata e aperta al culto il 28 maggio 1793 dal vescovo Gennaro Clemente Francone.[22]

Nel XIX secolo l'interno dell'edificio fu oggetto di alcune modifiche: nel 1810, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi voluta da Gioacchino Murat (1809), accolse due altari barocchi provenienti dalla chiesa Santa Caterina d'Alessandria; nel 1828 vennero realizzate le balaustre delle cappelle laterali e una doppia scalinata di raccordo tra presbiterio e navata centrale dal vescovo Luigi Maria Parisio,[23] il quale nel 1845 volle il rifacimento dell'aula capitolare adibendola a sacrestia.[24] Con la bolla In Sublimi del 31 dicembre 1848, papa Pio IX esule a Gaeta, elevò la diocesi al rango di arcidiocesi;[25] egli stesso visitò e celebrò più volte all'interno della cattedrale durante la sua permanenza nella città (1848-1849) e nuovamente nell'aprile 1850 nel viaggio di ritorno da Portici a Roma, e le donò alcune suppellettili liturgiche attualmente esposte presso il Museo diocesano.[26] Negli ultimi mesi dell'assedio di Gaeta del 1860-1861 la chiesa venne colpita da due proiettili (rispettivamente caduti nella sacrestia e nell'abside), i quali causarono alcun danni riparati negli anni successivi.[27]

La facciata, frutto dei restauri della fine del XIX secolo, si presentava in forme molto semplici: essa era costituita da una parete intonacata di chiaro avente coronamento piatto, nella quale si aprivano tre finestre a lunetta, quella centrale in alto in corrispondenza della volta della navata maggiore e le due laterali, più in basso, ove attualmente si aprono due piccoli rosoni circolari a dar luce alle navatelle; il prospetto era suddiviso a metà della sua altezza da un semplice cornicione e vi era un unico portale, sormontato dall'iscrizione rimasta nella medesima posizione e dall'Aquila marmorea a rilievo ora all'interno della chiesa.[28] Nel 1860 l'arcivescovo Filippo Cammarota incaricò Giacomo Guarinelli, maggiore e comandante del Genio, nonché architetto in quegli anni attivo a Gaeta anche per il rifacimento in stile neogotico del tempio di San Francesco[29] e il restauro di alcune chiese,[30] di progettare una nuova facciata;[31] Guarinelli ideò un prospetto in uno stile neomedievale che si raccordasse a quello del campanile, con un portico sormontato da un loggiato chiuso all'interno del quale allestire un lapidarium.[32] Il progetto non venne mai realizzato.

Il 22 gennaio 1903, in occasione del sedicesimo centenario della morte di sant'Erasmo,[33] ebbe inizio la costruzione di una nuova facciata in stile neogotico, su progetto di Pietro Giannattasio e con la consulenza del canonico Filippo Pimpinella, secondo le medesime modalità proposte da Guarinelli. I lavori si fermarono nel 1904, con la parte inferiore completata e quella superiore mancante delle due ali laterali e del rosone; furono portati a termine soltanto nel 1950[34] e, nei locali soprastanti l'atrio e retrostanti la cantoria, venne allestito il Museo diocesano, aperto nel 1956 (come già previsto nel 1910 dalla Soprintendenza alle Gallerie del Lazio),[35] mentre in origine sarebbero dovuti essere adibiti ad archivio e aula capitolare.[36] Nel 1935, in occasione del Congresso eucaristico che si sarebbe tenuto a Gaeta l'anno successivo, l'arcivescovo Dionigi Casaroli fece realizzare un pavimento in marmi policromi per l'abside, recante al centro lo stemma del presule.[23]

Nella notte tra l'8 e il 9 settembre 1943, dopo il proclama dell'armistizio di Cassibile, la città di Gaeta venne bombardata dall'aviazione tedesca e un ordigno colpì la cattedrale causando ingenti danni: andarono distrutti il tetto della navata centrale e l'organo a canne in controfacciata, pesantemente danneggiati il pavimento dell'abside e lo Stendardo di Lepanto, allora esposto sopra l'altare maggiore.[23] La chiesa, riparata, venne riaperta al culto nel 1950 dopo esser stata riconsacrata dall'arcivescovo Casaroli il 23 novembre dello stesso anno.[37]

Negli anni immediatamente successivi alla chiusura del Concilio Vaticano II, venne sostituita la cattedra lignea – priva di particolari decorazioni – con una poltrona dall'alto schienale imbottito che divenne sede ordinaria per i celebranti non vescovi dopo il dono, avvenuto nel 1972, di una nuovo seggio lignea in stile moderno e di fattura geometrica, già sede della chiesa di Santa Maria Assunta in Sperlonga.[38] In occasione della visita di papa Giovanni Paolo II a Gaeta (25 giugno 1989),[39] si volle dotare la cattedrale di un nuova cattedra e venne affidato l'incarico a Erasmo Vaudo; il seggio venne realizzato in marmo di Coreno Ausonio, reimpiegando alcuni reperti scultorei medioevali appartenenti alla cattedrale (quali due leoni stilofori posti ai lati della seduta, un frammento marmoreo con quinconce cosmatesco privo della decorazione musiva con funzione di schienale, e al di sopra di esso l'Aquila già sulla facciata settecentesca), e fu inaugurato dal papa stesso durante l'incontro con il clero diocesano avvenuto all'interno dell'edificio.[40]

Iscrizione commemorativa della riconsacrazione del 27 settembre 2014.

Il 24 novembre 2003, con una delibera del comune di Gaeta che fino ad allora ne deteneva la proprietà, la cattedrale venne donata gratuitamente all'arcidiocesi, che ne divenne la proprietaria.[41]

A partire dal 2008, la cattedrale è stata soggetta ad un importante intervento di consolidamento e di radicale alterazione dell'aspetto interno: sono state riportate alla luce alcune delle antiche colonne poste nei pilastri tra la navata centrale e le navate laterali; è stata realizzata una nuova pavimentazione in marmi policromi con elementi in stile neo-cosmatesco, riorganizzato l'intero assetto del presbiterio utilizzando elementi di varie epoche e caratteristiche, tra cui alcune formelle scolpite a bassorilievo, già nella ex chiesa di Santa Lucia,[42] a lungo considerate appartenenti al parapetto dell'antico pulpito della cattedrale e in realtà facenti parte dei plutei di quella chiesa.[43] Contemporaneamente il succorpo è stato sottoposto ad un restauro conservativo, effettuato tra il 2008 e il 2010, sia all'apparato decorativo marmoreo, sia a quello pittorico ad affresco.[44] La cattedrale è stata riaperta al culto e riconsacrata dall'arcivescovo Fabio Bernardo D'Onorio il 27 settembre 2014.[45]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

L'atrio con le statue dei santi patroni.

