Federico De Roberto

Federico De Roberto (Napoli, 16 gennaio 1861 – Catania, 26 luglio 1927) è stato uno scrittore italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini familiari e primi anni
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Federico De Roberto nacque a Napoli il 16 gennaio 1861, da Federico De Roberto, quarantenne ex ufficiale di Stato Maggiore del Regno delle Due Sicilie con il grado di maggiore, e dalla nobildonna Marianna Asmundo, di origini catanesi ma nata a Trapani.[1][2][3] Nell'atto di nascita gli furono imposti i nomi di Federico, Maria, Francesco, Diego, Michele, Luigi e Vincenzo.[1]
Marianna Asmundo era nata a Trapani il 6 febbraio 1835, in una fase in cui il padre vi si trovava per ragioni di servizio militare.[4] Un dato biografico rilevante, chiarito solo dagli studi più recenti, riguarda l'identità del padre dello scrittore: la tradizione critica più antica lo indicò a lungo erroneamente come Ferdinando, mentre il recupero dell'atto di nascita ha confermato che il suo nome era Federico.[5]
Nel 1870, a nove anni, De Roberto si trasferì con la famiglia a Catania dopo la morte del padre, travolto da un treno presso la stazione di Piacenza. Da allora, salvo una lunga parentesi milanese e una più breve romana, visse quasi sempre in Sicilia, sotto la forte influenza della madre, figura centrale nella sua esperienza privata e nella sua formazione psicologica.[6][7]
Formazione
[modifica | modifica wikitesto]A Catania frequentò dal 1874 l'istituto tecnico "Carlo Gemmellaro" e nel 1879 si iscrisse alla facoltà di scienze fisiche, matematiche e naturali dell'Università di Catania. Interruppe però gli studi al terzo anno, orientandosi sempre più verso la letteratura, la critica e gli studi classici, con un ampliamento progressivo della propria cultura anche nell'ambito del latino.[8][9]

In questi anni iniziò a collaborare con varie riviste e a pubblicare i suoi primi interventi, delineando presto una fisionomia di giornalista e critico prima ancora che di narratore.[10]
L'esordio letterario e il lavoro editoriale
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L'esordio librario di De Roberto avvenne nel 1881 con il saggio Giosuè Carducci e Mario Rapisardi. Polemica, pubblicato dall'editore catanese Giannotta, con il quale lo scrittore strinse fin da subito un rapporto professionale stretto e duraturo.[11]
Si fece presto conoscere negli ambienti intellettuali per l'attività di consulente editoriale, critico e giornalista svolta sulle pagine del Don Chisciotte, settimanale catanese che diresse tra il 1881 e il 1882, e del Fanfulla della domenica, sul quale scrisse dal 1882 al 1883 firmandosi inizialmente con lo pseudonimo di Hamlet.[12] La collaborazione con il Fanfulla della domenica proseguì poi, con il suo vero nome, fino al 1900, e riguardò prevalentemente arte e letteratura.[13]
Per Giannotta contribuì inoltre alla collana narrativa dei "Semprevivi", che ebbe un ruolo significativo nell'editoria letteraria siciliana di fine Ottocento e che favorì il contatto con Luigi Capuana e Giovanni Verga, destinati a diventare i suoi interlocutori privilegiati e le sue amicizie letterarie più importanti.[14][15]
Nel 1883 raccolse in Arabeschi una serie di saggi sulla letteratura naturalista e verista, dedicati fra gli altri a Émile Zola, Capuana, Gustave Flaubert e Matilde Serao.[16] Nello stesso periodo fu incaricato dal Comune di Catania di seguire la biblioteca civica ex benedettina di San Nicolò l'Arena, che divenne uno dei luoghi centrali della sua vita di studioso e scrittore.[17]
Un altro elemento decisivo della sua formazione fu l'incontro con il critico e narratore francese Paul Bourget, il cui psicologismo, contrapposto al naturalismo zoliano, offrì a De Roberto un modello importante per l'analisi morale e introspettiva dei personaggi.[18]
A Milano con Verga e Capuana
