Ex chiesa di San Salvatore

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Ex chiesa di San Salvatore
Gaeta, ex chiesa di San Salvatore 3.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Gaeta-Stemma.png Gaeta
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santissimo Salvatore
Ordine Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie (1671-1806)
Diocesi Arcidiocesi di Gaeta
Sconsacrazione 1814
Stile architettonico gotico, barocco
Inizio costruzione VIII-IX secolo
Completamento 1535
Demolizione 1943

Coordinate: 41°12′33.01″N 13°35′11.72″E / 41.20917°N 13.58659°E41.20917; 13.58659

La ex chiesa di San Salvatore è un edificio situato nel centro storico di Gaeta, in provincia di Latina, già luogo di culto cattolico; i suoi resti si trovano in vicolo Caetani, nei pressi della cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Salvatore sorse probabilmente tra i secoli VIII e IX in un'area situata nei pressi della chiesa di Santa Maria del Parco (sulla quale sarebbe stata edificata la cattedrale), al di fuori della prima cinta muraria della città.[2] La più antica testimonianza scritta risale alla fine del IX secolo: essa è costituita da un documento del settembre 887 in cui viene dichiarato che il sacerdote Mellito, operante in San Salvatore, riceve in enfiteusi un magazzino con botteghe situato nella città dal conte Giovanni figlio di Ramfo.[3] La chiesa, attestata come dipendente dall'abbazia di Montecassino nella Chronica monasterii Casinensis di Leone Marsicano (1024), viene più volte menzionata anche all'interno del Codex diplomaticus cajetanus, a partire dal testamento di Leone figlio di Giovani Caraccio (maggio 1067),[4] dai quali si evince che fosse dotata di tre altari, uno maggiore in posizione assiale e due laterali contrapposti, a ridosso delle pareti della navata.[5]

La presenza di una parrocchia insistente sulla chiesa di San Salvatore è testimoniata fin dal 1324;[4] nel XIV secolo aveva diverse proprietà terriere ed immobiliari all'interno della città di Gaeta (anche nei pressi della chiesa di San Gregorio), a Serapo e a Mola di Gaeta.[6] Nel 1529, su richiesta del cardinale Tommaso De Vio, allora vescovo di Gaeta, Leone X stabilì con una bolla che essa confluisse con tutte le sue rendite nella parrocchia della cattedrale; la disposizione venne attuata soltanto dopo il sinodo diocesano del 1779, essendo vescovo Carlo Pergamo.[7] Nel 1530 circa ebbe inizio un importante intervento di ampliamento della chiesa, terminato nel 1535: il vecchio edificio venne integrato nel nuovo a tre navate, del quale andò a costituire la navatella destra.[8]

Dal 1671, primo centenario della battaglia di Lepanto, al 1806, soppressione degli ordini religiosi nel regno di Napoli, la chiesa fu retta dagli scolopi, i quali avevano una scuola nell'adiacente attuale palazzo arcivescovile. Sconsacrata nel 1814 e adibita ad usi profani, venne in gran parte stata distrutta nel corso dei bombardamenti della notte tra l'8 e il 9 settembre 1943.[9] Un primo intervento di restauro venne condotto nel 1966 per consolidare le strutture superstiti su progetto di Giuseppe Zander;[10] negli anni 1980, trasformata in giardino privato, l'area venne dotata di un nuovo pavimento in cotto. Acquistata dall'arcidiocesi di Gaeta agli inizi degli anni 2010, nel 2013 è stata nuovamente restaurata con il completamento della ricomposizione delle fila di colonne sinistra; attualmente è adibita a spazio espositivo.[11]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lacerti di affreschi nella navata laterale di destra: a sinistra in basso Santi (XIII secolo) e a destra in alto Santo (IX secolo).

