Castello di Milazzo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Castello di Milazzo
Castello Milazzo 03.jpg
Panorama della Cittadella
Ubicazione
StatoItalia
CittàMilazzo-Stemma.png Milazzo
Coordinate38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389Coordinate: 38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389
Informazioni generali
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Milazzo conosciuto anche come Cittadella fortificata di Milazzo, si trova a Milazzo in provincia di Messina.[1]

Visione panoramica della cittadella.
Castello e cinta aragonese visti dal quartiere San Papino.
Ingresso della cinta aragonese.
Porta aragonese.
Ingresso della cinta spagnola.

La fortezza, e tutta l'area compresa nell'ampio recinto delle mura spagnole (città murata e borgo antico), oggi di proprietà comunale, costituisce la più estesa cittadella fortificata esistente in Sicilia con una superficie di 7 ettari e oltre 12.000 m² occupati da edifici.[2]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Tunnel d'accesso.
La torre di NW.

La fortificazione sorge sulla sommità meridionale della penisola di capo Milazzo e sovrasta il Borgo antico di Milazzo. L'insieme dei manufatti e dei sistemi difensivi costituiscono propriamente la "Cittadella Fortificata", altrimenti nota come Città Murata[3], i cui principali nuclei abitativi che la compongono sono posti a ridosso delle scoscese pareti nord-occidentali del rilievo.

I manufatti in ordine cronologico seguono uno sviluppo piramidale e concentrico verso il basso, al vertice è posta la parte più antica e via via verso il basso e digradanti verso l'esterno a levante, le varie sovrapposizioni identificabili negli stili delle architetture tipiche delle varie dominazioni. La Necropoli e le aree che costituiscono l'agglomerato o i castrum sono ubicati nelle zone pianeggianti della Cittadella:

Nucleo preistorico[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte settentrionale dell'area del castello è presente una necropoli del neolitico, età di Thapsos. Il commercio della pomice e dei derivati dell'ossidiana d'origine vulcanica utilizzati come schegge, punte di frecce e di lance, lame, congiuntamente all'amena posizione, la fertilità dei territori favorisce l'insediamento delle prime comunità in epoca preistorica grazie agli scambi con le Isole Eolie a settentrione, con la popolosa area dello Stretto di Messina a levante e con le località del Golfo di Patti a ponente.

Allo stato attuale, a parte i ritrovamenti di primitivi insediamenti dovuti alle campagne archeologiche di scavi, ai rinvenimenti occasionali stimati alla Cultura dell'Ausonio I e II e all'Età del bronzo medio in zona Sottocastello, i monumentali manufatti difensivi - abitativi visibili e più antichi sono riconducibili alla dominazione araba. Tali vestigia altomedievali presenti nell'area sommitale della rocca pertanto non precludono o escludono l'esistenza anteriore o l'inclusione o la sovrapposizione di preesistenti fortilizi, torri d'avvistamento o luoghi di culto pagani risalenti a epoche più remote.

Insediamento greco e romano[modifica | modifica wikitesto]

In epoca classica la città è formata dalla zona portuale, dall'acropoli dell'antica subcolonia Mylai presso la Rocca adibita a emporion, il phrourion e da numerosi villaggi satelliti. Diodoro Siculo nelle sue cronache narra l'assedio e la conquista degli ateniesi. Sotto Dionisio I tiranno di Siracusa, la rocca è conquistata dai messinesi. Agatocle con la sua flotta, scaccia gli occupanti e s'insedia appropriandosene. Gerone II assale Mylai, costringe i difensori del castello alla resa, imprigiona 1500 occupanti, muove contro i mamertini comandati da Cione, sconfiggendoli nella Battaglia del Longano.

Le prime notizie storiche documentate risalgono però all'età imperiale che narrano della città definita Oppidum Mylae quale attivo porto sul mar Tirreno, le cui acque sono teatro dell'epica Battaglia di Milazzo del 260 a. C. e la Battaglia di Nauloco del 36 a. C. condotta per dissidi interni tra Augusto col fedele Marco Vipsanio Agrippa contro Sesto Pompeo Magno Pio.[5] Dall'evento deriva il motto civico Aquila mari imposita – Sexto Pompeo superato. Al castrum sulla rocca si contrappongono gli insediamenti urbani ubicati a valle nella zona portuale. I fasti dell'età imperiale all'interno della Città Murata sono supportati da limitati reperti emersi dalle campagne di scavi presso la zona archeologica, ciò dimostra in breve sintesi come la dominazione araba ha "depauperato" il patrimonio storico artistico preesistente.

Dai bizantini agli arabi[modifica | modifica wikitesto]

"Torrione Saraceno".
Accesso alla terrazza del Torrione Saraceno.

