Chiesa di Santa Maria della Pietà (Palermo)

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Chiesa di Santa Maria della Pietà
Crèsia di Santa Marìa dâ Piatati.jpg
La chiesa di Santa Maria della Pietà
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Maria della Pietà o Maria SS. Addolorata
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Architetto Giacomo Amato
Inizio costruzione 1678
Completamento 1684

Coordinate: 38°07′00.54″N 13°22′21.86″E / 38.116816°N 13.37274°E38.116816; 13.37274

La chiesa di Santa Maria della Pietà è un luogo di culto cattolico barocco di Palermo, situato in via Torremuzza nel quartiere Kalsa, poco distante dalla gemella chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, entrambe opera dell'architetto Giacomo Amato.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, arretrata rispetto al filo della strada e fronteggiata dal settecentesco Palazzo Petrulla, dà luogo all'omonima piazzetta che, nonostante le ridotte dimensioni, lascia trasparire il gusto per la teatralità tipicamente barocco. Il cantiere della chiesa, voluto dalle monache domenicane di clausura, si apre nel 1678 e si chiude già nel 1684. La facciata, vero capolavoro seicentesco, è composta da due ordini di colonne completamente libere intramezzate da diverse statue, rappresentanti Santi o Beati domenicani secondo uno schema compositivo certamente influenzato dalla precedente chiesa del Gesù e dalla chiesa di San Domenico. La volta della chiesa fu decorata con stucchi di Giacomo, Giuseppe e Procopio Serpotta, arricchiti dall'alternanza di bianco e oro, raffiguranti ghirlande di fiori e frutta, putti ed angeli festanti, e dal notevole affresco raffigurante "Il trionfo dell'Ordine Domenicano", diviso in 32 scomparti e realizzato nel 1708 dal pittore Antonio Grano su disegno di Giacomo Amato e Paolo Amato.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

Progettista delle ristrutturazioni del prospetto e anche dei rifacimenti interni è il religioso dell'Ordine dei Crociferi Giacomo Amato, autore del capolavoro in barocco fiorito, che collaborò anche, soprattutto nel progetto della volta, con l'altrettanto noto architetto del Senato palermitano Paolo Amato.[4]

L'elegante facciata, perfetta mescolanza tra barocco palermitano e barocco romano, prende slancio e movimento nel doppio ordine sovrapposto di sei simmetriche colonne di marmo bianco con ricchi capitelli corinzi. Le colonne binate centrali disposte avanzate, esaltano il senso di dinamicità dell'articolato prospetto in conci di tufo. L'alternanza di nicchie con statue, raffiguranti santi e beati domenicani, segue uno schema compositivo probabilmente influenzato dalla celebre chiesa di San Domenico. Anche qui la felice sovrapposizione alla facciata in pietra progettata dagli architetti del Senato Andrea Cirrincione e Gaspare Guercio, della doppia elevazione e decorazione in marmo di Billiemi ripresa dall'Amato.

Il sobrio ed elegante portale centrale è sormontato da un timpano ad arco intero che include lo stemma dell'Ordine Domenicano con una ricca decorazione comprendente volute, riccioli, palme, due piume e una conchiglia (capasanta). Nel centro della facciata, sopra il portale, la vittoriosa statua marmorea di San Domenico posta sul "globo" fasciato dai quindici misteri del Rosario, opera di Gioacchino Vitagliano, o, secondo altri, di Giacomo Vitagliano; la statua è datata 1702.[5] Fanno ala una prima teoria di statue in stucco dello stesso autore (Gioacchino Vitagliano) raffiguranti santi e beati domenicani (da sinistra a destra San Tommaso d'Aquino, Santa Caterina da Siena, Sant'Agnese da Montepulciano ed il beato Pietro Geremia di Palermo) sormontate da oculi e ghirlande fitoformi.

Un grande rosone festonato con angeli e animali allegorici, probabilmente cani (altro simbolo dell'Ordine domenicano), sormonta la lapide sul cornicione che reca inciso il motto: "QUASI STELLA MATUTINA IN MEDIO NEBULAE ET QUASI SOL REFULGENS SIC ISTE REFULSIT IN TEMPLO DEI". Ai lati, in edicole con timpani a triangoli, altre due statue raffiguranti la beata Margherita di Savoia (a sinistra) e la beata Giovanna d'Aviz (1452-1490) (a destra) arricchiscono il prospetto insieme a finestre con grate.

