Castroreale

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Castroreale
comune
Castroreale – Stemma
Castroreale – Veduta
Municipio della città di Castroreale
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
SindacoAlessandro Portaro (lista civica "Sempre uniti per un futuro") dall'11-06-2017
Territorio
Coordinate38°06′N 15°13′E / 38.1°N 15.216667°E38.1; 15.216667 (Castroreale)Coordinate: 38°06′N 15°13′E / 38.1°N 15.216667°E38.1; 15.216667 (Castroreale)
Altitudine394 m s.l.m.
Superficie53,07[1] km²
Abitanti2 427[2] (30-6-2017)
Densità45,73 ab./km²
FrazioniBafia, Protonotaro
Comuni confinantiAntillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Casalvecchio Siculo, Rodì Milici, Santa Lucia del Mela, Terme Vigliatore
Altre informazioni
Cod. postale98053
Prefisso090
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT083016
Cod. catastaleC347
TargaME
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticastrensi
Patronosan Silvestro
Giorno festivo31 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castroreale
Castroreale
Castroreale – Mappa
Posizione del comune di Castroreale all'interno della Città metropolitana di Messina
Sito istituzionale

Castroreale (Castru in siciliano) è un comune italiano di 2.427 abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.[3]

La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia e rappresenta la Sicilia nella competizione de il "Borgo dei borghi 2018".

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato principale del comune, Castroreale, sorge sul colle Torace, un rilievo dei monti Peloritani nord-occidentali ai cui piedi, presso le sponde del torrente Longano, Gerone II re di Siracusa sconfisse i Mamertini nel 265 a.C.

Il tessuto urbano è d'impronta medievale con strade e viuzze strette e ripide, lastricate con una caratteristica pavimentazione in pietra (jacatu nel dialetto locale), che si aprono su piazze-belvedere dalle quali si può godere dei molteplici panorami che si dispiegano tutt'intorno al paese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vie di comunicazioni

Via Valeria strada consolaria romana
costruita dopo il 202 a.C., collegava:


Le Trazzere e Strade Regie in epoca bizantino - normanna congiungevano Palermo con Messina e si distinguevano in:

Entrambi gli itinerari costituivano i collegamenti lungo la costa tirrenica. Direttrici affiancate e/o coincidenti in epoche successive con tratti della primitiva strada consolare.

Il successivo frazionamento del territorio già appartenente al teniménto, vallo, castellania e capitania, comarca, distretto, circondario, in qualità di città demaniale, casale, feudo, città regia, sottointendenza non esclude, cancella o trascura gli insediamenti preistorici, le rovine, le vestigia, i resti d'epoca greco - romana, bizantina, araba, sedimentate nei secoli nel comprensorio, peculiarità storico - artistico - monumentali transitate nelle nuove entità amministrative di recente costituzione.

Epoca arabo - normanno - sveva[modifica | modifica wikitesto]

Un casale denominato Cristina o Crizzina risalente al periodo normanno-svevo costituì l'insediamento originario del centro.[4] I territori ricadevano nella primitiva definizione del Vallo di Milazzo.

«Castrum Regale, agri Messanensis, oppidum a Friderico Secundo rege conditum[5][6]»

Le prime notizie storiche certe si rinvengono in un diploma datato 1324 con cui Federico III d'Aragona ordina la ricostruzione di un (preesistente) castello.[7] L'abitato che si sviluppò intorno al fortilizio venne rinominato Castro (dal latino castrum = castello, fortezza) ed in seguito Castroreale (perché residenza preferita del re Federico III d'Aragona) e rimase sempre città demaniale accrescendo nel corso dei secoli la propria importanza, prosperità economica ed estensione territoriale grazie anche alla posizione strategica che rivestiva sia nel sistema di fortificazioni poste sul versante tirrenico a difesa della Piana di Milazzo che nel sistema dei collegamenti con i centri fortificati del litorale ionico, tramite i percorsi interni alla catena dei Peloritani.

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dalla provinciale
Panorama a tramontana.
Panorama nord occidentale.
La Torre e il centro.

