Cattedrale di Palermo

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Cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta
0482 - Palermo - Cattedrale - Foto Giovanni Dall'Orto 28-Sept-2006.jpg
La Cattedrale da Via Vittorio Emanuele
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma da Il blasone in Sicilia (Tav 86).pngPalermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico romanico normanno, gotico, barocco, neoclassico
Inizio costruzione 1185
Completamento XVIII secolo
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 38°06′52″N 13°21′22″E / 38.114444°N 13.356111°E38.114444; 13.356111

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale
(EN) Arab-norman Palermo and the cathedral churches of Cefalù and Monreale
Palermo-Cathedral-bjs-2.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (ii) (iv)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2015
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La cattedrale metropolitana primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota semplicemente come cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede vescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana.

Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'umanità (Unesco) nell'ambito dell' Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale".[1]

Culto dell'Assunta e di Santa Rosalia[modifica | modifica wikitesto]

Piano della Cattedrale
Statua di Santa Rosalia
Statua di Santa Rosalia
Altri nomi
  • Lo plano di la majuri Ecclesia
  • Piano della Cattedrale
Nomi precedenti Cimitero di Tutti i Santi 1185
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Palermo-Stemma uff.png Palermo
Quartiere Monte di Pietà o Seralcadi
Collegamenti
Inizio 1446 - 1465 Simone di Bologna
1574 - 1575 Recinzione Gagini
1655 - 1673 Promotori:
Martín de León Cárdenas
Juan Lozano
1761
Fine 2000
Luoghi d'interesse
Trasporti Vedi Cassaro
Prospetto laterale Abside
Tarsie laviche campanile di nord est
Dettaglio intarsio lavico

Santa Vergine Maria Assunta in Cielo[modifica | modifica wikitesto]

La Cattedrale metropolitana di Palermo è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo.[2] La patrona della città è Santa Rosalia cui è dedicata la Cappella meridionale posta nell'abside minore del transetto destro. Importantissimo è il culto che Palermo e la Sicilia tributano alla Vergine Maria, venerazione che trova fondamento nel rapporto epistolare tra l'ambasceria del Senato Messinese e Maria Madre di Gesù Cristo, Madre di Dio, Madre della Chiesa, secondo il dogma Theotókos formulato dal Concilio di Efeso e riaffermato da alcuni principii del Concilio di Nicea I. Legame rafforzato dall'opera evangelizzatrice degli Apostoli, San Pietro e San Paolo nei rispettivi transiti in terra sicula. In tutte le accezioni è Patrona delle principali città dell'isola, Patrona Principale del Regno delle Due Sicilie e attuale Patrona della Sicilia, a lei sono dedicate la maggior parte delle Cattedrali e numerosi luoghi di culto.

Con Gualtiero Offamilio la cattedrale è dedicata all'Assunzione della Vergine rappresentata in tre diverse iconografie: una è la Dormizione della Madre di Dio o «Koimesis tes Theotokou» o «Dormitio Virginis», che appartiene alla tradizione bizantina, le altre due appartenenti alla tradizione latina : l'Assunzione e l'Incoronazione in cielo.

  1. ) Nella prima, la Vergine Maria è rappresentata sul letto di morte, circondata dagli apostoli e una bambina, che simboleggia l'anima pura di Maria pronta a salire al cielo. Questa iconografia è spesso rappresentata anche da artisti latini con il titolo di Dormitio Virginis, fino all'attuazione delle disposizioni della riforma del Concilio di Trento (1545 - 1563). Raffigurazione mirabilmente ripresa e illustrata nel "teatrino" marmoreo, opera di Antonello Gagini, dove i Sette Arcangeli aprono il corteo processionale, uno di essi conduce per mano una bambina, gli Apostoli trasportano e seguono la lettiga.
  2. ) Assunzione: la tradizione iconografica della Chiesa Latina rappresenta la Vergine in preghiera ascendente verso il cielo in un cerchio di nuvole e circondata, sorretta e quasi trasportata dai Sette Arcangeli.
  3. ) Incoronazione: la rappresentazione raffigura la Vergine insieme a Gesù Cristo seduti su due troni in cielo tra le nuvole e angeli, nel momento in cui il figlio cinge con una corona il capo della Madre.

L'Angelo Custode e i Sette Angeli che accompagnano l'Assunzione sono elementi iconografici comuni alla topografia delle immediate adiacenze della cattedrale: la chiesa e Monastero dei Sette Angeli, la strada e la Chiesa dell'Angelo Custode.

Sulla facciata occidentale, accoglie il pellegrino la "Madonna del Tocco" o "Madonna della Porta", allegoria della Vergine Maria quale porta d'accesso a Dio. La "Madonna della Luce", poi più comunemente nota in Sicilia come Madonna del Lume, verosimilmente un derivato della Vergine Odighitria bizantina, che è colei che indica la via, la direzione, la "Santa Maria del Cammino". Riconducibile nella tradizione siciliana alla Madonna del Lume, identificabile e configurabile nella protettrice dei viaggi via mare, dei porti, dei fari. Immediato il collegamento con l'alta torre di segnalazione - odierno campanile - posta davanti al duomo, incastonata nella cerchia delle mura difensive della città. La Vergine Maria: "luce", "faro", "via", "rivelazione della meta" nel cammino terreno del credente lungo la strada verso il vero compimento.

Santa Rosalia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1130 nasce Rosalia de' Sinibaldi, il cui nome è la contrazione latina di Rosa Lilia, figlia del conte Sinibaldo dei Sinibaldi, vassallo del re normanno Ruggero II, il quale per i servizi resi, gli affida i feudi di Quisquina e del Monte delle Rose. Sinibaldo discendente dai Conti Marsi e da Carlo Magno alla dodicesima generazione. La madre Maria Guiscardi, nipote di Ruggero II è una nobildonna normanna.

Per estrazione, educazione, cortesia, regalità e bellezza, Rosalia diviene damigella d'onore e dama di compagnia della regina Margherita di Navarra e di Sicilia, figlia del re García IV Ramírez di Navarra e moglie di Guglielmo I di Sicilia, figlio di Ruggero II. La giovane Rosalia si forma e matura presso la corte regale, nella splendida cornice di Palazzo dei Normanni, a pochi passi dalla primitiva Cattedrale bizantina, futuro teatro della grande ricostruzione Gualtieriana, divenendo spettatrice di eleganti e sontuosi eventi mondani.

Sposa promessa del conte (o principe) Baldovino, cavaliere distintosi per aver salvato dalle fauci di un leone re Ruggero II, Rosalia preferisce la vita monastica e la solitaria contemplazione. Già da fanciulla dedica gran parte del tempo alla preghiera sia nella casa paterna all'Olivella, sia nel Palazzo dei Normanni. La giovane , dopo l'iniziale noviziato presso il monastero di Santa Maria La Dorata (attuale Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, parrocchia di San Nicolò dei Greci, altrimenti nota come La Martorana), si rifugia nel monastero del Santissimo Salvatore come seguace dell'ordine basiliano di rito greco. Oppressa dai genitori e dal promesso sposo, dopo due anni abbandona anche le spartane comodità del monastero cittadino. Comincia la sua esperienza di eremitaggio nei boschi di Palazzo Adriano per poi rifugiarsi sul Monte Quisquina, all'interno di una spelonca, dove scrisse un'epigrafe in latino, vivendo da anacoreta, ricevendo assistenza religiosa dalla locale comunità basiliana. Dopo un isolamento di circa dodici anni, trascorre un altro lungo periodo in una grotta di Monte Pellegrino di Palermo, presso una preesistente chiesa bizantina retta da monaci benedettini, dove visse per otto anni, concludendo in contemplazione la vita terrena il 4 settembre 1170.

Per la condotta esemplare è considerata santa già in vita e seppur non riconosciuta, fu oggetto di culto con l'edificazione di numerose chiese a lei dedicate. Dopo oltre quattro secoli il culto lentamente affievolisce al punto che il suo nome non è più invocato nelle litanie dei Santi Protettori di Palermo fino ai primi anni del XVII secolo. Con la peste del 1624, che imperversa nell'Italia di allora con due diversi flussi di contagio: incontrollate ondate migratorie al settentrione determinano la peste di San Carlo Borromeo, scambi commerciali con paesi ove contrabbandavano ciurme di pirati infetti al meridione, la figura di Rosalia torna in auge, in un contesto alimentato da mito e leggenda, storia e rivelazioni, sogni e scienza, umana rassegnazione e cristiano affidamento, devozione e intelletto, prudenza e circospezione.

