Castello di Milazzo

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Castello di Milazzo
Panorama della Cittadella
Panorama della Cittadella
Ubicazione
Stato Italia
Città Milazzo-Stemma.png Milazzo
Coordinate 38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389Coordinate: 38°13′53″N 15°14′29″E / 38.231389°N 15.241389°E38.231389; 15.241389
Informazioni generali

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Il castello di Milazzo conosciuto anche come Cittadella fortificata di Milazzo, si trova a Milazzo in provincia di Messina.[1]

L'ingresso del castello

La fortezza, e tutta l'area compresa nell'ampio recinto delle mura spagnole (città murata e borgo antico), oggi di proprietà comunale, costituisce la più estesa cittadella fortificata esistente in Sicilia con una superficie di 7 ettari e oltre 12.000 m² occupati da edifici.[2]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La fortificazione sorge sulla sommità meridionale della penisola di capo Milazzo e sovrasta il Borgo antico di Milazzo. L'insieme dei manufatti e dei sistemi difensivi costituiscono propriamente la "Cittadella Fortificata", altrimenti nota come Città Murata[3], i cui principali nuclei abitativi che la compongono sono posti a ridosso delle scoscese pareti nord-occidentali del rilievo.

I manufatti in ordine cronologico seguono uno sviluppo piramidale e concentrico verso il basso, al vertice è posta la parte più antica e via via verso il basso e degradanti verso l'esterno a levante, le varie sovrapposizioni identificabili negli stili delle architetture tipiche delle varie dominazioni. La Necropoli e le aree che costituiscono l'agglomerato o i castrum sono ubicati nelle zone pianeggianti della Cittadella:

Nucleo preistorico[modifica | modifica wikitesto]

Nella parte settentrionale dell'area del castello è presente una necropoli del neolitico, età di Thapsos. Il commercio della pomice e dei derivati dell'ossidiana d'origine vulcanica utilizzati come schegge, punte di frecce e di lance, lame, congiuntamente all'amena posizione, la fertilità dei territori favorisce l'insediamento delle prime comunità in epoca preistorica grazie agli scambi con le Isole Eolie a settentrione, con la popolosa area dello Stretto di Messina a levante e con le località del Golfo di Patti a ponente.

Allo stato attuale, a parte i ritrovamenti di primitivi insediamenti dovuti alle campagne archeologiche di scavi, ai rinvenimenti occasionali stimati alla Cultura dell'Ausonio I e II e all'Età del bronzo medio in zona Sottocastello, i monumentali manufatti difensivi - abitativi visibili e più antichi sono riconducibili alla dominazione araba. Tali vestigia altomedievali presenti nell'area sommitale della rocca pertanto non precludono o escludono l'esistenza anteriore o l'inclusione o la sovrapposizione di preesistenti fortilizi, torri d'avvistamento o luoghi di culto pagani risalenti a epoche più remote.

Insediamento greco e romano[modifica | modifica wikitesto]

In epoca classica la città è formata dalla zona portuale, dall'acropoli dell'antica subcolonia Mylai presso la Rocca adibita a emporion, il phrourion e da numerosi villaggi satelliti. Diodoro Siculo nelle sue cronache narra l'assedio e la conquista degli ateniesi. Sotto Dionisio I tiranno di Siracusa, la rocca è conquistata dai messinesi. Agatocle con la sua flotta, scaccia gli occupanti e s'insedia appropriandosene. Gerone II assale Mylai, costringe i difensori del castello alla resa, imprigiona 1500 occupanti, muove contro i mamertini comandati da Cione, sconfiggendoli nella Battaglia del Longano.