La facciata della cattedrale venne costruita a partire dal 1903 e completata nel 1950 con la realizzazione del rosone cieco marmoreo.[5] Il progetto, realizzato dall'ingegnere Pietro Giannattasio con la collaborazione del canonico Filippo Pimpinella, voleva conciliare l'architettura neogotica con elementi tipici di quella romanica ripresi dal campanile, e l'introduzione di un nartece, di derivazione paleocristiana; non vennero mai realizzate le quattro cuspidi piramidali angolari, previste nel disegno originario.[46] Il prospetto, in mattoncini rossi con elementi decorativi in pietra grigia, dà sull'angusta via del Duomo, aperta nel 1852 lungo l'asse di un precedente vicolo, e segue la suddivisione interna in tre navate con altrettante campate.[23]

Alla base si apre un atrio coperto con crociere, che dà sull'esterno con archi ogivali poggianti su pilastri; in corrispondenza di ciascuna delle navate, si apre un portale. Il portale maggiore è sormontato dall'iscrizione del 1792 commemorativa dei restauri voluti da Ferdinando IV di Bordone ed è affiancato da due colonne poggianti su un antico gruppo scultoreo raffigurante quattro leoni stilofori, diviso in due metà nel corso dei restauri del 2008-2014. Contemporaneamente a ciò, sono state posizionate nell'atrio le colonne che originariamente reggevano la cantoria, con sopra le statue processionali in bronzo argentato dei santi patroni, a sinistra Sant'Erasmo e a destra San Marciano, realizzate da Erasmo Vaudo nel 1984-1985 e già all'interno della cattedrale, dapprima nell'abside e poi nella seconda cappella laterale di destra.[47] Al di sopra dei portali laterali, aperti nel 2008-2014, vi sono due coevi rosoni circolari con cornice marmorea che danno luce alle navate minori e che sostituiscono le precedenti finestre a lunetta settecentesche.

Nella parte superiore della facciata, si aprono tre polifore: al centro una trifora e ai lati due bifore; al di sotto di ciascuna delle relative colonne, vi è una decorazione ad intarsio marmoreo raffigurante un quinconce cosmatesco. La finestra centrale è sormontata da un moderno rosone cieco circolare in marmo. Il prospetto termina con una slanciata cuspide triangolare sormontata dalla statua in ghisa dell'Immacolata, realizzata su bozzetto di Ettore Ximenes[48] e installata nel 1904, in occasione del cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.[49]

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campanile del duomo di Gaeta.
Il campanile visto da nord.

Il campanile è situato alle spalle della cattedrale, al termine dell'aula, in asse con l'antica navata laterale sinistra della cattedrale dell'XI-XII secolo.[14]

La costruzione della torre campanaria iniziò nel 1148 su progetto del magister romano Nicolangelo e terminò nel 1279 con la realizzazione del cupolino; per l'edificazione dell'alto basamento, il cui paramento murario è in blocchi di pietra, venne utilizzata anche parte del rivestimento esterno del mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, risalente al I secolo a.C., il cui nome è in parte leggibile sulla fiancata sinistra.[50]

Il basamento è al suo interno cavo: nella facciata principale del campanile, che dà verso il golfo, si apre un grande arco ogivale sorretto da due colonne tuscaniche; questo dà accesso ad un vano coperto con volta a crociera e interamente occupato da una scalinata terminante con un portone, che costituisce un ingresso secondario alla cattedrale. Lungo le pareti laterali, vi sono degli antichi elementi scultorei, quali due sarcofagi romani strigilati (metà del III secolo d.C.) e due bassorilievi raffiguranti l'episodio biblico di Giona e il pistrice (Giona 2).[51]

Il campanile si sviluppa in tre ordini divisi da cornicioni in laterizio con mensole marmoree, di derivazione cosmatesca[52]; ogni ordine si apre su ciascuno dei lati con una bifora, e i due superiori sono caratterizzati da una particolare decorazione di derivazione arabo-normanna ad archetti ogivali intrecciati poggianti su colonnine in marmo. La sommità è costituita da un cupolino a pianta ottagonale affiancato da quattro torrette più piccole a pianta circolare; l'intero complesso è decorato con smalti policromi ed alcuni bacili smaltati.[53] Il cupolino centrale raggiunge i 57 metri di altezza.[14]

Alla destra della torre campanaria, lungo la parete esterna dell'abside, si aprono alcune finestre in stile neoromanico: erroneamente considerate come gli unici resti di un eventuale battistero presente in quell'area e dedicato a san Giovanni Battista, esse risalgono al XX secolo e danno luce ad un ambiente originariamente concepito con funzione scalare.[19]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa deve la sua attuale conformazione ai restauri del 1788-1793 eseguiti su progetto di Pietro Paolo Ferrara, il quale rivestì l'antica struttura medievale a sette navate con sovrastrutture in stile neoclassico.[48]

Navate[modifica | modifica wikitesto]

Interno.

La chiesa è a tre navate di quattro campate ciascuna; quella centrale è coperta con volta a botte lunettata cassettonata ed è separata dalle due laterali tramite arcate a tutto sesto poggianti su pilastri che inglobano, al loro interno, le colonne antiche (in parte visibili), e separate da lesene lisce ioniche. Ogni campata delle navate laterali è a pianta quadrata e coperta con una cupoletta, senza tamburo, né lanterna.[48]

La controfacciata della navata centrale è caratterizzata dalla presenza del portale principale d'ingresso, sormontato dalla pala, già sulla parete di fondo dell'abside, Martirio di Sant'Erasmo di Carlo Saraceni (secondo decennio del XVIII secolo);[54] profondamente danneggiata dal bombardamento del 1943 e successivamente sottoposta ad un restauro radicale, l'opera è una dei pochi dipinti di grandi dimensioni dell'autore, e per questo è caratterizzata da una forte discontinuità stilistica tra la parte inferiore (molto realistica e di chiara ispirazione caravaggesca) e quella superiore (di derivazione accademica).[55] Ai lati del portale sono murate due antiche transenne marmoree decorate a bassorilievo (delle quali quella entrando a destra già presso la chiesa di San Domenico in Gaeta) e quattro epigrafi, che commemorano la visita di papa Giovanni Paolo II (25 giugno 1989), le visite di altri pontefici alla città, il vescovo e umanista Francesco Patrizi (realizzata nel 1775) e la presenza di Pio IX a Gaeta e l'elevazione per suo volere della diocesi ad arcidiocesi; quest'ultima fu fatta scolpire dall'arcivescovo Filippo Cammarota nel 1857 e faceva parte di un più grande monumento collocato sulla parete a destra del portale della sacrestia degli ebdomadari.[56] Più in alto, la cantoria, delimitata da una balaustra marmorea, ricavata durante i restauri del 2008-2014 demolendo quella ottocentesca (insieme all'organo a canne Continiello del 1980)[57] negli ambienti soprastanti il portico della facciata, con la conseguente apertura sulla chiesa della trifora neogotica.

La navata centrale verso la controfacciata.

