Santa Teresa di Riva

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Santa Teresa di Riva
comune
Santa Teresa di Riva – Stemma Santa Teresa di Riva – Bandiera
Santa Teresa di Riva – Veduta
Veduta di Santa Teresa di Riva
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitana Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Danilo Lo Giudice (Lista civica "GoverniAmo Santa Teresa - Sicilia Vera") dall'11-06-2017
Data di istituzione 1º gennaio 1854
Territorio
Coordinate 37°56′24″N 15°21′45″E / 37.94°N 15.3625°E37.94; 15.3625 (Santa Teresa di Riva)Coordinate: 37°56′24″N 15°21′45″E / 37.94°N 15.3625°E37.94; 15.3625 (Santa Teresa di Riva)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 8,12[1] km²
Abitanti 9 414[2] (30-6-2012)
Densità 1 159,36 ab./km²
Frazioni Fautarì, Giardino, Misserio, Quartarello, San Gaetano, Landro, Casalotto.
Comuni confinanti Casalvecchio Siculo, Furci Siculo, Sant'Alessio Siculo, Savoca
Altre informazioni
Cod. postale 98028
Prefisso 0942
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083089
Cod. catastale I311
Targa ME
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti santateresini (santatirisoti in siciliano)
Patrono Madonna del Carmelo
Giorno festivo 16 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Teresa di Riva
Santa Teresa di Riva
Santa Teresa di Riva – Mappa
Posizione del comune di Santa Teresa di Riva all'interno della Città metropolitana di Messina
Sito istituzionale

Santa Teresa di Riva (Sànta Tirèsa in siciliano) è un comune italiano di 9.414 abitanti della Città metropolitana di Messina in Sicilia.

Nel centro abitato esistono tre torri di un certo interesse storico appartenute al sistema difensivo cinquecentesco delle torri costiere della Sicilia. Centro turistico, commerciale ed agricolo specializzato nella produzione di agrumi.

È il capoluogo del vicariato di San Basilio, comprendente i comuni della Valle d'Agrò, uno dei 16 vicariati in cui è suddivisa l'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.

Comune pilota del comprensorio storico-turistico-monumentale della Valle d'Agrò che dista da Taormina solo 15 km. È altresì comune capofila dell'Unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani e del P.I.T. 13, fa parte del Distretto Turistico Taormina-Etna. L'economia locale si basa sul terziario, commercio, servizi e turismo balneare.

È un comune topologicamente non connesso, essendo costituito da due componenti connesse, una comprendente un tratto di costa (il capoluogo comunale) e una nell'entroterra (le frazioni di Misserio e Fautarì).

Patrona storica di Santa Teresa è la Madonna del Carmelo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Teresa di Riva (quartiere Bucalo) nei primissimi anni trenta

Cittadina siciliana della riviera ionica della provincia di Messina, con un'estensione di 8,13 km² circa. Situata a 33 km a sud del capoluogo peloritano, a 15 km a nord di Taormina e a 60 km a nord di Catania. Si estende, a 6 metri sul livello del mare, per 4,3 km lungo il litorale, ed ha alle spalle una zona collinare ove crescono agrumeti, uliveti, vigneti e macchia mediterranea; è limitata a nord e a sud, rispettivamente da due corsi d'acqua: il Torrente Savoca e la Fiumara d'Agrò. Nel cuore del centro urbano, quartiere Portosalvo-Barracca, scorre il piccolo corso d'acqua chiamato Torrente Portosalvo, che nascendo dai rilievi collinari prossimi al centro storico di Savoca, sfocia dopo circa 3 chilometri nel Mare Ionio.

Storia di Santa Teresa di Riva[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Santa Teresa di Riva.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Phoinix.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Santa Maria del Carmelo[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto del Santuario di Santa Maria del Carmelo

Il Santuario di Santa Maria del Carmelo è la chiesa matrice e sede dell'arcipretura della città di Santa Teresa di Riva e del Vicariato di San Basilio Magno. L'attuale edificio sacro (ricostruito nel 1929) è stato eretto sull'area precedentemente occupata da un'antica chiesa del 1507.

Accanto alla chiesa, sorge l'edificio adibito a canonica, edificato nel 1933, anch'esso in stile neo-romanico, a due elevazioni fuori terra. Conserva al suo interno dei pregevoli affreschi raffiguranti scene della Sacra Scrittura dipinti dai coniugi Elena ed Antonino Garufi nel 1947 ed alcune tele ottocentesche.

È l'unica chiesa del centro storico di Santa Teresa di Riva ad essere dotata di campanile, edificato nel 1933 dalla ditta Maccarrone di Acireale.

Chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto chiesa Sacra Famiglia
Interni chiesa Sacra Famiglia

La chiesa, che si trova al centro della cittadina jonica, è ad unica grande navata in stile barocco con soffitto ligneo. Pregevole è l'altare maggiore, del 1934, di marmo intarsiato policromo in stile barocco. Interessante è il seicentesco altare laterale del Santissimo Sacramento, anch'esso in stile barocco dotato di un tronetto per l'esposizione eucaristica, questo manufatto venne qui collocato nel 1950, proveniente dalla cinquecentesca chiesa (ormai in rovina) di Gesù e Maria di Savoca. Nella facciata principale si può ammirare una vetrata raffigurante la Sacra Famiglia. I lavori per la costruzione di questo edificio sacro iniziarono nel 1903, per iniziativa del sindaco del tempo Francesco Paolo Caminiti e si conclusero nel marzo 1934; detti lavori vennero finanziati solo col contributo del popolo santateresino. Il terreno su cui sorge l'edificio sacro era stato donato nel 1902 dal sac. Francesco Moschella e dalla di lui sorella suor Gaetana Moschella. Nell'estate del 1943 venne requisita dalla truppe d'occupazione inglesi e adibita ad ospedale militare. Da non dimenticare tra le altre opere di pregio: l'Icona della Sacra Famiglia proveniente dalla Cella di San Giorgio a Kausokalivia dei monaci ortodossi del Monte Athos in Grecia ed il crocifisso ligneo proveniente dalla chiesa "S. Maria Assunta" di Nizza di Sicilia, che troneggia nell'abside. Sopra l'altare laterale è collocata una grande tela ad olio, dipinta dal pittore e architetto santateresino Giuseppe Bonarrigo nel 2008, raffigurante le "Nozze di Cana". Degni di nota sono, infine, due complessi statuari, il primo raffigura la Sacra Famiglia e venne donato nel 1903 dall'allora Sindaco Francesco Paolo Caminiti; il secondo, raffigurante i santi Cosma e Damiano, venne scolpito nel 1927; detta scultura, ogni anno alla fine di settembre, viene portata in processione solenne per le vie della città.

È stata eretta a parrocchia dall'arcivescovo di Messina Angelo Paino il 21 novembre 1945 (fino ad allora era una chiesa succursale della parrocchia S. Maria del Carmelo) popolarmente conosciuta soprattutto come "'a Cappella", topos spesso poi riferito all'intero quartiere, che si vuole usualmente riferito dalla ex casermetta dei carabinieri sino a tutto il Borgo Marino; e spesso gli abitanti per estensione "cappelloti".