La data del 7 giugno 1624 è ricordata per la propagazione della peste dovuta allo sbarco alla Cala di una nave carica d'infettati a bordo proveniente da Tunisi via Trapani. Il 15 luglio 1624 si registra il ritrovamento del corpo di Santa Rosalia coincidente con l'affievolimento dei focolai di peste. Il 27 luglio 1624 Curia e Senato di Palermo proclamano Rosalia Patrona e Protettrice della città, decretano il primato sulle compatrone dei quattro mandamenti storici Santa Cristina, Santa Oliva, Santa Ninfa e Sant'Agata e su San Rocco fervidamente invocato durante l'epidemia del 1575. Il 15 luglio 1625 si svolge il primo Festino in onore di Santa Rosalia.

Il 26 gennaio 1630, Papa Urbano VIII, con lo Scriptam in Coelesti inserisce Rosalia nel Martirologio Romano, fissando l'origine palermitana, di stirpe reale facendola risalire a Carlo Magno, con la paternità di Sinibaldo de' Sinibaldi e la maternità di Maria Guiscardi, nipote di re Ruggero II.

Un buon numero di pitture della Santuzza realizzate tra il XIII e il XIX secolo, sono raccolte nella sala Verde del museo diocesano che si trova nell'adiacente Palazzo Arcivescovile. Tra queste la presunta prima icona del XIII secolo che la raffigura in abiti di monaca basiliana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ampia visuale laterale della cattedrale di Palermo.
Il prospetto della cattedrale su via Bonello.

Epoca punica[modifica | modifica wikitesto]

Paleopolis: antica città. Nel primitivo insediamento fenicio - punico fu delimitata a oriente da una torre d'avvistamento e fortificazioni lungo il corso del fiume porto - canale Papireto: rispettivamente gli antesignani della torre campanile e la cinta muraria superstite a ridosso dei resti dell'attuale strada dei Pellegrini.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Neapolis: nuova città. In origine il piano è occupato da una necropoli esterna a ridosso della cinta muraria punica. La prima testimonianza della diffusione del culto cristiano è dovuta alla presenza di cimiteri all'aperto e catacombe ricavate in fitte reti di grotte utilizzate come luoghi di culto e rifugio dei cristiani perseguitati. Verosimilmente già ritenuta un'area sacra, probabilmente un «Santuario della Salute» di natura pagana.

  • 200 - 201, Il Lessico di Suda e il Tarikh al Hukam di Al-Qifti, scritto nel 1249, riportano l'attività di medici e filosofi, il passaggio e la morte di Galeno. Secondo quanto riportato nella Riḥla (Viaggio) da Ibn Jubayr, lo studioso è sepolto sulla direttrice verso Misilmeri, fonti fantasiose e non provate indicano i resti del medico custoditi nella primitiva cattedrale.

La prima chiesa è costruita nell'attuale area a poche centinaia di metri dal primitivo insediamento fenicio - punico dove adesso sorge il Palazzo dei Normanni, lo stesso luogo deputato durante il I, II e III secolo al sacrificio dei primi martiri palermitani oggetto di persecuzioni cristiane operate da Decio e Diocleziano. L'edificio sorge fra la paleopolis «città primitiva» e la neapolis «nuovo insediamento», distrutta dai Vandali all'inizio del V secolo.

In questo frangente la Chiesa di Roma proclama santi Agatone martire e Mamiliano entrambi vescovi di Palermo.

Epoca bizantina[modifica | modifica wikitesto]

  • 535, Belisario, alla testa delle truppe bizantine, conquista Palermo. Del luogo di culto edificato intorno al IV secolo e in seguito distrutto dai Vandali, non sono pervenute testimonianze riportate alla luce.
  • 592, Il vescovo Vittore la demolisce e ne promuove la ricostruzione secondo i canoni bizantini.
  • 603, San Gregorio affida la commissione all'arcivescovo Giovanni.[3] Due importanti arcivescovi e cardinali palermitani siedono sul soglio di Pietro: Papa Agatone e Papa Sergio I.

Il secondo tempio d'epoca bizantina dedicato alla Vergine Maria Assunta, è edificato sulle rovine del precedente nel 604 del quale sono pervenute la cripta e la pianta basilicale a forma quadrata.

Sono modificati il prothesis e il diakonikon secondo lo schema bizantino pervenuto con altri impianti basilicali, le maestose absidi a oriente e rivolte come la facciata verso occidente. Di impronta bizantina la collocazione dell'iconostasi e l'aspetto decorativo con le caratteristiche proprie dell'arte del mosaico, secondo i preziosi canoni della tradizione di Costantinopoli. Sono compiuti tutti gli sforzi per mantenere vitale il rito latino ma, nell'anno 732 passa al Patriarca di Costantinopoli, e alla cattedrale sono apportate modifiche al fine di adeguarla alle modalità proprie del culto della Chiesa d'Oriente.

Epoca araba[modifica | modifica wikitesto]

Con l'invasione dell'isola da parte dei Saraceni, nel lungo contesto della dominazione araba, che a Palermo spazia dall'anno 831 al 1072, la chiesa è trasformata in luogo di culto musulmano, la grande moschea Gami, capace di contenere 7 mila fedeli.[4]

  • 831, I Saraceni conquistano Palermo, modificano chiese e edificano in città ben trecento moschee. Nella meta del X secolo il geografo Ibn Hawqal riporta che, fatte le debite proporzioni, a Palermo si contano più moschee che in altre città islamiche dell'epoca.[5] Quella più grande detta “Gami” o «Grande Moschea del Venerdì»[5] è il riadattamento della cattedrale bizantina. La conversione a moschea risale alla dinastia musulmana degli Aghlabiti, la sala ipostila ubicata sotto la cappella dell'Incoronata è verosimilmente ritenuta parte dell'antica moschea - basilica. Colonne e altri elementi architettonici d'impronta islamica sono rinvenuti e riutilizzati in tutti gli ambienti.

La corte vescovile è "invitata" ad abbandonare le sedi cittadine, trovando temporaneamente rifugio presso luoghi di culto nella vicina cittadina di Monreale. L'evento determina la costituzione della futura Arcidiocesi di Monreale. Il ruolo di cattedrale fu ricoperto da modesta, piccolissima chiesa: la «Aghia Kiriaki» ovvero la chiesa di Santa Ciriaca o Santa Domenica. Il luogo di culto dedicato a Santa Ciriaca al quale Papa Alessandro III fa riferimento nella bolla pontificia emanata il 30 dicembre 1174, con la quale ratifica la costruzione della nuova cattedrale di Monreale, indicandone l'ubicazione con le parole ... Super Sanctam Kjriacam.[6]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno alla sovranità di matrice cristiana e cattolica avviene con l'avvento dei Normanni grazie al contributo del Gran Conte Ruggero e del fratello Roberto il Guiscardo. Per celebrare la riconquista territoriale dell'isola, la casata degli Altavilla promuove e favorisce la costruzione di splendide e monumentali cattedrali normanne in tutte le località teatro delle battaglie più cruente, riservando a Palermo la costruzione più laboriosa ma, altrettanto fastosa. La moschea è riadattata rapidamente al culto cristiano, affidata ancora per poco tempo al vescovo Nicodemo di tradizione greco – ortodossa, molto amato dal popolo. È ipotizzabile che all'esterno della Gami non siano stati apportati grossi cambiamenti col passaggio a chiesa cristiana, eccezione solo per la trasformazione del minareto in campanile.

  • 1098, Apostolica Legazia: Privilegio concordato tra sovrano e papa. Accordo che prevedeva la nomina regia dei vescovi e conseguente approvazione, consacrazione papale.
  • 1167, La regina Margherita di Navarra, vedova di Guglielmo I di Sicilia, nomina vescovo il cugino Stefano di Perche, cancelliere del regno di Sicilia, sostenuto dalla compagine francese. L'ambiguità personale e la fiducia riposta in personaggi poco cristallini dislocati a vario titolo nell'amministrazione del regno, suscitano il malcontento popolare.
  • 1168, La popolazione stanca degli abusi perpetrati dagli amici di Stefano e per la sua condotta poco trasparente, si ribella. Il vescovo e i suoi scagnozzi sono aggrediti, la vecchia cattedrale è incendiata bruciando le grandi porte. Riusciti a porsi in salvo il vescovo e i suoi seguaci, sono irrevocabilmente espulsi e spediti in medio oriente.
  • 1169 4 febbraio, Il terremoto di Sant'Agata arreca danni al monumento. L'evento sismico danneggia gravemente la sommità della torre campanaria e la parte superiore della facciata che crollano devastandosi vicendevolmente. Interpretato come punizione divina per causa della corruzione dilagante, l'evento costituisce il pretesto per una radicale riedificazione del tempio, progetto che prevede la costruzione di un edificio all'altezza dello splendore del regno.[7]

Durante il regno di Guglielmo II di Sicilia, nel disegno che prevede il ripristino delle preesistenti diocesi, mira a creare un secondo arcivescovado nel comprensorio palermitano dando inizio alla costruzione della Cattedrale di Monreale. L'arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio[8] promuove contestualmente la costruzione della nuova cattedrale, completata nel 1184 - 1185.[9] Del primitivo impianto gregoriano perviene solo la parte inglobata nell'odierna Cappella dell'Incoronazione.[10]

Sotto le dominazioni di normanni e svevi si assiste in città alla pacifica convivenza di un crogiolo di razze rappresentate dalle religioni monoteiste del mondo allora conosciuto: cristiani, musulmani e ebrei. Palermo è capitale del Sacro Romano Impero con Federico II. Per quasi due secoli le arti e l'architettura sono permeate da canoni stilistici tipici del medio oriente amalgamati con le concezioni nordiche e germaniche.