Il pavimento dell'aula e delle cappelle, in segati di marmo bianco e giallo ad imitazione di quello post-bellico dell'abside, risale ai restauri del 2008-2014 come la fascia in stile neo-cosmatesco della navata centrale, che presenta un moderno disegno con cinque dischi a girale regolarmente disposti lungo l'asse verticale e un quinconce ai piedi del presbiterio, alla cui base è scolpita la firma di Franco Vitelli che ha realizzato l'opera.[42] Dell'antica pavimentazione medioevale della cattedrale rimangono soltanto tre frammenti cosmateschi di modeste dimensioni, già nella settima navata, con motivi policromi rispettivamente a rombi alternati a piccoli quadrati, esagoni circondati da piccoli rombi e triangoli, a zig-zag.[58]

La prima campata di ciascuna delle due navate minori è introdotta da un ambiente a pianta quadrangolare e con volta a botte, analogo a quelli che mettono in comunicazione le varie campate. Prima dei restauri del 2008-2014 vi trovavano luogo un Crocifisso ligneo del XVII secolo dono di sant'Alfonso Maria de' Liguori (navata di sinistra) e il fonte battesimale ottocentesco con alle spalle un dipinto della prima metà del XIX secolo raffigurante la Madonna col Bambino e San Giovannino, di Luigi Stanziani (navata di destra); quest'ultimo originariamente stava all'inizio della navata di sinistra e sostituiva una tavola avente lo stesso soggetto, risalente al XVI secolo e tradizionalmente attribuita a Raffaello Sanzio, venduta agli inizi del XX secolo.[59] Attualmente a sinistra vi sono un'acquasantiera marmorea sormontata da un bassorilievo con Cristo risorto e un affresco staccato proveniente dalla chiesa di San Giovanni a Mare in Gaeta e raffigurante Sant'Agata (XIV secolo), mentre l'ambiente in cima all'inizio della navata di destra è stato adibito il sepolcro dei vescovi ed arcivescovi di Gaeta, con le sepolture lungo le pareti laterali.[60]

Ciascuna delle due navate laterali termina con una doppia scalinata: quella in salita conduce al presbiterio, quella in discesa, invece, al succorpo; nella quarta campata, rialzata rispetto alle altre, trova luogo un altare in marmi policromi: quello di sinistra, opera di Domenico Antonio Vaccaro, ospita la statua lignea policroma della Vergine immacolata (inizi del XX secolo); quello di destra, risalente al 1828 e privato della mensa, la statua lignea coeva di San Giuseppe[61] e il dipinto a olio su rame di Sebastiano Conca Gesù crocifisso tra la Madonna, san Giovanni evangelista e santa Maria Maddalena (1764), situato all'interno di una cornice marmorea posta al di sopra del piano della mensa, che richiama il Gesù crocifisso con le tre Marie e Giovanni evangelista di Luca Giordano (1690-1692 circa)[62] posto sull'altare laterale di sinistra della navata del santuario della Santissima Annunziata in Gaeta.[63]

La cattedrale è priva di transetto. Tuttavia, su ciascuna delle quarte campate delle navate laterali, si apre, verso l'esterno, una campata a pianta quadrangolare coperta con volta a botte, non più profonda delle cappelle laterali. Quella di destra termina con una nicchia ad arco sormontata da un timpano triangolare in stucco e affiancata da due colonne marmoree con capitelli scolpiti, all'interno della quale si trova una statua lignea processionale della Madonna addolorata; nella parete di fondo della nicchia di sinistra, invece, si apre il portale che dà accesso alla sacrestia degli ebdomadari, anch'esso affiancato da due colonne, sul cui architrave in stucco ne è stato installato uno marmoreo scolpito proveniente dalla chiesa di San Domenico in Gaeta (come le sezioni intagliate della porta) e di epoca medioevale. Lungo le pareti di ambo gli ambienti sono murati frammenti musivi cosmateschi ampiamente rimaneggiati; fra questi, i due sul pilastro verso la controfacciata delle due arcate ai lati del presbiterio (rispettivamente con motivo quello dell'arco di destra a triangolini, e quello dell'arco di sinistra con linea spezzata e intersezioni) facevano originariamente parte di plutei, come anche quelli con figure di uccelli (tipiche della Campania e del Lazio meridionale) posti al di sopra del sarcofagi dei santi Casto, Secondino ed Eupuria e dei santi Erasmo, Probo e Innocenzo.[64]

Settima navata[modifica | modifica wikitesto]
Colonne e volta della settima navata.

Alle spalle delle cappelle laterali di destra, si trova la cosiddetta settima navata, ovvero la navata più orientale dell'edificio del XIII secolo (a sette navate), ricavata riadattando la navata laterale di sinistra della cattedrale dell'XI-XII secolo (a tre navate, con orientamento inverso rispetto a quello attuale).[12]

L'ingresso dell'ambiente è costituito da una semplice serliana con arco a tutto sesto e due colonne di spoglio composite in marmo, con il fusto scanalato e il capitello scolpito; esso è sormontato da un rilievo marmoreo del XIII secolo, già sopra la cattedra del 1989, raffigurante un'Aquila che tiene tra gli artigli un serpente.[40] La navata presenta una pianta irregolare di forma trapezoidale, con un progressivo restringimento verso l'attuale facciata della cattedrale; è suddivisa in quattro campate e la sua copertura è a volta a crociera ogivale, con archi acuti impostati su alti pieducci.[65] Sono visibili quattro colonne antiche, di spoglio, tre corinzie ed una (quella in corrispondenza della cappella di San Bernardo) tuscanica; quella più prossima all'ingresso reca la seguente iscrizione incisa in lingua latina: VSQUE HIC DIONYSIVS.[66]

La volta è decorata con alcuni affreschi policromi medioevali, i quali sono solo in parte leggibili; rappresentano elementi geometrici e figure di santi; lungo le pareti laterali, invece, sono disposti numerosi reperti lapidei di varia epoca. La luce naturale è fornita tramite un'ampia finestra ad arco a tutto sesto che si apre di fianco all'attuale facciata della cattedrale, e a monofore che si trovano nella parte superiore delle pareti laterali.[66]

Cappelle laterali[modifica | modifica wikitesto]

Su ciascuna delle navatelle si aprono tre cappelle laterali.

Cappelle di destra[modifica | modifica wikitesto]
Cappella di San Bernardo
Cappella di San Bernardo.

La prima cappella di destra è dedicata a san Bernardo da Chiaravalle, come lo era in origine l'altare in essa contenuta, il quale venne realizzato nel 1705 da Domenico Antonio Vaccaro per la chiesa Santa Caterina d'Alessandria e trasferito nella cattedrale nel 1810. Successivamente venne dedicata a san Gabriele Arcangelo, raffigurato in una statua policroma del 1828 situata al centro dell'ancona, e poi adibita a custodia del Santissimo Sacramento.[67] Nel corso dei restauri del 2008-2014, è stata rimossa l'effigie del santo e al suo posto realizzata un'apertura per consentire la visione di parte di una delle colonne della settima navata.[60]

L'altare è in marmi policromi ed occupa interamente la parete di fondo; al di sopra della mensa, si eleva l'ancona con architrave idealmente sorretto da due lesene corinzie poste alle estremità; al di sopra della nicchia ove un tempo vi era la statua di san Gabriele Arcangelo, trova luogo un gruppo scultoreo con tre putti; al centro del fastigio, che costituisce il coronamento del manufatto, un bassorilievo raffigurante gli attributi di san Bernardo da Chiaravalle.[67] Al centro dell'ancona, pur lasciando visibile la retrostante colonna, è stato collocato nel 2016 il Crocifisso ligneo del XVII secolo dono di sant'Alfonso Maria de' Liguori, già all'inizio della navata laterale di sinistra, mentre immediatamente dietro alla balaustra è stato posizionato un busto ligneo policromo raffigurante San Biagio.

Le due pareti laterali ospitano altrettante pale, entrambe risalenti al XIX secolo: a destra, la Pietà di Pietro Abbadessa; a sinistra, le Tre Marie di Gennaro Ruo, già sull'altare della navata laterale di sinistra del tempio di San Francesco.[60]

Cappella di Santa Caterina d'Alessandria
Cappella di Santa Caterina d'Alessandria.