[modifica | modifica wikitesto]Il trasferimento a Milano nel 1888 rappresentò una svolta decisiva. Introdotto da Verga nella cerchia degli Scapigliati, De Roberto conobbe Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Giovanni Camerana, consolidando nel contempo l'amicizia con Verga e Capuana e ampliando i propri contatti nel giornalismo e nell'editoria del Nord.[19]
Durante il soggiorno milanese collaborò con il Corriere della Sera, iniziò nel 1888 a scrivere per il Giornale di Sicilia di Palermo e avviò un carteggio con il giovane palermitano Ferdinando Di Giorgi. Nello stesso anno pubblicò presso Treves le novelle psicologiche Documenti umani, cui seguì nel 1889, presso la Libreria Editrice Galli, il romanzo Ermanno Raeli.[20][21]
Sempre nel periodo milanese concepì il ciclo romanzesco degli Uzeda di Francalanza, che avrebbe preso forma con L'illusione nel 1891, con I Viceré nel 1894 e, più tardi e incompiutamente, con L'imperio, pubblicato postumo nel 1929.[22][23] Nel caso dei Viceré, il romanzo fu pubblicato nell'anno dello scandalo della Banca romana e della repressione dei fasci siciliani, all'interno di un clima politico e sociale particolarmente teso, destinato a influire sulla ricezione dell'opera.[24]
Il 29 maggio 1897, nel salotto milanese di casa Borromeo, conobbe Ernesta Valle, con la quale intrecciò una relazione documentata da un vasto carteggio, conservato presso la Biblioteca regionale universitaria di Catania. Il salotto era frequentato da figure di primo piano come Eugenio Torelli Viollier, Luigi Albertini, Domenico Oliva, Ugo Ojetti, Boito, Giacosa ed Emilio e Giuseppe Treves.[25][26]
Il ritorno a Catania e gli ultimi anni
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Nel 1897 De Roberto tornò a Catania. La forte possessività della madre contribuì certamente alla scelta, ma vi pesarono anche il mancato successo immediato dei Viceré e una crisi personale e creativa che lo rese sempre più incline all'isolamento.[27] Da allora visse prevalentemente a Catania, salvo viaggi relativamente brevi nel continente, dedicandosi alla pubblicistica, alla critica e alla saggistica, con studi importanti su Giacomo Leopardi e soprattutto su Verga, che continuò a considerare il proprio maestro.[28]
Nel 1898 il fratello Diego sposò la cugina Luisa Moncada; alla loro primogenita, Nennella, lo scrittore si legò con particolare affetto.[29] Nell'estate del 1903 si recò a Zafferana Etnea per alleviare i propri disturbi neurovegetativi e vi soggiornò anche in seguito. Nel 1905, su consiglio di Arrigo Boito, andò in Svizzera per consultare Paul Dubois, specialista in malattie nervose, ottenendone benefici soprattutto sul piano morale.[30]
Nel 1908 si stabilì per circa un anno a Roma, dove svolse attività di resocontista parlamentare per un giornale siciliano e poté approfondire dall'interno il mondo giornalistico e politico che avrebbe alimentato la lunga gestazione de L'imperio.[31][32] In quel periodo intrecciò anche una relazione con Pia Vigada, documentata dall'epistolario pubblicato e dagli studi successivi.[33][34]
Allo scoppio della prima guerra mondiale assunse una posizione interventista. Nel luglio 1917 fu colpito da una grave flebite, che limitò fortemente la sua mobilità e ridusse i viaggi.[35] Nel 1918 fu nominato bibliotecario della Biblioteca civica di Catania. Nel 1919, in collaborazione con Verga, pubblicò un libretto d'opera; alla morte di Verga, avvenuta nel 1922, si dedicò al riordino delle sue opere e iniziò uno studio biografico e critico rimasto incompiuto.[36][37]
Dopo essersi dedicato fino all'ultimo alla cura della madre, morta nel 1926, De Roberto morì a Catania il 26 luglio 1927, nella casa di via Etnea, non lontano dal giardino Bellini. La sua scomparsa ebbe un'eco limitata anche perché quasi subito oscurata da quella di Matilde Serao, avvenuta il giorno successivo. Fu sepolto nel Cimitero monumentale di Catania.[38]