L'area su cui sorge la ex chiesa di San Salvatore è delimitata ad est dal complesso della cattedrale, a sud dal palazzo De Vio (nella cui fiancata settentrionale è inglobata l'antica torre Georgia, alla cui base è situata la posterla del X secolo) e sui due lati rimanenti dal vicolo Caetani, il quale segue il tracciato di un canale attualmente interrato.[3]

Della struttura non rimangono che alcuni resti, i quali permettono di leggerne la conformazione cinquecentesca; le altre parti vennero distrutte dal bombardamento del settembre 1943. La chiesa era a tre navate di quattro campate ciascuna, separate da due file di archi a tutto sesto e coperte con volte a crociera (quelle della navata maggiore, estradossate); sono ancora presenti le due serie di tre colonne marmoree di spoglio, terminanti in alto con capitelli corinzi.[9] La navata centrale terminava con un’abside quadrangolare, ancora visibile, con volta a crociera introdotta da un arco ribassato attualmente in mattoni a vista, sulla quale poggia la sacrestia capitolare della cattedrale, ad essa perpendicolare, edificata nel XVIII secolo.[12] La navata laterale di destra, costituita dall'antica chiesa medioevale, è ancora visibile nella sua interezza; coperta anch'essa con volta a crociera, presenta alcuni lacerti di affreschi di ispirazione bizantina, con riferimenti alla pittura longobarda. Il più antico è situato sulla parete destra, nella seconda campata, raffigura un Santo in posizione stante (probabilmente facente parte di una teoria di figure che in origine ornavano le pareti laterali della chiesa) e risale agli inizi del IX secolo; nella quarta campata vi è un secondo affresco, notevolmente guasto, con due Santi entro una cornice (XIII secolo); nella parte superiore della controfacciata, prima dei restauri del 2013, si trovava una coeva Figura in trono con donatore, della quale rimaneva solo la parte inferiore.[13]

Non sono più presenti né la facciata principale (della quale rimangono la soglia e la base degli stipiti del portale), né la parete esterna della navata sinistra, sostituite da un basso muretto chiuso da una cancellata;[2] è ancora visibile la facciata della chiesa medioevale, in corrispondenza della navata di destra, con le tracce di una porta murata e di una finestra rettangolare all'interno della quale venne successivamente aperto un oculo.[14]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il FAI a Gaeta nell'anno del Giubileo della Misericordia, su comune.gaeta.lt.it, 18 marzo 2016. URL consultato il 13 agosto 2016.
  2. ^ a b La chiesa di San Salvatore in Gaeta, su vicusmedievalis.altervista.org. URL consultato il 13 agoato 2016.
  3. ^ a b O. Gaetani d'Aragona, p. 220.
  4. ^ a b S. Salvatore, su gaeta.outcomeresearch.com. URL consultato il 13 agosto 2016.
  5. ^ A. D'Auria, p. 17.
  6. ^ A. D'Auria, pp. 32-24.
  7. ^ O. Gaetani d'Aragona, pp. 221-222.
  8. ^ A. D'Auria, p. 38.
  9. ^ a b G. Fronzuto, p. 167.
  10. ^ R. Luciani, M.O. Zander, P. Zander (a cura di), p. 154.
  11. ^ A. D'Auria, pp. 66-67.
  12. ^ G. Fronzuto, p. 40.
  13. ^ A. D'Auria, pp. 83-96.
  14. ^ A. D'Auria, p. 68.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Onorato Gaetani d'Aragona, Memorie storiche della città di Gaeta, 2ª ed., Caserta, Stabilimento tipo-litografico della Minerva, 1885, ISBN non esistente.
  • Roberto Luciani, Maria Olimpia Zander e Pietro Zander (a cura di), Giuseppe Zander architetto. Note e disegni dall'archivio privato, Roma, Fratelli Palombi, 1997, ISBN 88-7621-470-4.
  • Graziano Fronzuto, Monumenti d'arte sacra a Gaeta: storia ed arte dei maggiori edifici religiosi di Gaeta, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2001, ISBN non esistente.
  • Alessandranna D'Auria, Il medioevo a Geata: le cinte murarie e l'Ecclesia Salvatoris (secc. VI-X), Città di Castello, Nuova Prhomos, 2013, ISBN non esistente.

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