Castello normanno-svevo (Sannicandro di Bari)

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Castello normanno-svevo
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Città Sannicandro di Bari
Informazioni generali
Visitabile Si

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Il Castello Normanno-Svevo di Sannicandro di Bari sorge nella zona medievale dei paese, tra le caratteristiche case a scalinata esterna, ed è circondato dall'antico fossato svevo, colmato e trasformato in strada solo nel 1836. È composto di due parti distinte messe l'una nell'altra, costruite in epoche distanti tra loro, quella Normanna e quella Sveva. La sua edificazione risale alla prima dominazione normanna dei Duchi Altavilla: Umfredo- Guglielmo di Sannicandro- Roberto il Guiscardo- Ruggero I. Il nucleo originario era stato realizzato su un'antica struttura muraria a pianta irregolare con quattro torri d'angolo circolari. Su questa originaria architettura sono oggi condotte delle ricerche per assegnarne la fondazione: longobarda? bizantina? saracena?

Periodo Normanno[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario del Castello risale alla prima occupazione della Puglia da parte dei Normanni Altavilla. Sui ruderi di una preesistente struttura fortificata, i Normanni realizzarono un presidio militare, con quattro torri d'angolo e una cortina di collegamento. In seguito, nel periodo del Regno di Ruggero II il Castello venne ampliato con la costruzione del Palazzo, le quattro torri centrali rompitratta, il fossato e il portale a Levante. Il Signore del Castello nel periodo regnicolo è Guido Da Venosa, che ne prende possesso nel 1133 in occasione della creazione della Contea sperimentale di Conversano. Nel 1155 ritroviamo lo stresso Guido Da Venosa come Signore di Casamassima e a Sannicandro di Bari interviene un nuovo castellano, un certo Guglielmo De Tot. Il Castello era censito per 10 cavalieri alla pesante e 20 in caso di guerra secondo il Catalogo dei Baroni, dunque un maniero demaniale e di rilevante importanza.

Periodo Svevo[modifica | modifica wikitesto]

Carenti sono le notizie sugli avvenimenti svoltisi negli anni di dominio svevo. Nel periodo Svevo il Castello venne ulteriormente modificato ed ingrandito, in quanto doveva rispondere a nuove funzioni: il passaggio dei convogli per il trasferimento di uomini e vettovaglie dirette in Terra Santa. La documentazione non dà possibilità di preciso riferimento La politica d'accentramento del potere intrapresa dall'imperatore Federico II di Svevia e la sua insofferenza nei confronti dei feudatari fanno supporre che in quel periodo il casale di Sannicandro non fosse concesso a nessun signore feudale.
Nel 1242 il Fortilizio di origine bizantina fu completato dall'imperatore svevo, il quale vi aggiunse la parte esterna, allo scopo di trasformarlo in Castello residenziale fortificato. Una cortina esterna, larga 1,58 metri, circondò, infatti, il perimetro del maniero, che fu protetto da un nuovo fossato. La torre normanna centrale a nord fu abbattuta per consentire l'edificazione del grande palazzo baronale, con tre meravigliose bifore, affiancato e difeso da due imponenti torri. Nello spessore del muro, a ridosso di una delle torri, furono nascosti i locali della falconeria, inaccessibili e privi di luce, secondo quanto l'imperatore aveva prescritto nel trattato "De arte venandi cum avibus"; fu, infine, costruita una galleria di salvataggio sotterranea che sboccava in aperta campagna verso Grumo-Bitetto.
Negli anni della dominazione sveva, il Castello era costituito da nove torri.

Periodo Angioino[modifica | modifica wikitesto]

L'avvento della dominazione angioina fu decisivo per la storia del paese. Si racconta che il principe Carlo d'Angiò, imprigionato in Sicilia, avesse domandato la protezione di san Nicola di Bari, il quale, apparendogli, gli avrebbe assicurato la liberazione. Ottenuta la libertà e tornato a Napoli col titolo regale, Carlo II d'Angiò volle rimunerare il Santuario del santo, alla cui intercessione attribuiva la salvezza, di ampie rendite e ricchissime donazioni. Nel 1304, per concessione dei re angioino, il feudo di Sannicandro passò, dunque, alla Basilica di S.Nicola di Bari e incominciò per esso un periodo di relativa stabilità.
In quegli anni, il Castello non fu mai abitato dal Priore-Barone perché questi risiedeva presso la Corte Reale di Napoli. Fu perciò adibito a sede dell'Amministrazione dell'azienda agricola della Baronia ed in alcuni locali a pianterreno furono impiantati un mulino ed un frantoio per la produzione di olio.
L'autorità dei Baroni-Priori del Capitolo di San Nicola di Bari durò cinque secoli, fino al 1806, anno in cui fu pubblicata la legge del Re Giuseppe Bonaparte che abolì il feudalesimo.
Il feudo fu, dunque, assoggettato al regime di una comune proprietà privata ed il Real Capitolo di San Nicola entrò nel ruolo di un semplice usufruttario di beni immobili.

Tempi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello, che durante gli anni dell'amministrazione nicolaiana aveva mantenuto la sua linea originaria, tra il 1806 ed il 1875 fu barbaramente rovinato. Per colmare il vuoto prodotto dalla perdita dei diritti feudali, infatti, sorse il problema del reperimento di nuove fonti di entrata per il mantenimento della Basilica e del Capitolo di San Nicola: la cinta esterna fu, dunque, aperta in più varchi per ricavarne porte e finestre da adibire a botteghe, abitazioni, stalle, negozi che assicurassero una rendita al Capitolo nicolaiano; il fossato fu colmato, la galleria sotterranea ostruita, le finestre bifore furono deturpate e trasformate in balconi. Nel 1951 il titolo nobiliare passò dal Priore di San Nicola all'Arcivescovo di Bari e, con atto pubblico del dodici dicembre 1967, il Comune di Sannicandro di Bari, sindaco il prof. Nicola Casamassima, acquistò il Castello per l'irrisoria somma di lire 10.500.000.
Dopo una serie di restauri, il Castello è fruibile, nel suo splendore, per tutti coloro che lo vorranno visitare. Nel 2015, sindaco il Dott.Novielli, il Comune partecipa ad un bando a cura di una Fondazione, per ottenere finanziamenti ad immobili storici inutilizzati o abbandonati. Il bando prevede il finanziamento ad un soggetto partner capofila no profit, e due soggetti ( profit e/o no profit) ed un vincolo del bene, o parte di esso decennale! L'accordo è stato votato in giunta solo dal sindaco e da due assessori, contrari gli altri due assessori che componevano la giunta comunale, ciò nonostante la giunta decideva per l'immediata esecutività e dava mandato al Sindaco di agire tempestivamente e senza indugio. Il Consiglio Comunale ha stabilito la propria competenza, e non quella della giunta comunale, e comunque la propria contrarietà all'adesione al bando.Proteste di cittadini e di diverse associazioni del territorio. Nel frattempo, il 28 luglio 2015 il Consiglio Comunale è stato sciolto a seguito delle dimissioni divenute irrevocabili del Sindaco Novielli. La situazione è in evoluzione