La chiesa è modificata ancora più volte, ma lo sviluppo in pianta della nuova cattedrale è oggetto sempre dei forti influssi religioso - architettonici precedenti. Ripetutamente rimaneggiata e riedificata per svariati eventi, risente anche di interventi dovuti a fenomeni sismici, soprattutto nell'alta torre campanaria slanciata dinanzi al prospetto occidentale.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I decenni a cavallo secolo sono caratterizzati dalla massima espressione artistica nell'isola nota come Rinascimento siciliano. Geni del calibro di Domenico Gagini, Antonello Gagini, Francesco Laurana, Orazio Alfani (detto il Perugino), Giovanni da Maiano, le relative scuole e botteghe lasciano capolavori senza eguali nell'aggregato, così come nell'intero palcoscenico artistico palermitano e siciliano.

Epoca asburgico - borbonica[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio, già felice espressione di molteplici stili, subisce nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti. Il Barocco siciliano s'innesta con arricchimenti tipici della cultura decorativa dell'epoca.

Tra il 1741 e il 1743 l'incaricato regio monsignor Giovanni Angelo de Ciocchis compie per conto del sovrano di Sicilia Carlo III di Spagna una ricognizione generale di benefici e beni religiosi soggetti a patronato regio, all'interno dell'intero territorio siciliano e contemplati nella raccolta di atti e documenti denominati "Acta e Monumenta".[13] Tra magnificenza e sfarzi di tesori d'arte custoditi nel tempio, il relatore pone in risalto le debolezze e le criticità delle strutture delineando gli interventi che alcuni decenni più tardi caratterizzeranno il più complesso dei cantieri di restauro. Sulla base del resoconto e di altri progetti di fattibilità mirati commissionati a posteriori matureranno: l'ingrandimento dell'impianto, la garanzia della stabilità strutturale, il miglioramento dell'illuminazione, la copertura dei soffitti con volte a botte, l'anelata cupola in muratura. Il conseguimento di determinati risultati ha comportato in tutti i casi il pagamento di pesantissimi scotti, talora ravvisabili in autentiche scempiaggini agli occhi dei moderni estimatori, spesso derivati in iterazioni d'errori e bizzarrie senza logica, come nel caso dello smantellamento del capolavoro noto come Tribuna di Antonello Gagini.

Restauri 1726[modifica | modifica wikitesto]

È interamente rimodulato il complesso campanario nel 1726, su progetto dell'architetto Giovanni Amico in seguito al «terremoto di Terrasini» avvenuto in quell'anno.

Definito brutto e borrominesco, in epoca neoclassica, e stridente con gli esterni della chiesa, è riconfigurato in seguito al terremoto del 1823.

Restauri 1781 - 1801[modifica | modifica wikitesto]

Cupola

Il più poderoso e invasivo dei restauri è effettuato alla fine del Settecento, quando in occasione del consolidamento strutturale si rimodella radicalmente l'interno su progetto di Ferdinando Fuga.

  • 1781 20 febbraio - 1801 3 giugno, Durante i restauri il Capitolo metropolitano e gli uffici parrocchiali sono trasferiti presso la chiesa del Gesù a Casa Professa che in tale frangente assume il titolo e ricopre le funzioni di Concattedrale.

I lavori hanno inizio nel 1781, eseguiti non dal Fuga ma dal palermitano Carlo Chenchi con l'assistenza di Giuseppe Venanzio Marvuglia e durano fino ai primi anni del XIX secolo. Il restauro complessivo comporta un allargamento sui fianchi con la trasformazione delle cappelle laterali sulle navate laterali e le nuove cappelle costruite di sana pianta, il Portico meridionale avanzato di parecchi metri e interamente riassemblato per anastilosi a cura del capomastro Francesco Patricolo.[14] Rimodulazione della facciata nord.

I rifacimenti sono in realtà molto più radicali dei progetti dell'architetto fiorentino, che secondo alcuni studiosi, pensa invece di conservare, almeno in parte, il complesso longitudinale delle navate e l'originario soffitto ligneo del XII secolo. Il restauro interviene a cambiare l'aspetto originario del complesso, dotando la chiesa della caratteristica ma discordante cupola, eseguita secondo i disegni del Fuga.

Nei primi lustri del XIX secolo sulla coronatura con merli è documentata la collocazione di numerose statue, le restanti temporaneamente parcheggiate nella Cappella delle Sacre Reliquie. Nella metà del Novecento per volontà del cardinale Ernesto Ruffini le statue medesime trovano una migliore collocazione nella navata principale.[15] Anche le pittoresche cupolette maiolicate con lanternini destinate alla copertura delle navate laterali risalgono al rifacimento del 1781.

Restauri 1826 - 1835[modifica | modifica wikitesto]

In questa cattedrale, sintesi di storia e di arte dell'ultimo millennio in Sicilia, oltre ai sovrani normanni (Ruggero II di Sicilia, ..., Guglielmo II d'Altavilla[16] e Giovanna Plantageneto (13 febbraio 1177)[17]), svevi, aragonesi (Federico III di Sicilia, Alfonso il Magnanimo dei Trastámara), catalani, sono stati incoronati Vittorio Amedeo II di Savoia e Carlo III di Borbone.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Contrariamente alla maggior parte degli edifici di culto è un monumento a sé stante a «isola», la Cattedrale offre oltre alla facciata principale, altri tre interessanti e variegati prospetti.

Prospetto occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Monofora strombata prospetto di via Bonello
Loggia dell'Incoronazione
Campanili del prospetto nord ovest

Il prospetto principale o occidentale dà su via Matteo Bonello. La via prende nome dal signore di Caccamo dapprima ambasciatore, in seguito cospiratore contro Guglielmo I di Sicilia. La facciata si presenta molto articolata dal punto di vista prospettico, anche nello spazio, per la presenza di due archi a sesto acuto ispirati all'architettura islamica che raccordano la Cattedrale all'adiacente Palazzo Arcivescovile oggi anche sede del Museo diocesano. Una cancellata e una balaustra a colonnine, in sostituzione dell'antica recinzione costruita da Vincenzo Gagini nel 1575, protegge lo spazio antistante alla facciata, sui pilastri che delimitano i varchi sono poste le statue di San Giuseppe, San Pietro, San Paolo e San Francesco di Paola opere di Giovanni Battista Ragusa del 1724 - 1725.[18]

Un'intricata, quanto spettacolare selva di torri campanarie neogotiche realizzate nel torrione medievale dell'arcivescovado su progetto dell'architetto Emmanuele Palazzotto dal 1826 al 1835 si fronteggia con i due torrioni occidentali che delimitano lateralmente la facciata della Cattedrale. Il complesso presenta raccordi ad arco e decorazioni opera di maestri lapicidi trecenteschi e quattrocenteschi. Il portale strombato centrale in stile gotico è del 1353 ed è sormontato da un'edicola contenente un bassorilievo di Maria con il Bambino. I pannelli bronzei a rilievo della porta centrale sono del palermitano Filippo Sgarlata del XX secolo. Questa porta è stata aperta il 13 dicembre 2015 dall'Arcivescovo Corrado Lorefice quale Porta Santa nell'ambito del Giubileo della Misericordia. In simmetria e speculari all'asse dell'ingresso sono poste quattro iscrizioni lapidee sovrastate da altrettante nicchie. Il portale è arricchito in alto da una bellissima bifora posta in prossimità della navata centrale all'interno di una cornice mistilinea. I due portali laterali sono sormontati da targhe marmoree e grandiose monofore strombate cieche con più ordini di colonnine e ghiere prospettiche. Tutte le pareti sono coronate dalla caratteristica merlatura.