Chiesa parrocchiale Santa Maria di Porto Salvo[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto principale della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo e piazzale antistante
Interni chiesa di Porto Salvo, Altare maggiore e Cristo Pantocratore

È ubicata nella zona meridionale del paese, nel quartiere Ciumaredda Porto Salvo. Le origini del culto della Madonna di Porto Salvo a Santa Teresa di Riva risalgono alla metà del XVIII secolo, all'indomani del tradizionale "Miracolo del mare". Si narra che nel 1763, un bastimento mercantile, in navigazione dinnanzi allo specchio di mare antistante a Santa Teresa di Riva, incappava in una tempesta di scirocco e levante. Il capitano della nave, temendo per la propria vita e per quella dei suoi marinai, affidò la sua preghiera a Santa Maria Vergine di Porto Salvo affinché non fossero travolti e spazzati via dal tifone. La preghiera venne ascoltata, e inspiegabilmente, la nave si trovò fuori dal pericolo. Al fine di ringraziare la Madonna per la grazia ricevuta, due anni dopo, il capitano del mercantile, sul litorale antistante allo specchio d'acqua in cui il miracolo si era verificato, fece innalzare una piccola cappella dedicandola a Santa Maria di Porto Salvo. Il terreno su cui venne edificata la cappelletta era di proprietà di Pietro Ardoino La Rocca conte di Quintana e Marchese di Roccalumera e Floresta, per cui, quest'ultimo ne divenne il proprietario.

Nel 1854, divenuto il comune di Santa Teresa autonomo da Savoca, la chiesa divenne di diritto pubblico venendo altresì ampliata. Con bolla dell'Arcivescovo di Messina Giuseppe Guarino, datata 18 agosto 1886, la chiesa di S.Maria di Porto Salvo fu resa filiare della chiesa parrocchiale ed arcipretale della Madonna del Carmelo sita nel quartiere Bucalo.

Nei primi anni trenta ci si rese conto che la vecchia chiesetta settecentesca non era più adatta alle esigenze della popolazione in continua crescita; si mise mano al progetto per l'edificazione dell'attuale chiesa parrocchiale che venne redatto, nel 1932 dall'ing. Vincenzo Salvadore (1890-1974) (all'epoca Podestà di Messina), professionista santateresino conosciuto e stimato anche a livello nazionale. Purtroppo a causa di varie peripezie e dell'inizio della seconda guerra mondiale, i lavori di costruzione partirono solo nel 1952. Nel frattempo, il 31 dicembre 1942, la chiesetta era stata eretta a parrocchia autonoma dall'arcivescovo Angelo Paino.

L'attuale chiesa parrocchiale venne edificata a pochi metri di distanza dalla piccola chiesa settecentesca, seguendo il progetto del 1932. Consacrato l'11 febbraio 1958, l'edificio sacro è a croce latina con unica grande navata. Racchiude al suo interno varie opere di pregio, come il mosaico del Cristo Pantocratore, nel catino absidale, realizzato nel 1995 dalla ditta "Eredi Michele Mellini" di Firenze; il Crocifisso che troneggia sopra l'altare maggiore del 1840, il simulacro in cartapesta della Madonna di Porto Salvo realizzato a metà del XIX secolo da ignoto artista leccese; sei grandi tele ad olio realizzate tra il 2007 e il 2017 dal pittore santateresino Giuseppe Bonarrigo; un quadro del XIX secolo raffigurante la Madonna di Porto Salvo ed altre sacre immagini statuarie realizzate tra il XIX e la metà del XX secolo.

Dell'antica chiesetta costruita nel 1765 dal capitano del bastimento mercantile, e chiusa al culto nel 1958, oggi non resta più nulla, venne demolita nel 1977 insieme agli antichi fabbricati circostanti per fare posto ad un grande condominio.

Chiesa parrocchiale di San Vito Martire (a Misserio)[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto principale della Chiesa di San Vito a Misserio

Situata nella frazione collinare di Misserio, è stata ricostruita ad opera del capomastro Girolamo Conte da Roccalumera nel 1706 su un preesistente impianto di epoca romana. Pregevole l'altare maggiore in marmo policromo realizzato da tal S. Seminara nel 1898. Nel 1911, l'edificio venne ampliato a spese degli abitanti di Misserio. Divenne parrocchia autonoma nel 1924, venendo separata dall'Arcipretura di Casalvecchio Siculo. Nel 1956 viene restaurato il prospetto esterno, che assume la forma che ancora oggi presenta. Nel 1968 è stata scoperta, nel sottosuolo della chiesa, un'antica cripta ove, nel Settecento, trovavano sepoltura i sacerdoti ed i notabili di Misserio, questa cripta è stata restaurata, assieme alla chiesa, dalla Sovrintendenza ai beni artistici nel 2004 ed è attualmente visitabile. La chiesa conserva altresì sei affreschi a lunetta realizzati nel 1981 dall'artista locale Antonino Ucchino. Il territorio parrocchiale si estende sulle frazioni santateresine di Misserio e Fautarì, sulla frazione casalvetina di San Carlo e su quella furcese di Artale. Don Nunziato Mantarro (1921-2009), punto di riferimento per tutti gli abitanti di Misserio, ha retto la parrocchia dal 1944 al 2005.

