Casalvecchio Siculo

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Casalvecchio Siculo
comune
Casalvecchio Siculo – Stemma
Casalvecchio Siculo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitana Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Marco Antonio Saetti (Ricostruiamo Casalvecchio) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 37°57′27″N 15°19′19″E / 37.9575°N 15.321944°E37.9575; 15.321944 (Casalvecchio Siculo)Coordinate: 37°57′27″N 15°19′19″E / 37.9575°N 15.321944°E37.9575; 15.321944 (Casalvecchio Siculo)
Altitudine 370 m s.l.m.
Superficie 33,62[1] km²
Abitanti 887[2] (30-04-2012)
Densità 26,38 ab./km²
Frazioni Fadarechi, Misitano, Mitta, Paratore, Passo Carrera, Pietrabianca, Pietrabianca Inferiore, Rafale, Rimiti, San Carlo, San Pietro
Comuni confinanti Antillo, Castroreale, Forza d'Agrò, Furci Siculo, Limina, Sant'Alessio Siculo, Santa Lucia del Mela, Santa Teresa di Riva, Savoca
Altre informazioni
Cod. postale 98032
Prefisso 0942
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083012
Cod. catastale B918
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti casalvetini
Patrono sant'Onofrio
Giorno festivo 12 giugno - Seconda domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casalvecchio Siculo
Casalvecchio Siculo
Casalvecchio Siculo – Mappa
Posizione del comune di Casalvecchio Siculo all'interno della Città metropolitana di Messina
Sito istituzionale

Casalvecchio Siculo (Casaluvecchiu Siculu in siciliano) è un comune italiano di 887 abitanti della Città metropolitana di Messina in Sicilia.

Fa parte del comprensorio della Valle d'Agrò e dell'Unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Abbarbicato a metà costa sul monte Sant'Elia a 370 metri s.l.m. il paese sorge a 39 km da Messina, a 20 da Taormina e a 5 dalla costa Ionica. Seguendo l'orografia del terreno il paese ha caratteristiche prettamente medioevali con un susseguirsi ed incrociarsi di viuzze che si dipanano spesso in sottopassi tipici dell'architettura medievale spagnola ed araba. Dalle sue varie terrazze si può ammirare un notevole panorama che spazia dallo stretto di Messina alla costa calabrese fino ad uno scorcio dell'Etna passando per le caratteristiche biforcazioni di Savoca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Casalvecchio è molto antico e lo si può dedurre anche dal susseguirsi delle varie denominazione che ha avuto: già esisteva in epoca bizantina essendo citato in una scrittura aragonese del 1351 con la sua denominazione greca Palachorion cioè vecchio casale e successivamente con la traduzione latina di Rus Vetus. Nel periodo della dominazione araba della Sicilia prese il nome di Calathabieth. Nel 1862, dopo l'Unità d'Italia prese il nome definitivo di Casalvecchio Siculo per distinguerlo dal Casalvecchio di Puglia.

In epoca saracena godeva di una propria autonomia che perse nel 1139 con la fondazione in epoca normanna di Savoca. Artefice ne fu il re Ruggero II di Sicilia, che facendo costruire un castello in quel luogo, assoggettò tutti i casali circostanti (i Sarracinorum Pagi) e li riunì sotto la nuova denominazione di Baronia di Savoca.

Fino al 1492, a Casalvecchio, era presente un'importante e laboriosa comunità ebraica: se le origini della presenza ebraica nel territorio casalvetino non sono ben chiare, esistono tuttavia preziosi documenti, risalenti al 1409 ed al 1470, dai quali si evince che tra Savoca e Casalvecchio, in quegli anni, dimoravano circa 250/300 ebrei, ripartiti in circa 50/60 famiglie. I giudei casalvetini e savocesi erano soprattutto abili tessitori e tintori e non mancavano quelli dediti alla lavorazione del ferro e della seta ed alla coltivazione della canna da zucchero e della vite. Il gruppo più consistente di ebrei era dislocato nel centro abitato di Casalvecchio, ove esiste ancora una via del centro storico nominata "Strada della Judeca" e in quello vicino di Savoca. Di tale comunità giudaica facevano parte anche persone economicamente agiate, ciò si evince dal fatto che, nel marzo 1492, quando venne emanato l'editto di espulsione da parte di re Ferdinando II d'Aragona, i notabili savocesi e casalvetini del tempo non si fecero scrupoli per accaparrarsi più ricchezze possibili tra quelle confiscate agli ebrei. Nel centro storico di Savoca, (quartiere San Michele) accanto alla duecentesca Chiesa di San Michele, esistono ancora i ruderi di quella che fu la sinagoga. Anche nella toponomastica e nei cognomi locali sono rimaste evidenti tracce di questa consistente presenza ebraica.