Le prime notizie storiche documentate risalgono però all'età imperiale che narrano della città definita Oppidum Mylae quale attivo porto sul mar Tirreno, le cui acque sono teatro dell'epica Battaglia di Milazzo del 260 a. C. e la Battaglia di Nauloco del 36 a. C. condotta per dissidi interni tra Augusto col fedele Marco Vipsanio Agrippa contro Sesto Pompeo Magno Pio. Dall'evento deriva il motto civico Aquila mari imposita – Sexto Pompeo superato. Al castrum sulla rocca si contrappongono gli insediamenti urbani ubicati a valle nella zona portuale. I fasti dell'età imperiale all'interno della Città Murata sono supportati da limitati reperti emersi dalle campagne di scavi presso la zona archeologica, ciò dimostra in breve sintesi come la dominazione araba ha "depauperato" il patrimonio storico artistico preesistente.

Dai bizantini agli arabi[modifica | modifica wikitesto]

In epoca bizantina è riconfermata la centralità del castrum presso la Rocca come fulcro politico amministrativo. Del VII secolo è la primitiva Cattedrale ai piedi della Rocca fortificata, nell'area corrispondente all'odierno quartiere di San Papino.

"Torrione Saraceno".

Con l'avvento degli arabi ogni tipo di manufatto esistente è distrutto e conseguentemente rimodulato secondo i canoni dell'Architettura araba. Tra il 836 e l'837 un primo tentativo di conquista è effettuato dall'armata di al-Fadl ibn Yaʿqūb sostituito a settembre da un nuovo governatore, il principe aghlabide Abū l-Aghlab Ibrāhīm b. ʿAbd Allāh b. al-Aghlab, cugino dell'emiro Ziyādat Allāh. La flotta musulmana, condotta da al-Fadl ibn Yaʿqūb, devasta le Isole Eolie, espugna diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui la vicina fortificazione di Tyndaris, come riferisce Michele Amari. Nel 843, Le truppe del condottiero Fadhl Ibn Giàfar radono al suolo il castrum bizantino e le costruzioni sommitali innalzando il primo nucleo del castello.

Il castello di Federico II[modifica | modifica wikitesto]

Il mastio o maschio o donjon normanno realizzato su una costruzione araba, della quale non si hanno documentazioni provate, è successivamente ampliato dai normanno-svevi. Il torrione a pianta quadrangolare comunemente denominato mastio è d'epoca araba o comunque realizzato, sviluppato e ingrandito da maestranze mediorientali in periodi immediatamente successivi. È caratterizzato dalla presenza di torrioni sul fronte di ponente, quello centrale dall'aspetto massiccio e imponente è denominato Torrione Saraceno, quello all'estremità meridionale Torrione del Parafulmine.

Una caratteristica accomuna le parti di costruzione di matrice bizantino - araba, peculiarità affine a cube e metochi del circondario: l'utilizzo di conci di pietra lavica. Nella fattispecie l'impiego della lava, oltre allo scopo puramente decorativo, assolve anche funzioni strutturali, dimostrazione ne sono gli irrobustimenti dei pilastri angolari dei torrioni arabi, gli spigoli angolari delle scarpe o piedi o rastremazioni degli stessi, le cornici delle feritoie e delle finestre, le decorazioni e i contorni delle grandi monofore, i lastroni della pavimentazione, i conci inseriti nelle alte muraglie interne, le palle dei cannoni o per le catapulte, le pedate delle rampe di scale, le arcate delle volte a botte, le nervature degli splendidi archi ogivali del tetto della Sala, la cappa del camino, le cordonature degli archi, i riquadri degli stemmi, i portali interni. Il viaggiatore arabo Muhammad al-Idrisi documenta la grande fortificazione nel 1150.

Tra le decorazioni a tarsie laviche, denominatore comune alle rifiniture esterne delle absidi della Cattedrale di Palermo e del Duomo di Monreale, spicca l'insetto magico o scarabeo magico ricavato su un contrafforte angolare, il cui vertice indica la direzione in cui sorge il sole il giorno del solstizio d'estate. Diversi altri soggetti di carattere esoterico - astronomico sono presenti sui prospetti della costruzione, indice degli intensi scambi commerciali con le cave delle vicine isole e la predisposizione tipica arabo - normanna all'astrologia.[senza fonte]

Archi, finestre e camino del "Salone del Parlamento".
Portale Svevo.