Le altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa del Sacro Cuore di Gesù e Istituto delle Ancelle riparatrici. Complesso religioso ubicato nel quartiere Torrevarata. Il sito su cui vennero edificati la chiesa e l'annesso istituto religioso, originariamente, era un terreno agricolo coltivato a agrumeto, uliveto e vigneto. Detto fondo agricolo appartenne, fino agli inizi del XX secolo, alla facoltosa famiglia Muscolino-Lo Re di Casalvecchio Siculo. I componenti di questa famiglia risiedevano a Messina e perirono quasi tutti, vittime del terremoto del 1908; unica superstite, erede del vasto patrimonio famigliare, rimase la pia donna Paolina Muscolino, che abbracciò la congregazione delle Ancelle riparatrici del Sacro Cuore di Gesù (fondata nel 1918 dal Servo di Dio Antonio Celona) e trasferì ad essa tutte le sue sostanze. Attorno al 1920, la congregazione diede inizio alla costruzione del convento, di un orfanotrofio (il primo a S. Teresa di Riva) e della chiesa del Sacro Cuore, che vennero inaugurati l'8 dicembre 1922. La chiesa è a navata unica ed in stile moderno, quindi non racchiude in sé opere di elevato pregio artistico. Dopo il 1971 è stata oggetto di interventi di restauro che ne hanno modificato gli interni ed il prospetto. Questo edificio sacro ha una grande valenza per la città di Santa Teresa di Riva poiché, nell'attiguo istituto maturò la sua vocazione e visse Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino (1937-1994) che il 17 marzo 2009 è stata proclamata Serva di Dio; a conclusione del processo diocesano di canonizzazione. Qualche decennio fa, l'orfanotrofio è stato trasformato in Liceo psico-pedagogico paritario, naturalmente gestito dalle Ancelle Riparatrici. Dipende dalla chiesa parrocchiale di S. Maria di Porto Salvo.
  • Chiesa della Madonna delle Grazie, nella frazione collinare di Fautarì del 1707. È filiale della chiesa parrocchiale di San Vito, nella vicina Misserio.
  • Chiesa di San Gaetano, sorge nell'omonima frazione, fu edificata nel 1746 dalla facoltosa famiglia savocese degli Scarcella (a cui ancora appartiene) e ospita al suo interno le tombe dei proprietari ma versa in uno Stato di totale abbandono. In passato vi venivano celebrate la Santa Messa e altre funzioni religiose; poi nel 1944, venne chiusa al pubblico. Solo nell'ultimo periodo, per iniziativa dell'ex Arciprete don Gennaro Currò, di concerto coi proprietari, la chiesa, viene di tanto in tanto riaperta e vi viene celebrata la Santa Messa. È filiale della Chiesa parrocchiale della Madonna del Carmelo
  • Chiesa di San Sebastiano, sorge nel quartiere Cantidati. Edificata verso la fine del secolo XVIII dalla ricca famiglia Pugliatti, originaria di Savoca. Dipende dalla chiesa parrocchiale di S. Maria di Porto Salvo.
  • Chiesa della Madonna del Rosario, del 1891, sorge a breve distanza da quella di San Sebastiano; venne edificata dal facoltoso notaio e politico savocese dott. Carmelo Salvadore (1842-1927). Ospita al suo interno un complesso statuario raffigurante la Madonna di Pompei anch'esso risalente al 1891. Dipende dalla chiesa parrocchiale di S. Maria di Porto Salvo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Crisafulli-Ragno oggi Palazzo della Cultura
  • Villa Crisafulli-Ragno - Palazzo della Cultura venne edificata verso il 1890, in stile neo-classico, dal facoltoso avvocato savocese Francesco Antonio Crisafulli-Trimarchi (1836-1904), divenne poi residenza del figlio on. Michele Crisafulli Mondìo, dal quale poi passò in eredità alla famiglia del senatore Luigi Ragno. Sorge al centro della città, è un palazzo signorile con annesso un grande parco ricco di vegetazione. È stata acquistata nel 2002 dall'amministrazione comunale, allora guidata dal sindaco Antonino Bartolotta, ed interamente restaurata. Nel 2008 è stata ribattezzata "Palazzo della Cultura", da allora ospita altresì la biblioteca comunale e la sede di alcune associazioni culturali e di volontariato. Fino al novembre 2012 è stata la sede dell'Unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani, trasferitasi poi a Sant'Alessio Siculo. Dal gennaio 2013, per iniziativa dell'allora sindaco Cateno De Luca, il Palazzo della Cultura - Villa Crisafulli Ragno ospita, nella Sala del caminetto, le adunanze del consiglio comunale di Santa Teresa di Riva.
Villa Marchesi Carrozza, in via Roma. Esempio di stile liberty della seconda metà del secolo XIX
  • Villa Carrozza, risale al 1870, sorge sulla via Roma nel quartiere Torrevarata, in mezzo ad un parco, è in stile liberty. I discendenti dei marchesi Carrozza hanno provveduto a venderla. Recentemente è stata interamente restaurata.
Palazzata Caminiti (1850)
  • Palazzata Caminiti, del 1850, sorge nel mezzo del quartiere Bucalo, sul Corso Regina Margherita quasi all'incrocio con via Sparagonà, è in stile neo-classico. Tra il 1867 e il 1907 fu sede del municipio e della pretura di Santa Teresa di Riva. Venne edificato dal patriota santateresino Angelo Caminiti (1781-1855) e attualmente appartiene, in parte, ai discendenti della famiglia Caminiti.
Palazzo D'Alcontres-Ilardi (1843)
  • Palazzo D'Alcontres-Ilardi. È del 1843, sorge nel quartiere Porto Salvo, sul corso F. Crispi angolo via Savoca. È di fattura prettamente ottocentesca e, presenta nel mezzo della facciata un grande portale d'ingresso ad arco decorato con pietre bugnate. Venne edificato da Giuseppe D'Alcontres conte di Quintana nel bel mezzo della sua tenuta, proprio accanto alla vecchia chiesetta del 1765 di S.Maria di Portosalvo. Nella seconda metà dell'Ottocento, i D'Alcontres lo vendettero a Giuseppe Calabrò da Casalvecchio Siculo che fu costretto a rivenderlo ai primi del XX secolo. Venne acquistato dall'armatore Ernesto Ilardi, i cui eredi, nel 1973, lo rivendettero agli attuali proprietari. Oggi appartiene alla famiglia Caliri. Una particolarità riconosciuta a questo palazzo è che con l'acquisto dell'armatore Ilardi, e con la conseguente mancanza di un edificio prospiciente il corso F.Crispi, chiese ed ottenne un vincolo edilizio all'area di fronte di "non edificazione superiore a piani uno fuori terra", in modo che dal balcone centrale del prospetto est, rivolto quindi in direzione dello Jonio, gli Ilardi potessero vedere con il cannocchiale il passaggio dei loro bastimenti.
  • Palazzina Atelana sorge in via Sparagonà, è in stile liberty e venne costruita nel 1920. Era annessa all'omonimo stabilimento industriale che in due precise epoche si occupò dell'estrazione dell'essenza di limone e di acido tartarico (con il nome di Citrica) e successivamente come unica fabbrica europea che trasformasse i prodotti lavici del vicino vulcano Etna in materiali coibenti simili all'odierna lana di vetro. La palazzina fu voluta per ospitare la famiglia dei dirigenti lo stabilimento. L'ultima famiglia, originaria di Monza, della Atelana S.P.A. fu quella di Emilio Ceriani.
  • Palazzo Scarcella. Antico casale di campagna, sorge nei pressi della frazione San Gaetano. Venne edificato dalla facoltosa famiglia savocese degli Scarcella verso il 1740, come residenza di campagna. È stato lasciato per decenni in stato di completo abbandono. È a due elevazioni fuori terra e, dopo il recente restauro, è attualmente adibito ad agriturismo. Nelle immediate vicinanze sorge la chiesetta di San Gaetano del 1746.

Nel quartiere Sparagonà, di fronte alla Torre del Baglio, esistono le rovine dell'antica residenza delle facoltose famiglie Garufi e Caminiti. Tale edificio a due o tre elevazioni, risalente forse agli inizi del Settecento ospitò nel 1849 la prima sede del neonato comune di Bucalo antesignano di quello che nel 1854 fu l'odierno comune di Santa Teresa di Riva. Quest'imponente edificio, devastato insieme alla vicina Torre, nel 1849, da un cannoneggiamento navale borbonico, non risorse più, ed oggi ne rimangono i miseri resti. Nel quartiere Fiorentino sono presenti alcuni antichi pozzi ed un acquedotto del secolo XIX. Nella parte alta del quartiere Sparagonà esistono tre agglomerati di case, attraversati da un vicolo stretto, risalenti alla metà del secolo XIX. Degni di nota sono anche l'antico centro storico della frazione Misserio e la piccola e panoramica frazione di Fautarì. Caratteristico è il quartiere del Macello, oggi chiamato Borgo Marino, di chiara origine ottocentesca, si trova quasi nel centro del paese ed è caratterizzato dagli stretti vicoli che si intersecano ad angolo retto e dalle antiche abitazioni, abitate un tempo dai pescatori "sciabbacoti"