Chiude la prospettiva un doppio frontone sovrapposto, spezzato nella parte aggettante che delimita balconate e belvedere con grate per le monache in clausura. Gli acroteri (sei in tutto) del doppio frontone del secondo (ed ultimo) ordine della facciata hanno la forma di vasotti fiammanti.

  • Il portale settentrionale destro è sormontato da altorilievo raffigurante la Pietà di Gioacchino Vitagliano.[6]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa è a navata unica, con tre cappelle per lato, senza fondo, arricchite da quattro tele di pregio, realizzate da due dei quattro fratelli Manno, e da pregevoli altarini in marmi policromi mischi e tramischi, separate da quattro cantorie lignee dorate (due di stile barocco, due di stile neoclassico). Le due cantorie neoclassiche, progettate insieme a quelle barocche dal pittore e architetto Pietro Dell'Aquila, sono sorrette da due fauni e dal mezzo busto d'un grosso leone. Le pareti della navata sono decorate da angeli realizzati da Giacomo e Procopio Serpotta, rispettivamente padre e figlio, recanti simboli della passione di Gesù, e da pregevoli gelosie con splendide grate in ferro battuto di notevole fattura.

All'ingresso, il meraviglioso vestibolo, con uno splendido sottocoro, sorretto da 12 colonne di marmo di Billiemi (8 di esse in forma di pilastri, le restanti 4 a tutto tondo), recante splendidi affreschi del 1722 realizzati da Guglielmo Borremans, raffiguranti "Scene di vita e miracoli di Santa Caterina e di San Domenico" ed "Effigi di Santi/e e Beati/e domenicani/e", contornati da meravigliosi stucchi bianchi e dorati realizzati sempre nel 1722 da Procopio Serpotta e da Nicolò Sanseverino su disegno dall'architetto Gaetano Lazzara; nel vestibolo, inoltre, si aprono quattro vani. Giacomo Amato collaborò per i disegni architettonici della volta della navata della chiesa anche con l'altrettanto noto architetto palermitano Paolo Amato, e con Pietro Dell'Aquila per i disegni delle grate delle gelosie all'interno della chiesa stessa.

Parete destra[modifica | modifica wikitesto]

Nella parete di destra vi è un'elegantissima acquasantiera seicentesca sormontata dalla statua di San Giovanni Battista e rivestita da marmi policromi e vi si succedono tre cappelle:[7]

  • Prima campata: Cappella dei Quattro Dottori della Chiesa. Sull'altare è collocata un quadro raffigurante Cristo, Mosè e i Dottori della Chiesa, dipinto su tela, opera di Vincenzo Manno.
    • Cantoria lignea in stile barocco, dorata e decorata con angeli musicanti con violini e trombe e colonnine corinzie.
  • Seconda campata: Cappella della Madonna del Rosario. Altare con tela riproducente la Madonna del Rosario raffigurata con San Domenico, San Tommaso d'Aquino, Papa Onorio III, Santa Rosa da Lima, Santa Caterina d'Alessandria e la beata Margherita di Savoia, opera di Francesco Manno del 1741. (Molti attribuiscono la tela ad Olivio Sozzi).
    • Cantoria lignea in stile neoclassico, dorata e decorata con leone e fauni del XVII secolo, nello spazio sovrastante decorazioni floreali e ghirlande con all'interno di conchiglie visi di putti. Nello spazio retrostante è allocato un prezioso organo del settecento di Antonio La Manna.
  • Terza campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Altare reliquiario con pregevole Crocifisso settecentesco in legno, croce lignea intarsiata in tartaruga e decorazioni in argento dorato. Nel cartiglio si legge: IMITATI SUNT EUM IN MORTE SUA. Nell'urna in basso, il corpo di Santa Felicita martire e un quadro dell'Immacolata Concezione. Il Crocifisso è circondato da 28 caselle ottagonali contenenti reliquie di santi martiri tra corone di fiori e nastrini recanti il nome dei santi in lingua latina.[8]

