Giuseppe La Farina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giuseppe La Farina

Giuseppe La Farina (Messina, 20 luglio 1815Torino, 5 settembre 1863) è stato un patriota, scrittore e politico italiano.

Fu lo zio di Annibale Maria di Francia, oggi santo, avendone sposato una sorella del padre, Maria Luisa.

Monumento a Giuseppe La Farina, Torino

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Firenze: cenotafio di Giuseppe La Farina

Letterato e storico, collaborò con le Effemeridi Letterarie Messinesi. Fondatore e redattore di numerosi giornali, tra i quali L’Alba (1847), fu autore di opere storiche e politiche (Studi sul secolo XIII; L'Italia dai tempi antichi fino ai nostri giorni), geografiche (L'Italia nei suoi monumenti; Messina e i suoi monumenti) e letterarie (Studi sopra alcuni canti della Divina Commedia).

Nel 1848 condusse la Legione Universitaria della Sicilia contro i Borboni e fu deputato di Messina al parlamento siciliano dal 1848 al 1849 ed incaricato come diplomatico assieme ad Emerico Amari di offrire la corona siciliana al Duca di Genova. Nel Veneto fronteggiò gli austriaci nel 1849 quale consigliere del re sabaudo.

Emigrato dapprima in Francia, verso la fine del 1856 assieme a Daniele Manin e a Giorgio Pallavicino Trivulzio fondò la Società nazionale italiana, una associazione avente l'obiettivo di orientare l'opinione nazionale verso il Piemonte di Cavour. Uomo di fiducia di Cavour, La Farina venne spedito in Sicilia per controllare l'operato di Garibaldi, che aveva conquistato l'isola. Tuttavia di lì a poco verrà espulso da Palermo[1].

Eletto deputato al primo parlamento italiano, nello stesso 1860 fu nominato Consigliere di Stato, successivamente Ministro dell'istruzione, dei lavori pubblici dell'interno e della guerra. Nello stesso anno fu membro delle Logge massoniche "Ausonia" e "Il Progresso" di Torino e nel 1862 della Loggia "Osiride", pure di Torino[2].

Si spense nel 1863 e fu tumulato a Torino; le sue ceneri furono poi trasferite a Messina nel 1872 per l'inaugurazione del Gran Camposanto.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

A Firenze, sul lato nord del chiostro della Basilica di Santa Croce, è presente un monumento a lui dedicato riportante sul fronte la seguente iscrizione: «A Giuseppe La Farina - messinese - Amò il vero gli uomini la patria - patì dolori disinganni esili - operò con fede costante alle sorti nuove dell'Italia combattendo col braccio e coll'ingegno - soldato poeta istorico sostegno dell'italica gloria moriva il 5 settembre 1863 di anni 47 - alle vegnenti generazioni esempio imitabile».
A Torino, nella centralissima Piazza Solferino, è stato eretto in suo onore un monumento in marmo bianco che lo effigia nell'atto di leggere un documento. L'iscrizione recita: «Storico illustre antesignano e strenuo propugnatore dell'unità e libertà d'Italia».

A Messina gli è stato intitolato un liceo classico.

La Regia Marina ha chiamato Giuseppe La Farina un cacciatorpediniere varato nel 1919.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.ippolitonievo.info/Per_onorediGaribaldi/OnoreGaribaldi5.htm
  2. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Milano-Roma, Mimesis-Erasmo, 2005, pp. 160-161, ISBN 88-8483-362-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN64013818 · ISNI (EN0000 0000 8142 9079 · SBN IT\ICCU\RAVV\065735 · LCCN (ENn84155946 · GND (DE118942735 · BNF (FRcb119713518 (data) · CERL cnp00542973