Per matrimoni combinati dettati da logiche dinastiche Federico III d'Aragona è pronipote di Federico II d'Hohenstaufen per ramo materno (quest'ultimo è pronipote di Ruggero I d'Altavilla tramite la madre Costanza d'Altavilla). Ad onta dei legami e vincoli di parentela tra esponenti di case regnanti, i toni nell'annosa disputa tra fazione latina e catalana che caratterizzano i Vespri Siciliani, assumono caratteri aspri. A fomentare e complicare lo scenario, il casato di ceppo latino degli Angioini che perora la causa nella prosecuzione dinastica dopo gli Altavilla e Hohenstaufen.

I componenti di Casa d'Aragona, invisi alla potentissima famiglia Chiaramonte, sono costretti a dimorare nelle fedeli roccaforti di Messina e Catania, e governare con sessioni itineranti del Parlamento Siciliano tenute anche a Siracusa (1233, 1322, 1398), Milazzo (1295), Randazzo (1366), Castronovo (1391), Taormina (1410), Caltagirone (1458), Cefalù (1774).[8] In questo tumultuoso contesto, grazie alla posizione geografica e al sistema viario di cui è dotata, Castroreale funge da crocevia, cerniera fra la pianura, le coste tirreniche, e l'ampia area etnea a mezzogiorno, offrendo itinerari alternativi per le comunicazioni tra centri nevralgici del Regno.

In ambito peloritano le baruffe tra contendenti degenerarono in guerra civile grazie anche alle posizioni altalenanti di personalità che parteggiavano e tramavano ora per l'una, ora per l'altra fazione. Negli anni successivi, Ludovico di Sicilia[9] inviò l'esercito regio contro i Chiaramonte, sfidandoli sulla piana di Milazzo. Solo nel 1350 si arrivò ad un compromesso di pace. Dal 1352 con l'assedio cittadino attuato da Enrico III il Rosso,[10] ammiraglio ribellatosi alla corona, la situazione cominciò a vacillare. Il breve regno di Ludovico culminò con la morte del sovrano causa epidemia di peste nera. Le sorti della castellania e capitania di Castroreale furono rette dalla vicaria abadessa Eufemia d'Aragona, reggente del Regno a favore del fratello Federico IV di Sicilia.[11]

Le tensioni tra Chiaramonte, Palizzi e Aragona, Alagona, si allentarono solo con l'uccisione e morte del filo angioino Nicolò Cesareo, e con esse si concluse la temporanea egemonia di Milazzo sugli altri centri del Vallo (Monforte, Santa Lucia),[12] la castellania di Castroreale fu affidata a Vinciguerra d'Aragona.

Per l'impegno profuso alla causa aragonese, la città fu insignita del titolo di Fedelissima. Il rappresentante cittadino occupa il 37º posto nel Parlamento siciliano.[13]

Causa epidemia di peste nel 1411 fallisce la sessione del Parlamento siciliano indetta dalla vicaria Bianca di Navarra, vedova di Martino I di Sicilia, per la successione al trono, evento poi dirottato a Taormina. Nel 1435 Alfonso V d'Aragona il Magnanimo visita la cittadina per ricambiare la generosità per l'aiuto ricevuto, consistente nell'invio di contingenti armati intervenuti per osteggiare l'assedio di Tropea e nell'attacco all'Isola delle Gerbe. Per l'occasione il sovrano concede il permesso per la realizzazione della «Fiera di Santa Maria Maddalena». Gli eventi si inseriscono nel piano di contrasto delle scorrerie corsare e pirate[14] che imperversano nell'antistante specchio del Tirreno.

All'economia del centro contribuì fino alla fine del XV secolo un'attiva e numerosa comunità ebraica della cui sinagoga, ampliata nel 1487, resta solo un arco moresco collocato oggi alle spalle del Monte di Pietà. La cittadina annoverava una folta comunità ebraica, documentata nel 1382, ma già ampiamente attestata nel XIII secolo, gruppo sociale formato da cittadini operanti nella macellazione delle carni e conceria delle pelli,[15] nel lavoro di tintori di tessuti e pellame, nel crescente sviluppo del settore agricolo e nell'esercizio della professione medica.

