Roccalumera

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Roccalumera
comune
Roccalumera – Stemma Roccalumera – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
SindacoGaetano Argiroffi (Credere in Roccalumera) dall'11/06/2013
Territorio
Coordinate37°58′14″N 15°23′24″E / 37.970556°N 15.39°E37.970556; 15.39 (Roccalumera)Coordinate: 37°58′14″N 15°23′24″E / 37.970556°N 15.39°E37.970556; 15.39 (Roccalumera)
Altitudinem s.l.m.
Superficie8,91[1] km²
Abitanti4 113[2] (31-5-2018)
Densità461,62 ab./km²
FrazioniAllume, Sciglio
Comuni confinantiFiumedinisi, Furci Siculo, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara
Altre informazioni
Cod. postale98027
Prefisso0942
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT083072
Cod. catastaleH418
TargaME
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantiroccalumeresi
PatronoSanta Maria del Rosario
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Roccalumera
Roccalumera
Roccalumera – Mappa
Posizione del comune di Roccalumera all'interno della Città metropolitana di Messina
Sito istituzionale

Roccalumera (Roccolomèra in siciliano) è un comune italiano di 4.113 abitanti della Città metropolitana di Messina in Sicilia.[3]

La cittadina aderisce all'Unione dei comuni delle Valli joniche dei Peloritani, ed è famosa per il suo legame con il poeta premio Nobel Salvatore Quasimodo, che vi ha vissuto l'infanzia e la giovinezza nella casa dei nonni posta in via Umberto I. In sua memoria è stato allestito un museo presso l'antica stazione ferroviaria, il Parco Letterario Salvatore Quasimodo.

Patrona storica di Roccalumera è la Madonna del Rosario, dal lontano 1674.

Origini storiche[modifica | modifica wikitesto]

Per tutta la durata del Medioevo, e fino al XVII secolo, il territorio di Roccalumera era diviso tra le due baronie di Savoca e di Fiumedinisi. Più precisamente: la zona meridionale del paese (fino al Piccolo Torrente Pagliara) apparteneva a Savoca, tutto il resto, comprese le borgate di Allume e Sciglio erano sotto la giurisdizione politico-amministrativa di Fiumedinisi.

Nel 1540, Re Carlo V concesse al Viceré di Sicilia, don Ferdinando Gonzaga, quale ricompensa per essersi distinto nella battaglia di Tunisi, le miniere vicino al bosco di San Michele, allora facente parte della Baronia di Fiumedinisi. Nella parte meridionale del paese si trovava (e si trova) la Torre Sollima o Ficara (detta anche Zi Paola), inserita nel complesso di fortificazioni alle quali faceva capo il castello di Pentefur di Savoca. Nel 1606, le miniere di Ferdinando Gonzaga vennero acquistate dalla famiglia La Rocca, che verso il 1610, ottenne il permesso di popolare quelle terre.

Nel 1613 Giovanni La Rocca sposò Isabella Lanza Abbate, vedova del Barone di Fiumedinisi Antonino Romano Colonna Statella, che gli portò in dote il bosco di San Michele; Giovanni La Rocca, allora, riunì sotto la sua giurisdizione il territorio del bosco di San Michele con quello delle miniere che già possedeva, formando il primo nucleo denominato "Roccalumera" (toponimo che deriva da Roccae Alumeriae cioè Rocca dell'Allume, Rocca dal nome del proprietario, Allume, per indicare le importanti miniere).

Tale nucleo, corrispondente all'attuale Allume, può dunque dirsi a ragione il "centro storico" della cittadina Roccalumerese.

Tuttavia esso doveva esistere già prima del 1610, essendo presente nell'abitato una chiesa in stile bizantino dedicata a san Michele Arcangelo, probabilmente risalente al 1100/1200. Nel 1530 risultano esistere ad Allume ben 115 case, per cui è facile ipotizzare che in quel periodo vi dimorassero almeno 350/400 abitanti. Possiamo ben dire che questo piccolo borgo traeva il suo sostentamento dalla produzione mineraria, ma anche da agricoltura, allevamento e pastorizia.

Oltre alla medioevale chiesa di San Michele, degna di nota è la seicentesca Chiesa Arcipretale e Matrice di Roccalumera di Santa Maria del Rosario, che dal 1674 è la patrona principale della città.

Nel periodo che va dal 1613 al 1816, la Terra di Rocca Alumarie fu un marchesato, sottoposto al mero e misto imperio della famiglia La Rocca, incastonato tra la Terra di Savoca a sud e la Baronia di Fiumedinisi a nord.

In occasione della Rivolta antispagnola di Messina del 1674/1678, il paese di Rocca Alumarie venne posto sotto la supremazia militare di Savoca, pur rimanendo sempre in possesso della Famiglia La Rocca.

Nel 1695, il paese di Pagliara, emancipandosi dalla Terra di Savoca, acquistava la piena autonomia amministrativa, sicché nel suo territorio vennero inserite le borgate rivierasche di Botteghelle, Palma, San Niccolò e Calleggi che costituirono la cosiddetta "Marina di Pagliara".

Nel 1816, con l'abolizione del feudalesimo, il Marchesato di Rocca Alumarie divenne il comune di Roccalumera, inserito nel Circondario di Alì, facente parte del Distretto di Castroreale. Successivamente, nel 1851, mediante Regio Decreto di re Ferdinando II di Borbone, viene istituito il novello comune autonomo di San Ferdinando (oggi Nizza di Sicilia) al quale vennero assegnati: le borgate di San Giovanni e di Ciumareddu, appartenenti alla Marina di Fiumedinisi ed i territori della Marina di Roccalumera. Il comune di Roccalumera vide ridursi la propria estensione territoriale. Solo poco tempo dopo, però, nel settembre 1851, sempre con Regio Decreto di re Ferdinando II, si dispose che le borgate di Botteghelle, Palma, San Niccolò e Calleggi, appartenenti al comune di Pagliara venissero assegnate a Roccalumera che così veniva "ripagata" per le consistenti rinunce territoriali subite a favore di San Ferdinando. Lo stesso R.D. del 1851, dispose, altresì, che la sede municipale di Roccalumera venisse trasferita da Allume alla borgata rivierasca di Botteghelle. Fu allora che Roccalumera assunse i confini che tuttora, grossomodo, ancora conserva; essendo ricompresa tra il Torrente Pagliara ed il Torrente Allume.