L'ingresso del primitivo nucleo del castello costituito da un portale ogivale di chiara fattura sveva del XIII secolo, è inserito nell'addizione muraria aragonese, formata da una serie di torrioni tondi del XIV secolo. Le torri presentano una decorazione circolare costituita da tarsie laviche, inoltre sono presenti sagome stilizzate di tre tori che sovrastano la decorazione superiore del portale.

L'architetto di Federico II di Svevia, Riccardo da Lentini, "praepositus aedificiorum", ovvero supervisore delle fabbriche regie, come si evince dalla corrispondenza datata 1239, dirige i lavori. Tra le dimore predilette del sovrano quando in Sicilia voleva essere lontano dalla convulsa vita di corte palermitana nel Palazzo dei Normanni.

Durante il regno federiciano è avviato un censimento dei castelli e con il decreto "Statutum de reparatione castrorum" (1231 - 1240), si prevede la loro ristrutturazione e manutenzione a carico dei cittadini. Il castello è inserito nel Castra exempta redatto per volontà dell'Imperatore Federico II con la collaborazione di Pier delle Vigne stilato nel 1239. In esso non compaiono i palazzi e le residenze di caccia e svago, le "domus solaciorum", di pertinenza comunque regia e soprattutto alcuni siti molto noti, spesso sotto il controllo della Curia, che all'epoca non erano ancora stati costruiti o ultimati. In tarda epoca sveva il maniero è occupato da Corradino di Svevia.

Il corpo principale della costruzione superiore, al quale si accede mediante una scala a gradoni incassata fra il primitivo Torrione Saraceno e le Segrete, è costituito da una serie di ampi vani delimitati a meridione dal Torrione del Parafulmine, l'ambiente principale è denominato "Sala del Parlamento". Sul finire del 1295 all'interno della grandiosa sala si riunisce una sessione itinerante del Parlamento siciliano dopo i moti dei Vespri siciliani presieduta da Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia o di Trinacria. Nella fattispecie l'"Assise del Real Parlamento di Sicilia" è dettata da motivi bellici derivanti dalla congiura ordita da Giacomo II d'Aragona nei confronti del fratello monarca, tema del contendere la cessione dell'isola agli Angioini per alto tradimento. La sala presenta una serie di poderosi archi di stile orientale, monofore, maestosi portali, particolare è la presenza di un monumentale camino. È completata la cinta comprendente otto torrioni e i muri di raccordo della piazza d'armi, nel sottosuolo è presente una capiente cisterna.

Cinta muraria aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Mastio e Cinta Aragonese

Fu dimora prediletta di Federico II d'Aragona meglio noto come Federico III di Sicilia e del fratello Giacomo II d'Aragona. Durante le Guerre del Vespro, la Fortezza rientra nuovamente nelle mira di Carlo II d'Angiò ma, il tentativo d'assalto frutto della congiura ordita da Giacomo II d'Aragona, è arginato. La vicenda è legata alla Sala sede dell'"Assise del Real Parlamento di Sicilia". Sotto il mandato di Alfonso il Magnanimo è aggiunta la cinta muraria formata da cinque robuste torri cilindriche che sormontano ciclopiche scarpe troncoconiche raccordate da muraglioni merlati con lo scopo di prevenire futuri attacchi. Le due torri semiaccostate poste a settentrione incorniciano la primitiva porta sveva sormontata dalle insegne della Corona d'Aragona. Lo stemma, un rombo marmoreo, raffigura l'aquila di San Giovanni che regge lo scudo della Spagna unificata con gli emblemi araldici degli antichi regni di Castiglia, Aragona, Leon, Navarra e Granada.

Analogo stemma incorniciato da un rilievo lavico è inserito sul portale d'ingresso alla Piazza d'Armi. Un sesto torrione è posto in posizione più arretrata, esso definisce un percorso obbligato strategicamente controllato. Nel 1630 il Torrione meridionale è denominato Torrione della Cisterna, pur mantenendo elementi di caratteri difensivo è stato trasformato in serbatoio d'acqua.