In epoca bizantina è riconfermata la centralità del castrum presso la Rocca come fulcro politico amministrativo. Del VII secolo è la primitiva Cattedrale[6] ai piedi della Rocca fortificata, nell'area corrispondente all'odierno quartiere di San Papino. Con l'avvento degli arabi ogni tipo di manufatto esistente è distrutto e conseguentemente rimodulato secondo i canoni dell'Architettura araba.[7] Tra il 836 e l'837 un primo tentativo di conquista è effettuato dall'armata di al-Fadl ibn Yaʿqūb[8] sostituito a settembre da un nuovo governatore, il principe aghlabide Abū l-Aghlab Ibrāhīm b. ʿAbd Allāh b. al-Aghlab, cugino dell'emiro Ziyādat Allāh. La flotta musulmana, condotta da al-Fadl ibn Yaʿqūb, devasta le Isole Eolie, espugna diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui la vicina fortificazione di Tyndaris,[9] come riferisce Michele Amari. Nel 843, Le truppe del condottiero Fadhl Ibn Giàfar radono al suolo il castrum bizantino e le costruzioni sommitali innalzando il primo nucleo del castello.[10]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Ai nobili del casato Borrell[11] fedeli al Gran Conte Ruggero intervenuti nella riconquista della Sicilia è affidata la proprietà dei territori del Vallo di Milazzo (teniménto)[12] ovvero il versante settentrionale dei Peloritani compreso tra la penisola di Milazzo e lo spartiacque coi monti Nebrodi, con affido delle castellanie annesse. Infatti Raimondo Berengario III di Barcellona, genero di Roberto il Guiscardo essendo sposo della figlia Matilde d'Altavilla, contessa di Barcellona di Catalogna, è discendente Goffredo II Borrell, capostipite della Contea di Barcellona. Quest'ultimo è figlio di Goffredo il Villoso, considerato il fondatore della Catalogna.[13]

Il mastio o maschio o donjon normanno realizzato su una costruzione araba, della quale non si hanno documentazioni provate, è successivamente ampliato dai normanno-svevi. Il torrione a pianta quadrangolare comunemente denominato mastio è d'epoca araba o comunque realizzato, sviluppato e ingrandito da maestranze mediorientali in periodi immediatamente successivi. È caratterizzato dalla presenza di torrioni sul fronte di ponente, quello centrale dall'aspetto massiccio e imponente è denominato Torrione Saraceno, quello all'estremità meridionale Torrione del Parafulmine.

Una caratteristica accomuna le parti di costruzione di matrice bizantino - araba, peculiarità affine a cube e metochi del circondario: l'utilizzo di conci di pietra lavica. Nella fattispecie l'impiego della lava, oltre allo scopo puramente decorativo, assolve anche funzioni strutturali, dimostrazione ne sono gli irrobustimenti dei pilastri angolari dei torrioni arabi, gli spigoli angolari delle scarpe o piedi o rastremazioni degli stessi, le cornici delle feritoie e delle finestre, le decorazioni e i contorni delle grandi monofore, i lastroni della pavimentazione, i conci inseriti nelle alte muraglie interne, le palle dei cannoni o per le catapulte, le pedate delle rampe di scale, le arcate delle volte a botte, le nervature degli splendidi archi ogivali del tetto della Sala, la cappa del camino, le cordonature degli archi, i riquadri degli stemmi, i portali interni. Il viaggiatore arabo Muhammad al-Idrisi documenta la grande fortificazione nel 1150. Tra le decorazioni a tarsie laviche, denominatore comune alle rifiniture esterne delle absidi della Cattedrale di Palermo e del Duomo di Monreale, spicca l'insetto magico o scarabeo magico ricavato su un contrafforte angolare, il cui vertice indica la direzione in cui sorge il sole il giorno del solstizio d'estate. Diversi altri soggetti di carattere esoterico - astronomico sono presenti sui prospetti della costruzione, indice degli intensi scambi commerciali con le cave delle vicine isole e la predisposizione tipica arabo - normanna all'astrologia.[senza fonte]

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Portale d'accesso alla Piazza d'Armi.
Portale d'accesso al "Salone del Parlamento".
Portali interni in pietra lavica.
Archi, finestre e camino del "Salone del Parlamento".
Archi.
Portale.

Il castello di ''Federico II''.[14] L'ingresso del primitivo nucleo del castello costituito da un portale ogivale di chiara fattura sveva del XIII secolo, è inserito nell'addizione muraria aragonese, formata da una serie di torrioni tondi del XIV secolo. Le torri presentano una decorazione circolare costituita da tarsie laviche, inoltre sono presenti sagome stilizzate di tre tori che sovrastano la decorazione superiore del portale.