La seconda cappella di destra è dedicata a santa Caterina d'Alessandria, mentre in precedenza lo era alla Vergine Immacolata.[67]

L'altare, in marmi policromi, venne realizzato nel 1705 da Domenico Antonio Vaccaro insieme a quello gemello della prima cappella, per la chiesa Santa Caterina d'Alessandria; originariamente dedicato alla martire, venne poi intitolato alla Vergine Immacolata e, nell'ancona, venne posto il dipinto Vergine Immacolata che appare alle anime del Purgatorio di un anonimo pittore locale del XVIII secolo, motivo per cui l'ambiente fu anche chiamato cappella del Purgatorio.[40] Attualmente la pala è costituita dal dipinto originario, raffigurante Santa Caterina d'Alessandria e opera di Andrea Vaccaro (XVII secolo). Al centro del coronamento dell'altare, in bassorilievo la ruota, strumento del martirio e attributo di santa Caterina.[60]

Sulle due pareti laterali, altrettanti dipinti: a sinistra, una Flagellazione di Cristo[60] di autore ignoto del XVII secolo di scuola napoletana, proveniente dalle collezioni del Museo nazionale di Capodimonte e concesso nel 1938-39 alla chiesa di San Domenico in Gaeta; a destra, Madonna del Rosario di Sebastiano Conca (XVIII secolo).

Sacrario borbonico

La terza cappella di destra è priva di altare: essa, che è più profonda rispetto alle altre tale da occupare in larghezza due navate dell'edificio del XIII secolo, ha primariamente la funzione di collegare all'aula l'ingresso posteriore della cattedrale, costituito dal portale che si apre alla sommità della scalinata del basamento della torre campanaria.[40] Nel corso dei restauri del 2008-2014 è stata adibita a sacrario borbonico, inaugurato il 29 novembre del 2014,[68] portando in chiesa alcuni monumenti sepolcrali già custoditi in alcuni ambienti neoclassici posti al di sotto dell'aula, cui si accedeva tramite una rampa di scale nella campata di sinistra dell'atrio.[69]

Terza cappella di destra.

Il portale del campanile si apre, privo di decorazioni, nella parte terminale della parete di sinistra. In asse con esso vi l'ingresso alla settima navata; quello attuale risale ai restauri del XXI secolo e sostituisce quello originario del XVIII secolo, costituito da una semplice porta. La parete di fondo dell'ambiente è occupata per quasi la totalità della sua superficie dalla pala Martirio di santa Caterina d'Alessandria di Gaetano Forte (1856), proveniente dalla chiesa Santa Caterina d'Alessandria, dove era posto sopra l'altare maggiore, e collocato nella cattedrale nel 1988.[70]

Davanti alla stessa parete trova luogo il vecchio fonte battesimale, scultura in stile neoclassico del XIX secolo con raffigurati il Battesimo di Cristo sulla coppa e, sul basamento, le Virtù teologali. Il manufatto, tradizionalmente attribuito almeno in parte ad Antonio Canova ma più probabilmente opera di Paolo Persico,[71] venne donato da Ferdinando IV di Bordone in sostituzione del precedente fonte. Quest'ultimo era stato ricavato da un vaso marmoreo dello scultore ateniese Salpione (I secolo a.C.), che era stato rinvenuto a Formia sulla riva del mare e fatto installare nella cattedrale dal vescovo Pedro de Oña, O. de M. (1605-1626);[72] entrambi si trovavano all'inzio della navata laterale di destra.

Al di sotto dell'arco che mette in comunicazione la cappella con la navata laterale di destra, vi è un'acquasantiera neoclassica. Sulle pareti laterali dell'ambiente vi sono i monumenti funerari di diversi caduti durante l'assedio di Gaeta del 1860-1861. Sulla parete di destra, ve ne sono due di analoghe fattezze e di notevoli dimensioni in stile neoclassico, già presenti nella cappella prima dei restauri del 2008-2014: entrambe le steli sono costituite da un tronco di piramide in pietre scure squadrate con davanti la parte anteriore di un'ara con l'epigrafe, e il bassorilievo e lo stemma del defunto; il monumento più vicino alla navata è quello del generale Emmanuele Caracciolo duca di San Vito, mentre l'altro è del generale Riccardo De Sangro. Sulla parete opposta si trovano il monumento funebre del tenente colonnello Matteo Negri (vicino all'ingresso del campanile) e quello del tenente colonnello Paolo De Sangro (vicino alla navata); al centro, tre lapidi che commemorano rispettivamente la realizzazione nel 1908 del sacrario al di sotto dell'aula della cattedrale da parte del comune di Gaeta, i canonici caduti durante l'assedio, il tenente generale Francesco Ferrari e la realizzazione dell'attuale sacrario nel 2014; l'insieme è sormontato da una corona a bassorilievo proveniente da uno stemma del XV secolo.[73]


Cappelle di sinistra[modifica | modifica wikitesto]
Cappella della Madonna del Carmelo
Cappella della Madonna del Carmelo.

La prima cappella di sinistra è dedicata alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.

L'altare occupa interamente la parete di fondo dell'ambiente; risale alla metà del XVIII secolo ed è attribuibile all'artista napoletano Ferdinando Sanfelice o a Giuseppe Astarita; venne poi modificato nel XIX secolo da Pietro Paolo Ferrara, che realizzò un nuovo paliotto. L'altare è in marmi policromi e l'ancona è sormontata da un alto cornicione sorretto da due coppie di colonne corinzie lisce; alla base di ciascuna, vi è un bassorilievo raffigurante un angelo. Sotto la pala, invece, vi e una testa d'angelo in altorilievo, tra due festoni. Il coronamento dell'altare è costituito da un timpano spezzato con, al centro, una croce in marmo.[67] La pala è un dipinto su tela di Sebastiano Conca raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo, Pio V, Lorenzo, Filippo Neri e Gennaro (1763), firmato e datato sullo zoccolo, opera della maturità dell'artista che coniuga alla sua esperienza nella pittura pietistico-devozionale con riferimenti al solimenismo dei suoi primi anni di attività; i cinque santi che onorano la Vergine e il Bambino (quest'ultimi collocati in alto, tra schiere angeliche) rappresentano i diversi gradi della gerarchia cattolica, rispettivamente il cardinalato, il pontificato, il diaconato, il presbiterato e l'episcopato.[74]

Sulle pareti laterali, trovano luogo due dipinti, entrambi del XVII secolo: su quella di sinistra, una Deposizione di Cristo, di un pittore ignoto del XVII secolo e anch'esso proveniente dalle collezioni del Museo nazionale di Capodimonte e già in San Domenico; su quella di destra, Tobia e l'Angelo di Agostino Beltrano (prima metà del secolo), già nel Museo diocesano.[75]

Cappella del Santissimo Sacramento
Cappella del Santissimo Sacramento.