Vari furono i tentativi compiuti dal Vecchio Casale per riacquistare la perduta autonomia e celebre restò quello del 1603 quando riuscì ad ottenere dal Viceré l'indipendenza dalla giurisdizione di Savoca. Ma breve fu la durata, a causa delle ingerenze di Messina, del cui distretto faceva parte Savoca: infatti nel 1606 la Curia Straticoziale di Messina decretò il ritorno di Casalvecchio nello stato di prima.

Chiesa dei SS. Pietro e Paolo

Fu il 1795 l'anno in cui Casalvecchio riacquistò definitivamente e completamente l'autonomia civile ed ecclesiastica, per effetto di un Real Dispaccio del 6 luglio 1793 e grazie anche all'impegno di Fra Ludovico di Gesù Maria dell'ordine degli Agostiniani Scalzi. Come primo arciprete fu nominato l'Abate dr Onofrio Casablanca che rimase in carica dal 1796 al 21 dicembre 1812 data della sua morte. Di lui si conserva, nella sacrestia della chiesa madre, un ritratto ad olio su tela di cm 70x90 con una iscrizione in latino: Abate Onofrio Casablanca maestro di belle lettere e di filosofia, Professore di diritto canonico e Dottore in Sacra Teologia, Esaminatore Sinodale della Gran Corte Archimandritale della città di Messina, di questa città Casalvecchio, Arciprete e parroco.

In quel periodo il paese contava chiese n. 4 Preti n. 23 anime n. 1433 come si legge nell'Archivio Archimandritale di Messina. Evidentemente intraprendere la vita ecclesiastica era una tradizione fortemente radicata a Casalvecchio e infatti dal 1826 al 1958 sono stati ordinati 47 sacerdoti casalvetini come risulta dalle ricerche e dagli scritti compiuti dell'arc. Mario D'Amico. Nel 1817, dopo l'abolizione del feudalesimo in Sicilia, il comune di Casalvecchio venne inserito nel Circondario di Savoca, allora facente parte al Distretto di Castroreale.

I Cento Montanari Casalvetini
Lapide ai Garibaldini

Un episodio molto importante per la storia cittadina è quello dei Cento Montanari Casalvetini.
Furono così denominati un centinaio di valorosi casalvetini che, il 4 aprile 1860, si riunirono nella piazza principale del paese e decisero, al comando del cav. Luciano Crisafulli, di unirsi alle truppe di Giuseppe Garibaldi partecipando in vari combattimenti al risorgimento italiano. Non tutti fecero ritorno nel loro paese che li onorò con una lapide(nella foto) e con l'istituzione di una Banda Cittadina e della relativa Scuola di Musica ancora oggi molto attiva.

Molti furono i caduti nelle varie guerre e fra di essi si distinguono il tenente Elia Crisafulli, medaglia d'oro (guerra 1915/18); il mar. Antonino Lo Schiavo, medaglia d'oro (guerra 1940/45); il sergente maggiore Paolo Casablanca, medaglia d'argento (guerra italo-turca 1911 e deceduto nella guerra del 1915/18).

Il paese ha raggiunto una notevole espansione demografica fino agli anni trenta quando contava quasi 5000 abitanti ed era il comune più popoloso dell'intera vallata.

Nel 1929 perse nuovamente la tanto agognata autonomia e con un decreto di Benito Mussolini fu aggregato al comune di Santa Teresa di Riva, tanto da far scrivere in un suo libro ad Alberto Alberti, noto pedagogista casalvetino, "Nacqui in un paese che non c'era. Abolito per decreto di Mussolini...".

Riacquistò definitivamente l'autonomia il 14/09/1940. In seguito gli furono tolte alcune frazioni: Misserio e Fautarì passarono a Santa Teresa di Riva, mentre parte di Contura e Mallina passarono a Savoca. Il paese quindi andò incontro ad un progressivo ridimensionamento del numero di abitanti anche per un processo di emigrazione dovuto a mancanza di lavoro. Periodicamente torna a popolarsi nel periodo estivo per il ritorno degli emigrati.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre dedicata a Sant'Onofrio
Interno della chiesa di sant'Onofrio.

