Castello svevo (Brindisi)

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Castello svevo di Brindisi
Castelli del Salento
Paolo Monti - Serie fotografica (Brindisi, 1970) - BEIC 6363858.jpg
Il Castello Svevo in una foto di Paolo Monti del 1970
Ubicazione
Stato Italia Italia
Stato attuale Restaurato e visitabile
Città Brindisi
Coordinate 40°38′25.08″N 17°56′13.92″E / 40.6403°N 17.9372°E40.6403; 17.9372Coordinate: 40°38′25.08″N 17°56′13.92″E / 40.6403°N 17.9372°E40.6403; 17.9372
Informazioni generali
Inizio costruzione XIII secolo
Materiale Muratura - materiale di reimpiego romano
Primo proprietario Federico II di Svevia
Informazioni militari
Funzione strategica Struttura difensiva
[senza fonte]
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Il castello svevo di Brindisi,[1] detto anche castello di terra (per distinguerlo dal Castello di mare) o castello svevo-aragonese (per l'origine sveva e le ulteriori modifiche nel periodo aragonese), si trova a ridosso del centro storico di Brindisi, una sua parte si affaccia nella parte interna del porto cittadino, a difesa anche di quest'importante area della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello in una foto di Paolo Monti del 1970

L'origine della costruzione è da riferire all'età sveva, secondo la testimonianza di Riccardo di San Germano che la colloca intorno al 1227, e cioè proprio negli anni in cui è attestata la presenza di Federico II di Svevia a Brindisi, tra il suo matrimonio con Jolanda di Brienne (1225) e la partenza della crociata (1228). Gli storici locali riferirono, senza alcun riscontro archeologico, che per la sua costruzione furono utilizzati materiali di reimpiego romani (in particolare dall'anfiteatro).

Dai registri angioini veniamo informati che Carlo I d'Angiò provvide al restauro del castello (sopraelevazione delle torri) e all'edificazione di un palazzo reale al suo interno (1272-1283), dando l'incarico di supervisore all'architetto Pierre d'Angicourt.

Si deve a Ferdinando I di Napoli il primo ampliamento del maniero brindisino (metà del XV secolo): la modifica, dettata dalle nuove esigenze belliche dovute all'adozione delle armi da fuoco, consistette nella costruzione di un'ulteriore cinta muraria, più bassa e più spessa della precedente, munita di torrioni bassi e circolari dotati di scarpa. Il precedente fossato venne coperto da volte e furono creati così nuovi ambienti, adatti ad ospitare uomini in arme, ma anche la popolazione in caso d'emergenza.

Nel 1496 il castello insieme alla città venne consegnato sotto il "protettorato" della Repubblica di Venezia, il castello in questo periodo è perfettamente funzionale, infatti in una relazione al doge veneziano viene descritto come "bello e fortissimo, che domina la città e gli altri castelli". Nel 1526 vi furono ulteriori modifiche apportate da Giovanni Battista Pignatelli. Di lì a poco la città e in particolare il castello furono interessati da un duro assedio, da parte delle armate della Lega franco-veneto-papalina contro Carlo V d'Asburgo: le cronache raccontano che contro gli assedianti che avevano preso la città, furono sparati dal castello colpi di artiglieria senza alcuna considerazione per la popolazione civile.

In seguito l'impianto del castello venne ulteriormente fortificato con l'edificazione di due grandi "puntoni" poligonali verso il porto.

Nel corso del XVIII e XIX secolo è stato adibito a penitenziario, poi a Comando della Marina Militare, subendo alcuni interventi di adattamento, ma conservando intatta la struttura.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un torrione del Quattro-Cinquecento

Il castello si sviluppa attorno ad un cortile di forma quadrangolare trapezoidale circondato da un'alta muraglia munita di un magnifico mastio con funzione di entrata e altre sei torri, due di forma circolare tre a pianta quadrata e una pentagonale: questo nucleo originario appartiene al periodo svevo.

La cortina più esterna è chiaramente riferibile al XV-XVI secolo: sono qui presenti infatti i classici torrioni circolari tardo medievali e rinascimentali, muniti di artiglieria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduard Sthamer, Die Verwaltung der Kastelle im Koenigreich Sizilien unter Kaiser Friedrich II. und Karl I. von Anjou, Lipsia 1914.
  • Arthur Haseloff, Die Bauten der Hohenstaufen in Unteritalien, Lipsia 1920.
  • Raffaele De Vita, Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia, Bari 1974.
  • Hubert Houben, Il castello di Brindisi nell'età di Federico II e di Carlo I d'Angiò, in "Archivio Storico Pugliese" L (1997), pp.69-88.
  • Il castello, la Marina, la città, catalogo della mostra documentaria a cura di Elena Lenzi, Brindisi 1998.
  • Antonio Cadei, Federico II e Carlo I costruttori a Brindisi e Lucera , in Le eredità normanno-sveve nell'età angioina: persistenze e mutamenti nel Mezzogiorno, Atti delle XV giornate normanno-sveve (2002), Dedalo, Bari 2004, pp. 234-302.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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