L'architetto di Federico II di Svevia, Riccardo da Lentini,[15] "praepositus aedificiorum", ovvero supervisore delle fabbriche regie, come si evince dalla corrispondenza datata 1239, dirige i lavori. Tra le dimore predilette del sovrano quando in Sicilia voleva essere lontano dalla convulsa vita di corte palermitana nel Palazzo dei Normanni.

Durante il regno federiciano è avviato un censimento dei castelli e con il decreto "Statutum de reparatione castrorum" (1231 - 1240), si prevede la loro ristrutturazione e manutenzione a carico dei cittadini. Il castello è inserito nel Castra exempta redatto per volontà dell'Imperatore Federico II con la collaborazione di Pier della Vigna stilato nel 1239. In esso non compaiono i palazzi e le residenze di caccia e svago, le "domus solaciorum", di pertinenza comunque regia e soprattutto alcuni siti molto noti, spesso sotto il controllo della Curia, che all'epoca non erano ancora stati costruiti o ultimati.

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo principale della costruzione superiore, al quale si accede mediante una scala a gradoni incassata fra il primitivo Torrione Saraceno e le Segrete, è costituito da una serie di ampi vani delimitati a meridione dal Torrione del Parafulmine, l'ambiente principale è denominato "Sala del Parlamento". Sul finire del 1295 all'interno della grandiosa sala si riunisce una sessione itinerante del Parlamento siciliano dopo i moti dei Vespri siciliani presieduta da Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia o di Trinacria.[16] Nella fattispecie l'"Assise del Real Parlamento di Sicilia" è dettata da motivi bellici derivanti dalla congiura ordita da Giacomo II d'Aragona nei confronti del fratello monarca, tema del contendere la cessione dell'isola agli Angioini per alto tradimento.[17] La sala presenta una serie di poderosi archi di stile orientale, monofore, maestosi portali, particolare è la presenza di un monumentale camino. È completata la cinta comprendente otto torrioni e i muri di raccordo della piazza d'armi, nel sottosuolo è presente una capiente cisterna.

Mastio e Cinta Aragonese

Cinta muraria aragonese. Fu dimora prediletta di Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia e del fratello Giacomo II d'Aragona.[18] Durante le Guerre del Vespro, la fortezza rientra nuovamente nelle mira di Carlo II d'Angiò ma, il tentativo d'assalto frutto della congiura ordita da Giacomo II d'Aragona, è arginato con la Battaglia di Capo d'Orlando del 1299.[19] La vicenda è legata alla Sala sede dell'"Assise del Real Parlamento di Sicilia".

Vespri Siciliani: assedi e tumulti.[20] Nell'arco temporale che intercorre tra l'Assedio di Messina, la Pace di Caltabellotta, la Pace di Catania e il Trattato di Avignone, in ambito peloritano si assiste a lotte intestine tra fazione latina e catalana, capeggiate rispettivamente dalle potenti famiglie Chiaramonte, Palizzi, Rosso, Ventimiglia e Alagona, Aragona, Peralta.

Milazzo e il suo castello furano assaltati il 24 giugno 1282 da una consistente flotta armata di Carlo d'Angiò proveniente dalla Calabria. Acquartieratisi in loco, sferrarono l'assedio di Messina, dove furono prontamente respinti dalle truppe di Pietro III d'Aragona che il 22 settembre rioccupò la fortificazione milazzese.

L'iniziale disputa tra Giacomo e Federico, le successive combinazioni matrimoniali tra componenti di fazioni contendenti, l'entrata in scena di personaggi filo angioini, le cospicue somme di denaro volte a corrompere elementi di coalizioni, degenerarono in guerra civile grazie appunto alle posizioni altalenanti di personalità che parteggiavano e tramavano ora per l'una, ora per l'altra corrente, salvo poi tornar fedeli alla vecchia causa. I componenti di Casa d'Aragona, invisi alla potentissima famiglia Chiaramonte, sono costretti a dimorare nelle fedeli roccaforti di Messina e Catania, e governare con sessioni itineranti del Parlamento Siciliano tenute anche a Taormina, Paternò.

Negli anni successivi, Ludovico di Sicilia[21] inviò l'esercito regio contro i Chiaramonte, sfidandoli sulla piana di Milazzo. Solo nel 1350 si arrivò ad un compromesso di pace. Il breve regno di Ludovico d'Aragona culminò con la morte del sovrano causa epidemia di peste nera. Le sorti della corona furono rette dalla vicaria abadessa Eufemia d'Aragona, reggente del Regno a favore del fratello Federico IV di Sicilia.[22] Le tensioni fra le parti si allentarono solo con l'uccisione e morte del filo angioino Nicolò Cesareo, e con esse si concluse la temporanea egemonia di Milazzo sugli altri centri del Vallo (Castroreale, Monforte, Santa Lucia),[23] preludio allo smembramento del territorio.