Nel periodo di transizione tra la Corona d'Aragona con gli esponenti dei Trastámara e la Casa d'Asburgo - Castiglia, diversi provvedimenti sanzionatori furono comminati da Papa Callisto III d'intesa con il sovrano Alfonso V d'Aragona, disposizioni volte a colpire le comunità ebraiche delle vicine cittadine di Taormina, Savoca. Le persecuzioni e le tragiche espulsioni della comunità dalla città e dall'isola avvennero a partire dal 18 giugno 1492 in ottemperanza dell'editto noto come Decreto dell'Alhambra emanato da Ferdinando il Cattolico e Isabella di Castiglia.

Le rappresentanze temporaneamente rifugiate nell'Italia meridionale, trovarono protezione sotto Ferdinando I di Napoli. Dal 31 marzo 1504 con Ferdinando III, Re di Napoli, la condizione peggiorò. Il 23 novembre 1510 il sovrano emise un ulteriore atto di espulsione da tutta l'Italia del Sud evitabile solo con il pagamento di un consistente tributo. Nel maggio 1515 un altro atto costrinse anche gli ebrei convertiti al cristianesimo ad abbandonare il regno.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Convento dei Cappuccini.
Arco sinagoga.
Accesso di tramontana.
Veduta.
Aggregato conventuale.
Il centro visto dalla strada provinciale.

La continua caccia ai fratelli Ishak, Elias, ʿArūj e Khayr al-Din Barbarossa, al temibile Dragut, sono eventi che anticipano la Conquista di Tunisi e la trionfale campagna culminata con la Battaglia di Lepanto.

Le scorrerie su isole, coste e insediamenti interni, si susseguono a ritmi incalzanti. Come si evince dal Registro delle attività militari di Milazzo dell'anno 1554, per tale motivo la cittadina di Castroreale insieme a quelle di Tripi, Montalbano, Novara di Sicilia, Furnari, Santa Lucia del Mela, Condrò, San Pier Niceto, Monforte San Giorgio, Rometta, Rocca, Maurojanni, Venetico, Bauso, Saponara, doveva inviare un contigente di milizie al Castello di Milazzo e predisporre guardie lungo il litorale di competenza. Infatti, all'avvistamento di imbarcazioni non identificate, tanto nel golfo di Patti che nel golfo di Milazzo, il capitano d'armi dava disposizioni al sergente maggiore di fare segnali di fuoco e fumi, al castellano spettava il compito di sparare tre colpi di cannone.[16] Le procedure rientravano nel complesso sistema d'azioni di prevenzione e difesa del territorio attraverso la fitta rete di castelli e torri d'avvistamento costiere e collinari.

Sul finire del 1538 le truppe spagnole ammutinate lasciate a custodia de La Goletta dopo la Presa di Tunisi, si ribellarono per questioni di mancati pagamenti. Gran parte delle guarnigioni abbandonarono il presidio e navigarono alla volta della vicina Sicilia.[17][18] A titolo preventivo, per motivi di sicurezza furono confinati sull'isola di Lipari, ma contravvenendo alle disposizioni impartite dal viceré di Sicilia Ferrante I Gonzaga, gli ammutinati sbarcarono a Messina per essere immediatamente respinti. Dopo disordini provocati a Castania e Faro si inpossessarono e depredarono i centri di Monforte e Santa Lucia del Mela, per poi commettere ulteriori razzie a Castroreale, che a dispetto delle ingenti perdite, non sortirono l'effetto sperato per l'inclemenza del tempo. Col tentativo di mediazione svoltosi a Milazzo e dopo il giuramento convenuto col patto siglato a Linguaglossa, nonostante i pagamenti effettuati a saldo dei compensi pattuiti, il vicerè chiamò in rassegna con pretesti vari i capi dei sediziosi, facendoli strangolare rispettivamente a Messina, Militello, Vizzini, Lentini e altre località. A quest'assalto sventato il 31 dicembre 1538 si attribuisce l'intercessione e conseguente elezione a patrono cittadino di San Silvestro Papa.