Gli scritti
[modifica | modifica wikitesto]Le prime opere narrative
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Dopo il volumetto poetico Encelado, pubblicato a Catania nel 1887, De Roberto esordì nella narrativa con le raccolte di novelle La sorte (1887) e Processi verbali (1890), nelle quali si avverte l'influenza del verismo, e in particolare della lezione di Giovanni Verga, ma già filtrata attraverso una sensibilità personale più attenta alla psicologia, alla crisi morale e alla disgregazione delle classi dirigenti tradizionali.[39][40]
In queste opere, accanto alla tematica paesana e rusticana, emerge già un forte interesse per il mondo della nobiltà in disfacimento e per quello della nuova borghesia in ascesa, impegnata a imitare o a sostituire le vecchie élite sociali. La componente documentaria e la rappresentazione oggettiva dei fatti convivono così con un'attenzione sempre più marcata ai processi interiori e ai condizionamenti dell'ambiente.[41]
I romanzi di analisi psicologica e il ciclo degli Uzeda
[modifica | modifica wikitesto]A questa prima fase appartengono anche Documenti umani (1888) e L'albero della scienza (1890), opere nelle quali il metodo veristico si intreccia con l'analisi psicologica e con una crescente riflessione sui meccanismi della coscienza e dell'illusione.[42][43]
Nel 1889 pubblicò Ermanno Raeli, romanzo che segna un passaggio importante verso una narrativa di più scoperta introspezione. A esso seguì L'illusione (1891), che inaugura il ciclo dedicato agli Uzeda di Francalanza. In questo romanzo, come poi nei successivi, la riflessione sulla crisi dell'individuo e sull'inautenticità della vita sociale si lega a una visione sempre più ampia della decadenza aristocratica e della falsificazione dei rapporti umani.[44][45]
Nel 1894 apparve I Viceré, generalmente considerato il capolavoro di De Roberto e uno dei maggiori romanzi dell'Ottocento italiano. Attraverso la storia della famiglia Uzeda di Francalanza, il romanzo offre una vasta rappresentazione della Sicilia postunitaria e della continuità del potere aristocratico nelle nuove forme dello Stato nazionale. Il ciclo si completò poi idealmente con L'imperio, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1929, incentrato sulla carriera parlamentare di Consalvo Uzeda.[46][47]
La linea più propriamente psicologica della narrativa derobertiana si sviluppa in questi romanzi attorno al contrasto tra illusione e realtà, ai temi della nevrosi, della frustrazione e dell'inibizione, e alla progressiva dissoluzione delle certezze morali e sociali dei personaggi.[48]
Saggistica, opere varie e scritti degli anni maturi
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 1892 e il 1900 la produzione di De Roberto si fece particolarmente varia, riflettendo un itinerario intellettuale complesso e non lineare, segnato dalla crisi del positivismo e dall'interesse per la psicologia, la morale e i rapporti tra individuo e società. In questo arco di tempo pubblicò il saggio La morte dell'amore (1892), L'amore. Fisiologia, psicologia, morale (1895), il romanzo Spasimo, apparso dapprima a puntate sul Corriere della Sera tra il 1896 e il 1897, la monografia su Giacomo Leopardi del 1898, le Lettere d'amore immaginarie, Gli amori nel 1898, Una pagina della storia dell'amore nello stesso anno, Il colore del tempo nel 1900 e Come si ama, ancora nel 1900.[49][50]
Quando, per motivi di salute, dovette trascorrere lunghi periodi a Zafferana Etnea, si dedicò anche alla compilazione di guide di carattere storico-artistico e turistico, tra cui Catania (1907) e Randazzo e la valle dell'Alcantara (1909), testi che mostrano un interesse sempre vivo per il paesaggio, la memoria locale e la divulgazione colta.[51]