La seconda cappella di sinistra è adibita a custodia del Santissimo Sacramento; in precedenza, era dedicata alla Madonna del Rosario e, al centro dell'ancona dell'altare, era stato posizionato un dipinto del XX secolo riproducente l'immagine della Madonna di Pompei.[67]

L'altare in marmi policromi, situato a ridosso della parete fondale, è attribuibile a Domenico Antonio Vaccaro e risale agli inizi del XVIII secolo; probabilmente, esso si trovava probabilmente in origine nella chiesa di San Domenico (della quale sarebbe stato l'altare maggiore) e sarebbe stato trasferito nella cattedrale dopo la chiusura al culto della chiesa, nel 1813.[67] L'ancona è priva di pala, e al centro di essa si apre una nicchia rettangolare con il lato superiore arcuato sormontato da un altorilievo raffigurante la Colomba dello Spirito Santo: essa attualmente incornicia un Crocifisso della scuola di Alessandro Algardi, è la sua decorazione trapuntata riprende quella del velo marmoreo che idealmente si apre alle spalle dell'altaree che è visibile sporgere dai lati dell'ancona. Al centro del coronamento trova luogo un dipinto ovale su rame di Sebastiano Conca, raffigurante Dio Padre benedicente tra angeli. Ai lati dell'altare, due candelabri in bronzo con l'immagine di Sant'Erasmo e gli stemmi dei donatori, risalenti al XVII secolo e facenti parte dell'arredo originario del Succorpo.[76]

Sulle pareti laterali vi sono due dipinti su tela: quello della parete di sinistra raffigura l'Assunzione di Maria ed è opera di Girolamo Imparato (poco dopo il 1600), ampiamente rimaneggiata,[77] già nell'abside del tempio di San Francesco;[78] quello di destra, invece, rappresenta l'Adorazione dei Magi ed è di scuola napoletana (XVI secolo).

Cappella di San Filippo Neri
Cappella di San Filippo Neri.

La terza cappella di sinistra è dedicata a san Filippo Neri, raffigurato nella pala dell'altare; in precedenza, lo era alla Natività, mentre in origine il santo dedicatario era san Silvano di Emesa.[76]

L'altare è in marmi policromi, e venne realizzato nel 1767 su commissione della famiglia Rogano. risalente al XVIII secolo; fra quelli delle cappelle laterali della cattedrale, è il più modesto dal punto di vista delle dimensioni. Al di sopra della mensa e dell'alzata (decorata alle estremità con due teste d'angelo) si eleva l'ancona, inquadrata tra due lesene corinzie; al centro, la pala Madonna col Bambino e San Filippo Neri di Sebastiano Conca.[79]

Sulle pareti laterali, due dipinti: a sinistra la Vergine Immacolata fra angeli e i santi Rocco e Sebastiano, del XVIII secolo; a destra l'Annunciazione attribuita a Claudio Ridolfi, del XVI-XVII secolo.[76]

Nella cappella vi sono anche delle sculture antiche in marmo: sulla parete di sinistra, un bassorilievo romano con Monadi del III-IV secolo d.C.; su quella di destra, gli elementi superstiti dell'antico monumento sepolcrale del vescovo Francesco Gattola (morto nel 1340). A pavimento, vi è metà del coperchio, con l'immagine del vescovo disteso in abiti pontificali; sopra di esso, parte della vasca, con un bassorilievo raffigurante Madonna con bambino, vescovo inginocchiato e santo con spada (probabilmente san Paolo).[80]

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Il presbiterio occupa interamente l'ultima campata della navata centrale e la campata di raccordo tra quest'ultima e l'abside; l'attuale assetto risale ai restauri del 2008-2014,[81] durante i quali sono state demolite la doppia scalinata ottocentesca, la balaustra in marmi policromi e la cattedra del 1989, ed è stato ideato ex novo l'attuale spazio, all'interno del quale sono raccolti elementi di varie epoche e di diversa fattura.[82]

La parte anteriore del presbiterio.

L'area è sopraelevata rispetto al resto della chiesa, ed è raccordata all'aula tramite due rampe di scale simmetriche poste nell'ultima campata delle navate laterali. Il prospetto sulla navata centrale presenta al centro una grata che dà sull'ingresso del succorpo, con cornice marmorea a rilievo con arco a sesto ribassato poggiante su due semicolonne, installata nel 2015-16 in luogo della decorazione precedente, costituita da due frammenti di mosaico cosmatesco ai lati (attualmente murati nei pressi del portale della sacrestia) e da un bassorilievo con l'Agnus Dei (attualmente sul retro dell'altare maggiore). Ai lati, due transenne ottenute smembrando l'altare della ex chiesa di Santa Lucia, realizzato nel 1928 da Gino Chierici utilizzando elementi medioevali provenienti dai plutei di quella chiesa, a lungo considerati appartenenti al parapetto dell'antico pulpito della cattedrale[43] e concessi alla stessa in comodato nel 2008.[83] Queste sono decorate con mosaici e bassorilievi del secondo quarto del XIII secolo, probabilmente di matrice romana,[84] raffiguranti su quella di sinistra un Grifone (simbolo sia della sapienza, sia della forza del Cristo) e l'Angelo (simbolo dell'evangelista Matteo), su quella di destra l'Aquila (simbolo dell'evangelista Giovanni) e una Sirena bicaudata (simbolo della lussuria). Appartengono al ciclo altre quattro formelle, custodite presso l'Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston, negli Stati Uniti d'America, raffiguranti un Cervo (simbolo del credente), il Leone (simbolo dell'evangelista Marco), il Toro (simbolo dell'evangelista Luca) e un Basilisco (considerato un animale diabolico, simbolo del peccato e in alcuni casi anche dell'eresia).[42][85]

Sarcofago dei santi Casto, Secondino ed Eupuria.
Sarcofago dei santi Erasmo, Probo e Innocenzo.

In posizione avanzata, nell'ultima campata della navata centrale, si trovano l'ambone (a sinistra, affiancato dalla colonna del cero pasquale) e il fonte battesimale (a destra). Quest'ultimo è stato ricavato da una bassa vera da pozzo romana: è in marmo, privo di elementi decorativi e chiuso da un semplice coperchio in rame.[86] L'ambone è costituito da un leggio in legno dipinto a finto marmo, con base circolare; sulla parte anteriore, è decorato da una scultura in marmo del XIII secolo, probabilmente in origine decoro di un pulpito. Essa raffigura un uomo barbuto in posizione eretta, sulla cui testa è posata un'aquila, e attorno al cui corpo è stretto un serpente; ai piedi della figura, che forse vuole rappresentare l'iter salvifico dell'uomo, un quadrupede (un cane o un agnello).[87]

Sotto le arcate di collegamento con le due navate laterali, vi sono due antichi sarcofagi di modeste dimensioni, in marmo. Quello di sinistra contiene i resti mortali dei santi Casto e Secondino e di Santa Eupuria (questi ultimi separati dagli altri tramite una paretina in legno), come reca l'iscrizione sul coperchio. La vasca, che poggia su due leoni stilofori, è strigilata su tutti i lati. L'altro, anch'esso poggiante su due leoni stilofori, è costituito da un sarcofago infantile di grande pregio, ed accoglie le spoglie dei santi Erasmo, Probo e Innocenzo, i cui nomi sono incisi sopra il coperchio. La vasca è esternamente decorata con un bassorilievo che corre su tre lati e che raffigura una serie di amorini (sul lato anteriore, essi cavalcano dei felini); agli angoli, vi sono degli acroteri; anche il coperchio presenta una decorazione a rilievo, con l'effigie di una divinità maschile. Entrambi i sarcofagi vennero posizionati, nel 1620, all'interno dell'altare del succorpo insieme a quello di san Marciano, attualmente nel succorpo.[88]

L'altare maggiore.