Prospetto settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Campanile absidale di nord est
Prospetto di nord est
Portale settentrionale

Il prospetto settentrionale o di via Incoronazione, sul fianco sinistro della Cattedrale, si affaccia su un edificio la cosiddetta "Loggia dell'Incoronazione". Del primitivo isolato costituito dall'Arcivescovado Vecchio, poi convertito in Monastero benedettino di Santa Maria di Monte Oliveto e «Badia Nuova», sono pervenuti solo dei resti inglobati nella Cappella dell'Incoronata. Secondo la tradizione, dopo l'incoronazione in Cattedrale, i Sovrani di Sicilia si mostravano ai sudditi affacciandosi dallo spazio sopraelevato presentandosi per la prima volta al popolo. Il pronao e l'attigua Cappella coeva alla Cattedrale, erano collegati al grande tempio normanno tramite un portico che grazie alla copertura assicurava a reali, cortigiani e clero di spostarsi da un luogo all'altro anche con condizioni climatiche avverse, a distanza dalla folla per motivi di sicurezza. Appunti d'illustri viaggiatori, cronisti e storiografi, quali Ibn Jubayr, Ugo Falcando, Tommaso Fazello, Giovan Francesco Pugnatore, Vincenzo Di Giovanni, Michele Amari, riconducono alla "Via Coperta", che identifica il corridoio che attraverso l'Arcivescovado Vecchio collegava la Torre Pisana del Palazzo Reale con la Cattedrale.[19]

Gli elementi architettonici che decorano l'ingresso alla navata sinistra sono recuperati dal portico realizzato su questo lato della Cattedrale da Fazio e Vincenzo Gagini nel 1563 - 1567, discutibilmente rimodulati durante i lavori del grande intervento di restauro della fine del XVIII secolo. Il monumentale ingresso è contraddistinto da quattro gruppi di colonne binate in conci di pietra reggenti un complesso architrave spezzato dall'articolata modanatura. Le coppie centrali delimitano l'apertura vera e propria, i vani simmetrici laterali, rientrati e ciechi, ospitano altrettante coppie di colonne ornate da capitelli corinzi. Il portale costituito da colonne marmoree con timpano ad arco spezzato reca al centro una stele a sua volta sovrastata da timpano e aquila imperiale.[20]

Prospetto orientale[modifica | modifica wikitesto]

Tarsie laviche Absidi
Abside

Il prospetto orientale o di Piazza dei Sette Angeli dà su via Simone Beccadelli di Bologna, arcivescovo di Palermo e promotore della costruzione del Palazzo Arcivescovile oggi anche sede del Museo diocesano. Le statue della balaustra della via sono: San Mamiliano di Giovanni Travaglia e Sant'Eustorgio di Antonio Anello opere entrambe realizzate nel (1673), San Sergio di Carlo d'Aprile (1655) e San Golbodeo di Giovanni Travaglia, quest'ultima realizzata nel 1673. La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo. Il prospetto orientale, visibile dalla Piazza Sette Angeli, è delimitato dalle torri angolari orientali poste sud e nord che racchiudono il maestoso vano corrispondente al vasto presbiterio, dalle pareti esterne sono visibili i due catini absidali laterali aperti e ricollegabili all'antico tempio gualteriano incastonati fra le torri di raccordo dalle quali si protende la mole cilindrica dell'abside principale che presenta nel complesso, solo il primo ordine decorato con archi ciechi con più ordini di rilievi.

Questo prospetto della Cattedrale è un mirabile esempio di decorazione a tarsia lavica, ovvero di figure geometriche e floreali in pietra lavica alloggiate fra conci di tufo, l'intero secondo ordine è caratterizzato dall'intreccio di doppi rilievi d'archi a tutto sesto che sottintendono monofore o oculi. Una serie di alte monofore cieche sottese da archi segnati da doppia ghiera, decorata a bugne e conci a guanciale, contiene un doppio ordine di strette finestre. Un terzo ordine comprende due grandi archi, il quarto ordine dieci altissime monofore cieche con più ordini di rilievi con inscritte finestre, piccole monofore e oculi ciechi. Le estremità superiori sono ornate da merlatura sinusoidale comune ai vani orientali.

Prospetto meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Portico meridionale, lato destro

Il prospetto meridionale è sul lato di Via Vittorio Emanuele o anticamente strada del Cassaro, parola di derivazione araba indicante la "fortificazione". Il fianco destro della costruzione, con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico catalano eretto intorno al 1465, si affaccia sulla planum Ecclesiae, a sua volta recintata da una balaustra di marmo sui cui pilastri sono poste statue di santi, piazza la cui pavimentazione è stata ridisegnata nell'anno 2000. Sulla destra San Gregorio e Sant'Agostino realizzate da Giovanni Travaglia nel 1673, San Girolamo e Sant'Ambrogio realizzate da Antonio Anello. Le statue che si affacciano sul Corso Vittorio Emanuele partendo da sinistra: Santa Silvia e Santa Cristina realizzate da Carlo D'Aprile, Sant'Agata di Carlo d'Aprile e Santa Rosalia di Gaspare Guercio, Santa Ninfa e Sant'Oliva di Gaspare Guercio; San Agatone di Carlo D'Aprile, realizzate nel biennio 1655 - 1656.[21] Al centro della piazza si trova la statua di Santa Rosalia di Vincenzo Vitaliano del 1744 collocata al posto della Fontana dei tre vecchioni, che già nel 1664 aveva subito un primo intervento di restauro.[22]

Il portale d'ingresso è opera di Antonino Gambara, eseguito nel 1426 per l'incoronazione di Alfonso il Magnanimo, i cui battenti lignei sono di Francesco Castellamare del 1432, occupa la porzione di spazio anteriore compresa tra la seconda cupoletta maiolicata con lanternino e la sesta, corrispondenti alle rispettive campate interne della navata destra. Il portico dalla conformazione a capanna, presenta l'accesso costituito da tre arcate ogivali corrispondenti a tre volte a crociera nell'interno, sorrette da capitelli fioriti e sostenuti da colonne provenienti dalla moschea, la prima colonna a sinistra reca scolpita un'iscrizione tratta dal Corano.[14] L'arco centrale più ampio e più elevato presenta come i due laterali, una ricca decorazione tortile, l'insieme è riconosciuto come «Albero della Vita» o «Albero della Conoscenza». La trave di sostegno del timpano del portico è decorata da un arabesco nelle cui intercapedini è raffigurata una teoria di Sante Vergini, Profeti, Apostoli, Dottori della Chiesa, Evangelisti, alternata in corrispondenza dei vertici ogivali degli archi, dagli stemmi del Regno di Sicilia, del Senato Palermitano e da quello della Cattedrale.[23]

Il timpano è caratterizzato dalla figura di Dio Padre, al centro della scena dell'Annunciazione, inserito in una trina scolpita raffigurante girali e fiori stilizzati dalla forte e complessa connotazione geometrica di matrice araba. Il portico è delimitato da piloni, ognuno contraddistinto da tre ordini decorati con monofore appaiate cieche e strombate. All'interno un portale di Antonino Gambara del 1426, ricco di figure floreali e immagini antropomorfe, chiuso in alto da un'edicola contenente un mosaico riproducente la Madonna, del XIII secolo; i due monumenti alle pareti commemorano l'incoronazione di Carlo III di Borbone del 1735 a destra quella di Vittorio Amedeo II di Savoia del 1713 a sinistra realizzata da Giovanni Battista Ragusa del 1714. Ai lati del mausoleo sono poste le statue provenienti dalla Tribuna di Antonello Gagini: San Giovanni, San Matteo, San Marco e San Luca, insieme a numerose targhe, epigrafi e steli marmoree. Il secondo ordine del prospetto meridionale corrisponde alle pareti della navata centrale, risale al periodo normanno ed è caratterizzato da una sequenza di monofore che si alternano aperte e cieche e dalle cupolette che danno luce alla navata laterale.

La mole del transetto interseca il lungo parallelepipedo della navata centrale è sovrastato dal tamburo e dalla cupola di Ferdinando Fuga che domina il prospetto meridionale, opera realizzata durante il grande restauro del 1781 - 1801. A sinistra i volumi degradanti dei locali adibiti a Museo, sagrestia dei canonici, con la tipica decorazione a colonnine pensili, dominati dalla mole del corpo sovrastante il "Titulo e Antitulo", dalla torre dell'orologio di Vincenzo Gagini e l'iscrizione OPERIBVS CREDITE di sud - est e dal muraglione di raccordo con il corpo centrale. Tutte le pareti sono ingentilite dalla presenza di cornici e decorazioni dovute alla realizzazione di serie contigue di monofore aperte o cieche; ad arco, a ogiva con cuspide acuta, ad arco ribassato; lobate o strombate con più ordini di rilievi, per culminare nelle pareti absidali, con la presenza di monofore sovrapposte inscritte in monofore allungate, rispettando sempre criteri di raffinata simmetria.

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni capitale e città d'arte dell'antico continente, anche a Palermo si crea un clima di celebrazione personale: ciascuno alto prelato emula e si prodiga per superare in splendore artistico i predecessori, ogni arcivescovo o cardinale si spende per lasciare traccia indelebile del proprio operato, concorre per magnificare il sovrano o viceré di turno, contribuisce per osannare l'artista in voga. Spontaneamente si crea una competizione tra le commissioni dei principali monumenti cittadini nonché l'esibizionistica concorrenza tra capolavori nel regno, nella penisola e in ambito europeo.