Fu dunque a partire dal 1851 che si ebbe un grande incremento edilizio sul litorale, precisamente sulla vecchia trazzera che collegava Messina a Catania (l'attuale S.S. 114, detta anche Corso Umberto I). Molte famiglie aristocratiche di latifondisti provenienti dai paesi collinari circostanti (Pagliara, Locadi, Mandanici, Savoca, Fiumedinisi) si stabilirono lungo il corso principale del paese, edificandovi eleganti e sontuose residenze tuttora visibili; tra queste famiglie si ricordino i Mastroeni, gli Scuderi, gli Argiroffi, i Nicòtina, i Parisi, i De Luca e gli Interdonato. Insomma, si sviluppò l'abitato entro la conformazione che lo denota a tutt'oggi. Sorsero chiese, case, palazzi nobiliari e alcuni opifici dediti alla lavorazione della seta e degli agrumi ricavati negli ubertosi agrumeti locali. Roccalumera (come la vicina Santa Teresa di Riva) divenne un importante centro agricolo, artigianale e commerciale. Tra il 1880 ed il 1914, il limitrofo comune di Pagliara risulta soppresso e inglobato a quello di Roccalumera. Durante il regime fascista, il limitrofo comune di Nizza di Sicilia venne soppresso con R.D. 655/1929 ed accorpato a Roccalumera. Nel 1948 la Regione Siciliana con la legge n. 42 separò nuovamente i due comuni statuendo definitivamente i confini attuali.

Roccalumera e Salvatore Quasimodo[modifica | modifica wikitesto]

Legata a Roccalumera è la figura di Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura 1959: qui nacque ed è sepolta tutta la famiglia del Poeta tra cui la nonna Rosa Papandrea, figlia di profughi di Patrasso, è personaggio chiave al fine di comprendere la sua vena di grande traduttore dei classici, greci e latini, per questo Quasimodo vantò sempre un'origine siculo-greca. Sulla via Umberto I sorge la casa familiare, edificata da Vincenzo Quasimodo, nonno del Poeta che all'inizio del ‘900 ebbe la carica di componente della Giunta Comunale e di Vicesindaco.

Salvatore Quasimodo arrivò a Roccalumera 5 giorni dopo la nascita e qui ha ricevuto il battesimo l'11 settembre 1901 nella chiesa della Madonna Bambina, la funzione venne celebrata da Mons. Francesco Maria Di Francia.

Qui visse gli anni dell'infanzia e della giovinezza restandone particolarmente affezionato. In una sua intervista afferma di aver scritto la sua prima lirica all’età di quattordici anni sulla spiaggia della cittadina Jonica. Successivamente, Roccalumera, divenne anche luogo d’ispirazione di molte poesie tra cui "Vicino a una torre saracena, per il fratello morto" (1957) ambientata nel piazzale antistante la torre saracena dove amava trascorre le giornate da bambino insieme ai suoi fratelli e amici.

A Roccalumera sono ispirate liriche, tra le più belle del canto poetico moderno, quali "Vicolo", "Vicino ad una Torre Saracena", "Lettera alla madre" e "Al Padre" e "Fresca Marina". Qui Quasimodo ha tradotto testi e ha scritto versi. Da adulto e già molto famoso amava tornare a Roccalumera per incontrare i parenti e trascorrere i periodi di vacanza. Qui venne pochi giorni dopo il conferimento del Premio Nobel per la letteratura nel dicembre del 1959, riabbracciando il padre ultranovantenne. L’ultima visita del Poeta a Roccalumera risale al 1967, pochi mesi prima della sua scomparsa.

Anche la sorella del Poeta, anch'essa letterata, Rosina Quasimodo, sposa di Elio Vittorini, è sepolta nel cimitero di Roccalumera.

Il 14 dicembre 2009 il Consiglio Comunale di Roccalumera, in seduta solenne convocata nell'Antica Filanda, con voto unanime, ha conferito la cittadinanza onoraria postuma a Salvatore Quasimodo iscrivendo il Poeta nell'anagrafe cittadina, che solo la circostanza del momentaneo soggiorno per lavoro del padre fuori da Roccalumera aveva negato, essendo invece la famiglia di pieno titolo figlia della cittadina di Roccalumera.

Nell'agosto del 2017 il comune di Roccalumera ha conferito all'attore Alessandro Quasimodo, figlio del poeta, la cittadinanza onoraria.

Qui si conserva la memoria storica di famiglia attraverso la testimonianza viva dei suoi cari, esposta nel Parco Letterario Salvatore Quasimodo e la possibilità di leggere e comprendere il Poeta nel tessuto del suo mondo interiore, in cui si trasfondono i modi di essere di questa famiglia e di questa Terra. Oggi nella dismessa stazione ferroviaria ha sede il museo Quasimodiano.