Le fortificazioni spagnole[modifica | modifica wikitesto]

Il "Duomo antico" visto dagli scavi.

Il nucleo abitativo collocato nella parte pianeggiante della rocca è difeso dall'imponente Cinta muraria spagnola a partire dal 1523. I torrioni con base troncoconica a scarpa sono aggiunti durante la dominazione spagnola dell'Imperatore Carlo V, opera del viceré Ettore Pignatelli e del successore Lorenzo Suarez de Figueroa. Dell'importanza del castello nel XVI secolo ne sono testimonianza i vari e importanti architetti succeduti alla direzione dei vari cantieri: Antonio Ferramolino, Orazio del Nobile, Camillo Camilliani, Tiburzio Spannocchi e Pietro Novelli.

La grande opera difensiva o fortificazione alla moderna consta di baluardi o bastioni: poligonali (triangolari a vanga) o ad asso di picche (con orecchioni), batterie, cortine: muri rettilinei, contrafforti, gallerie, garitte di vedetta, merlature, polveriere e santabarbara, ponte levatoio, rivellini di mezzaluna e di controguardia.

Le continue scorrerie e incursioni barbaresche fanno nel 1571, di Milazzo e Messina porti base per la raccolta delle navi dell'armata cristiana nella Battaglia navale di Lepanto. Tra il 1674 e il 1676, con Rivolta antispagnola di Messina, il Castello è importante piazza d'armi e quartier generale del viceré Don Geronimo Pimentel Marchese di Bajona, che attende la resa della città ribelle.

Gli edifici della cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

  • Bastione della Fornace o della Fonderia.
  • Rivellino di mezzaluna della Fornace o della Fonderia.
  • Cortina della Fonderia o Meridionale.
  • Baluardo di Santa Maria corrispondente all'antica Chiesa di Santa Maria. I vani interni del bastione inglobano i ruderi del tempio di culto demolito per consentire la realizzazione dello stesso, oltre a depositi d'artiglieria e magazzini di granaglie, era adibito a prigioni.
  • Bastione di Messina.
  • Bastione di Palermo.
  • Ponte levatoio, nell'arcata d'accesso sono presenti gli alloggiamenti dei meccanismi di manovra.
  • Fossato di protezione oggi colmato.
  • Tunnel d'accesso.
  • Cortina di Santa Maria.
  • Cortina delle Isole.
  • Baluardo delle Isole ubicato all'estremità nord orientale.
  • Galleria di contromina.
  • Rivellino di controguardia meridionale.
  • Rivellino di controguardia di San Rocco.
  • Rivellino di controguardia di San Giovanni.
  • Contrafforte del bastione di Santa Maria.
  • Deposito munizioni o Polveriere o Santabarbara o Almazenes de polvora. Due polveriere circolari e una rettangolare con volta a botte sono ubicate sul costone roccioso occidentale rispettivamente in prossimità del Torrione del Parafulmine e dirimpetto al Torrione Saraceno.
  • Redutto de la Mola. Viottolo percorribile a cavallo o dorso di mulo, da cui deriva il nome, che collegava il Castello alla Spiaggia di Ponente.
  • Batteria de la Mola.
  • Batteria del 1840 posta presso il Baluardo delle Isole.
  • Batteria della Tonnara. Batteria di cannoni posta a difesa del Castello.
  • Batteria di San Giovanni.
  • Batteria del Quartiere.
  • Batteria di San Francesco di Paola.
  • Batteria di San Rocco.
  • 1527, Chiesa di Santa Maria e Arco trionfale di Santa Maria, i manufatti parzialmente demoliti nel 1568 sono documentati come strutture inglobate nel Baluardo di Santa Maria.
  • XIV secolo, Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine (1616 - 1637). Nel 1755, i luoghi di culto sono trasferiti nelle nuove strutture della Chiesa del Salvatore e Monastero delle Benedettine nell'adiacente Borgo Antico. L'intera costruzione ristrutturata, i locali destinati inizialmente a Ospedale del Presidio Militare, in seguito temporaneamente adibiti a sede della Guardia di Finanza. Dopo tale utilizzo l'edificio è abbandonato al degrado e alle devastazioni. Oggi la costruzione è completamente recuperata e fruibile. Il complesso è spesso confuso col Palazzo de' Giurati, che alcune fonti (Napoli e Perdichizzi, Planimetria dell'Archivio di Stato di Napoli), documentano fronteggiasse la Chiesa Madre, ad oggi non risultano essere rilevate tracce di ulteriori opere o strutture murarie che attestino la presenza di palazzetti nobiliari nelle adiacenze del monastero tantomeno altrove.
  •  ?, Palazzo dei Giurati o Casa di Città (?), Documentato dirimpetto al Duomo. Dopo il 1801 anno in cui i civici magistrati sono trasferiti nella città bassa, tale edificio è demolito e non localizzabile.
  •  ?, Chiesa dell'Annunziata edificata presso il Baluardo delle Isole.
  •  ?, Chiesa di San Nicolò nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico.
  •  ?, Chiesa di Sant'Antonio nella Città Murata, demolita all'inizio del XVII secolo per la costruzione del Duomo Antico.