Nessuna fonte fa riferimento all'esistenza di una cupola anteriore al XV secolo, se non accenni alle calotte delle absidi orientali d'ispirazione araba, colorate con tinte vivaci, costruite come elementi decorativi alla stessa stregua di particolari architettonici presenti nei numerosi monumenti cittadini edificati in epoca normanna.

Sarcofagi, portali, altari, torri, archi trionfali, piazze, dipinti, sculture, tribune, retabli sono elementi che arricchiscono nel tempo i locali della magnifica costruzione, tra essi manca la realizzazione di una vera e propria cupola, la cui costruzione nelle stime e progetti di massima, avrebbe comportato la ristrutturazione dell'impianto per la ridistribuzione del peso.

Accanito promotore e sostenitore del progetto è l'arcivescovo Nicolò Puxades che trova una soluzione alternativa, al tempo stesso elegante, economica e originale, conciliante in termini di opere e costi: la messa in opera di una cupola in legno, posta internamente sotto il tetto, che copra l'area del coro senza comportare gravosi e pesanti interventi di stabilizzazione strutturale. Il manufatto così concepito è eretto sull'intersezione dei due bracci, il tamburo a base ottagonale è decorato con iscrizioni d'oro con caratteri gotici e la calotta, ridotta a causa della presenza della copertura.

  • XVI secolo, L'esplosione delle correnti note come rinascimento e barocco in ogni nuovo cantiere ecclesiale cittadino, prevede la costruzione di una cupola provvista d'apparati decorativi di spessore, utilizzando le tecniche più diverse, ricorrendo ai materiali più disparati: marmo, intarsi, affreschi, stucchi, ferro per le armature, legno, oro, mosaici. In alternativa si fa ricorso a cupole fittizie realizzate con la tecnica del Trompe-l'œil.

La cattedrale con la primitiva impostazione presentava interni spartani anche se arditi e imponenti con ambienti scuri e spogli. Una approssimativa e grossolana intonacatura, successive imbiancature delle pareti ovviano temporaneamente il problema ma, non costituiscono la soluzione definitiva. Al duomo spetterebbe il primato della realizzazione più grandiosa e spettacolare che consenta contestualmente la soluzione dei problemi dell'illuminazione interna.

I disegni di magnificenza coinvolgono Martín de León Cárdenas seriamente intenzionato nel demolire la cupola di legno ed erigere il manufatto in muratura, ma il costoso progetto è respinto dal capitolo della cattedrale il 20 settembre 1651. Il prelato abbandona il suo sogno e rivolge l'attenzione alla risistemazione e rimodulazione della piazza meridionale.

  • 1781 20 febbraio - 1801 3 giugno, In seguito ai resoconti delle visite regie, delle verifiche di stabilità post terremoto del Val di Noto del 1693, dei progetti avanzati da Ferdinando Fuga, tra i lavori di consolidamento e i restauri, è finalmente realizzata la cupola.

Con irrobustimenti le colonne e gruppi di colonne sono state trasformati in possenti pilastri, le snelle arcate ogivali modificate in archi a tutto sesto. Gli interni perdono profondità e la lunghezza originale, con drastiche riduzioni delle superfici e dei volumi, risaltano le evidenti manomissioni sullo stile primitivo dei manufatti. Il portico settentrionale è appiattito sulla parete. Sul lato sud, i muri esterni delle cappelle espansi verso la piazza, sono allineati con la vecchia sacrestia. Di conseguenza, il triportico è accuratamente disassemblato e rimontato in avanti di circa sei metri.

Addossati ai quattro pilastri del presbiterio sono stati costruiti quattro grandi archi che definiscono un quadrato. Su questi è stato posto un alto tamburo cilindrico costituito da una parete circolare provvista di otto finestroni. Concepito dal Fuga piuttosto elevato, affinché fosse assicurato il primato di grandezza su tutte le cupole della città, in stile classico, calotta con nervature binate sormontata da lanterna - lucernario. Scompare la copertura lignea, il soffitto della navata è realizzato con volte a botte. Sui tetti delle navate laterali sono costruite sedici cupolette con lanternini, otto su ogni nave, e le rispettive finestre lucernari per illuminare ciascuna cappella.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri (gruppi tetrastili con 4 colonne incastonate provenienti dalla antica costruzione con statue di santi che facevano parte della decorazione della tribuna del Gagini.

Nella navata destra, la prima e la seconda cappella, comunicanti fra di loro, custodiscono le tombe imperiali e reali dei normanni, intorno alle quali ruota una storia romanzesca e ricca d'interesse. Ruggero II, re dal 1130, aveva stabilito già nel 1145 che il Duomo di Cefalù da lui fondato diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi in porfido, un granito molto prezioso e di notevole durezza, originario dell'Egitto, dal colore rosso cupo che, nell'antichità, era usato esclusivamente per le commissioni imperiali. Alla sua morte nel 1154, però, egli venne sepolto nella cattedrale di Palermo in un avello di porfido dalla forma molto più semplice. Nel 1215 Federico II fece trasportare i due sarcofagi da Cefalù alla cattedrale di Palermo destinandoli a sé e al padre Enrico VI. Il sarcofago di Federico II è sormontato da un baldacchino con colonne in porfido e l'urna è sorretta da due coppie di leoni; insieme a quelli di Federico II sono stati conservati anche i resti di Pietro II di Sicilia. Le altre tombe sono quelle di Costanza d'Aragona, sorella del re d'Aragona e moglie di Federico II, di Guglielmo, duca d'Atene figlio di Federico III di Sicilia, e dell'imperatrice Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II e madre di Federico II.

Sul pavimento della navata centrale fu realizzata, durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo con tarsie colorate che rappresentano le costellazioni ad opera di Giuseppe Piazzi, astronomo e scopritore del supposto pianeta Cerere, e fu qui collocata nell'anno 1801). Il ricco altare del Sacramento, in bronzo, lapislazzulo e marmi colorati, è stato realizzata su disegno di Cosimo Fanzago (XVII secolo). Nel presbiterio si dispone il bellissimo coro ligneo tardo-quattrocentesco in stile gotico-catalano e il trono episcopale, ricomposto in parte con frammenti d'antichi mosaici del XII secolo. Durante la fase dei restauri della fine del XVIII secolo, fu incaricato il pittore di Sciacca Mariano Rossi di decorare la cattedrale. Gli affreschi, secondo il disegno originale, dovevano ricoprire il catino dell'abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia ad opera dei Normanni. Mariano Rossi iniziò nel 1802 e non terminò tutto il lavoro, ma ancora oggi si possono ammirare gli affreschi nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella volta del coro, dove è dipinta l'Assunzione di Maria Vergine.

A destra del presbiterio si trova la cappella di Santa Rosalia, patrona di Palermo, con le reliquie e l'urna d'argento, opera seicentesca di Matteo Lo Castro, Francesco Ruvolo e Giancola Viviano, portata in processione durante la festa patronale il 15 luglio. I due altorilievi di Valerio Villareale, rappresentano: Santa Rosalia invoca Cristo per la liberazione della peste e l'Ingresso delle gloriose reliquie di Santa Rosalia a Palermo. Oltre al coro ligneo in stile gotico-catalano del 1466 e ai resti marmorei della tribuna gaginiana riadattati, di alto interesse artistico sono la statua marmorea della Madonna con Bambino di Francesco Laurana, eseguita insieme ad altri aiuti nel 1469, la pregiata acquasantiera (posta al quarto pilastro) opera incerta di Domenico Gagini e la Madonna della Scala, eseguita nel 1503 da Antonello Gagini e posta sull'altare della sacrestia nuova.

Navata destra o meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Affresco nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero
L'interno dopo il rifacimento del 1781
Il sarcofago di Federico II nella cattedrale di Palermo. Dietro si intravede il sarcofago di Ruggero II di Sicilia
Statue del Redentore e Centurioni, provenienti dalla Tribuna di Antonello Gagini.
Statua dell'Assunta, proveniente dalla Tribuna di Antonello Gagini.
Bassorilievo "Dormienza di Maria e il corteo dei Sette Angeli e degli Apostoli"

Navata sinistra o settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Altare transetto sinistro

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore

Absidiola destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Absidiola meridionale o destra o Cappella di Santa Rosalia.[36]

La cappella ubicata nel braccio meridionale del transetto si presenta chiusa da una cancellata in ottone, dall'arcata superiore pendono sette lampade votive in argento, quella centrale, donata dal re Vittorio Amedeo di Savoia nel 1714.[37] Incastonata nell'arco d'ingresso della cappella, campeggia la grande aquila imperiale dalle ali spiegate, simbolo della città di Palermo. Ai lati, due bassorilievi del 1830 di Valerio Villareale raffiguranti episodi della vita della Santuzza palermitana: a destra Santa Rosalia ferma il braccio all'angelo della morte, a sinistra la Processione delle sacre spoglie, sono altresì presenti alcune paraste provenienti dalla dismessa Tribuna di Antonello Gagini.[38] Sul drappeggio del catino absidale campeggia l'immagine più diffusa di Santa Rosalia, dipinta da Giuseppe Velasco. Sulla parte anteriore del basamento della mensa un paliotto argenteo raffigura Rosalia con alcuni degli elementi iconografici a essa ascrivibili: il teschio metafora allegorica dell'abbandono della vita terrena per quella trascendente e contemplativa, il libro sacro simbolo dell'esistenza condotta nella parola di Dio, le rose, che identificano il rosario e la purezza, lo scettro nella mano sinistra rappresentante la discendenza dagli imperatori normanni.