La chiesa matrice di Roccalumera[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria del Rosario è chiesa arcipretale e matrice di Roccalumera. Situata nel centro di Allume, è una costruzione a navata unica con annessa torre campanaria, edificata nella seconda metà del XVII secolo con impostazione tipicamente barocca. Il tempio, distrutto dal terremoto del 1783, fu restaurato nel 1830 per volere del munifico Arciprete Pietro Nicola De Luca (1768-1845); questo grande sacerdote mecenate recuperò quel che restava della struttura e delle opere in essa conservate, quali tele, argenti, suppellettili varie, e ricostruì quanto il sisma aveva irrimediabilmente distrutto, come testimonia l'epigrafe all'ingresso del tempio:

<<DEIPARAE VIRGINI DICATAM

VETUSTAM MATRICEM ECCLESIAM

SVB TITVLO SS. ROSARII A FALGELLO

TERREMOTVS COLLAPSAM

PETRVS NICOLAVS DE LVCA ARCHIPRESBYTER

A FVNDAMENTIS RESTAVRAVIT

ANNO DOMINI 1830>>.

Interno della chiesa matrice di S.M. del Rosario

La torre campanaria della chiesa madre ospita cinque campane in bronzo e il caratteristico orologio con quadrante circolare e numeri romani. La campana più grande risale addirittura al 1760. L'interno della chiesa è ricco di decorazioni barocche e conserva numerose opere scultoree e pittoriche di indubbio interesse storico e artistico.

Tra queste figura certamente l'antica e pregiata tela raffigurante la Madonna del Rosario. Al centro della sacra immagine è ritratta la Vergine, colta mentre consegna la corona del Rosario a San Domenico e Santa Caterina; il primo, interrotta immediatamente la lettura che stava svolgendo prima della visione di Maria (il libro è infatti abbandonato in disparte, sul tappeto) , si accinge a baciare la sacra corona; la seconda, analogamente, si prepara ad accogliere devotamente il Rosario che il divino Infante le sta porgendo innalzandogli un velo. La tela, posizionata al di sopra del Tabernacolo, domina sull'altare maggiore della chiesa.

[4] [5]

La patrona di Roccalumera[modifica | modifica wikitesto]

Nel tempio si perpetua da oltre tre secoli la forte devozione alla Madonna del Rosario, che dal lontano 1674 è riconosciuta ufficialmente quale patrona principale di Roccalumera.

Il pregiato gruppo statuario che la rappresenta costituisce indubbiamente un interessante manufatto, risalente ai primi decenni del 1800 e realizzato da maestranze siciliane in legno intagliato, zecchinato e dipinto. L'effigie della Patrona è un'opera monumentale voluta verosimilmente dall'arciprete Pietro Nicola De Luca all'epoca della ricostruzione della chiesa.

La statua della patrona di Roccalumera con il manto degli ori votivi al rientro della processione.

La Vergine è seduta su un'elegante nuvola che sovrasta una semisfera fasciata, simbolo del mondo, e sorregge con la mano sinistra il Bambino Gesù; nella mano destra reca la corona del Rosario che porge a san Domenico, inginocchiato dinanzi ad essa e con lo sguardo rapito in estasi. La sacra scena poggia su un grande fercolo intagliato e zecchinato che serve a portare in processione la statua, nel giorno della sua festa.[5]

La secolare ricorrenza, indubbiamente tra le più antiche tradizioni del paese, si celebra la prima domenica di ottobre e si conserva integra nella sua solennità religiosa: nel pomeriggio si svolge la processione che percorre le vie di Allume con il simulacro della patrona e il reliquiario del capello della Beata Vergine Maria.

Le altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla monumentale chiesa Matrice, sul territorio di Roccalumera si trovano - dislocate tra la marina e i borghi - numerose altre chiese, di grande valore artistico e culturale. Sono di seguito elencate in ordine di edificazione.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Edificata in stile bizantino verso il secolo XII, è oggi chiesa filiale dell’arcipretura del Santissimo Rosario.

Si trova nella parta alta di Allume, in una posizione estremamente panoramica che permette di guardare sia alla vallata - dove si adagiano Allume, Sciglio e la marina - sia ad un lungo tratto della costa jonica e di quella calabra. La struttura si presenta a navata unica con volta a botte; di essa rimanevano solo l’ abside e alcune porzioni dei muri perimetrali.

Perciò, onde evitare la perdita di questi antichi ruderi, sopravvissuti a quasi un millennio di storia, si è dato avvio a un processo di restauro volto a consolidare la muratura absidale, ricostruire le porzioni mancanti dei muri perimetrali e realizzare un'adeguata copertura. I lavori, giunti al termine nel giugno 2002, hanno previsto anche il rivestimento in marmo dell'altare, il nuovo portone in castagno ed una finestra.

Grazie a questo intervento la chiesa di S. Michele è tornata ad essere luogo di accoglienza e di preghiera; “L’eloquente silenzio delle casette accanto, ormai ridotte in muri cadenti, rende ancor più suggestivo il risorto sacro edificio e crea una magica e mistica atmosfera.” [6]

Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

Edificata verosimilmente nel XVII secolo, si trova in posizione dominante al centro dell’antica borgata di Sciglio, a monte della marina roccalumerese, sulle sponde del torrente omonimo.

La chiesa, originariamente dedicata al Santissimo Salvatore, è citata in un atto di morte del 27 settembre 1674, conservato nei registri dell’Arcipretura del Santissimo Rosario. Già dalla seconda metà del XVIII secolo vi si veneravano i santi Cosma e Damiano, dal cui culto la chiesa è stata popolarmente identificata come dedicata ai due santi Medici.

Essa era chiesa filiale dall’arcipretura del Santissimi Rosario di Allume; venne elevata a parrocchia autonoma il 25 marzo 1943 con decreto del vescovo mons. Angelo Paino.