Dopo l'esperienza romana del 1908, iniziò la lunga e tormentata elaborazione di L'imperio, rimasto incompiuto. Durante e dopo la prima guerra mondiale scrisse inoltre racconti e testi ispirati al conflitto, tra cui La paura, Rifugio, La retata e L'ultimo voto, nei quali la sensibilità analitica dello scrittore si misura con il trauma della guerra moderna.[52][53]
Le lettere d'amore a Ernesta Valle
[modifica | modifica wikitesto]Una parte importante della vicenda privata e intellettuale di De Roberto è documentata dal carteggio con Ernesta Valle, signora dell'alta società milanese, moglie dell'avvocato siciliano Guido Ribera. La relazione, iniziata nel 1897, fu a lungo tenuta segreta e si conservò in un epistolario rimasto inedito per decenni.[54]
La corrispondenza, che si estende dal 1897 al 1916, permette di seguire da vicino gli anni più tormentati dell'autore, rivelando insieme i progetti letterari, i successi e le delusioni, le incertezze psicologiche e la complessità del rapporto con l'ambiente milanese. Per non destare sospetti, De Roberto ricorse a vari espedienti: talvolta inviava le lettere nascoste dentro un giornale, talvolta utilizzava il fermoposta; Ernesta veniva inoltre chiamata con nomi affettuosi come "Renata" o "Nuccia".[55][56]
Più che un semplice documento biografico, questo epistolario costituisce oggi una fonte preziosa anche per comprendere la genesi delle opere, la psicologia dello scrittore e il rapporto tra vita privata e scrittura nel De Roberto maturo.[57]
Poetica
[modifica | modifica wikitesto]Tra naturalismo, verismo e psicologismo
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Federico De Roberto aderì in modo convinto ai principi del naturalismo e del Verismo, dei quali condivise soprattutto l'esigenza di una rappresentazione oggettiva dei fatti, l'attenzione ai condizionamenti sociali e la riduzione dell'intervento diretto dell'autore nella narrazione.[58][59]
Tale adesione, tuttavia, non fu mai puramente meccanica. Fin dagli anni giovanili, e in particolare attraverso il confronto con Luigi Capuana, Giovanni Verga e con la narrativa francese contemporanea, De Roberto sviluppò una concezione della letteratura nella quale l'istanza documentaria e impersonale si intrecciava con un forte interesse per la psicologia, per la patologia morale e per l'analisi dei processi interiori.[60][61]
In questo senso la sua posizione si differenzia sia dal verismo più rigidamente mimetico sia dal puro modello zoliano. Accanto alla lezione naturalista, infatti, agì su di lui l'influenza di Paul Bourget, che orientò De Roberto verso una narrativa attenta all'introspezione, alla contraddizione morale e alla scomposizione dei moventi psicologici.[62]
L'impersonalità e la rappresentazione oggettiva
[modifica | modifica wikitesto]Uno dei cardini della poetica derobertiana è il principio dell'impersonalità. De Roberto lo intese come esigenza di ridurre al minimo la presenza esplicita del narratore e di presentare fatti, personaggi e conflitti senza commenti moralistici o interventi giudicanti. In questo quadro, la rappresentazione oggettiva non coincide però con una neutralità assoluta, ma con una costruzione narrativa capace di far emergere dall'interno i meccanismi sociali, politici e psicologici della realtà.[63][64]
Nella prefazione ai Processi verbali lo scrittore formulò con particolare chiarezza il proprio ideale tecnico, sostenendo che l'impersonalità assoluta si raggiunge soprattutto attraverso il dialogo e attraverso una costruzione della scena simile a quella teatrale.[65] Questa dichiarazione di poetica è considerata un testo fondamentale per comprendere la sua narrativa, perché mostra come la ricerca di oggettività si traduca in una precisa scelta di forme e dispositivi stilistici.[66]
Tecniche narrative
[modifica | modifica wikitesto]Le tecniche narrative di De Roberto sono funzionali alla costruzione di una prosa impersonale, ma si distinguono sensibilmente da quelle di Verga. Nelle sue opere, infatti, non si realizza una piena regressione della voce narrante all'interno della realtà rappresentata; al contrario, permane una regia narrativa più visibile, che organizza il materiale con rigore analitico e spesso con sottile ironia.[67][68]
