Chiesa di Santa Caterina (Palermo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria
Santa Caterina (Palermo).JPG
La facciata su piazza Bellini
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàPalermo-Stemma uff.png Palermo
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Arcidiocesi Palermo
Inizio costruzione1566
Completamento1596

Coordinate: 38°06′56.1″N 13°21′45.37″E / 38.115583°N 13.362603°E38.115583; 13.362603

La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo.[1][2] L'aggregato monumentale è altrimenti noto localmente come «Chiesa di Santa Caterina delle Donne»[3], unitamente al trecentesco monastero domenicano occupa l'area delimitata a nord dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), a occidente da piazza Pretoria dove troneggia l'omonima Fontana Pretoria, a mezzogiorno con piazza Bellini ove fronteggia la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio altrimenti detta la «Martorana» e la chiesa di San Cataldo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Area del presbiterio.
Chiesa e fontana Pretoria.
Chiesa e fontana Pretoria.
Chiesa e fontana Pretoria.
Controfacciata.

Origini epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Col beneplacito dell'imperatore Federico II di Svevia, l'Ordine dei frati predicatori giunge in Sicilia, nella fattispecie a Palermo, mentre San Domenico è ancora attivo e ha appena costituito l'ordine in Francia nel 1216 - 1220. Nel 1217 i primi frati sono ospitati inizialmente dall'Ordine teutonico della Magione fondato da religiosi tedeschi, quindi ben visti agli occhi dell'Imperatore. Riparano brevemente nell'ex monastero delle suore basiliane presso la primitiva chiesa di San Matteo al Cassaro.[4]

Sotto la direzione dell'ordine, nella sede del Cassaro è istituito il monastero femminile di Santa Caterina, grazie agli ingenti lasciti di Benvenuta Mastrangelo, della madre Palma Mastrangelo e del marito di quest'ultima Guglielmo di Santa Flora, sui terreni ove sorgeva il palazzo di Giorgio Antiocheno ammiraglio del re Ruggero II d'Altavilla.[5]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

  • 1407, Il re Martino I di Sicilia constatato il generale rilassamento dei costumi e dell'osservanza delle regole dell'Ordine, modifica lo statuto prevedendo due nuovi responsabili in affiancamento alla badessa che rispondono direttamente al Capitolo della Cattedrale e ai giurati del Senato Palermitano.[7]
  • 1532, L'istituzione perde col tempo la caratteristica peculiare d'assistenza rivolta alle classi femminili più deboli e svantaggiate quali le semplici donne meretrici, rivolgendosi in modo marcato alla clausura delle classi nobiliari, pertanto è previsto l'ingrandimento della struttura che prevede l'incorporazione della primitiva chiesa di San Matteo.[7]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Durante i moti del 1820 - 1821, della Rivoluzione siciliana del 1848, della Rivolta della Gancia, dell'Insurrezione di Palermo del 1860 e della Rivolta del sette e mezzo del 1866 subì notevoli danni causa i bombardamenti dei Borboni, se ne vedono ancora le ferite sulle pareti che si affacciano sulla direttrice del Cassaro.

  • 2014, Incuria e disinteresse hanno determinato pericolosi cedimenti e distacchi dalle superfici esterne del monumento che hanno dettato urgenti interventi di consolidamento e restauro. Dal luglio 2014 il monastero di Santa Caterina non accoglie più le monache dell'Ordine Domenicano e l'intera struttura, seppur di proprietà del Ministero dell'Interno dipartimento del patrimonio Fondo Edifici di Culto, è affidata alla Curia palermitana.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Sulle pareti busti di beate di stirpe reale fronteggiano busti di sante.

Navata[modifica | modifica wikitesto]

Navata e presbiterio.
Sepoltura.

L'impianto è a unica navata con tre cappelle per lato, si sviluppa longitudinalmente ed è attraversato dal transetto su cui si innesta la cupola.[8]

Ciò che colpisce di più è la ricca decorazione dell'interno, ad unica navata, tipico dell'età della Controriforma.

La decorazione degli spazi interni, così come per molte altre chiese palermitane, è costituita da un sontuoso apparato in marmi mischi e tramischi, stucchi ed affreschi che si fondono, in un'unica armonica lettura, con le strutture architettoniche portanti.[9][2]

Tra gli artisti chiamati a decorare l'aula:

Di altissima qualità i riquadri a intarsio marmoreo alla base delle paraste della navata centrale: l'episodio di Giona e la balena, Il sacrificio d'Isacco opere di Giovanni Battista Ragusa, la Probatica Piscina, la Fontana, numerosi altorilievi in marmi mischi con episodi tratti dal Vecchio Testamento e medaglioni con le storie di Santa Caterina nelle pareti dell'area presbiteriale.

Cappelle lato destro[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della nobile Famiglia Bruno.