Dietro l'altare d'argento sbalzato, protetta da un cancello di rame del 1655 avente funzioni di sopraelevazione, è presente la preziosa e composita urna in argento disegnata da Mariano Smiriglio, realizzata dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo.[39] L'imponente realizzazione datata 1631 sostituisce l'arca similare realizzata in tempi brevissimi in argenti et cristalli della Gloriosae Sanctae Rosaliae, commissionata dal Senato di Palermo il 3 marzo 1625, tramite Nicola Placito e Giacomo Agliata, adesso esposta nella cripta delle reliquie. L'intera opera rappresenta uno dei capolavori più preziosi dell'argenteria siciliana barocca.[40],[41] Il basamento è costituito da aquile che si spalleggiano ad ali spiegate appollaiate su cartigli e la conchiglia di San Giacomo, quattro putti alati sorreggono l'urna e sostengono lo scudo appiedato recante il simbolo della rosa. Il corpo dell'arca decorato con incisioni a basso e altorilievo con scene di vita della Giovane Eremita su ognuno dei quattro lati, i cosiddetti "teatrini": La Vocazione, L'eremo di Quisquina, La vita Contemplativa, La Coronazione fatta da Gesù Cristo, quattro cherubini assisi sui bordi di ognuno dei fianchi più lunghi, il coperchio con sviluppo a forma di parallelepipedo con sei ovali in bassorilievo riproducenti: L'eremo di Quisquina, L'eremo di Monte Pellegrino, La Vocazione, La Vita Contemplativa, La Recita del Rosario, Il Transito, fra teste alate di cherubini poste sugli angoli, il tutto sormontato dalla statua di Santa Rosalia in abiti da monaca basiliana, la corona di rose sul capo, la croce patriarcale nella mano sinistra, nell'atto di sconfiggere schiacciando con i piedi il drago, figura allegorica della peste e del male. Il reliquiario custodisce il corpo della Santa, la sua prima biografia e un manoscritto con la firma autografa del cardinale Giannettino Doria, Arcivescovo di Palermo.

Dell'antica Cappella di Santa Rosalia restano delle tracce d'intarsi marmorei e i fastosi resoconti d'illustri viaggiatori che delle visite in Cattedrale e nell'eremo di Monte Pellegrino hanno lasciato dettagliate descrizioni nei diari dei loro Grand Tour: Johann Wolfgang von Goethe[42], Guy de Maupassant, Alexis de Tocqueville per citare solo alcuni degli stranieri.

Iscrizioni sul reliquario:

« URBANUS VIII P.O.M. PANORMITANAE PIETATIS FELICITATIS AMPLIFICATOR S. ROSALIAE VIRGINIS SOLEMNES QUA NATA QUAQUE INVENTA IN TERRIS DIES ECCLESIAE FASTIS ADSCRIPSIT A.D. MDCXXIX PONT.VI IOANNETTINUS DORIA S.R.E.P.C. ARCHIEP. PANORM. CORPUS DIVINITUS REPERTUM PROBATUM COLENDUM EXPOSUIT ANNO IUBILEI MDCXXV SEN. PAN. ARGENTO INCEUSIT MDCXXXI D. FRAN. VALGUARNERAE PRINCEPS, PRAET. GAP. D. PETRUS PALAGIO, HORATIUS LOMEEEINUS, D. CAROLUS DEL VOGLIA CAMPIXANO, ANDREAS VESP. AGLIATA, FRANCISCUS DEL COLLE, SIMON BONACCOLTI P.P.C.C. »
« PHILIPPO IV REGE NOSTRO FELICISS. D. FRANC.O FERNANDEZ DE LA CUEVA DUCE ALBURQUERQUII PRO REGE UMANISS. S. ROSALIAE PATRIAE SERVATRICI D. FRANCISCUS VALGUARNERAE PRINCEPS, ASSOPÌ COMES PRAETOR GAP. D. PETRUS PALAGIO, HORATIUS LOMEEEINUS, D. CAROLUS DEL VOGLIA CAMPIXIANO, ANDREAS VESPASIANI AGLIATA, FRANCISCUS DEL COLLE, SIMON BONACCOLTI SENATORES ARCAM HANC QUINQUEMESTRI PROPERATO ABSOLVTOQ. OPERE PERFECTAM AERE PUB. EX VOTO D.D. ANNO MDCXXXI »

Parete destra transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parete del transetto destro: Cappella dedicata a Maria Santissima Assunta. Costituisce pala d'altare il dipinto Madonna Assunta, di Giuseppe Velasco del 1801, i bassorilievi alle pareti del 1535 raffigurano le sante patrone palermitane, sull'altare la Dormizione di Maria, raffigurata in mezzo agli Apostoli, manufatto facente parte della dismessa Tribuna di Antonello Gagini.

Absidiola sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Absidiola settentrionale o sinistra o Cappella del Santissimo Sacramento.

Elegante cappella con decorazioni in stucco dorate. Preziosissimo altare ciborio realizzato su disegno di Cosimo Fanzago del 1653. Mensa con pannelli, sopraelevazione riproducente un tempio con pianta esagonale a tre elevazioni: colonnato, tamburo, cupola realizzati interamente in lapislazzuli. Capitelli, modanature, cornici, inserti, fregi, nervature e decorazioni superiori col colore in contrasto in oro zecchino.

Davanti alla Cappella la lampada d'argento donata dal re Carlo III di Borbone.

  • 1672, "Ciclo", decorazioni a fresco, opere documentate di Andrea Carrera e distrutte nel restauro settecentesco.

Parete sinistra transetto[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Nel presbiterio il prezioso coro ligneo in stile gotico - catalano risalente al 1466, ai lati le grandiose cantorie sovrastate dalle canne d'organo. L'altare versum populum è costituito da un monolite marmoreo di moderna e lineare concezione. L'altare maggiore è costituito da colonne ioniche sormontate da capitelli corinzi, chiude l'elevazione un ricco architrave sovrastato da timpano triangolare. Al centro è collocato il Cristo risorto e le guardie pretoriane a guardia del sepolcro di Antonello Gagini[48], sulla mensa un Crocifisso intarsiato di madreperla.

Nella calotta absidale è affrescata La consegna del Duomo al Vescovo dopo la sconfitta dei Saraceni per mano normanna di Mariano Rossi del 1803. Dello stesso autore l'Assunzione della Vergine tra le Virtù cardinali realizzata nel 1802. Nelle nicchie lungo le pareti del catino absidale sono collocate dieci delle dodici statue raffiguranti gli Apostoli - sormontate dai rispettivi angeli portacorona - e alla base, il teatrino corrispondente posto alla base, sculture di Antonello Gagini.