Nella campata di collegamento tra navata e abside, ulteriormente sopraelevato di tre gradini, vi è in posizione centrale l'altare maggiore, sormontato da un Crocifisso dipinto di Giovanni da Gaeta. L'altare è stato ricavato dal sarcofago romano strigilato che venne posizionato nel 1620 all'interno dell'altare del succorpo e che racchiudeva i sarcofagi dei santi Erasmo, Probo e Innocenzo e di san Marciano; sulla parte anteriore, una croce in marmo rosso seicentesca, originariamente visibile attraverso un ovale al centro del paliotto dell'altare, mentre al centro di quella posteriore, liscia, un moderno bassorilievo raffigurante l'Agnello di Dio. Il sarcofago poggia su due leoni stilofori, in mezzo ai quali è posto un vaso in porfido contenente le reliquie.[89]

In posizione arretrata, vi sono la cattedra episcopale (a sinistra) e la sede presidenzale per i celebranti che non siano l'arcivescovo di Gaeta (a destra), entrambe realizzate accostando elementi medievali; in particolare, la sede presenta dei bassorilievi con elementi vegetali e animali sullo schienale e sulla parte anteriore della seduta, e due altorilievi con angeli in luogo dei braccioli. La cattedra è sormontata da un Angelo a bassorilievo del XV secolo, opera di Domenico Gagini, mentre sulla parete al di sopra della sede vi è un affresco staccato proveniente dall'ex chiesa di Santa Lucia e raffigurante l'Annunciazione.[89]

Colonna del cero pasquale[modifica | modifica wikitesto]
L'ambone e la colonna del cero pasquale.
La colonna del cero pasquale vista dal presbiterio.

Alla sinistra dell'ambone vi è la pregevole colonna del cero pasquale, risalente agli anni 1270. Questa era stata conservata all'interno della cattedrale fino ai lavori di restauro diretti da Pietro Paolo Ferrara (1788-1792), quando venne posizionata al centro del sagrato, con il capitello usato come base ed una statuetta raffigurante sant'Erasmo sulla sommità; successivamente, a partire dal 1871, aveva trovato luogo dentro una nicchia scavata nella parete rocciosa antistante la facciata della chiesa, protetta da una cancellata. In seguito alla costruzione del prospetto neogotico, venne posizionata nella campata di destra dell'atrio, poggiante su un gruppo di quattro leoni stilofori; venne trasferita nuovamente all'interno della cattedrale nel 1920, sotto la seconda arcata tra la navata centrale e la navata laterale di destra. Leggermente danneggiata nel bombardamento del 1943, è stata successivamente restaurata;[90] ha assunto l'attuale collocazione nel corso dei restauri del 2008-2014.[91] L'opera è attribuibile a maestranze legate alla bottega di Pellegrino da Sessa e, per l'assenza di elementi decorativi in mosaico, è analoga a quella della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma (realizzato da Pietro Vassalletto e Nicolò D'Angelo intorno al 1170) e a quella della cappella palatina di Palermo (risalente al 1260-1280 circa).[92]

La colonna misura 3,50 metri circa di altezza[93] ed è opera di uno scultore anonimo campano;[94][95] lungo il fusto si sviluppano parallelamente, su quattro colonne affiancate, scene della vita di Gesù (aventi come fonte i Vangeli) e di sant'Erasmo (basate sulla Passio Erasmi di papa Gelasio II).[87] Ciascun episodio (in totale sono 48) è inserito all'interno di un campo quadrangolare; l'ordine è dall'alto al basso e da sinistra a destra. La sommità della colonna è costituita dal capitello corinzio (nel quale viene inserito il cero pasquale), decorato con foglie di acanto e di papavero, rosette e uccelli.[96]

Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Crocifisso (Giovanni da Gaeta).
Crocifisso di Giovanni da Gaeta (anni 1460, fronte).
Crocifisso di Giovanni da Gaeta (anni 1460, retro).

Al di sopra dell'altare vi è un Crocifisso sagomato e dipinto su tavola, opera di Giovanni da Gaeta, risalente agli anni 1460 circa.[97]

L'opera proviene dalla ex chiesa di Santa Lucia per la quale venne realizzata su commissione dell'allora parroco Giuliano D'Orca (o Dorca). Nel 1956 fu oggetto di un importante intervento di restauro conservativo al termine del quale venne esposta presso il Museo diocesano, aperto quello stesso anno e allestito nei locali soprastanti l'atrio della cattedrale.[98] Nel 2014 ha assunto l'attuale collocazione.[89]

Il crocifisso è dipinto su ambo i lati: quello anteriore, rivolto verso la navata, si presenta perfettamente integro, mentre su quello posteriore (che presenta la stessa scena vista alle spalle della croce) l'insieme appare appena abbozzato, con solo alcuni particolari leggibili. Sul davanti vi è il Christus patiens inchiodato alla croce, il cui corpo è minuziosamente descritto e che reca attorno alla vita un panno drappeggiato bianco con due bande oro. La base della tavola si allarga assumendo il profilo del Calvario; in quest'area sono raffigurati Maria Maddalena dolente (a sinistra) e, dentro una caverna, le ossa di Adamo (in accordo con la leggenda secondo cui Gesù sarebbe stato crocifisso al di sopra della grotta luogo della sepoltura di Adamo, facendo così scorrere il suo sangue redentore sulle ossa del progenitore[99]) e il committente Giuliano D'Orca in posizione orante (all'estrema destra, nell'angolo in basso).[100]

L'opera si inserisce all'interno di un filone - quello delle croci sagomate e dipinte - che trae le sue origini in ambito fiorentino e in particolare con Lorenzo Monaco, ed ebbe molta fortuna nel XV secolo in area laziale e campana.[101] Lo stile, caratterizzato da una drammatica carica espressiva e da tinte scure di derivazione umbro-marchigiana (lontane da quelle accese tipiche della produzione di Giovanni da Gaeta), presenta numerosi riferimenti alla pittura toscana trecentesca,[102] in particolare nella posizione del corpo di Gesù, nel ricercato e aggressivo realismo e nel gesto della Maddalena che abbraccia i piedi sanguinanti di Gesù.[103]

Abside[modifica | modifica wikitesto]

Abside.

La navata maggiore termina con la profonda abside, a pianta rettangolare, costruita in stile barocco su progetto di Jacopo e Dionisio Lazzari nella prima metà del XVII secolo; è leggermente più larga rispetto alla navata e la sua volta a botte lunettata e cassettonata, venne realizzata nel 1775 ed è più bassa rispetto a quella della navata, contro il progetto originario che la voleva più alta. L'ambiente è illuminato da sei grandi finestre rettangolari, tre su ciascuna parete, intervallate da gruppi di lesene corinzie lisce in stucco.[40] Al centro del pavimento è stata installata nel 2016 la lastra tombale di Agostino De Ortis,[104] O.P., vescovo di Satriano dal 1500 al 1521,[105] originariamente situata nella chiesa di San Domenico in Gaeta, dove era la relativa sepoltura.[106]

La parte inferiore delle pareti laterali è occupata dagli stalli lignei intagliati del coro; questi sono anteriori rispetto all'abside e risalgono alla prima metà del XVI secolo; probabilmente vennero realizzati per il vecchio coro della cattedrale, oppure in origine si trovavano nel santuario della Santissima Annunziata o nella chiesa di San Domenico.[107] Parzialmente danneggiati nel 1943, sono stati successivamente restaurati e reintegrati. I singoli stalli sono delimitati da braccioli riccamente scolpiti con figure mitologiche, e decorazioni a rilievo si trovano anche sullo schienale, particolarmente nella parte superiore.[67]

Giovanni Filippo Criscuolo, Madonna col Bambino con San Michele Arcangelo attorniato da una corte di sei angeli (XVI secolo).