Città demaniale con un vasto territorio, ottenne a partire dai sovrani aragonesi numerosi privilegi che le consentirono di raggiungere e mantenere una discreta floridezza economica. Subì il fascino e le contaminazioni artistiche della vicina capitale del regno Messina, con la quale condivise le prime espressioni dello stile rinascimentale introdotte dalle varie correnti lombardo-ticinesi, toscano-carraresi, veneto-dalmate in ambito architettonico, pittorico, scultoreo, e in tutte le multiformi manifestazioni del genio artistico. La fase di avvicendamento tra case regnanti (Aragona/Asburgo-Castiglia) fu periodo in cui la cittadina accolse numerose comunità monastiche, le cui attività incisero profondamente sul tessuto sociale, generando uno sviluppo edilizio e committenze artistiche che mutarono profondamente la configurazione cittadina e l'arredo urbano.

Il viceré di Sicilia Marcantonio Colonna, con dispaccio datato Palermo 20 marzo 1579, concesse il privilegio per la realizzazione di un caricatore nella marina di località Cantoni, odierna Barcellona Pozzo di Gotto. Tale struttura non fu mai realizzata.[19] Nonostante ciò, gli intensi traffici e i commerci marittimi furono assicurati pur senza strutture portuali idonee e fabbricati adibiti a magazzini, sfruttando lo stazionamento delle navi mercantili al largo e l'imbarco di merci e passeggeri per il tramite di scialuppe. Con la nuova suddivisione amministrativa del territorio del Regno attuata dallo stesso viceré, il 13 aprile 1583,[20] è istituita la «Comarca di Castroreale» in Val Demone. Con un impianto d'impronta militare, ma ingentilita da dettami e stilemi che spaziano dall'aragonese alle infinite sfumature di stili di matrice iberica, dal rinascimento al nascente barocco, il centro non fu indenne da periodiche carestie, immancabilmente accompagnate da mortifere epidemie, da sporadici eventi militari, il tutto costellato da una consistente serie di eventi sismici che hanno messo a dura prova il fortissimo spirito comunitario, quanto il fragile sistema ambientale.

1465 - 1522 - 1615. Nel contesto appena più ampio si registra una politica di arrogante vessazione fatta di scontri, animosità, dissidi, compromessi, fra i governatori di stanza a Milazzo e gli amministratori dei territori adiacenti. Litigiosità e acredini fondati sulla corruzione dilagante, la sottomissione e il perenne ricatto, elementi che condussero a definire l'atto di divisione delle terre fra Milazzo e Castroreale,[21] evento che coinvolse territorialmente la vicina Santa Lucia, determinò la costituzione della città e del territorio di Pozzo di Gotto, tutti segnali premonitori delle frequenti rivolte antispagnole[22] culminate con gli eventi del 1674 e 1678.

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

  • 1717, 22 aprile. Terremoto con effetti distruttivi in città e nell'immediato circondario.[23]

Dal 1718 al 1720 come comarca e futuro distretto, il territorio è teatro di numerosi scontri culminati con la Battaglia di Milazzo[24] e quella di Francavilla, combattimenti inseriti nel contesto dei conflitti contro la Quadruplice alleanza combattuti dal regno di Spagna contro Inghilterra, Francia, Austria e Paesi Bassi per il predominio sul mar Mediterraneo.[25]

Nel 1812 come capoluogo di distretto, Castroreale annovera il circondario medesimo e quelli di Barcellona, Francavilla, Novara, Savoca, Taormina, comprende 26 comuni e 36 villaggi. Il territorio spazia dal Tirreno allo Jonio, comprende gli ultimi rilievi dei Peloritani che fronteggiano i Nebrodi, a sud è delimitato dalla riva sinistra del fiume Alcantara. Pertanto fu sede di importanti uffici sino alla metà circa del XIX secolo.

Tuttavia già nel corso dell'Ottocento inizia la decadenza con l'impoverimento economico e demografico della parte montana del territorio; il processo di disgregazione territoriale che ne è conseguito ha dato luogo alla costituzione nel 1815 del comune di Barcellona, in seguito unito alla vicinissima città di Pozzo di Gotto, unione amministrativa volta a formare un'unica grande conurbazione.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Completano la frammentazione del territorio l'istituzione delle unità amministrative di Rodì Milici nel 1947 e di Terme Vigliatore nel 1966.