Il tempio è dedicato a Sant'Onofrio, il cui culto (come si evince dalla lettura di un suo diploma rilasciato nel 1117) risale ai tempi di Ruggero II.

La chiesa attuale risale al secolo XVII e fu ubicata trasversalmente rispetto alla precedente. La facciata è in stile barocco in pietra locale; il pavimento originale barocco è formato da marmi di vario colore e provenienza; di notevole pregio è il soffitto in legno a cassettoni, con mensole a cariatidi; varie decorazioni pittoriche sono state realizzate nel 1943 dall'artista Tore Edmondo Calabrò (noto, tra l'altro, per aver modellato la statua della Madonnina del Porto di Messina), con l'aiuto di un suo allievo del luogo, Giuseppe Lama, e di alcuni giovani che frequentavano la parrocchia.

All'interno si conservano tele antiche, in particolare quella di Gaspare Camarda del 1622, e vari altari in marmo del Seicento e del Settecento.

Vi si trova una statua lignea del Cinquecento raffigurante Sant'Onofrio a mezzo busto. Una seconda statua di Sant'Onofrio è conservata nel vicino museo parrocchiale: essa è tutta in argento, ad altezza d'uomo. Fu realizzata nel 1745 dall'orafo messinese Giuseppe Aricò a spese e per volere del popolo casalvetino come ringraziamento per essere stato risparmiato dall'epidemia di peste che nel 1743 si era propagata nella provincia messinese provocando circa 40.000 vittime. La parrocchia, dal 2015, è retta dall'Arciprete Gabriele Sgroi.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò.
Interni chiesa Santi Pietro e Paolo.

È la più importante opera architettonica dell'intera vallata del fiume Agrò, dal quale prende il nome e una delle più importanti di tutta la Sicilia. La costruzione originaria risalirebbe a circa il 560 d.C. La struttura attualmente visibile risale al 1117 ed è stata fatta costruire dal normanno Ruggero II su richiesta del monaco Gerasimo, divenutone il primo abate. È stata poi definitivamente ristrutturata nel 1172 ad opera del capomastro Gherardo il Franco come si legge sull'architrave dell'ingresso principale, ed è giunta a noi praticamente intatta e senza sostanziali modifiche posteriori. Ha l'aspetto di una chiesa fortificata con il classico orientamento della parte absidale ad est. Architettonicamente è caratterizzata dall'intrecciarsi dei vari stili del tempo: lo stile bizantino, lo stile arabo e lo stile normanno. In particolare per lo stile bizantino fra l'altro si possono notare la policromia delle varie membrature, i capitelli, una croce bizantina sovrastante la porta d'ingresso. Per lo stile arabo le due cupole con un terminale di stile chiaramente arabeggiante e con il continuo e spettacolare sovrapporsi di archeggiature che sorreggono tali cupole. Per lo stile normanno si può notare lo schema planimetrico a tre navate e con l'ingresso fiancheggiato da due torri caratteristica questa delle grandi cattedrali siciliane di Monreale, di Palermo e di Cefalù. È detta basiliana perché l'annesso convento era abitato dai frati dell'ordine di San Basilio. A tale convento erano tra l'altro dotate vasti territori e addirittura interi villaggi fra i quali l'attuale Forza d'Agrò. La chiesa è stata oggetto di numerosi studi nel corso degli anni da parte di vari studiosi fra i quali Stefano Bottari e Pietro Lojacono (sovrintendente alle belle arti di Catania, nel 1960). Recentemente è stato proposto ufficialmente all'UNESCO di inserire tale monumento nell'elenco dei beni artistici patrimonio dell'umanità. La chiesa è facilmente raggiungibile percorrendo la strada provinciale che da Casalvecchio porta verso Antillo e seguendo le indicazioni immettendosi, subito dopo Casalvecchio, sulla strada, recentemente allargata ed asfaltata, che conduce direttamente al sito.

Chiesa di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dell'Annunziata.

È fra le più antiche delle chiese filiali e si può far risalire al Quattrocento. Un restauro alquanto discutibile risalente agli anni ottanta, ne ha stravolto la fisionomia. All'interno sono conservati un dipinto di San Nicolò su legno della scuola di Antonello, e una statua di Sant'Antonio da Padova del Cinquecento.