Fra gli strumenti privilegiati della sua narrativa vi sono il discorso indiretto libero, il largo impiego del dialogo e l'uso di didascalie descrittive che hanno spesso una funzione quasi scenica. La narrazione tende così ad assumere un andamento teatrale, fondato sulla disposizione dei personaggi nello spazio, sull'alternanza serrata delle battute e sulla resa visibile dei conflitti attraverso gesti, posture e parole.[69][70]
Questa impostazione è particolarmente evidente sia nei romanzi sia nelle novelle, dove l'analisi psicologica si accompagna a una forte tensione drammatica. L'effetto complessivo non è quello di una semplice registrazione dei fatti, ma di una costruzione narrativa nella quale l'oggettività apparente diventa uno strumento per svelare contraddizioni, illusioni e rapporti di forza.[71]
Specificità della poetica derobertiana
[modifica | modifica wikitesto]Se Verga tende a occultare radicalmente il narratore entro l'orizzonte linguistico e mentale dei personaggi, De Roberto conserva invece una maggiore distanza di controllo e una più marcata vocazione analitica. La sua scrittura resta ancorata al verismo per metodo, ma se ne allontana per la centralità attribuita alla scomposizione della coscienza, alla complessità psicologica e alla dimensione ideologica del racconto.[72][73]
Nella sua opera l'impersonalità non elimina quindi il punto di vista dell'autore, ma lo trasforma in una forma più indiretta e strutturale. Da qui deriva quel particolare equilibrio, spesso instabile e produttivo, tra osservazione dei fatti, ironia, introspezione e giudizio implicito, che costituisce uno dei tratti più riconoscibili della sua poetica.[74][75]
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Monografie
[modifica | modifica wikitesto]- Leopardi, Milano, Fratelli Treves, 1898. (saggi, Monografia critica).
- Casa Verga e altri saggi verghiani, Firenze, Le Monnier, 1964. (pubblicata postuma).
Il ciclo narrativo della famiglia Uzeda
[modifica | modifica wikitesto]- L'illusione, Milano, Libreria ed. Galli, 1891.
- I Viceré, Milano, Libreria editrice Galli , 1894.
- L'Imperio, Milano, Mondadori, 1929. Pubblicato postumo.
Raccolte di novelle
[modifica | modifica wikitesto]- La sorte, Catania, Giannotta, 1887. II edizione: Milano, Libreria editrice Galli , 1892; III edizione: Milano, Treves, 1910; Milano, Treves, 1919.
- Documenti umani, Milano, Fratelli Treves, 1888; II edizione: Milano, Fratelli Treves, 1890; IV edizione: Milano, Libreria ed. Galli, 1896; VII edizione: Milano, Galli, Baldini, Castoldi, 1898.
- L'albero della scienza, Milano, Libreria editrice Galli , 1890.
- Processi verbali, Milano, Libreria editrice Galli , 1890.
- Ironie. Novelle, Milano, Fratelli Treves, 1920.
Epistolario
[modifica | modifica wikitesto]- Lettere a donna Marianna degli Asmundo, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Catania, Tringale, 1978.
- Federico De Roberto a Luigi Albertini. Lettere del critico al direttore del "Corriere della Sera", a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Roma, Bulzoni, 1979.
- Lettere a Pia[76], edizione critica a cura di Teresa Volpe, prefazione di Margherita Ganeri, Roma, Aracne Editrice, 2013.
Versi
[modifica | modifica wikitesto]- Encelado, Maggio 1886. [versi], Catania, Galatola, 1887.
Opere teatrali
[modifica | modifica wikitesto]- Il Rosario 1912
- La tormenta - dramma tratto dal romanzo Spasimo del 1897, pubblicato nel 1918, mai messo in scena.
- La strada maestra, - tratto da La messa di nozze del 1911, solamente pubblicato, nel 1913.
Altri scritti
[modifica | modifica wikitesto]- Il passaggio del Nord-Est. Spedizione artica svedese; L'oceano artico ed i commerci della Siberia, Firenze, Gazzetta d'Italia, 1879.
