Serapo

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Voce principale: Gaeta.
Serapo
La spiaggia e l'abitato
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione  Lazio
Provincia  Latina
Città Gaeta
Codice postale04024
Nome abitantigaetani
Patronosant'Erasmo
Giorno festivo2 giugno
Coordinate: 41°12′40″N 13°33′50″E / 41.211111°N 13.563889°E41.211111; 13.563889

Serapo è un quartiere del comune di Gaeta che si estende lungo il litorale orientale dell'istmo di Montesecco tra il monte Orlando e la collina della Catena facente parte del promontorio di Fontania. Questa località è sede di una vasta spiaggia, posta in area urbana, che guarda il mar Tirreno da nord.

La spiaggia di Serapo[modifica | modifica wikitesto]

Gli scogli della baia di Serapo che si apre nel promontorio di Fontania

La spiaggia di Serapo è la spiaggia principale di Gaeta (insignita anche nel 2017 per il quarto anno consecutivo della Bandiera Blu). Distante dal centro della città circa un chilometro; la sua attività di balneazione fiorì a partire dal 1926 quando venne chiusa la spiaggia sul versante settentrionale dell'istmo di Montesecco.[1]

La spiaggia di sabbia finissima, detta anche semplicemente Serapo, è meta anche di turisti italiani e stranieri che per il periodo estivo affollano gli stabilimenti balneari.

È lunga circa 1,5 km ed è stata data, quasi del tutto, in concessione dal Comune di Gaeta.

Un tempo questa spiaggia era una duna ma tonnellate di sabbia furono utilizzate per fabbricare bottiglie dalla vetreria aperta nel 1911 e recentemente chiusa tra il Corso Cavour e Serapo e la spiaggia si ridusse notevolmente in larghezza.

All'estremità nord-occidentale della spiaggia, di fronte al promontorio di Fontania, poco distante dalla riva, si trova la "Nave di Serapo", uno scoglio la cui forma allungata ricorda quella di una nave ed è un sito biologico discretamente importante. In merito all'origine di tale roccia vi sono diverse leggende: sarebbe la nave di Ulisse trasformata in pietra dall'ira di Circe abbandonata oppure quella di un capitano che avrebbe subito la medesima sorte dopo che, durante una processione in onore della Madonna, avrebbe assunto degli atteggiamenti irriverenti.[2]

La spiaggia è chiusa a sud dal Monte Orlando, un piccolo promontorio sul quale è sito il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, il Santuario della Montagna Spaccata ed un museo sulla preistoria e a nord da un altro parallelo promontorio più basso dove sono presenti alcune insenature con accesso privato o pubblico alla balneazione.

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso monumentale del cimitero con la chiesa di Santa Maria del Suffragio

Santuario di San Nilo Abate[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di San Nilo si trova lungo l'omonima strada. Venne costruito a partire dal 1965 nel sito di un edificio di culto precedente sorto nella prima metà del XX secolo a beneficio degli abitanti del nascente quartiere nei luoghi in cui sostò san Nilo da Rossano alla fine del X secolo. La struttura, progettata dall'ingegnere Riccardo Morandi secondo un'idea dell'allora parroco don Giuseppe Viola, vuole rivisitare in chiave moderna l'architettura sacra gaetana del XIV secolo. È a tre navate con nervature in cemento armato.[3] Aperto al culto subito dopo il termine della sua costruzione, venne consacrato soltanto nel 1999 e nel 2014 fu elevato a santuario.[4]

Chiesa di Santa Maria del Suffragio e cimitero[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria del Suffragio (Gaeta).

La chiesa di Santa Maria del Suffragio è la cappella maggiore del cimitero ed è inglobata nel complesso di edifici che costituiscono l'ingresso monumentale del camposanto su via Garibaldi. Venne costruita tra il 1850 e il 1854 in un sobrio stile neoclassico ispirato al tardobarocco napoletano. La facciata, sormontata da un campaniletto a vela con arcata ogivale, è preceduta da una doppia scalinata al di sotto della quale vi è il sacrario dei garibaldini. L'interno, dominato dalle tinte bianche e celesti delle pareti, è a navata unica e termina con un'abside a pianta quadrangolare coperta con un'alta volta a padiglione. L'altare maggiore è in marmi policromi.[5]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Napolitano, p. 114.
  2. ^ G. Napolitano, p. 75.
  3. ^ G. Fronzuto, pp. 162-163.
  4. ^ Gaeta: La chiesa di San Nilo verrà elevata a santuario, su gaetamedievale.com. URL consultato il 30 giugno 2016.
  5. ^ G. Fronzuto, pp. 159-160.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Onorato Gaetani d'Aragona, Memorie storiche della città di Gaeta, 2ª ed., Caserta, Stabilimento tipo-litografico della Minerva, 1885, ISBN non esistente.
  • Luigi Salemme, Il borgo di Gaeta: contributo alla storia locale, Torino, ITER, 1939, ISBN non esistente.
  • Graziano Fronzuto, Monumenti d'arte sacra a Gaeta: storia ed arte dei maggiori edifici religiosi di Gaeta, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2001, ISBN non esistente.
  • Gennaro Tallini, Gaeta: una città nella storia, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2006, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Napolitano, Gaeta: memoria e futuro, Napoli, Guida, 2008, ISBN 9788860424129.

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