Sotto il mandato di Alfonso il Magnanimo[24] è aggiunta la cinta muraria formata da cinque robuste torri cilindriche che sormontano ciclopiche scarpe troncoconiche raccordate da muraglioni merlati con lo scopo di prevenire futuri attacchi. Le due torri semiaccostate poste a settentrione incorniciano la primitiva porta sveva sormontata dalle insegne della Corona d'Aragona. Lo stemma, un rombo marmoreo, raffigura l'aquila di San Giovanni che regge lo scudo della Spagna unificata con gli emblemi araldici degli antichi regni di Castiglia, Aragona, Leon, Navarra e Granada. Analogo stemma incorniciato da un rilievo lavico è inserito sul portale d'ingresso alla Piazza d'Armi. Un sesto torrione è posto in posizione più arretrata, esso definisce un percorso obbligato strategicamente controllato. Nel 1630 il Torrione meridionale è denominato Torrione della Cisterna, pur mantenendo elementi di caratteri difensivo è stato trasformato in serbatoio d'acqua.

Le fortificazioni spagnole[modifica | modifica wikitesto]

Il "Duomo antico" visto dagli scavi.
Bastione di Santa Maria e attuale ingresso.
Bastione di Santa Maria e duomo.
Veduta da tramontana.

Il nucleo abitativo collocato nella parte pianeggiante della rocca è difeso dall'imponente Cinta muraria spagnola a partire dal 1523. I torrioni con base troncoconica a scarpa sono aggiunti durante la dominazione spagnola dell'Imperatore Carlo V, opera del viceré di Sicilia Ettore Pignatelli[25] e del successore Lorenzo Suárez de Figueroa y Córdoba, duca di Feria. Dell'importanza del castello nel XVI secolo ne sono testimonianza i vari e importanti architetti succeduti alla direzione dei vari cantieri: Pietro Antonio Tomasello di Padova, Antonio Ferramolino, Orazio del Nobile, Camillo Camilliani, Tiburzio Spannocchi, Carlo Maria Ventimiglia e Pietro Novelli, quest'ultimo verosimilmente più impegnato in ambito civile e artistico nella definizione dei quartieri di San Papino e di San Gennaro Superiore, e militare con la costruzione di baluardi e fortificazioni varie, nel biennio 18 aprile 1643 - marzo 1645.[26]

La grande opera difensiva o fortificazione alla moderna consta di baluardi o bastioni: poligonali (triangolari a vanga) o ad asso di picche (con orecchioni), batterie, cortine: muri rettilinei, contrafforti, gallerie, garitte di vedetta, merlature, polveriere e santabarbara, ponte levatoio, rivellini di mezzaluna e di controguardia.

La continua caccia ai fratelli Ishak, Elias, ʿArūj e Khayr al-Din Barbarossa (1543), al temibile Dragut (1563), sono eventi che anticipano la Conquista di Tunisi e la trionfale campagna culminata con la Battaglia di Lepanto.

Le scorrerie su isole, coste e insediamenti interni, si susseguono a ritmi incalzanti. Come si evince dal Registro delle attività militari di Milazzo dell'anno 1554, per tale motivo le cittadine di Tripi, Montalbano, Novara di Sicilia, Furnari, Castroreale, Santa Lucia del Mela, Condrò, San Pier Niceto, Monforte San Giorgio, Rometta, Rocca, Maurojanni, Venetico, Bauso, Saponara, dovevano inviare un contigente di milizie al Castello di Milazzo e predisporre guardie lungo il litorale di competenza. Infatti, all'avvistamento di imbarcazioni non identificate, tanto nel golfo di Patti che nel golfo di Milazzo, il capitano d'armi dava disposizioni al sergente maggiore di fare segnali di fuoco e fumi, al castellano spettava il compito di sparare tre colpi di cannone.[29] Le procedure rientravano nel complesso sistema d'azioni di prevenzione e difesa del territorio attraverso la fitta rete di castelli e torri d'avvistamento costiere e collinari.

Le continue scorrerie e incursioni barbaresche fanno nel 1571, di Milazzo e Messina porti base per la raccolta delle navi dell'armata cristiana nella Battaglia navale di Lepanto.

Tra il 1674 e il 1676, con Rivolta antispagnola di Messina,[30][31] il Castello è importante piazza d'armi e quartier generale del viceré don Francesco Bazan y Benavides, marchese di Bajona, che attende la resa della città ribelle[32] con Gregorio Carafa,[33] l'ausilio militare dell'Ordine Gerosolimitano e del nipote di quest'ultimo Carlo Maria Carafa (1651-1695), IV Principe della Roccella. Assieme al suo predecessore Claude Lamoral, I principe di Ligne, è avanzata richiesta al governo spagnolo che le fortificazioni fossero adeguatamente risarcite. Durante gli avvenimenti le azioni politiche sono svolte dal viceré Fadrique Álvarez de Toledo y Ponce de León, marchese di Villafranca.