- Polemica Giosuè Carducci e Mario Rapisardi, Catania, edito da Niccolò Giannotta, 1881. (Esordio letterario).
- Arabeschi, Catania, Niccolò Giannotta, 1883. (saggi e pagine critiche)
- Ermanno Raeli. Racconto, Milano, Libreria editrice Galli , 1889; Milano: Baldini, Castoldi & C., 1902; Nuova edizione riveduta, con l'aggiunta di un avvertimento e di un'appendice, Milano; Roma: A. Mondadori, 1923.
- La morte dell'amore, Napoli, Pierro, 1892.
- L'amore. Fisiologia, psicologia, morale, Milano, Libreria editrice Galli , 1895. (saggio) Claudia Carmina, Il trattato l’amore e la «legge dell’egoismo universale»: il positivismo inquieto di Federico De Roberto (PDF), in Sinestesieonline. URL consultato il 10 maggio 2025 (archiviato il 3 maggio 2025).* Spasimo, Milano, Libreria editrice Galli , 1897. (giallo pubblicato a puntate sul Corriere della Sera).
- Gli amori, Milano, Libreria editrice Galli , 1898.
- Una pagina della storia dell'amore, Milano, Fratelli Treves, 1898.
- Il colore del tempo, Milano-Palermo, Sandron, 1900.
- Come si ama, Torino, Roux e Viarengo, 1900.
- L'arte, Torino, Bocca, 1901.
- Catania, Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, 1907, ristampa anastatica Pellicanolibri, Catania, 1985
- Esposizione di Catania, 1907. Albo illustrato redatto sotto la direzione di F. De Roberto, Catania, Galatola, 1908.
- Randazzo e la Valle dell'Alcantara, Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, 1909.
- La messa di nozze; Un sogno; La bella morte, Milano, Fratelli Treves, 1911.
- Le donne, i cavalier', Milano, Fratelli Treves, 1913.
- Al rombo del cannone, Milano, Fratelli Treves, 1919.
- La «Cocotte», racconti, Milano, Vitagliano, 1920.
- All'ombra dell'olivo, Milano, Fratelli Treves, 1920.
- La paura, del 1921, in cui fornì una rappresentazione tragicamente realistica della vita in trincea.
- Ciuri di strata, Prefazione a Francesco Guglielmino, Catania, Battiato, 1922.
- L'amante dell'amore. Novelle, prefazione a Ottavio Profeta, Milano, Corbaccio, 1928.
- Come Malta divenne inglese, Roma, La nuova antologia, 1940.
- Cronache per il Fanfulla, Milano, Quaderni dell'Osservatore, 1973.
- Il trofeo di F. De Roberto. Inediti e rari, in "Le ragioni critiche", gennaio-marzo 1974.
- Giustizia. Dramma in un atto, Catania, Società di storia patria per la Sicilia orientale, 1975.
- La "Cocotte" e altre novelle di guerra, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Roma, Curcio, 1979.
- Adriana. Un racconto inedito e altri studi di donna, Catania, Maimone, 1998.
- Il tempo dello scontento universale. Articoli dispersi di critica culturale e letteraria, Torino, Aragno, 2012.
- La paura e altri racconti della Grande Guerra, Roma, Edizioni E/O, 2014
- Novelle della Grande Guerra, Bari, Edizioni Progedit, 2015
- La disdetta, prefazione di Dario Pontuale, CartaCanta, Forlì, 2017.
- Romanzi novelle e saggi; a cura di Carlo A. Madrignani, Collezione I Meridiani, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 1984, ISBN 88-04-21988-2, LXXXII, 1797 p.
