Torre di Federico II

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Torre di Federico II di Svevia
Enna26-Torre di Federico.jpg
Torre di Federico II
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàEnna
Coordinate37°33′46.48″N 14°16′24.61″E / 37.562911°N 14.273503°E37.562911; 14.273503Coordinate: 37°33′46.48″N 14°16′24.61″E / 37.562911°N 14.273503°E37.562911; 14.273503
Informazioni generali
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La Torre di Federico II rappresenta, assieme al Castello di Lombardia, il maggiore simbolo architettonico della città di Enna, nonché il suo più imponente baluardo militare dell'età medievale.

Le due ipotesi sulla sua origine[modifica | modifica wikitesto]

1. Voluta dall'imperatore Federico II[modifica | modifica wikitesto]

Comunemente viene attribuita all’imperatore svevo Federico II di Hohenstaufen che l’avrebbe fatta edificare dall’architetto Riccardo da Lentini nella prima metà del XIII secolo. A legittimare ufficialmente questa tesi fu Giuseppe Agnello [1]. Mancano però le fonti documentarie che comproverebbero tale paternità.

C’è anche da dire che, escludendo il Castel del Monte in Puglia, di cui abbiamo dimostrazione che a volerlo fu Federico II nel 1237 [2], nessuna torre e castello furono costruiti in forma ottagonale dall’imperatore. I monumenti tipici di Federico II sono, ad esempio, il Castello Ursino a Catania e il castello Maniace a Siracusa.

L’ipotesi che la Torre ottagonale di Enna sarebbe stata usata quale residenza estiva dell'imperatore svevo deve altresì ritenersi infondata poiché Federico II ebbe a recarsi a Enna in una sola occasione. Fu nell’agosto del 1233 quando da Castrogiovanni (come allora si chiamava Enna) scrisse a Papa Gregorio IX [3].

Federico II, in quell’occasione alloggiò presso il Castello di Lombardia allora conosciuto come “la casa dei regnanti” [4]. Sarebbe stato impossibile che un imperatore avesse potuto dimorare all’interno della Torre ottagonale composta di due vani larghi appena quattro metri di lato e per lo più, al pianterreno, senza finestre. Altre fonti storiche [5][4] sostengono che a volere la Torre di Enna fosse stato Federico III, terzogenito di Pietro III di Aragona, incoronato “re di Sicilia” nel 1296.

Tuttavia, in nessun libro o documento antico si trova scritto che la Torre ottagonale di Enna, conosciuta anche come “il castel vecchio” [6], fosse stata chiamata Torre di Federico. Nei registri del catasto urbano di Castrogiovanni, conservati presso l’Archivio di Stato di Enna [7], è contraddistinta sempre con il nome di “Torre di Alcontres” [8].

2. Costruita dagli antichi Siculi[modifica | modifica wikitesto]

Il punto esatto in cui il decumano incontra il primo cardine fu sacralizzato, interpretando il volere degli Dei, e definito il centro gromatico dell’Isola di Trinacria, l’Ombelico della Sicilia e, come creduto dagli antichi, il centro del Mediterraneo e del mondo

Recentemente si è riacceso il dibattito, da assai tempo assopito, in merito all’origine della Torre ottagonale di Enna e alla sua funzione primaria. Le indagini condotte dal colonnello del genio militare Umberto Massocco, intorno agli anni ’50 del XX secolo, con varie pubblicazioni [9] [10] [11], hanno consentito di gettare una nuova luce sulla Torre ottagonale di Enna e di qualificarla come l’antico osservatorio astronomico.

Questa ipotesi è stata con forza sostenuta e promossa da Angelo Severino [12], al quale va il merito di aver dedicato molti anni alla ricerca di documenti mai pubblicati. L’inedita inchiesta storica ha permesso così di stabilire che la costruzione della Torre ottagonale di Enna possa risalire ai Siculi nell’XI secolo a.C., ovvero al periodo dell’individuazione del centro gromatico della Sicilia (Umbilicus Siciliae et Trinakie), subito dopo esserci stata la suddivisione dell’Isola in tre aree territoriali assegnate ai gruppi culturali che la popolavano (Elimi, Sicani e Siculi).

L’ipotesi recentemente è stata altresì formulata osservando criticamente la struttura architettonica della Torre e ponendola in relazione ai dati geografici di riferimento ai sistemi software GIS [13].

I Siculi, per realizzare questa importante opera, dovettero necessariamente avvalersi dell’aiuto di un àugure etrusco che, attraverso le sue cognizioni scientifiche e astronomiche, inizialmente delimitò e suddivise una parte di cielo sopra Enna (Templum Celeste) per proiettarlo idealmente sulla terra di Sicilia e tracciare una linea principale (il decumano massimo da Nord-Ovest a Sud-Est) e due linee perpendicolari fra loro (il cardine massimo da Sud-Sud-Ovest a Nord-Nord-Est e il cardine minore da Sud-Sud-Est a Nord-Est). La Delimitatio templum caelesti di Sicilia è quindi formata dal decumano e dai due cardini (massimo e minore) [12].