Tra gli architetti spicca la figura dell'ingegnere militare fiammingo Carlos de Grunenbergh incaricato per il ripristino delle fortificazioni delle piazze di Milazzo e Agosta.[34]

Gli edifici della cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

Fortificazioni, monastero delle Benedettine e Scarabeo.
Monastero delle Benedettine e Scarabeo.
Scarabeo.

Cittadella Nuova.[35]

  • Bastione della Fornace o della Fonderia.
  • Rivellino di mezzaluna della Fornace o della Fonderia.
  • Cortina della Fonderia o Meridionale.
  • Cortina di Santa Maria.
  • Contrafforte del bastione di Santa Maria.
  • Batterie di Santa Maria del 1687, opera del viceré Juan Francisco Pacheco, principe di Uzeda.[31]
  • Bastione di Santa Maria[25] con orecchione, corrispondente all'antica chiesa di Santa Maria. I vani interni del bastione inglobano i ruderi del tempio di culto demolito per consentire la realizzazione dello stesso, oltre a depositi d'artiglieria e magazzini di granaglie, era adibito a prigioni. La contraguardia ad angolo acuto di rinforzo fu aggiunta dal viceré Lorenzo Suárez de Figueroa y Córdoba, duca di Feria.[36]
  • Bastione di San Giacomo.[36]
  • Bastione di Messina.
  • Bastione di Palermo. Dopo la rivolta antispagnola furono costruiti tre forti:[37]
    • Fortino di Porta Palermo,
    • Fortino Lionti presso Porta Nuova,
    • Fortino di Porta Messina.
  • Cortina di San Rocco o Cortina occidentale del 1622, opera del viceré Emanuele Filiberto di Savoia.[38] Lungo il percorso si aprivano tre porte.
  • Cortina delle Isole.
  • Baluardo delle Isole con orecchione e Porta delle Isole o delle sette porte,[25] ubicati all'estremità nord orientale.
  • Galleria di contromina.
  • Fortino dei Castriciani.[36]
  • Rivellino di controguardia meridionale.
  • Rivellino di controguardia di San Rocco.
  • Rivellino di controguardia di San Giovanni. Nel 1645 - 1646 il viceré di Sicilia Piero Faxardo Zuniga y Requesens, marchese di Los Veles, ne dispone la costruzione assiema ai:[31]
    • Rivellino meridionale,
    • Fortino prossimo a Porta Sant'Anna
    • Fortino prossimo San Giuseppe.
  • Deposito munizioni o Polveriere o Santabarbara o Almazenes de polvora. Due polveriere circolari e una rettangolare con volta a botte sono ubicate sul costone roccioso occidentale rispettivamente in prossimità del Torrione del Parafulmine e dirimpetto al Torrione Saraceno.
  • Redutto de la Mola. Viottolo percorribile a cavallo o dorso di mulo, da cui deriva il nome, che collegava il Castello alla Spiaggia di Ponente.
  • Batteria de la Mola.
  • Batteria del 1840 posta presso il Baluardo delle Isole.
  • Batteria della Tonnara. Batteria di cannoni posta a difesa del Castello. Forte della Tonnara e Forte dell'Albero eretti dagli spagnoli per gli scontri del 1718.[39]
  • Batteria di San Giovanni.
  • Batteria del Quartiere.
  • Batteria di San Francesco di Paola.
  • Batteria di San Rocco.
  • Fortino del Carmine.
  • Mezzaluna, baluardo orientale del 1578 prossimo al Torrione di Sant'Ermo.[40]
  • Mezzaluna, baluardo occidentale del 1582.[40] Altre tre mezzelune furono erette a difesa della Cortina dei Cappuccini, dei quartieri adiacenti e del porto.[37]
  • Torrione di Sant'Ermo con ponte levatoio, costruito nel 1581 da Marco Antonio Colonna sulla spiaggia di levante.[35]
  • Forte Ferrandina.
  • Grotta di Polifemo,[41] ambiente ipogeo adibito a deposito di munizioni e polveriera.