La piccola chiesa di stile barocco presentava oltre all’altare maggiore due altari laterali e la copertura era costituita da una volta a botte; dopo i lavori realizzati tra il 1955 e il 1957 sono stati asportati gli stucchi, rifatto l’altare maggiore e demolita la volta. Negli anni ’60 è stato realizzato l’odierno altare monumentale.[7]

L’edificio sacro si presenta a navata unica con annesso campanile; la facciata è arricchita dal portale in pietra rosacea realizzato nel 1758, il campanile è novecentesco. La piazza antistante, con le tipiche merlature, è stata riedificata sul finire degli anni ’90, sostanzialmente conforme all’originale ottocentesca voluta dal munifico arciprete De Luca. I recenti restauri hanno inoltre arricchito l'interno del piccolo tempio con decorazioni che riprendono lo stile barocco, mentre nell’abside rettangolare sorge l’altare in marmo policromo che conserva la tela settecentesca della Madonna delle grazie in gloria tra i Santi Cosma e Damiano. L' arco a tutto sesto presenta invece una cornice di stucco con due angeli che reggono uno scudo raffigurante una corona e due palme, a simboleggiare i santi Medici. La parete di destra accoglie la nicchia con il simulacro della Madonna dei Miracoli, opera realizzata nel 1925 da Ferdinando Stuflesser di Ortisei ( festeggiata ogni anno la domenica più vicina al 21 giugno con una solenne processione), e una tela novecentesca raffigurante la Sacra Famiglia. La parete di sinistra accoglie un Crocifisso di cartapesta risalente alla seconda metà del XVIII secolo, una tela settecentesca raffigurante l’Annunciazione e la cameretta - ricavata alla base del campanile - contenente il gruppo statuario dei santi Cosma e Damiano e il reliquiario argenteo (realizzato da maestri messinesi nel 1810), la cui autenticità è certificata da una bolla emessa a Roma il 3 settembre 1753.

Il simulacro dei santi Medici, magistralmente restaurato dal maestro Ignazio Lo Faro tra il 7 ottobre 2010 e il 31 luglio 2011, è stato realizzato nel 1884 dallo scultore Francesco Lo Turco e rinvia al rito dell’Incubatio, “che si praticava soprattutto dal VI secolo in avanti nel santuario del Kosmidion di Costantinopoli, dove gli ammalati accorrevano per ottenere guarigioni, passando la notte nella chiesa stessa, dove secondo la tradizione agiografica i santi li curavano durante il sonno, sia con interventi chirurgici i cui effetti si notavano il giorno dopo, sia applicando un impacco fatto di olio e cera, sia infine suggerendo rimedi, alcune volte assai strani”.[8] Il 18 settembre 2014 mons. Calogero La Piana dedicava con rito solenne il sacro edificio, consacrando il nuovo altare con paliotto in marmo intarsiato e benedicendo il nuovo ambone.

La chiesa è sede, ogni anno, dei solenni festeggiamenti in onore dei Santi Medici, la cui ricorrenza si celebra l’ultima domenica di settembre, con le santa Messe e la processione. Si tratta di un culto particolarmente sentito, che raccoglie fedeli da diverse zone limitrofe; un tempo la grande maggioranza di essi venivano in pellegrinaggio a piedi, percorrendo alcuni tratti anche in ginocchio; oggi è raro ma non ancora in disuso che qualcuno di essi attraversi la navata in ginocchio fino ai piedi dell’altare.[9]

Chiesa del Santissimo Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al 1740 circa, è oggi chiesa filiale della parrocchia “Santa Maria della Catena”.

Un tempo costituiva la cappella privata annessa alla villa del celebre scienziato Stanislao Cannizzaro, nel cuore del quartiere Baglio, che all'epoca “era un grande cortile chiuso da mura e adibito a mercato ittico-agricolo e rappresentava il borgo dei pescatori fin dal XVII secolo”. [10]

Nei secoli XVIII e XIX era utilizzata dagli abitanti del quartiere per la loro vita religiosa e dipendeva dall’Università delle Collettorie di Pagliara, sotto la spirituale giurisdizione dell’Archimandrita del SS. Salvatore di Messina.

”Sopravvissute”, scatto di Mario Pollino.

La struttura esterna dell'edificio è caratterizzata da un portale in pietra bianca ed un grazioso campanile adiacente; al suo interno conserva invece un prezioso crocifisso in legno e un altare intarsiato in marmo, su cui ancora oggi si celebra periodicamente l'Eucaristia.

Il suggestivo tempietto è stato ritratto nello scatto dal titolo "Sopravvissute" con cui il fotografo roccalumerese Mario Pollino ha portato Roccalumera a qualificarsi tra i quattro comuni finalisti del Premio Letterario Nazionale “Il Borgo Italiano” 2018. [11]

Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Catena[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel 1893 e ricostruita più grande nel corso degli anni ’30, è collocata nel quartiere Baglio-Ficara, sull’ odierna via Nazionale .

Madonna della Catena di Roccalumera, uno dei primissimi scatti che la raffigurano.

Prima della costruzione del tempio, la devozione alla Madonna della Catena era già molto forte nella zona jonica, per la presenza nella valle del Chiodaro di Mongiuffi Melia di un Santuario a lei dedicato, risalente agli inizi del XV secolo, che richiamava molta gente dal Messinese e dal Catanese. All'epoca gli abitanti della zona partecipavano alle funzioni religiose nella chiesetta del S.s. Crocifisso, ma “sentivano il bisogno di avere una loro chiesa”.

Così, nel 1865 veniva posata la prima pietra del nuovo tempio, su un terreno donato dal Sig. Orazio Mastroeni, che nel frattempo si faceva promotore per la prima raccolta di denaro, proveniente dai soli fedeli; raggiunta una certa somma si invitava il muratore sino all’esaurimento delle riserve, lavorando ad intervalli e non costantemente.

La prima chiesa della Madonna della Catena di Roccalumera.