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La torre dei Saraceni (XIII Secolo)[modifica | modifica wikitesto]

La torre dei Saraceni, prospetto nord
Torre dei Saraceni, prospetto principale su Piazza del Carmine

La torre dei Saraceni o "Torre Saracena"[3] sorge nel quartiere Bucalo, accanto alla Chiesa Matrice della Madonna del Carmelo. A dispetto del nome, non è stata edificata dai Saraceni, ma a difesa contro le loro scorrerie. Secondo recenti studi, la sua costruzione risale al 1295 circa[senza fonte]. Ha forma cilindrica ed ha annessa una palazzina merlata risalente allo stesso periodo. La palazzina ha due piani fuori terra, la torre ne ha tre. Studi condotti nel 2002 dallo storico locale Salvatore Coglitore hanno appurato l'esistenza sia sotto la torre che sotto la palazzina, di due piani interrati, di cui uno accessibile e l'altro pieno di detriti alluvionali risalenti alle alluvioni del Torrente Savoca del 1934 e 1958. Si evince, dunque, che questo edificio durante il Medioevo doveva superare i 15 metri di altezza. La torre e l'annessa palazzina furono, fino al 1503 circa, dimora estiva e balneare dell'Archimandrita di Messina, signore feudale di queste terre, l'alto prelato, infatti, vi soggiornava per qualche giorno l'anno, insieme alla sua corte, quando, in periodi di riposo, decideva di concedersi bagni di mare e di sole. Dopo il 1503, l'Archimandrita Alfonso d'Aragona, la concesse assieme alla piana circostante alla famiglia savocese dei Bucalo che, l'ampliarono e vi edificarono accanto una chiesetta e, la utilizzarono come residenza e come punto di difesa contro la scorrerie dei pirati Saraceni. Inserita nel sistema difensivo cinquecentesco delle torri costiere della Sicilia, la torre dei Saraceni aveva una certa importanza nel territorio; tanto è vero che, il 12 agosto 1695, al suo interno venne stipulato l'atto che separava il villaggio di Pagliara dall'amministrazione di Savoca e lo proclamava comune autonomo. Il casato dei Bucalo possedette quest'edificio fino al 1708, quando gli ultimi eredi, Benedetto e Paolo, lo donarono, per testamento, ai Gesuiti che lo tennero, adibendolo ad ospizio, fino al 1767, anno in cui furono scacciati dai Borboni; quindi passò ai marchesi Carrozza che l'ebbero in proprietà fino al 1892. Nel 1849, questo complesso edilizio (come anche la vicina Torre del Baglio) fu danneggiato dalle cannonate borboniche per ordine del generale Carlo Filangieri, principe di Satriano, al termine del cruento Assedio di Messina del 1848/49.

Dopo qualche decennio di totale abbandono, nel 1892, la Torre di Saraceni venne acquistata dall'ing. Giuseppe Pelleri che provvide a restaurarla, ma tale intervento ne mutò i connotati originari infatti ancora oggi presenta i caratteri e lo stile derivanti dal restauro del 1895.

Fino al tutto il Settecento, la torre di Saraceni era collegata alla torre del Baglio, distante circa 500 metri, tramite una galleria sotterranea. Oggi la torre e la palazzina annessa sono circondate da un grazioso villino, danno sulla piazza del Carmelo e sono in buone condizioni di conservazione, tanto da essere adibite a civile abitazione. Proprietari sono ancora, in parte, i discendenti della famiglia Pelleri.

La Torre del Baglio (XVI Secolo)[modifica | modifica wikitesto]

La Torre del Baglio (XVI secolo) situata nel quartiere Sparagonà

La torre del Baglio o "Torre dei Bagghi"[3] è situata nel quartiere Sparagonà, ed è in condizioni di degrado. Ha forma quadrata ed è a due elevazioni fuori terra separate tra loro mediante una volta cieca. Prende il nome dal fatto che si trovava nel bel mezzo di un antico quartiere di case, "u bagghiu", tra loro accomunate da un grande cortile. Non si conosce con precisione l'epoca della sua edificazione. Probabilmente, venne edificata nei primissimi anni del XVI secolo dalla nobile famiglia savocese dei Bucalo, che, nel 1503, aveva ricevuto, in concessione perpetua dall'Archimandrita di Savoca, le terre circostanti detta torre. Era inserita nel sistema difensivo delle torri costiere della Sicilia. Antichi riveli, del XVI secolo, certificano che questo manufatto difensivo, nel 1593, risultava appartenere a Crisafulli Antonina, vedova di Binidittu Buculo, abitatrice della Terra di Savoca che in contrada Sparagonà, possedeva oltre a detta torre, un grande vigneto. Verso la prima metà del Seicento si trova tra le proprietà di Santoro Crisafulli (1570-1636), nobile savocese, che fu, tra il 1611 e il 1620, Giudice della Regia Gran Corte e Luogotenente dello Strategoto di Messina. Dalla fine del Settecento appartenne alla famiglia di Angelo Caminiti (1781-1855), fautore dell'autonomia comunale della Marina di Savoca, che abitava in un palazzotto attiguo alla torre del baglio, oggi non più esistente. La torre non venne risparmiata dal cannoneggiamento borbonico del 30 marzo 1849, che la distrusse parzialmente e mandò in totale rovina i palazzotto attiguo. Oggi la torre appartiene alla famiglia Pagliuca di Scaletta Zanclea.

La Torre di Catalmo[modifica | modifica wikitesto]

La Torre Catalmo (secolo XV), al centro dell'omonimo quartiere

La torre di Catalmo o "Torre Catalmo"[3] sorge nell'omonimo quartiere (al confine col comune di Savoca) ed è in discrete condizioni di conservazione, è a pianta quadrata a due elevazioni. Si erge nel bel mezzo del sito in cui anticamente era situata la cittadina di Phoinix e non si esclude che sia sorta sulle basi di un più antico manufatto di epoca greco-romana. Recenti studi archivistici condotti dallo storico locale Santo Lombardo hanno fatto emergere alcune interessanti notizie sull'origine di questo antico edificio difensivo inserito nel circuito delle torri costiere della Sicilia. La torre di Catalmo venne edificata nel 1506 dal facoltoso costruttore savocese don Pietro Trimarchi, probabilmente, la stessa persona che pochi anni prima aveva ristrutturato la chiesa madre di Savoca. Verso la fine del XV secolo, a Savoca, un'annosa controversia contrapponeva la facoltosa famiglia del suddetto don Pietro Trimarchi a quella di don Paolo Storiali. Tale controversia aveva come oggetto delle beghe di confine tra i fondi dei succitati personaggi. Non essendo stata la lite risolta secondo i canoni del diritto, si passò facilmente alle vie di fatto e i contendenti vennero alle armi. Nel 1494, i Trimarchi assalirono la casa degli Storiali, intenzionati ad uccidere don Paolo ed il fratello Giovanni, ma non vi riuscirono; non molto tempo dopo, furono gli Storiali a tentare di uccidere don Pietro, ma neanche loro riuscirono a portare a termine il loro progetto criminoso. Per cercare di scampare a questa faida, don Pietro Trimarchi decise di lasciare l'alto di Savoca e trasferirsi nella quasi disabitata Marina, lì costruì una grande fattoria, a difesa della quale eresse detta Torre ed un recinto di mura merlate. Proprio per questo motivo, nel XVI secolo la Torre di Catalmo era nominata "Torre Trimarchi". Le antiche cronache, specificano che don Pietro Trimarchi edificò tali opere difensive non solo contro le scorrerie dei Corsari barbareschi, ma anche contro i possibili agguati del suo acerrimo nemico don Paolo Storiali. Fino a tutto il XVIII secolo fu una torre militare di grande importanza strategica, in costante contatto con il vicino Castello di Pentefur. Verso la fine del XVIII secolo, venendo meno la minaccia dei pirati, perse le sue peculiarità strategico-difensive. Infine, è importante sottolineare che, la Torre di Catalmo, è stata erroneamente appellata, da alcuni storici locali, come Torre Sollima; detta torre non ha nulla a che vedere con la torre in questione, essendo la Torre Sollima ubicata in località Locadi.

