Basilica della Santissima Trinità del Cancelliere

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Basilica della Santissima Trinità del Cancelliere
Chiesa della magione o della ss trinita2008.jpg
La facciata della chiesa
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione cattolica
Titolare Santissima Trinità
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Completamento 1191
Sito web Sito della basilica

Coordinate: 38°06′49″N 13°22′08″E / 38.113611°N 13.368889°E38.113611; 13.368889

La basilica della Santissima Trinità del Cancelliere, comunemente conosciuta come basilica La Magione, è una delle più antiche chiese della città di Palermo, sita nei pressi del quartiere della Kalsa, di fronte l'omonima piazza.[1][2][3][4]

Ha la dignità di basilica minore.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Portale barocco.
Esterno Absidi.
Madonna con bambino.
Sarcofago Perdicaro.
Cristo benedicente.
Trittico.
Absidiola destra.
Tabernacolo.
Abside.

Fondata nel 1191 dal cancelliere del regno normanno Matteo d'Aiello[6][4] successore di Stefano di Perche al servizio di Guglielmo II d'Altavilla, annessa alla contigua abbazia dell'Ordine cistercense, filiazione di Santo Spirito del Vespro, linea Clairvaux, e affidata ai seguaci di Bernardo di Chiaravalle.[7]

Ultima delle chiese edificate durante la dinastia normanna degli Altavilla: Tancredi vi seppellì il figlio Ruggero e lui stesso volle essere sepolto nella Basilica. Nel 1197 venne concessa all'ordine dei Cavalieri Teutonici[6] che, in seguito a donazioni, ne aumentarono la proprietà e il prestigio. Divenuta la "Casa dei Cavalieri Teutonici" era così la magione, da qui il nome della chiesa, del precettore generale dell'ordine. Enrico VI di Svevia caccia i cistercensi, che gli erano stati ostili e favorisce l'“ordo hospitalis Sanctae Mariae theutonicorum Jerusalem” che annovera lo stesso imperatore tra i suoi confratelli.

Restauri[modifica | modifica wikitesto]

  • XIX secolo, Un primo restauro volto al ripristino delle originarie linee arabo - normanne fu diretto da Giuseppe Patricolo negli ultimi decenni del secolo.

Il sacro recinto ha subito varie trasformazioni nel tempo. Nel 1717 è documentata l'edificazione del portale barocco[12] e l'integrazione di un loggiato in stile neoclassico su tutta la facciata, manufatto demolito durante il restauro condotto nel 1920 da Francesco Valenti.

Nel secondo dopoguerra seguirono alcuni restauri a causa dei bombardamenti del 1943.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il recinto consacrato accoglieva la primitiva Moschea, l'Ospedale per pellegrini, il chiostro col monastero - convento[14], l'Antioratorio di Santa Cecilia che costituisce l'accesso al settecentesco Oratorio del Crocifisso.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è caratterizzata da tre portali a sesto acuto, più piccoli i due laterali, strombati e incorniciati da bugne. Nel secondo ordine è presente una teoria di cinque monofore, delle quali tre cieche quelle centrali. Nel frontone che chiude il prospetto, tre monofore, quella centrale è posta in asse con il portale principale.

Il motivo delle monofore con ghiere si ripropone sui fianchi laterali e nelle absidi, delle quali, quella centrale è disegnata da archi intrecciati ben sporgenti mentre nelle minori, recanti slanciati archi a sesto acuto, sono appena accennati.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Controfacciata: Il soppalco ligneo sopra l'ingresso accoglie il maestoso organo.

La chiesa si presenta come un particolare esempio di arte arabo - normanna con le finestre ogivali incassate e il motivo delle arcate intrecciate riprodotto nell'abside tipico del periodo. Otto colonne, sei archi e vari livelli calpestabili conducono nel presbiterio.[12]

Un dipinto su tavola proveniente da questa chiesa si conserva nel Museo Diocesano di Palermo.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietà, scultura marmorea, opera di Archimede Campini del 1953. In epoca rinascimentale nella primitiva Cappella della Pietà è documentata l'opera omonima commissionata ad Antonello Gagini nel 1513 e realizzata in seguito dal figlio Vincenzo Gagini,[15][13] manufatto in mistura di stucco su basamento marmoreo.[16] Distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, dell'opera sono conservati dei frammenti.
  • Acquasantiera, manufatto marmoreo del XVI secolo.
  • Cristo benedicente, scultura marmorea, opera della bottega dei Gagini.
  • Trittico, manufatto in marmo bianco. Le figure maggiori rappresentano la Santa Vergine con Bambino e Santa Caterina d'Alessandria con la ruota dentata simbolo del martirio. Due santi, verosimilmente San Nicola e San Bernardo da Chiaravalle o San Domenico ai lati. In alto la raffigurazione dell'Annunciazione con il Padreterno, Maria e l'arcangelo Gabriele. Nella predella in basso Crocifissione: Cristo in croce affiancato da Apostoli e Santi. Opera documentata dietro l'altare maggiore, verosimilmente costituiva la primitiva Cappella del Rosario costruita dai Domenicani.[17]
  • Cappella di Santo Stefano, altare documentato con quadro di Santo Stefano Protomartire.[18]

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Croce, manufatto in pietra raffigurante l'emblema dei Cavalieri Teutonici del XV secolo.
  • Sarcofago, monumento funebre di Francesco Perdicaro, Maestro Razionale del Regno, opera di Vincenzo Gagini. Reca la data del 9 dicembre 1567, all'interno del sarcofago è stata tumulata, per precisa volontà del committente, anche la salma della moglie Eleonora.
  • Madonna col Bambino, statua marmorea, della bottega dei Gagini del XVI secolo.
  • Portale, manufatto rinascimentale attribuito a Francesco Laurana. Il varco introduce alla sacrestia.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella di San Luca.[19] Mirabile tabernacolo di scuola gaginiana datato 1528. Sulla parete della calotta la lavagna raffigurante la Madonna delle Grazie del XV secolo.
  • Cappella di Santa Apollonia.[20] Sull'altare l'Immacolata Concezione.
  • Cappellone ornato da 16 colonnette marmoree. Nel catino dell'abside il dipinto Vergine Incoronata. Il quadro documentato della Santissima Trinità[12] raffigurante i tre angeli e Abramo adorante "tres vidit et unum adoravit", e poi temporaneamente collocato in sacrestia, opera del cosiddetto Maestro delle Incoronazioni degli inizi XV secolo, è custodito presso il Museo Diocesano.[21]

Al centro della navata Crocifisso sospeso del XII secolo.