“Ci vollero ben 28 anni per la sua realizzazione sino al 1893, quando il tempio a forma rettangolare fu ultimato e poté aprirsi al culto. La data è incisa sull’elemento ligneo posto a copertura dell’architrave all’ingresso della chiesa, che ha rappresentato “un impegno di fede e di onore” per la gente del quartiere “Ficara”,[12] che sin dall'inizio aveva in animo di intitolare il sacro luogo alla Madonna della Catena.

Fu così che, ancor prima della fine dei cantieri, il comitato di fedeli che si occupava dei lavori commissionò allo scultore di Gallodoro Francesco Lo Turco la realizzazione di un simulacro delle Vergine della Catena secondo le stesse fattezze della statua venerata nel santuario di Mongiuffi. Lo scultore, carico di entusiasmo per la richiesta ricevuta, realizzò il simulacro in brevissimo tempo, tanto che – non essendo ancora ultimata la chiesa – la graziosa statua fu provvisoriamente conservata nella chiesetta del Santissimo Crocifisso.

“Nessuno scritto si è trovato nell’archivio parrocchiale per l’inaugurazione, ma possiamo immaginare la festa e la gioia di tutti nel portare processionalmente il simulacro della Vergine Maria della Catena dalla chiesetta del Crocifisso alla nuova chiesa”.[13] Da allora per ben 37 anni la chiesa fu il centro della vita religiosa della comunità di Baglio-Ficara, raccolta intorno alla sua Madonna, animata dalle suore del sacro Cuore e dal clero locale.

Col passare degli anni, però, il quartiere si andava sempre più ingrandendo per cui si resero necessari dei locali più capienti, causa che vide l'impegno del giovane presbitero Carmelo Saccà e l'appoggio dell'arcivescovo Paino.

La nuova chiesa, sorta sul luogo della precedente su progetto dell'ing. Giovanni Crinò, veniva solennemente inaugurata e benedetta l’8 agosto 1937 alla presenza dello stesso Arcivescovo con la celebrazione della prima Messa di Mons. Giuseppe Scarcella.

Il presbiterio prima del riadeguamento post riforma liturgica.

La struttura del nuovo tempio è a croce latina, con un soffitto a cassettoni con rosoni al centro, gli stucchi di Salvatore Maccarrone di Furci Siculo, una vetrata artistica raffigurante la Vergine della Catena della ditta messinese M.F. e un mosaico con lo stesso sacro soggetto posto sopra il portale.

A seguito della riforma liturgica, il 10 giugno 1975 mons. Francesco Fasola consacrava un primo altare “ad coram”, racchiudendovi le reliquie dei santi martiri Placido, Fazio e Flavia, “ scegliendo e fissando in perpetuo come titolare della Chiesa Maria SS. della Catena”.

All'interno del tempio sono custoditi l’altare in marmo policromo con la nicchia della Madonna della Catena (offerto come ex-voto dal Sig. Mastroeni Giovanni), gli altari secondari in marmo bardiglio, l’altare del “S. Cuore di Gesù”, i dipinti dell’Addolorata e della Madonna di Pompei (entrambi di Mario Barberis), quelli raffiguranti La Vergine della Catena (eseguito nel 1912 da Mario Vaccaro), S. Teresa di Gesù Bambino, S. Giuseppe (eseguito dal Vivirito nel 1937), nonché i quadri di Padre Pio (realizzato da Pippo Foti nel 2000) e della Madonna Carmelo.

Presbiterio ristrutturato della Chiesa della Catena di Roccalumera.

Il tempio è arricchito dalle vetrate artistiche raffiguranti S. Pietro apostolo, S. Paolo, S. Giovanni Evangelista, Cristo Re; il Cuore Immacolato di Maria; da una Via Crucis su compensato realizzata dal prof. Barberis; da una croce prospettica dipinta dall’artista Salvatore Messina nel soffitto del transetto; dalle pregevoli sculture di santi conservate nel salone parrocchiale recentemente rinnovato (un'Immacolata del XX secolo, un San Giuseppe del XIX secolo, un'Addolorata del 1907 con aureola settecentesca, una Madonna con Bambino del 1906, una seconda statua della Madonna della Catena realizzata nella prima metà del ‘900).

Il giorno 1º luglio 2003, inoltre, l'Arcivescovo di Messina Mons. Giovanni Marra benediceva la chiesa – restaurata esternamente nel 1993 ed internamente nel 2001 per l'interessamento di padre Santino Caminiti – con il nuovo ambone, il fonte battesimale e la presidenza e dedicava un nuovo altare ad coram.

La Madonna della Catena in processione.

Il tempio è sede della festa in onore della Madonna della Catena, che si celebra ogni anno la prima domenica di settembre.

Rappresenta una delle ricorrenze più sentite dai fedeli di tutta la riviera, richiamando pertanto un gran numero di devoti da tutta la fascia jonica, nonché gli emigrati che ogni anno tornano per l'occasione; un tempo i devoti usavano percorrere in ginocchio il tragitto per giungere al sacro edificio, oggi questa pratica non è più in uso. È ancora molto diffusa invece l'usanza di donare in ex-voto gioielli e oggetti preziosi, che vanno ad incrementare il ricco manto aureo che adorna il simulacro della Madonna nei giorni della festa.

La prima domenica di settembre numerose sono le sante messe, tutte partecipatissime; nel pomeriggio si svolge la solenne processione che accompagna l'ottocentesco simulacro ligneo della Madonna lungo le vie della parrocchia, ogni anno riccamente e devotamente addobbate dagli abitanti con una fitta trama di luci, drappi,fiori, candele, bandiere e festoni; il rientro del corteo è preceduto dall'esecuzione di un antico canto dialettale sul testo dell'Ave Maria; a mezzanotte ha luogo invece un sontuoso spettacolo pirotecnico che conclude i festeggiamenti.