Regnante Filippo V, viceré e cardinale Francesco del Giudice, fu completata la Cortina dai Cappuccini attraverso Porta Alemanna, la costruzione di Porta San Gennaro, e il Rivellino Giudici demolendo la Porta San Papino.[42] Nel 1722 il viceré Gioacchino Fernández Portocarrero, conte di Palma, promosse la ricostruzione di tutti i manufatti.[43]

Edifici religiosi:

  • 1527, Chiesa di Santa Maria e Arco trionfale di Santa Maria, i manufatti parzialmente demoliti nel 1568 sono documentati come strutture inglobate nel Baluardo di Santa Maria.[44]
  • XIV secolo, Chiesa del Salvatore e monastero delle Benedettine (1616 - 1637). Nel 1755, i luoghi di culto sono trasferiti nelle nuove strutture della chiesa del Salvatore e monastero delle Benedettine nell'adiacente Borgo Antico. L'intera costruzione ristrutturata, i locali destinati inizialmente a Ospedale del Presidio Militare, in seguito temporaneamente adibiti a sede della Guardia di Finanza. Dopo tale utilizzo l'edificio è abbandonato al degrado e alle devastazioni. Oggi la costruzione è completamente recuperata e fruibile. Il complesso è spesso confuso col Palazzo de' Giurati,[45] che alcune fonti (Napoli e Perdichizzi, Planimetria dell'Archivio di Stato di Napoli), documentano fronteggiasse la Chiesa Madre, ad oggi non risultano essere rilevate tracce di ulteriori opere o strutture murarie che attestino la presenza di palazzetti nobiliari nelle adiacenze del monastero tantomeno altrove.
  •  ?, Palazzo dei Giurati o Casa di Città (?),[45] Documentato dirimpetto al Duomo. Dopo il 1801 anno in cui i civici magistrati sono trasferiti nella città bassa, tale edificio è demolito e non localizzabile.
  •  ?, Chiesa dell'Annunziata d'epoca bizantina edificata presso il Baluardo delle Isole.[46]
  •  ?, Chiesa di San Nicolò nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del duomo antico di Santo Stefano.
  •  ?, Chiesa di Sant'Antonio nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del duomo antico di Santo Stefano.
Porte[modifica | modifica wikitesto]
Rivellino di San Giovanni.
Monastero delle benedettine.
  • Accessi sulla Cortina di San Rocco:
    • Porta Nuova documentata nel 1582[47] o Porta San Giacomo o Porta Palermo;[48]
    • Porta Emannuella del 1622[50] o Porta San Papino[16] corrotta temporaneamente in Porta di San Francesco di Paola;
      • Porta Alemanna o Porta San Francesco di Paola di levante, così denominata durante l'assedio spagnolo (1718 - 1720);[31]
    • Porta di San Francesco di Paola.
  • 1697, Porta Messina.[51] La cortina inglobava la primitiva Porta Nuova.[52] Nel 1719 avviene la demolizione per cannoneggiamento.
  • ?, Porta del Quartiere.[53]
  • ?, Porta di Re Giacomo.[16]
  • ?, Porta Sant'Anna o Porta del Capo,[54] documentata nel 1588c. e verosimilmente più vecchia di un secolo, diroccata nel 1852.
  • ?, Porta Vaccarella o Porta dei Cappuccini o Porta di Mare.[55]
  • ?, Porta di San Gennaro.
  • ?, Porta delle Isole o Porta delle sette porte.
  • ?, Porta del Promontorio.
  • ?, Porta del Castaldo.
  • Porta Zirilli;
    • Arco in Arenaria, varco d'accesso al ponte levatoio;
    • Fossato di protezione oggi colmato.
      • Ponte levatoio, nell'arcata d'accesso sono presenti gli alloggiamenti dei meccanismi di manovra.
      • Porta di Santa Maria o delle tre porte o ferrata.[56] varco d'accesso alla galleria. Per la sua costruzione fu demolita la chiesa del Santissimo Salvatore.
        • Tunnel d'accesso.
        • Porta Ferrata, varco documentato con cancello in ferro abbassato a ghigliottina.

Piazzaforte savoiarda e tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Ala "Piazza d'Armi" lato Est.

Nel 1713, Il Castello è base per le armate austro - piemontesi contro gli attacchi spagnoli capitanati dal Viceré Jean François de Bette III Marchese di Lede.[57][58] Dal 1718 al 1720, nella "guerra di successione" il presidio del castello, composto di truppe inglesi, tedesche e olandesi, resiste valorosamente all'assedio da parte spagnola: la Battaglia di Milazzo[59] e quella di Francavilla vanno inserite nel contesto dei conflitti contro la Quadruplice alleanza combattuti dal regno di Spagna contro Inghilterra, Francia, Austria e Paesi Bassi per il predominio sul mar Mediterraneo. Con il Trattato dell'Aia l'isola passa da Vittorio Amedeo II a Carlo VI d'Asburgo, termina la parentesi savoiarda e inizia la dominazione austriaca fino al 1734.

Piazzaforte inglese[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1805 al 1815,[62] diviene piazzaforte inglese nel corso delle guerre napoleoniche, e ospita flotta e truppe a difesa di Ferdinando riparato con la corte borbonica nella reggia di Palermo. A questo periodo risale il rinvenimento della gabbia metallica coi resti dell'irlandese Andrew Leonard durante gli scavi effettuati nel 1928.