Chiesa di San Teodoro Martire[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Bottari la fa risalire al Cinquecento e vi si conservano tele del pittore ed umanista secentista casalvetino Antonino Cannavò. Molto interessanti i ruderi dall'annesso convento degli Agostiniani Scalzi.

Chiesa della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Anch'essa risale al Cinquecento. È di stile barocco ed è ricca di pregiati stucchi seicenteschi. Vi si può ammirare una tela del secolo XVII ed una scultura lignea della Madonna con angelo annunziante eseguita a Napoli nel 1742 da Francesco Di Nardo scultore napoletano attivo fra il 1710 e il 1758 e autore di alcuni dei primi presepi napoletani.

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

Antico portale con impressa la croce dei Cavalieri di Malta.
Un antico portale.

L'attuale edificio è sorto con il generoso contributo dei fedeli tra il 1930 e il 1950. La preesistente chiesa è stata demolita con all'interno la stessa statua del santo a cui era dedicata, San Giacomo. Infatti la statua era stata modellata direttamente sul luogo in mattoni, pietre, calce e gesso e quindi intrasportabile.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Feste tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Festa di Sant'Onofrio[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Onofrio
Sant'Onofrio.jpg
Il santo era, secondo la tradizione, il figlio di un Re persiano vissuto nel V secolo. Si ritirò nel deserto e visse in completo isolamento per 70 anni, nutrendosi di erbe e riposandosi in una caverna. Era ricoperto solo dai suoi capelli e dalla lunga barba ed infatti iconograficamente è così rappresentato. Fu trovato dal monaco egiziano Pafnunzio che lo seppellì e ne diffuse il culto.

A Casalvecchio il culto per tale santo è molto antico: se ne parla nel diploma di dotazione rilasciato da Ruggero II nel 1116 al monastero basiliano dei SS. Pietro e Paolo, nel quale viene denominata Nasida di Sant'Onofrio (nasida sancti Honuphrii) un'isoletta emergente dalla fiumara d'Agrò.

Tradizionalmente la festa di Sant'Onofrio, anziché il 12 giugno (suo giorno canonico, e in cui si svolge solo una semplice processione), si svolge nella seconda domenica di settembre e si protrae durante l'intera settimana con varie manifestazioni. Ogni sera si svolgono diverse sagre: della salsiccia, dei maccheroni, della porchetta, del pane condito, tutte innaffiate dal vino locale ed accompagnate da vari gruppi musicali. Una serata è dedicata alla commedia teatrale.

Panorama da Casalvecchio

Il sabato pomeriggio si svolge il tradizionale gioco delle pignatte e musticheddi: si tratta di una tipica "pentolaccia", infatti vari concorrenti bendati si alternano nel tentativo di colpire con un bastone delle pentolacce di terracotta ripiene di premi o acqua ed appesi in alto su una fune fra gli schiamazzi e il disturbo degli spettatori. La serata del sabato si conclude con un concerto sinfonico della banda comunale e con lo sciccareddu, un asinello stilizzato (fatto di canne, legno e carta e ricoperto da innumerevoli giochi pirotecnici) portato sulle spalle da una persona che ballando al suono della banda gira per la piazza spaventando e divertendo la folla.

La domenica, nel primissimo pomeriggio, accompagnato ed annunciato dal suono di un tamburo, gira per le strade del paese il caratteristico camiddu, un cammello di legno e stoffa con due persone sotto e un cammelliere che lo tiene a bada. Si tratta di un'antica tradizione che affonda le sue radici nella storia e nelle beghe politiche con la vicina Savoca: infatti un tempo rappresentava un vero e proprio sfottò nei confronti di Savoca, che vista da Casalvecchio ha proprio l'aspetto di un cammello. Propriamente il cammelliere (Casalvecchio) doma e controlla il riottoso cammello (Savoca). In serata si svolge la sontuosa processione della preziosa statua d'argento di Sant'Onofrio.

Chiudono i festeggiamenti spettacoli musicali e fuochi d'artificio.

A Cerca[modifica | modifica wikitesto]

A Cerca è una Via Crucis notturna, che si svolge la notte fra il giovedì e il venerdì santo. Ad essa partecipano le rappresentanze delle due confraternite di S. S. Annunziata e quella di San Teodoro.

Una veduta di Casalvecchio

I fedeli si riuniscono nella piazzetta di S. Teodoro e allo scoccare della mezzanotte, preceduti dai confrati vestiti con il tradizionale abbigliamento con tunica bianca e cappuccio, partono in processione per le vie del paese seguendo il tragitto delle stazioni della Via Crucis.