Oggi risulta essere monumento nazionale e fino al 1970 era adibita a civile abitazione.

La Torre Avarna[modifica | modifica wikitesto]

Oggi ne sopravvivono solo miseri resti. Con molta probabilità risaliva alla fine del XII secolo. Era a pianta circolare e a due piani, con finestre e feritoie, sulla sommità era collocata una colubrina rivolta verso il mare. Si ergeva nel quartiere Bolina, nel sito su cui era situato l'antico centro abitato di Phoinix. Inserita nel sistema difensivo delle torri costiere della Sicilia, era posta in costante comunicazione visiva col Castello di Sant'Alessio Siculo e con quello di Pentefur. Si chiamava così perché situata nel feudo del Duca Avarna. Già ai primi del secolo XIX era in rovina e, venne demolita quasi del tutto nel 1839. In questo sito, sempre nel 1839, eseguendo degli scavi, si rinvennero un mezzo busto in marmo, vasellame di terracotta, armi, monete d'età romana ed altro. Nelle vicinanze si trova la Casa Torre degli Avarna, risalente al XVI secolo.

La Casa-Torre degli Avarna[modifica | modifica wikitesto]

Altresì detta "Torre Bolina" o "Casa-Fortezza di Bolina"; è ubicata nelle immediate vicinanze della suddetta Torre Avarna. Venne eretta dalla famiglia Avarna nel XVI secolo e aveva funzione difensiva più che di avvistamento. È alta circa 20 metri e consta di due piani. Al piano terra c'erano due accessi, sovrastati da una piattabanda e da un arco a tutto sesto, costruiti in mattoni; nella parte centrale della facciata si nota una piccola finestra. Al secondo piano fanno bella mostra due pregevoli balconi, con ringhiere in ferro battuto, sorretti da robuste mensole di pietra. Purtroppo, i due citati archi al piano terra, nel corso del XX secolo, sono stati demoliti e sostituiti da due saracinesche.

La Torre Varata[modifica | modifica wikitesto]

Oggi non più esistente, si ergeva, altissima, nei pressi dell'omonimo quartiere cui diede il nome. Era una torre militare integrata nel sistema difensivo della riviera. Aveva forma cilindrica a due elevazioni e sulla sommità era dotata di columbrina. Quando nel 1870 venne demolita era in stato di sfacelo, il tifone del 1763 l'aveva pericolosamente incrinata, quasi al punto di cadere, da qui il termine siciliano "varata"

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Teresa di Riva è il nono comune più popoloso tra quelli ricadenti nella Provincia di Messina. Dai registri dell'Ufficio Anagrafe risultano abitare, al 30 giugno 2012, 9.414 abitanti, ripartiti in 4.312 famiglie. Tuttavia i residenti effettivi sono poco più di 10.000. Nel territorio comunale sono state censite, nell'anno 2001, 5.289 abitazioni. Il tasso di crescita demografica relativo al periodo 1981-2006 è pari a +12,1.

Secondo i dati risultanti dal Censimento del 2011, a Santa Teresa di Riva risiedono 1.204 giovani (pari al 19% della popolazione); 6.266 adulti (pari al 67% della popolazione) e 1.826 anziani (12% della popolazione), tra questi, due hanno superato la soglia dei 100 anni ed altri 25 hanno un'età compresa tra i 95 ed i 99 anni. L'età media della popolazione residente è pari a 43 anni. Il tasso di natalità è pari al 6,9%; il tasso di mortalità è pari al 9,8%. Gli abitanti di Santa Teresa di Riva sono detti Santateresini, in lingua siciliana, Santatirisoti; anticamente erano detti Marinoti.

Abitanti censiti[4]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 2011, risultavano residenti, nel comune di Santa Teresa di Riva, 380 stranieri, pari al 4,1% della popolazione totale. Le comunità più rappresentate erano:

  1. Romania, 163
  2. Ucraina, 33
  3. Cina, 31

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Processione simulacro S.Maria del Carmelo, rientro in chiesa, 16 luglio 2014
Festa patronale in onore di Santa Maria del Carmelo
Celebrata il 16 luglio di ogni anno, è la tradizione locale più antica; in quanto le sue origini risalgono al XVIII secolo. In occasione di tale evento viene portato in processione per le vie del paese il simulacro ligneo della Madonna del Carmelo.[5]
Festa dei Santi Cosma e Damiano
L'ultima domenica di settembre, vengono festeggiati nella parrocchia della Sacra Famiglia, i Santi Cosma e Damiano. In occasione di detta festa, il complesso statuario dei Santi Medici viene portato in processione lungo tutto il Corso Regina Margherita, percorrendo altresì le vie del quartiere Torrevarata. La prima edizione della festa si tenne nel 1928.[Chiarire con fonti terze autorevoli la rilevanza storica della manifestazione]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

A Santa Teresa di Riva sono presenti cinque scuole elementari, una scuola media e due scuole superiori statali: liceo Classico e Scientifico. È inoltre presente un istituto superiore paritario (Liceo Socio-psicopedagogico) gestito dalle Ancelle Riparatrici.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo della Cultura, Biblioteca Comunale e Polo Congressi.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Val d'Agrò.
  • Auditorium delle Ancelle Riparatrici.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

I piatti tipici del territorio di Santa Teresa di Riva sono quelli della tradizione siciliana e messinese, si ricordino:

  • U piscistoccu a' ghiotta. Si tratta del pesce stocco (merluzzo essiccato proveniente dal Mare del Nord) cucinato con abbondante olio extra vergine d'oliva, concentrato di pomodoro, olive bianche e nere, capperi, peperoncino, patate, sedano. È il tipico piatto della tradizione messinese.
  • A carni i' crastu 'nfurnata. La carne di pecora o di castrato al forno. Questo è un piatto tipico della cucina della riviera ionica della provincia di Messina non essendo conosciuto nelle altre zone della Sicilia. È un piatto di origine greca, importato in queste contrade dai coloni greci che giunsero in Sicilia più di 2600 anni fa. Elemento base è la carne di un ovino adulto che viene cucinato senza essere sezionato dopo essere stato eviscerato e scuoiato. Le cavità interne vengono poi riempite con aromi vegetali in grande quantità, (rosmarino, salvia, origano, timo, aglio, pepe nero,); quindi si procede ad infornare l'intero animale nel forno a legna adagiandolo su delle tegole di terracotta, senza adoperare teglie. Dopo una cottura di circa 3 ore la carne viene servita con un contorno di cipolla cruda affogata in aceto. Il periodo migliore per gustare a carni 'nfurnata va da giugno a settembre. Questo è il piatto tipico delle feste estive, e se ne consuma in grande quantità in occasione delle feste patronali che si tengono ogni estate nei paesi della riviera ionica della provincia di Messina. Ancora oggi si usa un antico modo di dire "iessiri vistutu i' carni 'nfurnata" per intendere una persona vestita elegantemente che si appresta a recarsi ad un banchetto di gala o più semplicemente ad una festa.

