Shibboleth

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Il termine shibboleth indica una parola o espressione che, per le sue difficoltà di suono, è molto difficile da pronunciare per chi parla un'altra lingua o un altro dialetto. Per questa ragione, la parola viene scelta come contrassegno per distinguersi dai parlanti di altre comunità.[1] Chi non è capace di pronunciarla correttamente viene quindi riconosciuto come straniero. Esempio: la parola olandese Scheveningen ([ˈsxeːvəˌnɪŋə(n)], pronuncia[?·info]) molto difficile da dire correttamente perfino per i vicini tedeschi.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La catena di suoni è particolarmente difficile da articolare, ma solo per gli stranieri: infatti, uno shibboleth si distingue da uno scioglilingua, la cui pronuncia è difficile per chiunque.

Non è raro che la difficoltà sia dovuta ad un gruppo consonantico particolarmente complesso.

Può essere inoltre che il parlante di una determinata comunità linguistica sia totalmente all'oscuro del fatto di non saper pronunciare come si deve uno shibboleth straniero, ma ciò non deve stupire: un particolare aspetto sociolinguistico del fenomeno sta nel fatto che un parlante non sempre ha la piena coscienza dell'effetto creato dalle sue parole sugli interlocutori.

Etimo ed esempi[modifica | modifica sorgente]

La parola originale ebraica שבולת [ʃibo'lɛθ] significa in linea di massima 'fiume' o 'torrente'[2] o, a seconda delle fonti, 'spiga'.[3] La parola acquistò la funzione di segno di riconoscimento in base alla narrazione biblica secondo il Libro dei Giudici, 12,5-6: dopo un combattimento, i Galaaditi volevano impedire la fuga ai loro nemici sopravvissuti, gli Efraimiti. Questi ultimi, al momento di fuggire passando il Giordano, dovevano quindi essere fermati e individuati come tali, anche se non sempre era evidente come riconoscerli. Si decise dunque di usare uno stratagemma: chi veniva fermato e negava di essere un efraimita, doveva dimostrare di saper pronunciare correttamente la parola shibboleth. Siccome nella loro parlata gli efraimiti non erano in grado di pronunciare il suono [ʃ] (come l'iniziale dell it. sciarpa), il test veniva ritenuto efficace: chi sbagliava la pronuncia, dicendo qualcosa come sibbolet, veniva infatti individuato ed ucciso.

Esiste, tuttavia, un esempio paragonabile a quello biblico del fiume Giordano riguardante il siciliano. Si racconta infatti, ma è un'invenzione posteriore[senza fonte], che durante la ribellione dei Vespri siciliani gli abitanti dell'isola abbiano ucciso gli invasori francesi che, interpellati, non sapevano pronunciare correttamente la parola siciliana ciciri ('ceci'). Per i francesi, infatti, l'uso del fonema /tʃ/ è raro; lo stesso vale per /r/, suono che in Francia trova la sua realizzazione in /ʀ/, la cosiddetta erre moscia. Inoltre, in francese tutte le parole sono accentate sull'ultima sillaba[4].

Si potrebbe pensare che per la sua semplicità fonologica l'italiano non sia una lingua che si presta particolarmente al fenomeno degli shibboleth. Invece l'esempio precedente mostra come suoni da noi giudicati naturali, come ci e gi possano essere molto difficili per persone che parlano lingue in cui quei suoni siano rari (come i francesi, ma non per es gli inglesi). Inoltre l'italiano ha anche casi in cui un suono sia molto difficile per qualsiasi altra lingua; è il caso per esempio del fonema /tj/ presente all'inizio di "chiave" o "chiuso", che è strettamente tipico dell'italiano (viene tipicamente reso come /k/ dai parlanti altre lingue).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gian Luigi Beccaria, Dizionario di linguistica
  2. ^ m-w
  3. ^ Meyers
  4. ^ linguafrancese

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