Parete sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Raffigurazione del Beato Giovanni Liccio da Caccamo nel dipinto di Francesco Manno del 1787.
  • Prima campata: Cappella dei santi e dei beati domenicani. Sull'altare è collocata la tela della Vergine col Bambino raffigurata con San Vincenzo Ferrer, il Beato Pietro Geremia, San Giovanni da Caccamo, Sant'Antonino Vescovo di Firenze e la Beata Margherita di Savoia, opera di Francesco Manno, realizzata a Roma nel 1787 e portata a Palermo. Secondo alcuni Francesco collaborò per la realizzazione di questa tela con l'altrettanto noto fratello Antonio Manno, anche se nel quadro è riportata soltanto la firma di Francesco e la datazione (inserite in un elemento architettonico raffigurato nella tela), così come nel bozzetto preparatorio.[8] In precedenza, poco dopo il completamento della chiesa stessa, era documentato un San Girolamo dello Zoppo di Gangi oggi in sagrestia.[9]
    • Cantoria lignea in stile barocco, dorata e decorata con angeli musicanti con violini e trombe e da colonnine corinzie.
  • Seconda campata: Cappella di San Domenico. Sull'altare la tavola raffigurante San Domenico dona il nuovo abito dell'Ordine domenicano ad una religiosa, opera di Vincenzo Manno, fratello di Francesco Manno, del 1787. Attribuzione controversa a Olivio Sozzi.
    • Cantoria lignea in stile neoclassico, dorata e decorata con leone e fauni del XVII secolo. Nello spazio sovrastante sono presenti capasante con visi di putti, decorazioni floreali e ghirlande. Nello spazio retrostante è allocato un finto organo ivi sistemato per simmetria.
  • Terza campata: Cappella della Madonna della Pietà. Sull'altare, contornato da una meravigliosa cornice dorata in legno intagliato il dipinto Compianto sul Cristo Morto. All'epoca, l'opera di Vincenzo da Pavia del XVI secolo fu trasferita dal monastero delle Domenicane nella nuova chiesa che le religiose e lo stesso Francesco Abatellis vollero intitolare a «Santa Maria della Pietà».[8]

In Santa Maria della Pietà sono conservate le statue lignee della patrona di Palermo, Santa Rosalia,realizzata dallo scultore di Ortisei Vincenzo Moroder nel 1958, e delCuore Immacolato di Maria, quest'ultima, realizzata nel 1954, veniva condotta tutti gli anni in processione dall'omonima congregazione per le vie e per le parrocchie del quartiere Kalsa.

  • Presbiterio e abside: il presbiterio della chiesa, poco profondo e separato dalla navata da una raffinata balaustra seicentesca in marmi policromi, presenta due quadri, ad olio su tela, realizzati da Don Pietro Dell'Aquila nel 1770 e che raffigurano, a sinistra Il ritorno del figliol prodigo e a destra Melchisedech offre i pani sacri ad Abramo. Il catino absidale (l'abside è semicircolare) preserva affreschi di Gaspare Serenario raffiguranti I quattro evangelisti, Il Trionfo della Fede e Lo Spirito Santo (sopra il finestrone centrale dell'abside) e delicati stucchi di Giovanni Maria Serpotta, nipote di Giacomo Serpotta, e di Domenico Guastella nonché il preziosissimo altare neoclassico in marmi, legno scolpito e pietre dure (o pietre preziose), con il suo splendido e prezioso tabernacolo in lapislazzuli e diaspro.

Altare Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato in legno, pietre dure e marmi vari. La mensa è sostenuta da quattro angeli lignei dorati inginocchiati, due dei quali indicano l'urna delle reliquie che si trova al centro dell'altare stesso. Sopra l'altare sono presenti, inoltre, sei preziosi candelieri in legno dorato ed il prezioso tabernacolo sovrastato da un tronetto con colonnine corinzie in marmo e putti in bronzo dorato che sostengono la culminazione a corona; il tronetto ospita un piccolo crocifisso policromo ligneo settecentesco. Il tabernacolo è uno dei più preziosi che esistano in Sicilia. La porticina è costituita da uno sfondo in lapislazzuli su cui è stato posto un cuore di diaspro sanguigno avvolto da fiamme in foglia d'oro e attraversato da una corona di spine d'oro, sormontato da una croce di diaspro costellata da varie perline e da rubini. Il tabernacolo è inoltre decorato nella parte sottostante da una figura dorata raffigurante il pellicano che si immola per i suoi piccoli, simbolo di Cristo che muore per salvare i suoi figli ed il mondo dal peccato, e nella parte soprastante da un cartiglio rosso su cui vi è l'iscrizione latina a caratteri d'oro: "Hic est Filius meus Dilectus" indicata dalla soprastante figura in bronzo dorato del Padre Eterno, che, attorniato da nubi e da visi di putti (anch'essi in bronzo dorato), con la mano sinistra sorregge il globo, con la destra indica il tabernacolo stesso.