La parete fondale dell'abside, a ridosso della cui porzione inferiore è addossato l'antico altare maggiore barocco, è divisa in tre campiture da lesene: in quella centrale, fino al 1976, trovò luogo la parte superstite dello Stendardo di Lepanto, opera di Girolamo Siciolante da Sermoneta, donato alla cattedrale da don Giovanni d'Austria; il dipinto raffigura Gesù crocifisso tra i santi Pietro e Paolo ed è stato custodito dapprima nella pinacoteca del Centro Storico Culturale di Gaeta,[108] poi nel Museo diocesano, ove si trova attualmente.[109] Ai lati, invece, vi furono fino al 2008 il Martirio di Sant'Erasmo di Carlo Saraceni (a sinistra, attualmente sopra il portale maggiore) e l'Assunzione di Maria, di Tommaso Macera (a destra, attualmente nell'ambiente gotico d'accesso alla cantoria), tela realizzata nel 1983 in sostituzione dell'analoga di Sebastiano Conca, distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.[110] Con i restauri del 2008-2014, è stato collocato al centro un dipinto su tavola, già nella sacrestia capitolare, raffigurante Madonna col Bambino con San Michele Arcangelo attorniato da una corte di sei angeli, proveniente dalla chiesa di Sant'Angelo in Planciano; risalente agli anni 1560, è stato attribuito erroneamente a diversi artisti, quali il Bronzino, Andrea Sabatini o Fabrizio Santafede,[111] successivamente al senese Marco dal Pino;[61] il suo autore, invece, è stato identificato in Giovanni Filippo Criscuolo grazie a numerose analogie con altre opere dell'artista: la Madonna col Bambino, che occupa la parte superiore del quadro, presenta una notevole somiglianza con la Madonna delle Grazie presente nella chiesa di Santa Maria della Mercede a Montecalvario a Napoli, di ispirazione raffaellesca, mentre nel registro inferiore la figura dell'arcangelo Michele, ai lati della quale sono disposti simmetricamente sei angeli, richiama quella analoga presente al centro, in basso, del Giudizio universale attribuito al Criscuolo[112] e attualmente presso la sede della Bob Jones University di Greenville, nella Carolina del Sud.[113][114] Il dipinto è frutto della rielaborazione in un'ottica manierista dei moduli figurali tradizionali tipici di Andrea Sabatini (attivo a Gaeta nei decenni precedenti, contemporaneamente al Criscuolo) con riferimenti alla pittura di Raffaello Sanzio, del quale in città probabilmente si trovava una replica della Madonna d'Alba alienata nel XIX secolo.[115]

Altare dell'abside[modifica | modifica wikitesto]
Il barocco altare dell'abside in marmi policromi.

A ridosso della parete di fondo dell'abside e da essa leggermente staccato, vi è il pregevole antico altare maggiore in marmi policromi, opera di Dionisio Lazzari, che lo fece tra il 1670 e il 1683; nel 1710 venne realizzato il tabernacolo.[40]

L'altare si trovava originariamente al di sotto dell'arco absidale, e probabilmente in luogo della sua collocazione attuale vi erano i seggi centrali del coro ligneo. Venne arretrato nella posizione odierna per volere del canonico e vicario generale Giuseppe Iannitti tra il 1785 e il 1792 e sopraelevato di un gradino per aumentarne la visibilità dalla navata. A causa del bombardamento del 1943 andò quasi completamente perduta la sezione centrale del paliotto, che non era più quella originaria, bensì un rifacimento del 1786 in stile tardo-barocco per consentire la venerazione, attraverso un oculo, delle spoglie di sant'Albina; ne venne quindi realizzata una in forme più semplici, con un'urna in marmo rosso e bianco a rilievo su fondo verde. Durante i restauri del 2008-2014 tale parte dell'altare fu rimossa e sostituita da una fedele copia del paliotto settecentesco, del quale vennero reimpiegati gli elementi superstiti.[116]

Il tabernacolo settecentesco con le due mensole.

L'altare è rialzato di quattro gradini rispetto al piano di calpestio dell'abside; su quello più alto è stata murata un'epigrafe del 1683 in lingua latina (già a ridosso della parete posteriore del manufatto prima del suo spostamento in fondo all'abside) che riporta la tradizione secondo cui l'altare barocco sarebbe stato costruito inglobando quello ligneo consacrato da papa Pasquale II nel 1106 (non pervenuto).[116] Al centro del paliotto vi è un oculo circolare, la cui cornice è sormontata da volute ed è decorata da un motivo vegetale a rilievo, attraverso il quale si può vedere l'urna marmorea che accoglie i resti mortali di sant'Albina, posta al di sotto della mensa. Ai lati dell'apertura e da essa discoste, vi sono due teste d'angelo, delle quali l'una originale, l'altra ricostruita. I due campi laterali del paliotto, invece, risalgono al XVII secolo e riprendono lo stile del resto dell'altare, con ricca decorazione ad intarsio in marmi policromi e madreperla raffigurante elementi vegetali, coppe infiorate e volute, che prosegue anche sui tre gradini dell'alzata. Il tabernacolo settecentesco è caratterizzato, sulla parte anteriore, da due angeli ad altorilievo che incorniciano la porticina, ai lati dei quali è intarsiato due volte lo stemma del vescovo committente José Guerrero de Torres, O.E.S.A.. Al di sopra del tabernacolo vi sono due mensole: su quella inferiore veniva collocata la statua argentea di Sant'Erasmo in occasione della festa del patrono[117] (risalente al XIV secolo e più volte modificata e arricchita, trafugata nel 1981[118][119]); su quella superiore, notevolmente sopraelevata, vi era il pregevole Crocifisso monumentale in legno dorato e argentato, coevo all'altare e anch'esso probabilmente opera di Dionisio Lazzari; la scultura presenta Cristo appeso ad un'elaborata croce poggiante su un alto basamento con globo e affiancata da due puttini; essa rimase sull'altare maggiore pressoché stabilmente fino al 1999 (avente alle sue spalle lo Stendardo di Lepanto fino al 1976, e dal 1989 un drappo plissettato blu), quando venne collocata dapprima nella cappella del tesoro, successivamente lungo le scale che conducono all'attuale cantoria.[120] Sulle volute inferiori poste alle due estremità dell'altare a sorreggere i due gradini superiori dell'alzata (ciascuna delle quali è sormontata da un elemento analogo terminante con una testa d'angelo a tutto tondo, vi sono gli stemmi intarsiati dei vescovi Lorenzo Mayers Caramuel, O. de M. (a destra) e Martino Ibáñez y Villanueva (a sinistra).[121] Nella città di Gaeta si trovano due altari in marmi policromi analoghi a quello della cattedrale per stile e decorazione, anch'essi realizzati da Dionisio Lazzari e in origine dotati di un proprio crocifisso ligneo monumentale: quello del santuario della Santissima Annunziata (1673, con paliotto rifatto nel XIX secolo) e quello della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo (1675, con paliotto originale).[120]

Succorpo[modifica | modifica wikitesto]

Al di sotto dell'abside, si trova il succorpo, costruito a partire dal 1619 su progetto di Jacopo Lazzari prima e di suo figlio Dionisio poi.[110]

L'accesso all'ambiente avviene tramite una doppia scalinata, opera di Dionisio Lazzari e completata nel 1689; questa collega l'ingresso del succorpo alle due navate laterali della cattedrale. Nella parte inferiore delle pareti, corre una fascia marmorea bicroma intarsiata che imita una balaustra; la parte restante, come la volta, è decorata con stucchi barocchi. Le due rampe si ricongiungono davanti all'arco d'ingresso della cappella, ove si trova una lapide posta nel 1666 come ringraziamento a sant'Erasmo da parte della popolazione di Gaeta per lo scampato pericolo durante la peste del 1656.[122]

Interno del succorpo verso l'ingresso, con il cancello in bronzo.