  • Prima campata: Cappella dei Sette Dolori. Sono presenti i dipinti di Gesù sotto la croce al centro, la Deposizione di Cristo del XVII secolo della scuola del Ribera a destra, l'Ultima Cena a sinistra.
  • Seconda campata: Cappella del Santissimo Crocifisso con reliquiario. Il dipinto dell'Adultera a destra, la Lavanda dei piedi a sinistra;
  • Terza campata: Cappella della Madonna del Carmine. Al centro la tela raffigurante la Madonna del Carmelo, la Trasfigurazione a destra, La Madonna intercede per le anime del Purgatorio a sinistra.

Cappelle lato sinistro[modifica | modifica wikitesto]

Affresco navata.
Contrafforti occidentali.
Cappella di Santa Caterina d'Alessandria.

Stemma della nobile Famiglia Amato con leone araldico.

  • Prima campata: Cappella dell'Immacolata Concezione". Tela dell'Immacolata Concezione al centro, Adorazione a destra, Nascita della Vergine a sinistra.
  • Seconda campata: Cappella del Rosario. Tela raffigurante Pio V benedice Andrea Doria a destra, Madonna a sinistra dipinti d'autori anonimi appartenenti alla scuola di Pietro Novelli.[2]
  • Terza campata: Cappella di San Domenico: Al centro il dipinto raffigurante Il massacro degli Albigesi, a destra la Madonna del Rosario, a sinistra Il rogo dei libri proibiti.

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

  • 1725, Cappellone dipinto dai fratelli Paolo e Antonio Filocamo con l' affresco Esaltazione dell'Eucaristia realizzato nella volta del presbiterio e l'Esaltazione dell'Eucaristia".[12]
  • L'altare maggiore è realizzato in pietre dure, agate grigie e verdi, con ornamenti in rame dorato su progetto di Andrea Palma, paliotto in pietre dure con sepolcro della madre badessa suor Maria del Carretto del 1598, colei che promosse i lavori di rinnovamento. Ai lati sono presenti due splendidi angeli lignei dorati con vesti e ali laminate in argento.[2]
  • Tabernacolo in ametista.[13]
  • Lato Epistola è presente il sepolcro del Conte Guglielmo di Santa Flora del 1318 trasferito dalla chiesa di San Domenico. Sono presenti i sepolcri di Girolamo Assali e familiari.[14],[15]
  • La Cappella di Santo Stefano celebra il ricordo della preesistente chiesa di Santo Stefano.[16]

La balaustra è disegnata da Giacomo Amato e si suppone anche il pavimento. Molte altre le preziosità artigianali custodite:

  • Le griglie in argento a canestro fitto dei confessionali, le elaborate grate - gelosie dei corridoi, il grande torciere ligneo seicentesco sospeso sotto la cupola.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parete transetto destro: Cappella di Santa Caterina d'Alessandria. Sontuoso altare barocco progettato dall'architetto e frate domenicano Andrea Palma, nella nicchia la statua marmorea di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto realizzata da Antonello Gagini nel 1534, proveniente dalla dismessa cona documentata nel monastero.[17] Ai lati su mensole sono presenti due angeli, sulle cimase della nicchia sono posti due putti, sopra il frontone della nicchia due angioletti sospesi reggono la corona della fedeltà.[18]
    • Il manufatto è rialzato rispetto al piano di calpestio. Il basamento presenta alle estremità due mensoloni a ricciolo sui quali sono collocate le statue allegoriche della Fortezza a destra e della Prudenza a sinistra, sotto la mensa è presente una teca di legno con lastra di cristallo che accoglie la preziosa statua in cera della Dormitio Virginis, vestita con una veste di seta bianca con ricami in filo d'oro.
    • Due gruppi simmetrici di colonne dai fastosi basamenti, con elaborati capitelli corinzi per ciascun lato: ogni gruppo è composto da una parasta centrale, due colonne scanalate ai lati, una colonna tortile in marmo in posizione avanzata. La successione in prospettiva crea una composizione animata e scenografica determinando un'articolata trabeazione. Sulle sime spezzate e sfalsate sono adagiati putti osannanti.
    • Nella parte superiore addossate alla parete all'interno del timpano spezzato simmetrico, una coppia di paraste sfalsate sormontate da sime a ricciolo delimitano la Gloria di Dio Padre e gli angeli musicanti, medaglione in altorilievo, autore Giovanni Battista Ragusa, 1711 - 1713.
    • Nella parte mediana all'altezza della lunga grata del corridoio orientale, uno stemma coronato sovrasta il capolavoro. Ai lati, sulle pareti interamente intarsiate sono presenti i busti di Sant'Agata a destra e di Santa Rosalia sulla sinistra.

Fastosa e sontuosa commistione di marmi, pietre dure, stucchi, fregi, volute e intarsi che si identifica nel puro stile barocco per esaltare un'opera del rinascimento siciliano con richiami vagamente rococò.

  • Parete transetto sinistro: portale laterale sinistro.