  • Cimitero degli Inglesi ubicato a ridosso del Rivellino di San Giovanni.

La Cittadella borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Milazzo (1860).
Prigionieri durante il I conflitto mondiale.

Nel 1820 l'armata napoletana comandata dal Generale Florestano Pepe[63] inviata in Sicilia per sedare i moti separatisti muove dalla cittadella di Milazzo a Palermo. Durante i moti risorgimentali della Rivoluzione siciliana del 1848 Milazzo è al centro degli avvenimenti legati all'assedio e all'eroica difesa di Messina, ma cade, occupata dal generale borbonico Carlo Filangieri il 9 settembre.

Il 20 luglio 1860 la città di Milazzo rappresenta l'ultimo baluardo borbonico prima della conquista di Messina e la definitiva cacciata dalla Sicilia dei Borbone di Napoli. La popolazione ormai stremata ma, rinvigorita dai successi delle imprese Garibaldine, appoggiata dal concreto aiuto delle popolazioni del comprensorio, dopo lo scoppio insurrezionale della vicina Barcellona Pozzo di Gotto e le due Battaglie di Corriolo, affronta la Battaglia di Milazzo per la conquista della Cittadella fortificata. I moti in provincia avevano richiamato il rinforzo delle truppe borboniche capitanate dal colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco a sostegno della sparuta guarnigione di stanza nella fortificazione di Milazzo.

La pirocorvetta Tukory, moderna unità della marina borbonica, consegnata alla flotta Sarda dal corrotto capitano Amilcare Aguissola, "invitato" e "convinto" al tradimento dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano, cannoneggia incessantemente il fronte delle forze borboniche, impedendo ogni tentativo di contrattacco e costringendole al temporaneo ritiro e alla successiva resa nella Cittadella fortificata. I segni dei numerosi colpi di cannone sono ancora oggi riscontrabili, infatti, nella parete esterna destra della Chiesa di San Francesco di Paola dove è visibile, incastonata in prossimità del portale d'ingresso, una palla di cannone.

Il 21 luglio, in seguito alla convenzione voluta dal ministro della guerra napoletano Giuseppe Salvatore Pianell, il maresciallo Tommaso de Clary e il generale Giacomo Medici, è firmato il piano per l'evacuazione delle truppe borboniche dalla Sicilia, il 25 luglio i reparti guidati dai colonnelli Pironti e del Bosco s'imbarcano per Napoli, lasciando Milazzo e il suo Castello nelle mani di Giuseppe Garibaldi. Solo la cittadella di Messina resisterà ancora diversi mesi.

Carcere giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Lavori di consolidamento dei bastioni

Con l'avvento del Regno d'Italia la città perde la sua importanza strategico - militare e il Castello nel 1880 è declassato da piazzaforte reale a carcere giudiziario. Le segrete e le dipendenze ubicate nelle immediate adiacenze della piazza d'armi interna del primitivo nucleo fortificato, sono adattate a spartane celle per la reclusione dei detenuti. Già in pieno clima di moti rivoluzionari era stato adibito a bagno penale per essere provvisoriamente destinato a quartiere generale militare. Durante la prima guerra mondiale è adibito a campo di prigionia per i militari austro-ungarici, mentre nel periodo fascista è luogo di detenzione per i condannati per reati di natura politica.

Dopo il 1970 il carcere è definitivamente chiuso, per la Cittadella fortificata, il Castello e per il Borgo antico inizia una lunga decadenza architettonica e strutturale interrotta solo negli ultimi tre lustri col restauro generale di tutte le strutture:

  • Campagna di restauri compresi tra il 1991 e il 2002;
  • Campagna di restauri compresi tra il 2008 e il 2010.

Cittadella Milazzo 2018 04 02 02.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 01.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 03.jpg
Chiesa dell'Annunziata e il Baluardo delle Isole

Il Castello oggi[modifica | modifica wikitesto]

La Cittadella fortificata ospita eventi culturali di vario genere tra i quali spicca il Mish Mash Festival, una delle più significative rassegne di musica indie, rock ed elettronica della Sicilia.[64] https://www.rockit.it/mishmashfestival