Santuario "Sant'Antonio da Padova"[modifica | modifica wikitesto]

Fu solennemente inaugurato nel 1932, non ancora ultimato, ed è gestito dalle suore Cappuccine del Sacro Cuore.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario di Sant'Antonio di Padova (Roccalumera).

Internamente decorato dai fratelli Maccarrone, custodisce le spoglie dei fondatori della Congregazione, i servi di Dio Francesco Maria di Francia e Madre Veronica Briguglio.

Prospetto esterno del Santuario.

A distanza di cinquant'anni dall'apertura, accogliendo favorevolmente la petizione presentata da suor Natalina Arcodia (l’allora superiora generale della congregazione), l'Arcivescovo di Messina Ignazio Cannavò decretava l'erezione della chiesa di Sant'Antonio di Padova a Santuario diocesano (decreto dell'8 dicembre 1982), divenuta effettiva a decorrere dal 20 dicembre dello stesso anno, giorno in cui il tempio fu dedicato con rito solenne dallo stesso Arcivescovo Cannavò. Al suo interno, oltre ai simulacri di sant'Antonio, del Sacro Cuore e della Vergine Maria, è presente anche un artistico crocifisso dipinto a mano e fatto realizzare proprio per il Santuario da un benefattore. La Croce è stata benedetta e inaugurata il giorno 11 marzo 2017, in occasione del 120 anniversario della fondazione dell'Ordine, durante una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Messina, mons.Giovanni Accolla.

Statua di sant'Antonio in processione.

Il santuario, da sempre luogo di riferimento per i fedeli del comprensorio, è sede ogni anno dei solenni festeggiamenti in onore di sant'Antonio di Padova, con la celebrazione di numerose sante Messe e la solenne processione della statua del santo - recentemente restaurata con il contributo economico di tutti i devoti - che si snoda per tutta la via nazionale, sempre caratterizzata dalla forte partecipazione di fedeli provenienti anche dagli altri paesi dell'hinterland, segno della grande devozione e del forte legame che stringe i Roccalumeresi - e non solo - al loro santo taumaturgo e al suo santuario.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Carmelo[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata nel 1938 nel quartiere Botteghelle, alle spalle dell’antica chiesetta - oggi non più esistente - della Madonna Bambina e delle Anime Purganti.

La chiesetta di Maria Bambina
Campanile della Madonna Bambina, 1930 circa.
Nel centro del quartiere storico Botteghelle, in via Caminiti, sorgeva un tempo un’antica chiesetta dedicata alle Anime del Purgatorio, “volgarmente denominata chiesa della Madonna Bambina”, un luogo suggestivo in cui un gran numero di cittadini roccalumeresi “hanno pregato, hanno pianto, hanno domandato e ottenuto una grazia, hanno impetrato il perdono di Dio, hanno inneggiato alla Santissima Trinità e alla Vergine. E hanno anche provato intima e purissima gioia nell'udire il suono delle campane a festa, annunzianti il trionfo di Cristo, vincitore del peccato, della morte e dell'inferno, e la fine della paura della morte”[14]. Tra loro bisogna annoverare anche una giovanissima Nataledda Briguglio (poi diventata Suor Veronica di Gesù Bambino), serva di Dio, che “ogni volta aspettava con ansia il giorno festivo e poi si raccoglieva davanti al semplice altare a compiere tutte le pratiche di pietà, che il lavoro settimanale non le permetteva”.[15]
Statuetta della Madonna Bambina della Chiesetta.
Sempre in questo sacro luogo l'11 Settembre 1901 il Servo di Dio Francesco Maria Di Francia battezzava Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura. Questa “arcaica chiesetta” è crollata per la vecchiaia ormai da molto tempo e oggi non esistono che pochi frammenti di calcinacci (è ancora esistente, invece, la statuetta in cera della Bambina, che è intronizzata nell'odierna chiesa parrocchiale).[16]Al suo posto si trova una piccola piazzetta intitolata nel 2007 al sac. Placido Irrera con una stele commemorativa eretta “in onore di S.Maria Bambina venerata nella chiesetta delle Anime del Purgatorio che anticamente sorgeva in questo luogo”.

Al culto delle Anime Sante del Purgatorio è legata la devozione verso la Vergine del Monte Carmelo, che secondo la tradizione assiste continuamente le anime purganti nell’ espiazione delle loro colpe, le accompagna in cielo quando si sono purificate e assicura a quanti si spengono indossando il suo sacro scapolare la salvezza eterna dell'anima.

Simulacro della Madonna del Carmelo di Roccalumera.

Il nuovo tempio eretto in suo onore, sorto per la munificenza del vescovo di Messina Monsignor Angelo Paino, fu solennemente benedetto il 14 luglio 1940. Il primo parroco fu padre Placido Irrera, sacerdote profondamente devoto alla Madonna del Carmelo. Egli, in una lettera circolare datata 10 marzo 1945 e inviata, in veste di parroco, ai roccalumeresi che vivevano all’estero, scriveva così: “Mentre sul nostro patrio suolo imperversa ancora la guerra, noi che abbiamo visto e sentito la tormente, che ha ovunque schiantato le cose nostre più care, per nulla sgomenti dalle vicissitudini umane, stendiamo ai nostri figli ancora la mano. Quasi per voto per essere usciti incolumi dal terribile flagello abbiamo promesso alla SS. nostra Vergine del Carmelo di perpetuare con un’opera in Suo onore, la Sua Materna Protezione su tutti noi. È nostra intenzione, perciò, mettere la Sua Immagine Venerata in un più degno luogo, arricchendo il suo altare e la volta del Suo Tempio con decorazioni e pitture … “.[17]

L'antica effigie della Madonna del Carmelo.