I confrati portano una grande croce, lanterne accese, trascinano delle catene e fanno suonare le troccole particolari strumenti di legno. I fedeli recitano canti e ripetono delle strofe in lingua siciliana:

"Perdono mio Dio Mio Dio perdono Perdono mio Dio Perdono e pietà ecc.."

Venerdì Santo[modifica | modifica wikitesto]

Il venerdì Santo si svolge una solenne e sontuosa processione con varie statue che rappresentano i vari momenti della Passione di Cristo. Le Vare sono:

  • Gesù nell'orto degli ulivi
  • L'Ecce Homo
  • Gesù con la croce in spalla
  • Gesù sulla croce
  • L'Addolorata
  • La Pietà
  • La bara con dentro Gesù morto

Le vare sono portate in processione dai componenti le due confraternite del paese mentre scuotono catene e fanno girare le troccole. La banda suona marce funebri.

I Sepolcri[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una particolare tradizione che si svolge il giovedì santo. In ogni chiesa si appronta un altare con la rappresentazione dell'orto degli ulivi con disegni formati da fiori e adornati con varie piante e palme. In particolare si possono notare numerosi contenitori con dei germogli di frumento e di altri cereali. La sera del giovedì i fedeli visitano le varie chiese ammirando i lavori fatti.

Ruderi di un antico palazzo

Fiera mercato dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Si svolge annualmente l'ultima domenica di giugno di ogni anno nei pressi della basilica omonima all'incrocio fra il torrente Agrò e il vallone Gurni. È un mercato che si svolge sin dai tempi più remoti, ed infatti un tempo era uno dei più importanti di tutta la Sicilia, durava ben undici giorni e si poteva acquistare di tutto: dagli animali ad ogni altro tipo di mercanzia. Attualmente si è notevolmente ridotta ed è molto rinomata soprattutto per la tradizionale carne d'agnello infornata che può essere degustata sul posto in luoghi appositamente attrezzati.

Festa della fraternità e della pace[modifica | modifica wikitesto]

È un rito tradizionale che risale al 1760 e si svolge fra le due confraternite di San Teodoro e della Santissima Annunziata, nei giorni delle rispettive feste e vuole ricordare la riappacificazione avvenuta fra le due confraternite. Particolarmente attesa è la data del 25 marzo quando gli stendardi delle due chiese portati dalle rispettive confraternite si incontrano e si incrociano in un particolare abbraccio che sancisce una vera e propria unione e fratellanza fra le due comunità.

La Banda Musicale
Il Corpo bandistico nei primi anni del Novecento

Il corpo bandistico casalvetino è stato istituito nel 1866 in memoria dei Cento Montanari Casalvetini. La sua scuola musicale ha "sfornato" nei decenni innumerevoli ed ottimi interpreti.Infatti è frequentata anche da giovani di vari altri paesi.Il primo maestro fu il sig. Giovanni Giunta e per diversi anni è stata diretta dal maestro Di Mento ed in seguito dal maestro Giovanni Alibrandi. Attualmente è diretta dal maestro casalvetino Carmelo Curcuruto.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Casalvecchio ha un piccolo ma importante e ricco museo parrocchiale, sorto grazie all'Arciprete Mario D'Amico con la collaborazione dell'Associazione Internazionale per i Monumenti Siciliani per mezzo della Presidente e Fondatrice S.ra Flora McDougall-Kaley. Tele, statue, oggetti ed arredi sacri, libri antichi, sono oggetto della collezione nonché una sezione dedicata all'arte e civiltà contadina.

Sorgente "Panagosto"

Fontane di acqua sorgiva[modifica | modifica wikitesto]

Acqua Ruggia (sec. XII)[modifica | modifica wikitesto]

Così chiamata perché la leggenda narra che vi si fermò a bere il conte Ruggero II, la fontana della Acqua Ruggia è caratterizzata da artistiche formelle in ceramica rappresentanti storia di vita contadina e l'immagine del santo padrono Sant'Onofrio.

L'acqua sgorga da due mascheroni scolpiti in pietra locale. Vi sono annessi un caratteristico lavatoio coperto e un antico abbeveratoio per animali.

Acqua fontana[modifica | modifica wikitesto]

L'Acqua fontana si trova nella parte inferiore del paese; l'acqua sgorga dalla bocca di un mascherone scolpito in pietra locale.