Negli anni molta importanza ha rivestito la presenza dell'Istituto Magistrale XXIV Maggio, l'unico istituto magistrale statale della provincia di Messina oltre all'Ainis e al Bisazza della città, celebre per la sua serietà, che ha attirato a Castroreale numerosi docenti e allievi, residenti o pendolari dalle zone vicine.

  • 2008. 11 dicembre. Sono stati registrati 320 mm di pioggia in città e 254 mm a Barcellona, le precipitazioni determinano l'esondazione del torrente Longano a valle.
  • 2011. 22 novembre. La pioggia è caduta incessantemente per 11 ore, dalle prime ore del giorno fino alle 15:00, con quantitativi cumulati di 351 mm in città (record storico giornaliero, per il comune) e di 208 mm a Barcellona. Esondazione del torrente Longano e alluvione dei territori a valle.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione araldica dello stemma: Un'aquila coronata con ali spiegate; sul petto uno scudo suddiviso in 4 parti a croce di Sant'Andrea. Nel quarto superiore vi sono 5 bande argento e oro, alternate; nei quarti laterali la raffigurazione dell'aquila coronata con lo scudo al petto, nel quarto in basso un castello triturrito.

Blasonatura del Gonfalone: Diviso verticalmente in un campo bianco a destra ed uno rosso a sinistra. Al centro campeggia lo stemma comunale. Alla base dello stemma figurano due rami di quercia l'uno e di alloro l'altro. Simboli: Aquila, Castello. Colori: Argento, Oro.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Piazza delle Aquile.
Annunciazione di Antonello Gagini.
Arco rinascimentale Convento di Santa Maria di Gesù.
Ingresso Chiesa di Santa Maria di Gesù.
Prospetto Chiesa di Santa Maria di Gesù.
Veduta generale aggregato monumentale di Santa Maria di Gesù.
Torre di Federico II e campanili del Santissimo Salvatore e Duomo.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Fra parentesi le date di costituzione e di soppressione delle corporazioni.

Il simulacro è portato in processione tre volte l'anno: durante la settimana santa e nel mese di agosto nei giorni del 23 e 25. In quest'ultima occasione si commemora il miracolo della liberazione della cittadina dal colera nell'anno 1854.

Chiese cittadine[modifica | modifica wikitesto]

Veduta da Est.

Chiese e altre corporazioni religiose soppresse[modifica | modifica wikitesto]

  • 1439, (1836 - 1867),[26] Chiesa del Carmine corrispondente all'antica chiesa di Santa Maria Maddalena e convento dei carmelitani soppresso 1652.[29], sorta originariamente presso la riva sinistra del torrente Crizzina.
  • ?, (16271799),[26] Chiesa di San Gaetano fuori le mura.
  • ?, (16891755),[26] Chiesa di San Paolo.
  • ?, (15251634),[26] Monastero di tutti i Santi.

Chiese non più esistenti o ruderi o sconsacrate (15721889)[26]:

  • ?, Chiesa rupestre di San Marco.
  • ?, Chiesa di San Gregorio.
  • ?, Chiesa di San Leonardo.[33]
  • ?, Chiesa della Trinità.[34]
  • ?, Chiesa di San Giobbe.[35]
  • ?, Chiesa di San Sebastiano Martire, luogo di culto documentato sul piano dell'attuale piazza delle Aquile.[33]
  • XV secolo c., Chiesa di San Nicolò di Pauperibus, luogo di culto documentato,[31] Sull'area oggi sorgono le scuole elementari.
  • ?, Chiesa di San Pietro, luogo di culto del quartiere omonimo, uno dei tre agglomerati ripartiti dalla via Guglielmo Siracusa, via Trieste e corso Umberto I.[28]
  • XVI secolo, Chiesa di San Vito, ruderi, struttura parzialmente demolita dopo il terremoto del 1978.[28] Principale luogo di culto del quartiere omonimo.
  • ?, Chiesa di Santa Margherita d'Antiochia, Vergine e Martire, luogo di culto documentato[36] verosimilmente insistente sull'area preposta alla sepoltura dei componenti di confessione ebraica.