Di pregevole fattura il trono del sovrano o "Baldacchino Reale" che reca decorazioni musive del XII secolo e l'iscrizione: "Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput".[49] In prossimità il candelabro destinato al cero pasquale. Dirimpetto era collocata la Cattedra vescovile oggi rimossa e riassemblata come altare nella cripta. Recava l'iscrizione: "Trinacriae prima Metropolis Sedes"[50]. Opera di Fedele e Scipione da Carona con la collaborazione dei fratelli Fazio e Giacomo Gagini, manufatto commissionato dal cardinale Pietro Tagliavia d'Aragona.[51]

Attuali dislocazioni opere dismessa tribuna[modifica | modifica wikitesto]

Le attuali dislocazioni delle opere disassemblate della Tribuna di Antonello Gagini all'interno della Cattedrale in seguito all'intervento promosso da Ferdinando Fuga e pesantemente posto in opera dal palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia sotto la direzione dei lavori di Giovan Battista La Licata. Nei primi lustri del XIX secolo è documentata la disposizione sulla coronatura esterna dei merli.[15]

L'attuale collocazione dei manufatti è effettuata sui pilastri della navata centrale, ai vertici del transetto, presso i pilastri della cupola, sui contrafforti e nell'emiciclo dell'abside.[52],[53]

Parete navata laterale sinistra
Colonne e pilastri navata centrale a sinistra
Colonne e pilastri navata centrale a destra
Parete navata laterale destra
Cristo Risorto Terzo Soldato
Primo Soldato Secondo Soldato
San Pietro[54] Sant'Andrea [54]
San Giacomo Maggiore[54] San Giovanni Evangelista[54]
San Filippo[54] San Bartolomeo[54]
San Matteo[54] San Tommaso[54]
San Giacomo Minore[54] San Simeone[54]
San Giuda Taddeo[54] San Gregorio Arco Absidale Transetto Sant'Ambrogio Arco Absidale Transetto San Marco[54]
Dormienza di Maria
San Giovanni Battista[54] San Girolamo Sant'Agostino San Paolo[54]
San Benedetto Abate San Sebastiano
San Cosma San Damiano
Santo Lorenzo Santo Stefano
San Francesco d'Assisi Sant'Antonio Abate
Santa Cristina Santa Maddalena San Matteo Evangelista
Santa Ninfa San Domenico San Luca Evangelista
Santa Lucia Sant'Agata San Marco Evangelista
Sant'Angese Santa Caterina San Giovanni Evangelista
Assunzione di Maria Superiore
Sepolcro di Maria Inferiore
Sant'Oliva San Cristoforo
  • Le sculture degli Evangelisti in seguito alla ristrutturazione della Cattedrale di Palermo del 1780 sono poste alle pareti del portico meridionale quale allegoria dei Vangeli come porta d'ingresso della Chiesa.
  • Le sculture dei Dottori della Chiesa, San Girolamo e San Gregorio Magno, Sant'Agostino e Sant'Ambrogio, in seguito alla ristrutturazione della Cattedrale di Palermo del 1780, sono poste alla base dei pilastri che reggono la cupola quale allegoria dei pilastri su cui poggia la Chiesa.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulle cantorie neoclassiche ai lati dell'abside, si trova l'organo a canne Tamburini opus 305, costruito nel 1951.

Lo strumento è a trasmissione elettrica ed ha consolle mobile indipendente situata nel presbiterio nel pressi dell'antico altare maggiore, avente quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Campane[modifica | modifica wikitesto]

Campanili e archiponti.
Foto scattata dal museo Diocesano.

Le campane medioevali sulle torri del complesso erano sei. Nel 1893 la ditta Cavadini di Verona fornì un complesso di cinque bronzi in scala di Re3 con il maggiore del peso di 12 q.li. Furono montati per essere suonati a concerto secondo la tecnica delle Campane alla Veronese. Nel 1942 vennero requisite ed in seguito la ditta De Poli fornì l'attuale complesso ad otto elementi in Sib2 montato con il sistema ambrosiano

Campanili[modifica | modifica wikitesto]

I quattro campanili angolari sorgono a imitazione dei minareti secondo i canoni architettonici di stile islamico e accompagnano il primitivo torrione campanario. In epoca altomedievale il campanile oltre alle funzioni liturgiche svolge funzioni strategiche come torre d'avvistamento e via di fuga. Infatti una rete di cuniculi sotterranei dalla la cripta e archiponti aerei, dei quali oggi ammiriamo le riproduzioni delle stupende arcate ogivali di via Bonello, collegano il corpo della cattedrale al palazzo vescovile passando per il campanile, passaggi che consentono di riparare nel vicino Palazzo dei Normanni.

  • 1169 4 febbraio, Il terremoto di Sant'Agata arreca gravi danni al monumento. L'evento sismico danneggia gravemente la sommità della torre campanaria e la parte superiore della facciata devastandosi vicendevolmente.
  • 1250, Sono condotti i lavori per la realizzazione dei primi due ordini delle quattro torri angolari, nel 1342 continuano i lavori per l'ultimazione degli ultimi tre ordini.
  • 1726, Il «Terremoto di Terrasini» distrugge la parte superiore a forma piramidale della torre campanaria posta innanzi al prospetto.
  • 1728, Rifacimento della parte terminale del campanile, definita dai detrattori brutta e borrominiana. È ricostruita in stile arabo, ultimata nel 1805.
  • 1823, Il «Terremoto di Pollina» lesiona il campanile. 1826 - 1835, Sul torrione è costruito un gruppo di campanili neogotici per opera di Emmanuele Palazzotto.
  • 1954, Sulla cuspide più alta del complesso di guglie è collocata la statua della Madonna della Conca d'oro opera di Nino Geraci.

Restauri e ammodernamenti si sono avvicendati dal 1949 al 1960. Dal 1982 è stato avviato un programma di restauri promosso dall'Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali.

Il tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Negli ambienti della Sacrestia dei Canonici è esposto il "tesoro della cattedrale": paramenti sacri dal XVI al XVIII secolo, paliotti, ostensori, calici, la tiara d'oro cosiddetta di Costanza d'Aragona (prelevata dal suo sepolcro), splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle. Il breviario membranaceo del 1452 con lo stemma dell'Arcivescovo Simone da Bologna, miniato dal pittore Guglielmo da Pesaro e da altri miniatori si trova ora esposto al Museo Diocesano di Palermo, mentre rimangono in sede il calice di tipologia madonita della seconda metà del XV secolo; il reliquiario architettonico del XV secolo caratterizzato da guglie e pinnacoli che rinviano allo stile gotico-catalano dell'epoca oppure il calice seicentesco ornato da smalti policroni e gemme, opera dell'orafo palermitano Don Camillo Barbavara. Sono stati pure posti all'interno della Sagrestia dei Canonici quattro piedistalli lignei dei primi anni del XX secolo, di stile neonormanno un tempo utilizzati per leggere i corali nel presbiterio, e disegnati dall'architetto Francesco Paolo Palazzotto. L'assetto museografico è stato curato dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, mentre la selezione del materiale da esporre è stata curata da Maria Concetta Di Natale.

La meridiana[modifica | modifica wikitesto]

Sul pavimento, con inizio presso la Cappella di San Francesco di Paola ha inizio la meridiana realizzata nel 1801 dall'astronomo teatino Abate Giuseppe Piazzi una delle otto esistenti in Sicilia.[55] Una lunga striscia in ottone incastonata nel marmo attraversa la navata centrale affiancata da tarsie policrome raffiguranti i segni zodiacali. Una lapide indica lo strumento e riproduce le unità di misura in vigore in quell'epoca nel Regno di Sicilia e fino all'unità d'Italia: il palmo.

Fede e Scienza, Religione e Tecnologia camminano da sempre assieme in Sicilia. Massimi cultori delle scienze astronomiche quasi sempre appartenenti agli ordini religiosi, luoghi deputati al culto raccolgono il frutto di meticolosi studi che pongono l'isola in primo piano per la presenza e numero di meridiane a camera oscura funzionanti in Italia.

L'elenco dei siti ospitanti le installazioni: la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata di Acireale, la Scuola Tecnica Regia di Caltanissetta, la Chiesa dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo di Castiglione di Sicilia, il Duomo di Santa Maria Assunta di Castroreale, la Chiesa di San Nicolò l'Arena di Catania, la Basilica Cattedrale Protometropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Messina, il Duomo di San Giorgio di Modica, la Cattedrale Metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Palermo.

Sacrestie[modifica | modifica wikitesto]

  • Antisacrestia: alla sinistra l'accesso per la sacrestia.
  • Sacrestia nuova del XVI secolo, prima sede del Tesoro.
  • Sacrestia dei Canonici: è un vano allungato con volte a crociera costolonate costruito sui resti della ruggeriana Cappella della Maddalena. Sulle pareti erano collocati i ritratti dei canonici del Capitolo della Cattedrale, oggi al Museo diocesano. Una immagine di Santa Restituta d'Africa su fondo oro raffigurata su una pala trecentesca è documentata in cattedrale. Il 17 maggio 1352, in seguito alla miracolosa guarigione di Nicola Citarista, è condotta in processione nel monastero di Santa Chiara ove resta in custodia fino al 1912. In seguito il quadro è restituito alla cattedrale ove si ammira collocato in questa sacrestia. I due ricchi portali sono attribuiti a Vincenzo Gagini del 1568, con le imposte lignee ad intarsio di Vincenzo Pernaci del 1569. Da una scala prossima al Portale gotico catalano della Sacrestia dei Canonici si perviene alla cripta.
  • Vani absidali, un vano quadrangolare absidato, costituisce l'antititulo della chiesa normanna, insieme ad un altro vano simmetrico dalla parte opposta. Nel restauro è stata recuperata l'originaria elevazione, le tracce di una loggetta che lo coronava, due monofore sotto il grande oculo, una piccola muqarnas. Un portale quattrocentesco, forse in origine posto all'esterno, lo separa dal vano dalla sacrestia.

La cripta[modifica | modifica wikitesto]

Sarcofago di Federico d'Antiochia.