Piazzaforte austriaca e inglese[modifica | modifica wikitesto]

Ala "Piazza d'Armi" lato Est.

Nel 1713, Il Castello è base per le armate austro - piemontesi contro gli attacchi spagnoli capitanati dal Viceré Jean François de Bette III Marchese di Lede. Dal 1718 al 1720, nella "guerra di successione" il presidio del castello, composto di truppe inglesi, tedesche e olandesi, resiste valorosamente all'assedio da parte spagnola: le Battaglia di Milazzo e di Francavilla vanno inserite nel contesto dei conflitti contro la Quadruplice alleanza combattuti dal regno di Spagna contro Inghilterra, Francia, Austria e Paesi Bassi per il predominio sul mar Mediterraneo.

Dal 1805 al 1815, diviene piazzaforte inglese nel corso delle guerre napoleoniche, e ospita flotta e truppe a difesa di Ferdinando di Borbone. A questo periodo risale il rinvenimento della gabbia metallica coi resti dell'irlandese Andrew Leonard durante gli scavi effettuati nel 1928.

La Cittadella borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Milazzo.

Nel 1820 l'armata napoletana comandata dal Generale Florestano Pepe inviata in Sicilia per sedare i moti separatisti muove dalla cittadella di Milazzo a Palermo. Durante i moti risorgimentali della Rivoluzione siciliana del 1848 Milazzo è al centro degli avvenimenti legati all'assedio e all'eroica difesa di Messina, ma cade, occupata dal generale borbonico Carlo Filangieri il 9 settembre.

Il 20 luglio 1860 la città di Milazzo rappresenta l'ultimo baluardo borbonico prima della conquista di Messina e la definitiva cacciata dalla Sicilia dei Borbone di Napoli. La popolazione ormai stremata ma, rinvigorita dai successi delle imprese Garibaldine, appoggiata dal concreto aiuto delle popolazioni del comprensorio, dopo lo scoppio insurrezionale della vicina Barcellona Pozzo di Gotto e le due Battaglie di Corriolo, affronta la Battaglia di Milazzo per la conquista della Cittadella fortificata. I moti in provincia avevano richiamato il rinforzo delle truppe borboniche capitanate dal colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco a sostegno della sparuta guarnigione di stanza nella fortificazione di Milazzo.

La pirocorvetta Tukory, moderna unità della marina borbonica, consegnata alla flotta Sarda dal corrotto capitano Amilcare Aguissola, "invitato" e "convinto" al tradimento dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano, cannoneggia incessantemente il fronte delle forze borboniche, impedendo ogni tentativo di contrattacco e costringendole al temporaneo ritiro e alla successiva resa nella Cittadella fortificata. I segni dei numerosi colpi di cannone sono ancora oggi riscontrabili, infatti, nella parete esterna destra della Chiesa di San Francesco di Paola dove è visibile, incastonata in prossimità del portale d'ingresso, una palla di cannone.