E, per la grazia ricevuta, padre Irrera scioglieva in parte il voto, anche perché improvvisamente cessava di vivere, in età ancora giovane, nell'anno del Signore 1955.[18] Dal punto di vista architettonico, l'imponente facciata - affiancata da un alto campanile - rimanda subito al carattere mariano del tempio, con le tonalità azzurrine dei portoni e degli elementi ornamentali e con la grande epigrafe in latino “Carmeli Virgini Dicatum”. L'interno, austero ed elegante, è costituito da tre navate delimitate da colonne. L'altare monumentale è realizzato in marmo rosa, con quattro colonne laterali più grandi e quattro più piccole al centro con capitelli in stile corinzio; sulla sommità svetta lo scudo dell'Ordine Carmelitano, mentre ai lati sono scolpiti due angioletti in marmo. Nella nicchia al centro dell'altare è custodita l'immagine statuaria della Madonna del Carmelo. La sacra effigie, realizzata nella seconda metà del secolo scorso in legno di Ortisei secondo l’iconografia tradizionale, rappresenta la Vergine Santa – in piedi su una nuvola da cui emergono le teste di tre puttini alati – mentre porge lo scapolare del Carmelo, adornata dei colori carmelitani e recante sul braccio sinistro il Divino Pargoletto, anche lui con l’abitino in mano. L'opera ha sostituito negli usi cultuali il precedente simulacro della Madonna del Carmelo, ben più antico, anch'esso di grande bellezza ed eleganza, risalente probabilmente alla Chiesetta e tutt'oggi conservato nei locali parrocchiali. Sugli altari laterali sono esposti i simulacri di San Giuseppe e del Sacro Cuore di Gesù, nelle cui aree prospicienti si trovano da un lato una statua di Santa Rita, recentemente donata alla parrocchia da alcuni benefattori, e dall'altro l'antica effigie della Madonna Bambina. Un'altra statuetta della Bambina è stata donata dalla Sign. Giuseppina De Luca ed è stata posta in chiesa fino al 2017, sostituita successivamente da quella antica; oggi si trova nei locali parrocchiali. Nella navata di sinistra poi si trovano un grande crocifisso in legno di rinomato valore artistico e un piccolo busto dell'Ecce Homo, mentre lungo tutte le pareti si possono ammirare i dipinti raffiguranti la Via Crucis; una piccola e antica tela raffigurante la Vergine del Carmelo è posta, infine, nella parete di destra al di sopra del portone che dà sulla via Nazionale.

Rientro della processione a mare.

La Chiesa è sede, ogni anno, dei solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Carmelo, che ruotano intorno a due grandi eventi: "Il trionfo di Maria in mezzo al suo popolo", che si svolge il 16 luglio (o la domenica più vicina) con la processione lungo le vie della Parrocchia, e "Il meraviglioso giorno di Maria sul mare", che si svolge la domenica successiva con il tradizionale e suggestivo pellegrinaggio a mare del venerato simulacro della Vergine, accompagnato dal parroco, dalle autorità militari e civili, dalla banda musicale, da uno stuolo di barche al seguito e da un’immensa schiera di fedeli e di bagnanti che dalla spiaggia salutano il passaggio della Madre Santa con un caloroso ed incessante applauso. E, “forse, un giorno qualcuno ricorderà quel parroco - Padre Gaetano Murolo - che gridava con voce ormai rauca il nome di Maria, mentre la barca su cui era ospite assieme al simulacro era sballonzolata dalle onde di un mare non del tutto calmo”.[19]

Altri monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Casa di Salvatore Quasimodo.
  • Parco letterario Salvatore Quasimodo, ubicato nella vecchia stazione ferroviaria. All'interno del giardino-museo sono parcheggiati cinque vagoni ferroviari merci trasformati in treno-museo con una galleria fotografica sul Poeta. Nella biglietteria si trovano molti cimeli, tra i quali lo studio originale di Milano, la laurea dell'università di Messina e i certificati vari sia del Poeta ma anche della sua famiglia, inoltre, è conservata la corrispondenza privata con personalità estere ed ammiratori. È possibile visionare i filmati delle teche Rai e di televisioni estere, tra cui la cerimonia del premio Nobel. Fa pure parte del Parco Letterario la Torre Saracena. Al suo interno conserva un quadro del ‘700 raffigurante il maniero stesso e le Gouaches, acquarelli frutto dell’estro artistico di Salvatore Quasimodo. Il Parco Letterario Salvatore Quasimodo è gestito dal Club “Amici di Quasimodo”.
  • Torre Sollima (o Ficara) (secolo XII). Antica torre di avvistamento e di guardia, risalente, con molta probabilità agli inizi del Quattrocento; anche se non mancano gli storici che collocano la sua costruzione al secolo XII. È chiamata "Sollima" (dal nome della nobile famiglia messinese proprietaria della costruzione nel XVI secolo)[20] ed è conosciuta anche come "Ficara" o "Ficarra" toponimo che potrebbe avere origine dall'arabo “Fakhar” che significa potente, importante[21]. Faceva parte del sistema difensivo delle Torri costiere della Sicilia ed era in costante contatto con il Castello di Pentefur a Savoca. Fungeva anche da rifugio per gli abitanti della zona in caso di incursione dei pirati.
    Torre saracena Roccalumera
    Nel 1578 la Torre Sollima presentava un tetto conico, due lucernari sulla parte superiore, una porticina d'ingresso al di sopra della zoccolatura e, di fianco, alla stalla dei cavalli, visibile ancora oggi. Venuto meno il pericolo dei pirati, agli inizi del XIX secolo, l'edificio divenne "Torre Telegrafo", mettendo in comunicazione il paese di Roccalumera con Barcellona Pozzo di Gotto. Nel 1830 furono aperte, nella parte superiore, due finestre a sesto acuto in pietra bianca; il tetto venne impreziosito con una notevole merlatura guelfa che fungeva da terrazzo. La “Torre Sollima” è divenuta nel tempo il simbolo di Roccalumera. Salvatore Quasimodo le fu particolarmente legato, dedicandole la poesia “Vicino ad una Torre Saracena per il fratello morto”, riprodotta su una lapide di marmo posta alla base della torre, grazie ai soldi finanziati dalla comunità europea nel 2000 iniziarono i lavori di ristrutturazione della torre e nel 2001 è diventata una sezione del parco Salvatore Quasimodo che oggi ha sede alla stazione di Roccalumera.
  • Antica Filanda (secolo XIX).La manifattura della seta rappresentò nei secoli passati la principale attività di Roccalumera. Erano attive due filande a vapore, una a monte, di fronte l’attuale posta, ora demolita, l’altra sul lungomare, ancora esistente, di cui è visibile la ciminiera in mattoni.Entrambe risalenti ai primi del ‘900, pare che siano rimaste attive sino al 1945/1946.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[22]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
7 giugno 1985 22 maggio 1990 Carmelo Sebastiano Saitta Democrazia Cristiana Sindaco [23]
22 maggio 1990 4 marzo 1994 Carmelo Sebastiano Saitta Democrazia Cristiana Sindaco [23]
4 marzo 1994 15 giugno 1994 Aldo Rao Comm. straordinario [23]
15 giugno 1994 25 maggio 1998 Gaetano Argiroffi lista civica Sindaco [23]
25 maggio 1998 27 maggio 2003 Gaetano Argiroffi lista civica Sindaco [23]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Giovanni Miasi lista civica Sindaco [23]
17 giugno 2008 8 luglio 2013 Giovanni Miasi lista civica Sindaco [23]
11 giugno 2013 in carica Gaetano Argiroffi Sindaco [23]