Persone legate a Santa Teresa di Riva[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Teresa di Riva conta 9.414 abitanti (30/06/2012), il centro storico è suddiviso nei seguenti quartieri: Bucalo, Sparagonà, Sacra Famiglia-Borgo Marino (o Macello), Torrevarata, Pozzo Lazzaro, Ciumaredda-Porto Salvo, Cantidati, Barracca, Bolina e Catalmo; fuori dal centro urbano ci sono le frazioni di Landro, Casalotto, Quartarello, San Gaetano, Giardino, Misserio e Fautarì. Tra le contrade rurali si ricordino: Spagnolo, Combraci, Ponte Aceto, Torremuzza, Ligorìa e Barone. I sopradetti quartieri e sobborghi sono ripartiti tra quattro parrocchie: Santa Maria del Carmelo (Patrona della città), Sacra Famiglia, Santa Maria di Porto Salvo e San Vito Martire (a Misserio).

Le frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Panorama della frazione Misserio.
Panorama della frazione Fautarì
  • Misserio. (Missarìu in siciliano) Posto a monte, a 8 km dal capoluogo comunale, è un borgo collinare che conta 468 abitanti.
  • Fautarì: (Fautarì in siciliano) situata a poca distanza da Misserio, con cui ha sempre condiviso le vicende storiche ed amministrative, è una minuscola e panoramica frazione abitata da poco più di trenta persone (perlopiù anziani) dediti all'agricoltura ed all'allevamento di sussistenza. Sull'etimologia del nome ci sono due teorie: secondo la prima deriva da fà-u-tarì, poiché sembra che nel Medioevo qui avesse sede una piccola fonderia ove si coniava il tarì (antica moneta siciliana). La seconda teoria (più verosimile) vuole che il toponimo derivi da Feutari, cioè, feudatari. Degna di nota la chiesetta della Madonna delle Grazie (del 1706) che dipende dalla chiesa parrocchiale di Misserio.
  • Giardino: (u Giaddinu in siciliano) conta circa 100 abitanti e, sorge a circa 2 km dal centro storico. È ripartito in due quartieri Giardino Inferiore, ove abita la maggior parte della popolazione, e Giardino Superiore. Ebbe origine tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Il nome deriva dagli agrumeti in cui è immersa. In questa frazione si trova l'icona della Madonna del Tindari a cui gli abitanti di Giardino sono tanto devoti, dal 1979 ogni 4 anni i giardinoti festeggiano la Madonna Nera con una sontuosa festa con tanto di processione e giochi pirotecnici. Inoltre ogni anno, alla fine di giugno, si svolge il Pellegrinaggio al Santuario di Tindari, in occasione del quale, svariate decine di devoti attraversano, perlopiù a piedi, la dorsale dei Monti Peloritani e raggiungono la località di Tindari frazione del comune di Patti. La distanza percorsa è di circa 50 km (solo andata); i pellegrini partono alle ore 12 del terzo giovedì di giugno e rientrano a Santa Teresa di Riva nella serata della domenica successiva. Nelle immediate vicinanze ci sono le piccolissime frazioni di San Gaetano, ove sorge l'omonima chiesetta del 1746, e di Quartarello, popolato, ormai, da poche decine di abitanti.

I quartieri del centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione storica dei quartieri di Santa Teresa di Riva:

Il quartiere Bùcalo visto dal mare
Piazza e Chiesa e del Carmine, al centro del quartiere di Bùcalo
  • Bùcalo: (Bùculu in siciliano) quartiere del centro storico situato nella zona nord dell'abitato. La località prende il nome dalla nobile famiglia savocese dei Bucalo che dal 1503 circa la ricevette in concessione dall'Archimandrita di Messina Alfonso d'Aragona per essere coltivata. Secondo la suggestiva convinzione di alcuni storici locali (tra tutti il prof. Giuseppe Caminiti (1914-2007), Bucalo deriverebbe dal greco bous kilioo, cioè "nutro buoi", a causa dell'abbondanza di pascoli che anticamente ricoprivano questa zona. Al centro del quartiere insiste la piazza su cui si affacciano la chiesa matrice cittadina, riedificata nel 1929 e dedicata alla Madonna del Carmelo, e l'antico edificio merlato denominato comunemente Torre Saracena (XIII secolo). Alle spalle del Santuario di Santa Maria del Carmelo, il quartiere popolare Fiorentino, oggi in espansione, che prende il nome dalla famiglia di proprietari terrieri che proprio in questa zona possedevano una grande tenuta agricola. Gli abitanti sono indicati come "bucaloti", ma anche "urtulani" (ortolani); questo secondo appellativo potrebbe derivare da un vecchio e ormai perso topos legato ad una zona incastrata tra le attuali vie Fiorentino e Padre Giampietro, un tempo sede di rigogliosi orti, stante il fertilissimo riporto alluvionale dei luoghi, ove andava a perdersi un antico ramo del delta del Torrente Savoca. Inizialmente paludoso (i cacciatori dell'epoca lo conoscevano come "'u biveri", luogo prediletto per la posta venatoria dei volatili "di passa" e "stanziali" che vi trovavano acqua e ristoro), la zona fu poi bonificata nel ventennio fascista. Ancora in questo storico quartiere si cerca di individuare, e gli storici locali da tempo vi concentrano i loro studi, l'altro ormai perduto topos locale "san Micineddu" o "san Micilittu", forse diminutivi di "San Domenico" di cui traspare qualche traccia in documenti antichi. Si suppone una localizzazione tra le attuali Via Stradella Messina e l'alveo del Savoca, meno probabile una alternativa, traslata a partire da Via Fiorentino verso nord.
Scorcio del quartiere Sparagonà
  • Sparagonà: (Sparacunà in siciliano) antico quartiere popolare situato a monte del quartiere Bucalo. Il nome deriva da sparagone, varietà di grossi asparagi che cresceva rigogliosa in questa località; il toponimo Sparagonà è molto antico e lo si ritrova, in antichi documenti, già nel 1593. Questo era il quartiere dei contadini ed ebbe le prime origini, forse, agli inizi del XVI secolo, allorquando i primi sparuti agricoltori, provenienti da Savoca, lì si stabilirono per dedicarsi alla coltivazione di piccoli orti e vigneti, sostituiti, dal 1870 in poi, da vasti agrumeti. Anticamente era una delle tante borgate che, staccandosi da Savoca nel 1854, diedero vita all'attuale comune di Santa Teresa di Riva. Dal 1920 in avanti a Sparagonà si assistette ad un grande incremento edilizio e demografico e, tra il 1920 ed il 1968 esistevano due stabilimenti indistriali, la Citrica e l'Atelana. Oggi Sparagonà è un grosso rione residenziale in continuo sviluppo edilizio e demografico. Sorge qui l'antica Torre del Baglio, risalente al XVI secolo.
Scorcio Quartiere Borgo Marino e Lungomare "Paolo Borsellino"
  • Borgo Marino - Cappella - Sacra Famiglia: (Quatteri a' Cappella o Macellu in siciliano) quartiere centrale del paese, chiamato anche Macello poiché qui sorgeva il vecchio mattatoio comunale demolito nel 1999 per essere sostituito da una piazzetta. È compreso tra il Corso Regina Margherita ed il Lungomare "P. Borsellino". È caratterizzato da stretti vicoli che si intersecano ad angolo retto e dalle piccole case ottocentesche (di un certo pregio architettonico) un tempo abitate dai pescatori. Nelle immediate vicinanze troviamo la chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia del 1903, costruita su un preesistente sito adibito a piccolo luogo di culto succursale alla Chiesa Matrice della Madonna del Carmelo. Tale insediamento, definito per antonomasia "Cappella", finì per dare il nome all'intero quartiere. In questo quartiere sorgeva anche il carcere mandamentale di Santa Teresa di Riva, era sito sul Corso Regina Margherita a destra dell'attuale chiesa della S.Famiglia; edificato nella prima metà del XIX secolo, venne anche adibito, fino al 1861 a "Bagno penale" per detenuti politici, divenuto fatiscente e non più utilizzato, venne demolito verso il 1940, al suo posto, si trovano oggi un condominio e diverse civili abitazioni.
Quartiere Torrevarata e Stazione ferroviaria
  • Torrevarata: (Turrivarata oppure Arreti a Stazzioni in siciliano) elegante quartiere residenziale, al centro del paese ed in posizione panoramica. Vi si trovano l'Ufficio postale centrale e Liceo psicopedagogico. Prende il nome da un'antica torre medievale resa pendente e pericolante da un tifone e, demolita verso il 1870. Questo quartiere è di origine recente, sorse verso la fine del XIX secolo. Nel 1909, vi vennero poste alcune decine di baracche destinate ad ospitare numerosi superstiti del Terremoto del 1908 provenienti dalla città di Messina. È stato sempre caratterizzato da signorili edifici e villette con giardino tra le quali spicca l'antica villa liberty dei Marchesi Carrozza del 1885. Verso il 1865, stando alle testimonianza di p. Giampietro Rigano, in questa località vennero alla luce i resti di quella che doveva essere la necropoli, forse ellenistica, dell'antico villaggio di Phoinix.A monte del quartiere Torrevarata si trovano le minuscole borgate di Landro (il cui nome deriva dalle piante di oleandro che rigogliose crescevano in questi luoghi) e di Casalotto (la cui origine del nome è intuitiva). Queste due borgate sorgono vicino al cimitero cittadino e sono abitate in tutto da una decina di famiglie. Sono di antica origine (XVIII secolo circa) e vennero costruite da umili contadini che anticamente lasciarono la nativa Savoca per insediarsi ivi e coltivare questi luoghi. Ancora oggi, soprattutto a Casalotto esistono le antichissime e piccole case un tempo abitate da questi contadini.
Il Corso Regina Margherita nel centralissimo quartiere Pozzo Lazzaro
  • Pozzo Lazzaro: (Puzz'i Llazzuru in siciliano) è nel pieno centro storico, vi si trovano il Palazzo del Municipio e la stazione ferroviaria cittadina. È il cuore commerciale del paese, ricco di negozi ed altre attività imprenditoriali. In questo quartiere hanno sede il liceo Classico "E. Trimarchi", il Liceo Scientifico "C. Caminiti" e due filiali di banca. Prende il nome dall'antico pozzo sito nella centralissima omonima piazzetta. Il nome rievoca l'antica presenza di comunità ebraiche stanziate nella zona fino al 1493.
Piazza V Reggimento Aosta (detta comunemente Piazza Municipio)
Il Lungomare "Paolo Borsellino"
Quartiere Ciumaredda-Porto Salvo
Una delle tante piazzette sul Lungomare "Giovanni Falcone" nel quartiere "Porto Salvo" .
  • Ciumaredda-Porto Salvo: (A' Ciumaredda in siciliano) popoloso quartiere del centro storico chiamato anche Porto Salvo, sorge lungo la centralissima via F. Crispi e la via Savoca. Prende il nome dal piccolo torrente (oggi intombato sotto via Porto Salvo) che lo attraversa, il Torrente Porto Salvo, appunto. In questo quartiere sorge la grande chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria di Porto Salvo.
  • Cantidati: (Cantità in siciliano) borgata residenziale situata a monte del quartiere Ciumaredda, sulla strada verso Savoca, è di antica origine ed oscura risulta l'etimologia del toponimo. Negli ultimi anni sta attraversando un periodo di grande sviluppo edilizio di carattere residenziale.
  • Barracca: (Barracca in siciliano) popoloso ed importante quartiere del centro storico, all'estremità sud dell'abitato, in prossimità della Fiumara d'Agrò. Prende il nome dalla baracca di legno che nel XVIII secolo era usata dai doganieri per riscuotere il dazio dovuto per attraversare la vicina fiumara d'Agrò che, all'epoca, segnava il confine tra la Terra di Savoca e la Terra di Forza d'Agrò. Secondo una diversa ed altrettanto accreditata ipotesi, il nome potrebbe anche derivare dal campo militare inglese realizzato proprio in quella zona, verso il 1810 per dare ristoro alle guarnigioni in servizio presso il Castello di Sant'Alessio Siculo, troppo piccolo per ospitare stabilmente tutte le truppe. Un sistema di turnazione da e per l'attuale Santa Teresa consentiva di avere in servizio sempre soldati riposati. Questo quartiere, un tempo, assieme al quartiere Ciumaredda, era abitato dalle famiglie più facoltose del paese; oggi è un popoloso rione ricco di abitazioni ed attività commerciali ed artigianali, qui sorge, altresì, il piccolo "Teatro Val d'Agrò". Infine, all'estremità sud del quartiere, sulla sponda destra del Torrente Agrò, c'è la grande piazza ove si svolge il mercato quindicinale del mercoledì mattina, molto conosciuto in tutta la Sicilia orientale.
Scorcio del Lungomare "Giovanni Falcone" nel quartiere Barracca
Piazza Mercato, oggi "Piazza Antonio Stracuzzi" quartiere Barracca
  • Bolina: (Bullina in siciliano) piccolo quartiere residenziale del centro storico, è alle spalle del quartiere Barracca. Incerta è l'origine del nome, deriva forse da Bolina, qualità di vino.
  • Catalmo: (Catammu in siciliano) sorge alle spalle del quartiere Bolina; è un piccolo quartiere periferico. Catalmo, sembra derivi dal greco, e significa davanti al mare oppure sotto la salsedine. In questo sito doveva sorgere la parte più consistente dell'antica cittadina di Phoinix. Ancora oggi è visibile l'antica Torre Baretto detta anche Torre Catalmo. In questa località sorge il polo artigianale di Santa Teresa di Riva che ospita un buon numero di attività manifatturiere e commerciali.
  • Scorsonello: (Scuzzuneddu in siciliano). Quartiere residenziale di nuova espansione, posto sopra Cantidati, in una zona panoramica che permette una bellissima vista. Il toponimo deriva dal siciliano e significa "scorciatoia", proprio perché, anticamente, attraversando questa contrada si arrivava a Savoca in breve tempo. Abbastanza popolato e in buona evoluzione demografica, trovandosi al confine con Savoca (non è infatti ancora chiaro a quale delle due cittadine esso appartenga), molte volte è al centro di controversie, causate dal continuo rimbalzo di competenze tra i due comuni per qualsiasi tipo di problema, che si tratti della gestione dell'illuminazione pubblica o della riparazione della rete fognaria, con il risultato di costringere spesso e volentieri i residenti ad intervenire in prima persona per risolvere una grave situazione di trascuratezza da parte delle amministrazioni.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