Il 21 luglio, in seguito alla convenzione voluta dal ministro della guerra napoletano Giuseppe Salvatore Pianell, il maresciallo Tommaso de Clary e il generale Giacomo Medici, è firmato il piano per l'evacuazione delle truppe borboniche dalla Sicilia, il 25 luglio i reparti guidati dai colonnelli Pironti e del Bosco s'imbarcano per Napoli, lasciando Milazzo e il suo Castello nelle mani di Giuseppe Garibaldi. Solo la cittadella di Messina resisterà ancora diversi mesi.

Carcere giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Lavori di consolidamento dei bastioni

Con l'avvento del Regno d'Italia la città perde la sua importanza strategico - militare e il Castello nel 1880 è declassato da piazzaforte reale a carcere giudiziario. Le segrete e le dipendenze ubicate nelle immediate adiacenze della piazza d'armi interna del primitivo nucleo fortificato, sono adattate a spartane celle per la reclusione dei detenuti. Già in pieno clima di moti rivoluzionari era stato adibito a bagno penale per essere provvisoriamente destinato a quartiere generale militare. Durante la prima guerra mondiale è adibito a campo di prigionia per i militari austro-ungarici, mentre nel periodo fascista è luogo di detenzione per i condannati per reati di natura politica.

Dopo il 1970 il carcere è definitivamente chiuso, per la Cittadella fortificata, il Castello e per il Borgo antico inizia una lunga decadenza architettonica e strutturale interrotta solo negli ultimi tre lustri col restauro generale di tutte le strutture.

Sono in corso progetti mirati volti a inserire il Castello, la Città Murata e il Borgo Antico tra i siti del patrimonio dell'UNESCO.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 543, Capitolo VIII Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", Volume 6 [1]
  2. ^ http://compagniadelcastellomilazzo.it/la-cittadella-fortificata/
  3. ^ Pagina 342, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [2], Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  4. ^ Touring Club Italiano, pp. 905

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Micale, Il Castello di Milazzo, Milazzo, Arti Grafiche S.T.E.S. 1982.
  • Francesco Napoli, Memorie della città di Milazzo, 1642, per la prima volta pubblicati a cura di Andrea Alioto, Messina, Il mar fra mezzo, 1994, Testo Monografico.
  • Francesco Ruvolo, Milazzo, Sikronos, stampa, 1994.
  • Francesco Perdichizzi, Melazzo Sagro: 1692 - 1698, per la prima volta pubblicato a cura di Francesco Ruvolo; (appendice di Francesco Ruvolo con documenti inediti: Architetti lombardi nella Sicilia spagnola, architettura militare e città siciliane nelle visite del Milazzo, Sikronos, stampa, 1996.
  • Giuseppe Piaggia, 1821 - 1871: Memorie della città di Milazzo, Ristampa anastatica Bologna, Atesa, 1982. Riproduzione in facsimile dell'edizione di Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1866.
  • Francesco Ruvolo, Le isole Eolie, Milazzo, guida turistica del patrimonio storico - artistico e naturalistico: itinerari, cartine, illustrazioni, credenze e feste popolari, curiosità, storia, bibliografia, notizie utili, Milazzo, 1994, Variante del titolo: Uno sguardo su terra, mare, sole, arte, storia e tradizione delle isole Eolie e di Milazzo.
  • Giuseppe Bellafiore, Architettura dell'età sveva in Sicilia 1194 - 1266, p.  91. Palermo, 1993.
  • (IT) "Guida d'Italia" - "Sicilia", Touring Club Italiano.
  • Guida alla Cittadella Fortificata di Milazzo, 2014, Lombardo Edizioni, ISBN 978-88-907895-8-8

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