cAltre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Roccalumera fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.6 (Montagna litoranea dei Peloritani)[24].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie sulle origini storiche di Roccalumera sono state estrapolate da:

  • sac. Roberto Romeo, La Rocca di Allume. Tip. Fontaurea. 2009.

per approfondire sulla frazione Sciglio cfr.:

  • Giuseppe Campagna, Sciglio e i Santi Cosma e Damiano. Storia, fede, tradizione, Tipolitografia Trischitta, Messina 2011.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011, su istat.it. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2018.
  3. ^ Pagina 152, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  4. ^ Pagina 153, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [2], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  5. ^ a b Roberto Romeo, "La Rocca di Allume storia e tradizioni cristiane- L'Arcipretura del Santissimo Rosario dalle origini ai nostri giorni".
  6. ^ Chiesa di S. Michele Arcangelo, su comune di roccalumera.
  7. ^ Giuseppe Campagna, Sciglio e i Santi Cosma e Damiano. Storia, fede, tradizione, Messina, 2011, SBN IT\ICCU\PAL\0240661.
  8. ^ Giuseppe Campagna, Sciglio e i Santi Cosma e Damiano. Storia, fede, tradizione, Messina, 2011, SBN IT\ICCU\PAL\0240661.
  9. ^ feste parrocchiali, i santi cosma e damiano, su Parrocchia Santi Cosma e Damiano.
  10. ^ Pasquale Prestia, // ROCCALUMERA RISPLENDE AL CONCORSO BORGO ITALIANO GRAZIE AD UNA FOTO DI MARIO POLLINO, in gazzettajonica.it, 28 06 2018.
  11. ^ Pasquale Prestia, // ROCCALUMERA RISPLENDE AL CONCORSO BORGO ITALIANO GRAZIE AD UNA FOTO DI MARIO POLLINO, in gazzettajonica.it, 28 06 2018.
  12. ^ Giovanni Bonarrigo, // LA PRIMA E LA SECONDA CHIESA DELLA MADONNA DELLA CATENA DI ROCCALUMERA. LA STORIA, in il foglio di sicilia, 03 09 2011.
  13. ^ Giovanni Bonarrigo, // LA PRIMA E LA SECONDA CHIESA DELLA MADONNA DELLA CATENA DI ROCCALUMERA. LA STORIA, in il foglio di sicilia, 03 09 2011.
  14. ^ Giovanni Bonarrigo, ROCCALUMERA. DISCORSO DEL CAV. CASCIO ALL’INTITOLAZIONE PIAZZETTA A PADRE PLACIDO IRRERA., in il foglio di sicilia, 18 07 2011.
  15. ^ Pagina 21 , Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 .
  16. ^ Pagina 21 , Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 .
  17. ^ Giovanni Bonarrigo, ROCCALUMERA. DISCORSO DEL CAV. CASCIO ALL’INTITOLAZIONE PIAZZETTA A PADRE PLACIDO IRRERA., in il foglio di sicilia, 18 07 2011.
  18. ^ Giovanni Bonarrigo, ROCCALUMERA. DISCORSO DEL CAV. CASCIO ALL’INTITOLAZIONE PIAZZETTA A PADRE PLACIDO IRRERA., in il foglio di sicilia, 18 07 2011.
  19. ^ Giovanni Bonarrigo, ROCCALUMERA. PROCESSIONE A MARE DELLA MADONNA DEL CARMELO: IL VIDEO., in il foglio di sicilia, 18 07 2010.
  20. ^ La Torre Saracena - Parco Letterario Salvatore Quasimodo - Roccalumera, Sicilia, Italia, su parcoquasimodo.it. URL consultato il 21 luglio 2016.
  21. ^ FurciSiculo.net .:. La Torre di guardia di Roccalumera, su www.furcisiculo.net. URL consultato il 21 luglio 2016.
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/
  24. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 21 maggio 2014.

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