La chiesa è famosa per «Il Sepolcro» la sera del Giovedì Santo. Per la solennità è realizzato nel presbiterio un fastoso altare della Reposizione adornato con parte dei ricchissimi arredi sacri ancora custoditi all'interno del monastero.

Prospetto meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto sud caratterizzato da scenografica scalinata a doppia rampa isoscele su piazza Bellini, il portale tardorinascimentale del 1685 è sormontato da un'edicola con timpano contenente una nicchia ove è collocata la statua marmorea di Santa Caterina d'Alessandria.[8] Il portale è delimitato da colone scanalate con capitelli corinzi che sorreggono un architrave decorato. Sulla modanatura i contrafforti laterali delimitano eleganti volute che ornano l'edicola votiva centrale.

I due ordini sono divisi da una trabeazione riccamente decorata con festoni che incorniciano facce di putti alati, il primo livello è caratterizzato da due coppie di lesene per lato inframezzate da finestre. Nel secondo ordine solo due coppie di lesene delimitano un finestrone centrale. Due volute con riccioli raccordano i contrafforti laterali con la spessa trabeazione superiore. Una balconata chiude il frontone sovrastato da un medaglione nella parte mediana del timpano incompleto raffigurante gli attributi della santa titolare: la ruota dentata strumento del martirio, la palma del martirio, la spada del coraggio e della decollazione infine il giglio stilizzato simbolo di purezza.

Una targa commemora la madre priora suor Maria Vittoria Branciforti, è collocata per la consacrazione della chiesa. Sul portale d'ingresso è presente una raggiera con la raffigurazione di un cane che reca la fiaccola simbolo dei Domenicani.

Prospetto occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Teatrino ad intarsi marmorei: Giona e la balena.
Ingresso occidentale.

Prospetto ovest caratterizzato da scenografica scalinata a doppia rampa isoscele su piazza Pretoria, il portale tardorinascimentale è sormontato da timpano ad arco. Il portale è delimitato da colone scanalate con capitelli corinzi che sorreggono un architrave decorato con stile simmetrico e speculare da fregi d'acanto e putti danzanti che reggono uno stemma centrale. All'interno del timpano lo stemma coronato e ghirlande fitoformi.

I due ordini divisi da una trabeazione riccamente decorata con festoni che incorniciano facce di putti alati, il primo livello è caratterizzato da una lesena per lato. Nel secondo ordine altrettante lesene delimitano un finestrone centrale. Due volute con riccioli raccordano i contrafforti laterali con la copertura superiore. Interessante la prospettiva dei poderosi contrafforti a ricciolo del secondo ordine ricavate sui tetti delle cappelle laterali.

Monastero[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero destinato in principio alle semplici donne meretrici, solo verso il XVI secolo per magnificenza e ricchezza diviene uno dei monasteri nobiliari e di clausura, più importanti del territorio palermitano.[2] Il fasto e la grandezza della chiesa esterna dovevano significare la potenza del Papato. Nel caso specifico di tutto il complesso di Santa Caterina, altri due elementi in più: la nobiltà, il censo, il rango, il blasone delle monache e il fatto che la chiesa ubicata al centro della città, doveva essere all'altezza del luogo.[6][19]

Tutte le chiese annesse ai monasteri presentavano la chiesa interna molto più semplice e confinante, attraverso il presbiterio, con la chiesa esterna, secondo le regole della Controriforma. Dietro di esso vi è la Chiesa interna o grande Coro, dove le monache andavano a pregare, non viste, e assistevano alle funzioni della Chiesa esterna attraverso le grandi finestre che si affacciano proprio sull'altare.

All'interno del monastero resistono le strutture della casa dell'ammiraglio Giorgio d'Antiochia, oggi Sala Capitolare, e un elegante chiostro con una fontana con San Domenico realizzata da Ignazio Marabitti.

Il ruolo religioso e caritatevole del gruppo monacale di Santa Caterina è ben noto ai palermitani, soprattutto ai più anziani, che continuano a mantenere vivo il ricordo dei sapori dei dolci tipici siciliani, che le suore usavano produrre nei giorni di festa.

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Sotto l'altare è ubicata la cripta: il cimitero privato del monastero.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Senso antiorario:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 104, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ a b c d e f Vincenzo Mortillaro, pp. 28
  3. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 97, 98, 99, 100, 101, 102, 103 e 104
  4. ^ Pagina 474 Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", Volume 6 [2]
  5. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 97
  6. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 98
  7. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 99
  8. ^ a b c d e Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 100
  9. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 101
  10. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 102
  11. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 103
  12. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 102
  13. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 102
  14. ^ Pagina 454 Francesco Maria Emanuele Gaetani «Marchese di Villabianca», "Della Sicilia nobile", Stamperia dei Santi Apostoli per Pietro Bentivenga, Piazza Vigliena, Palermo, 1754 - 1775, volume 1, parte seconda, 1757 [3]
  15. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 103
  16. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 104
  17. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 411 - 413
  18. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 103
  19. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, p. 104

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Chiese legate all'Ordine domenicano

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]