È stato per secoli il settore trainante dell'economia locale. Anche se non più come un tempo, Santa Teresa di Riva è un centro agricolo specializzato nella produzione di agrumi:

Sono presenti limitatamente:

Commercio[modifica | modifica wikitesto]

Centro a vocazione commerciale:

  • Aziende dedite alla commercializzazione all'ingrosso e all'esportazione dei limoni prodotti negli agrumeti locali.
  • Abbastanza presente il commercio al minuto con circa 300 attività commerciali.
  • Mercato quindicinale del mercoledì. Nato come fiera agricola del bestiame, iniziò a svolgersi, probabilmente, alla fine del XVIII secolo. A partire dal 1864, si svolse con cadenza regolare annuale in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna del Carmelo. Visto il grande incremento economico, il consiglio comunale, nel 1883, deliberò che la fiera annuale divenisse mensile. Nel 1932, la fiera venne ufficialmente denominata "Fiera di Santa Teresa di Riva", divenne quindicinale, tenendosi sulla spiaggia antistante ai quartieri Macello e Pozzo Lazzaro. Molto conosciuta e frequentata dai commercianti di bestiame di tutta la Sicilia, a partire dagli anni sessanta perse progressivamente il suo carattere agro-pastorale mantenendo quello del commercio al dettaglio di alimentari, abbigliamento, arredi e piccoli elettrodomestici. Dopo la costruzione del Lungomare, nel 1971 venne spostata nel quartiere Torrevarata, per poi trovare, nel 1999, la definitiva collocazione nell'attuale piazza "Antonio Stracuzzi" (ex piazza Mercato) sulla riva sinistra del Torrente Agrò.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Dichiarato nel 2011 dalla Regione Siciliana, comune a vocazione turistica[senza fonte], la spiaggia ed il mare di Santa Teresa di Riva hanno ottenuto per l'estate 2017 il riconoscimento della Bandiera blu.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Panorama della Stazione di Santa Teresa di Riva in occasione di un'inconsueta nevicata

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Santa Teresa di Riva è situata lungo la Strada statale 114 Orientale Sicula.

La cittadina di Santa Teresa di Riva non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, ma il casello autostradale più vicino è quello di Roccalumera sull'Autostrada A18, distante circa 2 km. Dal casello di Taormina sull'Autostrada A18 sono circa 13 km.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Santa Teresa di Riva è dotata di una stazione ferroviaria sulla linea Messina-Siracusa.

Autolinee[modifica | modifica wikitesto]

Da Santa Teresa di Riva, l'AST effettua collegamenti extra-urbani nei giorni feriali con Messina, Taormina e Giarre. Mentre l'azienda Jonica S.p.A. garantisce i collegamenti con Messina e con i comuni della Valle d'Agrò.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Santa Teresa di Riva.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Santa Teresa di Riva fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune sono presenti le seguenti società sportive:

  • A.S.D. Sportinsieme, fondata nel 1993, non più attiva;
  • la Jonica Fc, che disputa il campionato di Promozione Sicilia, nata dalla fusione delle società ASD Furci Siculo e ASD Santa Teresa Calcio;
  • l'A.S.D. Sparagonà, fondata nel 2007, che gareggia nel campionato di Seconda Categoria. non più attiva;
  • l'A.S.D. Gioventù Santa Teresa, fondata nel 2010 che gioca in Terza Categoria.
  • Il Santa Teresa Volley ASD è la squadra di pallavolo locale che, avendo ottenuto la promozione il 2 maggio 2015, disputerà il campionato di Serie B1.
  • La società di tennis dilettantistica con sede nel Comune è l'A.S.D. Tennis Club Junior S. Teresa di Riva, fondata nel 1993.
  • La squadra di pallacanestro locale è invece l'A.S.D. Astamura 1978.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Campo Sportivo di Calcio e Tennis.
  • Palazzetto dello Sport comunale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011, istat.it. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  3. ^ a b c Monumenti, su Comune Santa Teresa di Riva - Sito Istituzionale. URL consultato il 27 ottobre 2016.
    «La città di Santa Teresa di Riva possiede un patrimonio storico-architettonico di un certo rilievo, in particolare nel suo territorio esistono ancora alcune torri di avvistamento risalenti al XVI secolo: Torre Saracena; Torre dei Bagghi; Torre Catalmo».
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ vivasicilia.com, https://www.vivasicilia.com/eventi-ed-appuntamenti-in-sicilia/eventi-ed-appuntamenti-luglio-sicilia/festa-madonna-del-carmelo-santa-teresa-di-riva.html . URL consultato l'8 settembre 2017.
  6. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 21 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Saitta - Salvatore Raccuglia, Santa Teresa, 1895. (Riedizione a cura di G.Cavarra e S.Coglitore, 2007).
  • Santi Muscolino, Savoca, un forziere pieno di meraviglie. Ed. Maggioli, 1968.
  • sac. Mario D'Amico, Palachorion. Ed. Giannotta. 1979.
  • Vincenzo Pugliatti, Santa Teresa di Riva fu una città Fenicia? Pubblicazione fuori commercio edita dalla Provincia di Messina 1985.
  • sac. Paolo D'Agostino, Le tre chiese di Santa Teresa di Riva, Pubblicazione fuori commercio. 1989.
  • Giuseppe Cavarra, Argennum. Ed AKRON. 1991.
  • Giuseppe Caminiti, Storia di Santa Teresa di Riva. Ed. EDAS, 1996.
  • Santo Lombardo, Relazione sulle Vicende storico-amministrative di Savoca (1818-1948). Ed. dal Comune di Savoca. 1998.
  • Santo Lombardo, La presenza ebraica nella Terra di Savoca e dintorni. Ed. dal Comune di Savoca. 2006.
  • Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed Antonello da Messina. 2008.
  • sac. Roberto Romeo, Santa Maria di Portosalvo. Storia della parrocchia omonima in Santa Teresa di Riva. Tipografia Rosario Mangano. 2014.

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