Il plesso include un abbeveratoio per animali e un lavatoio antico.

Acqua Fadarechi o Panagosto[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fontana Panagosto (o Acqua Fadarechi) sgorga un'acqua particolarmente ricercata per le sue qualità quasi[non chiaro] oligominerali.

Ha un rivestimento in formelle di ceramica rappresentanti immagini di vita contadina. È completata da un abbeveratoio e da un lavatoio

Ruderi[modifica | modifica wikitesto]

Girando per il paese si possono notare diversi portali in pietra arenaria di notevole fattura, spesso contrassegnate dalla croce simbolo dei Cavalieri Templari di Malta.

Convento di San Teodoro[modifica | modifica wikitesto]

Presso la chiesa di San Teodoro si possono visitare i ruderi dell'antico convento degli Agostiniani Scalzi.

Uno scorcio particolare dalla piazza San Teodoro

Piazza Vecchia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio della Piazza Vecchia

La Piazza Vecchia era il centro del paese medievale, in cui si svolgevano tutte le attività artigiane e commerciali del tempo con la presenza delle varie botteghe di falegnameria, alimentari, osterie, depositi per il baco da seta, ecc. In seguito la piazzetta è stata notevolmente trasformata con la distruzione degli archi (conservati fino agli anni settanta).

Attualmente si può ammirare un portale di notevole fattura in pietra arenaria.

Panorama da Casalvecchio

Tribbone[modifica | modifica wikitesto]

Vengono chiamati tribbone, nel dialetto locale, particolari sottopassi tipici dell'architettura medievale araba. Si tratta di volte a botte costruite in mattoni e pietra che permettono il congiungimento delle case al di sopra delle viuzze pubbliche.

Monumento ai Caduti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai Caduti

Il monumento ai Caduti è un'opera in acciaio inox realizzata dallo scultore Antonino Ucchino; ha un'altezza di 4,50 m. ed è impaginata a forma piramidale con due immagini contrapposte.

Al vertice si staglia una figura che simboleggia l'utopia della libertà e della giustizia, in basso emerge una figura che simboleggia la violenza subita e la caduta della dignità umana.

A fianco sono state poste le lapidi con i nomi dei Caduti casalvetini in tutte le guerre.

Oasi naturale di Pizzo Vernà[modifica | modifica wikitesto]

Oasi naturale di Pizzo Vernà si trova in mezzo ai boschi ed è meta di escursioni; salendo fino ai 1286 m. del Pizzo Vernà una delle cime più alte dei Monti Peloritani, si può godere una vista che spazia dall'Etna alle Isole Eolie e alle coste della Calabria.

Lungo il percorso ci sono vari spazi attrezzati e curati dal Corpo Forestale.

Gole Ranciara[modifica | modifica wikitesto]

Le Gole Ranciara si trovano al confine dei territori di Casalvecchio e Limina. Si sono formate nel corso dei secoli per l'erosione provocata dalle acque della fiumara d'Agrò. Con le loro piccole cascate e con le notevoli formazioni rocciose, ricordano vagamente quelle ben più famose del vicino Alcantara (ubicate invece nel Comune di Motta Camastra in località Fondaco Motta).

In tempi passati vi si trovavano alcuni mulini e vi si curavano il lino e la canapa. Sulla sponda sinistra (zona Mitta) si possono ancora oggi notare i ruderi della struttura di una delle prime centrali elettriche costruite in Sicilia, realizzata dalla famiglia Mastroieni.

Nel secondo dopoguerra il sito era stato scelto per la costruzione di una diga, ma il progetto non andò in porto.

Panorama da Casalvecchio Siculo

Principali frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Rimiti[modifica | modifica wikitesto]

È la più popolosa frazione del comune.

Via S.Onofrio.

Misitano[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a circa 16 km dal centro di Casalvecchio. Vi è ubicata la chiesa della Madonna della Sacra Lettera. È sede di plesso scolastico.

Vi si svolge una festa ogni ultima domenica del mese di luglio, con alcune sagre di prodotti tipici.

Misitano superiore

Misitano si divide in Misitano superiore e Misitano inferiore.

Gli abitanti sono quasi tutti emigrati all'estero o al Nord Italia in cerca di lavoro. Conta circa 26 anime.