Commenda della Magione[modifica | modifica wikitesto]

La Commenda[4] comprende i territori del casale Risalaime Misilmeri[6], le dipendenze e le pertinenze della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.[10]

Nel 1787 la Real Corte di Ferdinando IV di Napoli incamerò le terre di Villa di Adriano fino allora amministrate dagli abati di Fossanova. Le terre appartenevano a Matteo Bonello che le ripartì tra i monasteri di Sant'Angelo e San Cristoforo. Federico II confermò la donazione di Matteo Bonello concedendo l'area e le due istituzioni religiose, fino ad allora di pertinenza del demanio della Corte Imperiale, all'abbazia di Fossanova. Risale al 1273 l'atto di divisione tra i monasteri di Sant'Angelo e San Cristoforo.

Gli archivi custodivano il Tabulario della Commenda della Magione.

Moschea[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale per pellegrini[modifica | modifica wikitesto]

  • 1197, Sede dell'“ordo hospitalis Sanctae Mariae theutonicorum Jerusalem” altrimenti noto come Ospedale di Santa Maria dei Teutonici o Ospedale della Santissima Trinità di Gerusalemme, struttura fondata nel 1160 da Matteo d'Ajello, gestito dai Cistercensi, poi dai Teutonici.[22][23]

Monastero - convento - chiostro[modifica | modifica wikitesto]

  • Portale rinascimentale, portico del chiostro.
  • Madonna delle Grazie, affresco rinascimentale, mura portico del chiostro.

Antioratorio di Santa Cecilia[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio del Santissimo Crocifisso alla Magione[modifica | modifica wikitesto]

Nel tempo molti affreschi dei medaglioni si sono deteriorati. L'addobbo in stucco della fascia che raccorda le pareti con la volta a botte, sopra l'altare maggiore la raffigurazione dello Spirito Santo con cherubini disposti su raggiera. Due putti disposti sul cornicione.

L'altare in marmi mischi accoglie un Crocifisso del XVII secolo, sotto la mensa la teca contenente il Cristo morto.

Un Cuore di Gesù domina l'aula da una mensola della controfacciata, una statua in gesso rappresenta i pellegrini che presso la Magione trovarono accoglienza e conforto.

Chiesa dei Santi Euno e Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

  • 1651 - 1658, Edificata dalla Confraternita dei Seggettieri o "Vastasi di cinga" o portantini[24], col trascorrere del tempo, l'incuria ed i bombardamenti hanno ridotto l'edificio in fatiscenti condizioni.

Cripta: ritrovamento di fosse sepolcrali e ossario, accessibili attraverso una botola ubicata nella zona dell'altare maggiore, corredati di colatoio degli umori cadaverici.

La loggetta campanaria, oggi tampognata, è decorata da volute e cippi recanti i simboli del martirio dei Santi titolari. L'interno barocco, presentava stucchi in alternanza di bianco e dorato e due altari parietali rispettivamente dedicati alla Madonna del Rosario ed al Crocifisso. L'altare maggiore era dedicato ai Sant'Euno e San Giuliano.

Confraternita dei Seggettieri[modifica | modifica wikitesto]

  • Confraternita dei Seggettieri o "Vastasi di cinga", i portantini che, secondo usanza in voga tra il XIII ed il XVIII secolo, trasportavano i passeggeri su seggiole provviste di aste e talvolta chiuse e coperte da baldacchini. "Sedie volanti": attività scomparsa con l'avvento di nuovi mezzi di trasporto.

Collegio di Santa Maria della Sapienza[modifica | modifica wikitesto]

  • 1740, Istituzione sorta per accogliere, educare ed istruire le ragazze povere del rione. Ospitò le Suore di Madre Teresa di Calcutta.[25]

Collegio della Vitrera[modifica | modifica wikitesto]

  • 1592, Collegio della Vitrera o Conservatorio di Santa Maria Maggiore detto delle «Male Maritate alla Vetraia».[26]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Immagini della basilica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 103, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. da 273 a 290
  3. ^ Pagina 39, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [2], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 697.
  4. ^ a b c Vincenzo Mortillaro, pp. 24
  5. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  6. ^ a b c Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 275
  7. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 274
  8. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 276
  9. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 279
  10. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 277
  11. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 284
  12. ^ a b c d e Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 281
  13. ^ a b c d Vincenzo Mortillaro, pp. 25
  14. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 288
  15. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 266 e 267
  16. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 283
  17. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 279 e 280
  18. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 283
  19. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 283
  20. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 283
  21. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 282
  22. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 288
  23. ^ Pagina 363, "Opere storiche inedite sulla città di Palermo pubblicate su' manoscritti della Biblioteca comunale precedute da prefazioni e corredate di note per cura di Gioacchino Di Marzo" [3], Volume 5, nello specifico la parte tratta da Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Il Palermo d'oggigiorno", 5 maggio 1874, Palermo.
  24. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 315
  25. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 317
  26. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 315
  27. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 285

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]