Contiene: Romanzi: L'illusione; I Viceré; L'Imperio. Racconti: da La sorte: La disdetta; Nel cortile; La malanova. Da Documenti umani: Documenti umani; Donato Del Piano. Da Processi verbali: Il rosario; I vecchi. Da L'albero della scienza: La scoperta del peccato; Il gran rifiuto; Il paradiso perduto; La paura. Saggi e prefazioni: Leopardi e Flaubert; Carlo Baudelaire; Gustavo Flaubert. L'opera; Gustavo Flaubert. L'uomo; Prefazioni a Documenti umani; Processi verbali; L'albero della scienza; Come si ama; Leopardi. La misantropia; Capitolo XV da Una pagina della Storia dell'amore. Il matrimonio di Bismarck; Il volo di Icaro; Domenico Castorina e Giovanni Verga. Lettere: A Ferdinando Di Giorgi; Alla Madre; A Luigi Albertini.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Atto di nascita n. 63 del 17/01/1861
- ↑ Pagina seguente dell'atto di nascita.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Salvatore Mugno, Federico De Roberto. L'influenza di mamma trapanese, in La Sicilia, Catania, 18 ottobre 2008.
- ↑ Antonio Di Grado e Rosario Castelli, Federico De Roberto uno e due: il "dormiente di Piacenza" e altri ragguagli biografici, in Annali della Fondazione Verga, vol. 12, 1997.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ L'imperio di Federico De Roberto, su Senato della Repubblica - MinervaWeb. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Gabriele Pedullà, Uzeda! La politica spiegata da Federico De Roberto, Milano, Garzanti, 2019.
- ↑ Gabriele Pedullà, Uzeda! La politica spiegata da Federico De Roberto, Milano, Garzanti, 2019.
- ↑ Cuori lontani duemila chilometri uniti dalle lettere e dalla passione: il carteggio fra Federico De Roberto e Ernesta Valle, su Critica Letteraria. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Le relazioni nascoste di Federico De Roberto, su Istituto Euroarabo. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ Il Transatlantico. I luoghi, gli uomini, le storie (PDF), su Giappichelli, p. XIX. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ L'imperio di Federico De Roberto, su Senato della Repubblica - MinervaWeb. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Lettere a Pia, su Aracne editrice. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Le amanti di De Roberto. Ecco le lettere segrete, su la Repubblica. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Testi e documenti, su Fondazione Verga. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ Romano Luperini, Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, La scrittura e l'interpretazione, Palumbo, 1996, ISBN 88-8020-114-X.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Gabriele Pedullà, Uzeda! La politica spiegata da Federico De Roberto, Milano, Garzanti, 2019.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ L'imperio di Federico De Roberto, su Senato della Repubblica - MinervaWeb. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Romano Luperini, Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, La scrittura e l'interpretazione, Palumbo, 1996, ISBN 88-8020-114-X.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Riccardo Castelli, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010.
- ↑ De Robèrto, Federico, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Federico De Roberto, La paura e altri racconti della Grande Guerra, su Sky TG24. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Federico De Roberto e Ernesta Valle, Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d'amore e di letteratura, a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, Milano, Bompiani, 2014, ISBN 978-88-587-6854-9.
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- ↑ Cuori lontani duemila chilometri uniti dalle lettere e dalla passione: il carteggio fra Federico De Roberto e Ernesta Valle, su Critica Letteraria. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Le relazioni nascoste di Federico De Roberto, su Istituto Euroarabo. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ DE ROBERTO, Federico, su Treccani - Dizionario biografico degli Italiani. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Il verismo, su Treccani. URL consultato il 9 aprile 2026.
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- ↑ L'imperio di Federico De Roberto, su Senato della Repubblica - MinervaWeb. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Federico De Roberto, Processi verbali (PDF), su stefanodurso.altervista.org. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Romano Luperini, Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, La scrittura e l'interpretazione, Palumbo, 1996, ISBN 88-8020-114-X.
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- ↑ Pia Vigada, amante di Federico De Roberto, dal 1909 al 1914.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Graziella Pulce, DE ROBERTO, Federico, in Dizionario biografico degli italiani, XXXIX volume, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991. URL consultato il 5 maggio 2013.
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- Carlo Alberto Madrignani, Illusione e realtà nell'opera di Federico De Roberto, Bari, De Donato editore, 1972.
- Federico De Roberto, Lettere a Donna Marianna degli Asmundo, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Catania, Tringale, 1978.