San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Si trova sulla sponda sinistra del fiume Agrò. Deve il suo nome alla presenza dell'Abbazia normanna dei SS Pietro e Paolo d'Agrò (leggi voce relativa). È sede di una fiera annuale (leggi voce relativa). Ne 2007 è stata creata una zona, nei pressi della chiesa, con percorsi ciclabili, aree attrezzate per il picnic e un piccolo anfiteatro per accogliere spettacoli vari.

Mitta[modifica | modifica wikitesto]

Dista circa 12 km dal centro. La chiesa, dedicata a San Sebastiano, risale al sec. XVIII e sin da allora il culto per il santo è molto sentito e viene portato in processione il 20 gennaio. Si trova a 450 ms.l.m. conta circa 40 abitanti, le attività principali sono l'agricoltura e la pastorizia. Da essa si gode uno panorama sulla valle d'Agrò. Negli ultimi due decenni la frazione si è notevolmente spopolata

San Carlo[modifica | modifica wikitesto]

È un piccolo borgo, abitato da circa un centinaio di persone. Il paese prende il nome dal Santo Patrono, San Carlo Borromeo, la cui statua è esposta nella piccola Chiesa. Annualmente, giorno 4 novembre viene celebrata una messa in suo onore. Tra le bellezze del luogo, è possibile ammimare un'icona votiva dedicata a San Pio da Pietrelcina, realizzata nell'anno 2007 da una devota. A fianco sorge una fonte d'acqua naturale potabile, denominata "Fontana dell'amore".

Infine, nella piazza sorge un'altra icona dedicata alla Madonna del Tindari.

Questo borgo dista dal Comune di Casalvecchio circa 4 km, mentre da Santa Teresa la distanza è di 10 km.

Rafale[modifica | modifica wikitesto]

Piccola frazione a circa 4 km dal centro. Abbastanza popolata fino agli anni settanta.

Scorci[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

  • Fra Ludovico di Gesù Maria, (n.?-m.1672). Agostiniano scalzo dal 1665. Strenuo difensore dell'autonomia di Casalvecchio Siculo nel sec. XVII. Appoggiò il partito dei “Merli”, composto dalla piccola borghesia, contro il partito dei Malvizi (l'aristocrazia feudale). Morì il 18 marzo 1672.
  • Antonino Cannavò, (1680ca-1763) umanista e pittore sec XVIII. Di lui si occupò il giornale L'Ora di Palermo con un articolo pubblicato il 16 marzo 1907 con il sottotitolo "Un pittore casalvetino del sec XVIII. Rivestì tra l'altro la carica di Commissario del Sant'Uffizio in Casalvecchio. Morì il 7 gennaio 1763.
  • Onofrio Casablanca, (+1812) Abate. Maestro di Belle Arti e di Filosofia, prof. Di Diritto Canonico e dott. in Sacra Teologia. Esaminatore Sinodale della Gran Corte Archimandritale della città di Messina e primo Arciprete del paese di Casalvecchio dal 1795 al 21 dicembre 1812 giorno della sua morte.
  • Onofrio Collòca, (1835-1935). Sacerdote, patriota e garibaldino.
  • Onofrio Costa, generale di brigata della Guardia di Finanza. Scrisse il libro tascabile Agenda del Finanziere pubblicato nel 1926 raggiungendo la 29.ma edizione nel 1966. Morì a Genova il 25 febbraio del 1968.
  • Giuseppe Cannavò (1870-1928), fu Sindaco di Casalvecchio nel 1906 e più volte consigliere dell'Ordine dei Farmacisti. Nacque il 5 ottobre 1870 e morì il 26 marzo 1928.
  • Letterio Cannavò, professore Ordinario dell'Università di Messina, direttore della scuola di Specializzazione di Malattie infettive, Presidente dell'Amministrazione Provinciale, Commissario del Consorzio Antitubercolare, membro del consiglio Nazionale dell'Ordine dei Farmacisti e membro di numerose commissioni scientifiche nazionali e internazionali.
  • Francesco Cannavò, presidente nazionale dell'Ordine dei Farmacisti Italiani dal 1964 al 1985 e membro di numerose commissioni scientifiche nazionali e internazionali. A suo nome è stata istituita una Fondazione di Formazione e Ricerca.
  • Francesco Trimarchi, magistrato. Consigliere di Cassazione. Ha presieduto i Tribunali di Caltagirone e di Catania. Morì nel 1961
  • Luciano Crisafulli, condottiero dei valorosi Cento Montanari Casalvetini, volontari Garibaldini.Morì il 2 febbraio 1898.Per un certo periodo la sua salma fu conservata nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo per poi essere traslata al cimitero di Casalvecchio.
  • Domenico Puzzolo Sigillo, (1873-1962) avvocato, presidente dell'Archivio Storico di Stato di Messina. Studioso della storia locale e del Messinese. Autore di varie pubblicazioni. Morì il 15 febbraio del 1962.
  • Felice Muscolino (1860-1936), nobile figura di educatore. Nacque il 1º aprile 1860 e morì l'11 novembre 1936. Autore di numerose pubblicazioni educative. A suo nome è intitolato il plesso della scuola elementare di Santa Teresa di Riva.
  • Mario D'Amico, (1910-1995) arciprete. Nato a Letojanni il 2 marzo 1910 fu prete e arciprete di Casalvecchio dal 1935 fino al 24 gennaio 1995 data della morte. Si dedicò incessantemente alla vita parrocchiale e sociale del paese. Si interessò fattivamente al restauro e alla valorizzazione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo DAgrò. Autore di varie pubblicazioni riguardanti la storia di Casalvecchio e dell'intera valle d'Agrò. Si adoperò per la creazione e la cura del museo parrocchiale. Cittadino onorario di Casalvecchio.
  • Padre Giammaria da Casalvecchio (1885 - 1971) Frate francescano. Nato a Casalvecchio il 30/11/1885. Parroco per oltre cinquant'anni di Giardini Naxos. Uomo buono, spese la sua vita aiutando i poveri. Cittadino onorario di Giardini Naxos che gli ha dedicato una piazza e una statua.
  • Giovanni Carini, (1920-1993), matematico.
  • Giuseppe Lama, (1924-1947), pittore.
  • Emanuele Ferraro, (1978-in vita), calciatore.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