Chiese delle frazioni:

  • 1614, Chiesa di Santa Domenica di Protonotaro.[37]
  • ?, Chiesa dello Spirito Santo di Catalimita.
  • ?, Chiesa di San Nicola di Bafia.
  • ?, Chiesa di Santa Venera di fondo Gerasia, Bafia.
  • 1906, Chiesa di San Carlo Borromeo di Bafia, ricostruzione di preesistente luogo di culto intitolato all'Immacolata.[38]

Luoghi di culto di altre confessioni religiose:

  • 1485, Sinagoga, arco[4] e ruderi dei Bagni dei Giudei.[39]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • X - XI secolo, Torre di Federico II ultima vestigia del castello menzionato nel diploma del 1324. Ricostruzione e potenziamento di fortificazione d'epoca arabo - normanna.[13][40]
  • Arco moresco. Rudere di primitiva sinagoga ubicato alle spalle del Monte di Pietà, testimonianza della comunità ebraica locale. Insieme al quartiere della Giudecca, via della Giudecca, via della Moschita (già via degli Uffici ed oggi intitolata a Guglielmo Siracusa, corruzione o improprio richiamo a moschea araba), retaggio architettonico e antica toponomastica riferiti approssimativamente al territorio della giurisdizione parrocchiale della chiesa del Santissimo Salvatore, con particolare riferimento all'antico aggregato francescano delle clarisse di Santa Maria degli Angeli.
  • 1581, Monte di Pietà. All'istituzione è associata la Confraternita di San Leone, detta degli «Azzurri» o del «Monte di pietà», in seguito fusa con la Confraternita del Santissimo Sacramento attestata presso la chiesa madre.
  • Porta Rainieri, varco d'accesso posto a tramontana. Uno dei quattro varchi d'accesso documentati assieme alla Porta delle Legna, Porta del Castello, Porta di Cristino.[41]
  • 1924, Palazzo Peculio, sede degli uffici comunali.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Portale.
Portale.
Porta Rainieri.
Fontana di Piazza Peculio.
Sottopassaggio duomo.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Questi due edifici custodiscono pregevoli opere di pittura, scultura ed arti figurative provenienti da varie chiese non più dedicate al culto o rovinate a causa dei sismi verificatisi nella zona nel corso del tempo.

  • Piccolo Museo della Moto.
  • Planetario.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Biscotto d Badissa o Biscotto Castriciano. Biscotto tipico e caratteristico di antichissima tradizione, la cui ricetta e preparazione era legata all'attività delle suore clarisse del monastero di Santa Maria degli Angeli. Alla conoscenza, diffusione del prodotto è dedicata la Sagra del Biscotto Castricianu.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Località del territorio[modifica | modifica wikitesto]

Dell'attuale territorio comunale fanno parte anche i centri abitati delle frazioni di:

  • Crizzina o Cristina. L'insediamento originario del casale avviene sulle sponde del torrente omonimo, poi riedificato più a monte.
  • Bafia.[38][42] Sin dall'antichità sono noti i numerosi depositi di argilla utilizzata per la costruzione di manufatti in terracotta e i cospicui giacimenti di pirite e calcopirite, delle contrade Carbone e Pumia. Nell'area sono presenti insediamenti preistorici siculi e sicani. Testimonianze greche la denominano Bafeion: "la tintoria", per l'arte del tingere i tessuti, attività verosimilmente adottata dalla comunità ebraica insediata nel territorio, tramandata e praticata nel paese fino ai primi decenni del secolo scorso. L'alluvione del 1880 distrusse il monastero dell'Ordine basiliano, istituzione religiosa fondata nella località di Santa Venera del Bosco.
  • Catalimita.[43][44] Il borgo è situato a sud di Castroreale presso la strada rotabile che porta a Bafia. Il nome di radici greco - latina indicava una località antica posta sulle alture meridionali all'estremo limite della Valle Cristina o Crizzina. Ex feudo dei baroni Moleti ricco di corsi d'acqua e mulini medievali.
  • Piscopo. Ex feudo dei baroni Moleti.
  • Protonotaro (Santa Domenica).[45] Nell'area sorgeva la città sicana fortificata di Monte Sant'Onofrio. Del periodo bizantino è pervenuta una tomba costruita ai piedi della rupe tufacea sulla quale in seguito è stato edificato l'attuale abitato. L'origine storica di Protonotaro così chiamato dal cognome dei principi di Partanna, risale a Normanni (1091). Su un pianoro posto a nord del paese, è stato scoperto un insediamento d'epoca romano - bizantina. Ex feudo baronale della famiglia Agliata dei principi di Villafranca, vanta l'antica dimora fortificata.[37]
  • Porticato. Sulla strada provinciale che da Castroreale scende verso la frazione Protonotaro, una biforcazione porta al torrente Patrì e conduce al borgo di Porticato. Da alcuni anni è stata avviata una intensa attività agrituristica. Sono documentati antichi mulini.
  • Sant'Andrea. Ex feudo dei baroni Moleti.