- Federico De Roberto a Luigi Albertini. Lettere del critico al direttore del «Corriere della Sera», a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Roma, Bolzoni, 1979.
- Ettore Catalano, Il rito nel «Rosario» di Federico De Roberto, «I Quaderni del Cut Bari», Bari, n. 24, giugno 1982 (anche on line (PDF) (archiviato dall'url originale il 6 novembre 2014))
- Capuana e De Roberto, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1984 (2ª ed. 1987).
- Paolo M. Sipala, Introduzione a De Roberto , Roma-Bari, Laterza, 1988.
- Vittorio Spinazzola, Il romanzo antistorico, Roma, Editori Riuniti, 1990. Edizione elettronica disponibile su Liber Liber.
- Antonio Carrannante, Federico De Roberto negli ultimi sviluppi della critica, in «Otto/Novecento», settembre-ottobre 1991, pp. 153–164.
- Antonio Carrannante, Alcune proposte per rileggere De Roberto, in «Misure critiche», N.80-81, luglio-dicembre 1991, pp. 71–95.
- M. Cantelmo, Silenzio d'autore: mito e modi dell'impersonalità narrativa nei Vicerè di Federico De Roberto, «Strumenti critici», Torino, a. XI, fasc.3, n. 82, sett. 1996 (poi in Gli inganni del romanzo, 1998) (anche on line (PDF) (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016))
- Margherita Ganeri, Il romanzo storico in Italia, Lecce, Piero Manni, 1999.
- Nunzio Zago, Racconto della letteratura siciliana, collana Ossidiana, G. Maimone, 2000, ISBN 978-88-7751-155-3.
- Antonio Di Grado, Rosaria Sardo e Placido A. Sangiorgio, San Placido (novella tratta da La Sorte) con contributi critici e saggio storico, Nero su Bianco Edizioni, 2018. ISBN 978-88-85724-02-0
- Antonio Di Grado, La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo, Catania, Biblioteca della Fondazione Verga, 1998; Acireale-Roma, Bonanno, 2007. ISBN 88-7796-376-X
- Giorgia Capozzi, La genesi di Spasimo di Federico De Roberto, Catania, C.R.E.S., 2009.
- Rosario Castelli, Il punto su De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Acireale-Roma, Bonanno, 2010. ISBN 978-88-7796-546-2
- Daniela De Liso, Percorsi derobertiani, Politica Donne Spazio, Napoli, Loffredo, 2012.
- Arnaldo Di Benedetto, Edith Wharton e Bernard Berenson lettori «entusiasti» dei «Viceré», in «Giornale storico della letteratura italiana», CLXXXIX (2012), pp. 129-33.
- Federico De Roberto e Ernesta Valle, Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d'amore e di letteratura, a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, Milano, Bompiani, 2014. ISBN 978-88-587-6854-9
- Giorgio Pannunzio, “Sulle novelle belliche di Federico De Roberto”, in Studi Medioevali e Moderni, 2 (2000), pp. 119 – 150.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- De Robèrto, Federico, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Arnaldo Bocelli, DE ROBERTO, Federico, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- (EN) Federico De Roberto, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Federico De Roberto, in Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, Associazione Italiana Biblioteche.
- Opere di Federico De Roberto, su Liber Liber.
- Opere di Federico De Roberto / Federico De Roberto (altra versione) / Federico De Roberto (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Federico De Roberto, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Federico De Roberto, su Goodreads.
- Bibliografia italiana di Federico De Roberto, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com.
- Federico De Roberto, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
- (EN) Federico De Roberto, su IMDb, IMDb.com.
- Bibliografia di Federico De Roberto, su francescopaolofrontini.blogspot.com.
- Approfondimento biografia, su italialibri.net.
- Documenti umani Versione digitale, su braidense.it.
- Ermanno Raeli Versione digitale, su braidense.it.
- I Viceré - Il sito ufficiale del film di Roberto Faenza, su ivicere.it. URL consultato l'11 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2018).
- “I Viceré” Audiolibro - Lettura integrale (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2008) MP3 Creative Commons - a cura di Liber Liber, progetto Libro parlato (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2008).
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