Filippo apostolo

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San Filippo
Rubens, San Filippo, (circa 1611)
Rubens, San Filippo, (circa 1611)

Apostolo

Nascita Betsaida, circa 5 d.C.
Morte Hierapolis?, 80 circa
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 3 maggio (cattolici), 1º maggio (anglicani), 14 novembre (ortodossi), 18 novembre (copti), 17 novembre (armeni)
Attributi Croce, Pani e pesci
Patrono di Uruguay, Lussemburgo

San Filippo apostolo (Betsaida, 5 circa – Hierapolis, 80) è menzionato nei Vangeli come uno dei Dodici apostoli di Gesù Cristo: indicato al quinto posto nell'elenco degli Apostoli dei Vangeli sinottici[1]. Non va confuso con Filippo il diacono che evangelizzò la Samaria secondo la narrazione riportata negli Atti degli apostoli.

Nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Il santo era nativo di Betsaida, in Galilea, un paesino costiero che si affacciava sul Lago di Tiberiade e aveva dato i natali anche ai fratelli Pietro e Andrea.

L'autore del vangelo di Giovanni sembra il più propenso ad approfondire la sua figura:

  • inizia la sua missione annunciando il Messia a Natanaele:
« Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». »   (Giovanni 1,43-46)
  • viene richiamato all'attenzione da Cristo sui pani da procurare alla folla prima del miracolo della moltiplicazione dei pani:
« Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». »   (Giovanni 6,5-7)

Sempre Giovanni (Gv12,20-22) narra che, poco prima della Passione, l'apostolo viene visitato da alcuni greci, ossia giudei ellenisti, che si trovavano a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, che desideravano incontrare Gesù. È probabile che l'apostolo parlasse la loro lingua e che si potesse prestare come interprete e ciò testimonia l'alta autorevolezza di cui Filippo godeva nel collegio apostolico; egli a sua volta consulta Andrea, e la coppia degli apostoli esegue la richiesta dei proseliti al cospetto di Gesù, e da ciò scaturisce la risposta di Gesù sul sacrificio che egli sta per compiere e l'annuncio che la sua ora è venuta: il chicco di grano, caduto in terra, muore e produce molto frutto, seguito poi da una preghiera innalzata al Padre affinché egli glorifichi il suo nome.

Ne consegue una solenne proclamazione dal cielo (Bat kol): «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» che annuncia la futura glorificazione del Figlio dell'uomo e che si chiude con Gesù che profetizza che egli "sarà elevato da terra" per prefigurare il suo innalzamento sulla croce (23-33).

  • infine, avendo chiesto a Gesù di mostrare a loro il Padre e basta, riceve questa risposta con tono di rimprovero:
« da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre... »   (Giovanni 14,8-9)

La tradizione e la scoperta della tomba del santo[modifica | modifica wikitesto]

San Filippo scaccia il drago dal tempio di Marte, 1487-1502, affresco di Filippino Lippi conservato nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze.
Il Martirio di san Filippo, dipinto del 1645. Simon de Vos

Secondo alcune tradizioni, avrebbe predicato in Frigia e sarebbe morto a Hierapolis, come tramanda un passo di Policrate di Efeso, vescovo di Efeso nella seconda metà del II secolo che, in una lettera indirizzata al papa Vittore I, scrive: «Filippo, uno dei dodici apostoli, riposa a Hierapolis con due sue figlie che si serbarono vergini tutta la vita, mentre la terza, vissuta nello Spirito Santo, è sepolta a Efeso».

Secondo alcune fonti apocrife, riprese dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Filippo avrebbe evangelizzato per vent'anni la Scizia, a fianco delle sue due figlie vergini che portava sempre con sé. Un giorno l'apostolo venne catturato da alcuni pagani, i quali lo trascinarono nel tempio di Marte e lo costrinsero a sacrificare alla statua del dio, ma in quello stesso istante il piedistallo della statua si sgretolò e dalla cavità uscì un drago che si avventò sul figlio del sacerdote che stava preparando il fuoco per il sacrificio e lo uccise con il suo alito venefico, e insieme a lui anche due tribuni, avvelenando molti degli astanti con il suo alito pestilenziale; allora Filippo scacciò il drago e resuscitò coloro che erano stati uccisi dal demonio, guarendo infine gli ammalati a causa delle sue esalazioni pestifere.

La sua morte avvenne a Hierapolis, in Frigia, ma esistono più versioni sulle modalità della morte, avvenuta in tarda età: secondo alcuni crocifisso, stando ad alcune tradizioni a testa in giù, e sembra anche lapidato, secondo altri invece per cause naturali. Per questo nell'iconografia è spesso rappresentato con la croce, che si suppone sia lo strumento mediante il quale abbia subito il martirio. Alcune fonti sostengono che egli dovette subire il martirio al tempo in cui regnava Domiziano, da parte di alcuni pagani che lo catturarono e lo bastonarono. Fu infine crocifisso, secondo alcune tradizioni su una croce rovesciata, e per finire lapidato.

Nel 2008 a Pamukkale, l'antica Hierapolis, un'equipe di archeologi italiani guidati da Francesco D'Andria dell'Università di Lecce ha identificato in un sepolcro nei resti dell'antica Hierapolis una tomba che è stata poi identificata come la sepoltura di san Filippo apostolo. La notizia è stata resa nota nel 2011[2].

La tomba è stata aperta nel 2011 ed è stata rinvenuta vuota. Le spoglie mortali del santo, infatti, sono custodite nella Basilica dei Santi dodici Apostoli a Roma. Secondo alcuni, tuttavia, neanche quella romana sarebbe l'autentica tomba di Filippo: infatti, secondo alcune ricerche, essa si troverebbe in un'altra parte dell'Italia: secondo alcuni Torino, secondo altri a Pesaro o Urbino, oppure a Taranto.[senza fonte]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella evangelica (festa liturgica il 3 maggio), dalla Chiesa anglicana (1º maggio), dalla Chiesa ortodossa (14 novembre), dalla Chiesa copta il 18 novembre, dalla Chiesa armena il 17 novembre.

Reliquie[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria Lo Plano conservava reliquie degli apostoli san Filippo e san Giacomo, la cui presenza è attestata a partire dal 1633. Il 1º maggio di ogni anno la statua di san Filippo, custodita insieme alle reliquie e ritenuta miracolosa, viene portata in processione per le vie del paese. La statua attuale venne realizzata nel 1801, con grande spesa, in ebano e con la veste rivestita di foglia oro. Quando esce dalla chiesa, la statua viene portata girata di spalle, per evitare che lasci il paese in direzione di Piazza Armerina: ciò a causa di un'antica contesa con tale paese e della tradizione secondo la quale il santo concederebbe più facilmente miracoli ai forestieri. I fedeli, provenienti da tutta la provincia di Enna e oltre, effettuano lunghi pellegrinaggi a piedi per chiedere grazia o ringraziare di grazie ricevute e, secondo l'usanza si presentano davanti alla statua con un cero acceso. Si narra che l'apostolo scacci con il suo bastone chi richieda insistentemente una grazia senza fede.

Patronati[modifica | modifica wikitesto]

San Filippo, di solito assieme a san Giacomo il Minore, è patrono di numerosi comuni italiani:

Inoltre è patrono di altre città, come ad esempio Kamenz (Germania), Verlicca (Croazia), Philippeville (Belgio), Montevideo (Uruguay).

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Due sono gli scritti apocrifi che vengono attribuiti a questo apostolo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,14
  2. ^ Così ho scoperto la tomba di San Filippo ZENIT, 30 aprile 2012

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