Sono inoltre conservati nella chiesa:

  • Il simulacro ligneo ottocentesco di Santa Rita da Cascia con vari ex-voto d'argento;
  • Il simulacro ligneo ottocentesco di San Sebastiano;
  • Il simulacro ligneo ottocentesco di San Giuseppe con Gesù bambino;
  • Il simulacro settecentesco della Madonna Bambina in fasce, in legno e stoffa, con vari gioielli e stellario;
  • Un Crocefisso ligneo settecentesco esposto in fondo alla chiesa, all'ingresso, in uno dei quattro vani del vestibolo già citati;
  • Un busto ligneo ottocentesco di Ecce Homo.

Inoltre è conservato in sagrestia una pregevole tela raffigurante San Nicolò di Mira/Bari, proveniente dalla distrutta e secolare chiesa di San Nicolò alla Kalsa, che sorgeva dove oggi si trova la scultura di Ignazio Marabitti "Il cavalluccio marino".

Monastero domenicano di Santa Maria della Pietà[modifica | modifica wikitesto]

Il Monastero della Pietà, tanto grande da ospitare almeno 80 suore professe e tante altre converse, comprendeva nel suo complesso anche il Palazzo Abatellis adibito, insieme alla cappella della Pietà, a parlatorio, oggi entrambi sede della Galleria Regionale della Sicilia.

  • 1553, Il luogo di clausura è denominato monastero del Portolano per la carica ricoperta dal fondatore.[6]
  • 1735, È il primo monastero visitato per il viaggio compiuto da Carlo III di Borbone per la cerimonia di incoronazione.[6]
  • 2012, Il monumentale monastero, che dal 1923 ospitava l'Istituto elementare di Maria SS. della Pietà, diventando un punto di riferimento e di conforto per gli abitanti del quartiere Kalsa, viene chiuso in base agli ordini della Curia domenicana di Roma. Le suore, che avevano abbandonato la completa clausura e si erano impegnate con amore a curare e a educare i bambini del quartiere, erano rimaste in tre. Il monastero, così come l'adiacente Chiesa di Santa Maria della Pietà, oggi appartiene al F. E. C. (Fondo Edifici di Culto).

Cappella di Santa Maria della Pietà[modifica | modifica wikitesto]

  • 1535 - 1541, L'architetto Antonio Belguardo edifica la primitiva Cappella di Santa Maria della Pietà. Nel 1684 la cappella fu abolita e suddivisa in diversi vani. La parte anteriore con l'ingresso su via Alloro fu adibita a parlatorio mentre la parte retrostante fu trasformata in magazzini e tolto l'altare, fu realizzata una porta di accesso nel muro dell'abside.
  • 1943, La notte tra il 16 e il 17 aprile, il palazzo fu colpito durante un bombardamento aereo.

Chiesa di San Nicolò alla Kalsa o «dei Latini»[modifica | modifica wikitesto]

Compagnia del Santissimo Sacramento di San Nicolò alla Kalsa[modifica | modifica wikitesto]

  • 1520 - 1590, Sono documentati la cappella e l'oratorio di Sant'Andrea.
  • 1573, Costruzione del nuovo oratorio. Nel cappellone è documentato un quadro di Giovanni Francesco Barbieri detto il «Guercino» attorniato da statue in stucco della Fede e la Carità [15] e decorazioni del Serpotta raffiguranti gli Apostoli.

Ospedale di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1431 l'ospedale è accorpato all'Ospedale Grande e Nuovo. [16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 103, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 351, 353
  3. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 353
  4. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 355
  5. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 365
  6. ^ a b c Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 357
  7. ^ La disposizione delle opere all'interno dell'edificio non segue l'ordine descritto da Gaspare Palermo, pertanto le note assumono esclusivo valore documentale. Non tengono conto di lavori, restauri o diversa collocazione delle opere stesse.
  8. ^ a b c Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 356
  9. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 356 e 357
  10. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 5
  11. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 6
  12. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 554
  13. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 7
  14. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 9
  15. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 9
  16. ^ Pagina 361, "Opere storiche inedite sulla città di Palermo pubblicate su' manoscritti della Biblioteca comunale precedute da prefazioni e corredate di note per cura di Gioacchino Di Marzo" [2], Volume 5, nello specifico la parte tratta da Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Il Palermo d'oggigiorno", 5 maggio 1874, Palermo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvestro L. Pozzebon, "Due Chiese Sorelle. Santa Maria della Pietà, Santa Teresa alla Kalsa", Palermo, 1993.
  • Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo" [3], Volume secondo, Palermo, Reale Stamperia, 1816.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]