I piatti tipici di Casalvecchio sono chiaramente legati ai prodotti locali dell'agricoltura e della zootecnia. In particolare si può gustare una gustosissima salsiccia, maccheroni al sugo, la "ghiotta di pesce stocco alla messinese" e la focaccia messinese con condimenti vari. Da segnalare, in particolari periodi dell'anno, la rinomata carne al forno. Di ottima qualità la produzione di vino e di olio anche se in costante calo come quantità.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

"L'Avventura"

A Casalvecchio nel 1959 sono state girate alcune scene del film "L'Avventura" di Michelangelo Antonioni. Uscito nel 1960 il film è uno dei più complessi e interessanti della filmografia di Antonioni e rappresenta uno dei capolavori del regista ferrarese essendo il primo della trilogia detta dell'"incomunicabilità". Fra gli attori si possono annoverare Monica Vitti, Gabriele Ferzetti, Lea Massari. Altre scene sono state girate a Taormina, Messina, Noto, Milazzo e Isole Eolie.

Leggende locali[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda popolare locale racconta che nella zona "Seleno" si rifugiò una piccola comunità Greca fuggita dalla vicina Naxos (l'attuale Giardini-Naxos) distrutta dal tiranno siracusano Dionisio nel 403 a.C.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

È presente una squadra cittadina A.S.D.Casalvecchio Siculo 2014 che milita nel campionato di serie D girone B (Messina) di calcio a 5, i colori sociali sono il giallo e rosso e attualmente e al terzo posto e disputa i play off.

Nel 2016 anche il calcio torna a Casalvecchio Siculo. Nasce infatti l'A.S.D. Casalvecchio, squadra di calcio che verrà iscritta al campionato di terza categoria.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
7 giugno 1985 31 maggio 1990 Pietro Muscolino Democrazia Cristiana Sindaco [4]
31 maggio 1990 10 febbraio 1994 Antonino Calabrò Democrazia Cristiana Sindaco [4]
21 giugno 1994 25 maggio 1998 Gaetano Galeppi Partito Democratico della Sinistra Sindaco [4]
25 maggio 1998 27 maggio 2003 Onofrio Santoro lista civica Sindaco [4]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Onofrio Santoro lista civica Sindaco [4]
18 giugno 2008 8 luglio 2013 Onofrio Rigano lista civica Sindaco [4]
11 giugno 2013 in carica Marco Antonino Saetti Sindaco [4]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Casalvecchio Siculo fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.3 (Alto Fantina e Alto Mela)[5].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011, istat.it. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/
  5. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 21 maggio 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN237043548 · GND: (DE7609282-3
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