Del comune fanno parte anche le frazioni o località di Caruso, Case Nuove, Case sparse, Malasà, Molinonero, Santa Croce, Serro Murga, Simigliano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 giugno 1988 7 giugno 1993 Elio Anastasio Partito Socialista Italiano Sindaco [46]
7 giugno 1993 1º dicembre 1997 Tindaro De Pasquale Democrazia Cristiana Sindaco [46]
1º dicembre 1997 28 maggio 2002 Tindaro De Pasquale lista civica Sindaco [46]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Alessandro Portaro lista civica Sindaco [46]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Salvatore Leto lista civica Sindaco [46]
8 maggio 2012 in carica Alessandro Portaro Sindaco [46]

Informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Castroreale fa parte della regione agraria n.9 (Colline litoranee di Milazzo)[47].

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[48]


Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011, su istat.it. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  3. ^ Francesco Sacco, p. 125.
  4. ^ a b c d e f Touring Club Italiano, p. 914.
  5. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 58
  6. ^ Francesco Maurolico, "Indice alfabetico delle castella"
  7. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 74 e 181
  8. ^ Pagine 146 - 152, Vincenzo Castelli, "Fasti di Sicilia" [1], Volume II, Giuseppe Pappalardo, Messina, 1820.
  9. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 117
  10. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 73
  11. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 119
  12. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 121
  13. ^ a b c d e f g h Francesco Sacco, p. 126.
  14. ^ Francesco Sacco, p. 126
  15. ^ Antonino Bilardo, pp. 28, 29 e 30
  16. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 196
  17. ^ Pagina 105 - 107, Giovanni Evangelista di Blasio Gambacorta, "Storia cronologica de vicerè, luogotenenti, e presidenti del Regno di Sicilia" [2], Volume 2, Palermo, 1790.
  18. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 126
  19. ^ Storici Francesco Maria Emanuele Gaetani e Filippo Rossitto.
  20. ^ Calogero Ferlisi, p. 115
  21. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 81 e 82
  22. ^ Pagina 323, Vito Maria Amico, "Storia di Sicilia dal 1556 al 1750, per servire di continuazione a quella del Fazello" [3], volgarizzata da Giuseppe Bertini, con note ed aggiunte, Palermo, Stamperia D'Antonio Muratori, 1836.
  23. ^ Pagina 416, Antonio Mongitore, "Della Sicilia ricercata" [4], Volume due, Arnaldo Forni editore, Palermo, 1742 - 1743.
  24. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 37
  25. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 132, 138, 222
  26. ^ a b c d e f g h i j k l Corporazioni religiose soppresse, Archivio Storico dei beni culturali della città di Messina e provincia. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  27. ^ a b c d Pagina 52, Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Della Sicilia Nobile" [5], Stamperia dei Santi Apostoli, Palermo, 1754.
  28. ^ a b c Antonino Bilardo, pp. 45
  29. ^ a b c d e f g Antonino Bilardo, pp. 156
  30. ^ a b c Touring Club Italiano, p. 913.
  31. ^ a b Antonino Bilardo, pp. 30
  32. ^ Antonino Bilardo, pp. 75
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  46. ^ a b c d e f Amministratori, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2016.
  47. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 22 maggio 2014.
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