Il succorpo è chiuso da un monumentale cancello in bronzo realizzato tra il 1669 e il 1670 probabilmente da Giovan Domenico Vinaccia, su ispirazione di quello di Cosimo Fanzago della cappella del tesoro di San Gennaro nel duomo di Napoli. Su di esso sono raffigurati lo stemma della città di Gaeta e, sopra la porta, da ambo i lati, il busto di sant'Erasmo.[122]

La cappella è costituita da un'unica navata coperta con volta a botte lunettata ribassata, terminante con una parete piatta; l'ambiente è illuminato da sei finestre rettangolo, tre su ciascuna delle due pareti laterali. Il pavimento è in marmo bianco e nero, con decorazione geometrica. Le pareti sono decorate con un elaborato rivestimento in marmi policromi, opera di Dionisio Lazzari, nella parte inferiore ad intarsio e in quella superiore a sbalzo.[122]

Gli affreschi che adornano la volta, inseriti all'interno di un apparato di cornici in stucco, sono opera di Giacinto Brandi, che li realizzò tra il 1662 e il 1664; dei tre centrali, Dio Padre con cherubini (sopra il presbiterio) e Gloria di Sant'Erasmo (al centro) sono andati in gran parte perduti a causa del bombardamento del 1943 (quest'ultimo è stato ricostruito nel 2015-2016); rimane integro, invece, Gloria dei santi Albina, Casto, Eupuria, Innocenzo, Marciano, Probo e Secondino. Nelle vele, invece, sono raffigurate le Virtù: a destra Divinità, Sapienza, Fortezza, Umiltà e Penitenza; a sinistra Modestia, Prudenza, Fede, Carità ed Eternità.[123]

Interno del succorpo.

Il presbiterio, rialzato di un gradino rispetto al resto della chiesa, è delimitato da una balaustra in marmi policromi decorata ad intarsio, opera di Dionisio Lazzari; su di essa, gli stemmi della città di Gaeta. Dello stesso artista è anche l'apparato decorativo delle pareti: nella parte inferiore marmi intarsiati, in quella superiore sei nicchie, ciascuna delle quali sormontata da un timpano sorretto da due colonne corinzie; queste, originariamente, accoglievano le statue-reliquiari dei santi (da sinistra) Albina, Casto, Marciano, Innocenzo, Secondino ed Eupuria,[124] i cui resti mortali, insieme a quelli di sant'Erasmo, erano collocati sotto l'altare, in tre piccoli sarcofagi contenuti in uno più grande strigilato, estratto dalla sua collocazione originaria durante la ricognizione canonica del 2008 e successivamente riadattato ad altare maggiore durante i restauri del 2008-2014.[82] Le statue-reliquiari (ad eccezione di quella di san Marciano) vennero requisite nel 1799 da Ferdinando IV di Bordone insieme al paliotto in argenteo con la Traslazione delle reliquie di sant'Erasmo da Formia a Gaeta (1749), e in loro luogo vennero posti, nel 1971, dei busti in legno di quattro Apostoli e di San Gennaro; attualmente, nelle due nicchie più prossime all'altare, vi sono due busti-reliquiari in bronzo di Sant'Erasmo (a destra) e San Marciano (a sinistra, ai piedi della quale vi è l'antico sarcofago con i resti mortali del santo), realizzati nel 2008.[125]

L'altare, opera del Lazzari, presenta un paliotto riccamente decorato con marmi intarsiati; l'ancona è costituita da un timpano triangolare sorretto da due colonne corinzie lisce. Al centro, vi è la pala Martirio di sant'Erasmo di Giacinto Brandi (1663-1664).[122]

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo Continiello (1980-anni 2010) e la cantoria neoclassica

Il primo organo a canne della cattedrale venne probabilmente costruito nel XVI secolo; è identificabile come parte anteriore della cassa di quest'ultimo la cornice posticcia del trittico Incoronazione della Vergine di Giovanni da Gaeta, già nella ex chiesa di Santa Lucia e attualmente presso il Museo diocesano; essa è caratterizzata dalla presenza, sulla sommità, delle sculture dorate dei santi Erasmo, Michele arcangelo e Marciano.[126]

Tra il 1685 e il 1689, venne costruito per la chiesa della Santissima Annunziata un organo a canne da Giuseppe de Martino, racchiuso all'interno di una cassa barocca disegnata da Dionisio Lazzari;[127] il progetto originario prevedeva la costruzione di uno strumento gemello da posizionare sulla cantoria opposta, il quale, per problemi di natura economica, venne acquistato dalla cattedrale e collocato sulla cantoria a ridosso della parete di fondo della nuova abside. L'organo venne ampliato nel 1737 e rimosso nell'ambito dei restauri neoclassici del 1788-1792; venne collocato o nella chiesa di San Michele Arcangelo ad Itri, oppure in quella gaetana della Natività di Maria, e distrutto durante la seconda guerra mondiale.[19]

Pietro Paolo Ferrara progettò un'ampia cantoria sopra l'ingresso della cattedrale, sorretta da due colonne tuscaniche, sulla quale trovò luogo, intorno alla metà del XIX secolo, un organo di Benedetto o Pietro Sarracini di Alvito, rimodernato agli inizi del secolo successivo da Inzoli. Lo strumento aveva un'unica tastiera e pedaliera e disponeva di 11 registri; esso era racchiuso all'interno di una cassa lignea con facciata a serliana. L'organo verrà distrutto nel bombardamento del settembre 1943 insieme ad un piccolo organo positivo ottocentesco situato nel succorpo.[128]

Nel 1980 venne costruito un nuovo strumento dalla ditta Continiello (con canne della ditta Scotti), composto da un unico corpo situato al centro della cantoria, con mostra ceciliana in tre cuspidi e basamento dipinto nel 1985 con decorazioni monocrome da Salvatore Sasso. La consolle, collocata a pavimento in presbiterio, contro il progetto originario che la voleva sulla cantoria, disponeva di due tastiere e pedaliera; lo strumento aveva 11 registri. A causa di un rapido deterioramento dell'apparato trasmissivo elettrico, ha smesso di funzionare nel 1995 e nel 2000 è stata rimossa la consolle dalla chiesa.[129]

Nel corso dei restauri del 2008-2014 lo strumento è stato rimosso ed attualmente nella cattedrale non vi è organo a canne.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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