Sono in corso progetti mirati volti a inserire il Castello, la Città Murata e il Borgo Antico tra i siti del patrimonio dell'UNESCO.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 543, Capitolo VIII Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", Volume 6 [1]
  2. ^ Copia archiviata, su compagniadelcastellomilazzo.it. URL consultato l'8 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2016).
  3. ^ Pagina 342, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [2], Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  4. ^ Touring Club Italiano, pp. 905
  5. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 7, 158
  6. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 9
  7. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 163
  8. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 101
  9. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 10
  10. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 102
  11. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 13, 67, 166
  12. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 168
  13. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 103 - 104
  14. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 105 - 107
  15. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 14
  16. ^ a b c Giuseppe Paiggia, pp. 15
  17. ^ Pagina 147, Vincenzo Castelli, "Fasti di Sicilia" [3], Volume II, Giuseppe Pappalardo, Messina, 1820.
  18. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 16, 175 - 176
  19. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 111
  20. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 108 - 122
  21. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 117
  22. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 119
  23. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 121
  24. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 20
  25. ^ a b c Giuseppe Paiggia, pp. 22
  26. ^ Pagina 41 e 42, Agostino Gallo, "Elogio storico di Pietro Novelli da Morreale in Sicilia, pittore, architetto e incisore" [4], Terza edizione, Palermo, Reale Stamperia, 1830.
  27. ^ Giovanni Evangelista di Blasio Gambacorta, "Storia cronologica de vicerè, luogotenenti, e presidenti del Regno di Sicilia" [5], Volume 2, Palermo, 1790.
  28. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 204
  29. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 196
  30. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 209
  31. ^ a b c d Giuseppe Paiggia, pp. 27
  32. ^ Pagine 134 e 135, Antonino Mongitore, "Della Sicilia ricercata" [6], Arnaldo Forni editore, Volume due, Palermo, ristampa 1742 - 1743.
  33. ^ Vito Maria Amico, pag. 317, 323
  34. ^ Vito Maria Amico, pag. 106
  35. ^ a b Giuseppe Paiggia, pp. 23
  36. ^ a b c Giuseppe Paiggia, pp. 26
  37. ^ a b Giuseppe Paiggia, pp. 28
  38. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 26, 194
  39. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 39
  40. ^ a b Giuseppe Paiggia, pp. 24
  41. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 56
  42. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 29
  43. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 37
  44. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 35
  45. ^ a b Giuseppe Paiggia, pp. 44
  46. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 8
  47. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 24, 31
  48. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 35
  49. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 31, 241
  50. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 24
  51. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 16, 38
  52. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 24, 31, 35
  53. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 15, 24, 34, 35
  54. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 20, 24, 26
  55. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 26
  56. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 22, 29
  57. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 132
  58. ^ Vito Maria Amico, pag. 301
  59. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 37, 131 - 141, 214, 241
  60. ^ La Peste Archiviato il 9 novembre 2013 in Internet Archive.
  61. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 242 - 244
  62. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 142 - 154
  63. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 155
  64. ^ https://sentireascoltare.com/festival/mish-mash-festival-2018/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Micale, Il Castello di Milazzo, Milazzo, Arti Grafiche S.T.E.S. 1982.
  • Francesco Napoli, Memorie della città di Milazzo, 1642, per la prima volta pubblicati a cura di Andrea Alioto, Messina, Il mar fra mezzo, 1994, Testo Monografico.
  • Francesco Ruvolo, Milazzo, Sikronos, stampa, 1994.
  • Francesco Perdichizzi, Melazzo Sagro: 1692 - 1698, per la prima volta pubblicato a cura di Francesco Ruvolo; (appendice di Francesco Ruvolo con documenti inediti: Architetti lombardi nella Sicilia spagnola, architettura militare e città siciliane nelle visite del Milazzo, Sikronos, stampa, 1996.
  • Francesco Ruvolo, Le isole Eolie, Milazzo, guida turistica del patrimonio storico - artistico e naturalistico: itinerari, cartine, illustrazioni, credenze e feste popolari, curiosità, storia, bibliografia, notizie utili, Milazzo, 1994, Variante del titolo: Uno sguardo su terra, mare, sole, arte, storia e tradizione delle isole Eolie e di Milazzo.
  • Giuseppe Bellafiore, Architettura dell'età sveva in Sicilia 1194 - 1266, p.  91. Palermo, 1993.
  • (IT) "Guida d'Italia" - "Sicilia", Touring Club Italiano.
  • Guida alla Cittadella Fortificata di Milazzo, 2014, Lombardo Edizioni, ISBN 978-88-907895-8-8
  • (IT) Giuseppe Paiggia, "Nuovi studj sulle memorie della città di Milazzo e nuovi principj di scienza e pratica utilità", Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866.
  • Giuseppe Piaggia, 1821 - 1871: Memorie della città di Milazzo, Ristampa anastatica Bologna, Atesa, 1982. Riproduzione in facsimile dell'edizione di Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866.
  • (IT) Vito Maria Amico, "Storia di Sicilia dal 1556 al 1750, per servire di continuazione a quella del Fazello", volgarizzata da Giuseppe Bertini, con note ed aggiunte, Palermo, Stamperia D'Antonio Muratori, 1836.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Cittadella Milazzo 2018 04 02 04.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 05.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 06.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 07.jpg

Cittadella Milazzo 2018 04 02 08.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 09.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 10.jpg Cittadella Milazzo 2018 04 02 11.jpg

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]