Antico osservatorio astronomico-geodetico[modifica | modifica wikitesto]

Sulla facciata Sud/Ovest della Torre ottagonale di Enna i Siculi riprodussero lo schema fondamentale della Delimitatio Templus Caeleste di Sicilia, tutt’oggi ancora ben visibile, formato dal decumano (otto finestrelle in verticale) e dai due cardini (in totale otto finestrelle parallele fra loro in orizzontale).

Sulla facciata Sud/Ovest della Torre ottagonale di Enna i Siculi riprodussero lo schema fondamentale della Delimitatio Templus Caeleste di Sicilia, tutt’oggi ancora ben visibile, formato dal decumano (otto finestrelle in verticale) e dai due cardini (in totale otto finestrelle parallele fra loro in orizzontale).

Il punto esatto in cui il decumano incontra il primo cardine fu sacralizzato, interpretando il volere degli Dei, e definito il centro gromatico dell’Isola di Trinacria, l’Ombelico della Sicilia e, come creduto dagli antichi, il centro del Mediterraneo e del mondo. Di questa teoria sarebbe prova il fatto che la Torre risulta inserita all’interno di un sistema di torrette sparse nel territorio della Sicilia, secondo allineamenti ben precisi che costituiscono la base della triangolazione dell’Isola.

La Torre avrebbe previsto al piano terra uno spazio riservato all’agrimensura, ossia quella parte di topografia attinente alla misurazione, divisione e rappresentazione di terreni su carte a grande scala e, al primo piano lo studio della geodesia. Al primo piano si trovano due grandi finestre, di cui una guarda al punto iniziale del Cardine Minore (Nord/Est) ed è allineata al solstizio d'estate mentre, l’altra guarda alla fine del Cardine Massimo (Sud/Sud/Ovest), allineata al solstizio d'inverno.

Il secondo piano della Torre (oggi non conservato) era forse destinato all’osservazione dei corpi celesti. In cima alla struttura è presente un’apertura formata da sette cerchi concentrici che si restringono progressivamente; attraverso l’osservazione di monumenti con simili caratteristiche, è stato supposto che questa particolare conformazione avesse lo scopo di catturare i raggi del sole allo zenit dell’equatore durante le fasi dell’equinozio.

Se tutte queste ipotesi venissero confermate dall’indagine attualmente in corso, dovrebbe ammettersi che la Torre ottagonale di Enna non sarebbe affatto un edificio di età medievale ma, piuttosto, il primo (e forse l’ultimo superstite) osservatorio astronomico-geodetico nell’area del Mediterraneo.

A contribuire a queste nuove indagini sulla Torre di Enna, oltre ad Angelo Severino, sono il dott. Fabrizio Natanaele Severino (Founder della Zenit Security) per la parte informatica e logistica (torredienna.it); l'ing. Liborio Petralia per l’elaborazione cartografica, sistemi GIS e la verifica degli allineamenti in ambito astronomico; Salvatore Balistreri, giornalista pubblicista, per le revisioni dei testi; l'archeologo Paolo D’Angelo che ha iniziato a interessarsi proattivamente al progetto di ricerca circa l’analisi interpretativa del dato documentaristico e materiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Agnello, L'architettura sveva in Sicilia, Roma 1935.
  2. ^ Demetrio Salazaro, Notizie storiche sul Palazzo di Federico II a Castel del Monte, Napoli 1875.
  3. ^ Pietro Balan, Storia di Gregorio IX e dei suoi tempi. Volume II, Modena 1873.
  4. ^ a b Paolo Vetri, Castrogiovanni dagli Svevi all’ultimo dei Borboni di Napoli, Piazza Armerina 1887
  5. ^ Gioacchino Di Marzo, Delle belle arti in Sicilia, dai Normanni sino alla fine del secolo XIV, Palermo 1858.
  6. ^ Vincenzo Littara, Storia di Enna. Aennensis Historiae, 1588.
  7. ^ Archivio di Stato di Enna, Registro del Catasto Provvisorio del comune di Castrogiovanni, all'articolo 296 del 1845.
  8. ^ Giovanna Power Villepreux, Guida per la Sicilia, Napoli 1842.
  9. ^ Umberto Massocco, Umbilicus Siciliae et Trinakie, Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1956.
  10. ^ Umberto Massocco, Proposta di rimisurazione del meridiano terrestre per raccordare la determinazione del tempo-spazio, in Bollettino SIFET, Roma 14 febbraio 1974.
  11. ^ Umberto Massocco, Fulgidi segni dell'antica civiltà sicula, in Giornale di Sicilia, Palermo 25 giugno 1958.
  12. ^ a b Angelo Severino, La verità sulla Torre ottagonale di Enna, L'Ora Siciliana, Enna 2018
  13. ^ Studio dell’Ing. Liborio Petralia

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