La cripta è coeva o di poco posteriore alla cattedrale gualteriana, quando si riorganizzarono gli spazi racchiudendo in un'unica area le torri NE e SE e le tre absidi della cattedrale normanna. È un corpo esterno all'attuale edificio verosimilmente insistente sullo stesso perimetro della costruzione bizantina, oggi vi si accede dal lato destro della cattedrale, accanto alla Cappella di Santa Rosalia, attraverso la Sacrestia dei Canonici o Sacrestia Nuova. È costituita da un vano rettangolare diviso in due navate separate da colonne di riporto provenienti da edifici preesistenti e volte a crociera. Nel lato orientale sono ricavate sette absidi che avevano annicchiate agli angoli colonnine in granito, quella centrale è più profonda (sarcofago di Giovanni Paternò), dirimpetto ad essa è presente lo sviluppo circolare della monumentale abside principale. Nel 1844 Valenti restaurò gli ambienti rialzandone la pavimentazione e collocando altre sepolture provenienti dall'antico cimitero dei vescovi.

Due cunicoli collegavano la cripta con l'interno della chiesa o più probabilmente con il vecchio arcivescovado e, tramite la «via Coperta», con il Palazzo Reale.[60]

La gran parte dei 23 sarcofagi presenti, sono sepolture paleocristiane, ellenistiche, romane, bizantine rinvenuti durante le varie fasi di restauro, gli altri sono stati realizzati in epoca medievale o rinascimentale:

Inoltre è presente un magnifico sarcofago di fattura romana, raffigurante una coppia, marito e moglie, evidentemente una famiglia di alto rango, con un assembramento di muse e un monumentale sarcofago normanno in porfido rosso anonimo con incise sul coperchio le raffigurazioni di due draghi.

Primitivo arcivescovado[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio occupava una porzione di fabbricati dell'isolato di via dell'Incoronazione prospicienti il prospetto settentrionale della Cattedrale.

Oggi l'edificio, sottoposto a recenti restauri è sede del seminario arcivescovile.

La Maramma o «Fabbrica del Duomo»[modifica | modifica wikitesto]

  • Maramma: fabbrica. Nello specifico «Fabbrica del Duomo» o «Fabbrica della Cattedrale». L'istituzione e il luogo avevano le funzioni di archivio della Cattedrale e delle scritture per il funzionamento della stessa maramma, infatti custodiva l'inventario dei materiali e ospitava i controllori preposti a dirigere la complessa «Fabbrica del Duomo».[65] Inizialmente il luogo deputato allo scopo fu la Cappella dell'Incoronata. La voce non si limita solo a indicare il luogo e l'attività di conduzione per la realizzazione e gestione delle opere pubbliche, ma anche la "confusione", il grande disordine e decadenza derivanti. Nella fattispecie il termine sottintende la confusione con conseguenti contaminazioni, tipica di un edificio medievale dai cantieri perenni, costruito da maestranze miste secondo canoni ibridi e sovrapposizioni di stili.
  • Marammiere: dall'arabo «Prefetto di Fabbrica». Funzionario preposto al controllo della Maramma.
  • 1308, Bartolomeo Staufer de Antiochia, arcivescovo di Palermo, istituisce la carica di marammiere.[66]
  • 1526, Carlo V d'Asburgo regolamenta la nomina dei marammieri. Come garanzia dell'imparzialità e per il corretto funzionamento della Fabbrica i responsabili erano due: uno di nomina ecclesiastica eletto fra i canonici della cattedrale, l'altro eletto fra i nobili del Senato palermitano.[67] In considerazione dei numerosi, onerosi e lunghissimi cantieri il titolo di Maramma non si limitò più solo alla piccola Cappella dell'Incoronata, ma si estese a più edifici dello stresso aggregato abitativo.
  • 1727, Il cardinale Joaquín Fernández de Portocarrero, conte di Palma e marchese d'Almenara, Viceré di Sicilia, regolamentò per le Opere o Maramme del Regno un nuovo organigramma che prevedeva l'elezione di tre Deputati o Maestri d'Opera, cioè un nobile, un cittadino, ed un canonico altrimenti definiti Dignità del Capitolo.[68]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVIII secolo Palermo annoverava come patroni quindici fra sante e santi principali e venti secondari, i primi verosimilmente identificabili con le raffigurazioni presenti ai varchi delle recinzioni esterne del Piano della Cattedrale. Alla Vergine Maria sotto il titolo dell'«Assunta» si affianca la gerarchia delle Sante Vergini siciliane, nell'ordine odierno Rosalia, Agata, Cristina, Oliva, Ninfa e Lucia, San Giuseppe e gli apostoli Pietro e Paolo, i Dottori della Chiesa Gregorio, Agostino, Girolamo, Ambrogio e Teresa d'Avila, i papi siciliani Agatone e Sergio, vescovi e martiri palermitani, Benedetto e Silvia, la teoria di santi appartenenti agli ordini agostiniano, basiliano, benedettino, camilliano, compagnia di Gesù, domenicano, francescano, paolotto, senza trascurare i protettori invocati contro le epidemie Sebastiano, Antonio, Rocco e la Vergine Maria in tutte le accezioni.

Lo studio approfondito dei singoli luoghi di culto palermitani offre un panorama affollatissimo di venerabili personaggi, di seguito l'elenco aggiornato che annovera circa un centinaio di Santi Patroni Protettori.

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 97 e seguenti, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ a b c Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 234
  3. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 231
  4. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: Dai Longobardi agli Svevi
  5. ^ a b Pagina 4, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [2], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  6. ^ Pagina 100, Giovanni Luigi Lello, "Historia della chiesa di Monreale. Scritta da Giovanni Luigi Lello" [3], Luigi Zannetti, Roma, 1596.
  7. ^ Pagina 98, Francesco Aprile, "Della cronologia universale della Sicilia libri tre ..." [4], Gaspare Bayona, Palermo, 1725.
  8. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 232
  9. ^ http://www.monrealeduomo.it/page.php?14
  10. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 233
  11. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 235
  12. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 260
  13. ^ "Acta e Monumenta", raccolta di atti e documenti parzialmente editi nel 1836, custodita presso l'Archivio di Stato di Palermo.
  14. ^ a b Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 248
  15. ^ a b Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 246
  16. ^ Pagina 97, Francesco Aprile, "Della cronologia universale della Sicilia libri tre ..." [5], Gaspare Bayona, Palermo, 1725.
  17. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Re di Sicilia - JOAN of England
  18. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 240
  19. ^ Tommaso Fazello, Storia di Sicilia, Deche due, Volume 6, p. 148
  20. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 261
  21. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 257
  22. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 258
  23. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 247
  24. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 295 a pp. 318
  25. ^ La Cattedrale, palermoviva.it.
  26. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 290
  27. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 290
  28. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 286
  29. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 285
  30. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 285
  31. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 283
  32. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 46 - 47
  33. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 280
  34. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 282
  35. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 283
  36. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 273
  37. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 275
  38. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 276
  39. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 277
  40. ^ Osservatorio per le Arti Decorative in Italia "Maria Accascina" - Università degli Studi di Palermo - Ex Hôtel de France, Piazza Marina (Salita Intendenza) - L'arca d'argento
  41. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 278
  42. ^ Viaggio in Italia
  43. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 270
  44. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 269
  45. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 272
  46. ^ Antonio Mongitore Tomo primo, pp. 651
  47. ^ Pagina 98, Francesco Aprile, "Della cronologia universale della Sicilia libri tre ..." [6], Gaspare Bayona, Palermo, 1725.
  48. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 264
  49. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 267
  50. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 267
  51. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 512
  52. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 268
  53. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 265
  54. ^ a b c d e f g h i j k l m n Come nella primitiva dislocazione tutte le figure degli Apostoli nell'attuale disposizione nell'abside e ai vertici del transetto presentano alla sommità e alla base l'angelo e il bassorilievo corrispondenti.
  55. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 288
  56. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 319
  57. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 319
  58. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 319
  59. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 321
  60. ^ Antonio Mongitore Tomo primo, pp. 39
  61. ^ Pagina 264, Francesco Ferrara, "Storia generale della Sicilia del professore cavaliere abate Francesco Ferrara ..." [7], Volume 6, Lorenzo Dato, Palermo, 1833.
  62. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 216
  63. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 216
  64. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 216
  65. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 210
  66. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 215
  67. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 215
  68. ^ Giovanni Angelo De Ciocchis, "Sacrae Regiae Visitationis per Siciliam a Joanne-Ang. De Ciocchis Caroli III regis jussu acta decretaque omnia, voll. 3, Palermo, 1836.
  69. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 279
  70. ^ Antonio Mongitore Tomo primo, pp. 132, 232 e seguenti
  71. ^ Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo" [8], Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1816
  72. ^ Antonio Mongitore Tomo primo, pp. 651

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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